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Cessione del quinto della pensione 2026: tassi massimi INPS e costi

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

La cessione del quinto della pensione è il prestito che si restituisce senza toccare il bancomat: ogni mese l’INPS trattiene la rata dal cedolino e la gira direttamente alla banca o alla finanziaria. Sembra una copia della cessione del quinto dello stipendio, e in parte lo è, ma per i pensionati valgono regole proprie che quasi nessuno spiega bene. C’è una soglia di pensione sotto la quale il quinto si restringe da solo, ci sono assegni che non si possono cedere affatto e, soprattutto, ci sono tetti al TAEG fissati dall’INPS in base all’età che avrai all’ultima rata, non a quella che hai il giorno in cui firmi.

📌 Articolo in breve
Si può cedere fino a un quinto della pensione netta per un massimo di 120 mesi (DPR 180/1950), ma quello che resta sul cedolino non può scendere sotto il trattamento minimo, che nel 2026 vale 611,85 euro al mese: chi prende meno di 764,81 euro netti ha quindi una rata massima più bassa del 20%. Assegno sociale, invalidità civile e APE sociale non si possono cedere. Con le banche convenzionate INPS il TAEG non può superare tetti che vanno, fino al 30 settembre 2026, dal 7,81% al 13,14% a seconda dell’importo e dell’età a fine piano; oltre i 79 anni vale la soglia d’usura piena (fino al 21,3375%). Se estingui prima, ti spetta la riduzione di tutti i costi, anche quelli pagati all’inizio.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato. I tassi INPS cambiano ogni trimestre: verifica sempre i valori in vigore sul sito dell’INPS o rivolgiti a un patronato.

Indice

  1. Come funziona e chi può chiederla
  2. Quanto ti possono trattenere: il quinto e il trattamento minimo
  3. Le pensioni che non si possono cedere
  4. I tassi massimi INPS luglio-settembre 2026
  5. Quanto si ottiene: quattro pensioni a confronto
  6. Perché conta l’età all’ultima rata
  7. La procedura: quota cedibile, contratto e notifica
  8. Estinzione anticipata e rinnovo
  9. Stipendio e pensione: le differenze
  10. Domande frequenti

Come funziona e chi può chiederla

La base di tutto è ancora il DPR 5 gennaio 1950, n. 180. L’articolo 1, dopo le modifiche arrivate negli anni Duemila, consente ai pensionati pubblici e privati di contrarre prestiti cedendo quote della pensione «fino al quinto», valutato al netto delle ritenute, con una durata che non può superare i dieci anni. In pratica: 120 rate mensili al massimo, tutte uguali, a tasso fisso.

Chi presta i soldi non può essere chiunque. Servono una banca o un intermediario finanziario autorizzati, e per lavorare in modo fluido con l’INPS devono aver aderito alla convenzione dell’Istituto. Quella attuale è stata approvata dal Consiglio di amministrazione il 29 aprile 2026, vale dal 1° maggio 2026 al 30 aprile 2029 ed è stata resa operativa con il messaggio INPS 8 luglio 2026, n. 2308. Un intermediario può anche non convenzionarsi, ma allora paga all’INPS un contributo più alto (111,12 euro l’anno per contratto più 9,26 euro per ogni trattenuta, contro i 2,03 euro dei convenzionati) e, soprattutto, non è vincolato ai tetti di tasso per età di cui parliamo più sotto: resta legato solo alla soglia d’usura.

La garanzia, per chi presta, è doppia. C’è la trattenuta alla fonte, che rende il mancato pagamento quasi impossibile finché la pensione viene pagata, e c’è l’assicurazione. L’articolo 54 del DPR 180 impone che le cessioni abbiano «la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego»; per chi è già in pensione il rischio di perdere il lavoro non esiste, quindi resta la copertura contro la premorienza, che in caso di decesso chiude il debito residuo senza che passi agli eredi. Il suo costo entra nel TAEG, ed è una voce che pesa sempre di più man mano che l’età sale, come ha ricordato anche la Banca d’Italia nella sua comunicazione agli operatori, che parla di «peculiare onerosità» per le persone più anziane.

Quanto ti possono trattenere: il quinto e il trattamento minimo

La regola che si legge ovunque è «un quinto della pensione netta». È vera solo per chi ha un assegno medio o alto. Il DPR 180 aggiunge che per le pensioni è «fatto salvo l’importo corrispondente al trattamento minimo», e il regolamento INPS traduce la frase in un calcolo preciso: la quota cedibile è un quinto della pensione al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, ma se togliendola dal netto si scende sotto il trattamento minimo, la quota va ridotta «fino a concorrenza» della differenza.

Il trattamento minimo 2026 è di 611,85 euro al mese (INPS, circolare 153/2025). I 619,80 euro che si leggono spesso sono la pensione minima con l’incremento transitorio dell’1,3% previsto per quest’anno, ne abbiamo parlato nell’articolo sulla pensione minima; per il calcolo del quinto il riferimento del regolamento è il trattamento minimo. Il punto di svolta si trova con una divisione: 611,85 per 5 quarti fa 764,81 euro. Sotto quel netto mensile il quinto pieno non è più disponibile.

Prendiamo una pensione netta di 700 euro. Un quinto sarebbe 140 euro, ma 700 meno 140 fa 560, sotto il minimo. La quota cedibile scende allora a 700 − 611,85 = 88,15 euro, poco più del 12% dell’assegno. Chi ha 900 euro netti invece non ha problemi: 180 euro di rata lasciano 720 euro, sopra la soglia. Se si hanno più pensioni gestite dall’INPS, il quinto e la salvaguardia del minimo si calcolano sul totale, non assegno per assegno.

Una curiosità che conviene conoscere: la protezione della cessione è diversa da quella del pignoramento. Se un creditore pignora la pensione, l’articolo 545 del codice di procedura civile lascia intatto il doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro: nel 2026 fanno 1.092,48 euro (2 × 546,24). Nella cessione, che è un contratto firmato volontariamente, la soglia protetta è molto più bassa. Per i dettagli su conto e giacenze c’è la nostra guida al pignoramento del conto corrente.

Le pensioni che non si possono cedere

Non tutto quello che arriva sul cedolino INPS è una pensione in senso stretto, e la differenza qui diventa concreta. Il regolamento INPS elenca i trattamenti che non possono essere oggetto di cessione: pensioni e assegni sociali, trattamenti di invalidità civile (quindi anche l’indennità di accompagnamento), l’assegno per l’assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità della legge 222/1984, gli assegni straordinari di sostegno al reddito, le pensioni a carico degli enti creditizi, gli assegni al nucleo familiare e l’APE sociale.

Il dettaglio che sfugge è il comma successivo: queste somme non contano nemmeno per calcolare il quinto. Chi prende 750 euro di pensione di vecchiaia più l’indennità di accompagnamento non calcola il quinto sulla somma dei due importi, ma solo sui 750 euro della pensione, per di più ridotto dalla salvaguardia del minimo (750 − 611,85 = 138,15, quindi la rata massima è 138,15 euro e non 150). Contano invece le maggiorazioni sociali e le altre somme aggiuntive soggette a verifica del reddito. Le pensioni liquidate in via provvisoria sono cedibili.

I tassi massimi INPS luglio-settembre 2026

Ogni trimestre il Ministero dell’Economia pubblica i tassi medi (TEGM) rilevati dalla Banca d’Italia, e da quelli si ricavano le soglie d’usura. Per i «prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione» il decreto MEF del 23 giugno 2026, in vigore dal 1° luglio al 30 settembre, indica un tasso medio del 13,87% fino a 15.000 euro e del 9,57% oltre, con soglie d’usura rispettivamente al 21,3375% e al 15,9625%. Il meccanismo delle soglie l’abbiamo spiegato nell’articolo sui tassi soglia antiusura.

Per le pensioni l’INPS aggiunge un secondo filtro, più stretto. Con il messaggio 30 giugno 2026, n. 2145 ha fissato i TAEG massimi applicabili dagli intermediari convenzionati, divisi per età e importo. La procedura telematica «Quote Quinto» fa un controllo bloccante: se il TAEG supera il tetto, il contratto non può essere notificato.

Età a fine piano TAEG max fino a 15.000 € TAEG max oltre 15.000 €
Fino a 59 anni 10,04% 7,81%
60-64 anni 10,84% 8,61%
65-69 anni 11,64% 9,41%
70-74 anni 12,34% 10,11%
75-79 anni 13,14% 10,91%
Oltre 79 anni 21,3375% 15,9625%

Fonte: INPS, messaggio n. 2145/2026, valido dal 1° luglio al 30 settembre 2026. Oltre i 79 anni i tetti coincidono con la soglia d’usura del decreto MEF.

Due cose saltano all’occhio. La prima: oltre i 15.000 euro i tetti sono più bassi, perché su importi grandi il peso dei costi fissi si diluisce. La seconda: tra la classe 75-79 e quella «oltre 79» il tetto fa un salto enorme, da 13,14% a 21,3375% sui prestiti piccoli. Lì la protezione convenzionale semplicemente finisce. I valori per ottobre-dicembre 2026 non erano ancora stati pubblicati mentre scriviamo: l’INPS li comunica di solito a cavallo del cambio di trimestre, e il tasso da rispettare resta quello del trimestre in cui firmi il contratto.

📝 Nota della redazione
Molte guide online scrivono che il tasso massimo dipende dall’«età del richiedente». Il messaggio INPS dice un’altra cosa, in nota alla tabella: «l’età deve intendersi quella maturata a fine piano di ammortamento». Un pensionato di 70 anni che firma per 120 mesi finisce il piano a 80 anni e rientra nella classe «oltre 79», dove non c’è alcun tetto convenzionale sotto la soglia d’usura. Abbiamo rifatto i conti: con una pensione netta di 1.400 euro, lo stesso piano rende 3.417,05 euro in meno se l’ultima rata cade dopo gli 80 anni invece che tra i 75 e i 79 (vedi sotto).

Quanto si ottiene: quattro pensioni a confronto

Per gli esempi abbiamo usato la formula della rata costante (ammortamento alla francese) con il TAEG convertito in tasso mensile. Usando il TAEG, che comprende interessi, commissioni e assicurazione, il risultato è la somma netta che arriva sul conto. Ipotesi: 120 rate e un pensionato che a fine piano ha tra 75 e 79 anni, per esempio chi firma oggi a 67 o 68 anni. Come tasso abbiamo preso proprio il tetto INPS del trimestre, cioè lo scenario più caro ammesso con un intermediario convenzionato: non è un’offerta, è il limite legale. Un preventivo reale dovrebbe stare sotto, e se sta sopra non è notificabile.

Pensione netta Rata massima TAEG ipotizzato (tetto) Netto erogato Totale rate Costo del credito
700 € 88,15 € 13,14% 6.044,01 € 10.578,00 € 4.533,99 €
900 € 180,00 € 13,14% 12.341,70 € 21.600,00 € 9.258,30 €
1.400 € 280,00 € 10,91% 20.837,37 € 33.600,00 € 12.762,63 €
2.200 € 440,00 € 10,91% 32.744,44 € 52.800,00 € 20.055,56 €

Calcoli della redazione su 120 rate con i tetti INPS luglio-settembre 2026, classe d’età 75-79 a fine piano. Per la pensione da 900 euro abbiamo applicato per prudenza il tetto della colonna «fino a 15.000 euro», il più alto.

Il caso da 700 euro mostra quanto pesa la salvaguardia del minimo: la rata si ferma a 88,15 euro e in dieci anni si ottengono poco più di seimila euro, pagandone oltre quattromila e cinquecento di costi. Quello da 900 euro è il pensionato tipo che si sente proporre «fino a 15.000 euro»: al tetto massimo ne incassa 12.341,70, e per ogni euro ricevuto ne restituisce circa 1,75.

Con 1.400 e 2.200 euro si passa sopra i 15.000 euro di prestito e si scende nella colonna dei tetti più bassi. Il costo resta comunque alto in valore assoluto: 12.762,63 euro nel primo caso, oltre 20.000 nel secondo. È il prezzo di una durata di dieci anni. Chi ha bisogno di una cifra più piccola può accorciare il piano, e se ha lavorato nel pubblico impiego farebbe bene a guardare prima il piccolo prestito INPS, riservato agli iscritti alla gestione ex INPDAP. Per rifare i conti con importi e durate diverse puoi usare il nostro calcolatore del prestito personale: inserendo come tasso il TAEG ottieni un risultato confrontabile.

Perché conta l’età all’ultima rata

Torniamo alla pensione da 1.400 euro e teniamo ferma la rata da 280 euro per 120 mesi. Cambiando solo l’età a fine piano, e quindi il tetto INPS applicabile oltre i 15.000 euro, la somma massima che si può ricevere al tetto cambia così: 22.791,32 euro se il piano finisce tra 60 e 64 anni, 22.078,20 tra 65 e 69, 21.484,16 tra 70 e 74, 20.837,37 tra 75 e 79. Oltre i 79 anni, con la soglia d’usura al 15,9625%, si scende a 17.420,32 euro.

Tra le ultime due classi ballano 3.417,05 euro. Per un pensionato di 70 anni la scelta pratica è tra un piano da 120 mesi che sfora gli 80 anni e un piano più corto che resta nella classe 75-79. Il secondo dà una somma più bassa ma a un tasso protetto. Conviene chiedere all’intermediario i due preventivi e leggerli fianco a fianco nel modulo SECCI, guardando il TAEG e non la rata.

C’è poi il limite d’età vero e proprio, che la legge non fissa. Lo decidono l’intermediario e la compagnia che assicura il rischio di premorienza, e cambia da un operatore all’altro: va chiesto esplicitamente, perché è quello che determina la durata massima che ti possono concedere.

La procedura: quota cedibile, contratto e notifica

Il primo documento è la comunicazione della quota cedibile, che certifica quanto della tua pensione si può impegnare tenendo conto di trattenute già in corso, assegni non cedibili e salvaguardia del minimo. Con la nuova convenzione è cambiato il modo in cui l’intermediario la consulta: prima deve identificarti con un documento valido o con un sistema conforme al regolamento europeo eIDAS, poi confermare con un codice OTP inviato dall’INPS oppure indicando l’importo di una delle ultime due mensilità di pensione.

Fatto questo, i passaggi sono sempre gli stessi:

  1. richiedi preventivi a più intermediari convenzionati e confronta TAEG, durata e importo netto erogato;
  2. firmi il contratto, che deve rispettare le norme di trasparenza e contenere il piano di ammortamento a rate mensili costanti;
  3. l’intermediario notifica il contratto all’INPS per via telematica e l’Istituto avvia la trattenuta sul cedolino (il regolamento precedente fissava il limite al terzo rateo successivo alla notifica);
  4. controlli il primo cedolino utile: la voce della cessione deve corrispondere alla rata del contratto.

Se nel frattempo la pensione diminuisce, per esempio per un ricalcolo, la quota cedibile può essere ridotta e l’INPS trattiene la cifra rideterminata.

Estinzione anticipata e rinnovo

Puoi chiudere il prestito quando vuoi, in tutto o in parte. Il diritto viene dall’articolo 125-sexies del Testo unico bancario, riscritto nel 2021 dopo la sentenza Lexitor della Corte di giustizia UE: la riduzione del costo totale del credito riguarda «tutti i costi» a carico del consumatore, compresi quelli «relativi ad attività pienamente esaurite all’atto della concessione», cioè le commissioni pagate all’inizio. Restano fuori solo le imposte e le spese pagate direttamente a terzi. Per i contratti firmati prima del 25 luglio 2021 la Corte costituzionale con la sentenza 263/2022 ha eliminato il rinvio alle vecchie istruzioni della Banca d’Italia, che limitavano il rimborso ai soli costi legati alla durata: anche per quei contratti vale quindi la lettura Lexitor.

Il contratto deve dire se il rimborso si calcola in modo lineare o con il costo ammortizzato; se non lo dice, vale il costo ammortizzato, che di solito restituisce meno. Un esempio con numeri di fantasia: 2.000 euro di costi iniziali, estinzione dopo 48 rate su 120. Con il criterio lineare restano 72 mesi su 120, cioè il 60%, e ti spettano 1.200 euro. La banca può chiedere un indennizzo fino all’1% del capitale rimborsato se mancano più di dodici mesi alla scadenza (0,5% se meno), ma non lo può chiedere se estingui tutto e il debito residuo non supera i 10.000 euro.

Il rinnovo segue un’altra regola, l’articolo 39 del DPR 180: non puoi fare una nuova cessione prima che siano passati quattro anni da una decennale (due da una quinquennale), cioè i due quinti della durata. L’unica deroga prevista dalla legge, ricorda la Banca d’Italia, è la sostituzione di una cessione quinquennale con una decennale. Ricorda che nel rinnovo il nuovo prestito serve prima a chiudere il vecchio: ricevi solo la differenza, mentre commissioni e assicurazione ripartono da capo.

Stipendio e pensione: le differenze

Il meccanismo di fondo è lo stesso che abbiamo descritto nella guida alla cessione del quinto dello stipendio. Le differenze stanno nei dettagli, e per un pensionato sono quelli che spostano il conto finale.

Aspetto Stipendio Pensione
Chi trattiene la rata Datore di lavoro INPS o ente previdenziale
Quota massima Un quinto del netto Un quinto del netto, senza scendere sotto il trattamento minimo (611,85 € nel 2026)
Somme escluse Secondo le voci della busta paga Assegno sociale, invalidità civile, accompagnamento, APE sociale e altri trattamenti assistenziali
Assicurazione Vita e rischio impiego Solo vita (premorienza)
Tetto al TAEG Soglia d’usura MEF Tetti INPS per età a fine piano (con intermediari convenzionati), poi soglia d’usura
Durata massima 120 mesi 120 mesi
Rinnovo Dopo i due quinti della durata Dopo i due quinti della durata
Cosa fa salire il costo Tipo di datore, anzianità, solidità dell’azienda Soprattutto l’età, per il costo dell’assicurazione

Chi va in pensione con una cessione dello stipendio ancora aperta non deve rifare tutto: la nuova convenzione disciplina anche la «traslazione» su pensione dei finanziamenti nati come cessione dello stipendio.

Domande frequenti

Posso fare la cessione del quinto se prendo solo l’assegno sociale?

No. Pensioni e assegni sociali rientrano tra i trattamenti non cedibili del regolamento INPS, e lo stesso vale per invalidità civile, accompagnamento e APE sociale. Se l’assegno sociale si somma a un’altra pensione, conta solo quest’ultima.

Con una pensione di 650 euro posso ottenere qualcosa?

Pochissimo. La quota cedibile è la differenza tra il netto e il trattamento minimo: 650 − 611,85 fa 38,15 euro al mese. In dieci anni, anche al tasso più favorevole, si ottengono poche migliaia di euro con un costo che pesa moltissimo.

Se muoio prima della fine del prestito, il debito passa agli eredi?

No, se la polizza è regolare: l’assicurazione contro la premorienza, obbligatoria per la cessione del quinto, rimborsa il debito residuo all’intermediario. Conviene comunque conservare il contratto e il certificato di polizza, perché sono i documenti che gli eredi dovranno mostrare.

Quale tasso vale se firmo a settembre e l’INPS notifica a ottobre?

Il tetto è quello del trimestre in cui viene firmato il contratto. Se il preventivo è stato fatto a settembre e la firma slitta a ottobre, chiedi che il TAEG venga ricontrollato sui nuovi valori.

Posso avere due cessioni del quinto sulla stessa pensione?

No, la quota cedibile è una sola. Si può rinnovare il prestito dopo i due quinti della durata, e il nuovo finanziamento chiude il vecchio.

L’INPS presta direttamente ai pensionati?

Solo a chi è iscritto alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, cioè soprattutto ex dipendenti pubblici, con piccoli prestiti e prestiti pluriennali a tassi agevolati. Per tutti gli altri la cessione del quinto passa da banche e finanziarie, e l’INPS si limita a trattenere e versare la rata.

Mi hanno chiesto soldi per «sbloccare» la pratica prima dell’erogazione: è normale?

No. I costi della cessione del quinto sono tutti nel TAEG e vengono trattenuti dall’importo erogato o dalle rate. Una richiesta di pagamento anticipato è un segnale d’allarme: verifica che l’intermediario sia iscritto negli albi della Banca d’Italia prima di dare qualsiasi dato.

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