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Pensione a 64 anni anche col sistema misto: come funziona la proposta

La pensione a 64 anni potrebbe aprirsi anche a chi ha cominciato a versare contributi prima del 1996, cioè a milioni di lavoratori del cosiddetto sistema misto. A rilanciare l’idea è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega) all’evento del partito “A tua difesa – Verso la finanziaria 2027”: uscita volontaria a 64 anni, sperimentale per tre anni, in cambio del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Il costo indicato è di 1,5 miliardi di euro l’anno, la platea stimata dall’INPS di circa 80.000 pensioni in più.

Prima di tutto va detto con chiarezza: oggi questa strada non esiste. Si tratta di una proposta politica, non di una norma. Per diventare realtà deve entrare nel disegno di legge di bilancio, superare l’esame del Parlamento ed essere approvata entro fine anno.

📌 Articolo in breve
La Lega propone di estendere l’uscita a 64 anni, oggi riservata a chi ha il primo contributo dal 1996, anche ai lavoratori del sistema misto. Condizioni: ricalcolo contributivo di tutta la carriera, assegno pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale (1.638,72 euro lordi al mese nel 2026) e, secondo le anticipazioni, 25 anni di contributi. Secondo la CGIL l’assegno si ridurrebbe di circa il 10,6%. Conviene soprattutto a chi ha carriere lunghe e stipendi medio-alti: chi ha redditi bassi o carriere discontinue rischia di non raggiungere la soglia.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, previdenziale o di investimento personalizzata. Le norme sulle pensioni cambiano spesso e questa misura è ancora una proposta: prima di prendere decisioni verifica la tua posizione sul sito dell’INPS o rivolgiti a un patronato o a un professionista abilitato.

Indice

  1. Cosa prevede la proposta Durigon
  2. Come funziona oggi l’uscita a 64 anni
  3. Perché il ricalcolo contributivo riduce l’assegno
  4. Tre esempi: a chi converrebbe e a chi no
  5. Tabella di confronto tra le uscite
  6. I tempi: cosa succede da qui a dicembre
  7. Domande frequenti

Cosa prevede la proposta Durigon

Oggi a 64 anni può uscire solo chi ha il primo contributo dal 1° gennaio 1996 (i “contributivi puri”). “Vogliamo dare la possibilità di scegliere a quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, così come è stato fatto per i contributivi puri”, ha spiegato Durigon, come riportato dal Sole 24 Ore.

Il prezzo da pagare è il ricalcolo. Chi sceglie di uscire prima avrebbe l’intera pensione calcolata con il metodo contributivo, anche per gli anni che oggi rientrano nel più generoso calcolo retributivo. La sperimentazione durerebbe tre anni con un impatto di 1,5 miliardi l’anno, secondo quanto dichiarato dallo stesso Durigon all’ANSA. Il sottosegretario ha anche detto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti “è d’accordo”. Giorgetti, dal canto suo, ha parlato di una “distorsione” della legge Fornero, per cui “chi ha iniziato a lavorare prima del 96 viene trattato peggio di chi ha iniziato dopo” (dichiarazioni riportate da QuiFinanza). Un’apertura politica, non un impegno scritto.

Sugli altri dettagli le informazioni sono meno solide. La soglia di tre volte l’assegno sociale, la stessa dei contributivi puri, è citata da tutte le ricostruzioni. Il requisito di 25 anni di contributi, invece, compare in diverse anticipazioni di stampa (tra cui AGI) ma non in una dichiarazione ufficiale. Lo stesso vale per l’ipotesi di convertire una parte del TFR in rendita per raggiungere la soglia: se ne parla, ma nessun testo è stato ancora depositato.

Come funziona oggi l’uscita a 64 anni

La pensione anticipata contributiva esiste già e nel 2026 richiede 64 anni di età, almeno 20 anni di contributi effettivi (quelli figurativi per malattia o disoccupazione non contano) e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. L’assegno sociale 2026 vale 546,24 euro al mese, fissato dalla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025: la soglia è quindi di 1.638,72 euro lordi al mese, per tredici mensilità. Per le lavoratrici madri scende a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli. Trovi i dettagli sull’importo nella nostra guida all’assegno sociale 2026.

C’è poi una novità che molti articoli in giro trascurano. La legge di bilancio 2025 aveva permesso di sommare la rendita del fondo pensione all’assegno INPS per raggiungere la soglia. La legge di bilancio 2026 ha cancellato questa possibilità, come chiarito dalla circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026. Oggi conta solo la pensione pubblica. Ecco perché l’idea di usare il TFR come “stampella” è così discussa: servirebbe proprio a riaprire una porta chiusa solo a fine 2025.

Dal 2027, inoltre, tutti i requisiti salgono per l’adeguamento alla speranza di vita. La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 fissa la vecchiaia a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, l’anticipata ordinaria a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027. Non è chiaro se la nuova uscita per i misti partirebbe da 64 anni tondi o seguirebbe lo stesso scatto. Approfondimento sulle pensioni 2027 e l’aumento dell’età.

Esiste infine una scorciatoia poco conosciuta, il computo nella Gestione Separata. Chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, almeno 15 anni in tutto di cui cinque dopo il 1996 e almeno un mese versato nella Gestione Separata può chiedere il calcolo contributivo dell’intera carriera e accedere così alle regole dei contributivi puri, uscita a 64 anni compresa. Una strada stretta, riservata a chi ha lavorato anche come collaboratore o professionista.

Perché il ricalcolo contributivo riduce l’assegno

Nella pensione “mista” gli anni fino al 1995 (fino al 2011 per chi aveva già 18 anni di contributi a fine 1995) seguono il metodo retributivo, legato agli ultimi stipendi, di solito i più alti. Gli anni successivi seguono il contributivo: conta quanto hai versato davvero.

Il metodo contributivo funziona come un salvadanaio. Ogni anno il 33% della retribuzione lorda (per i dipendenti) finisce nel montante, che viene rivalutato in base all’andamento del PIL. Al momento della pensione il montante viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che cresce con l’età: per il biennio 2025-2026 è il 5,088% a 64 anni e il 5,608% a 67 anni, secondo il decreto del Ministero del Lavoro del 22 novembre 2024. Uscire prima vuol dire montante più piccolo e coefficiente più basso, perché la pensione sarà pagata più a lungo.

Il ricalcolo aggiunge una terza perdita, quella della parte retributiva. Per capire l’ordine di grandezza, l’Osservatorio previdenza della CGIL ha simulato tre carriere da 40 anni di contributi, di cui nove prima del 1996. Con una retribuzione di 35.000 euro l’assegno passerebbe da 1.726 a 1.543 euro al mese, 183 euro in meno. Con 50.000 euro da 2.466 a 2.205 euro, con 70.000 euro da 3.452 a 3.087 euro. In tutti e tre i casi il taglio è intorno al 10,6%, e secondo il sindacato in termini di vita attesa vale circa 52.500, 75.000 e oltre 105.000 euro complessivi (Tgcom24).

📝 Nota della redazione: quasi tutti hanno ripreso il “-10,6%” della CGIL, ma pochi hanno fatto il passo successivo. Nel primo profilo, 35.000 euro lordi l’anno con 40 anni di contributi, l’assegno ricalcolato è di 1.543 euro: sotto la soglia di 1.638,72 euro. Quel lavoratore, con le regole di oggi, non potrebbe proprio usare la pensione a 64 anni senza un’integrazione come quella del TFR. Per molti il problema non sarebbe quanto si perde, ma riuscire a entrare.

Tre esempi: a chi converrebbe e a chi no

Ecco tre profili. Sono stime illustrative, fatte con un metodo volutamente semplice: montante pari al 33% dello stipendio lordo di oggi moltiplicato per gli anni di contributi, ipotizzando che la rivalutazione compensi la crescita dello stipendio, poi applicazione del coefficiente 2026 a 64 anni e divisione per 13 mensilità. È un calcolo ottimistico: chi ha avuto stipendi più bassi a inizio carriera avrà un montante inferiore, tanto che nel profilo da 35.000 euro e 40 anni questo metodo darebbe circa 1.808 euro contro i 1.543 della CGIL, che usa carriere più realistiche. Ipotizziamo requisiti di 64 anni e 25 di contributi.

Primo profilo: Marco, carriera lunga con stipendio medio. Impiegato, 30.000 euro lordi l’anno, 38 anni di contributi a 64 anni, i primi sette prima del 1996. Montante stimato: 376.200 euro. Assegno contributivo a 64 anni: circa 1.472 euro lordi al mese. Anche con un calcolo generoso resta sotto i 1.638,72 euro: Marco sarebbe escluso, salvo integrazione dal TFR. Per lui la strada più vicina resta l’anticipata ordinaria, che nel 2027 richiede 42 anni e 11 mesi di contributi.

Secondo profilo: Anna, carriera discontinua. Tra part-time e pause per i figli ha 25 anni di contributi e 24.000 euro di stipendio. Montante stimato: 198.000 euro, assegno di circa 775 euro al mese. Anche applicando la soglia ridotta per le madri con due figli (2,6 volte l’assegno sociale, circa 1.420 euro) la distanza è enorme. Per lei non cambia nulla: l’uscita resta la vecchiaia, a 67 anni e 1 mese dal 2027.

Terzo profilo: Luca, reddito alto. Quadro con 55.000 euro lordi e 40 anni di contributi a 64 anni. Montante stimato: 726.000 euro, assegno di circa 2.841 euro al mese. Anche togliendo il 15% circa di scarto tra il nostro metodo e quello della CGIL resterebbe intorno ai 2.400 euro, ben sopra la soglia. Luca potrebbe uscire. Quanto gli costerebbe? Restando fino a 67 anni, con tre anni di versamenti in più e il coefficiente del 5,608%, lo stesso calcolo darebbe circa 3.367 euro: uscendo prima rinuncerebbe a oltre 500 euro al mese, a cui aggiungere la perdita della quota retributiva. Oggi, per chi esce a 64 anni con il contributivo, l’assegno fino ai 67 anni non può superare cinque volte il trattamento minimo (3.059,25 euro lordi nel 2026): non sappiamo se il tetto varrebbe anche qui.

La misura, insomma, allarga la platea sulla carta ma premia soprattutto carriere lunghe con stipendi medio-alti, mentre chi ha redditi bassi rischia di restare fuori. Per capire dove ti collochi parti dall’estratto conto previdenziale INPS e dal nostro calcolatore della pensione futura.

Tabella di confronto tra le uscite

La tabella mette a confronto le principali strade verso la pensione. Le prime tre sono in vigore con i valori della circolare INPS n. 28/2026, l’ultima è solo una proposta e i suoi requisiti vengono dalle anticipazioni di stampa.

Uscita Età Contributi Soglia importo Calcolo Stato
Vecchiaia 67 anni (2026), 67 e 1 mese (2027), 67 e 3 mesi (2028) 20 anni Nessuna per i misti Misto In vigore
Anticipata ordinaria Nessun limite Uomini 42 anni e 10 mesi, donne 41 e 10 (2026); 42 e 11 / 41 e 11 (2027) Nessuna Misto In vigore
Anticipata contributiva (primo contributo dal 1996) 64 anni (2026), 64 e 1 mese (2027) 20 anni effettivi (20 e 1 mese nel 2027) 3 volte l’assegno sociale: 1.638,72 euro (2,8 o 2,6 volte per le madri) Contributivo In vigore
Proposta 64 anni per i misti 64 anni 25 anni (secondo le anticipazioni) 3 volte l’assegno sociale, forse con integrazione dal TFR Ricalcolo integralmente contributivo Proposta, sperimentazione triennale

Mancano da questo elenco altre uscite in vigore, come l’APE sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026, e la Quota 41 per i lavoratori precoci, che riguardano categorie specifiche. Una panoramica completa la trovi nella guida alla pensione anticipata 2026.

I tempi: cosa succede da qui a dicembre

Il calendario della manovra è scandito dalla legge di contabilità pubblica. Il governo deve presentare il disegno di legge di bilancio alle Camere entro il 20 ottobre 2026; poi ci sono circa due mesi di esame parlamentare, con approvazione definitiva attesa entro il 31 dicembre. Solo a quel punto sapremo se l’uscita a 64 anni per i misti è entrata davvero, con quali requisiti e da quando. Poi servirà una circolare INPS con le istruzioni.

La partita non è scontata. Sul tavolo delle pensioni ci sono anche la richiesta di bloccare lo scatto dell’età nel 2027 e la spinta di Forza Italia sulle pensioni minime, tutte misure che si contendono le stesse risorse. Ne abbiamo parlato nell’articolo sulla manovra 2027 e la partita sulle pensioni. Le critiche, poi, non mancano: la CGIL sostiene che la misura “scaricherebbe sui lavoratori il costo dell’anticipo”, mentre l’ex ministra Elsa Fornero ha osservato che con la formula contributiva “la flessibilità i lavoratori se la devono pagare”.

Chi è già in pensione non è toccato dalla proposta: per lui contano la rivalutazione delle pensioni 2027 e le date dei pagamenti INPS di ottobre 2026.

Domande frequenti

La pensione a 64 anni vale per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996?

Oggi no, salvo il caso particolare del computo nella Gestione Separata. La proposta Durigon punta proprio a estenderla a chi ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996, a patto di accettare il ricalcolo contributivo di tutta la carriera. Conta la data del primo contributo: ne basta uno prima del 1996 per essere nel misto.

Quando entrerebbe in vigore?

Se entrasse nella legge di bilancio 2027, presumibilmente partirebbe dal 2027, per tre anni di sperimentazione. Ma non c’è ancora nessun testo: il disegno di legge è atteso entro il 20 ottobre 2026 e la legge va approvata entro fine dicembre. Servirà poi una circolare INPS per poter fare domanda.

Si perde davvero il 10%?

Il 10,6% è la stima della CGIL per carriere di 40 anni con nove anni prima del 1996. Chi ha più anni nel sistema retributivo, in particolare chi aveva almeno 18 anni di contributi a fine 1995, perderebbe in proporzione di più; chi ne ha pochi perderebbe meno. A questo va aggiunta la perdita legata al fatto di smettere tre anni prima, con meno contributi e un coefficiente più basso. Il taglio sarebbe permanente, non solo fino ai 67 anni.

E Quota 103?

Quota 103 (62 anni e 41 di contributi) non è stata prorogata dalla legge di bilancio 2026, come confermato dalla circolare INPS n. 19/2026, e lo stesso vale per Opzione Donna. La proposta sui 64 anni chiede un’età più alta, ma molti meno contributi.

Posso usare il fondo pensione per raggiungere la soglia?

Con le regole attuali no: la legge di bilancio 2026 ha abrogato questa possibilità. Nella proposta si parla di usare una quota del TFR trasformata in rendita, ma è solo un’ipotesi. Per le scelte di oggi sul TFR vedi il confronto tra fondo pensione e TFR in azienda.

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