Le bollette in autunno 2026 sono al centro di stime che parlano di rincari vicini al 40% per le famiglie con contratto indicizzato. Prima di allarmarsi conviene però capire due cose: da dove arrivano quei numeri, e soprattutto se riguardano davvero il tipo di contratto che hai in casa. Perché la differenza tra chi ha un prezzo fisso e chi ha un prezzo indicizzato, in questo autunno, vale diverse centinaia di euro.
Secondo le stime di Facile.it una famiglia tipo con contratto indicizzato spenderà circa 982 euro tra settembre e dicembre 2026, contro i 712 dello stesso periodo 2025: 270 euro in più, quasi il 40%. Alla base ci sono le tensioni sullo Stretto di Hormuz e il crollo delle esportazioni di GNL dal Qatar, che hanno spinto il PUN a +65% e il PSV del gas a +113% su base annua. Le stime però sono contestate da parte del settore. Chi ha un contratto a prezzo fisso è protetto fino alla scadenza; chi ha diritto al bonus sociale può recuperare tra i 146 e i 204 euro, più 115 euro di contributo straordinario.
Indice
- I numeri: quanto si prevede di pagare in più
- Perché i prezzi sono saliti così
- Attenzione: non tutti concordano con queste stime
- Chi rischia davvero e chi no
- Il bonus sociale: chi ne ha diritto e quanto vale
- Cosa si può fare concretamente
- Domande frequenti
I numeri: quanto si prevede di pagare in più
La stima più citata arriva da un’analisi di Facile.it e riguarda una famiglia tipo con contratto indicizzato sul mercato libero. Nel quadrimestre settembre-dicembre 2026 la spesa complessiva per luce e gas si collocherebbe intorno ai 982 euro, contro i 712 euro dello stesso periodo del 2025. La differenza è di 270 euro in quattro mesi, un incremento vicino al 40%.
Dietro a quel numero ci sono due indici che vale la pena conoscere, perché sono quelli che determinano davvero cosa c’è scritto in fondo alla bolletta di chi ha un contratto variabile. Il PUN, il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità, viaggia su valori superiori del 65% rispetto a un anno fa. Il PSV, l’indice di riferimento del gas italiano, segna un incremento del 113% rispetto al 2025. Il gas, insomma, è raddoppiato.
Il divario tra le due voci non è casuale. In Italia il prezzo dell’elettricità si forma ancora in larga parte sul costo del gas, perché sono le centrali a ciclo combinato a fissare il prezzo marginale nelle ore di maggior domanda. Quando il gas raddoppia, l’elettricità sale anche se il mix produttivo comprende quote crescenti di rinnovabili. È il motivo per cui in Italia i rincari energetici arrivano quasi sempre in coppia.
Perché i prezzi sono saliti così
La causa immediata è geopolitica. Le tensioni sullo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui transita una quota rilevante del gas naturale liquefatto mondiale, hanno prodotto un crollo delle esportazioni di GNL dal Qatar nell’ordine del 96%. Un fornitore importante è di fatto uscito dal mercato nel giro di poche settimane, e l’Europa ha dovuto rivolgersi altrove pagando di più.
Il secondo fattore è lo stato degli stoccaggi europei, riempiti al 63% contro una media storica più alta per il periodo. Gli stoccaggi funzionano da cuscinetto: quando sono pieni, un’interruzione di fornitura si assorbe senza scossoni sui prezzi; quando sono sotto media, ogni notizia negativa si traduce immediatamente in rialzi sui mercati all’ingrosso.
La Commissione europea ha elaborato uno scenario di stress in cui, con lo Stretto effettivamente bloccato, il gas raggiungerebbe gli 80 euro per megawattora. È uno scenario, non una previsione: serve a dimensionare il rischio, non a descrivere ciò che accadrà.
Attenzione: non tutti concordano con queste stime
Qui va detta una cosa che nella maggior parte degli articoli su questo tema non compare, e che invece cambia il modo in cui si dovrebbe leggere il resto. La stima del +40% è stata contestata da Elettricità Futura, l’associazione delle imprese del settore elettrico, che la ritiene sovrastimata.
Non è una disputa di lana caprina. Le proiezioni sui prezzi energetici dipendono da assunzioni molto sensibili: quale prezzo all’ingrosso si prende come riferimento, quanto rapidamente i rincari si trasferiscono al cliente finale, quale profilo di consumo si attribuisce alla famiglia tipo. Cambiando anche di poco quelle assunzioni, il risultato oscilla parecchio. Chi produce le stime, inoltre, spesso ha un interesse legittimo ma non neutro: un comparatore di offerte ha un modello di business che si basa sul fatto che le persone cambino fornitore.
La conclusione onesta è che un aumento ci sarà, che sarà significativo, e che l’ordine di grandezza esatto lo sapremo solo a consuntivo. Prendere il 40% come certezza e prendere zero come certezza sono entrambi errori.
Chi rischia davvero e chi no
Questa è la parte più utile, perché la stessa notizia significa cose molto diverse a seconda del contratto che hai firmato.
| Tipo di contratto | Esposizione ai rincari | Cosa conviene fare |
|---|---|---|
| Prezzo fisso, scadenza lontana | Nessuna fino alla scadenza | Nulla. Segnare in agenda la data di rinnovo |
| Prezzo fisso in scadenza entro pochi mesi | Alta al rinnovo | Confrontare le offerte prima che scatti il rinnovo automatico |
| Prezzo indicizzato (variabile) | Piena e immediata | Valutare il passaggio a un fisso, consapevoli del compromesso |
| Servizio di maggior tutela / tutele graduali | Differita, con aggiornamento trimestrale | Attendere l’aggiornamento ARERA prima di muoversi |
Il caso del prezzo fisso in scadenza è quello che genera più danni silenziosi. Molti contratti prevedono il rinnovo automatico a condizioni riviste, comunicate con un preavviso che spesso finisce tra le email non lette. Chi non reagisce si ritrova con le nuove condizioni applicate d’ufficio, e se ne accorge dalla prima bolletta. Da quando è in vigore la riforma sul cambio fornitore in 24 ore, però, cambiare è molto più rapido che in passato: non c’è più la scusa dei tempi tecnici.
Il bonus sociale: chi ne ha diritto e quanto vale
Il bonus sociale è la difesa più concreta per chi rientra nei parametri, e viene erogato in automatico senza domanda: basta avere un ISEE valido entro le soglie. Per il 2026 il limite è di 9.796 euro per i nuclei fino a tre figli a carico, che sale a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli.
Gli importi del bonus elettrico ordinario variano con la numerosità del nucleo: 146 euro per famiglie di uno o due componenti, 186,15 euro per quelle di tre o quattro, 204,40 euro oltre i quattro componenti. A questi si aggiunge per il 2026 un contributo straordinario di 115 euro riconosciuto ai titolari del bonus elettrico, di cui abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo sul contributo straordinario da 115 euro.
Facendo i conti, un nucleo di tre persone entro soglia arriva a circa 301 euro tra bonus ordinario e straordinario sulla sola elettricità, a cui si somma il bonus gas dove spettante. Su un quadrimestre in cui l’aumento stimato è di 270 euro, significa neutralizzarlo quasi per intero. Il presupposto, però, è avere l’ISEE aggiornato: chi non presenta la DSU non riceve nulla, per quanto ne avrebbe diritto. Se la situazione economica è peggiorata di recente vale la pena valutare l’ISEE corrente, che fotografa i redditi recenti invece di quelli di due anni fa.
Cosa si può fare concretamente
Al di là del passaggio a un prezzo fisso, che è la mossa più discussa e anche la più fraintesa, ci sono margini di manovra reali sul lato dei consumi. Vale la pena chiarire subito il compromesso del prezzo fisso: bloccare la tariffa oggi significa proteggersi da ulteriori rialzi, ma anche rinunciare a beneficiare di eventuali ribassi. Non è una scelta furba in assoluto, è un’assicurazione: si paga qualcosa per dormire tranquilli.
Sul fronte dei consumi, l’intervento con il miglior rapporto tra sforzo e risultato riguarda lo spostamento dei carichi nelle fasce orarie più economiche, dove il contratto lo preveda. Lavatrice, lavastoviglie e asciugatrice fatte girare in fascia F3 anziché in F1 possono valere una riduzione a due cifre percentuali sulla componente energia, senza cambiare nulla nelle proprie abitudini se non l’orario di avvio: abbiamo spiegato come funzionano nell’articolo sulle fasce orarie F1, F2 e F3.
Il capitolo più pesante dell’autunno resta però il riscaldamento, che nella bolletta del gas di una famiglia media pesa più di tutto il resto messo insieme. Le regole su quando è consentito accendere e per quante ore al giorno cambiano da comune a comune, e conoscerle serve sia per non prendere sanzioni sia per pianificare la spesa: ne parliamo in dettaglio nella guida su quando si accendono i riscaldamenti per zona climatica.
Per chi vuole verificare i valori ufficiali invece di affidarsi alle stime di parte, il riferimento è il sito di ARERA, l’autorità di regolazione, che pubblica le condizioni economiche aggiornate e i parametri del bonus sociale.
Domande frequenti
Conviene passare adesso a un contratto a prezzo fisso?
Dipende da quanto ti pesa l’incertezza. Il fisso protegge dai rialzi e impedisce di godere dei ribassi. Se un aumento di 200-300 euro nel quadrimestre metterebbe in difficoltà il tuo bilancio familiare, il fisso è ragionevole anche pagandolo un po’ più caro. Se hai margine, restare indicizzato è storicamente stato conveniente sul lungo periodo.
Il bonus sociale devo richiederlo?
No, dal 2021 è automatico: serve solo avere un ISEE valido entro le soglie. Se non hai presentato la DSU per l’anno in corso, però, il sistema non ha nulla su cui lavorare e il bonus non arriva. Quello sì che va fatto attivamente.
Ho il prezzo fisso: possono aumentarmelo lo stesso?
Non la componente energia bloccata dal contratto, che resta quella per tutta la durata pattuita. Possono variare le componenti regolate — oneri di sistema, trasporto, imposte — che non dipendono dal fornitore. È il motivo per cui anche con un prezzo fisso la bolletta può muoversi un po’.
Le stime del +40% valgono anche per chi è in maggior tutela?
No. Le condizioni del servizio regolato vengono aggiornate da ARERA con cadenza trimestrale sulla base dei prezzi all’ingrosso del periodo precedente. L’effetto arriva comunque, ma sfasato nel tempo e mediato, senza gli scossoni immediati del mercato libero indicizzato.
Se cambio fornitore rischio di restare senza luce?
No. Il passaggio avviene senza interruzione di fornitura e senza interventi tecnici sul contatore: cambia solo il soggetto che ti fattura l’energia. Con le nuove regole i tempi si sono ridotti drasticamente rispetto alle settimane richieste in passato.

