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Diritto di recesso acquisti online: 14 giorni, resi e garanzia

Il diritto di recesso per gli acquisti online ti permette di restituire quasi tutto quello che compri su Internet entro 14 giorni da quando hai ricevuto il pacco, senza spiegare perché e con il rimborso dell’intero prezzo, spedizione standard compresa. In negozio, invece, questo diritto per legge non esiste: il “cambio merce” dei regali di Natale è una cortesia del venditore, non un obbligo. Quello che vale ovunque, online e in negozio, è la garanzia legale di due anni contro i difetti. Qui sotto trovi le regole del Codice del consumo, le eccezioni, chi paga il reso, i marketplace e un modello di dichiarazione di recesso da copiare.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026. Abbiamo letto su Normattiva il testo vigente del Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005): artt. 3, 49-bis, 52, 53, 54, 54-bis, 56, 57, 59 e 61 sul recesso, artt. 128-135-sexies sulla garanzia legale, l’allegato I (istruzioni e modulo tipo di recesso) e il D.Lgs. 25 settembre 2026, n. 176 sul diritto alla riparazione.

📌 Articolo in breve
• Online hai 14 giorni dalla consegna per recedere senza motivo (art. 52). Basta inviare la comunicazione entro il termine.
• In negozio non c’è diritto di recesso: cambi e resi dipendono solo dalla politica del venditore.
• Il venditore rimborsa entro 14 giorni da quando sa del recesso, ma può aspettare di ricevere il pacco o la prova della spedizione (art. 56).
• Niente recesso per prodotti personalizzati, sigillati igienici aperti, software e dischi sigillati aperti, beni deperibili (art. 59).
• Garanzia legale di 2 anni ovunque: nel primo anno il difetto si presume già esistente; l’azione si prescrive in 26 mesi dalla consegna.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza legale. Le norme a tutela dei consumatori cambiano nel tempo: verifica sempre il testo vigente su Normattiva e, per un caso concreto, rivolgiti a un avvocato o a un’associazione dei consumatori.

Indice

  1. Recesso online: 14 giorni dalla consegna
  2. Online, in negozio, eccezioni: la tabella
  3. Cosa non si può restituire: l’articolo 59
  4. Chi paga il reso e quando arriva il rimborso
  5. Marketplace: venditore terzo o piattaforma
  6. Regali di Natale: chi può restituirli
  7. Garanzia legale di due anni
  8. Tre esempi concreti
  9. Modello di dichiarazione di recesso (da copiare)
  10. Domande frequenti

Recesso online: 14 giorni dalla consegna

La regola sta nell’articolo 52 del Codice del consumo. Per i contratti a distanza (sito, app, telefono, catalogo) e per quelli conclusi fuori dai locali commerciali, il consumatore ha quattordici giorni per recedere “senza dover fornire alcuna motivazione”.

Il conto dei giorni, per i beni, non parte dall’ordine ma dal momento in cui tu, o una persona che hai indicato (non il corriere), ne acquisisci il possesso fisico. Se un unico ordine arriva in più pacchi separati, i 14 giorni partono dall’ultimo pacco. Per i servizi e i contenuti digitali senza supporto fisico il termine decorre dalla conclusione del contratto; per i contratti firmati durante una visita a domicilio non richiesta sale a trenta giorni.

Conta l’invio, non l’arrivo. Per l’articolo 54 il recesso è esercitato in tempo se la comunicazione parte prima della scadenza. Puoi usare il modulo tipo previsto dalla legge o “qualsiasi altra dichiarazione esplicita”: una email, una PEC, una raccomandata. L’onere di provare di aver comunicato il recesso, però, è tuo. Meglio quindi uno strumento che lasci traccia, non una telefonata, e mai un pacco rimandato indietro senza una riga di spiegazione.

Se il venditore non ti ha informato del diritto di recesso, il termine non scade dopo 14 giorni ma si allunga di dodici mesi (articolo 53). Se l’informazione arriva più tardi, entro quell’anno, hai 14 giorni da quando la ricevi.

Dal 19 giugno 2026 c’è una novità che questo Black Friday incontrerà per la prima volta. Il nuovo articolo 54-bis, introdotto dal D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, obbliga chi vende tramite un’interfaccia online a offrire una funzione di recesso indicata con le parole “recedere dal contratto qui” (o una formula equivalente), visibile e accessibile per tutto il periodo di recesso. Dopo il tasto “conferma recesso” il venditore deve mandarti una ricevuta con contenuto, data e ora. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul tasto per disdire introdotto nel Codice del consumo.

Online, in negozio, eccezioni: la tabella

La differenza tra canali è netta. Il recesso è una tutela pensata per chi compra senza aver visto il prodotto; chi entra in negozio, lo prova e lo paga alla cassa non ha lo stesso diritto. Nella tabella mettiamo a confronto le regole che contano davvero dopo un acquisto di fine anno.

Regola Online (o fuori dai locali) In negozio Eccezioni e note
Ripensamento senza motivo Sì, 14 giorni dalla consegna (art. 52) No, solo se il negozio lo concede 30 giorni per visite a domicilio non richieste; 12 mesi in più se manca l’informativa (art. 53)
Come si comunica Modulo tipo, email, PEC, raccomandata o pulsante online (artt. 54 e 54-bis) Secondo le regole del negozio Conta la data di invio; la prova spetta al consumatore
Rimborso Entro 14 giorni, stesso mezzo di pagamento, spedizione standard inclusa (art. 56) Nessun obbligo: spesso buono o cambio Il venditore può attendere il ritorno del bene o la prova della spedizione
Spese di ritorno A carico tuo solo se ne sei stato informato (art. 57) Non applicabile Gratis se il venditore si è impegnato a pagarle
Beni esclusi Personalizzati, deperibili, sigillati igienici aperti, software e dischi sigillati aperti, giornali (art. 59) Non applicabile Contenuti digitali: recesso perso se accetti il download immediato
Garanzia legale 2 anni dalla consegna (art. 133) 2 anni dalla consegna (art. 133) Usato: può scendere fino a 1 anno, solo se concordato

Cosa non si può restituire: l’articolo 59

L’articolo 59 elenca i casi in cui il ripensamento online è escluso. Per gli acquisti di fine anno i più frequenti sono quattro. Il primo riguarda i beni “confezionati su misura o chiaramente personalizzati”: la tazza con la foto di famiglia, la cover incisa, il gioiello con il nome. Il secondo sono i beni che “rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente”, cioè cesti gastronomici e prodotti freschi.

Il terzo caso, quello che genera più discussioni, sono i beni sigillati “che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute” e che sono stati aperti dopo la consegna. Pensa a cosmetici o auricolari in-ear: finché il sigillo è integro il recesso vale, una volta aperto no. Lo stesso vale per videogiochi, film e software venduti sigillati.

Il quarto caso sono i contenuti digitali senza supporto, come codici di gioco, ebook e app: perdi il recesso se hai dato il consenso espresso a iniziare subito la fornitura, hai riconosciuto di perdere così il diritto e il venditore ti ha mandato la conferma. È la casella che spunti prima del download. Esclusi anche i servizi del tempo libero con una data precisa, come i biglietti di un concerto.

Fuori da queste ipotesi, il prodotto aperto si può restituire. L’articolo 57 ti consente di maneggiarlo quanto serve per “stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento”, come faresti in negozio. Rispondi solo della diminuzione di valore causata da un uso che va oltre. Accendere uno smartphone e provarlo va bene; usarlo per due settimane con la SIM dentro e graffiarlo, no: in quel caso il venditore può trattenere una parte del rimborso.

Chi paga il reso e quando arriva il rimborso

Il venditore deve restituirti “tutti i pagamenti ricevuti”, comprese le spese di consegna, “senza indebito ritardo e comunque entro quattordici giorni” da quando è informato del recesso, come stabilisce l’articolo 56. Il rimborso va fatto con lo stesso mezzo di pagamento usato per l’acquisto, salvo che tu abbia accettato espressamente un’altra modalità senza costi. Un buono al posto dei soldi, quindi, non te lo possono imporre.

Due dettagli abbassano l’importo. Se avevi scelto una consegna più cara di quella standard (l’espresso, per esempio), il venditore rimborsa solo il costo della spedizione meno costosa che offriva. E se non si è offerto di ritirare lui il pacco, può aspettare a rimborsarti finché non riceve il bene o finché non gli dimostri di averlo spedito, a seconda di cosa avviene prima.

Per la spedizione di ritorno la regola è nell’articolo 57: hai 14 giorni dalla comunicazione del recesso per rimandare il bene, e il termine è rispettato se lo spedisci prima della scadenza. Sostieni “solo il costo diretto della restituzione”, ma a una condizione: che il venditore ti abbia informato che quel costo era a tuo carico. Se non te l’ha detto, o se ha promesso il reso gratuito, paga lui. Resi gratuiti o finestre più lunghe durante le feste sono scelte commerciali, più favorevoli della legge: leggile nelle condizioni di vendita, insieme alla regola dei 30 giorni sugli sconti (spiegata nella guida alla Festa delle Offerte Prime).

Marketplace: venditore terzo o piattaforma

Sui grandi marketplace convivono due situazioni: il prodotto venduto dalla piattaforma stessa e quello venduto da un’azienda terza che usa la piattaforma come vetrina. Il recesso e la garanzia li devi far valere verso chi è la tua controparte nel contratto, cioè il venditore. L’articolo 49-bis obbliga il fornitore del mercato online a dirti, prima che tu sia vincolato, se il terzo che vende è un professionista o no (sulla base di quanto dichiara lui) e, se del caso, come gli obblighi del contratto sono ripartiti tra il venditore e la piattaforma.

Il punto più delicato è il venditore privato. Se chi vende non è un professionista, la piattaforma deve avvisarti che al contratto “non si applicano i diritti dei consumatori” derivanti dal diritto europeo: niente recesso di 14 giorni e niente garanzia legale del Codice del consumo. Prima di cliccare su un’offerta del Black Friday da un venditore sconosciuto, quindi, controlla la scheda del venditore e, se il sito ti sembra sospetto, passa la lista dei segnali di un sito truffa.

Le piattaforme possono offrire procedure di reso proprie, spesso più comode di quelle di legge. Per Amazon, per esempio, abbiamo descritto la procedura nella guida su come fare il reso su Amazon. I minimi di legge descritti qui valgono comunque.

Regali di Natale: chi può restituirli

Il diritto di recesso appartiene al consumatore che ha concluso il contratto, cioè a chi ha comprato e pagato. Chi riceve il regalo non è parte del contratto: in pratica è chi ha fatto l’ordine a recedere dal proprio account.

C’è però un dettaglio a favore di chi regala. Se fai spedire il pacco direttamente al destinatario, i 14 giorni partono da quando lui ne acquisisce il possesso fisico, perché l’articolo 52 parla di “consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore”. Un regalo ordinato il 10 dicembre e consegnato a casa del destinatario il 21 dà tempo per recedere fino al 4 gennaio. Ma se lo apri tu, lo incarti e lo consegni a mano il 25 dicembre, il termine è partito quando il corriere l’ha consegnato a te.

In negozio la questione è diversa. Il “cambio merce” con lo scontrino di cortesia non è previsto dalla legge: è una politica commerciale, che il venditore può limitare nel tempo, escludere per i saldi o legare a un buono. Prima di pagare chiedi alla cassa le condizioni di cambio (tempi, esclusioni, rimborso o buono) e conserva lo scontrino.

Garanzia legale di due anni

La garanzia legale riguarda i difetti e vale per ogni acquisto da un venditore professionale, online o in negozio. Per l’articolo 133 il venditore risponde di qualsiasi difetto di conformità esistente alla consegna che si manifesta entro due anni. Difettoso significa, per l’articolo 129, non conforme alla descrizione o privo delle qualità, anche di durata, che ci si può ragionevolmente aspettare.

Nel primo anno la prova è dalla tua parte. L’articolo 135 presume che il difetto manifestato entro un anno dalla consegna esistesse già, salvo prova contraria del venditore. Dal tredicesimo mese la garanzia c’è ancora, ma tocca a te dimostrare che il difetto è di origine. L’azione per far valere i difetti si prescrive in ventisei mesi dalla consegna. Il testo vigente, a differenza di quello in vigore fino al 2021, non prevede più l’obbligo di denunciare il difetto entro due mesi dalla scoperta, ma conviene comunque segnalarlo per iscritto appena lo noti.

I rimedi sono in ordine, come prevede l’articolo 135-bis. Prima scegli tra riparazione e sostituzione, gratis, in tempi ragionevoli e senza notevoli inconvenienti; solo se non sono possibili, falliscono o il difetto è molto grave puoi chiedere uno sconto proporzionale o la risoluzione del contratto con la restituzione del prezzo. Per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026, con il D.Lgs. 25 settembre 2026, n. 176 sul diritto alla riparazione, se scegli la riparazione il periodo di responsabilità del venditore si allunga una volta di dodici mesi, e il venditore deve dirtelo prima di intervenire. Sull’usato le parti possono ridurre la garanzia, ma non sotto un anno.

La garanzia commerciale (quella “del produttore” o “estesa”, spesso venduta a parte) è un’altra cosa. L’articolo 135-quinquies la chiama garanzia convenzionale: si aggiunge alla legale e non la sostituisce. La dichiarazione deve ricordare che i rimedi di legge verso il venditore restano gratuiti e intatti: prima di pagare un’estensione, chiediti cosa copre in più dei due anni che hai già. Il caso degli smartphone lo abbiamo approfondito nell’articolo sulla garanzia legale dell’iPhone.

📝 Nota della redazione
Leggendo l’allegato I del Codice del consumo, il modulo tipo di recesso (parte B) ha solo sette voci: destinatario, beni ordinati, data dell’ordine o del ricevimento, nome, indirizzo, firma e data. Non c’è nessun campo per il motivo, e la firma è richiesta solo se il modulo viaggia su carta. Dal 19 giugno 2026 le istruzioni tipo dello stesso allegato prevedono anche la frase sul recesso online tramite la funzione dell’articolo 54-bis. Se un sito ti chiede di motivare il reso, puoi scegliere una voce generica: per la legge la motivazione non è necessaria.

Tre esempi concreti

1. Lo smartphone comprato online che non piace. Giulia ordina uno smartphone in offerta il venerdì del Black Friday (27 novembre 2026): 349 euro più 7,90 euro di consegna espressa, mentre la spedizione standard costava 3,90 euro. Il pacco arriva lunedì 30 novembre. Lo trova troppo grande. Ha tempo per comunicare il recesso fino a lunedì 14 dicembre. Lo fa il 3 dicembre con il pulsante “recedere dal contratto qui” e riceve l’avviso di ricevimento via email. Il venditore deve rimborsarle 352,90 euro (il prezzo più la sola spedizione standard) entro il 17 dicembre, ma può aspettare di ricevere il telefono o la ricevuta della spedizione. Se nelle condizioni di vendita c’era scritto che il reso era a carico del cliente, Giulia paga il corriere di ritorno; altrimenti no.

2. Il maglione regalato comprato in negozio. Marco compra in un negozio di abbigliamento un maglione da 79 euro e lo regala alla sorella il 25 dicembre. La taglia è sbagliata. Qui non esiste un diritto di recesso: la sorella può cambiarlo solo se il negozio prevede il cambio merce, nei tempi e nei modi che ha fissato (spesso con lo scontrino di cortesia e un buono, non un rimborso). Se invece a gennaio le cuciture si aprono dopo pochi lavaggi, entra in gioco la garanzia legale di due anni, che vale anche in negozio: per far valere il difetto serve la prova dell’acquisto, quindi è utile che Marco conservi lo scontrino.

3. Il televisore che si guasta dopo 14 mesi. Luca ha ricevuto un televisore da 799 euro il 28 novembre 2025. A fine gennaio 2027, dopo circa 14 mesi, lo schermo mostra righe verticali. La garanzia legale copre ancora (i due anni scadono a fine novembre 2027), ma è passato il primo anno: la presunzione dell’articolo 135 non lo aiuta più e potrebbe dover dimostrare che il difetto è di fabbrica, per esempio con il rapporto di un centro assistenza. Luca scrive al venditore (non al produttore: il responsabile per legge è lui) chiedendo riparazione o sostituzione. Ha tempo per agire fino a gennaio 2028 (26 mesi dalla consegna). L’allungamento di 12 mesi dopo la riparazione non vale nel suo caso, perché il contratto è precedente al 31 luglio 2026.

Modello di dichiarazione di recesso (da copiare)

Il testo qui sotto segue il modulo di recesso tipo dell’allegato I, parte B, del Codice del consumo, con qualche campo in più utile per identificare l’ordine. Puoi incollarlo in una email o in una PEC, oppure stamparlo, firmarlo e spedirlo con raccomandata A/R. Conserva la ricevuta di invio: la prova che hai receduto in tempo è a tuo carico. Se il sito ha la funzione “recedere dal contratto qui”, usarla è equivalente e ti dà una ricevuta automatica.

Destinatario: [nome del venditore, indirizzo geografico e indirizzo email indicati nelle condizioni di vendita]

Oggetto: esercizio del diritto di recesso ai sensi dell’art. 52 del D.Lgs. 206/2005

Con la presente io/noi (*) notifichiamo il recesso dal mio/nostro (*) contratto di vendita dei seguenti beni/servizi (*): [descrizione del prodotto e quantità]
Numero d’ordine: [numero]
Ordinato il (*) [data] / ricevuto il (*) [data]
Nome del/dei consumatore(i): [nome e cognome]
Indirizzo del/dei consumatore(i): [indirizzo]
Chiedo il rimborso delle somme versate con lo stesso mezzo di pagamento usato per l’acquisto, come previsto dall’art. 56 del D.Lgs. 206/2005.

Firma del/dei consumatore(i) (solo se il presente modulo è notificato in versione cartacea): [firma]
Data: [data]

(*) Cancellare la dicitura inutile.

ℹ️ Il modello è fornito a titolo esemplificativo. Prima di utilizzarlo verifica che sia adatto alla tua situazione specifica e, se necessario, fallo revisionare da un professionista.

Il numero d’ordine e la richiesta di rimborso non sono nel modulo ufficiale: li abbiamo aggiunti per comodità.

Domande frequenti

Il diritto di recesso vale anche per i prodotti in offerta del Black Friday?

Sì. Lo sconto non cambia nulla: un prodotto venduto online con il 40% in meno si restituisce negli stessi 14 giorni di uno a prezzo pieno, con le stesse eccezioni dell’articolo 59. Su come leggere gli sconti di quei giorni trovi i numeri nell’articolo sul Black Friday 2026.

Posso restituire un prodotto che ho aperto?

In generale sì: aprirlo e provarlo come faresti in negozio è consentito. Le eccezioni sono i sigillati che non si restituiscono per motivi igienici o di salute e i software, film e dischi sigillati, una volta aperti. Se lo hai usato oltre la prova, il venditore può trattenere la diminuzione di valore.

Ho comprato da un privato su un marketplace: posso recedere?

No. Recesso e garanzia legale del Codice del consumo valgono solo verso un professionista, e il marketplace deve indicarti se il venditore lo è. Con un privato valgono le regole generali del codice civile sulla compravendita e le eventuali tutele offerte dalla piattaforma.

Cosa succede se il pacco arriva dopo Natale e il regalo non serve più?

Puoi esercitare il recesso normalmente entro 14 giorni dalla consegna. Se prima di comprare avevi detto al venditore che la consegna entro una certa data era essenziale e lui non l’ha rispettata, l’articolo 61 ti permette anche di risolvere subito il contratto e ottenere il rimborso, senza concedergli un termine supplementare.

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