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Giorgetti e la tassazione delle banche 2026: cosa rischia di cambiare per i correntisti

La tassazione delle banche torna al centro del dibattito politico dopo che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riaperto il dossier a fine giugno 2026, parlando esplicitamente della necessità di una “riflessione sulla composizione degli utili” degli istituti di credito. Non è la prima volta che il tema si affaccia nell’agenda del governo, e ogni volta la domanda dei correntisti è la stessa: se le banche pagano di più, alla fine tocca a noi?

📌 Articolo in breve
Nella manovra 2026 non è passata una tassa diretta sugli extraprofitti bancari, ma è stato introdotto un contributo indiretto tramite un aumento IRAP del 2% per banche e assicurazioni, oltre al differimento delle DTA al 2027 e un’aliquota agevolata al 27,5% per chi svincola le riserve 2023. A fine giugno Giorgetti ha riaperto il tema per la manovra successiva. Per ora non ci sono effetti diretti annunciati su conti correnti o mutui dei clienti.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Il quadro normativo sulla tassazione bancaria è in evoluzione: verifica sempre le fonti ufficiali del MEF prima di trarre conclusioni operative.

📅 Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2026.

Indice

  1. Cosa ha detto davvero Giorgetti
  2. Cosa è già in vigore nella manovra 2026
  3. Cos’è l’IRAP e perché colpisce proprio le banche
  4. Perché il tema torna sempre a galla
  5. Cosa significa per chi ha un conto o un mutuo
  6. Gli scenari per la prossima manovra
  7. Domande frequenti

Cosa ha detto davvero Giorgetti

A fine giugno, durante un intervento al CNEL su un incontro dedicato all’economia civile, il ministro dell’Economia ha osservato come negli ultimi anni sia cambiata la composizione degli utili bancari, e ha fatto notare che oggi la tassazione tratta allo stesso modo profitti di natura ed origine molto diverse tra loro. È un modo per aprire la porta a un trattamento fiscale differenziato, che tassi in modo diverso gli utili “ordinari” da quelli legati a fattori straordinari come i tassi di interesse elevati degli ultimi anni.

Non si tratta di un annuncio di misura concreta, ma di una dichiarazione di intenti che segnala la direzione in cui il governo potrebbe muoversi nella prossima legge di bilancio. Le banche, dal canto loro, sanno bene che il tema si ripresenta a ogni manovra da quando i tassi BCE sono saliti, e si preparano a un negoziato che si preannuncia complicato, come raccontato anche dagli analisti di settore.

Cosa è già in vigore nella manovra 2026

Nella legge di bilancio 2026 non è stata approvata una tassa diretta sugli extraprofitti bancari nella forma che si era ipotizzata negli anni precedenti. Il governo ha invece scelto una strada indiretta, articolata su più fronti: un aumento temporaneo di due punti dell’IRAP per banche e assicurazioni — e solo per loro — che porta un gettito aggiuntivo stimato in oltre 800 milioni di euro; il differimento al 2027 della trasformazione in crediti d’imposta delle DTA, le attività fiscali differite accumulate dagli istituti; e un’aliquota ridotta al 27,5% (invece del 40% ordinario) per le banche che scelgono di svincolare le riserve accantonate nel 2023, con l’obiettivo di incentivare gli istituti a liberare capitale e più facilmente distribuirlo o reinvestirlo.

È una soluzione di compromesso tipica della maggioranza attuale, dove la Lega ha spinto per un intervento più incisivo sugli extraprofitti mentre Forza Italia ha frenato, preoccupata degli effetti sulla stabilità del settore creditizio e sulla capacità delle banche di finanziare famiglie e imprese.

Cos’è l’IRAP e perché colpisce proprio le banche

Per capire davvero la misura in vigore serve fare un passo indietro su cosa sia l’IRAP, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. È un’imposta che si applica al valore della produzione netta di un’azienda, calcolata in modo diverso rispetto all’IRES, l’imposta sul reddito delle società. L’aliquota ordinaria IRAP per le imprese si aggira intorno al 3,9%, ma per banche e assicurazioni è storicamente più alta — un trattamento differenziato già esistente prima della manovra 2026, che riconosce la particolare redditività del settore finanziario.

L’aumento di due punti applicato dalla manovra 2026 si somma quindi a un’aliquota già superiore alla media, e viene versato dalle banche indipendentemente dall’origine specifica dei loro utili — che siano derivati da commissioni, da interessi attivi sui prestiti o da attività di investimento. È proprio questa indifferenza rispetto alla “qualità” del profitto che Giorgetti ha messo in discussione nel suo intervento di fine giugno, aprendo alla possibilità di un trattamento più mirato in futuro.

Perché il tema torna sempre a galla

La tassa sugli extraprofitti bancari è diventata un classico del dibattito politico italiano da quando la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse in modo aggressivo, gonfiando i margini delle banche sui prestiti a tasso variabile senza che la remunerazione dei depositi crescesse nella stessa proporzione. Il primo tentativo di tassa diretta, annunciato con un decreto lampo, causò un crollo in Borsa dei titoli bancari e fu rapidamente ridimensionato. Da allora il governo ha preferito strumenti più graduali e negoziati, come l’aumento IRAP, che generano gettito senza scosse sui mercati finanziari.

Il fatto che Giorgetti riapra il dossier ogni anno, in prossimità della manovra, riflette anche una dinamica di bilancio pubblico: servono coperture finanziarie per le misure sociali e fiscali della legge di bilancio, e il settore bancario — che negli ultimi esercizi ha macinato utili record — resta un bersaglio politicamente comodo per trovare risorse aggiuntive.

Cosa significa per chi ha un conto o un mutuo

La domanda che si pongono i correntisti è legittima: se le banche pagano più tasse, il costo viene scaricato su commissioni più alte, tassi sui mutui più cari o minore remunerazione sui conti deposito? Storicamente le banche italiane hanno sempre sostenuto questa tesi durante il dibattito politico, ma i dati sui mesi successivi all’introduzione dell’aumento IRAP 2026 non mostrano finora un aumento generalizzato e diretto delle commissioni riconducibile a questa misura specifica — anzi, la concorrenza tra banche online e tradizionali sulle offerte di conto deposito, con tassi promozionali fino al 4%, va nella direzione opposta.

Questo non significa che gli effetti siano nulli: un prelievo fiscale aggiuntivo di centinaia di milioni di euro sul settore incide comunque sulla capacità di distribuire dividendi e potenzialmente sulla propensione a fare credito più generoso, soprattutto per le fasce di clientela più rischiose. Ma per il correntista medio, con un conto corrente e magari un mutuo a tasso fisso già acceso, l’impatto diretto e immediato resta limitato rispetto a fattori che pesano molto di più, come le decisioni della BCE sui tassi di riferimento.

Gli scenari per la prossima manovra

Se la riflessione avviata da Giorgetti si tradurrà in proposte concrete, è più probabile vedere un affinamento della formula già in vigore — magari con aliquote differenziate in base alla natura degli utili, come lasciato intendere dal ministro — piuttosto che un ritorno alla tassa diretta sugli extraprofitti che aveva scosso i mercati. Il precedente del crollo in Borsa resta una lezione che il governo sembra aver imparato, e la strada degli aggiustamenti IRAP o delle DTA appare più probabile di un intervento traumatico.

Resta comunque un tema da monitorare in vista dell’autunno, quando la manovra 2027 inizierà a prendere forma nei tavoli tecnici prima ancora che nelle dichiarazioni pubbliche dei ministri.

Domande frequenti

La tassa sugli extraprofitti bancari è già in vigore?

No, non nella forma di tassa diretta sugli extraprofitti. Nella manovra 2026 il contributo del settore bancario e assicurativo arriva tramite l’aumento IRAP del 2%, il differimento delle DTA al 2027 e l’aliquota agevolata sulle riserve 2023.

Questo aumento fiscale si riflette sui tassi dei mutui?

Non ci sono evidenze dirette e immediate che colleghino l’aumento IRAP 2026 a un incremento dei tassi sui mutui offerti ai clienti. I tassi dei mutui dipendono principalmente dalle decisioni di politica monetaria della BCE e dallo spread applicato da ciascuna banca in base al proprio profilo di rischio.

Quando si saprà se ci sarà una nuova misura per il 2027?

Le proposte concrete per la manovra 2027 emergeranno tipicamente tra settembre e ottobre 2026, quando il governo presenta la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza e avvia la discussione parlamentare sulla legge di bilancio.

Perché la Lega e Forza Italia hanno posizioni diverse sul tema?

All’interno della maggioranza di governo il partito di Matteo Salvini ha storicamente spinto per un intervento più deciso sugli utili bancari, presentandolo come una misura di equità sociale in un momento di margini elevati per il settore. Forza Italia, più vicina per tradizione al mondo bancario e finanziario, ha invece frenato più volte, temendo ripercussioni sulla stabilità del settore e sulla disponibilità di credito per famiglie e imprese. Il compromesso raggiunto nella manovra 2026, con l’aumento IRAP al posto di una tassa diretta, riflette proprio questo equilibrio interno alla coalizione.

Per capire come le decisioni sui tassi si riflettono concretamente sul tuo risparmio, leggi anche la nostra guida a i migliori conti deposito di luglio 2026 e l’approfondimento sulla decisione BCE di giugno 2026. Per le fonti ufficiali sulla manovra puoi consultare il sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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