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Congedo parentale 2026: esteso fino a 14 anni, percentuali e novità

Congedo parentale 2026 si allarga in modo netto: la finestra temporale in cui i genitori lavoratori dipendenti possono usarlo passa dai 12 ai 14 anni di vita del figlio, e cambiano anche i giorni disponibili per la malattia dei bambini più grandi. Due novità che meritano di essere conosciute bene prima di pianificare l’organizzazione familiare per il resto dell’anno.

📌 Articolo in breve
Dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale ordinario si può richiedere fino ai 14 anni di vita del figlio (prima il limite era 12). I primi 3 mesi complessivi (uno per genitore, non trasferibili) restano indennizzati all’80% della retribuzione se usati entro i 6 anni del bambino; oltre questo limite l’indennità scende al 30%. Per la malattia dei figli tra 3 e 14 anni, i giorni fruibili da ciascun genitore salgono da 5 a 10 l’anno.

Indice

  1. L’estensione a 14 anni: cosa cambia davvero
  2. Le percentuali di indennità: 80% e 30%
  3. Malattia dei figli: i giorni salgono da 5 a 10
  4. Durata massima complessiva
  5. Tre esempi pratici di calcolo
  6. Come fare domanda
  7. Domande frequenti

L’estensione a 14 anni: cosa cambia davvero

Fino al 2025, il congedo parentale ordinario per i lavoratori dipendenti si poteva richiedere entro i 12 anni di vita del figlio. Dal 1° gennaio 2026 questo limite sale a 14 anni, un’estensione che allarga concretamente la finestra utile per organizzare periodi di assenza dal lavoro legati alla crescita dei figli, anche oltre la prima infanzia.

Non si tratta di un dettaglio marginale: due anni in più di finestra utile significano, per molte famiglie, la possibilità di gestire meglio il passaggio alle scuole medie o le prime fasi dell’adolescenza, periodi in cui la presenza di un genitore può fare la differenza anche se i figli non sono più piccolissimi.

Le percentuali di indennità: 80% e 30%

Il meccanismo delle percentuali resta il vero nodo da capire bene prima di pianificare l’assenza dal lavoro. I primi 3 mesi complessivi di congedo, uno per ciascun genitore e non trasferibili tra loro, vengono indennizzati all’80% della retribuzione, ma solo se utilizzati entro i 6 anni di vita del bambino. Superata questa soglia, oppure esauriti questi 3 mesi agevolati, l’indennità scende al 30% della retribuzione per tutti i periodi successivi.

Questo significa che la stessa quantità di congedo, usata prima o dopo i 6 anni del bambino, ha un impatto economico molto diverso sulla busta paga: pianificare quando usare i mesi all’80% è una scelta che vale la pena fare con attenzione.

Malattia dei figli: i giorni salgono da 5 a 10

Un’altra novità 2026 riguarda i permessi per la malattia dei figli nella fascia d’età tra i 3 e i 14 anni: i giorni fruibili da ciascun genitore passano da 5 a 10 l’anno. È un raddoppio che risponde a una delle richieste più frequenti da parte delle famiglie con figli in età scolare, dove le assenze per malattia sono più frequenti di quanto si pensi.

Durata massima complessiva

Il tetto complessivo di congedo parentale, sommando le quote di entrambi i genitori, resta fissato a un massimo di 9 mesi, utilizzabili entro i 14 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento). All’interno di questo tetto rientrano sia i mesi indennizzati all’80% sia quelli al 30%.

Tre esempi pratici di calcolo

Una madre con stipendio netto di 1.500 euro al mese che usa 1 mese di congedo quando il figlio ha 4 anni riceve l’80% della retribuzione, quindi circa 1.200 euro per quel mese, rientrando nella quota agevolata.

Lo stesso genitore, se decide di usare un mese di congedo quando il figlio ha già compiuto 8 anni (oltre la soglia dei 6 anni per l’indennità piena), riceve il 30% della retribuzione, quindi circa 450 euro per quel mese: una differenza di 750 euro che vale la pena considerare nella pianificazione.

Una coppia con un figlio di 11 anni che si ammala per una settimana può ora contare su un massimo di 10 giorni annui di permesso a testa per malattia del figlio, il doppio rispetto ai 5 giorni disponibili fino al 2025, per gestire meglio le assenze scolastiche legate alla salute.

Come fare domanda

La domanda di congedo parentale si presenta online tramite il sito INPS, con SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendosi a un patronato. È consigliabile presentarla con un margine di anticipo rispetto alla data di inizio prevista, per evitare ritardi nell’erogazione dell’indennità da parte del datore di lavoro o dell’INPS a seconda del settore.

Domande frequenti

Il congedo parentale spetta anche ai lavoratori autonomi?

Le regole descritte in questo articolo riguardano i lavoratori dipendenti. I lavoratori autonomi e le partite IVA hanno regole di congedo parentale diverse, generalmente meno favorevoli in termini di durata e percentuali di indennità.

I 3 mesi all’80% sono cumulabili tra madre e padre?

Sono 3 mesi complessivi, con un mese non trasferibile riservato a ciascun genitore e un terzo mese che può essere utilizzato da uno dei due secondo l’accordo familiare, sempre entro i 6 anni di vita del bambino per mantenere l’indennità piena.

Cosa succede se supero i 9 mesi complessivi?

Oltre il tetto massimo di 9 mesi complessivi tra i due genitori non è più possibile richiedere congedo parentale indennizzato, salvo eventuali congedi non retribuiti previsti da altre norme o dal contratto collettivo applicato.

⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza legale o previdenziale personalizzata. Verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’INPS o rivolgiti a un patronato.

Per altre agevolazioni per le famiglie, leggi anche Assegno unico 2026: importi, a chi spetta e come fare domanda e Bonus nuovi nati 2026. Tutti i dettagli ufficiali sono disponibili sul portale INPS.

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