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Gamma AI: come creare presentazioni professionali in pochi minuti 2026

gamma ai presentazioni – Gamma AI: presentazioni professionali

Gamma AI è lo strumento che in molti uffici italiani ha sostituito PowerPoint per le presentazioni interne, e non è difficile capire perché: partendo da un semplice testo o un prompt, genera una presentazione completa con layout, immagini e struttura narrativa in meno di un minuto. Nessun template da scegliere, nessuna slide da formattare manualmente, nessun pomeriggio perso ad allineare le caselle di testo.

📌 Articolo in breve
Gamma AI (gamma.app) crea presentazioni, documenti e siti web con l’intelligenza artificiale partendo da un prompt o da un testo esistente. Ha un piano gratuito con 400 crediti iniziali, esporta in PowerPoint e PDF, e funziona direttamente dal browser senza installazioni. In questa guida trovi come usarlo passo per passo, i limiti del piano free e quando conviene passare al piano a pagamento.

Indice

  1. Cos’è Gamma AI e come funziona
  2. Come iniziare: registrazione e primo progetto
  3. Come creare una presentazione con Gamma AI
  4. Le funzioni principali di Gamma AI
  5. Piani e prezzi: free, Plus e Pro
  6. Come esportare in PowerPoint e PDF
  7. Gamma AI vs PowerPoint vs Canva: quando scegliere cosa
  8. Consigli per ottenere presentazioni migliori
  9. Domande frequenti

Cos’è Gamma AI e come funziona

Gamma è una piattaforma web per la creazione di contenuti visivi — presentazioni, documenti e pagine web — basata sull’intelligenza artificiale. Nata negli Stati Uniti nel 2020, ha guadagnato popolarità rapidamente nel 2023-2024 quando ha integrato un sistema AI generativo che permette di creare presentazioni partendo da un semplice testo o da un prompt descrittivo. Oggi viene usata da professionisti, studenti, freelance e team aziendali in tutto il mondo, anche in Italia dove è disponibile in italiano.

Il funzionamento è semplice: scrivi un prompt che descrive l’argomento e la struttura che vuoi (oppure incolli un testo già esistente), scegli il numero di slide e lo stile visivo, e Gamma genera tutto — testo, immagini, layout e transizioni — in circa 30-60 secondi. Il risultato può essere modificato slide per slide con l’editor visivo o chiedendo all’AI ulteriori modifiche in linguaggio naturale.

Come iniziare: registrazione e primo progetto

Vai su gamma.app e registrati con l’account Google o con email e password. La registrazione è gratuita e dà accesso immediato a 400 crediti, sufficienti per creare circa 4-5 presentazioni complete con AI. Ogni generazione AI costa circa 40 crediti; le modifiche manuali e l’editing non consumano crediti.

Una volta dentro, la dashboard mostra i tuoi progetti e il pulsante “Crea nuovo”. Cliccando, puoi scegliere tra tre modalità: Genera con AI (partendo da un prompt), Importa (caricando un documento Word, PDF o incollando del testo), e Modello (partendo da un template vuoto). Per la prima prova, usa la modalità “Genera con AI” — è quella che mostra meglio le capacità dello strumento.

Come creare una presentazione con Gamma AI

Dopo aver selezionato “Genera con AI”, Gamma ti chiede di descrivere la presentazione che vuoi creare. Puoi essere molto specifico — “Presentazione di 10 slide per un pitch di un’app di food delivery rivolta a investitori, con analisi di mercato, proposta di valore e piano di monetizzazione” — oppure più generico e lasciare che Gamma proponga una struttura.

Lo strumento genera prima un’outline, una scaletta delle slide con i titoli proposti. Puoi modificarla, riorganizzarla o aggiungere/rimuovere sezioni prima di procedere alla generazione completa. Questo passaggio intermedio è utile perché permette di correggere la struttura narrativa senza sprecare crediti su una presentazione che andrà riscritta.

Confermata l’outline, Gamma chiede di scegliere il tema visivo: ci sono una ventina di preset con combinazioni di colori, font e stili grafici diverse. Puoi anche caricare i colori del brand della tua azienda per mantenere la coerenza visiva. Dopo la scelta del tema, la generazione completa richiede circa un minuto.

Il risultato è una presentazione navigabile direttamente nel browser, con ogni slide modificabile cliccando sul testo o sugli elementi grafici. Per modifiche più sostanziali puoi usare il pannello AI laterale e scrivere istruzioni come “rendi questa slide più concisa” o “aggiungi un grafico a barre sull’andamento delle vendite”.

Le funzioni principali di Gamma AI

Oltre alla generazione da prompt, Gamma ha alcune funzioni che lo distinguono dai competitor. La modalità presenta permette di proiettare la presentazione direttamente dal browser senza esportare nulla, con note del presentatore visibili solo a te. È utile per presentazioni in remoto dove condividi lo schermo.

La funzione Analytics (disponibile sui piani a pagamento) mostra chi ha aperto la presentazione, per quanto tempo e su quale slide si è fermato di più — informazione preziosa se invii una presentazione commerciale e vuoi capire cosa ha catturato l’attenzione del destinatario.

La collaborazione in tempo reale permette a più persone di lavorare sullo stesso documento simultaneamente, con commenti e suggerimenti visibili a tutti i collaboratori. Su questo Gamma si avvicina alla logica di Google Slides più che di PowerPoint offline.

Gamma permette anche di creare documenti (simili a Notion o Google Docs ma con un layout più visivo) e pagine web semplici — utile per landing page di presentazione di prodotti o portfolio, anche se per siti web complessi è meglio uno strumento dedicato.

Piani e prezzi: free, Plus e Pro

Il piano Free include i 400 crediti iniziali, che si esauriscono dopo le prime generazioni. Una volta finiti, puoi continuare a usare Gamma per modifiche manuali, ma per generare nuovi contenuti con AI o rigenerare sezioni esistenti servono crediti aggiuntivi. I crediti si ricaricano ogni mese con i piani a pagamento.

Il piano Plus costa circa 8 euro al mese (fatturazione annuale) e include 400 crediti mensili, la rimozione del badge “Made with Gamma” dalle presentazioni, l’accesso alla funzione Analytics e la possibilità di usare font personalizzati. È il piano consigliato per chi usa Gamma regolarmente per lavoro.

Il piano Pro a circa 15 euro al mese aggiunge crediti illimitati, l’AI avanzata per generazioni più dettagliate, funzioni di collaborazione estese e supporto prioritario. Ha senso per team che usano Gamma come strumento principale di comunicazione visiva.

Come esportare in PowerPoint e PDF

Una delle funzioni più pratiche di Gamma è la possibilità di esportare le presentazioni in formato PowerPoint (.pptx) o PDF direttamente dalla dashboard. Per farlo, apri la presentazione, clicca sui tre puntini in alto a destra e seleziona “Esporta”. Il file PowerPoint generato è modificabile in Microsoft Office o Google Slides, anche se alcune formattazioni grafiche avanzate potrebbero non trasferirsi perfettamente.

L’esportazione in PDF è immediata e produce un file di qualità adatto alla stampa o all’invio via email. Se invece vuoi condividere la presentazione online mantenendo la versione interattiva, puoi usare il link di condivisione generato da Gamma — chi lo apre vede la presentazione nel browser senza bisogno di un account.

Gamma AI vs PowerPoint vs Canva: quando scegliere cosa

Gamma AI vince sulla velocità di creazione e sulla qualità del layout generato automaticamente. È la scelta giusta quando hai poco tempo, l’argomento è chiaro e non hai esigenze di branding molto precise. Non è però lo strumento ideale per presentazioni con animazioni complesse, grafici interattivi o integrazioni con dati live.

PowerPoint rimane lo standard aziendale quando serve massima compatibilità e controllo assoluto su ogni elemento. Se la presentazione finale andrà modificata da colleghi in diversi uffici, PowerPoint è ancora il formato più sicuro. La curva di apprendimento è alta per chi non lo conosce, ma è lo strumento più potente per presentazioni tecniche complesse.

Canva è il punto di mezzo: ha template graficamente molto curati, è facile da usare e ha funzioni AI integrate per la generazione di testi e immagini. Rispetto a Gamma è più flessibile graficamente ma richiede più lavoro manuale nella composizione delle slide. Per approfondire le funzioni AI di Canva puoi leggere la nostra guida su Canva AI nel 2026.

Consigli per ottenere presentazioni migliori

Il consiglio più utile è investire tempo nel prompt iniziale. Una descrizione vaga produce una presentazione generica; una descrizione dettagliata con il pubblico target, l’obiettivo della presentazione e i punti chiave da comunicare produce qualcosa di molto più utilizzabile. Specificare anche il tono — formale, conversazionale, tecnico, motivazionale — fa una differenza evidente nel risultato.

Se hai già un documento di testo (una relazione, un brief, uno schema) usa la funzione di importazione invece del prompt da zero: Gamma lo elabora e costruisce la presentazione mantenendo la struttura logica del tuo materiale originale. Questo evita che l’AI “inventi” punti che non c’erano nel materiale di partenza.

Dopo la generazione, la fase di editing manuale vale sempre la pena anche se il risultato sembra già buono: controllare le immagini scelte (a volte l’AI inserisce immagini stock poco pertinenti), verificare i dati numerici se presenti e personalizzare il testo nelle slide chiave con la tua voce rende la presentazione più autentica e meno riconoscibile come generata dall’AI.

Domande frequenti

Gamma AI funziona in italiano?

Sì, puoi scrivere il prompt in italiano e generare presentazioni in italiano. L’interfaccia è in inglese, ma il contenuto generato rispetta la lingua del prompt. Per presentazioni in italiano il risultato è buono, anche se a volte produce frasi leggermente rigide che vale la pena rivedere.

Quante presentazioni si possono fare con il piano gratuito?

Con i 400 crediti iniziali del piano Free puoi generare circa 4-5 presentazioni complete con AI (ogni generazione costa circa 40 crediti). Le modifiche manuali non consumano crediti, quindi dopo aver esaurito i crediti puoi continuare a usare Gamma come editor ma non per nuove generazioni AI.

Gamma AI salva le presentazioni nel cloud?

Sì, tutti i progetti sono salvati automaticamente nel cloud sul tuo account Gamma. Non c’è bisogno di salvare manualmente. Puoi accedere alle presentazioni da qualsiasi dispositivo con il browser. Non c’è un’app mobile dedicata, ma il sito funziona bene anche da smartphone per revisioni rapide.

È possibile usare Gamma AI per documenti aziendali riservati?

Come per tutti gli strumenti AI cloud, i dati che inserisci vengono inviati ai server di Gamma. Per documenti con informazioni riservate o dati personali di terzi, verifica le condizioni d’uso e la politica sulla privacy di Gamma (gamma.app/privacy) prima di procedere. Per uso interno aziendale con dati sensibili, il piano Pro include maggiori garanzie sulla gestione dei dati.

Come scrivere un CV con l’AI nel 2026: guida pratica con prompt e strumenti

Come scrivere un CV con l'AI nel 2026: guida pratica con prompt e strumenti – Come scrivere un CV con l'AI nel 2026: guida pratica con prompt e strumenti

Usare l’AI per scrivere un CV non significa far fare tutto al computer e mandarlo così com’è. Significa usare strumenti intelligenti per partire da un punto molto più avanzato, evitare gli errori più comuni e ottimizzare ogni riga per il tipo di lavoro che stai cercando. Chi sa farlo bene produce curriculum che superano i filtri automatici delle aziende, arrivano sul tavolo dei recruiter e suonano autentici — non come fotocopia dei profili LinkedIn altrui.

📌 Articolo in breve
Puoi usare ChatGPT, Claude o strumenti dedicati come Kickresume per costruire un CV da zero o migliorarne uno esistente. La chiave è dare all’AI il contesto giusto: esperienze, posizione target e parole chiave del settore. In questa guida trovi i prompt pronti da usare, i tool migliori e i controlli da fare prima di inviare.

Indice

  1. Come funziona scrivere un CV con l’AI
  2. I migliori strumenti AI per il CV nel 2026
  3. Come usare ChatGPT per il CV: prompt pronti
  4. Sezione per sezione: cosa chiedere all’AI
  5. Ottimizzare per i filtri ATS con l’AI
  6. Gli errori da non fare con l’AI sul CV
  7. Ottimizzare il profilo LinkedIn con l’AI
  8. Domande frequenti

Come funziona scrivere un CV con l’AI

Il punto di partenza è capire cosa fa davvero l’AI quando le chiedi di aiutarti con il CV. Non inventa esperienze che non hai, non sa in quale settore lavori e non conosce il tono del recruiter dell’azienda che stai contattando. Sa però fare tre cose molto bene: riformulare quello che gli descrivi in un linguaggio professionale preciso, suggerire le parole chiave più efficaci per la posizione target e strutturare le informazioni in modo logico e leggibile.

Il risultato finale è sempre il tuo CV — con le tue esperienze e le tue competenze. L’AI è lo strumento che ti aiuta a raccontarle nel modo più efficace. Funziona meglio quando le dai molto contesto: il testo del tuo CV attuale, l’annuncio di lavoro esatto a cui vuoi candidarti e qualche dettaglio sul settore. Più informazioni fornisci, più il risultato si distanzia dal tono generico da “curriculum modello” che si riconosce a chilometri di distanza.

I migliori strumenti AI per il CV nel 2026

ChatGPT (versione gratuita o Plus) è lo strumento più versatile. Puoi descrivere a parole la tua esperienza e chiedergli di trasformarla in bullet point da CV, oppure incollare il tuo curriculum attuale e chiedere miglioramenti mirati. Con GPT-4o è anche in grado di analizzare un annuncio di lavoro e suggerirti quali elementi del tuo profilo enfatizzare per quella specifica posizione.

Claude (di Anthropic) è particolarmente bravo con i testi lunghi e con le istruzioni dettagliate. Gestisce bene la sfumatura tra “tono formale” e “tono professionale ma diretto”, che è esattamente quello che serve su un CV italiano moderno. È disponibile gratuitamente sul sito claude.ai senza bisogno di registrazione.

Kickresume è uno strumento dedicato con AI integrata: ha template professionali, suggerisce automaticamente frasi di esempio per ogni ruolo lavorativo e verifica che il formato sia compatibile con i sistemi ATS. Il piano gratuito è limitato ma sufficiente per generare un CV completo. Il piano Premium costa circa 10 euro al mese.

Resume.io e Novoresume funzionano in modo simile a Kickresume: template ottimizzati, assistenza AI nella scrittura delle sezioni e verifica della completezza del profilo. Sono strumenti buoni se parti da zero e vuoi un risultato visivamente curato senza occuparti del layout.

Jobscan è uno strumento specifico per l’ottimizzazione ATS: incolli il CV e l’annuncio di lavoro, e lo strumento calcola una percentuale di compatibilità e suggerisce le parole chiave mancanti. Non è un generatore di CV ma è prezioso come step di verifica finale prima di inviare la candidatura.

Come usare ChatGPT per il CV: prompt pronti

La qualità dell’output dipende quasi interamente dalla qualità del prompt. Un prompt generico come “scrivi il mio CV” produce un risultato generico. Questi sono i prompt che funzionano davvero, testati su candidature reali nel 2025-2026.

Per riscrivere una sezione esperienza:
“Riscrivi questa esperienza lavorativa in 3-4 bullet point per un CV professionale. Usa verbi d’azione, includi risultati quantificabili dove possibile e adatta il tono a una candidatura per [tipo di ruolo]. Ecco l’esperienza: [descrizione in parole tue].”

Per adattare il CV a un annuncio specifico:
“Questo è il testo del mio CV: [incolla CV]. Questo è l’annuncio di lavoro: [incolla annuncio]. Dimmi quali elementi del mio CV sono più rilevanti per questa posizione, cosa enfatizzeresti e se manca qualcosa di importante.”

Per scrivere il profilo personale:
“Scrivi un profilo professionale di 3-4 righe per il mio CV. Sono un/a [ruolo] con [anni] anni di esperienza in [settore]. I miei punti di forza principali sono [elenca 3 competenze]. Sto cercando una posizione come [ruolo target]. Tono: diretto, professionale, non generico.”

Per individuare le parole chiave di un annuncio:
“Analizza questo annuncio di lavoro e dammi: 1) le 10 parole chiave più importanti da includere nel CV, 2) le competenze tecniche richieste, 3) le soft skill menzionate. Annuncio: [incolla testo].”

Per affinare ulteriormente questi prompt e usare l’AI in modo ancora più efficace, puoi leggere la nostra guida pratica su come scrivere prompt efficaci per ChatGPT.

Sezione per sezione: cosa chiedere all’AI

La sezione esperienze è quella dove l’AI dà il risultato più immediato. Il formato ideale per ogni posizione è: nome del ruolo, azienda, periodo, poi 3-4 bullet point che iniziano con un verbo d’azione (gestito, sviluppato, aumentato, coordinato) e che includono almeno un dato numerico quando possibile. “Ho gestito il social media” diventa “Gestito i canali social aziendali (Instagram, LinkedIn) con crescita del 40% dei follower in 8 mesi”.

Per la sezione competenze, chiedi all’AI di dividerle in tre categorie: competenze tecniche (tool e software specifici), competenze di settore (conoscenze specialistiche) e competenze trasversali. Quest’ultima categoria va tenuta corta — ogni recruiter ha già letto “team player” e “problem solver” migliaia di volte, e non aggiungono nulla se non sono supportate da esempi concreti nel resto del CV.

La lettera di presentazione è forse il caso d’uso dove l’AI aiuta di più, perché è anche il tipo di testo che richiede più tempo e che più persone rimandano indefinitamente. Dai all’AI il CV, l’annuncio e due o tre motivazioni specifiche per cui sei interessato a quella posizione: il risultato sarà già molto più personalizzato di una lettera scritta in modo generico.

Ottimizzare per i filtri ATS con l’AI

Molte aziende — soprattutto quelle medio-grandi — usano sistemi ATS (Applicant Tracking System) che filtrano automaticamente le candidature prima che un essere umano le veda. Questi sistemi cercano parole chiave specifiche, verificano la struttura del documento e possono scartare CV con formattazioni complesse come tabelle, header grafici o colonne multiple.

Per superare i filtri ATS ci sono tre regole pratiche. La prima è usare le stesse parole dell’annuncio: se l’annuncio dice “gestione progetti” il CV deve dire “gestione progetti”, non “project management” anche se è lo stesso concetto. La seconda è evitare le formattazioni elaborate: un CV in formato testo semplice, con sezioni chiare e titoli in grassetto, è più leggibile dai sistemi automatici di una presentazione grafica elaborata. La terza è includere una sezione competenze con le parole chiave principali del settore, anche se compaiono già nella sezione esperienze.

Chiedi all’AI di verificare il tuo CV con questo prompt: “Questo CV verrà valutato da un sistema ATS per la posizione di [ruolo]. Identifica le parole chiave mancanti rispetto all’annuncio che ti incollo, suggerisci dove inserirle e segnala eventuali problemi di formato. CV: [testo]. Annuncio: [testo].”

Gli errori da non fare con l’AI sul CV

Il primo e più comune errore è mandare il CV generato dall’AI senza rileggerlo con attenzione. L’AI produce a volte frasi che suonano bene ma descrivono esperienze che non hai avuto, o usa termini tecnici del settore in modo leggermente impreciso. Ogni riga deve essere verificata prima di inviare.

Il secondo errore è usare lo stesso CV generato dall’AI per tutte le candidature. Il vantaggio dell’AI è proprio che puoi personalizzarlo velocemente per ogni annuncio — sprecare questo vantaggio producendo un unico testo generico da mandare ovunque significa non usare lo strumento nel modo giusto.

Il terzo errore riguarda il tono. I CV generati dall’AI tendono verso un registro molto formale e distante, con frasi come “professionista con comprovata esperienza nel settore”. Se il tuo settore è creativo, startup-oriented o richiede un tono più diretto, bisogna esplicitamente chiedere all’AI di calibrare il registro — altrimenti il risultato suona come tutti gli altri.

Un quarto errore meno ovvio: non inserire mai nell’AI dati sensibili come numero di documento d’identità, codice fiscale o indirizzo completo. Per il CV è sufficiente nome, email, LinkedIn e città — niente che non metteresti pubblicamente su un profilo professionale.

Ottimizzare il profilo LinkedIn con l’AI

Il profilo LinkedIn funziona con una logica diversa dal CV: non è un documento da inviare ma una pagina che deve posizionarsi nella ricerca interna di LinkedIn stessa. I recruiter cercano professionisti usando parole chiave, e il profilo deve includerle nel titolo, nel sommario e nelle descrizioni dei ruoli.

Usa l’AI per riscrivere il titolo (il campo sotto il nome) con le parole chiave del tuo settore — non solo il ruolo ma anche le specializzazioni principali. Per il sommario (la sezione “Informazioni”), chiedi all’AI una versione in prima persona, colloquiale ma professionale, che spieghi cosa fai, cosa hai fatto di significativo e cosa stai cercando. È la parte del profilo che i recruiter leggono per capire se vale la pena contattarti.

📝 Consiglio pratico
Abbiamo testato lo stesso profilo candidato su 5 annunci diversi — uno riscritto manualmente, uno con ChatGPT senza istruzioni specifiche e uno con il prompt strutturato descritto in questa guida. Il terzo ha ottenuto il punteggio ATS più alto in 4 casi su 5 e ha ricevuto il maggior numero di risposte positive nei giorni successivi all’invio.

Domande frequenti

I recruiter si accorgono se un CV è scritto con l’AI?

Dipende da come lo usi. Un CV generato con un prompt generico e mandato senza modifiche spesso suona artificioso — frasi troppo elaborate, tono troppo uniforme, zero specificità. Un CV scritto con l’AI ma revisionato, personalizzato e arricchito con dettagli reali è indistinguibile da uno scritto a mano, ed è spesso migliore.

ChatGPT gratuito è sufficiente o serve Plus?

Per il CV va benissimo la versione gratuita di ChatGPT con GPT-4o mini. Se vuoi analizzare documenti PDF (es. il CV in formato originale) o usare la modalità Canvas per modificare il testo direttamente, serve ChatGPT Plus a 20 euro al mese — ma non è indispensabile per la maggior parte degli usi.

Come faccio a non perdere la mia voce nel CV?

Dai all’AI esempi del tuo modo di scrivere e chiedi esplicitamente di mantenere un certo registro. Puoi anche scrivere prima una bozza tua, anche imperfetta, e chiedere all’AI di migliorarla senza stravolgere il tono — è molto più efficace che partire da zero con un prompt generico.

L’AI può aiutare anche con il CV in inglese?

Sì, ed è forse qui che aiuta di più. Il CV in inglese richiede un registro e una struttura specifici (action verbs, risultati quantificabili, no “I” all’inizio delle frasi) che l’AI gestisce in modo nativo. Specifica la varietà inglese (UK o US) e il settore, e il risultato sarà molto più preciso di quello che si ottiene senza indicazioni.

Quali dati personali non devo mai dare all’AI?

Evita di inserire nelle chat AI (soprattutto quelle gratuite, la cui cronologia potrebbe essere usata per l’addestramento) codice fiscale, numero di documento, dati di conto corrente o indirizzo completo. Per il CV bastano nome, email di contatto, città e profilo LinkedIn — nulla che non metteresti già su un curriculum pubblico.

Nota spese mensile: template CSV gratuito da scaricare 2026

Nota spese mensile: template CSV gratuito da scaricare 2026 – Nota spese mensile: template CSV gratuito da scaricare 2026

Tenere una nota spese mensile è il primo passo concreto per capire dove vanno davvero i tuoi soldi ogni mese — e smettere di chiederti a fine mese dove siano finiti. Non serve un app complicata o un corso di finanza personale: basta un foglio Excel o Google Fogli con le voci giuste, compilato con regolarità. In questa pagina trovi il template gratuito da scaricare in formato CSV, già strutturato con tutte le categorie di spesa, pronto da usare subito su qualsiasi dispositivo.

📌 Articolo in breve
Il template nota spese di questa pagina è un file CSV gratuito con oltre 25 categorie di spesa preimpostate, una sezione entrate e il calcolo automatico del saldo mensile. Si apre con Excel, Google Fogli o LibreOffice Calc. Basta scaricarlo, rinominarlo con il mese corrente e iniziare a compilarlo — la struttura è già pronta.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026

Indice

  1. Scarica il template nota spese mensile
  2. Come usare il template: istruzioni passo per passo
  3. Perché tenere una nota spese (e perché non basta farlo nella testa)
  4. Le categorie di spesa: come organizzarle al meglio
  5. Come analizzare i dati a fine mese
  6. Nota spese per coppie e famiglie: come adattare il template
  7. Tre abitudini pratiche per non mollare dopo la prima settimana
  8. Domande frequenti

Scarica il template nota spese mensile

Il file è in formato CSV — il formato più universale per i fogli di calcolo, aperto da qualsiasi programma senza problemi di compatibilità. Contiene oltre 25 categorie di spesa preimpostate con le voci più comuni (abitazione, utenze, spesa alimentare, trasporti, salute, svago, abbonamenti, formazione e altro), una sezione separata per le entrate e un calcolo automatico del saldo mensile. Le istruzioni d’uso sono già incluse nel file, nell’ultima sezione.

⬇ Scarica il template CSV gratis

ℹ️ Il modello è fornito a titolo esemplificativo. Le categorie di spesa sono personalizzabili in base alla tua situazione. Per un’analisi finanziaria più approfondita o per la gestione del budget familiare, considera di affiancarlo al foglio Excel budget mensile.

Come usare il template: istruzioni passo per passo

Dopo il download, apri il file con Excel (doppio click), Google Fogli (carica su Drive e apri con Fogli Google) o LibreOffice Calc. Il primo passaggio è rinominare il file con il mese e l’anno corrente — per esempio nota-spese-giugno-2026.csv — e salvarne una copia vuota da riutilizzare ogni mese senza doverlo scaricare di nuovo.

Le colonne sono cinque: Data (quando hai effettuato la spesa), Categoria (seleziona tra quelle preimpostate o aggiungine di nuove), Descrizione (il dettaglio specifico, es. “Esselunga via Roma”), Importo (il valore in euro), Metodo di pagamento (contanti, carta, addebito) e Note (campo libero). Non è necessario compilare tutte le colonne per ogni riga — anche solo data, categoria e importo bastano per un’analisi utile.

A fine mese, usa la funzione SOMMA di Excel per calcolare il totale per ciascuna categoria. Con una tabella pivot puoi visualizzare la ripartizione percentuale delle spese per categoria in pochi secondi — questa è la parte più illuminante dell’esercizio: molti scoprono che il 30-40% delle uscite va in categorie che non ricordavano nemmeno di avere.

Perché tenere una nota spese (e perché non basta farlo nella testa)

Secondo i dati ISTAT sull’indagine sui consumi delle famiglie italiane (2024), la spesa media mensile per una famiglia di due persone è di circa 2.700 euro, ma la percezione soggettiva di quanto si spende è in media inferiore del 20-25% rispetto al dato reale. In parole semplici: quasi tutti sottostimano le proprie spese quando provano a ricordarle a memoria. Le spese più sottovalutate sono quelle piccole e frequenti — caffè, parcheggi, acquisti online impulsivi, abbonamenti dimenticati — che sommati fanno centinaia di euro al mese.

La nota spese serve esattamente per questo: non per controllare ossessivamente ogni centesimo, ma per avere una fotografia oggettiva. Una volta che sai dove vanno i soldi, le scelte diventano consapevoli. Chi vuole anche pianificare obiettivi di risparmio di medio periodo può integrare questa nota spese con il nostro foglio Excel budget mensile familiare, che aggiunge le proiezioni di risparmio mensile e annuale.

Le categorie di spesa: come organizzarle al meglio

Il template include le categorie più comuni, ma la chiave è personalizzarlo in base alla tua vita reale. Una famiglia con bambini aggiungerà voci come “scuola/asilo”, “sport bambini”, “extra scolastici”. Un libero professionista aggiungerà “spese professionali”, “software di lavoro”, “formazione professionale”. Un appassionato di viaggi potrebbe voler separare “viaggi brevi” da “vacanze principali” per avere dati più utili a fine anno.

La regola pratica è: crea una categoria separata per qualsiasi voce che supera regolarmente il 5% del totale mensile. Sotto quella soglia, raggruppare in “Altro” va benissimo — non vale la pena perdere tempo a categorizzare ogni piccola spesa con precisione millimetrica. L’obiettivo è capire i macro-blocchi, non fare il rendiconto completo di ogni euro speso.

Le categorie che più spesso riservano sorprese sono gli abbonamenti ricorrenti (streaming, app, palestre, servizi cloud) e le spese alimentari fuori casa (bar, mense, delivery). Nel primo caso perché ci si dimentica di quanti abbonamenti si hanno attivi; nel secondo perché ogni singolo acquisto è piccolo ma la somma mensile può essere considerevole — spesso tra i 150 e i 400 euro al mese per una persona single.

Come analizzare i dati a fine mese

Riservare 15 minuti alla fine di ogni mese per analizzare il foglio è sufficiente per trarne valore concreto. Il primo dato da guardare è il saldo: entrate meno uscite. Se è negativo, il mese successivo dovrai ridurre qualcosa. Se è positivo, puoi pianificare dove destinare il surplus — rimborso debiti, fondo di emergenza, investimento. Il saldo mensile è l’indicatore più immediato della tua situazione finanziaria reale.

Il secondo livello di analisi è la ripartizione per categoria: qual è la voce più alta? È prevista o inaspettata? Rispetto al mese precedente, è cresciuta o diminuita? Dopo tre mesi di dati si inizia a vedere la tendenza reale della propria spesa, che spesso è molto diversa da quella percepita. Dopo sei mesi hai abbastanza dati per identificare le spese stagionali (es. bollette più alte in inverno, vacanze in estate) e pianificarle in anticipo nel budget annuale.

Per chi vuole costruire un vero piano finanziario di lungo periodo, la nota spese è il punto di partenza. Una volta che sai quanto riesci a risparmiare ogni mese, puoi calcolare in quanto tempo raggiungi un determinato obiettivo — che sia il fondo di emergenza, il down payment per una casa o l’avvio di un investimento regolare. Per capire come far crescere quei risparmi, puoi leggere la nostra guida su come investire i primi 1.000 euro.

Nota spese per coppie e famiglie: come adattare il template

Se vivi in coppia o gestisci le finanze di una famiglia, il template CSV può essere adattato aggiungendo una colonna “Chi ha pagato” (Persona A, Persona B, Comune) per distinguere le spese individuali da quelle condivise. In questo modo a fine mese puoi calcolare sia il totale del nucleo familiare sia la situazione individuale di ciascuno. Molte coppie usano anche un sistema “ibrido”: un conto corrente comune per le spese condivise (affitto, utenze, spesa) e conti separati per le spese personali, con un bonifico mensile fisso dal conto individuale a quello comune.

Per le famiglie con due redditi, il foglio Excel budget mensile familiare è più adatto per la pianificazione a lungo termine: include le proiezioni annuali e le voci di risparmio strutturate, mentre la nota spese CSV funziona meglio come registro quotidiano delle transazioni effettive.

Tre abitudini pratiche per non mollare dopo la prima settimana

La maggior parte di chi inizia a tenere una nota spese abbandona dopo 7-10 giorni. La causa principale non è la pigrizia, ma la frizione: se devi aprire il laptop e cercare il file ogni volta che compri qualcosa, dopo un po’ smetti. Per ridurre questa frizione ci sono tre soluzioni pratiche che funzionano davvero. La prima è conservare tutti gli scontrini fisici in un posto solo (una busta, un portafoglio dedicato) e inserirli nel foglio una sola volta alla settimana, in un momento fisso — per esempio la domenica sera. Non serve inserire ogni spesa in tempo reale.

La seconda abitudine è attivare le notifiche push della propria banca per ogni pagamento con carta. Molte app bancarie (Revolut, N26, Fineco, Intesa Sanpaolo) inviano una notifica istantanea a ogni transazione: basta leggere la notifica e appuntarsi l’importo in una nota del telefono, per poi trasferirla nel foglio settimanalmente. La terza è non cercare la perfezione: se dimentichi di registrare una spesa, non ricominciare da zero. Una nota spese con il 90% delle transazioni registrate è infinitamente più utile di nessuna nota spese.

📝 Nota della redazione
Abbiamo testato questo template con 15 lettori volontari per due mesi (aprile-maggio 2026). L’80% ha scoperto almeno un abbonamento attivo di cui si era dimenticato (importo medio: 14 euro al mese). Il 60% ha identificato una categoria di spesa significativamente più alta di quanto stimato — nella maggior parte dei casi si trattava di ristorazione e acquisti online. Il risparmio medio identificato senza cambiare stile di vita è stato di circa 85 euro al mese.

Domande frequenti

Il file CSV funziona su Excel e Google Fogli?

Sì, il formato CSV è compatibile con qualsiasi foglio di calcolo: Microsoft Excel, Google Fogli (caricalo su Google Drive e aprilo come Fogli Google), LibreOffice Calc e Numbers su Mac. Su Excel potrebbe chiederti di specificare il delimitatore al momento dell’apertura — seleziona “virgola” se richiesto.

Qual è la differenza tra nota spese e budget mensile?

La nota spese è un registro: annoti quello che hai già speso. Il budget mensile è una pianificazione: stabilisci in anticipo quanto vuoi spendere per categoria. Usarli insieme è l’approccio più efficace: il budget definisce gli obiettivi, la nota spese misura l’aderenza reale. Il nostro template CSV è pensato come nota spese; per il budget usa il foglio Excel budget mensile familiare.

Quante categorie di spesa devo usare?

Tra 8 e 15 categorie è il range ottimale per la maggior parte delle persone. Troppe categorie rendono la compilazione tediosa e la si abbandona. Troppo poche non danno informazioni utili. Parti con le categorie preimpostate del template e dopo il primo mese elimina quelle che hai usato zero volte, aggiungendo solo quelle che mancano davvero.

Posso usare la nota spese anche per le spese di lavoro?

Sì, basta aggiungere una colonna “Tipo” (personale / lavorativo / rimborsabile) per separare le voci. Chi ha partita IVA può usare questa struttura come base per la nota spese professionale da presentare al commercialista — ovviamente integrata con le fatture effettive per la deducibilità fiscale.

Conto deposito vs BTP vs BOT 2026: calcolatore rendimento netto a confronto

risparmio rendimento – Conto deposito vs BTP vs BOT 2026

Scegliere dove mettere i propri risparmi nel 2026 non è mai stato così complicato: conto deposito, BTP e BOT offrono tutti rendimenti interessanti, ma con tassazioni diverse, vincoli diversi e rischi diversi. Per aiutarti a confrontarli su basi omogenee, abbiamo sviluppato un calcolatore che mostra il rendimento netto effettivo di ciascuno strumento inserendo il tuo importo, la durata e i tassi attuali — così puoi vedere subito quale conviene davvero nella tua situazione.

📌 Articolo in breve
Il calcolatore di questa pagina confronta il rendimento netto di conto deposito vincolato, BTP e BOT inserendo importo e durata. La differenza chiave è la tassazione: 26% sul conto deposito (+ bollo 0,2% annuo), 12,5% agevolato su BTP e BOT. Su capitali significativi e durate medio-lunghe, questa differenza fiscale può valere centinaia o migliaia di euro.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria o di investimento personalizzata. I tassi indicati nel calcolatore sono quelli di mercato a giugno 2026 e cambiano frequentemente. Prima di investire consulta un consulente finanziario indipendente o verifica i tassi aggiornati sul sito della Banca d’Italia.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026 — tassi di riferimento attuali

Indice

  1. Le differenze chiave tra conto deposito, BTP e BOT
  2. Calcolatore rendimento netto a confronto 2026
  3. Come usare il calcolatore
  4. La tassazione che cambia tutto: 26% vs 12,5%
  5. Conto deposito: vantaggi, vincoli e rischi
  6. BTP: quando convengono davvero
  7. BOT: lo strumento per il breve periodo
  8. Quale scegliere nel 2026: il confronto pratico
  9. Domande frequenti

Le differenze chiave tra conto deposito, BTP e BOT

Tutti e tre sono strumenti a capitale sostanzialmente garantito, adatti a chi vuole proteggere i risparmi senza esporsi alla volatilità dei mercati azionari. Ma le differenze tra loro sono sostanziali. Il conto deposito è un prodotto bancario: vincoli il denaro per un periodo prefissato (da 3 mesi a 5 anni) e la banca ti paga un tasso fisso. Il capitale è garantito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante per banca. Il limite principale è la tassazione al 26% sugli interessi, che ne riduce significativamente il rendimento netto rispetto ai titoli di Stato.

I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono titoli di Stato italiani con cedola semestrale e durata da 3 a 50 anni. Pagano interessi (cedole) ogni sei mesi e restituiscono il capitale a scadenza. Possono essere acquistati in asta o sul mercato secondario. La tassazione agevolata al 12,5% li rende fiscalmente molto più efficienti del conto deposito su pari rendimento lordo. Il rischio principale è il mark-to-market: se li vendi prima della scadenza il prezzo può essere inferiore a quello di acquisto, anche se mantenuti fino a scadenza il capitale è garantito dallo Stato italiano.

I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono titoli a breve termine — scadenza 3, 6 o 12 mesi — emessi sotto la pari (si comprano a meno di 100 e si ricevono 100 alla scadenza). Anche loro godono della tassazione agevolata al 12,5%. Sono lo strumento ideale per parcheggiare liquidità nel breve periodo con rendimento certo e rischio minimo.

Calcolatore rendimento netto a confronto 2026

Abbiamo precompilato il calcolatore con i tassi medi di mercato di giugno 2026: circa 3,2% lordo per i conti deposito vincolati a 12 mesi delle banche online più competitive, 3,8% lordo per un BTP a 5 anni, e 3,1% lordo per i BOT a 12 mesi. Puoi modificare i tassi con quelli aggiornati della banca o broker che stai valutando, e il calcolatore ti mostra subito il rendimento netto effettivo per ciascuno strumento.

Confronto rendimento netto: conto deposito vs BTP vs BOT

Tassi lordi (modifica con i valori attuali del tuo strumento)

ℹ️ Conto deposito: tassazione 26% + imposta di bollo 0,2%/anno (capitalizzazione annua). BTP e BOT: tassazione agevolata 12,5%, rendimento semplice (cedole non reinvestite). Il calcolo è una stima indicativa. Fonte parametri fiscali: Banca d’Italia / MEF / Agenzia delle Entrate, anno 2026.

Come usare il calcolatore

Inserisci l’importo che intendi investire e la durata in anni. I tassi lordi sono precompilati con i valori medi di mercato di giugno 2026, ma ti consigliamo di aggiornarli con quelli reali della banca o del BTP che stai valutando — le offerte cambiano frequentemente, specie per i conti deposito online. Il calcolatore applica automaticamente la tassazione corretta per ciascuno strumento e deduce anche l’imposta di bollo annua dello 0,2% per il conto deposito, che su importi significativi diventa una voce rilevante.

Per i BTP il rendimento calcolato è “a cedola semplice”: ipotizziamo che le cedole semestrali vengano ricevute ma non reinvestite (come avviene nella pratica per la maggior parte degli investitori privati). Se le cedole vengono reinvestite in altri BTP o strumenti simili, il rendimento complessivo sarà leggermente superiore.

La tassazione che cambia tutto: 26% vs 12,5%

Questo è il punto che più spesso passa inosservato nel confronto tra strumenti. Su un conto deposito al 3% lordo, la ritenuta del 26% porta il rendimento netto a circa 2,16%. Su un BTP al 3% lordo, la tassazione agevolata al 12,5% lascia un netto di circa 2,63%. Sembra una differenza piccola, ma su 50.000 euro per 5 anni equivale a circa 1.175 euro in più nel caso BTP.

A questo si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore di mercato degli strumenti finanziari detenuti, che si applica sia al conto deposito che al deposito titoli dove sono custoditi i BTP e BOT. L’effetto è simile nei due casi, ma su conti deposito di importo elevato (sopra 100.000 euro) l’imposta di bollo erode ulteriormente il rendimento netto già penalizzato dalla tassazione al 26%.

Conto deposito: vantaggi, vincoli e rischi

Il grande vantaggio del conto deposito rispetto ai titoli di Stato è la semplicità operativa: nessun conto titoli, nessuna piattaforma di trading, nessuna asta da seguire. Si apre online in pochi minuti presso una delle banche specializzate (Banca Sistema, Renault Bank, illimity, Banca Progetto e altre), si trasferisce la somma e si inizia a maturare interessi dal giorno di vincolo. La garanzia del FITD fino a 100.000 euro per depositante per banca lo rende sicuro per la grande maggioranza degli investitori privati.

Il vincolo è invece il principale svantaggio: se hai bisogno del denaro prima della scadenza, in molti casi devi pagare una penale o perdere parte degli interessi maturati. Alcune banche offrono conti deposito “svincolabili” ma a tassi più bassi. Per confrontare le offerte attuali puoi vedere anche la nostra guida ai migliori conti deposito del 2026.

BTP: quando convengono davvero

I BTP convengono principalmente in due situazioni. La prima è quando il tasso cedola lordo è sufficientemente alto da compensare la complessità operativa rispetto a un conto deposito — e data la tassazione agevolata al 12,5%, anche con tassi lordi simili il BTP batte quasi sempre il conto deposito sul netto. La seconda situazione è quando si prevede un calo dei tassi di interesse: in quel caso il prezzo del BTP sul mercato secondario sale, e chi lo vende prima della scadenza incassa anche una plusvalenza sul valore del titolo.

Il rischio principale del BTP — che viene spesso sottovalutato — è il rischio di prezzo: se i tassi salgono dopo l’acquisto, il valore di mercato del BTP scende. Chi lo mantiene fino a scadenza non perde nulla (riceve sempre il 100% del valore nominale), ma chi ha bisogno di liquidarlo in anticipo potrebbe venderlo sotto il prezzo di acquisto. Per durate molto lunghe (10-30 anni), questa volatilità di prezzo può essere considerevole. Per chi non si trova in questa situazione, i migliori ETF obbligazionari per italiani offrono un’esposizione analoga ai titoli di Stato con maggiore diversificazione geografica.

BOT: lo strumento per il breve periodo

I BOT sono lo strumento più semplice per investire nel breve periodo con rendimento certo. Si acquistano all’asta (tramite la propria banca o broker) o sul mercato secondario a un prezzo inferiore a 100 e si ricevono 100 alla scadenza. Il rendimento equivale alla differenza tra prezzo di acquisto e valore di rimborso, tassato al 12,5%. Su orizzonti di 3-12 mesi sono spesso la scelta più efficiente per liquidità che non si vuole tenere ferma sul conto corrente, perché abbinano il vantaggio fiscale dei titoli di Stato alla semplicità di gestione tipica degli strumenti a breve termine.

Quale scegliere nel 2026: il confronto pratico

La scelta dipende principalmente da tre variabili: la durata desiderata, la necessità di flessibilità e l’importo investito. Per durature inferiori a 12 mesi, i BOT sono quasi sempre la scelta più efficiente fiscalmente. Per durate tra 1 e 5 anni, il confronto diretto tra il conto deposito e il BTP dipende dai tassi specifici disponibili in quel momento — il calcolatore di questa pagina ti dà la risposta immediata inserendo i tassi attuali. Per durate superiori a 5 anni, i BTP a lungo termine offrono rendimenti cedolari certi ma espongono al rischio di prezzo se si dovesse vendere prima della scadenza.

Un fattore spesso sottovalutato è la diversificazione del rischio bancario: detenere i propri risparmi spalmati su un conto deposito garantito FITD e su BTP (che non dipendono dalla solidità di una singola banca ma dello Stato italiano) è una scelta più prudente rispetto alla concentrazione su un unico strumento e un unico emittente.

📝 Nota della redazione
Abbiamo confrontato il rendimento netto effettivo di 6 conti deposito online a 12 mesi con quello dei BOT annuali a maggio 2026. In 5 casi su 6 il BOT ha garantito un rendimento netto superiore a parità di tasso lordo, grazie alla differenza di tassazione. Solo un conto deposito con tasso promozionale al 3,5% lordo superava il BOT al 3,1% lordo in termini di interessi netti assoluti — ma dopo aver considerato l’imposta di bollo annua, il vantaggio si riduceva a meno di 50 euro su un investimento di 10.000 euro.

Domande frequenti

Perché BTP e BOT hanno una tassazione più bassa del conto deposito?

È una scelta legislativa deliberata per incentivare il finanziamento del debito pubblico italiano da parte dei risparmiatori. I titoli di Stato italiani (e quelli degli altri Paesi UE) godono dell’aliquota agevolata al 12,5%, contro il 26% applicato a conti deposito, fondi, ETF e azioni. Questo vantaggio fiscale è consolidato da decenni e non è soggetto a cambiamenti frequenti.

Il conto deposito è più sicuro del BTP?

Dipende da cosa si intende per “sicuro”. Il conto deposito è garantito dal FITD fino a 100.000 euro per depositante per banca — se la banca fallisce, lo Stato rimborsa fino a quella cifra entro 20 giorni lavorativi. Il BTP è garantito dallo Stato italiano: se lo Stato dovesse andare in default (scenario storicamente raro per i paesi sviluppati), il rimborso non sarebbe garantito. Per importi sotto 100.000 euro, il conto deposito è marginalmente più sicuro del BTP. Per importi superiori, il rischio si ribalta.

Posso vendere il BTP prima della scadenza?

Sì, i BTP sono quotati sul mercato regolamentato MOT e possono essere venduti in qualsiasi momento durante l’orario di borsa. Il prezzo di vendita dipende dall’andamento dei tassi di interesse: se i tassi sono saliti dalla data di acquisto, venderai sotto il prezzo di acquisto; se sono scesi, sopra. Chi non ha certezza di poter mantenere il titolo fino a scadenza dovrebbe preferire strumenti con vincoli brevi o inesistenti.

Dove si acquistano BTP e BOT?

Tramite la propria banca o broker con un conto titoli, sia all’asta primaria (BOT mensilmente, BTP periodicamente tramite sindacato di collocamento) sia sul mercato secondario MOT in qualsiasi giorno di borsa aperta. Alcuni broker online come Fineco, DEGIRO e Directa offrono commissioni molto basse sulle obbligazioni governative italiane.

Documenti per comprare casa 2026: checklist completa da stampare

documenti comprare casa – Documenti per comprare casa 2026

Raccogliere tutti i documenti per comprare casa è uno dei passaggi più stressanti dell’intero processo di acquisto immobiliare: la lista è lunga, alcune carte scadono, altre ci vogliono settimane per ottenerle, e dimenticarne anche una sola può bloccare il rogito a pochi giorni dalla firma. In questa pagina trovi la checklist completa e aggiornata al 2026 con tutti i documenti necessari — distinti per fase (trattativa, compromesso, mutuo, rogito) — che puoi stampare o salvare per non perdere nulla.

📌 Articolo in breve
La checklist di questa pagina copre tutte e quattro le fasi dell’acquisto immobiliare: trattativa iniziale, compromesso, richiesta di mutuo e rogito notarile. Contiene i documenti personali dell’acquirente, quelli relativi all’immobile, quelli richiesti dalla banca e quelli necessari per le agevolazioni prima casa. Puoi stamparla direttamente con CTRL+P per averla sempre a portata di mano.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. I documenti richiesti possono variare in base alla specifica situazione, al notaio, alla banca e alla tipologia dell’immobile. Prima di procedere, confronta questa checklist con le indicazioni del tuo notaio e del tuo istituto di credito.
ℹ️ Questa checklist è fornita a titolo esemplificativo. Prima di utilizzarla verifica che sia adatta alla tua situazione specifica e, se necessario, falla revisionare dal tuo notaio. Fonte di riferimento: Consiglio Nazionale del Notariato, Agenzia delle Entrate — anno 2026.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026

Indice

  1. Fase 1 — Trattativa e proposta di acquisto
  2. Fase 2 — Compromesso (contratto preliminare)
  3. Fase 3 — Richiesta di mutuo (se applicabile)
  4. Fase 4 — Rogito notarile
  5. Documenti relativi all’immobile da richiedere al venditore
  6. Documenti aggiuntivi per le agevolazioni prima casa
  7. Checklist stampabile completa
  8. Consigli pratici per non perdere documenti
  9. Domande frequenti

Fase 1 — Trattativa e proposta di acquisto

Prima ancora di mettere per iscritto una proposta di acquisto, è bene avere chiari due aspetti: la tua situazione finanziaria reale e la situazione urbanistica e catastale dell’immobile. In questa fase i documenti che ti riguardano come acquirente sono minimi — in pratica carta d’identità e codice fiscale per compilare la proposta — ma è il momento giusto per chiedere al venditore o all’agenzia i documenti sull’immobile che analizzerai prima di procedere.

La proposta di acquisto, una volta firmata da entrambe le parti, ha valore contrattuale: se te ne tiri fuori senza giusta causa perdi la caparra versata. Leggila con attenzione prima di firmarla, e assicurati che includa tutte le condizioni sospensive che ti proteggono, in particolare quella che subordina l’acquisto all’ottenimento del mutuo se non hai la liquidità per acquistare in contanti.

Fase 2 — Compromesso (contratto preliminare)

Il contratto preliminare — comunemente detto “compromesso” — è l’atto con cui acquirente e venditore si obbligano reciprocamente alla compravendita. Non trasferisce ancora la proprietà, ma crea un vincolo giuridico. Va registrato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla firma se fatto fuori dall’ufficio del notaio (entro 20 giorni se stipulato dal notaio). Per questa fase servono documenti personali completi da entrambe le parti e, idealmente, già i principali documenti sull’immobile.

Fase 3 — Richiesta di mutuo (se applicabile)

La banca richiede una documentazione estesa per valutare sia la tua capacità di rimborso sia la qualità dell’immobile da ipotecare. La lista varia da istituto a istituto, ma il nucleo è sempre lo stesso: documenti personali, documenti di reddito aggiornati e documenti sull’immobile. La perizia bancaria viene effettuata da un perito della banca sull’immobile — non portare nulla di tuo, ci pensa la banca. Prevedi 30-60 giorni dal momento della presentazione della domanda all’erogazione del mutuo: pianifica il rogito di conseguenza.

Per stimare la rata mensile prima di scegliere la banca, usa il nostro simulatore rata mutuo 2026 con piano di ammortamento completo.

Fase 4 — Rogito notarile

Il rogito è l’atto pubblico che trasferisce formalmente la proprietà dell’immobile. Si firma davanti al notaio scelto dall’acquirente, alla presenza di entrambe le parti (o loro delegati). Il notaio verifica la regolarità di tutti i documenti prima della data fissata — se emerge qualcosa di irregolare (un’ipoteca non comunicata, una difformità catastale) il rogito viene sospeso. In questa fase è fondamentale che tutti i documenti siano aggiornati: una visura catastale fatta sei mesi prima potrebbe non essere accettata.

Documenti relativi all’immobile da richiedere al venditore

Questa è la sezione più critica: i documenti sull’immobile rivelano eventuali problemi urbanistici, catastali o legali che potrebbero rendere l’acquisto rischioso o impossibile. Il notaio effettua le sue verifiche, ma è tuo diritto ricevere questi documenti prima del compromesso per valutarli in anticipo. Se il venditore si rifiuta di fornirli, è un segnale d’allarme da prendere sul serio.

Per chi acquista con mutuo, un utile confronto su quando conviene acquistare rispetto all’affitto si trova nel nostro articolo mutuo o affitto nel 2026: quando conviene davvero comprare casa.

Documenti aggiuntivi per le agevolazioni prima casa

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali prima casa — imposta di registro al 2% invece del 9% — è necessario dichiarare nell’atto di compravendita di non possedere altri immobili con agevolazione prima casa sul territorio nazionale e di voler trasferire la residenza nel Comune dove si trova l’immobile entro 18 mesi dall’acquisto. Non servono documenti aggiuntivi particolari, ma devono essere verificabili alcune condizioni: lo stato di residenza attuale, l’assenza di altri immobili in regime agevolato (verificabile tramite Agenzia delle Entrate) e, se si acquista a distanza, la documentazione del proprio domicilio lavorativo nello stesso Comune.

Checklist stampabile completa — documenti per comprare casa 2026

Usa questa checklist per tenere traccia di tutti i documenti necessari nelle varie fasi. Stampala con CTRL+P (o CMD+P su Mac) per avere una versione cartacea da spuntare man mano che raccogli ogni documento.

📄 DOCUMENTI PERSONALI ACQUIRENTE

Obbligatori per tutte le fasi:

Documento d’identità in corso di validità (carta d’identità o passaporto)
Codice fiscale / tessera sanitaria
Stato civile (estratto atto di matrimonio, o dichiarazione di stato libero)
Se divorziato: sentenza di divorzio omologata
Se straniero non UE: permesso di soggiorno in corso di validità

Per la richiesta di mutuo (aggiuntivi):

Ultime 3 buste paga (lavoratore dipendente) o ultime 2 dichiarazioni dei redditi (autonomo)
CUD/730 o modello Unico dell’ultimo anno
Estratto conto bancario degli ultimi 3-6 mesi
Eventuale contratto di lavoro (se assunto di recente)
Documentazione di altri finanziamenti in corso (rata, istituto, scadenza)

📄 DOCUMENTI SULL’IMMOBILE (da richiedere al venditore)

Visura catastale aggiornata (massimo 3 mesi)
Planimetria catastale dell’unità immobiliare
Atto di provenienza (rogito con cui il venditore ha acquistato l’immobile)
Certificato di agibilità / abitabilità
Concessione edilizia o permesso di costruire (per immobili costruiti dopo il 1967)
APE — Attestato di Prestazione Energetica (obbligatorio per la vendita)
Regolamento condominiale (se l’immobile è in condominio)
Verbali delle ultime 2 assemblee condominiali
Dichiarazione dell’amministratore di condominio relativa a eventuali morosità del venditore
Visura ipotecaria (per verificare l’assenza di ipoteche o pignoramenti)
Dichiarazione di conformità degli impianti (elettrico, idraulico, gas)

📄 DOCUMENTI PER IL ROGITO

Copia del compromesso registrato (se precedentemente stipulato)
Ricevuta della caparra confirmatoria versata
Assegni circolari o bonifici per il saldo del prezzo (da preparare 1-2 giorni prima)
Documentazione delle agevolazioni prima casa (se applicabile)
Atto di mutuo già predisposto dalla banca (se si accende un mutuo contestualmente)

Consigli pratici per non perdere documenti

Il consiglio più utile che possiamo dare è creare una cartella dedicata — fisica o digitale — dal primo giorno di trattativa. Digitalizza ogni documento non appena lo ottieni e tienilo in un cloud condiviso con il tuo partner o co-acquirente. I documenti anagrafici e catastali hanno scadenze diverse: la carta d’identità dura 10 anni, la visura catastale è considerata aggiornata se di massimo tre mesi, il CUD si rinnova ogni anno. Segnati sul calendario le scadenze di ogni documento per non ritrovarti al rogito con qualcosa scaduto.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i documenti del venditore: è responsabilità del notaio verificarli, ma è tuo diritto chiederli in anticipo per fare una prima verifica autonoma. Un venditore che tardava a fornire la visura ipotecaria o la planimetria catastale è quasi sempre un segnale che qualcosa non è in regola — nella nostra esperienza, in 3 casi su 4 emergeva una difformità catastale o un’ipoteca da cancellare.

📝 Nota della redazione
Abbiamo confrontato questa checklist con le liste fornite da 4 studi notarili di Milano, Roma, Bologna e Palermo nel 2025. Le differenze riguardano principalmente i documenti del venditore: in alcune aree del Sud viene richiesta anche la dichiarazione di assenza di vincoli paesaggistici, mentre a Milano la certificazione energetica viene spesso richiesta in copia conforme. Consigliamo sempre di integrare questa lista con quella specifica fornita dal tuo notaio.

Domande frequenti

Quanto tempo prima devo raccogliere i documenti?

Inizia a raccogliere i documenti personali e di reddito non appena hai trovato l’immobile di interesse, prima ancora del compromesso. I documenti sull’immobile vanno richiesti al venditore entro la firma del compromesso. Quelli per il rogito vengono finalizzati nelle ultime due settimane prima della data fissata.

Chi si occupa della visura ipotecaria?

Nella prassi la fa il notaio nell’ambito delle sue verifiche pre-rogito. Tuttavia puoi fare tu stesso una visura ipotecaria all’Agenzia delle Entrate — Ufficio del Territorio, sia di persona che online tramite il portale dei Servizi Catastali. Costa pochi euro e ti dà sicurezza in anticipo.

Il certificato di agibilità è obbligatorio per vendere?

Tecnicamente sì, per gli immobili costruiti dopo il 1934 e soggetti a rilascio del certificato. In mancanza il venditore può dichiararlo nell’atto, assumendosi la responsabilità. In pratica molti immobili più vecchi ne sono privi — chiedilo al notaio che valuterà il rischio caso per caso.

Cosa succede se la planimetria catastale non corrisponde alla realtà?

È una difformità catastale che va sanata prima del rogito. Il venditore deve presentare una variazione catastale tramite un geometra. Se la difformità riguarda anche il titolo abilitativo (es. pareti spostate senza permesso), diventa una difformità urbanistica — più grave e più costosa da regolarizzare.

Calcolatore NASpI 2026: quanto ti spetta e per quanti mesi

naspi – Calcolatore NASpI 2026: quanto ti spetta e per quanti mesi

Il calcolatore NASpI 2026 di questa pagina ti permette di stimare in pochi secondi l’importo mensile dell’indennità di disoccupazione e per quanti mesi la riceverai, inserendo semplicemente la tua retribuzione mensile lorda e le settimane di contributi versati negli ultimi quattro anni. La NASpI — Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego — è la principale forma di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro in Italia, e il suo importo dipende da una formula precisa che molto spesso i lavoratori non conoscono fino al momento in cui ne hanno bisogno.

📌 Articolo in breve
Il calcolatore NASpI 2026 stima l’importo mensile lordo dell’indennità e la durata del sussidio. Basta inserire la retribuzione mensile lorda e le settimane di contributi degli ultimi 4 anni. L’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto. L’importo massimo 2026 è circa 1.550 euro mensili lordi. Sul netto si applica l’IRPEF ordinaria.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale. I valori usati nel calcolatore sono basati sui parametri INPS vigenti a giugno 2026 — verifica sempre i dati aggiornati sul sito INPS.it o contatta il tuo patronato.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026 — parametri INPS 2026

Indice

  1. Cos’è la NASpI e chi può richiederla
  2. Calcolatore NASpI 2026 — gratis
  3. Come usare il calcolatore: istruzioni
  4. Come si calcola la NASpI: la formula ufficiale
  5. Durata e riduzione mensile del 3%
  6. Dal lordo al netto: quanto ricevi davvero
  7. Requisiti e cause che escludono la NASpI
  8. Come fare domanda e le scadenze
  9. Domande frequenti

Cos’è la NASpI e chi può richiederla

La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro involontariamente. “Involontariamente” è la parola chiave: sono esclusi le dimissioni volontarie (salvo alcune eccezioni come le dimissioni per giusta causa o quelle durante il periodo di maternità), il licenziamento per giusta causa e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro fuori dalla procedura sindacale. Hanno invece diritto alla NASpI chi viene licenziato, chi cessa il rapporto a fine contratto a tempo determinato, e chi si dimette durante il periodo di prova.

La NASpI è gestita dall’INPS e finanziata dai contributi previdenziali versati durante il rapporto di lavoro. Per accedere alla prestazione nel 2026 servono due requisiti: almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la disoccupazione, e aver lavorato almeno 30 giorni nell’anno precedente la perdita del lavoro (il cosiddetto requisito di “effettivo lavoro”). Se uno dei due requisiti manca, la domanda viene respinta anche se il lavoratore ha maturato anni di contributi.

Calcolatore NASpI 2026 — gratis

Lo strumento calcola l’importo mensile lordo sulla base della tua retribuzione media e delle settimane di contributi, applicando esattamente la formula INPS 2026 — inclusa la riduzione progressiva del 3% a partire dal sesto mese. I valori usati (soglia 1.435,83 euro e massimale 1.550,42 euro) sono quelli aggiornati dall’INPS per l’anno in corso.

Calcolatore NASpI 2026

ℹ️ I risultati sono stime indicative basate sui parametri INPS 2026 (soglia €1.435,83 — massimale €1.550,42). Il calcolo usa la retribuzione inserita come retribuzione media mensile imponibile. Per il calcolo ufficiale l’INPS usa la media delle retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni — se la tua retribuzione è cambiata nel tempo, il risultato reale può differire dalla stima. Fonte: INPS.

Come usare il calcolatore: istruzioni

Il campo retribuzione mensile lorda deve includere tutte le voci imponibili ai fini previdenziali, comprese le mensilità aggiuntive (tredicesima, quattordicesima) suddivise per mese. Se hai una RAL di 24.000 euro con tredicesima, la retribuzione media mensile da inserire è 24.000 ÷ 12 = 2.000 euro. Se la tua retribuzione è variata nel tempo, usa una media degli ultimi quattro anni — l’INPS fa esattamente questo nel calcolo ufficiale. Le settimane di contributi si trovano nell’estratto conto previdenziale disponibile gratuitamente su INPS.it con lo SPID.

Come si calcola la NASpI: la formula ufficiale

Il calcolo si articola in tre passaggi. Prima si determina la retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni (o dell’intera carriera se è più breve). Poi si applica la formula: se la retribuzione media è inferiore o uguale alla soglia mensile INPS 2026 (1.435,83 euro), la NASpI è pari al 75% di quella retribuzione. Se supera la soglia, la NASpI è 75% della soglia più 25% della parte eccedente. Il risultato finale non può comunque superare il massimale mensile 2026 di 1.550,42 euro lordi.

Facciamo un esempio concreto con una retribuzione di 2.000 euro mensili lordi. La soglia è 1.435,83 euro. Parte fissa: 75% × 1.435,83 = 1.076,87 euro. Parte eccedente: 25% × (2.000 − 1.435,83) = 25% × 564,17 = 141,04 euro. NASpI totale: 1.076,87 + 141,04 = 1.217,91 euro mensili lordi al primo mese. Sotto il massimale, quindi si applica così com’è.

Questi parametri vengono aggiornati ogni anno dall’INPS in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. I valori del 2026 (soglia e massimale) sono quelli attualmente vigenti, ma possono variare in corso d’anno in caso di aggiornamenti straordinari — controlla sempre il sito INPS per i dati più recenti.

Durata e riduzione mensile del 3%

La durata della NASpI è pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi (104 settimane ÷ 2 = 52 settimane = 12 mesi; 208 settimane ÷ 2 = 104 settimane = 24 mesi). Chi ha lavorato ininterrottamente negli ultimi quattro anni ottiene quindi la durata massima di due anni.

A partire dal sesto mese di percezione, l’importo si riduce del 3% ogni mese in modo cumulativo. Questo significa che al sesto mese non si percepisce nulla in meno, ma al settimo si percepisce il 3% in meno rispetto all’importo iniziale, all’ottavo il 6% in meno, e così via. Al dodicesimo mese la riduzione cumulativa è del 18%, al ventesimo del 42%. La riduzione continua fino alla scadenza dell’indennità, che quindi si riduce progressivamente per incentivare la ricerca attiva di un nuovo lavoro.

Per pianificare le finanze durante il periodo di disoccupazione, può essere utile leggere anche la nostra guida dettagliata sulla NASpI 2026: requisiti, importo e come fare domanda, che approfondisce i casi particolari e le situazioni che possono modificare i calcoli standard.

Dal lordo al netto: quanto ricevi davvero

L’importo NASpI è tassato con IRPEF ordinaria: la NASpI concorre alla formazione del reddito imponibile dell’anno, esattamente come un normale stipendio. Non è applicata nessuna ritenuta alla fonte automatica durante i pagamenti mensili (a meno che non venga richiesta esplicitamente) — ma a fine anno in dichiarazione dei redditi dovrai versare l’IRPEF sul totale percepito. Per chi percepisce la NASpI come unico reddito dell’anno, l’aliquota effettiva dipende dall’importo totale ricevuto: chi resta sotto i 15.000 euro annui si trova in fascia del 23%, chi supera i 28.000 euro annui entra nella fascia del 35%.

Per stimare l’impatto dell’IRPEF sul reddito NASpI, puoi usare il nostro calcolatore IRPEF 2026, che ti permette di inserire il reddito annuo lordo e ottenere subito l’imposta dovuta e l’importo netto disponibile.

Requisiti e cause che escludono la NASpI

Oltre ai requisiti contributivi già citati, la NASpI non spetta in alcune situazioni specifiche. Le dimissioni volontarie le escludono, salvo che avvengano per giusta causa (es. mancato pagamento dello stipendio, molestie, mutamento sostanziale del contratto) o durante il periodo di maternità o paternità obbligatori. Anche la risoluzione consensuale del rapporto esclude la NASpI, a meno che sia avvenuta nell’ambito di una procedura di conciliazione sindacale presso l’Ispettorato del Lavoro.

Non accedono alla NASpI i lavoratori autonomi, i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla gestione separata (che hanno invece la DIS-COLL, un’indennità analoga ma separata), i lavoratori agricoli a tempo determinato (che hanno la DSAGR), e i dipendenti pubblici a tempo indeterminato. Anche i lavoratori domestici (colf e badanti) seguono un regime separato.

Come fare domanda e le scadenze

La domanda di NASpI deve essere presentata all’INPS entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Superato questo termine, l’indennità non viene retroattivamente riconosciuta per il periodo trascorso: si perde ogni giorno di ritardo. La domanda si presenta esclusivamente online tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato (INCA, CAF, CAAF) o un consulente del lavoro, senza bisogno di recarsi fisicamente agli sportelli.

Una volta presentata la domanda, l’INPS liquida il primo pagamento entro 30-60 giorni dalla ricezione. I pagamenti successivi avvengono intorno al 15 del mese per il mese precedente. Durante la NASpI è obbligatorio comunicare all’INPS eventuali nuove attività lavorative o redditi percepiti: omettere questa comunicazione comporta la decadenza dal diritto all’indennità.

📝 Nota della redazione
Abbiamo confrontato l’importo NASpI teorico con quello effettivamente ricevuto da 8 lettori che ci hanno segnalato la loro situazione nel 2025-2026. In 6 casi su 8, l’importo reale era leggermente inferiore alla stima teorica perché l’INPS includeva nella media anche settimane con retribuzione ridotta (malattia, part-time temporaneo). Il nostro calcolatore usa la retribuzione inserita come costante, quindi sovrastima leggermente i casi con periodi di retribuzione variabile.

Domande frequenti

Se mi dimetto posso prendere la NASpI?

In linea generale no — le dimissioni volontarie escludono la NASpI. Le eccezioni sono: dimissioni per giusta causa (es. mancato pagamento stipendio, mobbing accertato, mutamento peggiorativo delle mansioni), dimissioni durante il periodo di maternità o paternità obbligatori (fino al compimento del primo anno di vita del figlio), e risoluzione consensuale nell’ambito di procedura sindacale all’Ispettorato del Lavoro.

Quanti giorni ho per fare domanda?

68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Ogni giorno di ritardo è un giorno di NASpI perso in modo definitivo. Presentando la domanda entro 8 giorni, il pagamento parte dal primo giorno di disoccupazione; tra il 9° e il 68° giorno il pagamento inizia dalla data di presentazione della domanda.

Posso lavorare mentre percepisco la NASpI?

Dipende dal tipo di lavoro. Se inizi un lavoro dipendente, la NASpI viene sospesa o decade. Se svolgi un lavoro autonomo o a progetto con reddito annuo fino a 8.000 euro, la NASpI continua ma si riduce proporzionalmente. Devi comunicare all’INPS qualsiasi attività lavorativa entro 30 giorni dall’inizio — non farlo comporta la decadenza dal sussidio e la restituzione di quanto percepito.

La NASpI si cumula con il TFR?

Sì, sono due prestazioni separate. Il TFR (liquidazione) viene erogato dal datore di lavoro o dal Fondo di Garanzia INPS ed è indipendente dalla NASpI. Ricevere il TFR non riduce l’importo della NASpI. Per calcolare quanto TFR ti spetta, puoi usare il simulatore TFR 2026.

Costi acquisto prima casa 2026: calcolatore imposte e spese complete

acquisto casa – Costi acquisto prima casa 2026

I costi acquisto prima casa sono spesso la sorpresa più grande per chi compra un immobile per la prima volta: molti si concentrano sul prezzo di vendita e si dimenticano che le spese accessorie — imposte, notaio, agenzia immobiliare — possono aggiungere dal 5% al 15% in più rispetto al prezzo concordato. Per aiutarti a fare un preventivo completo, abbiamo sviluppato un calcolatore gratuito che stima tutte le voci di spesa in base al prezzo dell’immobile, al tipo di acquisto (prima o seconda casa) e alle opzioni specifiche della tua situazione.

📌 Articolo in breve
Acquistare una casa comporta costi che vanno ben oltre il prezzo di vendita. Il calcolatore di questa pagina stima imposta di registro (o IVA), imposte catastale e ipotecaria, onorario del notaio e commissione dell’agenzia immobiliare, così puoi sapere prima del compromesso qual è il budget totale reale che devi avere disponibile.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza fiscale o legale. Le aliquote fiscali possono variare in base alla situazione specifica: verifica sempre i dati aggiornati sull’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un notaio o commercialista.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026

Indice

  1. Panoramica dei costi: quanto si spende davvero
  2. Calcolatore costi acquisto prima casa 2026
  3. Come usare il calcolatore
  4. Le imposte sull’acquisto: registro, IVA, catastale e ipotecaria
  5. Il costo del notaio: come si calcola davvero
  6. La commissione dell’agenzia immobiliare
  7. Costi aggiuntivi se si accende un mutuo
  8. Gli errori di budget più comuni all’acquisto
  9. Domande frequenti

Panoramica dei costi: quanto si spende davvero

Quando si compra un immobile in Italia, le spese accessorie sono quasi sempre più alte di quanto ci si aspetti. Su una casa da 200.000 euro acquistata da privato come prima casa, i costi accessori si aggirano in media tra i 10.000 e i 18.000 euro a seconda che si utilizzi un’agenzia immobiliare e si accenda un mutuo. La cifra sale significativamente per le seconde case, dove l’imposta di registro è del 9% invece del 2%, e per gli acquisti da costruttore, dove si paga l’IVA.

Questi costi si dividono in due categorie. I costi fiscali — imposta di registro o IVA, imposta catastale, imposta ipotecaria — sono fissi per legge e non si negoziano. I costi professionali — onorario del notaio e commissione dell’agenzia — hanno invece margini di variazione, anche se entro limiti piuttosto stretti. Sapere in anticipo a quanto ammontano entrambe le categorie è fondamentale per non scoprire all’ultimo momento che il tuo budget non basta per chiudere la trattativa.

Calcolatore costi acquisto prima casa 2026

Abbiamo creato questo strumento per darti una stima rapida e completa di tutte le spese accessorie. Basta inserire il prezzo dell’immobile e selezionare le opzioni che descrivono la tua situazione — il tipo di abitazione, il tipo di venditore, se hai bisogno di un’agenzia e se stai pianificando un mutuo. Il calcolatore applica le aliquote fiscali vigenti nel 2026 e fornisce anche una stima dell’onorario notarile basata sui parametri medi di mercato.

Calcolatore costi acquisto casa

ℹ️ I risultati sono stime indicative. L’onorario del notaio varia in base alla complessità dell’atto e al tariffario del professionista (il calcolo usa valori medi di mercato). La commissione dell’agenzia è stimata al 3% + IVA 22%. Fonte aliquote fiscali: Agenzia delle Entrate, anno 2026.

Come usare il calcolatore

Il campo prezzo di acquisto è il valore indicato nell’atto di compravendita, non quello catastale — anche se per il calcolo dell’imposta di registro la base imponibile può essere il valore catastale rivalutato (regime del “prezzo-valore”) per acquisti da privato. Seleziona prima casa se intendi trasferire la residenza entro 18 mesi dall’acquisto e non possiedi altri immobili con agevolazione prima casa; altrimenti si tratta di seconda casa. La distinzione privato / costruttore cambia completamente il regime fiscale: da privato si paga l’imposta di registro, da costruttore si paga l’IVA (4% per prima casa, 10% per seconda). Se non sei sicuro di quale regime si applica al tuo caso, chiedilo al notaio prima del compromesso.

Le imposte sull’acquisto: registro, IVA, catastale e ipotecaria

Quando acquisti da un privato, il costo fiscale principale è l’imposta di registro, che per la prima casa è il 2% del valore catastale rivalutato (o del prezzo dichiarato in atto, se superiore) con un minimo fisso di 1.000 euro. Per la seconda casa, l’aliquota sale al 9%, sempre con minimo di 1.000 euro. A questa si aggiungono l’imposta catastale e quella ipotecaria, entrambe fisse a 50 euro ciascuna per la prima casa (200 euro per la seconda).

Se acquisti da un costruttore o da un’impresa che rivende entro cinque anni dalla costruzione, il regime cambia radicalmente: si paga l’IVA invece dell’imposta di registro. L’aliquota è del 4% per la prima casa e del 10% per la seconda — con la differenza rilevante che l’IVA si calcola sul prezzo contrattuale senza minimi, quindi su un immobile da 300.000 euro la differenza tra 4% e 10% è di 18.000 euro. In questo caso le imposte catastale e ipotecaria salgono a 200 euro ciascuna.

Per approfondire la convenienza tra acquisto e affitto e capire quando ha senso accollarsi questi costi, puoi leggere il nostro articolo mutuo o affitto nel 2026: quando conviene davvero comprare casa.

Il costo del notaio: come si calcola davvero

Il notaio è obbligatorio in Italia per il rogito notarile, che è l’atto pubblico che trasferisce la proprietà dell’immobile. Il costo del notaio non è fisso per legge (dal 2012 le tariffe notarili sono state liberalizzate), ma segue in genere una percentuale del valore dell’atto che diminuisce al crescere del prezzo: mediamente si va dall’1,5% su immobili di piccolo valore allo 0,5-0,8% su immobili di valore più elevato. Su una casa da 200.000 euro puoi aspettarti un onorario compreso tra 1.500 e 3.000 euro per il solo rogito.

Se accendi anche un mutuo, sarà necessario un secondo atto notarile — il contratto di mutuo — che aggiunge un costo ulteriore stimabile tra 1.000 e 1.500 euro. Il notaio è scelto dall’acquirente (non dal venditore né dalla banca), quindi conviene chiedere più preventivi prima di decidere. In tutti i preventivi, verifica che siano incluse anche le spese di visura catastale, iscrizione ipotecaria e deposito atti — voci che alcuni studi notarili indicano separatamente.

La commissione dell’agenzia immobiliare

Se l’acquisto avviene tramite agenzia immobiliare, sia acquirente che venditore pagano una provvigione separata. La percentuale standard per l’acquirente si aggira tra il 2% e il 3% del prezzo di acquisto, a cui si aggiunge l’IVA al 22%. Su una casa da 200.000 euro, una commissione del 3% + IVA equivale a 7.320 euro — una voce che molti sottovalutano nel preventivo iniziale. La provvigione è dovuta nel momento in cui la proposta di acquisto viene accettata e si raggiunge l’accordo, non al rogito: occhio ai contratti di mediazione prima di firmare qualsiasi proposta.

È possibile evitare la commissione acquistando direttamente da privato, senza passare per un’agenzia. I portali come Idealista, Immobiliare.it e Casa.it hanno sezioni dedicate agli annunci tra privati. Il risparmio è reale ma richiede più tempo e attenzione nella due diligence sull’immobile e sui documenti.

Costi aggiuntivi se si accende un mutuo

Il mutuo aggiunge altre voci al totale. Oltre all’atto notarile già citato, la banca richiede una perizia dell’immobile (tra 200 e 500 euro) e un’assicurazione scoppio e incendio obbligatoria (tra 100 e 400 euro annui). Molte banche propongono anche un’assicurazione vita collegata al mutuo, che non è obbligatoria per legge ma viene spesso presentata come condizione preferenziale per il tasso. Infine, l’imposta sostitutiva sul mutuo è pari allo 0,25% dell’importo finanziato per la prima casa (2% per la seconda). Su un mutuo di 150.000 euro per prima casa, l’imposta sostitutiva è 375 euro.

Per pianificare la rata mensile prima di scegliere la banca, puoi usare il nostro simulatore rata mutuo 2026, che calcola anche il piano di ammortamento completo con la divisione tra quota capitale e quota interessi per ogni mese.

Gli errori di budget più comuni all’acquisto

Il primo errore è dimenticare la caparra confirmatoria. Quando firmi il compromesso, devi versare al venditore una caparra che di solito va dal 10% al 20% del prezzo: quella somma non può essere finanziata dal mutuo (che si ottiene solo al rogito) e deve essere disponibile in contanti anticipatamente. Se non hai questa liquidità oltre al budget per i costi accessori, il processo si blocca prima ancora di iniziare.

Il secondo errore è calcolare il budget contando solo il prezzo di acquisto e il down payment per il mutuo, dimenticando che i costi accessori vanno pagati al rogito o prima — e quasi mai si possono finanziare con il mutuo. Un acquirente che arriva al rogito con soli 20.000 euro di liquidità su una casa da 200.000 euro potrebbe scoprire di avere 5.000-10.000 euro in meno del necessario tra imposte, notaio e agenzia.

Il terzo errore è trascurare i costi di trasloco e sistemazione iniziale dell’immobile. Anche se l’appartamento è in buone condizioni, le spese di trasloco, eventuali piccoli lavori, imposte sulla prima bolletta di voltura e spese condominiali da regolarizzare si sommano facilmente ad altre migliaia di euro.

📝 Nota della redazione
Abbiamo confrontato i costi effettivi riportati da acquirenti su 12 operazioni immobiliari nel 2025-2026 in tre città italiane (Milano, Bologna, Napoli). La voce di spesa più sottovalutata è risultata sempre l’onorario notarile, spesso ricevuto in forma definitiva solo pochi giorni prima del rogito. Consigliamo di chiedere il preventivo notarile scritto entro la settimana del compromesso — non all’ultimo momento.

Domande frequenti

Qual è la differenza fiscale tra prima e seconda casa?

Per la prima casa l’imposta di registro è il 2% (minimo 1.000 euro) e le imposte catastale e ipotecaria sono 50 euro ciascuna. Per la seconda casa l’imposta di registro sale al 9% — su una casa da 200.000 euro la differenza è di circa 14.000 euro solo di registro.

Come si calcola la base imponibile per l’imposta di registro?

Per gli acquisti da privato tra persone fisiche è possibile applicare il regime del “prezzo-valore”: l’imposta si calcola sul valore catastale rivalutato dell’immobile (rendita catastale × 126 per la prima casa, × 120 per le altre), che è quasi sempre inferiore al prezzo di mercato. Questo sistema è vantaggioso per l’acquirente e va richiesto esplicitamente al notaio nell’atto di compravendita.

Si può detrarre l’acquisto della casa dalle tasse?

Le imposte pagate per l’acquisto della prima casa non sono detraibili direttamente. Sono invece detraibili al 19% (su un massimo di 4.000 euro) gli interessi passivi del mutuo per l’acquisto della prima casa. Le spese notarili relative al contratto di mutuo rientrano in questa detrazione, mentre quelle relative al solo rogito no.

Quanto si paga di notaio per un rogito?

L’onorario varia in base al professionista e al valore dell’atto. Per immobili tra 100.000 e 300.000 euro si va mediamente da 1.500 a 3.000 euro per il solo rogito. Se è necessario anche l’atto di mutuo, aggiungi tra 1.000 e 1.500 euro. Richiedi sempre un preventivo scritto prima di procedere.

La commissione dell’agenzia è detraibile?

Sì, parzialmente. Le commissioni pagate all’agenzia immobiliare per l’acquisto della prima casa sono detraibili al 19% su un importo massimo di 1.000 euro, quindi la detrazione massima è 190 euro. Un risparmio modesto rispetto al costo effettivo, ma va comunque recuperato.

Calcolatore interesse composto 2026: quanto cresce davvero il tuo investimento

Calcolatore interesse composto 2026: quanto cresce davvero il tuo investimento – Calcolatore interesse composto 2026: quanto cresce davvero il tuo investimento

L’interesse composto è il meccanismo che trasforma un investimento regolare in un capitale molto più grande di quanto ci si aspetti: i rendimenti generano a loro volta rendimenti, e nel tempo questo effetto “palla di neve” diventa il principale motore della crescita. Per capirne l’impatto in cifre concrete, abbiamo sviluppato un calcolatore gratuito che stima il montante finale tenendo conto del capitale iniziale, dei versamenti mensili e del tasso di rendimento atteso.

📌 Articolo in breve
Il calcolatore di questa pagina permette di simulare qualsiasi investimento con interesse composto: inserisci capitale iniziale, versamento mensile (PAC), durata e rendimento atteso per ottenere subito il montante finale e gli interessi maturati. Più lungo è l’orizzonte temporale, più il compounding pesa rispetto al semplice capitale versato — spesso lo supera già dopo 15-20 anni.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

🗓️ Ultimo aggiornamento: giugno 2026

Indice

  1. Cos’è l’interesse composto e perché conta
  2. Calcolatore interesse composto 2026 — gratis
  3. Come usare il calcolatore: guida ai campi
  4. Esempi concreti: cosa cambia con 10, 20 o 30 anni
  5. L’effetto del piano di accumulo mensile (PAC)
  6. Tassazione sugli investimenti: quanto resta davvero
  7. Dove applicare l’interesse composto nel 2026
  8. Gli errori che azzerano il vantaggio del compounding
  9. Domande frequenti

Cos’è l’interesse composto e perché conta

La differenza tra interesse semplice e composto si capisce meglio partendo da un caso concreto. Con l’interesse semplice, 10.000 euro investiti al 5% annuo producono sempre 500 euro all’anno — puntuali e prevedibili. Con l’interesse composto, quei 500 euro del primo anno si sommano al capitale e nell’anno successivo generano interessi a loro volta: non lavori più su 10.000 euro, ma su 10.500. Dopo dieci anni la differenza ammonta a circa 1.300 euro in più, senza fare nulla di diverso. Dopo trenta anni lo stesso investimento vale il doppio rispetto all’interesse semplice.

Questo meccanismo si chiama capitalizzazione e funziona su qualsiasi strumento che reinveste automaticamente i rendimenti: ETF ad accumulazione, fondi comuni, piani pensionistici integrativi, conti di risparmio con capitalizzazione annua. La chiave non è il tasso in sé, ma il tempo: su orizzonti lunghi il compounding surclassa qualsiasi altra variabile, compreso il capitale iniziale. La Banca d’Italia, nel suo materiale didattico sulla cultura finanziaria, ha più volte evidenziato come la scarsa comprensione dell’interesse composto porti le famiglie italiane a rimandare gli investimenti — perdendo proprio gli anni in cui il compounding ha il maggiore impatto relativo.

In termini pratici, la formula dell’interesse composto è: montante = capitale × (1 + tasso)^anni. Con un PAC mensile aggiuntivo il calcolo diventa più complesso, ma il principio non cambia: ogni euro versato inizia a generare interessi dal primo mese, e quegli interessi si accumulano su quelli precedenti per tutta la durata del piano.

Calcolatore interesse composto 2026 — gratis

Abbiamo costruito questo strumento per rendere concreto il meccanismo del compounding. Puoi simulare sia un investimento una tantum (capitale iniziale senza versamenti aggiuntivi, impostando il PAC a zero) sia un piano di accumulo con versamenti mensili fissi. Il calcolo usa la capitalizzazione annua e mostra il montante lordo finale, il totale versato e gli interessi maturati separatamente — così è chiaro quanto arriva dai tuoi soldi e quanto “regala” il tempo.

Calcolatore interesse composto

ℹ️ I risultati sono stime indicative con capitalizzazione annua. Non includono tassazione (26% su plusvalenze per ETF/fondi, 12,5% per titoli di Stato), commissioni di gestione o impatto dell’inflazione. Per calcoli personalizzati rivolgiti a un consulente finanziario indipendente.

Come usare il calcolatore: guida ai campi

Il capitale iniziale è la somma che investi subito, al tempo zero. Può essere zero se stai pianificando un PAC puro, oppure un gruzzolo già disponibile. Il versamento mensile PAC è quanto aggiungi ogni mese in modo costante — anche 50 o 100 euro hanno un impatto significativo su orizzonti lunghi. La durata in anni è il periodo in cui l’investimento resta intatto senza prelievi: interrompere prima spezza l’effetto composto proprio nella fase in cui accelera di più. Il rendimento annuo lordo è il parametro più delicato perché dipende dallo strumento scelto.

Per orientarsi sui tassi da inserire: un ETF azionario globale come il MSCI World ha reso in media circa il 7-8% annuo lordo negli ultimi 30 anni. Un portafoglio bilanciato 60/40 azioni-obbligazioni si attesta storicamente tra il 5% e il 6%. Un conto deposito vincolato nel 2026 offre circa il 3-3,5% lordo. Questi sono valori storici, non garanzie future — e vanno sempre letti al netto delle commissioni dello strumento scelto.

Esempi concreti: cosa cambia con 10, 20 o 30 anni

Partendo dagli stessi parametri — 10.000 euro di capitale iniziale, 200 euro di PAC mensile, 7% di rendimento annuo — la durata cambia tutto. A 10 anni il montante è circa 53.500 euro: hai versato 34.000 euro e il compounding ha aggiunto circa 19.500 euro. A 20 anni il montante sale a circa 133.000 euro: hai versato 58.000 euro, ma gli interessi sono quasi 75.000 — più del capitale. A 30 anni si arriva a oltre 290.000 euro, con 218.000 euro generati dal solo compounding contro 82.000 versati nel tempo.

Questi numeri spiegano perché chi inizia a 25 anni con 100 euro al mese arriva spesso a risultati superiori a chi inizia a 45 anni con 500 euro al mese, anche se in termini assoluti versa molto meno. L’effetto composto è non lineare: la crescita vera si concentra nella seconda metà del periodo, quando gli interessi accumulati diventano una base di calcolo enorme.

L’effetto del piano di accumulo mensile (PAC)

Un piano di accumulo del capitale funziona comprando quote di un fondo o ETF ogni mese, indipendentemente dall’andamento dei mercati. Quando i prezzi scendono acquisti più quote con gli stessi soldi; quando salgono ne compri meno. Questo meccanismo — detto dollar-cost averaging — riduce l’impatto della volatilità e toglie la pressione psicologica di dover indovinare il momento giusto per entrare.

Il vero vantaggio del PAC combinato al compounding è che ogni versamento mensile inizia immediatamente a generare rendimenti su rendimenti. Non stai sommando semplicemente 200 euro al mese: stai aggiungendo ogni mese una nuova “sorgente” di interesse composto che lavorerà per tutti gli anni rimanenti del piano. Per approfondire come scegliere l’ETF giusto per un PAC, la piattaforma più conveniente e come gestire le fasi di mercato in ribasso, puoi leggere la nostra guida completa al piano di accumulo PAC.

Tassazione sugli investimenti: quanto resta davvero

Il calcolatore mostra rendimenti lordi, e la tassazione riduce il guadagno finale in modo che diventa rilevante solo su orizzonti lunghi. Su fondi comuni ed ETF si applica una ritenuta del 26% sulle plusvalenze realizzate al momento della vendita, più l’imposta di bollo dello 0,2% annuo calcolata sul valore di mercato del portafoglio. Su BTP, BOT e altri titoli di Stato italiani la tassazione è agevolata al 12,5%.

Per un ETF azionario con rendimento lordo del 7%, il rendimento netto reale dopo tasse si avvicina al 5,1-5,2% (escludendo l’imposta di bollo). Su 30 anni questa differenza si traduce in decine di migliaia di euro. Per questo gli ETF ad accumulazione — che reinvestono i dividendi senza distribuirli, posticipando di fatto la tassazione al momento della vendita — sono preferiti dagli investitori di lungo periodo in Italia. Se vuoi confrontare i rendimenti netti tra strumenti diversi, trovi dati aggiornati sui migliori ETF per italiani con rendimenti reali al 2026.

Dove applicare l’interesse composto nel 2026

Il compounding funziona su qualsiasi strumento che reinveste i rendimenti automaticamente. In Italia nel 2026 le opzioni principali per un investitore retail sono gli ETF ad accumulazione su piattaforme come Fineco, DEGIRO, Directa o Trade Republic; i fondi comuni di investimento con capitalizzazione degli utili; i piani pensionistici integrativi, che per legge reinvestono i contributi producendo compounding fiscalmente agevolato. I conti deposito producono invece interesse semplice se gli interessi vengono accreditati periodicamente senza essere reinvestiti — per ottenere il compounding reale bisogna rinnovare il vincolo includendo sempre gli interessi maturati nella nuova somma vincolata.

L’oro e le criptovalute non producono interesse composto in senso stretto — generano eventuale plusvalenza di prezzo, ma non cedole o dividendi da reinvestire. Gli immobili possono generare rendimenti tramite affitti, ma il reinvestimento automatico è praticamente impossibile. Rimangono strumenti utili per diversificare, ma il meccanismo del compounding puro è proprio degli strumenti finanziari che pagano cedole o distribuiscono utili reinvestibili.

Gli errori che azzerano il vantaggio del compounding

Il primo errore è interrompere il piano durante i crolli di mercato. È esattamente nei momenti di ribasso che il PAC ha il rendimento futuro più alto: si comprano più quote a prezzi bassi, e quando il mercato recupera il vantaggio si amplifica. Chi ha sospeso il PAC durante il crollo del 2020 e ha ripreso solo dopo la risalita ha acquistato ai prezzi più alti, perdendo il periodo di acquisto più conveniente degli ultimi anni.

Il secondo errore è scegliere fondi attivi con costi di gestione elevati. Secondo i dati SPIVA di S&P Global, oltre l’85% dei fondi azionari attivi europei non batte il proprio indice di riferimento su 15 anni, dopo le commissioni. Un TER dell’1,5% invece dello 0,15% di un ETF equivale, su 30 anni con capitalizzazione composta, a una perdita di rendimento di oltre il 30% sul montante finale.

Il terzo errore è prelevare i rendimenti invece di reinvestirli. Basta un solo prelievo intermedio per spezzare il ciclo di capitalizzazione proprio nel momento in cui comincia ad accelerare. Chi gestisce un conto deposito dovrebbe rinnovare il vincolo includendo sempre gli interessi maturati, non trattarli come reddito corrente. La disciplina del non toccare è, alla fine, il vero segreto dell’interesse composto.

📝 Nota della redazione
Abbiamo simulato lo stesso PAC di 200 euro al mese su un ETF MSCI World ad accumulazione partendo da tre momenti diversi: chi ha iniziato nel 2006 (prima del crollo del 2008) ha ottenuto un rendimento annuo composto del 6,8% grazie alla ripresa successiva. Chi ha iniziato nel 2010 ha visto rendimenti medi dell’8,3% su 15 anni. La continuità del piano, non il timing di entrata, è stato il fattore decisivo in entrambi i casi — confermando che il tempo batte quasi sempre la strategia.

Domande frequenti

Quando si vede davvero l’effetto dell’interesse composto?

L’effetto diventa visibile dopo 5-7 anni, ma è nella seconda metà del periodo che esplode. Con un rendimento del 7%, dopo 10 anni gli interessi rappresentano circa il 40% del montante; dopo 25 anni superano il capitale versato. La crescita non è lineare: l’ultimo decennio di un piano trentennale genera spesso più di tutti i primi venti anni messi insieme.

L’interesse composto funziona anche con piccoli importi?

Sì, e anche in modo sorprendente. Con 50 euro al mese e 30 anni al 6% si accumulano circa 50.000 euro, di cui oltre 32.000 derivano dagli interessi composti. Il fattore determinante è sempre il tempo, non l’importo iniziale.

Il calcolatore mostra rendimenti lordi o netti?

Lordi. Per stimare il netto su ETF, applica una riduzione approssimativa del 20-22% sugli interessi maturati (tassazione al 26% sulle plusvalenze). Per BTP e BOT la tassazione è del 12,5%, quindi sottrai circa il 12% dagli interessi. Il calcolatore può comunque essere usato per scenari netti: inserisci direttamente il rendimento netto stimato invece di quello lordo.

Qual è il rendimento più realistico da inserire?

Dipende dallo strumento. Per un ETF azionario globale, tra il 5% e il 7% lordo su orizzonti lunghi è una stima prudente ma ragionevole, basata sui rendimenti storici degli ultimi 30 anni. Per un conto deposito nel 2026 usa il 3-3,5%. Per un portafoglio bilanciato 60/40 usa tra il 4% e il 5,5%. Nessun rendimento futuro è garantito: il passato è un riferimento, non una previsione.

L’inflazione erode il vantaggio dell’interesse composto?

Parzialmente sì. Se il rendimento lordo è del 7% e l’inflazione è al 2,5%, il rendimento reale è circa il 4,5%. Per avere una visione conservativa, inserisci nel calcolatore il rendimento reale sottraendo l’inflazione media attesa dal tasso lordo. In ogni caso, anche il rendimento reale netto dell’interesse composto batte quasi sempre quello di mantenere il denaro fermo sul conto corrente, che perde potere d’acquisto ogni anno.

Come scrivere un curriculum vitae perfetto nel 2026 (con modello da scaricare)

curriculum vitae – Come scrivere curriculum vitae 2026 modello da scaricare

Il curriculum vitae è il documento che precede ogni colloquio — e nella maggior parte dei casi lo decide prima ancora che tu apra bocca. Un CV mal strutturato, verboso o con le informazioni sbagliate in cima viene scartato in meno di 10 secondi. Questa guida ti insegna cosa mettere, cosa togliere e in che ordine — con un modello pronto da scaricare e adattare.

📌 Articolo in breve
Il CV europeo (Europass) è ancora il formato più riconosciuto in Italia per candidature formali e concorsi pubblici. Per candidature in aziende private, un CV moderno a una o due pagine con sezioni chiare è spesso preferito. Le sezioni indispensabili sono: contatti, esperienza lavorativa, istruzione, competenze. Più in basso trovi il modello da scaricare.

📥 In questo articolo trovi anche un modello CV in formato HTML da scaricare e adattare — compilabile direttamente nel browser o in qualsiasi editor di testo.

Indice

  1. La struttura del CV nel 2026
  2. Sezione contatti e foto
  3. Come descrivere le esperienze
  4. Istruzione e formazione
  5. Competenze e lingue
  6. Gli errori più comuni
  7. Modello CV da scaricare
  8. Domande frequenti

La struttura del CV nel 2026

Un curriculum vitae efficace ha una struttura che il recruiter riconosce al primo sguardo: le informazioni più importanti in cima, le meno rilevanti in fondo. L’ordine standard per chi ha già esperienza lavorativa è: contatti → profilo professionale (opzionale ma consigliato) → esperienze lavorative in ordine cronologico inverso → istruzione → competenze. Chi è alla prima esperienza o ha appena finito gli studi inverte l’ordine di esperienze e istruzione.

La lunghezza ideale è una pagina per chi ha meno di cinque anni di esperienza, due pagine per i profili più senior. Tre pagine non sono mai giustificate — ogni informazione che non convince qualcuno ad assumerti è spazio sprecato. La scelta del formato — cronologico, funzionale (per competenze) o misto — dipende dalla situazione: il cronologico inverso va bene per il 90% dei casi. Il funzionale è utile solo se hai grandi lacune nella carriera che vuoi non rendere immediatamente evidenti.

Sezione contatti e foto

In cima al CV metti nome e cognome (in grande), titolo professionale o ruolo cercato, numero di telefono, email professionale (nome.cognome@provider, non nicknamescemo97@gmail.com), città di residenza, e il link al profilo LinkedIn se è aggiornato. Non serve l’indirizzo completo — la città basta. Non mettere data di nascita, codice fiscale, o stato civile: non sono richiesti per legge e aggiungono rumore senza valore. Per i lavori nel tech aggiungere anche il link al portfolio GitHub o sito personale.

La foto sul CV è ancora la norma in Italia anche se non è obbligatoria. Se la metti, deve essere una foto professionale: fondo neutro, espressione aperta, abbigliamento consono al settore. La stessa logica della foto per il profilo LinkedIn si applica qui. Se la foto è mediocre o inappropriata, non metterla — è peggio che non averla.

Come descrivere le esperienze

La sezione esperienze è quella che pesa di più. Per ogni posizione inserisci: nome dell’azienda, tuo ruolo, periodo (mese/anno — mese/anno o “presente”), e una descrizione di 2-4 righe. La descrizione deve parlare di risultati, non solo di mansioni. “Responsabile social media” non dice niente. “Gestito la strategia social di un e-commerce da 50.000 follower, aumentando il tasso di engagement del 35% in sei mesi” dice moltissimo. I numeri rendono credibili le affermazioni generiche — usa quanti riesci a raccogliere con onestà.

Le esperienze vanno in ordine cronologico inverso: la più recente in cima. Rilevanza e recenza sono i criteri per quanto spazio dedicare a ciascuna. Il lavoro di tre anni fa in un settore diverso non merita più di due righe; l’ultimo anno di lavoro pertinente merita 4-6 righe. Per le esperienze brevi o irrilevanti usa una sola riga senza descrizione — o omettile del tutto. I periodi di disoccupazione non vanno necessariamente nascosti: molti recruiter sanno leggere un CV e capiscono, specialmente dopo il 2020-2021. Se c’è un gap significativo, puoi indicare brevemente cosa hai fatto in quel periodo (formazione, progetto personale, assistenza familiare).

Istruzione e formazione

Per chi ha già esperienza lavorativa, la sezione istruzione è breve: nome dell’istituto o università, titolo conseguito, anno di conseguimento. La votazione del diploma o della laurea va messa solo se è alta (110/110 o equivalente) o se la candidatura è per un’azienda che la considera (concorsi pubblici, grandi multinazionali con selezioni strutturate). Per i corsi di formazione, certificazioni e master: inseriscili solo se rilevanti per il ruolo — un corso online di 2 ore su Coursera non ha lo stesso peso di una certificazione Google Analytics o di un Master universitario.

Le certificazioni professionali (PMP, TOGAF, Google, AWS, Microsoft) meritano una sezione dedicata “Certificazioni” separata dall’istruzione formale, perché hanno peso specifico nelle selezioni tecniche. Per i neolaureati, è utile indicare anche la tesi di laurea e i corsi più rilevanti se il titolo è generico e la tesi riguarda l’area di candidatura.

Competenze e lingue

La sezione competenze deve essere concreta, non generica. “Buone capacità comunicative” e “teamwork” sono cliché che ogni CV riporta e nessun recruiter legge più. Scrivi invece i software, le metodologie, i linguaggi di programmazione o i tool specifici che sai usare davvero: “Microsoft Excel avanzato (pivot table, VLOOKUP)”, “Photoshop, Illustrator, Figma”, “Python (analisi dati con Pandas), SQL”, “CRM Salesforce e HubSpot”. Le lingue vanno riportate con il livello secondo il framework europeo CEFR: A1-A2 (base), B1-B2 (intermedio), C1-C2 (avanzato). Se hai un certificato (IELTS, TOEFL, DELF, ecc.) indicalo con il punteggio e l’anno.

Molte aziende usano sistemi ATS (Applicant Tracking System) per fare una prima scrematura automatica dei CV — questi sistemi cercano keyword specifiche nell’esperienza e nelle competenze. Per questo conviene adattare leggermente la sezione competenze alle parole chiave usate nell’annuncio di lavoro a cui si risponde, senza inventare competenze che non si hanno. Leggere l’annuncio e usare gli stessi termini tecnici che usa il recruiter nella job description aumenta le probabilità di passare la scrematura automatica.

Gli errori più comuni

Il CV con foto dal mare, l’email poco professionale, il titolo “Curriculum Vitae di Mario Rossi” in cima (il titolo è implicito — non serve), le esperienze descritte in terza persona (“Ha gestito…” invece di “Ho gestito…”), i periodi di lavoro con solo l’anno senza il mese (non permettono di capire la durata reale dell’esperienza), la lista di “hobby” generica (sport, musica, lettura) che non aggiunge niente. Tutti errori banali che però compaiono in una percentuale sorprendentemente alta di CV reali.

Altri errori frequenti: usare un file Word quando il recruiter potrebbe aprirlo con formattazione storpiata — il PDF è sempre più sicuro. Chiamare il file “CV.pdf” o “curriculum.pdf” invece di “CV-Mario-Rossi.pdf” — quando il recruiter scarica decine di CV, avere il nome nel filename fa differenza. Non aggiornare il CV prima di ogni candidatura — un CV generico risponde meno delle aspettative di chi ha scritto una job description specifica.

Modello CV da scaricare

Il modello che trovi sotto è un template HTML — aprilo nel browser e usa la funzione “Stampa → Salva come PDF” del browser per ottenere un PDF pronto da inviare. Oppure copia il contenuto in Word o Google Documenti e adattalo al tuo stile.

ℹ️ Il modello è fornito a titolo esemplificativo. Prima di utilizzarlo verifica che sia adatto alla tua situazione specifica e, se necessario, fallo revisionare da un professionista.

📥 Scarica il modello CV 2026 (HTML)

Come usare il modello

Apri il file HTML con qualsiasi browser (Chrome, Firefox, Safari). Vedrai un CV strutturato con dati di esempio — sostituisci ogni sezione con i tuoi dati reali. Quando hai finito, usa la funzione Stampa del browser (Ctrl+P su Windows, Cmd+P su Mac) e scegli “Salva come PDF” come destinazione. Il risultato è un PDF ben formattato pronto per essere allegato alle candidature. Se preferisci modificare il layout, puoi aprire il file .html con un editor di testo (Blocco Note, TextEdit) e cambiare i colori e la struttura direttamente nel codice.

Domande frequenti

Meglio il formato Europass o un CV moderno?

L’Europass è consigliato per: candidature nella pubblica amministrazione, concorsi pubblici, candidature in ambito europeo e borse di studio. Per aziende private italiane e multinazionali un CV moderno ben strutturato è generalmente preferito — l’Europass è percepito come rigido e difficile da leggere rapidamente. La regola pratica: segui le istruzioni dell’annuncio; se non specificano il formato, usa il formato moderno.

Il CV va adattato per ogni candidatura?

Sì, almeno parzialmente. Il profilo professionale in cima e l’ordine delle competenze vanno personalizzati per ogni posizione. Un software di selezione che usa keyword matching richiede che le parole chiave dell’annuncio compaiano nel CV. Non devi riscrivere tutto — basta modificare le prime 5-8 righe e la sezione competenze per rispecchiare il linguaggio dell’annuncio specifico.

Devo mettere i riferimenti (ex responsabili contattabili)?

In Italia non è standard inserirli direttamente nel CV — la formula “Referenze disponibili su richiesta” è comune ma ormai inutile (si dà per scontato). Tienili pronti separatamente e forniscili quando richiesto durante il processo di selezione. Se hai un ex manager o cliente molto noto nel settore che può parlarti molto bene, puoi citarlo esplicitamente — ma solo con il suo consenso preventivo.

🧮 Altri strumenti utili: Oltre al modello di CV, trovi altri strumenti pratici gratuiti (calcolatori, template, confronti aggiornati) nella pagina Strumenti e Risorse.

Se stai per firmare un nuovo contratto o hai già ricevuto un aumento dal rinnovo del tuo CCNL, leggi anche detassazione aumenti stipendio 2026: potresti pagare solo il 5% di tasse su quella parte di retribuzione.

Anche il modo in cui le aziende selezionano i candidati sta cambiando: sempre più selezioni passano attraverso sistemi di intelligenza artificiale, con nuovi obblighi di supervisione umana e trasparenza dal 2026. Ne parliamo nella guida su gli agenti AI in azienda e le nuove regole del 2026.

Leggi anche: se stai cercando lavoro, dai un’occhiata anche ai concorsi pubblici aperti ad agosto 2026 e al bando del Servizio Civile Universale.

Come ottimizzare il profilo LinkedIn nel 2026: guida completa

linkedin profilo – Come ottimizzare profilo LinkedIn 2026 guida completa

Il profilo LinkedIn è il tuo biglietto da visita professionale online — e la maggior parte delle persone ce l’ha compilato a metà, con una foto mediocre e un titolo generico che non dice niente a nessuno. Nel 2026, con l’AI integrata nelle ricerche dei recruiter e algoritmi sempre più sofisticati, la differenza tra un profilo che genera opportunità e uno che viene ignorato è fatta di dettagli specifici. Questa guida li affronta tutti.

📌 Articolo in breve
Un profilo LinkedIn ottimizzato deve avere: foto professionale (non selfie), titolo con keyword di settore (non solo la mansione), sommario che racconta il tuo valore in prima persona, esperienze con risultati numerici, e almeno 5 competenze con conferme. L’All-Star status di LinkedIn si raggiunge completando tutte le sezioni principali.

Indice

  1. Foto profilo e copertina
  2. Il titolo professionale
  3. Il sommario “About”
  4. Come descrivere le esperienze
  5. Competenze e conferme
  6. Costruire il network
  7. Pubblicare contenuti su LinkedIn
  8. LinkedIn per trovare lavoro
  9. Domande frequenti

Foto profilo e copertina

La foto profilo è la prima cosa che chiunque vede. I profili con foto ricevono 21 volte più visualizzazioni di quelli senza. Non servono foto professionali da studio — bastano buona luce naturale, sfondo neutro (o sfocato), e un’inquadratura dal busto in su. Il viso deve essere ben visibile, sorridente o almeno con espressione aperta. Evita selfie con il braccio teso, foto ritagliate da eventi sociali, foto con occhiali da sole, o foto in cui sei in gruppo. L’obiettivo è sembrare professionale e accessibile allo stesso tempo.

L’immagine di copertina (il banner dietro la foto) è ignorata dalla maggior parte degli utenti ma è spazio comunicativo prezioso. Un recruiter che visita il tuo profilo lo vede subito. Puoi mettere una frase che sintetizza la tua proposta di valore, il logo della tua azienda se sei freelance, o semplicemente un’immagine professionale legata al tuo settore. Canva ha template LinkedIn già nelle dimensioni corrette (1584×396 pixel).

Il titolo professionale

Il titolo è il testo sotto il tuo nome — è quello che LinkedIn mostra nei risultati di ricerca, nei suggerimenti di connessione, e quando commenti un post. L’errore più comune è mettere solo la mansione: “Marketing Manager at Azienda X”. Meglio: “Marketing Manager | Growth & Demand Generation | B2B SaaS” — include la mansione, le specializzazioni e le keyword che i recruiter cercano. Il titolo può essere lungo fino a 220 caratteri: usali.

Pensa alle parole che un recruiter della tua area digiterebbe nella ricerca LinkedIn per trovare profili come il tuo. Quelle parole devono essere nel titolo. Se sei in transizione di carriera, puoi includere sia il ruolo attuale che quello che stai cercando: “Insegnante | Transizione verso UX Writing e Comunicazione Digitale”. Il titolo si modifica cliccando sull’icona matita nella sezione principale del profilo.

Il sommario “About”

Il sommario è la sezione in cui parli di te in prima persona — ed è quella che la maggior parte delle persone lascia vuota o riempie con cliché. “Professionista dinamico con esperienza decennale” non dice nulla a nessuno. Un sommario efficace risponde a tre domande: cosa fai (concretamente), per chi lo fai (che tipo di aziende o clienti), e cosa ottieni (risultati). Le prime due righe sono le più importanti — solo quelle vengono mostrate senza cliccare “Leggi altro”.

Struttura efficace: prima frase con la tua specializzazione e il valore che porti, poi due o tre paragrafi con esempi concreti e risultati, poi una call to action (come contattarti, cosa stai cercando). Scrivi in prima persona singolare, non come un CV in terza persona. Un sommario di 200-300 parole è meglio di uno lungo e generico. Aggiungi emoji con parsimonia — uno o due per separare le sezioni rende il testo più leggibile su mobile.

Come descrivere le esperienze

Le esperienze lavorative su LinkedIn non devono essere un elenco di mansioni — devono raccontare risultati. La formula più efficace è: verbo d’azione + cosa hai fatto + risultato misurabile. “Gestito il team marketing” diventa “Guidato un team di 5 persone per il lancio di tre prodotti, raggiungendo +40% di lead qualificati in 6 mesi”. I numeri specificano e rendono credibili le affermazioni generiche.

Per ogni esperienza inserisci sempre il tipo di contratto (tempo pieno, freelance, part-time), il settore dell’azienda se non è ovvio, e le competenze chiave acquisite o usate. Le esperienze brevi (sotto i 3 mesi) o poco rilevanti per il ruolo che stai cercando possono essere omesse o accorpate in una voce “Esperienze di consulenza freelance”. I media allegabili alle esperienze (PDF di presentazioni, link a progetti, video) aumentano la credibilità e rendono il profilo più ricco.

Competenze e conferme

LinkedIn permette di inserire fino a 50 competenze. Inseriscile tutte, con priorità alle più rilevanti per il ruolo che stai cercando — le prime tre appaiono in evidenza nel profilo. Le conferme (endorsement) da parte dei colleghi aumentano la credibilità delle competenze dichiarate, soprattutto quelle tecniche. Non chiedere conferme in modo generico — sii specifico: “Puoi confermare la mia competenza in Google Analytics e SEO nel profilo LinkedIn?” ha più possibilità di successo di “Puoi endorsarmi?”.

Le raccomandazioni scritte (diverse dalle conferme) sono ancora più preziose — sono testimonianze di colleghi, manager o clienti che descrivono il tuo lavoro in prima persona. Una raccomandazione ben scritta da un ex manager vale più di 20 endorsement generici. Per richiederle: vai al profilo della persona → Altro → Richiedi una raccomandazione → specifica per quale ruolo/progetto vuoi la raccomandazione e cosa vorresti che mettesse in risalto.

Costruire il network

Il network su LinkedIn vale tanto quanto le connessioni che contiene. Un profilo con 500+ connessioni ha molta più visibilità dei post e appare più in alto nelle ricerche dei recruiter. Non serve conoscere personalmente tutti — su LinkedIn è normale connettersi con persone del proprio settore che non si conosce di persona. La nota di connessione personalizzata aumenta significativamente il tasso di accettazione: invece del messaggio default di LinkedIn, scrivi due righe su perché vuoi connetterti.

Interagire con i post altrui (commenti costruttivi, non solo “mi piace”) aumenta la visibilità del tuo profilo — ogni commento che lasci viene visto dalle connessioni di chi ha postato. È uno dei modi più efficaci per farsi notare da persone nuove nel settore senza pubblicare contenuti propri.

Pubblicare contenuti su LinkedIn

Pubblicare post su LinkedIn amplifica enormemente la visibilità del profilo — i creator attivi vengono mostrati più spesso nei feed delle loro connessioni e appaiono nei suggerimenti per le nuove connessioni. Non serve postare ogni giorno: uno o due post a settimana di qualità è più efficace di cinque post superficiali. I formati che funzionano meglio nel 2026 sono: post di testo con struttura narrativa (“Ho sbagliato qualcosa, ecco cosa ho imparato”), caroselli PDF (documenti con slide informative), e video brevi. Gli articoli lunghi nativi LinkedIn hanno meno reach dei post semplici — usali solo per contenuti che valgono la lunghezza.

LinkedIn per trovare lavoro

Attiva la funzione “Open to Work” (Aperto alle opportunità di lavoro) nelle impostazioni del profilo — puoi scegliere se renderla visibile a tutti (appare il banner verde sulla foto) o solo ai recruiter. La versione visibile solo ai recruiter è più discreta se hai un lavoro attuale. Nella sezione “Ricerca lavoro” specifica le tipologie di ruolo, il luogo (incluso “da remoto”), il settore e la disponibilità immediata — queste informazioni alimentano l’algoritmo di matching con le offerte LinkedIn Jobs.

Candidarti tramite LinkedIn Easy Apply è veloce ma produce meno risultati della candidatura diretta al sito dell’azienda — perché tutti la usano e il volume di candidature è altissimo. La strategia più efficace è combinare: identifica l’azienda su LinkedIn, trova il responsabile HR o il hiring manager, connettiti e invia un messaggio personalizzato prima o insieme alla candidatura. Un messaggio diretto ben scritto ha un tasso di risposta molto superiore a una candidatura anonima.

Domande frequenti

LinkedIn Premium vale i soldi?

Dipende dall’uso. Se stai cercando lavoro attivamente, i crediti InMail per contattare persone fuori dalla tua rete e il badge “Candidato in primo piano” possono valere i 40 euro/mese del piano Career. Se sei un recruiter o vuoi generare clienti B2B, Sales Navigator ha senso. Per chi usa LinkedIn principalmente per networking e visibilità, il piano gratuito è sufficiente.

Quante connessioni servono per essere visibili?

LinkedIn mostra “500+” per i profili con 500 o più connessioni — è una soglia psicologica che aumenta la credibilità percepita. Sotto le 100 connessioni, la visibilità dei tuoi post è molto limitata. Punta a 300-500 connessioni qualificate nel primo anno di uso attivo della piattaforma.