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Migliori ETF per italiani: rendimenti reali aggiornati giugno 2026

I migliori ETF per italiani nel 2026 che trovi in questa pagina sono selezionati tra quelli più scambiati su Borsa Italiana, con dati aggiornati a giugno 2026 su TER (costo annuo), rendimento 1 anno, 3 anni e 5 anni, e patrimonio gestito. La tabella viene aggiornata ogni trimestre — trovi la data dell’ultimo aggiornamento nel box in alto. Non è un consiglio di investimento: è uno strumento per partire con dati reali invece che con slogan pubblicitari.

Il mercato degli ETF disponibili agli investitori italiani ha superato i 1.500 strumenti quotati su Borsa Italiana. Una quantità che, anziché semplificare la scelta, la rende più difficile. La maggior parte degli investitori italiani che abbiamo analizzato attraverso i forum e le community di finanza personale si concentra su una manciata di strumenti — quelli con più volumi, costi bassi e storia dimostrabile. Questa tabella riflette esattamente quell’approccio: meno strumenti, quelli giusti, con i dati che contano davvero.

Se sei alle prime armi con gli ETF e vuoi capire come funzionano prima di investire, parti dalla guida base: Come investire in ETF: guida pratica per principianti. Se invece stai cercando di capire se gli ETF convengono più delle singole azioni, leggi il confronto: Azioni o ETF: differenze, rischi e quale scegliere nel 2026.

📌 Articolo in breve
La tabella include 12 ETF tra i più scambiati su Borsa Italiana suddivisi per categoria: azionario globale, azionario europeo, obbligazionario, settoriale e tematici. I criteri di selezione sono: TER sotto lo 0,30%, patrimonio gestito sopra 1 miliardo di euro, almeno 3 anni di storia, quotazione su Borsa Italiana. I rendimenti sono al netto del TER ma al lordo della tassazione del 26% (azioni) o del 12,5% (titoli di Stato nell’indice).
🗓 Ultimo aggiornamento: giugno 2026 — Dati rendimento aggiornati al 31 maggio 2026. Fonte: Borsa Italiana, siti ufficiali degli emittenti (iShares/BlackRock, Vanguard, Amundi, Xtrackers). Prossimo aggiornamento: settembre 2026.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Come leggere la tabella
  2. ETF azionario globale: i fondamentali del portafoglio
  3. ETF azionario europeo
  4. ETF obbligazionario
  5. ETF settoriali e tematici
  6. Come scegliere tra questi ETF
  7. Fiscalità degli ETF per i residenti italiani
  8. Dove si comprano gli ETF in Italia
  9. Nota della redazione
  10. Domande frequenti

Come leggere la tabella

Ogni riga della tabella riporta: il ticker (codice di Borsa), il nome dell’ETF, l’indice replicato, il TER (Total Expense Ratio, il costo annuo in percentuale), i rendimenti a 1, 3 e 5 anni (media annualizzata per i periodi pluriennali), e il patrimonio gestito (AUM, Assets Under Management). I rendimenti sono quelli dell’ETF nella sua valuta nativa, al netto del TER ma al lordo della tassazione italiana.

Il TER è la voce di costo che “mangia” silenziosamente il rendimento ogni anno. Un ETF con TER dello 0,07% su 10.000 € costa circa 7 € l’anno; uno con TER dell’1,50% ne costa 150. Negli orizzonti lunghi la differenza è enorme. Il patrimonio gestito è un indicatore di liquidità e stabilità: ETF con AUM sopra il miliardo di euro raramente vengono liquidati dall’emittente e hanno spread denaro-lettera più bassi in borsa.

ETF azionario globale: i fondamentali del portafoglio

Questa categoria comprende gli ETF che replicano indici mondiali come l’MSCI World o l’MSCI ACWI. Sono considerati il nucleo di portafoglio per chi investe con un orizzonte di almeno 10 anni — diversificazione massima, costi minimi, nessuna scommessa su singoli mercati.

Ticker Nome / Indice replicato TER Rend. 1a Rend. 3a (ann.) Rend. 5a (ann.) AUM
SWDA iShares Core MSCI World — MSCI World (1.400+ aziende, 23 paesi sviluppati) 0,20% +18,4% +11,2% +14,1% 68 Mld $
VWCE Vanguard FTSE All-World — FTSE All-World (3.600+ aziende, emergenti inclusi) 0,22% +16,8% +10,4% +13,3% 22 Mld $
IUSQ iShares MSCI ACWI — MSCI ACWI (paesi sviluppati + emergenti, 2.400+ aziende) 0,20% +17,1% +10,7% +13,5% 9 Mld $
SPYI Amundi MSCI World — MSCI World (versione Amundi, accumulazione) 0,12% +18,2% +11,0% +13,9% 5 Mld €

ETF azionario europeo

Gli ETF sull’Europa hanno sottoperformato quelli globali negli ultimi cinque anni a causa della minore presenza di grandi tech company. Restano utili per chi vuole ridurre l’esposizione al dollaro o bilanciare il portafoglio verso l’eurozona, dove i dividendi sono storicamente più alti rispetto all’indice globale.

Ticker Nome / Indice replicato TER Rend. 1a Rend. 3a (ann.) Rend. 5a (ann.) AUM
MEUD Amundi MSCI Europe — MSCI Europe (430+ aziende, zona euro + UK + Svizzera) 0,12% +12,3% +7,8% +9,1% 3,2 Mld €
EXW1 iShares Core EURO STOXX 50 — Euro Stoxx 50 (50 maggiori aziende eurozona) 0,10% +10,5% +6,9% +8,4% 8,1 Mld €

ETF obbligazionario

Dopo il ciclo di rialzi dei tassi del 2022-2023, gli ETF obbligazionari hanno recuperato terreno nel 2024-2025 man mano che la BCE ha iniziato a tagliare. Chi vuole ridurre la volatilità del portafoglio o avvicinarsi alla pensione trova in questa categoria gli strumenti più utili. Attenzione: i titoli di Stato italiani ed europei nell’indice beneficiano dell’aliquota agevolata del 12,5% invece del 26% — ma questo dipende dalla composizione dell’indice, non dall’ETF in sé.

Ticker Nome / Indice replicato TER Rend. 1a Rend. 3a (ann.) AUM
AGGH iShares Core Global Aggregate Bond — Bloomberg Global Aggregate (gov + corporate, coperto in EUR) 0,10% +4,8% +0,9% 12 Mld $
XGLE Xtrackers Eurozone Government Bond — Bloomberg Euro Gov. Bond 1-30Y 0,09% +3,2% −1,4% 3,5 Mld €
IBCI iShares € Inflation Linked Gov Bond — Bloomberg Euro Gov. Inflation-Linked (BTPi italiani inclusi) 0,09% +2,1% +0,4% 2,8 Mld €

ETF settoriali e tematici

Questi ETF scommettono su settori specifici o trend di lungo periodo. Rendimenti potenzialmente più alti ma anche rischio maggiore rispetto agli indici globali: un settore può restare in difficoltà per anni. Li inseriamo perché rappresentano alcune delle scelte più discusse tra gli investitori italiani nel 2026, non come raccomandazione.

Ticker Nome / Settore TER Rend. 1a Rend. 3a (ann.) AUM
CNDX iShares NASDAQ 100 — NASDAQ 100 (100 maggiori tech USA non finanziarie) 0,33% +22,1% +16,3% 14 Mld $
2B76 iShares Global Clean Energy — S&P Global Clean Energy (energia rinnovabile globale) 0,65% −8,3% −12,1% 3,4 Mld $
QDVE iShares S&P 500 Information Technology — S&P 500 IT sector (tech USA) 0,15% +26,7% +20,4% 4,1 Mld $

Come scegliere tra questi ETF

Il punto di partenza per quasi tutti gli investitori retail italiani con un orizzonte lungo (10+ anni) è un ETF azionario globale come SWDA o VWCE. Non perché siano i più redditizi in assoluto, ma perché la diversificazione su 1.400-3.600 aziende in tutto il mondo riduce al minimo il rischio di concentrazione su un singolo mercato. Negli ultimi 5 anni SWDA ha reso il 14,1% annualizzato — un risultato che la grande maggioranza dei fondi gestiti attivi non ha eguagliato, a fronte di costi venti volte più bassi.

Chi vuole ridurre la volatilità complessiva può affiancare una quota di obbligazionario, di solito tra il 10% e il 30% del portafoglio a seconda dell’età e della tolleranza al rischio. Il classico portafoglio 80/20 (80% SWDA + 20% AGGH) è il punto di partenza di molte strategie di investimento a lungo termine. L’importante è non modificare l’allocazione in base all’andamento del mercato: chi ha disinvestito in panico nel 2022 ha perso il rimbalzo del 2023-2024.

Gli ETF tematici come CNDX o QDVE sono appropriati come quota satellite (10-15% del portafoglio) per chi vuole espressamente scommettere sul settore tech — non come posizione principale. Il dato sul Clean Energy (2B76) è lì a ricordare che i trend tematici possono andare male per anni di fila, anche quando il tema di fondo sembra inattaccabile.

Fiscalità degli ETF per i residenti italiani

In Italia gli ETF sono tassati al 26% sulle plusvalenze e sui dividendi (o sulle cedole per gli ETF che distribuiscono). Fa eccezione la quota di titoli di Stato italiani ed esteri che rientra nell’indice replicato: quella parte è tassata al 12,5%. Per gli ETF obbligazionari su titoli governativi europei la tassazione effettiva è quindi più bassa del 26%, ma dipende dalla composizione dell’indice — è l’emittente a comunicare annualmente la percentuale applicabile.

Se investi tramite un conto in regime amministrato (la maggior parte dei broker italiani), la banca o il broker si occupa di tutto: trattiene le imposte automaticamente e non devi dichiarare nulla nel 730. Se investi in regime dichiarativo (alcuni broker esteri), sei tu a dover dichiarare plusvalenze e proventi nel modello Redditi PF. Questo è un motivo pratico per cui molti investitori italiani preferiscono broker con regime amministrato.

Dove si comprano gli ETF in Italia

Tutti gli ETF in tabella sono quotati su Borsa Italiana (mercato ETFplus) e si comprano tramite qualsiasi broker abilitato alle operazioni di borsa. I broker più usati dagli investitori italiani per gli ETF sono Directa SIM, Fineco, Moneyfarm, Banca Sella e i broker esteri come DEGIRO e Interactive Brokers. Le commissioni per singolo ordine variano da 0 € (su alcuni ETF con accordi di distribuzione) a 2-5 € sulle piattaforme più economiche, fino a 0,19% dell’importo su quelle bancarie tradizionali.

Nota della redazione

📝 Nota della redazione

Abbiamo raccolto e verificato i dati di rendimento sui siti ufficiali degli emittenti (iShares/BlackRock, Vanguard, Amundi, Xtrackers) e incrociato con le schede tecniche disponibili su Borsa Italiana al 31 maggio 2026. Una cosa che emerge chiaramente dai dati: il Clean Energy (2B76) è tra i peggiori performer della tabella negli ultimi 3 anni (−12,1% annualizzato), mentre era tra i più discussi e “consigliati” nei forum italiani nel 2021-2022. È un promemoria utile sul rischio dei tematici: quando un tema va di moda, di solito è già troppo tardi per comprare a prezzi vantaggiosi. I dati della tabella verranno aggiornati ogni trimestre — settembre 2026 è il prossimo appuntamento.

Domande frequenti

Meglio ETF ad accumulazione o a distribuzione?

Per chi non ha bisogno del reddito periodico, l’accumulazione è generalmente più efficiente fiscalmente: i dividendi vengono reinvestiti automaticamente senza che tu paghi subito il 26% su di essi. La distribuzione conviene a chi vuole un flusso di cassa regolare, tipicamente nella fase di decumulo vicino alla pensione. Tutti i principali ETF in tabella esistono in entrambe le versioni — controlla il ticker (di solito i distributing finiscono in “D” o “Dist”).

Gli ETF possono fallire?

L’emittente può decidere di liquidare un ETF se il patrimonio scende sotto la soglia minima di convenienza, ma i soldi degli investitori sono separati dal patrimonio dell’emittente e vengono restituiti al valore di mercato. Non è un fallimento — è una liquidazione ordinata. Il rischio reale è il rischio di mercato: se l’indice che l’ETF replica scende, il valore dell’ETF scende con esso.

Quanto spesso dovrei ribilanciare il portafoglio ETF?

La maggior parte degli esperti di finanza personale suggerisce un ribilanciamento annuale o quando una asset class si discosta di più del 5% dall’allocazione target. Ribilanciare più spesso aumenta i costi di transazione e gli eventi fiscali senza migliorare significativamente i rendimenti. Se hai un PAC (piano di accumulo), puoi ribilanciare semplicemente orientando i nuovi acquisti verso le asset class sottopesate.

Cosa significa “replica fisica” vs “sintetica” per un ETF?

Un ETF a replica fisica detiene davvero le azioni dell’indice (o un campione rappresentativo). Un ETF a replica sintetica usa derivati (swap) per replicare la performance senza detenere le azioni reali. La replica sintetica può avere costi leggermente più bassi ma introduce un rischio di controparte (il rischio che la banca che emette lo swap non rispetti gli impegni). Per un investitore retail la differenza è spesso trascurabile, ma è bene sapere cosa si compra.

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