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Euro digitale: quando arriva, quanto costa e cosa cambia per il conto

L’euro digitale torna sui giornali ogni volta che qualcuno a Francoforte o a Roma ne parla, e ogni volta ritornano le stesse domande: quando arriva, quanto costa, se sostituirà il contante, se la banca centrale vedrà cosa compriamo, se ci sarà un tetto di 3.000 euro. L’ultimo spunto è il discorso che la Vice Direttrice generale della Banca d’Italia Chiara Scotti ha tenuto a Roma il 25 settembre 2026. Messo accanto ai testi ufficiali, racconta una storia meno drammatica di quella che circola sui social, e anche più concreta: per chi ha un conto in Italia, nei prossimi due anni non cambia niente. Dopo cambierà qualcosa solo se lo si sceglie.

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

📌 Articolo in breve
L’euro digitale non esiste ancora. Il regolamento europeo che lo istituisce è in trattativa finale tra Commissione, Parlamento e Consiglio: l’obiettivo dichiarato è chiudere nel 2026. La BCE prevede una sperimentazione di 12 mesi a partire dalla seconda metà del 2027, riservata ai dipendenti delle banche centrali, e una possibile prima emissione nel 2029, ma decide solo dopo l’approvazione della legge. I servizi di base saranno gratuiti per i cittadini, funzionerà anche senza connessione, non darà interessi e affiancherà il contante senza sostituirlo. Il limite di detenzione non è ancora stato fissato: i 3.000 euro di cui si parla sono il valore più alto tra quelli che la BCE ha simulato su richiesta dei legislatori, non una decisione. Il conto corrente resta com’è e nessuno lo convertirà in automatico.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Che cos’è l’euro digitale, in due righe
  2. Quando arriva: il calendario vero
  3. Il limite di 3.000 euro: da dove viene quel numero
  4. Quanto costa, a chi e a chi no
  5. Offline e privacy: cosa vede chi
  6. Cosa non cambia per il tuo conto
  7. Tre esempi con i conti
  8. Euro digitale, contante, carta e bonifico istantaneo a confronto
  9. Attenzione a chi ti chiede di “attivarlo”
  10. Domande frequenti

Che cos’è l’euro digitale, in due righe

È una forma elettronica della stessa moneta che oggi abbiamo in tasca sotto forma di banconote. La differenza con i soldi sul conto corrente è di chi ne risponde. Il saldo del conto è un debito della banca nei nostri confronti; le banconote, e domani l’euro digitale, sono un debito della banca centrale. Nelle sue risposte alle domande frequenti, aggiornate ad agosto 2026, la BCE lo definisce “una forma digitale di contante” e precisa che sarebbe “passività diretta dell’Eurosistema”.

Non è una criptovaluta e non gira su blockchain: la BCE scrive che poggerà su una piattaforma di regolamento centralizzata. Non è nemmeno una moneta “programmabile”, cioè non si potrà vincolare a un uso preciso come un buono pasto; questa esclusione è scritta nella proposta di regolamento. Si userà con un’app (quella della propria banca o una dell’Eurosistema) oppure con una carta fisica, per pagare nei negozi, online e tra persone in tutta l’area dell’euro.

Il motivo per cui le banche centrali lo stanno costruendo lo ha spiegato Scotti con un dato: in Italia la quota dei pagamenti in contanti nei negozi, misurata in valore, è scesa dal 58% del 2019 al 49% del 2024 (indagini BCE SPACE citate nel discorso del 25 settembre). Man mano che si paga in digitale, il contante resta l’unica moneta pubblica a disposizione dei cittadini. C’è poi una ragione geopolitica, dichiarata apertamente: secondo lo stesso intervento circa due terzi delle transazioni con carta nell’area dell’euro passano da operatori e infrastrutture non europee.

Quando arriva: il calendario vero

La risposta breve è: non prima del 2029, e solo se il regolamento viene approvato. Il percorso legislativo è iniziato il 28 giugno 2023 con la proposta della Commissione. Il Consiglio ha fissato la sua posizione il 19 dicembre 2025. Il Parlamento europeo ci è arrivato più tardi: la commissione ECON ha votato la relazione del relatore Fernando Navarrete il 23 giugno 2026 e la plenaria ha confermato il mandato a negoziare il 9 luglio 2026, come risulta dalla scheda della procedura 2023/0212(COD) dell’Osservatorio legislativo. Da allora le tre istituzioni sono al tavolo del cosiddetto trilogo, e Scotti ha detto che “si stanno incontrando proprio in questi giorni”.

La BCE ripete la stessa condizione in ogni documento: “Ci prefiggiamo di essere pronti per una prima emissione dell’euro digitale nel 2029, che potrebbe avvenire qualora il necessario regolamento […] sia adottato entro la fine del 2026”. La decisione di emetterlo arriverà solo dopo. Se il trilogo slitta, slitta tutto il resto.

In parallelo corre la sperimentazione. Secondo la pagina ufficiale del pilota, partirà nella seconda metà del 2027 e durerà 12 mesi. Parteciperanno 36 prestatori di servizi di pagamento selezionati tra oltre 50 candidati, alcuni esercenti e, come utenti, i dipendenti della BCE e di 19 banche centrali nazionali. Tra gli intermediari italiani Scotti ha citato Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit, più Satispay, che partecipa tra gli operatori del Lussemburgo dove ha sede legale. La moneta del test sarà una “versione beta” senza corso legale. Il 23 settembre la Banca d’Italia ha rilanciato il bando per i negozi online e le app che vogliono partecipare, aperto fino alle 17 del 27 ottobre 2026.

C’è un dettaglio che quasi nessuno riporta. Il testo votato in commissione al Parlamento chiede che, dopo il via libera all’emissione, la BCE preveda una fase di introduzione di almeno 24 mesi, per dare tempo a banche, negozi e utenti di prepararsi. Il Consiglio, nel suo mandato, chiede invece che la BCE annunci la data della prima emissione almeno due anni prima. Qualunque sia il compromesso finale, l’euro digitale non comparirà da un giorno all’altro sul telefono: tra l’annuncio e l’uso ci saranno anni, non settimane. Scotti ha aggiunto che anche la diffusione dopo il pilota sarà “graduale, ordinata e guidata”, con criteri ancora da definire.

Il limite di 3.000 euro: da dove viene quel numero

Qui sta l’errore più diffuso. Tanti articoli danno per stabilito che ciascuno potrà tenere al massimo 3.000 euro in euro digitale. Non è così. Il tetto serve a una cosa precisa: evitare che, in un momento di panico, le persone svuotino i conti bancari per spostare tutto in moneta della banca centrale, lasciando le banche senza la raccolta con cui fanno prestiti. Scotti lo ha detto in chiaro: “si sta discutendo come fissare la quantità massima di euro digitale detenibile da ciascun utente”.

Il numero 3.000 viene da un’analisi tecnica. La BCE spiega nelle sue FAQ di aver stimato gli effetti di vari limiti ipotetici “fino a 3.000 euro a persona che i colegislatori hanno chiesto di verificare”, concludendo che nemmeno in uno scenario di crisi “estremamente prudente” la stabilità finanziaria sarebbe a rischio. È quindi il valore più alto di una simulazione, non una soglia decisa.

Anche chi deciderà il limite è ancora aperto. Nel mandato del Consiglio (documento 16695/25) il limite lo fissa la BCE, dentro un tetto massimo stabilito dal Consiglio su raccomandazione della BCE e rivisto almeno ogni due anni. La relazione approvata dalla commissione del Parlamento affida invece il tetto europeo alla Commissione, sempre su raccomandazione BCE e con revisione biennale, e aggiunge che le imprese non dovrebbero detenere euro digitali se non per 24 ore, il tempo di riversarli sul conto. Il punto d’arrivo lo scriverà il trilogo.

Una cosa invece è comune a tutti i testi, e cambia parecchio il significato del limite: il portafoglio in euro digitale si potrà collegare al conto corrente. Se ricevi più del limite, l’eccedenza finisce sul conto; se devi pagare più di quanto hai nel portafoglio, la differenza viene prelevata dal conto al momento del pagamento. Scotti la chiama la funzione waterfall e reverse waterfall. In pratica il tetto limita quanto puoi tenere fermo, non quanto puoi spendere.

Quanto costa, a chi e a chi no

Per il cittadino, i servizi di base saranno gratis. La BCE lo scrive così: “l’euro digitale sarebbe utilizzabile gratuitamente dai singoli utenti per le funzioni di base”. Il mandato del Consiglio elenca cosa rientra in quella base (allegato II): aprire, tenere e chiudere un conto in euro digitale per ciascun intermediario, consultare saldo e movimenti, caricarlo e scaricarlo dal conto corrente della stessa banca, pagare e ricevere online e offline, avere su richiesta almeno uno strumento fisico e uno digitale, cambiare intermediario, gestire le contestazioni per frodi o problemi tecnici. La banca potrà invece far pagare servizi aggiuntivi, per esempio pagamenti condizionati alla consegna di un pacco. La posizione del Parlamento aggiunge un divieto esplicito di canoni di tenuta, commissioni di inattività o giacenze minime sui servizi di base.

Due eccezioni del testo del Consiglio vanno sapute. Caricare o scaricare euro digitali con banconote allo sportello può avere un costo “ragionevole”, ma non superiore a quello che la banca applica al cliente per versamenti e prelievi di contante sul conto normale. E uno strumento di pagamento in più, oltre a quelli gratuiti, si può far pagare.

Per i negozi il discorso è diverso. Gli esercenti pagheranno una commissione, come oggi per le carte, ma con un tetto fissato per legge. Il Consiglio prevede un periodo transitorio di almeno cinque anni (e al massimo dieci) in cui il tetto è calcolato su quello che costano strumenti di pagamento paragonabili; poi il limite sarà ancorato ai costi effettivi più un margine ragionevole. Il Parlamento, secondo la sintesi ufficiale della sua relazione, vuole i pagamenti offline del tutto senza commissioni. Il livello del tetto non c’è ancora: Scotti ha detto che è “attualmente in discussione” e che la Banca d’Italia ha fornito analisi per renderlo “economicamente sostenibile e concretamente applicabile”. Il tema è sentito in Italia, dove il 94,8% delle imprese ha meno di dieci addetti (Annuario Istat 2025, citato nel discorso). Un pezzo di costo, poi, sparisce a monte: l’Eurosistema ha annunciato che non applicherà alle banche commissioni di schema e di regolamento per l’euro digitale.

E chi paga il sistema? L’Eurosistema, con i proventi dell’emissione di moneta, come avviene oggi per le banconote. Le FAQ della BCE stimano 1,3 miliardi di euro di costi di sviluppo e circa 320 milioni l’anno di costi operativi dal momento dell’emissione.

Offline e privacy: cosa vede chi

La modalità offline è la parte più vicina al contante. Si trasferisce prima una somma sul “saldo offline” del telefono o della carta, poi si paga avvicinando il dispositivo a quello di un amico o al terminale del negozio, senza rete. Secondo la BCE, in questa modalità solo chi paga e chi riceve conoscono i dati dell’operazione. Il mandato del Consiglio lo mette nero su bianco all’articolo 37: i dati delle transazioni offline non vengono conservati né dalle banche né dalle banche centrali. Le banche registrano solo, per l’antiriciclaggio, quando e quanto si carica o si scarica il dispositivo, come avviene oggi per prelievi e versamenti di contante.

Anche offline ci saranno limiti, fissati in seguito dalla Commissione con atti di esecuzione, per importo per pagamento, per saldo o per entrambi. Nel testo del Consiglio c’è un criterio preciso: devono essere abbastanza alti da consentire l’acquisto di beni di prima necessità “per almeno 72 ore”. È pensato per un blackout o un guasto della rete.

Online la privacy è diversa ma non assente. La BCE e le banche centrali, scrive la BCE, non saranno in grado di identificare chi paga e chi riceve. La tua banca invece ti conosce, esattamente come oggi, perché deve applicare le regole antiriciclaggio. La relazione del Parlamento chiede che la BCE non abbia “in nessun caso” accesso ai dati identificativi delle persone. Rispetto a una carta di pagamento di un circuito privato, insomma, i dati viaggiano in meno mani; rispetto al contante, online, in qualcuna in più.

Cosa non cambia per il tuo conto

Qui si possono smontare parecchi timori con i testi alla mano. Nessuno trasformerà il saldo del conto in euro digitale. Nel mandato del Consiglio le banche devono offrire il conto in euro digitale “su richiesta” dei propri clienti: è il cliente a chiederlo, non la banca a imporlo. L’IBAN resta lo stesso, lo stipendio e la pensione continuano ad arrivare dove arrivano oggi, i bonifici e gli addebiti diretti non cambiano. Il conto in euro digitale per i privati non potrà essere usato per attività professionali.

L’euro digitale non darà interessi: lo dice l’articolo 16 del testo del Consiglio e lo ripete la BCE (“come per il contante che abbiamo in tasca”). Non è quindi un posto dove parcheggiare i risparmi, e non è pensato per esserlo. Chi ha un conto deposito o titoli di Stato non ha niente da spostare.

Il contante resta, e con le stesse regole di oggi. “Il contante è qui per rimanere”, ha detto Scotti, ricordando che la BCE sta lavorando alla terza serie di banconote. Il limite italiano ai pagamenti in contanti tra soggetti diversi resta quello dell’articolo 49 del decreto legislativo 231/2007: dal 1° gennaio 2023 il divieto scatta da 5.000 euro. Il regolamento sull’euro digitale viaggia insieme a una proposta gemella sul corso legale delle banconote, che punta a rafforzarne l’accettazione.

Chi non ha un conto non resta escluso. Il testo del Consiglio chiede agli Stati di designare intermediari che offrano i servizi di base anche a chi non ha un conto corrente, con assistenza di persona per anziani, persone con disabilità o con poca dimestichezza digitale. Per chi oggi ha un reddito basso esiste già il conto corrente di base gratuito, e nulla di questo cambia.

Cosa cambierà per i negozi quando e se l’euro digitale avrà corso legale? Chi accetta già pagamenti digitali dovrà accettare anche l’euro digitale. Il Consiglio prevede eccezioni: per esempio può rifiutarlo chi accetta solo contante oppure bonifici e addebiti non disposti alla cassa, e chi fa un’attività puramente personale (il privato che vende la bici all’amico). Per chi oggi discute al bancone di POS, carte e app, la situazione attuale è spiegata nel nostro articolo sull’obbligo POS esteso ad app e wallet.

Tre esempi con i conti

Abbiamo rifatto i conti su tre situazioni comuni applicando le regole su cui Consiglio e Parlamento già concordano: portafoglio collegato al conto, eccedenze spostate in automatico, zero interessi. Il limite di detenzione non esiste ancora, quindi negli esempi usiamo per pura ipotesi 3.000 euro, il valore più alto tra quelli simulati dalla BCE. Con un limite più basso il meccanismo è lo stesso, cambiano solo le cifre.

Marta riceve 400 euro da un’amica. Nel portafoglio ha già 2.800 euro. Lo spazio libero sotto il tetto ipotetico è 3.000 − 2.800 = 200 euro: quei 200 restano in euro digitale, gli altri 200 finiscono subito sul conto corrente collegato. L’amica ha pagato 400, Marta ha incassato 400, nessuno ha dovuto fare niente di diverso.

Giorgio compra online un televisore da 1.200 euro con 300 euro nel portafoglio. Il pagamento parte lo stesso: al momento dell’autorizzazione 900 euro (1.200 − 300) vengono prelevati dal conto collegato, purché ci siano. Il negozio riceve 1.200 euro in euro digitale all’istante. Occhio però: il prelievo automatico dal conto vale per i pagamenti online. Offline si spende solo ciò che si è caricato prima sul dispositivo.

Anna compra un’auto usata da 6.000 euro da un privato. In contanti non può: 6.000 supera il limite di 5.000 euro dell’articolo 49. Oggi lo fa con un bonifico istantaneo. Domani potrebbe farlo anche in euro digitale online: con 3.000 euro nel portafoglio, gli altri 3.000 arrivano dal conto. Per il venditore però c’è un dettaglio: se è un privato che non vende per mestiere, il regolamento non lo obbliga ad accettare euro digitale, e in una trattativa tra privati ci si accorda comunque prima su come pagare.

Euro digitale, contante, carta e bonifico istantaneo a confronto

La tabella mette insieme quello che è già stabilito e quello che è ancora in discussione. Per l’euro digitale le righe si basano sul mandato del Consiglio e sulla relazione del Parlamento: il testo finale potrà correggere qualche dettaglio.

Euro digitale (previsto) Contante Carta di debito Bonifico istantaneo
Chi lo garantisce Banca centrale Banca centrale La tua banca (è il saldo del conto) La tua banca (è il saldo del conto)
Disponibile Non prima del 2029, se il regolamento passa Sì Sì Sì, obbligatorio in invio dal 9 ottobre 2025
Costo per chi paga Gratis per i servizi di base Gratis (prelievi secondo le condizioni del conto) Secondo il contratto del conto Non più caro del bonifico ordinario (regole UE)
Costo per il negozio Commissione con tetto fissato per legge, livello in discussione Nessuna commissione (ma costi di gestione) Commissioni concordate con il fornitore del POS Secondo il contratto
Funziona senza rete Sì, con saldo caricato prima Sì Di regola no No
Chi vede i dati Offline: solo chi paga e chi riceve. Online: la tua banca, non la BCE Nessuno Banca, circuito, esercente Le banche di chi paga e chi riceve
Limiti Tetto di detenzione ancora da decidere; limiti offline da fissare Pagamenti tra soggetti diversi vietati da 5.000 euro Massimali fissati dalla banca Massimali della banca, personalizzabili dal cliente
Interessi No No Quelli del conto, se previsti Quelli del conto, se previsti
Accettazione Obbligatoria per chi accetta già pagamenti digitali, con eccezioni Corso legale Obbligo POS con sanzione Volontaria

Le informazioni sul bonifico istantaneo vengono dalla pagina della Banca d’Italia su Economia per tutti: arriva in meno di dieci secondi a qualsiasi ora, è irrevocabile, non può costare più di un bonifico ordinario e dal 9 ottobre 2025 le banche devono verificare che nome e IBAN del beneficiario corrispondano. Per i bonifici verso l’estero resta utile la nostra guida su bonifico SEPA e SWIFT.

📝 Nota della redazione
Abbiamo letto per intero il mandato negoziale del Consiglio (documento 16695/25 del 17 dicembre 2025) e la sintesi ufficiale della relazione del Parlamento (A10-0185/2026), invece di fermarci ai comunicati. Due cose ci hanno colpito. La prima: nel testo del Consiglio i numeri tra parentesi quadre, come i “[sei] mesi” concessi al Consiglio per decidere il tetto, sono ancora da negoziare, e perfino alcune scadenze sono provvisorie. La seconda: la cifra dei 3.000 euro non compare in nessuno dei due testi legislativi. Compare solo nelle FAQ della BCE, come il più alto dei limiti ipotetici simulati.

Attenzione a chi ti chiede di “attivarlo”

Ogni novità sui pagamenti diventa presto un’esca per il phishing, e l’euro digitale ha tutti gli ingredienti: nome istituzionale, poca informazione, un vago senso di scadenza. Non abbiamo trovato campagne specifiche segnalate finora, ma il calendario permette di riconoscere i falsi a colpo d’occhio.

Oggi l’euro digitale non si può attivare, aprire, prenotare o “convertire”. Non si potrà nemmeno durante il pilota del 2027-2028, riservato ai dipendenti delle banche centrali e a pochi esercenti selezionati. Un SMS, una mail o una telefonata che ti chiede di “attivare il tuo euro digitale”, di “aggiornare il conto per il nuovo euro” o di trasferire soldi su un “conto sicuro BCE” è una truffa, senza eccezioni. La BCE e la Banca d’Italia non tengono conti per i privati e non contattano i cittadini per farli pagare. Le tecniche più usate in questi casi, dal vishing ai QR code falsi, sono spiegate nella nostra guida alle truffe bancarie del 2026.

Una confusione possibile, infine, è con l’IT-Wallet dell’app IO: è il portafoglio dei documenti digitali (patente, tessera sanitaria, titoli di studio), non c’entra con i pagamenti né con l’euro digitale. Ne abbiamo parlato nell’articolo su cosa arriva sull’IT-Wallet.

Domande frequenti

Sarò obbligato a usare l’euro digitale?

No. Il conto in euro digitale si apre su richiesta del cliente. Nessun testo in discussione obbliga i cittadini a usarlo, e il contante continua ad avere corso legale. L’obbligo, quando e se arriverà, riguarda l’accettazione da parte dei negozi che già prendono pagamenti digitali.

L’euro digitale sostituirà il contante?

No. La BCE scrive che “affiancherebbe il contante, senza sostituirlo”, e sta disegnando una nuova serie di banconote. In Italia resta il limite di 5.000 euro per i pagamenti in contanti tra soggetti diversi, che non dipende dal regolamento sull’euro digitale.

È vero che si potranno tenere al massimo 3.000 euro?

Non è deciso. I 3.000 euro sono il valore più alto dei limiti che la BCE ha simulato su richiesta dei legislatori. Il limite sarà fissato dopo l’approvazione del regolamento e prima della prima emissione, e verrà rivisto periodicamente. Grazie al collegamento con il conto, comunque, si potrà ricevere e pagare anche oltre il limite.

La BCE saprà cosa compro?

Secondo la BCE, no: né online né offline l’Eurosistema potrebbe collegare direttamente un pagamento a una persona. Online i dati identificativi li conosce la tua banca, come oggi con carte e bonifici. Offline i dati dell’operazione restano solo a chi paga e a chi riceve.

Se perdo il telefono perdo i soldi?

Per il saldo online no: sta sul conto in euro digitale tenuto presso la banca, non sul telefono, e resta lì anche se cambi dispositivo. Il saldo offline invece è registrato sul dispositivo, proprio come le banconote nel portafoglio. Per questo conviene tenerci somme piccole. Le regole precise su furto e smarrimento arriveranno con il testo finale e con il regolamento dello schema della BCE.

Cosa devo fare adesso?

Niente. Non c’è nulla da attivare, firmare o spostare. Il prossimo passaggio da seguire è la chiusura del trilogo, attesa entro fine 2026. Solo dopo la BCE deciderà se e quando emettere l’euro digitale, e le banche comunicheranno ai clienti tempi e modalità.

Mi pagheranno interessi sugli euro digitali?

No, per scelta. L’euro digitale nasce come mezzo di pagamento e non come forma di risparmio: per i soldi fermi il conto corrente, il conto deposito o i titoli di Stato restano gli strumenti adatti.

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