Riscaldare con il condizionatore è ancora guardato con sospetto: «l’elettricità costa troppo», «col freddo non scalda», «meglio una stufetta, costa quaranta euro». Abbiamo rifatto i conti con i prezzi ufficiali ARERA, con i coefficienti dei regolamenti europei sull’etichetta energetica e con il prezzo del pellet rilevato da AIEL, e il quadro è quasi l’opposto di quello che si sente dire. Uno split in pompa di calore produce un kilowattora di calore a circa metà del prezzo di una caldaia a gas e a un quarto di quello di una stufetta. La stufetta, che sembra la soluzione economica, è in realtà il modo più caro in assoluto per scaldare una stanza.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Con i prezzi ARERA più recenti per i clienti vulnerabili (luce a 31,63 centesimi per kWh nel III trimestre 2026, gas a 143,72 centesimi per metro cubo ad agosto 2026) un kWh di calore costa circa 31,6 centesimi con una stufetta elettrica, 14,9 con una caldaia a condensazione, 11,3 con una stufa a pellet e tra 6,2 e 10,5 con uno split in pompa di calore, a seconda di quanto lavora bene. Per pareggiare il gas basta che il condizionatore renda poco più di 2 kWh di calore per ogni kWh elettrico, e le regole Ue vietano di vendere split domestici sotto i 6 kW che in etichetta rendano meno di 3,42. Il condizionatore dà il meglio come integrazione: per una stanza la sera, nelle mezze stagioni, o al posto della stufetta. Se è fisso, per la legge è un impianto termico e valgono i limiti di temperatura: 20 °C con 2 gradi di tolleranza.
Indice
- I prezzi di partenza: luce, gas e pellet
- Quanto costa un kWh di calore con ciascun apparecchio
- Col freddo il condizionatore rende meno: di quanto conta
- Tre case, tre conti
- L’errore più diffuso: la stufetta «che costa poco»
- Dove il condizionatore conviene davvero
- Impostazioni, limiti di legge e contatore
- Domande frequenti
I prezzi di partenza: luce, gas e pellet
Per confrontare fonti diverse servono prezzi comparabili, e i più solidi in Italia sono quelli che ARERA fissa per i clienti vulnerabili rimasti nei servizi di tutela: over 75, percettori di bonus sociale, persone con disabilità e poche altre categorie. Non sono i prezzi di tutti, ma sono pubblici, completi di tasse e oneri e aggiornati con regolarità, quindi funzionano bene come metro.
Per l’elettricità il riferimento è il comunicato ARERA del 25 giugno 2026: dal 1° luglio il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela paga 31,63 centesimi per kWh tasse incluse, di cui 16,92 per l’acquisto dell’energia (ARERA, aggiornamento III trimestre 2026). Il prezzo del IV trimestre, quello che vale da ottobre a dicembre, a fine settembre non era ancora stato pubblicato. Per il gas il dato più recente è quello di agosto 2026, comunicato da ARERA il 2 settembre: 143,72 centesimi per metro cubo tutto compreso per la famiglia tipo da 1.100 metri cubi l’anno, il 6,9% in più di luglio (nota ARERA di agosto 2026). Il valore di settembre esce nei primi giorni lavorativi di ottobre.
Nella stessa nota ARERA c’è un dettaglio che quasi tutti i confronti ignorano: il gas è fatturato su un potere calorifico superiore di 0,038520 gigajoule per metro cubo, cioè 10,70 kWh per metro cubo. È il numero giusto da usare, a patto di abbinarlo a un rendimento della caldaia calcolato sulla stessa base, come vedremo tra poco. Per il pellet il riferimento resta la rilevazione AIEL di aprile 2026, l’ultima disponibile: 7,14 euro per il sacco da 15 kg di pellet ENplus A1, IVA inclusa (AIEL, prezzo del pellet ad aprile 2026). Come si è arrivati a quel prezzo e cosa aspettarsi dalla rilevazione di settembre lo abbiamo raccontato nell’articolo sul prezzo del pellet per l’inverno 2026/2027.
Una precisazione onesta. Questi prezzi sono medie che includono le quote fisse della bolletta spalmate sui consumi della famiglia tipo. Il kilowattora o il metro cubo in più che consumate per scaldarvi costa un po’ meno della media, perché le quote fisse le pagate comunque. Vale sia per la luce sia per il gas, quindi il confronto tra le fonti regge; chi è sul mercato libero deve invece sostituire questi valori con quelli del proprio contratto, e con l’autunno che si annuncia caro sul gas, di cui abbiamo parlato nell’articolo sulle bollette dell’autunno 2026, i rapporti possono spostarsi.
Quanto costa un kWh di calore con ciascun apparecchio
Euro al kilowattora, euro al metro cubo, euro al sacco: messi così non si confrontano. Bisogna riportare tutto a quanto costa un kilowattora di calore che arriva davvero nella stanza. Il conto è sempre lo stesso: prezzo dell’energia diviso per il suo contenuto energetico, diviso per il rendimento dell’apparecchio.
La stufetta elettrica è il caso più semplice. Che sia un termoventilatore, un radiatore a olio, una stufa alogena o un pannello «ad alta efficienza», trasforma in calore tutta l’elettricità che assorbe e niente di più: un kWh elettrico, un kWh di calore. Il suo rendimento è 1, e il calore costa esattamente quanto la luce, 31,63 centesimi. Le stufette vendute come «a basso consumo» hanno semplicemente una potenza più bassa: consumano meno perché scaldano meno.
Il condizionatore in modalità caldo funziona in un altro modo. Non produce calore con una resistenza, lo sposta dall’aria esterna a quella di casa con un circuito frigorifero, e per farlo spende una frazione dell’energia che trasporta. L’indicatore da guardare è lo SCOP, il coefficiente di prestazione stagionale: kWh di calore prodotti in una stagione diviso kWh elettrici consumati. La scala dell’etichetta energetica europea per i climatizzatori, fissata dal regolamento delegato Ue 626/2011, assegna la classe A+ da uno SCOP di 4,00, la A++ da 4,60 e la A+++ da 5,10, misurati sulla stagione di riscaldamento «media», con temperatura di progetto di −10 °C all’esterno e 20 °C in casa.
Per la caldaia a condensazione a metano abbiamo usato un rendimento del 90% riferito al potere calorifico superiore. È la stessa base con cui il regolamento Ue 813/2013 misura l’efficienza stagionale delle caldaie, e lo stesso regolamento dal 26 settembre 2015 vieta di vendere caldaie a gas fino a 70 kW sotto l’86%. Chi legge altrove rendimenti del 100-105% non trova un errore: sono calcolati sul potere calorifico inferiore, che non conta il calore recuperato dalla condensazione dei fumi, e portano a un risultato simile. Per la stufa a pellet abbiamo tenuto le ipotesi del nostro articolo sul pellet: 4,8 kWh per kg, il coefficiente della nota metodologica AIEL, e un rendimento dell’88%.
| Apparecchio | Prezzo usato | Rendimento ipotizzato | Costo di 1 kWh di calore utile |
|---|---|---|---|
| Stufetta elettrica, termoventilatore, radiatore a olio | 31,63 c€/kWh | 100% (COP 1) | 31,6 centesimi |
| Split in pompa di calore, uso sfavorevole | 31,63 c€/kWh | SCOP 2,5 | 12,7 centesimi |
| Split in pompa di calore, stima prudente | 31,63 c€/kWh | SCOP 3 | 10,5 centesimi |
| Split classe A+ (soglia minima di etichetta) | 31,63 c€/kWh | SCOP 4 | 7,9 centesimi |
| Split classe A+++ (soglia minima di etichetta) | 31,63 c€/kWh | SCOP 5,1 | 6,2 centesimi |
| Caldaia a condensazione a metano | 143,72 c€/smc (10,70 kWh) | 90% sul potere calorifico superiore | 14,9 centesimi |
| Stufa a pellet, sacco ENplus A1 | 7,14 € per 15 kg (4,8 kWh/kg) | 88% | 11,3 centesimi |
Elaborazione thequestion.it. Prezzi tasse incluse: luce ARERA Maggior Tutela vulnerabili III trimestre 2026; gas ARERA tutela della vulnerabilità agosto 2026 (potere calorifico superiore 0,038520 GJ/smc); pellet AIEL aprile 2026. Classi SCOP dal regolamento delegato Ue 626/2011, stagione media. I rendimenti di caldaia e stufa e gli SCOP 2,5 e 3 sono ipotesi della redazione.
Il dato che conta è il punto di pareggio. Dividendo 31,63 per 14,92 si ottiene 2,12: a questi prezzi uno split che produce poco più di 2 kWh di calore per ogni kWh elettrico spende quanto la caldaia a condensazione. Per battere il pellet ne servono 2,81. Sono asticelle basse per una macchina che in etichetta, anche nella classe peggiore oggi in commercio, dichiara molto di più.
Il regolamento Ue 206/2012 sulla progettazione ecocompatibile fissa uno SCOP minimo, sulla stagione media, di 3,80 per i climatizzatori sotto i 6 kW con refrigeranti ad alto potenziale di riscaldamento globale e di 3,42 per quelli con refrigeranti a basso impatto. Tradotto: nessuno split domestico sotto i 6 kW venduto legalmente in Europa dichiara meno di 3,42, un valore oltre una volta e mezza il 2,12 che serve per pareggiare il metano ai prezzi ARERA di agosto. Il margine c’è anche mettendo in conto che nella vita reale il rendimento scende rispetto all’etichetta.
Col freddo il condizionatore rende meno: di quanto conta
Qui il sospetto ha un fondamento. Più l’aria esterna è fredda, più il circuito frigorifero fatica a «pompare» calore dentro casa, e il rendimento istantaneo scende. Lo SCOP di etichetta è una media su tutta la stagione, calcolata su un profilo di temperature standard: nelle giornate miti di ottobre la macchina rende più della media, nelle mattine gelide di gennaio meno.
Per sapere come si comporta un modello specifico c’è un documento poco conosciuto: la scheda tecnica completa prevista dal regolamento 206/2012, che i produttori devono pubblicare. Oltre allo SCOP riporta il coefficiente di prestazione dichiarato a temperature esterne precise, tra cui −7 °C, +2 °C e +7 °C. Se il valore a −7 °C resta sopra 2, anche nei giorni più freddi quello split scalda almeno al prezzo del gas. Chi vive in zona E o F, o in una casa di campagna esposta, farebbe bene a guardare quella riga prima di comprare.
C’è poi lo sbrinamento. Quando fuori fa intorno a zero e l’aria è umida, sulla batteria dell’unità esterna si forma brina; periodicamente la macchina inverte il ciclo per qualche minuto per scioglierla, e in quel tempo l’unità interna smette di soffiare aria calda. È normale, non è un guasto, ma consuma energia e abbassa il rendimento reale. È uno dei motivi per cui nei conti che seguono non ci fermiamo allo SCOP di etichetta e usiamo anche un valore prudente di 3, e uno sfavorevole di 2,5.
Tre case, tre conti
Per passare dai centesimi agli euro servono ipotesi sul fabbisogno di calore, cioè su quanti kWh di calore utile servono in una stagione. Dipende da isolamento, esposizione, piano, zona climatica e abitudini, quindi le nostre sono ipotesi ragionevoli e dichiarate, non misure. Il dato vero di casa vostra si ricava dalle bollette degli inverni passati: ogni metro cubo di gas consumato vale circa 9,6 kWh di calore utile con una caldaia a condensazione (10,70 per 0,90).
Primo caso: una stanza di 20 m² scaldata la sera, il soggiorno o lo studio mentre il resto della casa resta fresco. Abbiamo ipotizzato 4 kWh di calore per sera, cioè una potenza media di 1 kW per quattro ore, per 120 sere: 480 kWh a stagione. Secondo caso: un bilocale di 60 m² in zona E, la zona climatica di gran parte del Nord, con un fabbisogno di 100 kWh per metro quadro: 6.000 kWh. Terzo caso: una casa di 100 m² sempre a 100 kWh per metro quadro, 10.000 kWh, che è anche il valore dell’abitazione tipo usato da AIEL e da noi negli articoli sul pellet e sul confronto tra pompa di calore e condizionatore.
| Spesa stimata a stagione | Stanza 20 m² la sera (480 kWh) | Bilocale 60 m² zona E (6.000 kWh) | Casa 100 m² (10.000 kWh) |
|---|---|---|---|
| Stufetta elettrica | 152 € | 1.898 € | 3.163 € |
| Caldaia a condensazione a metano | — | 895 € | 1.492 € |
| Stufa a pellet (sacchi) | — | 676 € | 1.127 € |
| Split, SCOP 3 | 51 € | 633 € | 1.054 € |
| Split, SCOP 4 | 38 € | 474 € | 791 € |
Elaborazione thequestion.it con i prezzi e i rendimenti della tabella precedente. Stime per confrontare le fonti tra loro, non preventivi: non includono manutenzione, costo degli apparecchi, quote fisse né l’eventuale aumento di potenza del contatore. Per la stanza singola non abbiamo calcolato caldaia e pellet, che scaldano tutta la casa o richiedono una stufa dedicata.
Nella stanza singola i numeri sono piccoli ma la proporzione è brutale: 152 euro con la stufetta, 38 con uno split che renda come da etichetta di classe A+. Sono 114 euro l’anno di differenza per lo stesso tepore, e se lo split è già montato per l’estate il risparmio non costa nulla. Nel bilocale la stufetta diventa improponibile, quasi 1.900 euro, mentre lo split resta sotto il gas anche con lo SCOP prudente: 633 euro contro 895. Il gas qui corrisponde a circa 623 metri cubi, un consumo realistico per un appartamento in pianura padana.
Nella casa di 100 m² la caldaia a condensazione costa 1.492 euro, il pellet 1.127, lo split tra 791 e 1.054. C’è però un limite pratico che nessuna tabella mostra: un solo split non scalda cento metri quadri su più stanze. Servono più unità interne, un multisplit o una pompa di calore aria-acqua collegata ai termosifoni, con costi di installazione del tutto diversi. È il motivo per cui, in una casa grande che ha già la caldaia, il condizionatore dà il meglio come integrazione più che come sostituto.
L’errore più diffuso: la stufetta «che costa poco»
Ogni autunno le stufette tornano in prima fila nei supermercati, a prezzi di poche decine di euro. Il prezzo d’acquisto è basso, ed è proprio questo a trarre in inganno: la stufetta è l’apparecchio più economico da comprare e il più caro da usare. Ogni kWh di calore costa quanto un kWh di luce, cioè più del doppio del gas e circa quattro volte uno split.
Il conto si capisce meglio in ore. Una stufetta da 2.000 watt accesa alla massima potenza consuma 2 kWh ogni ora: ai 31,63 centesimi ARERA fanno 63 centesimi l’ora. Quattro ore la sera, 2,53 euro. Lo stesso calore, 8 kWh, prodotto da uno split con SCOP 4 richiede 2 kWh elettrici: 63 centesimi per tutta la serata. È la stessa energia termica, pagata un quarto.
Questo non vuol dire che la stufetta sia sempre sbagliata. Per dieci minuti in bagno la mattina, per un ambiente dove non si può installare nulla o per un’emergenza di pochi giorni, i consumi complessivi restano contenuti e non ha senso comprare altro. Il problema nasce quando diventa il riscaldamento abituale di una stanza per tutto l’inverno, magari in una casa che ha già uno split sulla parete usato solo d’estate.
Dove il condizionatore conviene davvero
Il caso più chiaro è quello appena descritto: lo split c’è già, montato per l’estate, e si usa la stufetta o si accende la caldaia per tutta la casa solo per scaldare il soggiorno la sera. Passare alla modalità caldo costa zero di investimento e taglia la spesa di quella stanza a un quarto rispetto alla stufetta.
Il secondo caso sono le mezze stagioni. A ottobre e ad aprile fuori ci sono 10-15 gradi, la casa ha bisogno di poco calore e lo split lavora nelle condizioni migliori. Chi ha il riscaldamento autonomo può rimandare l’accensione della caldaia e usare il condizionatore per le prime e le ultime settimane. Un esempio sulla casa da 100 m²: se lo split copre il 20% del fabbisogno, 2.000 kWh, con uno SCOP di 4 invece della caldaia, il risparmio stimato è di circa 140 euro a stagione (88 euro con SCOP 3). È un’ipotesi, perché la quota che lo split riesce davvero a coprire dipende da quante stanze serve.
Chi vive in condominio con impianto centralizzato ha meno margine: il gas si paga in base ai consumi contabilizzati e alle quote fisse, e non si può spegnere a piacere. Lo split resta utile per anticipare il comfort prima dell’accensione dell’impianto, le cui date per zona climatica sono nel nostro articolo sull’accensione dei riscaldamenti 2026/2027. Chi invece tiene la caldaia autonoma deve continuare a farla controllare anche se la usa meno: obblighi, costi e sanzioni sono nella guida sul controllo della caldaia.
Impostazioni, limiti di legge e contatore
Partiamo dalla legge, perché riguarda anche il condizionatore. Dal 2020 il decreto legislativo 48/2020 ha riscritto la definizione di impianto termico: è «impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti», indipendentemente dal vettore energetico. Uno split fisso usato per scaldare rientra quindi nella definizione, e gli si applicano i limiti del DPR 74/2013: in casa la media delle temperature non deve superare 20 °C con 2 gradi di tolleranza (articolo 3), e valgono i periodi stagionali per zona climatica (articolo 4). Il limite di ore giornaliere, invece, non si applica agli impianti di singole unità abitative con un programmatore che regoli la temperatura su almeno due livelli nelle 24 ore e permetta lo spegnimento. Una stufetta portatile non è un impianto fisso e resta fuori da questa definizione.
Sul telecomando, però, 20 °C non sempre bastano a sentire 20 °C. Il sensore sta nell’unità interna, in alto sulla parete, dove l’aria calda si accumula: la macchina «crede» che la stanza sia più calda di quanto sia all’altezza del divano. Conviene orientare le alette verso il basso, lasciare la ventola in automatico e verificare con un termometro a metà parete prima di alzare la temperatura. Ogni grado in più chiesto alla macchina si paga, e la legge fissa comunque il tetto a 22 °C.
La manutenzione conta più d’inverno che d’estate. Filtri intasati riducono il flusso d’aria e costringono il compressore a lavorare di più: si sfilano, si sciacquano con acqua tiepida e si lasciano asciugare, e d’inverno va fatto ogni poche settimane. L’unità esterna va lasciata libera da foglie, teli e vasi, perché deve poter prendere aria e scaricare l’acqua dello sbrinamento. Per l’uso quotidiano, sul nostro calcolatore dei consumi del condizionatore si può stimare quanto assorbe il proprio modello.
Resta il contatore. Secondo ARERA nella maggior parte delle case la potenza impegnata è di 3 kW, e il contatore scatta se si prelevano più di 3,3 kW. Qui lo split ha un vantaggio sulla stufetta: per dare lo stesso calore assorbe una frazione della potenza, mentre una stufetta da 2.000 watt accesa insieme al forno o alla lavatrice fa saltare tutto. Chi pensa di scaldare casa solo con la pompa di calore potrebbe dover aumentare la potenza, e la quota potenza è un costo fisso: nella tabella ARERA ogni mezzo kilowatt vale 12,94 euro l’anno IVA inclusa, a cui si aggiunge il contributo una tantum per la modifica.
L’ordine delle cose da fare, per chi ha uno split e vuole provarci quest’inverno, è breve.
- Cercate sulla scheda tecnica del vostro modello lo SCOP e il COP a −7 °C.
- Pulite i filtri e liberate l’unità esterna prima di accenderlo in modalità caldo.
- Impostate 20 °C, alette in basso, ventola in automatico, e usate il timer invece di tenerlo acceso tutto il giorno.
- Controllate in bolletta la potenza massima prelevata dopo il primo mese di uso.
Domande frequenti
Conviene più il condizionatore o la caldaia a gas?
Ai prezzi ARERA più recenti per i clienti vulnerabili, un kWh di calore costa circa 14,9 centesimi con una caldaia a condensazione e tra 6,2 e 10,5 centesimi con uno split, a seconda di quanto rende. Il condizionatore pareggia il gas con uno SCOP di 2,12, quindi conviene quasi sempre sul costo dell’energia. La caldaia resta più pratica per scaldare in modo uniforme tutta la casa se l’impianto a termosifoni c’è già.
Il condizionatore consuma di più della stufetta elettrica?
No, è il contrario. A parità di calore prodotto, uno split con SCOP 4 consuma un quarto dell’elettricità di una stufetta. Una stufetta da 2.000 watt per quattro ore costa circa 2,53 euro ai prezzi ARERA; lo stesso calore da uno split costa circa 63 centesimi.
A che temperatura esterna il condizionatore smette di convenire?
Non c’è una soglia unica: dipende dal modello. Il riferimento è il COP dichiarato a −7 °C nella scheda tecnica del produttore. Finché quel valore resta sopra 2,12 lo split scalda a un costo non superiore a quello del gas ai prezzi di agosto 2026; sopra 2,81 batte anche il pellet in sacchi.
Si può tenere il condizionatore acceso tutta la notte?
Uno split fisso è un impianto termico e rispetta gli stessi limiti di temperatura, 20 °C più 2 di tolleranza, e gli stessi periodi stagionali della caldaia. Il limite di ore giornaliere non si applica agli impianti autonomi con programmatore a due livelli di temperatura. Per consumare meno conviene comunque impostare una temperatura più bassa di notte e usare il timer.
Serve aumentare la potenza del contatore per scaldare con il condizionatore?
Per uno o due split usati come integrazione di solito no, perché in modalità caldo assorbono meno di una stufetta. Diventa possibile se si scalda tutta la casa con più unità insieme a forno, piano a induzione o lavatrice. Il modo più semplice per capirlo è leggere in bolletta la potenza massima prelevata nei mesi di uso.
Il pellet conviene più del condizionatore?
Con il sacco ENplus A1 a 7,14 euro e una stufa che rende l’88%, il calore costa circa 11,3 centesimi per kWh. Uno split fa meglio se il suo SCOP reale supera 2,81. Il pellet resta competitivo con split vecchi o poco efficienti, in case fredde con una sola stufa centrale, o dove il condizionatore non si può installare.
Il condizionatore portatile va bene per scaldare?
Non tutti i portatili hanno la modalità caldo, e quelli che la hanno seguono un’etichetta diversa: il regolamento Ue 626/2011 classifica i condizionatori a singolo condotto sul COP nominale, misurato in una sola condizione di prova, e non sullo SCOP stagionale degli split. Le classi quindi non sono confrontabili tra loro. Se l’obiettivo è scaldare una stanza per tutto l’inverno, uno split fisso resta la scelta più efficiente.
