Il prezzo del pellet arriva all’inverno 2026/2027 con un rincaro che chi ha già fatto scorta conosce bene: secondo l’ultima rilevazione dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL) un sacco da 15 kg di pellet certificato ENplus A1 costa in media 7,14 euro, il 30% in più di un anno prima. Detto così sembra una stangata, e per chi si scalda solo a pellet lo è. Ma la domanda giusta non è quanto costa il sacco: è quanto costa il calore che esce dalla stufa, confrontato con quello del metano, del gasolio, del GPL e della pompa di calore. Abbiamo rifatto i conti con i coefficienti ufficiali AIEL e con gli ultimi prezzi pubblicati da ARERA, dal Ministero dell’Ambiente e dalla Camera di commercio di Padova, e il risultato non è quello che ci si aspetta leggendo i titoli.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
L’ultima rilevazione AIEL disponibile (aprile 2026) fissa il sacco da 15 kg di pellet ENplus A1 a 7,14 euro IVA inclusa, contro i 5,6 euro di settembre 2025; il pellet sfuso in autobotte costa 497 euro a tonnellata, la legna di classe A1 217 euro e il cippato A1 156 euro. Trasformati in costo del calore utile, con le ipotesi di rendimento spiegate sotto, il pellet in sacchi costa circa 11,3 centesimi per kWh: meno del metano per i clienti vulnerabili di agosto 2026 (15,1), molto meno di gasolio (23,2) e GPL (32,1), ma più di una pompa di calore con rendimento stagionale 3 (10,5). Legna e cippato restano i più economici. L’IVA sul pellet è al 22%, contro il 10% della legna. Le stufe a pellet sono ancora incentivabili solo a condizioni strette dopo il decreto legislativo 5/2026.
Indice
- Quanto costa un sacco di pellet
- Bancale e autobotte: il conto sulla stagione
- Legna da ardere e cippato
- Il confronto che conta: quanto costa un kWh di calore
- Tre case, tre conti
- Comprare adesso o aspettare l’inverno
- ENplus A1: cosa garantisce e come si controlla
- Le truffe dei bancali a prezzo stracciato
- L’IVA al 22% e la richiesta di abbassarla
- Stufe a pellet: cosa resta degli incentivi
- Domande frequenti
Quanto costa un sacco di pellet
Il riferimento più solido in Italia è la rilevazione di AIEL, che raccoglie i prezzi tre volte l’anno presso produttori, distributori e grande distribuzione, sempre e solo per pellet certificato ENplus. L’ultima pubblicata è quella di aprile 2026: media nazionale di 7,14 euro per il sacco da 15 kg di classe A1, IVA inclusa e trasporto escluso. Rispetto ad aprile 2025 sono 1,7 euro in più a sacco, cioè il 30%. Rispetto a gennaio 2026, quando AIEL aveva rilevato 6,9 euro, il prezzo è invece rimasto sostanzialmente fermo. Al Sud e nelle Isole la media sale a 7,34 euro, per il peso dei costi logistici.
Per capire da dove arriva questo livello basta mettere in fila le rilevazioni precedenti. A settembre 2025 il sacco costava in media 5,6 euro. A gennaio 2026 era già a 6,9. In quattro mesi, cioè nel cuore dell’inverno scorso, il pellet è salito del 23%. Le cause le ha ricostruite Bioenergy Europe in un’analisi ripresa da AIEL: un inverno freddo ha svuotato le scorte accumulate dal 2022 e intorno a febbraio 2026 la disponibilità di pellet si è ridotta in diversi Paesi europei, con i prezzi che hanno iniziato a salire.
Una precisazione che quasi nessuno fa: la rilevazione di settembre 2026, quella che fotograferà i prezzi da maggio a settembre, non è ancora uscita. Secondo la nota metodologica AIEL le rilevazioni sono tre (gennaio, aprile, settembre) e l’anno scorso quella di settembre è stata pubblicata a metà ottobre. Chi oggi scrive un prezzo medio «di settembre» sta citando un listino di negozio o una stima, non il dato nazionale.
| Rilevazione AIEL | Sacco 15 kg ENplus A1 | Autobotte ENplus A1 |
|---|---|---|
| Settembre 2025 | 5,6 € | 393 €/t |
| Gennaio 2026 | 6,9 € | 502 €/t |
| Aprile 2026 | 7,14 € | 497 €/t |
Prezzi medi nazionali IVA inclusa. Sacchi: trasporto escluso. Autobotte: consegna di 6 tonnellate entro 50 km. Fonte: rilevazioni AIEL pubblicate su energiadallegno.it.
Bancale e autobotte: il conto sulla stagione
Chi si scalda a pellet raramente compra un sacco alla volta. Il formato più comune è il bancale, e qui il calcolo è semplice: un bancale da 70 sacchi, cioè 1.050 kg, al prezzo medio AIEL di aprile vale 499,80 euro. Il numero di sacchi per bancale cambia da produttore a produttore, quindi conviene sempre rifare la moltiplicazione sul formato che si ha davanti, e controllare se il trasporto è compreso: il dato AIEL sui sacchi non lo include.
Poi c’è l’autobotte, che serve a chi ha una caldaia a pellet con silo. Qui si scopre un dettaglio controintuitivo. A 497 euro a tonnellata, il pellet sfuso consegnato a casa costa più di quello in sacchi, che a 7,14 euro per 15 kg fa 476 euro a tonnellata. La differenza sta tutta nella consegna: il prezzo AIEL dell’autobotte comprende la consegna entro 50 km, quello dei sacchi no. Espresso in energia, AIEL calcola 103,5 euro per MWh per l’autobotte contro circa 99 per i sacchi.
Quanto pellet serve davvero dipende dalla casa, dalla zona climatica e da quanto si tiene accesa la stufa. Più avanti facciamo i conti su tre casi tipo; per orientarsi basta sapere che un sacco da 15 kg contiene circa 72 kWh di energia, con il potere calorifico di 4,8 kWh per kg usato da AIEL, e che con una stufa che rende l’88% ne arrivano in casa circa 63.
Legna da ardere e cippato
Chi ha una stufa o una cucina a legna parte da una posizione migliore. Nella rilevazione AIEL di aprile 2026 la legna di classe A1 costa in media 217 euro a tonnellata, il 4% in meno di un anno prima; la classe A2 202 euro, la classe B 151 euro. Sono prezzi franco partenza, IVA inclusa, per legna con contenuto idrico intorno al 25%. Comprare legna più umida costa meno alla tonnellata ma la differenza si paga dopo: finché non è stagionata scalda meno e sporca di più la canna fumaria.
Il cippato, il legno sminuzzato usato nelle caldaie automatiche di taglia medio-grande, resta il combustibile più economico in assoluto. Ad aprile 2026 la classe A1 costava 156 euro a tonnellata, il 14% in più di un anno prima ma stabile rispetto a gennaio (AIEL). Il limite è pratico, non economico: serve una caldaia dedicata e un locale per lo stoccaggio, cosa che in un appartamento non esiste.
Il confronto che conta: quanto costa un kWh di calore
Mettere a confronto euro al sacco, euro al metro cubo ed euro al litro non dice nulla. Bisogna portare tutto alla stessa unità: quanto costa un kilowattora di calore che arriva davvero nelle stanze. Il procedimento ha due passaggi. Prima si divide il prezzo per il contenuto energetico del combustibile, usando i coefficienti della nota metodologica AIEL: 4,8 kWh per kg di pellet A1, 3,69 per kg di legna e di cippato A1, 10 kWh per metro cubo di metano, 10 per litro di gasolio, 6,82 per litro di GPL. Poi si divide per il rendimento dell’apparecchio, cioè per la quota di energia che diventa calore utile.
Sui rendimenti abbiamo fatto ipotesi prudenti e le dichiariamo: 88% per una stufa a pellet moderna, 90% per una caldaia a pellet, 80% per una stufa a legna recente, 85% per una caldaia a cippato, 95% per una caldaia a condensazione a metano o GPL, 90% per una caldaia a gasolio. Per la pompa di calore il rendimento si chiama SCOP e indica quanti kWh di calore produce con un kWh elettrico nell’arco della stagione: abbiamo usato 3 come valore centrale, con 2,5 e 3,5 come estremi, perché con i radiatori tradizionali e gli inverni freddi scende, con i pannelli radianti sale.
I prezzi dei fossili e dell’elettricità sono i più recenti pubblicati da fonti ufficiali. Per il metano abbiamo preso il prezzo di riferimento di agosto 2026 per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità, 143,72 centesimi per metro cubo secondo ARERA, tasse e quote fisse comprese per una famiglia da 1.100 metri cubi l’anno. Per l’elettricità, il prezzo della maggior tutela per i vulnerabili dal 1° luglio 2026, 31,63 centesimi per kWh tasse incluse. Per il gasolio da riscaldamento, la media nazionale del bollettino settimanale del Ministero dell’Ambiente al 21 settembre 2026: 2.087,30 euro ogni mille litri, tasse incluse. Per il GPL in serbatoio, che il Ministero non rileva, la Camera di commercio di Padova al 30 agosto 2026: 1.703,39 euro ogni mille litri IVA esclusa con serbatoio in comodato, che con l’IVA al 22% diventano 2,08 euro al litro.
| Combustibile | Costo dell’energia nel combustibile | Rendimento ipotizzato | Costo del calore utile |
|---|---|---|---|
| Cippato A1 (caldaia) | 42,3 €/MWh | 85% | 5,0 cent/kWh |
| Legna A1 (stufa) | 58,8 €/MWh | 80% | 7,4 cent/kWh |
| Pompa di calore, SCOP 3,5 | 316,3 €/MWh elettrico | 350% | 9,0 cent/kWh |
| Pompa di calore, SCOP 3 | 316,3 €/MWh elettrico | 300% | 10,5 cent/kWh |
| Pellet A1 in sacchi (stufa) | 99,2 €/MWh | 88% | 11,3 cent/kWh |
| Pellet A1 in autobotte (caldaia) | 103,5 €/MWh | 90% | 11,5 cent/kWh |
| Pompa di calore, SCOP 2,5 | 316,3 €/MWh elettrico | 250% | 12,7 cent/kWh |
| Metano (caldaia a condensazione) | 143,7 €/MWh | 95% | 15,1 cent/kWh |
| Gasolio da riscaldamento | 208,7 €/MWh | 90% | 23,2 cent/kWh |
| GPL in serbatoio (Padova) | 304,7 €/MWh | 95% | 32,1 cent/kWh |
Elaborazione thequestion.it. Prezzi IVA inclusa: biomasse AIEL aprile 2026; metano ARERA agosto 2026 (tutela vulnerabilità); elettricità ARERA III trimestre 2026 (maggior tutela vulnerabili); gasolio MASE 21 settembre 2026; GPL Camera di commercio di Padova 30 agosto 2026. Coefficienti energetici della nota metodologica AIEL. I rendimenti sono ipotesi della redazione.
Tre cose saltano all’occhio. La prima: anche dopo il +30%, il pellet costa ancora circa un quarto in meno del metano per ogni kWh di calore, e meno della metà del gasolio. Il conto fatto sul sacco inganna, perché il gas si paga in bolletta settimane dopo e il rincaro non si vede alla cassa. AIEL lo ha raccontato con un esercizio carino, il «sacchetto di gas»: abbiamo rifatto il conto con il prezzo ARERA di agosto e la stessa energia di un sacco di pellet, 72 kWh, in metano costa 10,35 euro. In gasolio 15,03.
La seconda: una pompa di calore che lavora bene batte il pellet. Con uno SCOP di 3 il sacco di pellet dovrebbe costare meno di 6,68 euro per pareggiare; con uno SCOP di 3,5 meno di 5,73. Solo quando la pompa lavora male, per esempio con vecchi radiatori che chiedono acqua molto calda, il pellet torna in vantaggio. La terza: i prezzi non sono tutti dello stesso mese. Il pellet è fermo alla rilevazione di aprile, mentre metano e gasolio sono di agosto e settembre, dopo i rincari legati alla crisi dello Stretto di Hormuz che abbiamo raccontato nell’articolo sulle bollette dell’autunno 2026. Se il pellet è salito ancora in estate, il vantaggio si restringe: ogni euro in più sul sacco aggiunge circa 1,6 centesimi al kWh di calore. Il pellet raggiungerebbe il metano solo a 9,59 euro al sacco.
Nel bollettino settimanale del Ministero dell’Ambiente il GPL compare a 770,18 euro ogni mille litri, cioè 77 centesimi al litro. Sembra un affare, ma è il GPL per auto venduto al distributore, con un mercato e una distribuzione completamente diversi. Il GPL che finisce nel serbatoio di casa per il riscaldamento, secondo la Camera di commercio di Padova, a fine agosto costava 2,08 euro al litro IVA inclusa, quasi tre volte tanto. Chi usa il dato sbagliato per confrontare GPL e pellet arriva a conclusioni opposte alla realtà.
Tre case, tre conti
Per tradurre i centesimi in euro a fine stagione servono ipotesi sul fabbisogno di calore, che dipende da isolamento, esposizione, zona climatica e abitudini. Abbiamo scelto tre casi volutamente diversi. Un appartamento di 70 metri quadri ben isolato, con un fabbisogno di 50 kWh di calore utile per metro quadro all’anno: 3.500 kWh. Una casa di 100 metri quadri nella media italiana, a 100 kWh per metro quadro: 10.000 kWh, che è anche il valore di riferimento usato da AIEL per l’abitazione tipo. Una casa di 150 metri quadri poco isolata in zona fredda, a 150 kWh per metro quadro: 22.500 kWh. Sono stime ragionevoli, non misure: il dato vero di casa vostra si ricava dalle bollette o dalle fatture degli ultimi inverni.
| Spesa stagionale stimata | 70 mq ben isolato (3.500 kWh) | 100 mq medio (10.000 kWh) | 150 mq zona fredda (22.500 kWh) |
|---|---|---|---|
| Pellet in sacchi a 7,14 € | 394 € (55 sacchi) | 1.127 € (158 sacchi) | 2.536 € (355 sacchi) |
| Legna A1 | 257 € | 735 € | 1.654 € |
| Pompa di calore, SCOP 3 | 369 € | 1.054 € | 2.372 € |
| Metano | 529 € | 1.513 € | 3.404 € |
| Gasolio | 812 € | 2.319 € | 5.218 € |
| GPL in serbatoio | 1.123 € | 3.207 € | 7.217 € |
Elaborazione thequestion.it con i prezzi e i rendimenti della tabella precedente. Le cifre sono stime per confrontare le fonti tra loro, non preventivi: non includono manutenzione, elettricità dei ventilatori della stufa né il costo dell’impianto.
Nell’appartamento ben isolato le differenze sono contenute: tra pellet e metano ballano 135 euro l’anno, e una pompa di calore fa ancora meglio. Qui una stufa a pellet ha senso soprattutto se c’è già, o come integrazione. Nella casa media la forbice si allarga: il pellet fa risparmiare 386 euro sul metano e quasi 1.200 sul gasolio. Nella casa grande in montagna, lontana dalla rete del gas, il confronto con GPL e gasolio diventa pesante: oltre 4.600 euro l’anno di differenza tra pellet e GPL.
Attenzione però a leggere l’ultima colonna con giudizio. Una sola stufa a pellet non scalda uniformemente 150 metri quadri su più stanze: per coprire tutta la casa serve una termostufa collegata ai radiatori o una caldaia a pellet con silo, e a quel punto il prezzo di riferimento diventa quello dell’autobotte. In più chi ha una caldaia o una stufa a biomassa ha obblighi di manutenzione e di controllo, con scadenze diverse da quelle del gas, che abbiamo elencato nell’articolo sul controllo della caldaia.
Comprare adesso o aspettare l’inverno
La regola del «prestagionale» esiste perché i dati la confermano, almeno negli ultimi anni. Nella stagione scorsa chi ha comprato a settembre 2025 ha pagato in media 5,6 euro a sacco, chi ha aspettato gennaio 6,9. Per la casa media del nostro esempio, 158 sacchi, sono 884,80 euro contro 1.090,20: 205,40 euro di differenza per aver comprato quattro mesi prima. Per la casa grande in zona fredda, con 355 sacchi, la differenza arriva a 461,50 euro.
Quest’anno però il copione è diverso, e conviene dirlo. Il rincaro si è consumato durante l’inverno e la primavera, e ad aprile 2026 il prezzo era già stabile rispetto a gennaio. Sulle settimane estive non c’è ancora un dato nazionale: la rilevazione AIEL di settembre, attesa per ottobre, dirà se l’estate ha portato uno sconto o un altro scalino. Nel frattempo i negozi che pubblicano «bilanci di fine estate» raccontano di un calo che non è arrivato, ma sono listini di singoli rivenditori, non medie.
Il ragionamento pratico resta questo: comprare prima dell’inverno ripara dal rischio di un nuovo picco come quello di febbraio 2026, quando in diversi Paesi europei il pellet ha scarseggiato. Il rischio opposto, pagare oggi più di quanto si pagherà a dicembre, negli ultimi due inverni non si è visto. Chi ha spazio asciutto per stoccare i bancali può comprare adesso almeno una parte del fabbisogno. Chi non ce l’ha deve sapere che il pellet lasciato all’umido si sfalda e rende meno, e allora comprare a rate durante l’inverno non è un errore.
ENplus A1: cosa garantisce e come si controlla
ENplus è lo schema di certificazione più diffuso in Europa, e in Italia lo gestisce proprio AIEL come licenziatario nazionale. La classe A1 è la migliore. Il disciplinare ENplus fissa per tutte le classi un potere calorifico di almeno 4,6 kWh per kg (16,5 MJ) e un’umidità non oltre il 10%; per la A1 le ceneri non devono superare lo 0,7% sul secco, contro l’1,2% della A2. Meno ceneri vuol dire braciere da svuotare meno spesso e meno incrostazioni, che su una stufa domestica pesano più di qualche decimale di potere calorifico.
Il marchio stampato sul sacco non basta. Un sacco ENplus autentico riporta il codice identificativo dell’azienda certificata, un numero di approvazione del design del sacco e un numero di serie. Il codice si confronta con l’elenco delle aziende certificate pubblicato sul sito ENplus, dove c’è anche una lista nera di aziende e siti che usano il marchio senza averne diritto. Non è uno scrupolo teorico: a maggio 2025 la Guardia di Finanza di Legnago ha sequestrato oltre 400 tonnellate di pellet tra sacchi senza informazioni in italiano, poteri calorifici dichiarati irrealistici e marchi ENplus contraffatti da aziende non certificate.
Un pellet scadente non è solo un pessimo affare in euro per kWh. Più ceneri e più umidità significano più fumo, più manutenzione e, nei casi peggiori, un braciere che si intasa a metà serata. Per chi vuole accedere agli incentivi c’è anche un vincolo formale: il pellet deve essere certificato secondo la norma UNI EN ISO 17225-2, e per le caldaie la fattura deve riportare la classe di qualità e il codice di identificazione del produttore o distributore.
Le truffe dei bancali a prezzo stracciato
Ogni autunno tornano, e la dinamica è sempre la stessa. La Polizia Postale l’ha descritta già nel 2022 in un avviso dedicato: siti che promettono pellet a prezzi molto più bassi del mercato, chiedono il pagamento anticipato con bonifico o su carta ricaricabile e poi non consegnano nulla. Nell’ottobre dello stesso anno la Procura di Ferrara ha fatto oscurare il sito shoppingferrara.com: l’indagine era partita dalla denuncia di un cittadino che aveva pagato circa 500 euro per due bancali mai arrivati, e aveva fatto emergere numerose vittime in tutta Italia. A Isernia la Polizia Postale ha denunciato due persone accusate di aver creato un sito falso di pellet, legna e stufe, spingendolo con annunci a pagamento sui motori di ricerca.
Quest’ultimo dettaglio spiega perché ci si casca: il sito truffa spesso compare in cima ai risultati, sopra i rivenditori veri. Facendo le ricerche per questo articolo abbiamo trovato ancora a settembre pagine che propongono il sacco da 15 kg a meno della metà della media AIEL. Un prezzo così non è un’occasione: con l’IVA al 22% e i rincari della materia prima, è molto difficile che un rivenditore regolare possa starci dentro.
I controlli da fare prima di pagare sono pochi e veloci:
- verificare la partita IVA del venditore con il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, e che corrisponda a un’azienda che vende davvero combustibili;
- confrontare il prezzo con la media AIEL: un bancale da 70 sacchi sta intorno ai 500 euro, e un’offerta molto sotto va considerata sospetta;
- cercare il nome del sito insieme alla parola «truffa» e controllare la lista nera ENplus;
- evitare bonifici e ricariche verso privati, preferendo il pagamento alla consegna o un metodo che preveda una contestazione;
- in caso di problemi, segnalare subito il sito sul portale della Polizia Postale, commissariatodips.it.
L’IVA al 22% e la richiesta di abbassarla
Sul pellet si paga l’IVA ordinaria al 22%. La norma che concede il 10% alla legna da ardere, il numero 98 della Tabella A, parte III, allegata al decreto IVA, esclude espressamente i pellet dal 2015, come ricorda anche l’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 379 del 2023. L’unica parentesi è stata la riduzione temporanea al 10% decisa per il 2023 e prorogata fino al 29 febbraio 2024; da marzo 2024 si è tornati al 22%, e per il 2026 non ci sono riduzioni in vigore.
AIEL a maggio 2026 ha chiesto di portare l’aliquota al 4%. Per capire che cosa varrebbe basta un calcolo: il sacco da 7,14 euro contiene 5,85 euro di prezzo netto. Con l’IVA al 10% costerebbe 6,44 euro, con il 4% 6,09 euro, a parità di prezzo netto. Per la casa media da 158 sacchi il risparmio sarebbe di 110,60 euro l’anno con il 10% e di 165,90 euro con il 4%. Al momento è una proposta, non una norma: chi compra oggi paga il 22%.
Stufe a pellet: cosa resta degli incentivi
Il quadro è cambiato con il decreto legislativo 5 del 2026, che ha recepito la direttiva europea RED III e ha riscritto i requisiti minimi per gli impianti che accedono agli incentivi. Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2026 ammette i generatori a biomassa solo se hanno la certificazione ambientale a 5 stelle e solo se sostituiscono generatori a biomassa, a carbone, a olio combustibile o a gasolio. La sostituzione di una caldaia a metano o a GPL resta possibile solo in deroga, se il nuovo apparecchio a biomassa garantisce emissioni di particolato primario non superiori a 1 mg per normal metro cubo, una soglia molto severa.
Ci sono poi altri vincoli: per le stufe a pellet la certificazione secondo la norma UNI EN 16510, pellet certificato UNI EN ISO 17225-2 e una manutenzione almeno ogni due anni su generatore e canna fumaria, per tutta la durata dell’incentivo, con i certificati da conservare. In pratica la strada più lineare resta sostituire una vecchia stufa o una caldaia a gasolio con una stufa a pellet nuova e certificata. Chi pensava di togliere il gas per mettere il pellet deve farsi confermare per iscritto dall’installatore che il modello scelto rispetta la soglia sul particolato.
Le strade per ottenere il contributo sono due, alternative tra loro: la detrazione fiscale, al 50% sull’abitazione principale e al 36% sulle altre per le spese del 2026, oppure il Conto Termico 3.0 del GSE, che rimborsa una quota della spesa con un bonifico diretto. Le differenze tra le due opzioni e il calendario delle aliquote le abbiamo spiegate nella guida al bonus caldaia 2026 e in quella sul Conto Termico 3.0. Prima di accendere, infine, vale la pena ricordare che le regole su date e ore di accensione valgono per gli impianti termici in base alla zona climatica: le trovate nell’articolo sull’accensione dei riscaldamenti 2026/2027.
Domande frequenti
Quanti sacchi di pellet servono per un inverno?
Dipende dal fabbisogno di calore della casa. Con una stufa che rende l’88%, un sacco da 15 kg porta in casa circa 63 kWh di calore. Nei nostri esempi servono circa 55 sacchi per un appartamento di 70 metri quadri ben isolato, 158 per una casa media di 100 metri quadri e 355 per una casa di 150 metri quadri poco isolata in zona fredda. Il modo più affidabile è guardare quanti sacchi avete usato l’inverno scorso e correggere per quanto è stato freddo.
Quanto costa un bancale di pellet nel 2026?
Al prezzo medio AIEL di aprile 2026, 7,14 euro a sacco, un bancale da 70 sacchi costa 499,80 euro, trasporto escluso. Al Sud e nelle Isole, dove la media è 7,34 euro, lo stesso bancale sale a 513,80 euro. Il numero di sacchi per bancale varia secondo il produttore, quindi il confronto va fatto sempre sul prezzo per sacco o per chilo.
Il pellet A2 va bene lo stesso?
Brucia, ma produce più ceneri: il disciplinare ENplus ammette fino all’1,2% contro lo 0,7% della classe A1. Sulle stufe domestiche questo significa pulizie più frequenti e più rischio di incrostazioni. Se la stufa è coperta da incentivi, o se il costruttore indica la classe A1 nel libretto, conviene restare su quella.
Conviene di più il pellet o la pompa di calore?
Con i prezzi ARERA del terzo trimestre 2026 una pompa di calore con rendimento stagionale 3 produce calore a circa 10,5 centesimi per kWh, contro gli 11,3 del pellet in sacchi. Se la pompa lavora con pannelli radianti o in una casa ben isolata il vantaggio cresce; con vecchi radiatori e inverni rigidi il rendimento scende e il pellet torna competitivo. Molte famiglie usano la stufa a pellet come integrazione della pompa di calore nei giorni più freddi.
Il prezzo del pellet scenderà durante l’inverno?
Negli ultimi due inverni non è successo: tra settembre 2025 e gennaio 2026 il sacco è salito da 5,6 a 6,9 euro secondo AIEL. Nessuno può garantire che vada allo stesso modo quest’anno, ma la domanda invernale spinge di solito i prezzi verso l’alto. La prossima rilevazione AIEL, quella di settembre, è attesa per ottobre.
Come si riconosce un sito che vende pellet falso o inesistente?
I segnali tipici sono un prezzo molto sotto la media, pagamento solo con bonifico anticipato o ricarica, nessun indirizzo fisico verificabile e una partita IVA che non corrisponde a un’azienda reale. Prima di pagare controllate la partita IVA sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il codice ENplus sull’elenco ufficiale e la lista nera ENplus. Se avete già pagato, conservate ricevute e schermate e fate subito la segnalazione alla Polizia Postale.
Si può ancora detrarre una stufa a pellet nel 2026?
Sì, ma solo se rispetta i requisiti del decreto legislativo 5/2026: certificazione a 5 stelle e sostituzione di un vecchio generatore a biomassa, carbone, olio combustibile o gasolio. Se sostituisce una caldaia a metano o GPL serve anche un livello di particolato primario non superiore a 1 mg per normal metro cubo. La detrazione per il 2026 è al 50% sull’abitazione principale e al 36% sulle altre, in alternativa al Conto Termico.
