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Bonus mobili: ultimi mesi per la detrazione del 50%, cosa cambia dal 2027

Il bonus mobili è arrivato ai suoi ultimi mesi. La detrazione del 50% su 5.000 euro di spesa vale per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2026 e, allo stato attuale, dal 2027 non esiste più: non è stata rifinanziata e — segnale che pesa più di ogni dichiarazione — non compare nel nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi che dal 1° gennaio 2027 sostituirà quello vigente, dove invece ecobonus e sismabonus vengono citati espressamente. Chi ha una ristrutturazione in corso ha poche settimane per decidere.

📌 Articolo in breve
Il bonus mobili resta al 50% su un tetto di 5.000 euro per unità immobiliare, con detrazione massima di 2.500 euro in dieci quote annuali. Vale per gli acquisti fatti entro il 31 dicembre 2026 e collegati a una ristrutturazione iniziata non prima del 1° gennaio 2025. Senza una proroga nella prossima manovra la misura si chiude: il nuovo TUIR non la contempla. Il pagamento deve avvenire entro l’anno, non la consegna.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Perché il 2026 è l’ultimo anno
  2. Quanto vale davvero la detrazione
  3. Il requisito che blocca più domande
  4. La data che conta è quella del pagamento
  5. Cosa si può comprare e cosa no
  6. Conviene anticipare l’acquisto?
  7. Domande frequenti

Perché il 2026 è l’ultimo anno

Il bonus mobili è una di quelle misure che vengono prorogate di anno in anno da più di un decennio, e questa abitudine ha creato la convinzione diffusa che verrà rinnovata anche stavolta. Ci sono però due elementi che rendono la chiusura più probabile del solito.

Il primo è che la misura non è stata rifinanziata oltre il 31 dicembre 2026. Il secondo, più significativo, riguarda il nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi che entra in vigore dal 1° gennaio 2027: il bonus mobili non vi compare, mentre altre agevolazioni a termine come ecobonus e sismabonus sono richiamate espressamente come misure con scadenza. Un’omissione di questo tipo, in un testo che riordina la materia, è difficile da leggere come una dimenticanza.

Resta possibile che la legge di bilancio 2027 reintroduca la misura: sarebbe tecnicamente semplice e politicamente popolare. Ma allo stato attuale non c’è nulla di acquisito, e nel frattempo il quadro delle detrazioni edilizie si sta restringendo su tutti i fronti, come abbiamo raccontato nel pezzo sul bonus casa che scende al 36% e al 30% dal 2027. Pianificare dando per scontata la proroga è la scelta più rischiosa.

Quanto vale davvero la detrazione

Il meccanismo è semplice ma va letto con attenzione, perché il numero che circola nei titoli — 5.000 euro — non è quello che si riceve. Come riepilogato nella scheda dell’Agenzia delle Entrate, la detrazione è del 50% su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare, quindi il beneficio fiscale massimo è di 2.500 euro. E non arriva subito: viene ripartito in dieci quote annuali di pari importo, cioè 250 euro l’anno per dieci anni.

Spesa sostenuta Detrazione totale Recupero annuo per 10 anni
2.000 € 1.000 € 100 €
3.500 € 1.750 € 175 €
5.000 € 2.500 € 250 €
8.000 € 2.500 € (tetto) 250 €

La detrazione spetta nel limite dell’IRPEF dovuta: la quota annuale che non trova capienza nell’imposta si perde e non è recuperabile negli anni successivi.

📝 Nota della redazione: l’aspetto meno raccontato è la capienza. La detrazione riduce l’IRPEF dovuta, quindi chi paga poca imposta recupera poco o nulla. Un pensionato con la sola pensione minima, o un lavoratore con reddito basso le cui detrazioni già azzerano l’imposta, spende 5.000 euro e non vede tornare i 250 euro annui. Non c’è rimborso, non c’è credito riportabile all’anno dopo: la quota non utilizzata è persa. È il calcolo da fare prima di programmare l’acquisto per ragioni fiscali, e vale ancora di più su un beneficio spalmato su dieci anni, in cui basta un solo anno di reddito basso per perdere quella rata.

Il requisito che blocca più domande

Il bonus mobili non è un incentivo all’acquisto di arredamento: è un’appendice del bonus ristrutturazioni. Per averlo serve un intervento di recupero del patrimonio edilizio sull’immobile da arredare, e questo è il punto su cui si arenano la maggior parte delle richieste.

La regola temporale è precisa: per gli acquisti del 2026 la ristrutturazione deve essere iniziata non prima del 1° gennaio 2025. I lavori devono cioè precedere l’acquisto dei mobili — o almeno essere iniziati prima — ma non essere necessariamente conclusi. La data di inizio si prova con i titoli abilitativi, con la comunicazione all’ASL dove prevista, o con una dichiarazione sostitutiva per i lavori in edilizia libera.

Non tutti gli interventi valgono. Sulla singola abitazione serve almeno una manutenzione straordinaria: rifacimento di impianti, di servizi igienici, sostituzione di infissi con modifica di materiali o tipologia, frazionamento o accorpamento di unità. La semplice manutenzione ordinaria — tinteggiare le pareti, sostituire i pavimenti senza altre opere — non dà diritto al bonus. Fa eccezione il caso dei lavori sulle parti comuni condominiali, dove anche la manutenzione ordinaria è sufficiente, ma il bonus spetta allora per arredare le parti comuni e non il singolo appartamento.

La data che conta è quella del pagamento

Questo è il passaggio operativo più importante da qui a dicembre. Il bonus segue il principio di cassa: rileva il momento in cui il pagamento viene effettuato, non quello della consegna né quello dell’ordine. Un divano ordinato e pagato a dicembre 2026 ma consegnato a marzo 2027 rientra nel bonus; lo stesso divano ordinato a dicembre, pagato alla consegna nel 2027, ne resta fuori.

Ne consegue che, con i tempi di consegna dell’arredamento su misura che spesso superano i tre mesi, chi vuole sfruttare la misura deve muoversi con largo anticipo e concordare con il venditore un pagamento anticipato o un acconto consistente entro l’anno. L’acconto è detraibile per la parte effettivamente pagata nel 2026.

I pagamenti ammessi sono bonifico ordinario, carta di credito o carta di debito. Qui c’è una differenza rispetto al bonus ristrutturazioni che sorprende molti: per il bonus mobili non serve il bonifico parlante, quello con i riferimenti normativi e i codici fiscali. Sono invece esclusi i pagamenti con assegno, in contanti e — dettaglio che vale la pena ricordare — quelli effettuati tramite servizi di pagamento di terze parti non tracciati come richiesto. Per la carta fa fede la data della transazione, non quella dell’addebito sul conto.

Cosa si può comprare e cosa no

Rientrano i mobili nuovi destinati all’immobile oggetto di ristrutturazione: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. Nelle spese detraibili si contano anche il trasporto e il montaggio, purché pagati con le stesse modalità.

Per i grandi elettrodomestici serve una classe energetica minima: A per le lavasciuga e le lavastoviglie, E per i forni, F per le lavatrici e le asciugatrici. Restano ammessi senza requisito di classe gli apparecchi per cui l’etichetta energetica non è prevista.

Restano fuori porte, pavimenti, tende, tendaggi e tutti i complementi d’arredo che non sono mobili in senso proprio. Ed è escluso l’usato: la norma parla di beni nuovi, quindi un acquisto in un mercatino o su una piattaforma tra privati non dà diritto a nulla, per quanto la fattura possa sembrare regolare.

Da non confondere con il bonus elettrodomestici, che è una misura diversa: quello è un contributo diretto sul prezzo d’acquisto, gestito a click day e senza bisogno di ristrutturazione, mentre questo è una detrazione fiscale legata ai lavori. I due non sono cumulabili sulla stessa spesa, ma si possono usare su acquisti diversi.

Conviene anticipare l’acquisto?

Dipende da tre fattori, e vale la pena metterli in fila invece di decidere d’istinto. Il primo è la capienza IRPEF: se l’imposta dovuta è bassa, il beneficio reale si riduce e anticipare una spesa importante per un vantaggio che non si materializza non ha senso.

Il secondo è se la ristrutturazione esiste davvero e rispetta i requisiti. Comprare mobili sperando di sistemare la pratica dopo è la strada più diretta verso un recupero in sede di controllo: l’Agenzia delle Entrate incrocia le comunicazioni dei lavori con le detrazioni richieste, e negli ultimi anni ha intensificato le verifiche sui bonus edilizi, come abbiamo visto nel pezzo sui controlli dell’Agenzia delle Entrate sui bonus.

Il terzo è il prezzo. Anticipare un acquisto a dicembre significa comprare nel periodo in cui l’arredamento costa di più, mentre i saldi di gennaio possono valere sconti superiori al 20%. Su una spesa di 5.000 euro, un 20% di sconto vale 1.000 euro contro i 2.500 di detrazione spalmati su dieci anni: il confronto non è scontato e dipende molto da quanto si è disposti ad aspettare per rientrare dei soldi. Chi ha capienza piena e una ristrutturazione già avviata ha però una convenienza netta a chiudere entro l’anno, perché quei 2.500 euro dal 2027 potrebbero semplicemente non esserci più.

Domande frequenti

Se ordino a dicembre e pago alla consegna nel 2027, ho diritto al bonus?

No. Vale il principio di cassa: conta la data del pagamento, non quella dell’ordine o della consegna. Per rientrare nel 2026 occorre pagare entro il 31 dicembre, anche solo con un acconto, che sarà detraibile per l’importo effettivamente versato nell’anno.

Il tetto di 5.000 euro vale per ogni stanza o per l’intera casa?

Vale per unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, e indipendentemente dall’importo speso per i lavori di ristrutturazione. Chi ristruttura due appartamenti distinti ha due plafond separati. Se più persone sostengono la spesa per la stessa unità, il limite va ripartito tra loro.

Serve il bonifico parlante come per le ristrutturazioni?

No, per il bonus mobili è sufficiente un bonifico ordinario, oppure il pagamento con carta di credito o di debito. Sono esclusi contanti e assegni. È una semplificazione rispetto al bonus ristrutturazioni, che richiede invece il bonifico con i riferimenti normativi.

Posso usare il bonus se ho fatto solo lavori in edilizia libera?

Dipende dal tipo di intervento, non dal titolo abilitativo. Serve almeno una manutenzione straordinaria: se l’opera realizzata in edilizia libera ha quella natura, la data di inizio si documenta con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Se invece si tratta di manutenzione ordinaria su una singola abitazione, il bonus non spetta.

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