Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
Il taglio descritto in questo articolo si è chiuso il 5 ottobre 2026, come previsto dal decreto legge 162/2026. Dal 6 ottobre l’accisa sul gasolio è tornata all’aliquota ordinaria di 672,90 euro per mille litri, 6,1 centesimi al litro in più IVA compresa. Il decreto MEF-MASE sull’accisa mobile è arrivato solo il 27 ottobre: pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250, porta l’accisa a 632,90 euro per mille litri dal 28 ottobre al 7 novembre, uno sconto di 4,88 centesimi al litro IVA compresa (2,44 euro su un pieno da 50 litri). Dall’8 novembre, senza un altro decreto, si torna a 672,90. Nelle rilevazioni MIMIT la media nazionale self del gasolio è salita a 2,244 euro al litro il 6 ottobre e a 2,261 il 7 ottobre, poi è ridiscesa a 2,252 il 12 ottobre; il 15 ottobre era a 2,254, il 24 e il 26 a 2,261. Dal 6 ottobre Eni aveva portato il tetto sul gasolio a 2,25 euro; dal 9 ottobre, secondo le agenzie, il prezzo consigliato ai suoi gestori è tornato a 2,19, anche se il tetto ufficiale resta 2,25. Il 23 ottobre l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha detto che il price cap proseguirà fino a fine anno (ANSA). I passaggi di questo articolo scritti prima del 6 ottobre vanno letti alla luce di questo aggiornamento. Prezzi medi del giorno, tetti delle compagnie e sviluppi sulle accise mobili li seguiamo in tetto ai prezzi dei carburanti: dove conviene il pieno a ottobre 2026.
Lo sconto sulle accise del gasolio non è una buona notizia, anche se quasi tutti l’hanno raccontata così. Il decreto legge 162/2026 fissa due nuovi livelli ridotti dell’accisa fino al 5 ottobre, ma entrambi sono più alti di quello in vigore fino al 17 settembre: in pratica il taglio si sta spegnendo a scaglioni, e al distributore il gasolio torna a salire in due tappe prima di riallinearsi del tutto. Ecco i numeri esatti e quanto pesa su un pieno.
L’accisa sul gasolio per autotrazione scende a 572,90 euro per mille litri nella prima finestra e a 622,90 nella seconda, contro i 672,90 della misura ordinaria. Tradotto in prezzo finale con l’IVA: lo sconto passa da 17 centesimi al litro a 12,2 e poi a 6,1, fino al 5 ottobre compreso. Dopo, senza un nuovo decreto, lo sconto finisce: il Governo ha annunciato che interverrà l’accisa mobile, ma il decreto MEF-MASE è arrivato solo il 27 ottobre: dal 6 ottobre l’accisa è tornata a 672,90 euro, e solo dal 28 ottobre al 7 novembre scende a 632,90, cioè 4,88 centesimi in meno IVA compresa. Su un pieno da 50 litri significa 2,40 euro in più nella prima tappa e altri 3,05 nella seconda. Lo sconto vale anche su gasoli paraffinici e biodiesel, ma solo nella prima finestra.
Indice
- I numeri esatti del decreto
- Perché il prezzo sale, non scende
- Quanto pesa su un pieno
- Chi ne beneficia oltre agli automobilisti
- Cosa succede dopo il 5 ottobre
- Quanto pesa davvero l’accisa sul prezzo
- Domande frequenti
I numeri esatti del decreto
L’accisa ordinaria sul gasolio usato come carburante vale 672,90 euro per mille litri. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri a metà settembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno seguente la abbassa in due gradini: 572,90 euro per mille litri nella prima finestra, che copre otto giorni, e 622,90 euro nella seconda, che ne copre dieci e si chiude il 5 ottobre.
Cento euro in meno per mille litri corrispondono a dieci centesimi al litro di accisa. Ma quello che paghiamo alla pompa comprende l’IVA al 22%, che si applica anche sull’accisa: il risparmio effettivo sul prezzo esposto è quindi di 12,2 centesimi al litro nella prima fase e di 6,1 centesimi nella seconda. Sono le cifre che il governo stesso ha indicato nel comunicato, già comprensive dell’effetto IVA.
Nella prima finestra la riduzione si estende anche ai gasoli paraffinici e al biodiesel usati come carburante, che restano invece fuori dal secondo gradino. Nello stesso decreto viene prorogato il sostegno già previsto a favore dell’autotrasporto, che assorbe una quota importante dei consumi di gasolio del Paese.
Perché il prezzo sale, non scende
Qui sta il punto che i titoli hanno saltato. Fino al 17 settembre era in vigore una riduzione dell’accisa da 17 centesimi al litro, prorogata di pochi giorni con un provvedimento precedente proprio in attesa di questo decreto. Rispetto a quel livello, i 12,2 centesimi della prima finestra sono un taglio più piccolo, e i 6,1 della seconda lo sono ancora di più.
| Periodo | Accisa (€/1.000 litri) | Sconto al litro, IVA inclusa |
|---|---|---|
| Fino al 17 settembre 2026 | 532,90 | 17 centesimi |
| Prima finestra (otto giorni) | 572,90 | 12,2 centesimi |
| Seconda finestra, fino al 5 ottobre | 622,90 | 6,1 centesimi |
| Dal 6 al 27 ottobre | 672,90 | nessuno |
| Dal 28 ottobre al 7 novembre (accisa mobile) | 632,90 | 4,88 centesimi |
Fonte: decreto legge 162/2026, decreto MEF-MASE del 27 ottobre 2026, comunicato del Consiglio dei ministri e rilevazioni settimanali dei prezzi del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE), che riportano l’accisa applicata a ogni rilevazione.
Quanto pesa su un pieno
Facciamo i conti su un serbatoio da 50 litri, la misura tipica di una berlina compatta a gasolio. Con il prezzo medio nazionale rilevato dal MASE a fine settembre 2026, 2,281 euro al litro, un pieno così costa circa 114 euro. Con lo sconto da 17 centesimi il pieno costava 8,50 euro in meno rispetto al prezzo senza agevolazione. Nella prima finestra il risparmio scende a 6,10 euro, nella seconda a 3,05, dal 6 ottobre si è azzerato e dal 28 ottobre al 7 novembre, con l’accisa mobile, torna a 2,44 euro.
Tradotto in quello che si vede sullo scontrino: rispetto a un pieno fatto il 17 settembre, lo stesso pieno nella prima finestra costa 2,40 euro in più; nella seconda ne costa 5,45 in più; dal 6 ottobre, senza un nuovo decreto e sempre a parità di prezzo industriale, 8,50 euro in più. Per chi percorre trentamila chilometri l’anno con un consumo di sei litri ogni cento, cioè circa 1.800 litri, la differenza tra lo sconto pieno e nessuno sconto vale poco più di 300 euro l’anno.
Su un furgone da 80 litri i numeri crescono in proporzione: 13,60 euro di sconto con la vecchia misura, 9,76 nella prima finestra, 4,88 nella seconda. È il motivo per cui il decreto proroga in parallelo il sostegno all’autotrasporto, dove il gasolio è una voce di costo strutturale e non un fastidio occasionale.
Chi vuole ridurre la spesa indipendentemente dalle accise ha comunque margini concreti: confrontare i distributori con gli strumenti pubblici di monitoraggio dei prezzi resta il modo più semplice per recuperare qualche centesimo al litro, come abbiamo spiegato nella guida all’app Osservaprezzi Carburanti del MIMIT. E sulle abitudini di guida ci sono margini più ampi di quanto si creda, raccolti nel pezzo su come risparmiare carburante.
Chi ne beneficia oltre agli automobilisti
La riduzione riguarda il gasolio usato come carburante, quindi tocca chiunque faccia rifornimento: automobilisti privati, artigiani con il furgone, agricoltori, aziende di trasporto. Nella prima finestra l’estensione ai gasoli paraffinici e al biodiesel amplia il perimetro a carburanti alternativi come l’HVO, che alcune flotte hanno iniziato a usare proprio per aggirare le limitazioni alla circolazione dei diesel più vecchi.
Restano fuori la benzina, il GPL e il metano, che non sono toccati dal provvedimento. È una scelta che segue l’andamento dei prezzi internazionali: la pressione che ha spinto il governo a intervenire riguarda il gasolio, il cui differenziale con la benzina si è ristretto fino a invertirsi in diverse settimane dell’anno, una situazione anomala rispetto alla storia recente del mercato italiano.
Per chi guida un diesel c’è però un secondo fronte, che pesa molto più di qualche centesimo al litro: le limitazioni alla circolazione nel bacino padano. Il blocco strutturale degli Euro 5 atteso dal 1° ottobre è stato rinviato a ottobre 2027, ma le misure temporanee nei giorni di smog e i divieti comunali come l’Area B di Milano restano, come spieghiamo nel pezzo sul blocco dei diesel Euro 5. Vale la pena mettere le due cose sullo stesso tavolo prima di decidere se tenere l’auto o cambiarla, anche alla luce dell’esenzione dal bollo prevista per il 2027 dallo stesso decreto.
Cosa succede dopo il 5 ottobre
Il decreto legge 162/2026 si ferma al 5 ottobre compreso. Senza un nuovo provvedimento, dal 6 ottobre l’accisa sul gasolio torna al livello ordinario di 672,90 euro per mille litri e lo sconto finisce: rispetto alla seconda finestra sono 5 centesimi al litro di accisa, 6,1 con l’IVA, cioè 3,05 euro in più su un pieno da 50 litri.
Il Governo però ha già annunciato la strada che intende seguire. Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre la presidente del Consiglio ha spiegato che il 5 ottobre lo sconto non va a zero perché interviene di nuovo il meccanismo delle accise mobili. È un annuncio politico: il decreto legge non contiene nulla su questo, e per applicare l’accisa mobile serve un decreto del ministro dell’Economia d’intesa con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica che è arrivato solo il 27 ottobre: il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250 porta l’accisa sul gasolio a 632,90 euro per mille litri dal 28 ottobre al 7 novembre, finanziato con 38,7 milioni del maggior gettito IVA di settembre. Fanno 4,88 centesimi al litro in meno IVA compresa, meno dei 6,1 della seconda finestra, e la benzina resta fuori.
Il meccanismo è quello previsto dall’articolo 1, commi 290 e 291, della legge 244 del 2007: quando il prezzo del greggio sale e lo Stato incassa più IVA sui carburanti del previsto, quel maggior gettito può essere usato per abbassare l’accisa. Ne consegue che importo, durata e carburanti coperti non si conoscono in anticipo, perché dipendono da quanta IVA in più è entrata: il decreto MEF del 27 luglio 2026, per esempio, ha coperto solo il gasolio e solo per due giorni, il 28 e il 29 luglio. Abbiamo messo insieme i numeri del mese, compreso il tetto ai prezzi deciso da Eni, nel pezzo su dove conviene fare il pieno a ottobre.
Resta poi la conversione in legge del decreto, che il Parlamento deve approvare entro sessanta giorni dalla pubblicazione: in quella fase in passato sono state inserite proroghe o rimodulazioni di misure simili, ma i tempi non coincidono con la scadenza del 5 ottobre. Avevamo analizzato un bivio analogo ad agosto nel pezzo sul taglio delle accise e cosa succede se non viene prorogato.
Quanto pesa davvero l’accisa sul prezzo che paghi
Per capire perché interventi come questo spostano poco, conviene guardare come è fatto il prezzo esposto al distributore. Prendiamo la rilevazione settimanale del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica di fine settembre 2026, la prima con l’accisa della prima finestra: il gasolio costava in media 2,281 euro al litro. Di questi, il costo industriale del prodotto — cioè la materia prima più la raffinazione, il trasporto e il margine del gestore — valeva 1,297 euro. L’accisa ridotta ne valeva 57,3 centesimi. L’IVA al 22%, che si applica sulla somma dei due, altri 41,1 centesimi. Con l’accisa ordinaria da 67,3 centesimi, a parità di costo industriale, lo stesso litro costerebbe circa 2,40 euro.
Ne consegue che le imposte valgono circa il 43% di quello che paghiamo, una quota più bassa del solito solo perché il costo industriale è salito molto nel corso dell’anno, e che l’IVA colpisce anche l’accisa: è il motivo per cui un taglio di 10 centesimi sull’accisa si traduce in 12,2 centesimi di sconto sul prezzo finale, un effetto leva che gioca a favore quando l’accisa scende e contro quando risale.
Questa struttura spiega anche perché il prezzo alla pompa può muoversi in direzione opposta alle accise. Se nelle stesse settimane il costo industriale scende di cinque centesimi mentre l’accisa ne risale sei, il prezzo finale resta quasi fermo e l’automobilista non si accorge di nulla. È successo più volte negli ultimi anni, ed è la ragione per cui confrontare il prezzo di oggi con quello di ieri dice poco sull’efficacia della misura: bisognerebbe confrontarlo con il prezzo che ci sarebbe stato senza.
C’è infine una differenza che pesa sul portafoglio più di qualsiasi decreto, ed è quella tra distributori. Tra il self service di un impianto lungo una statale e il servito di un’area di servizio autostradale ballano facilmente venti centesimi al litro, cioè dieci euro su un pieno da 50 litri: più di quanto valeva lo sconto sulle accise nella sua versione più generosa, 8,50 euro. Scegliere dove rifornirsi resta la leva più efficace a disposizione di chi guida.
Domande frequenti
Conviene fare il pieno adesso o aspettare?
Sulla base delle sole accise, per chi andava a gasolio conveniva fare il pieno entro il 5 ottobre, quando il taglio da 6,1 centesimi era ancora certo: dal 6 al 27 ottobre l’accisa è stata piena, e il nuovo sconto dell’accisa mobile, da 4,88 centesimi, vale solo dal 28 ottobre al 7 novembre. Attenzione però a non generalizzare, perché l’accisa è solo una delle componenti del prezzo: se nelle stesse settimane il costo industriale scende, il prezzo alla pompa può restare stabile o addirittura calare nonostante l’accisa più alta.
La riduzione vale anche per la benzina?
No. Il decreto interviene sulla sola accisa del gasolio usato come carburante, con l’estensione ai gasoli paraffinici e al biodiesel limitata alla prima finestra. Benzina, GPL e metano restano alle aliquote ordinarie.
I distributori sono obbligati ad applicare subito lo sconto?
L’accisa si applica all’immissione in consumo del prodotto, quindi la riduzione riguarda le forniture successive alla data di entrata in vigore. Nella pratica il nuovo prezzo si vede sui cartelli con qualche giorno di sfasatura, perché nei serbatoi dei distributori resta carburante caricato in precedenza. Vale nei due sensi: lo stesso sfasamento ritarda anche l’aumento.
Perché lo sconto si riduce invece di restare a 17 centesimi?
Perché la misura è finanziata con il maggior gettito IVA generato dai prezzi elevati, e la sua estensione ha un costo per il bilancio pubblico. Il taglio a due gradini è un modo per far rientrare gradualmente il prezzo verso il livello ordinario invece di farlo risalire tutto insieme, evitando l’effetto d’urto sui consumi e sui listini del trasporto merci.
Dal 6 ottobre c’è ancora uno sconto sul gasolio?
Dal 6 al 27 ottobre no: l’accisa è tornata a 672,90 euro per mille litri, 6,1 centesimi al litro in più IVA compresa rispetto alla seconda finestra. Dal 28 ottobre al 7 novembre sì: il decreto del ministero dell’Economia con quello dell’Ambiente del 27 ottobre, quello dell’accisa mobile annunciata dal Governo, la porta a 632,90 euro, 4,88 centesimi in meno IVA compresa. L’importo dipende dal maggior gettito IVA disponibile, e dopo il 7 novembre serve un nuovo decreto. I dettagli sono nel pezzo sul tetto ai prezzi dei carburanti e le accise mobili.

