L’osteoporosi viene spesso chiamata “malattia silenziosa” perché non fa male, non si sente, non avvisa — finché non arriva la prima frattura. In Italia colpisce circa 5 milioni di persone, prevalentemente donne dopo la menopausa, e causa ogni anno oltre 90.000 fratture del femore, con un tasso di mortalità entro l’anno dalla frattura che supera il 20%. Non è inevitabile invecchiando: si può prevenire, misurare e trattare.
L’osteoporosi è una malattia in cui le ossa perdono densità e diventano fragili, aumentando il rischio di fratture anche per traumi lievi. Si diagnostica con la MOC (mineralometria ossea computerizzata). Si previene con calcio, vitamina D, esercizio fisico e non fumare. Il trattamento farmacologico è efficace nei casi a rischio elevato.
Indice
- Cos’è l’osteoporosi
- Sintomi e come si manifesta
- Cause e fattori di rischio
- Come si diagnostica: la MOC
- Prevenzione: cosa fare prima che arrivi
- Terapia farmacologica
- Domande frequenti
Cos’è l’osteoporosi
Le ossa non sono strutture statiche — si rinnovano continuamente attraverso un processo di riassorbimento (demolizione del vecchio tessuto osseo da parte degli osteoclasti) e formazione (costruzione di nuovo tessuto da parte degli osteoblasti). Fino ai 30 anni circa, la formazione supera il riassorbimento e la densità ossea aumenta. Dopo i 30 inizia un lento declino, che nelle donne si accelera bruscamente dopo la menopausa per via del calo degli estrogeni, ormoni che proteggono il tessuto osseo.
L’osteoporosi è la condizione in cui questo equilibrio si sposta troppo verso il riassorbimento: le ossa perdono massa minerale e la loro microarchitettura si deteriora. Diventano meno dense, più fragili, e si fratturano per traumi che normalmente non causerebbero alcun danno — cadere dalla propria altezza, sollevare un oggetto pesante, o addirittura un colpo di tosse violento nelle forme più gravi. Le sedi più colpite sono il femore (la temuta “frattura dell’anca”), le vertebre e il polso.
Sintomi e come si manifesta
Nella fase iniziale e intermedia, l’osteoporosi non dà nessun sintomo. Il primo segnale che molte persone ricevono è purtroppo già una frattura. Le fratture vertebrali da osteoporosi — le più frequenti, con circa 40.000 casi all’anno in Italia — spesso passano inosservate perché non sempre causano un dolore acuto immediato. Si manifestano invece come una progressiva riduzione dell’altezza nel tempo (anche 3-4 cm in alcuni anni), un cambiamento della postura con comparsa della gobba dorsale (cifosi), e un vago dolore alla schiena che molti attribuiscono ad artrosi o stanchezza.
Il mal di schiena persistente in una donna dopo i 60 anni, senza altra spiegazione, merita sempre una valutazione della densità ossea. La perdita di altezza di più di 2 cm rispetto all’altezza da giovane è un segnale da non ignorare.
Cause e fattori di rischio
Il fattore di rischio principale è il sesso femminile dopo la menopausa: il calo degli estrogeni accelera il riassorbimento osseo e può portare a una perdita di densità del 2-3% all’anno nei primi anni post-menopausali. Ma l’osteoporosi non è solo una malattia delle donne anziane. Riguarda anche gli uomini (in proporzione minore, circa 1 su 5 fratture osteoporotiche è maschile) e può colpire persone relativamente giovani in presenza di fattori di rischio specifici.
I principali fattori di rischio modificabili sono: la carenza di calcio e vitamina D prolungata nel tempo, la sedentarietà (il carico meccanico sulle ossa stimola la formazione ossea — chi non si muove perde densità più in fretta), il fumo, l’eccesso di alcol, e l’uso prolungato di corticosteroidi (il cortisone è una causa importante di osteoporosi secondaria). I fattori non modificabili includono: storia familiare di osteoporosi o fratture del femore, bassa massa corporea, menopausa precoce (prima dei 45 anni), e alcune malattie croniche come la celiachia, la tiroidite di Hashimoto, il diabete di tipo 1 e le malattie infiammatorie croniche.
Come si diagnostica: la MOC
La diagnosi di osteoporosi si fa con la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), chiamata anche DEXA o densitometria ossea. È un esame indolore, rapido (circa 10-15 minuti), con una dose di radiazioni trascurabile, che misura la densità minerale ossea a livello della colonna lombare e del femore prossimale.
Il risultato viene espresso come T-score: il valore confronta la densità del paziente con quella di un adulto giovane sano dello stesso sesso. Un T-score tra -1 e -2,5 indica osteopenia (riduzione della densità ossea, fase pre-osteoporotica), mentre un T-score inferiore a -2,5 è diagnostico di osteoporosi. Ogni unità di riduzione del T-score corrisponde a un raddoppio circa del rischio di frattura.
In Italia, la MOC è prescrivibile a carico del Servizio Sanitario Nazionale per le donne dopo la menopausa con fattori di rischio, per gli uomini sopra i 70 anni, per chi assume cortisonici a lungo termine e per altre condizioni specifiche. Strumento aggiuntivo è il FRAX, un calcolatore online sviluppato dall’OMS che stima il rischio di frattura a 10 anni tenendo conto di più fattori contemporaneamente.
Prevenzione: cosa fare prima che arrivi
La prevenzione dell’osteoporosi si costruisce nell’arco di tutta la vita, non solo dopo la menopausa. Il “picco di massa ossea” si raggiunge intorno ai 30 anni — il livello massimo di densità che si accumula dipende da quanto calcio, vitamina D e attività fisica si fa nei decenni precedenti. Chi arriva ai 50 anni con una buona riserva ossea ha un margine di sicurezza maggiore rispetto a chi ha avuto carenze nel passato.
Il calcio alimentare è il mattone principale delle ossa: il fabbisogno per gli adulti è di 1.000-1.200 mg al giorno. Le fonti principali sono latticini, formaggi stagionati, sardine e acciughe con le lische, verdure a foglia verde (cavolo, broccoli, cime di rapa), tofu prodotto con sali di calcio e acque minerali calciche. Non servono supplementi se la dieta è varia e abbondante nelle fonti giuste.
L’esercizio fisico con carico (camminata veloce, jogging, ballo, sollevamento pesi leggeri) è il secondo pilastro: la sollecitazione meccanica sulle ossa stimola gli osteoblasti a produrre nuovo tessuto. Il nuoto, pur eccellente per la forma generale, non stimola abbastanza le ossa perché il corpo è sorretto dall’acqua. Smettere di fumare e limitare l’alcol completano il quadro delle misure preventive modificabili.
Terapia farmacologica
Non tutti i pazienti con osteoporosi necessitano di farmaci — la decisione dipende dal T-score, dai fattori di rischio associati e dal rischio di frattura calcolato con il FRAX. I farmaci di prima scelta sono i bisfosfonati (alendronato, risedronato, zoledronato), che riducono il riassorbimento osseo bloccando gli osteoclasti. Si assumono in pillola settimanale o mensile (alendronato, risedronato) oppure in infusione endovenosa annuale (zoledronato). Riducono il rischio di frattura vertebrale del 40-50% e di frattura del femore del 20-30%.
Per le donne in menopausa recente, la terapia ormonale sostitutiva (TOS) con estrogeni protegge le ossa e può essere considerata, valutando il profilo di rischio individuale (seno, cuore, trombosi). Farmaci più recenti come il denosumab (anticorpo monoclonale contro il RANK-L) e il romosozumab (stimola la formazione ossea) sono opzioni per casi a rischio molto elevato o che non tollerano i bisfosfonati.
Qualunque terapia farmacologica va abbinata all’integrazione di calcio e vitamina D — senza un adeguato substrato, i farmaci non possono funzionare correttamente. La durata del trattamento con bisfosfonati è tipicamente 3-5 anni, seguita da una rivalutazione; un’interruzione programmata (“drug holiday”) può essere considerata dopo 5 anni nei pazienti a rischio non più elevato.
Domande frequenti
L’osteoporosi si può invertire?
Con i trattamenti attuali si può migliorare la densità ossea e ridurre significativamente il rischio di fratture, ma non si “torna” alla densità ossea di trent’anni. I farmaci anabolici come il teriparatide o il romosozumab possono aumentare la densità più dei bisfosfonati, ma l’obiettivo realistico della terapia è la prevenzione delle fratture, non il ripristino della densità giovanile.
Quando fare la prima MOC?
Le linee guida italiane raccomandano la prima MOC alle donne in menopausa con fattori di rischio, e comunque a tutte le donne dopo i 65 anni anche senza fattori di rischio specifici. Per gli uomini, la soglia è intorno ai 70 anni. Prima di questi limiti, la MOC è indicata in presenza di fattori di rischio specifici come l’uso prolungato di cortisonici, malattie malassorbitive, o una precedente frattura da fragilità.
L’osteoporosi fa male?
L’osteoporosi in sé non è dolorosa. Il dolore compare quando si verifica una frattura vertebrale da schiacciamento, o dopo una frattura di femore o polso. Le fratture vertebrali, in particolare, possono causare un dolore acuto improvviso oppure manifestarsi solo come dolore cronico diffuso e calo di statura progressivo.
Latte e latticini fanno bene alle ossa?
Sì, sono fonti eccellenti di calcio biodisponibile. Il paradosso apparente per cui paesi con alto consumo di latticini hanno tassi elevati di osteoporosi (il “paradosso del calcio”) non è dovuto al latte in sé, ma alla combinazione di altri fattori di rischio (scarsa attività fisica, carenza di vitamina D, genetica). L’apporto di calcio attraverso latticini rimane raccomandato da tutte le principali linee guida internazionali.

