Ogni autunno la stessa scena: si parla di manovra per tre mesi, i giornali pubblicano simulazioni contraddittorie, e quello che arriva davvero in busta paga si scopre solo a gennaio. La Legge di Bilancio 2027 segue lo stesso copione, ma questa volta con un candidato principale abbastanza definito: un nuovo taglio dell’IRPEF che sposta da 50.000 a 60.000 euro la soglia oltre la quale scatta l’aliquota massima del 43%. Vale fino a mille euro l’anno, e non per tutti.
Il percorso della manovra passa da due date: il 22 settembre 2026 per la certificazione del rapporto deficit/PIL e il 15 ottobre per l’invio del documento programmatico a Bruxelles. La misura più discussa è l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% fino a 60.000 euro di reddito, costo stimato 2,7 miliardi, beneficio nullo sotto i 50.000 euro e massimo di 1.000 euro l’anno sopra i 60.000. Sul fronte previdenziale si discute il blocco dell’aumento dell’età pensionabile e l’uscita a 64 anni. Nulla di tutto questo è ancora legge.
Indice
- Le date che contano davvero
- IRPEF: cosa cambierebbe con la soglia a 60.000 euro
- Quanto si risparmia, reddito per reddito
- L’ipotesi della prima aliquota al 22%
- Pensioni: il nodo dei tre mesi in più
- Le altre misure sul tavolo
- Quanto vale la manovra e chi la paga
- Perché conviene non fare conti troppo presto
- Domande frequenti
Le date che contano davvero
La costruzione di una legge di bilancio non comincia in Parlamento, ma in una serie di passaggi tecnici che determinano quanti soldi ci sono da spendere prima ancora che si decida come spenderli.
Il 22 settembre 2026 arriva la certificazione del rapporto deficit/PIL relativo al 2025. È il numero da cui dipende tutto: se conferma il percorso di rientro, il governo ottiene margini più ampi; se peggiora, le risorse disponibili si restringono e le misure più costose vengono ridimensionate. Il 15 ottobre scade invece il termine per l’invio a Bruxelles del documento programmatico di bilancio, che contiene l’impianto della manovra. Da lì parte l’iter parlamentare vero e proprio, che si chiude tradizionalmente negli ultimi giorni di dicembre.
La conseguenza pratica per chi legge: le cifre che circolano a settembre sono ipotesi di lavoro. Quelle che circolano a metà ottobre hanno un fondamento documentale. Quelle definitive si conoscono a fine dicembre.
IRPEF: cosa cambierebbe con la soglia a 60.000 euro
Oggi l’imposta sul reddito delle persone fisiche è articolata su tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre i 50.000. Questa struttura è il risultato del taglio già entrato in vigore, di cui abbiamo calcolato l’effetto reale nella guida su quanto si risparmia con l’aliquota al 33%.
L’ipotesi allo studio per il 2027 non tocca le percentuali. Sposta il confine: l’aliquota del 33% si applicherebbe fino a 60.000 euro invece che fino a 50.000, e il 43% scatterebbe solo oltre quella soglia. Dieci punti percentuali in meno su una fascia di reddito di 10.000 euro.
Il costo per l’erario è stimato intorno ai 2,7 miliardi di euro, anche se altre valutazioni parlano di 3-4 miliardi a seconda di come viene disegnata la misura. Si discute in particolare se sterilizzare il beneficio per i redditi molto alti, cioè oltre i 200.000 euro, per evitare che il vantaggio si estenda anche a chi ne ha meno bisogno.
Quanto si risparmia, reddito per reddito
Qui sta il punto che le sintesi giornalistiche spesso mancano: il beneficio non è proporzionale al reddito, ma cresce fino a 60.000 euro e poi si ferma.
Chi dichiara meno di 50.000 euro di imponibile non guadagna nulla, perché il suo reddito è già interamente tassato entro il vecchio confine. Chi sta nella fascia intermedia guadagna in proporzione a quanto supera i 50.000. Chi sta sopra i 60.000 guadagna esattamente mille euro, che si tratti di 65.000 o di 150.000 euro di imponibile.
| Reddito imponibile | Quota tassata al 43% oggi | Risparmio annuo stimato |
|---|---|---|
| 40.000 € | nessuna | 0 € |
| 52.000 € | 2.000 € | 200 € |
| 55.000 € | 5.000 € | 500 € |
| 60.000 € | 10.000 € | 1.000 € |
| 90.000 € | 40.000 € | 1.000 € (tetto) |
Sono importi lordi annui. Sulla busta paga mensile di un dipendente con 55.000 euro di imponibile, 500 euro l’anno significano poco più di 38 euro al mese su tredici mensilità: un miglioramento reale, ma lontano dalle cifre che qualche titolo lascia immaginare. Se vuoi verificare come si compone oggi la tua imposta prima ancora di ipotizzare il 2027, il nostro calcolatore IRPEF con scaglioni e simulatore fa il conto sul reddito reale.
L’ipotesi della prima aliquota al 22%
Accanto all’allargamento dello scaglione intermedio circola una seconda ipotesi, meno probabile ma dall’impatto molto più esteso: ridurre dal 23% al 22% l’aliquota del primo scaglione, quello che arriva a 28.000 euro.
Un solo punto percentuale su 28.000 euro vale 280 euro l’anno, e li varrebbe per chiunque abbia un reddito almeno pari a quella soglia — dipendenti, autonomi, pensionati. È il motivo per cui costa molto più dell’altra misura: la platea è di milioni di contribuenti anziché di poche centinaia di migliaia.
Chi ha 60.000 euro di imponibile, nell’ipotesi che entrambe le misure passassero, cumulerebbe circa 1.280 euro lordi l’anno. È lo scenario più favorevole tra quelli discussi, ed è anche il meno probabile dal punto di vista delle coperture.
Pensioni: il nodo dei tre mesi in più
Il capitolo previdenziale ruota attorno a un automatismo scritto in una legge del 2010: l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. Dal 2027 quel meccanismo porterebbe l’età per la pensione di vecchiaia da 67 anni a 67 anni e 3 mesi, con un ulteriore ritocco previsto per il 2028. La Legge di Bilancio 2026 aveva già reso graduale l’aumento, spalmandolo su due anni invece che applicarlo in blocco.
Il governo sta valutando di bloccarlo del tutto, ma la copertura necessaria non è banale: si parla di almeno 300 milioni di euro l’anno. Abbiamo ricostruito il funzionamento dell’adeguamento e le sue conseguenze pratiche nell’articolo su come cambia l’età pensionabile nel 2027.
Sul tavolo ci sono poi due proposte più ambiziose, entrambe sostenute dalla Lega: l’uscita anticipata a 64 anni estesa ai lavoratori del sistema misto — oggi è riservata a chi rientra interamente nel contributivo — con assegno però ricalcolato integralmente con il metodo contributivo, e una “Quota 41” flessibile che consentirebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Le forme di uscita anticipata oggi disponibili sono spiegate nella guida a Quota 103, APE Sociale e Opzione Donna.
Le altre misure sul tavolo
Oltre a fisco e previdenza circolano diverse ipotesi minori, nessuna delle quali ha ancora un testo. Si discute una revisione del bollo auto legata alle emissioni anziché ai cavalli fiscali, un’IVA agevolata sugli affitti destinati agli under 35 per incentivare la locazione ai giovani, e alcuni aggiustamenti sulle aliquote IVA di specifici settori.
Va segnalato che le voci su misure fiscali in manovra sono, storicamente, la categoria di notizie con il tasso di smentita più alto. Molte proposte annunciate a settembre non compaiono nemmeno nel testo di ottobre.
Quanto vale la manovra e chi la paga
Le stime sul valore complessivo oscillano parecchio, tra i 15 e i 40 miliardi di euro a seconda di come si contano le poste già vincolate e dell’esito delle procedure europee sul deficit. Una parte consistente delle risorse programmate è già impegnata: circa 14 miliardi legati alla flessibilità sul fronte energetico e 21-22 miliardi destinati alla difesa, secondo le ricostruzioni circolate in estate.
Sul lato delle coperture, il ministero dell’Economia sta lavorando su due fronti: una revisione della spesa dei ministeri e un possibile contributo del settore bancario e assicurativo, formula già utilizzata nelle ultime due manovre. Il vincolo dichiarato è mantenere la credibilità finanziaria del Paese sui mercati, il che in pratica significa evitare di finanziare i tagli fiscali in deficit.
Perché conviene non fare conti troppo presto
Un dato utile per calibrare le aspettative: nelle ultime manovre la differenza tra le ipotesi circolate a settembre e il testo approvato a dicembre è stata sistematicamente rilevante. Misure date per certe sono sparite, soglie annunciate sono state ridimensionate, decorrenze sono slittate di sei o dodici mesi.
Per chi deve prendere decisioni concrete — accettare un aumento di stipendio, valutare quando andare in pensione, decidere se anticipare o rinviare un reddito — la regola prudente è ragionare sulle norme in vigore oggi, non su quelle annunciate. Il momento in cui la manovra diventa un dato affidabile su cui pianificare è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non il dibattito estivo.
Domande frequenti
Il taglio IRPEF a 60.000 euro è già approvato?
No. È un’ipotesi allo studio per la Legge di Bilancio 2027, che verrà discussa in Parlamento tra ottobre e dicembre 2026. Fino all’approvazione definitiva restano in vigore gli scaglioni attuali, con il 43% oltre i 50.000 euro.
Chi guadagna 35.000 euro l’anno ci guadagna qualcosa?
Con la sola estensione dello scaglione al 33%, no: il beneficio parte da 50.000 euro di imponibile. Ci guadagnerebbe invece circa 280 euro l’anno se passasse anche la riduzione della prima aliquota dal 23% al 22%, che è però l’ipotesi meno probabile.
Quando si saprà con certezza cosa contiene la manovra?
Il documento programmatico di bilancio va inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre 2026 e contiene l’impianto della manovra. Il testo definitivo si conosce però solo con l’approvazione parlamentare, tradizionalmente a fine dicembre.
L’età pensionabile salirà davvero a 67 anni e 3 mesi?
Con la normativa vigente sì, dal 2027. Il governo sta valutando di bloccare l’adeguamento, ma la misura ha un costo stimato di almeno 300 milioni di euro l’anno e non è ancora stata finanziata.
Il risparmio di 1.000 euro è netto o lordo?
Lordo, e riferito all’IRPEF erariale. L’effetto netto in busta paga può essere leggermente diverso perché le addizionali regionali e comunali si calcolano su una base imponibile che questa misura non modifica.
Dove seguire l’iter ufficiale?
Sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove vengono pubblicati i documenti programmatici e le relazioni tecniche che accompagnano il disegno di legge.

