Il nome utente WhatsApp è la novità che cambia il modo in cui l’app gestisce la privacy: da luglio 2026 è arrivata anche in Italia la possibilità di farsi trovare e scrivere senza dare il proprio numero di telefono. Basta uno username, come su Instagram o Telegram, e chi ti scrive non vede più la tua utenza.
WhatsApp ha iniziato a rilasciare gli username in Italia dal 1° luglio 2026, in modalità graduale. Si prenota da Impostazioni → Account → Nome utente, si può importare da Instagram o Facebook, e da quel momento chi conosce solo il tuo username può scriverti senza vedere il numero. Non esiste una ricerca pubblica per username: bisogna conoscerlo con esattezza.
Indice
- Cosa sono gli username WhatsApp e perché arrivano ora
- Come attivare e prenotare il tuo nome utente
- Le regole per scegliere uno username valido
- Cosa cambia davvero per la privacy
- A chi conviene usarlo da subito
- Il numero di telefono sparisce del tutto?
- Nota della redazione
- Domande frequenti
Cosa sono gli username WhatsApp e perché arrivano ora
Fino a oggi WhatsApp è sempre stata l’unica grande app di messaggistica ancorata al numero di telefono. Telegram permette da anni di scrivere a chiunque tramite username, Instagram lo stesso: solo WhatsApp obbligava a conoscere il numero della persona per contattarla. Questo aveva un lato positivo — meno spam, identità più verificabile — ma anche uno enorme svantaggio: chiunque volesse vendere qualcosa su Facebook Marketplace, partecipare a un gruppo di lavoro o rispondere a un annuncio doveva rendere pubblico il proprio numero personale.
Meta ha deciso di colmare questo divario introducendo gli username anche su WhatsApp, seguendo lo stesso schema già rodato su Instagram. La funzione è partita negli Stati Uniti a inizio 2026 ed è arrivata in Italia dal 1° luglio, distribuita in modo graduale: non tutti gli utenti la vedono ancora comparire nelle impostazioni, ma nel giro di poche settimane dovrebbe estendersi a tutti gli account.
Il motivo per cui conviene saperlo subito, anche se non lo si userà da subito, è semplice: gli username più corti e riconoscibili si esauriscono in fretta, esattamente come è successo con gli handle Instagram e Twitter nei primi mesi. Chi prenota tardi si ritrova a dover aggiungere numeri o trattini al proprio nome per differenziarsi. Come riportato anche da Adnkronos, l’obiettivo dichiarato di Meta è ridurre gli episodi di spam e molestie legati alla condivisione forzata del numero nei contesti pubblici, un problema segnalato da anni soprattutto dalle utenti donne nei gruppi e negli annunci online.
Come attivare e prenotare il tuo nome utente
La procedura è pensata per essere immediata. Si apre WhatsApp, si va su Impostazioni, poi sulla voce Account e infine su Nome utente. Da lì si può scrivere lo username che si desidera oppure, per chi ha già un profilo Instagram o Facebook con un nickname consolidato, importarlo direttamente tramite il Centro gestione account di Meta — la stessa funzione che già collega Instagram e Facebook tra loro.
Una volta confermata la prenotazione, WhatsApp invia una notifica quando lo username diventa effettivamente attivo per ricevere messaggi. Non è un’attivazione istantanea per tutti: nella fase di rilascio graduale può volerci qualche giorno prima che il nome scelto risulti raggiungibile dagli altri utenti.
Un dettaglio che sfugge a molti: prenotare lo username non significa nascondere subito il numero. Bisogna comunque andare nelle impostazioni della privacy e decidere chi può vedere il numero di telefono nel profilo — un passaggio separato che vale la pena controllare, come spieghiamo più avanti a proposito delle impostazioni privacy del telefono.
Le regole per scegliere uno username valido
WhatsApp ha fissato alcuni paletti tecnici per evitare confusione e impersonificazioni. Lo username deve iniziare obbligatoriamente con una lettera, non con un numero o un simbolo. Può contenere lettere, cifre e alcuni caratteri speciali come il punto o il trattino basso, fino a un massimo di 35 caratteri complessivi — decisamente più dei 15 caratteri concessi da Instagram, quindi c’è margine per essere descrittivi.
Non tutti gli username sono disponibili: oltre ai classici problemi di duplicazione (se qualcuno ha già preso “marco.rossi”, tocca variare), Meta blocca automaticamente nomi che imitano marchi registrati, parole offensive o combinazioni che richiamano account istituzionali. Chi gestisce un’attività dovrebbe scegliere uno username identico o molto simile a quello già usato su Instagram, per evitare che i clienti facciano fatica a ritrovarlo su WhatsApp.
Cosa cambia davvero per la privacy
Qui sta il punto centrale della novità, e vale la pena essere precisi perché in giro circolano già semplificazioni eccessive. Con lo username attivo, chi ti scrive usando solo quel nome non vede il tuo numero di telefono nella chat, nel profilo né tantomeno nella rubrica del proprio telefono. Questo è utile in tre situazioni molto concrete che riguardano milioni di italiani ogni giorno: vendere un oggetto su un marketplace online, partecipare a un grande gruppo di lavoro o di quartiere con decine di persone sconosciute, oppure compilare un modulo online che chiede un contatto WhatsApp senza voler dare il numero personale a un’azienda.
Attenzione però a un limite importante: WhatsApp non offre — almeno per ora — una funzione di ricerca pubblica per username, a differenza di Instagram dove basta digitare un nome nella barra di ricerca per trovare chiunque. Per scrivere a una persona tramite username bisogna conoscerlo con esattezza, magari perché te lo ha condiviso lui stesso o perché lo hai visto scritto su un biglietto da visita o un annuncio. Questo riduce il rischio di essere contattati da sconosciuti che “pescano” username a caso, ma significa anche che lo username da solo non sostituisce completamente il numero per farsi trovare da amici e parenti che già ti hanno in rubrica.
A chi conviene usarlo da subito
Le categorie che traggono il vantaggio più immediato sono tre. I piccoli venditori online, che ogni settimana pubblicano annunci su Facebook Marketplace, Vinted o gruppi di scambio e finora erano costretti a esporre il numero personale a chiunque cliccasse “contatta il venditore”. I liberi professionisti e i freelance, che ricevono richieste da clienti sconosciuti attraverso siti o form di contatto e preferiscono filtrare la prima interazione senza legare subito il numero privato al lavoro. E chi partecipa a gruppi molto numerosi — community di quartiere, gruppi scolastici, associazioni sportive — dove il numero di telefono finisce visibile a decine di persone che non si conoscono personalmente.
Per l’uso quotidiano con amici e famiglia, invece, la novità cambia relativamente poco: chi ti ha già in rubrica continuerà a vederti come sempre, con nome e numero. Lo username diventa rilevante soprattutto nelle interazioni con sconosciuti, che è esattamente il caso in cui oggi si rischia di più in termini di phishing e truffe — un tema che abbiamo approfondito nella guida su come riconoscere il phishing.
C’è poi un quarto profilo che trae vantaggio dalla novità, spesso trascurato: chi vende occasionalmente su piattaforme come Vinted, Subito o Facebook Marketplace e finora doveva scegliere tra due opzioni scomode, esporre il numero personale a chiunque scriva per informazioni oppure ignorare i messaggi di chi preferisce contattare direttamente su WhatsApp invece che tramite la chat interna della piattaforma. Con lo username attivo si può indicarlo nell’annuncio senza problemi, mantenendo comunque un canale di comunicazione diretto e veloce con i potenziali acquirenti.
Il numero di telefono sparisce del tutto?
No, ed è importante chiarirlo perché molti titoli sui giornali stanno esagerando la portata della novità. Il numero di telefono resta il sistema di registrazione e di recupero dell’account: se cambi telefono o reinstalli WhatsApp, dovrai comunque verificare il numero via SMS o chiamata. Lo username è un livello aggiuntivo che si sovrappone al numero, non lo sostituisce nell’infrastruttura tecnica dell’app.
Quello che cambia è la visibilità: puoi decidere di mostrare agli sconosciuti solo lo username, tenendo il numero visibile esclusivamente ai tuoi contatti salvati. È lo stesso principio che regola da anni la privacy della foto profilo o dell’ultimo accesso, applicato finalmente anche al numero.
Nota della redazione
Abbiamo provato la prenotazione dello username su due account italiani nella prima settimana di luglio 2026: su uno la voce “Nome utente” era già visibile in Impostazioni → Account, sull’altro no, a conferma che il rilascio procede a ondate e non è ancora uniforme su tutti i dispositivi. Se non vedi ancora l’opzione, il consiglio pratico è controllare di avere l’app aggiornata all’ultima versione disponibile e riprovare nei giorni successivi, senza bisogno di reinstallare nulla.
Domande frequenti
Lo username WhatsApp è obbligatorio?
No, è completamente facoltativo. Chi non lo attiva continua a usare WhatsApp esattamente come prima, con il numero di telefono come unico identificativo visibile ai contatti.
Posso cambiare username dopo averlo scelto?
Sì, lo username può essere modificato in un secondo momento dalle stesse impostazioni, ma il nome precedente torna disponibile per altri utenti e potrebbe non essere più recuperabile in caso di ripensamento.
Chi mi scrive con lo username può comunque risalire al mio numero?
No, se hai impostato la privacy del numero visibile solo ai contatti salvati. Chi ti scrive solo tramite username vede unicamente quello, non il numero associato all’account.
Gli username funzionano anche su WhatsApp Business?
Sì, e per le attività commerciali è probabilmente la funzione più utile in assoluto: permette di comunicare uno username coerente col proprio brand su biglietti da visita, vetrine e social, senza dover cambiare numero ogni volta che cambia il gestore telefonico.
Cosa succede se lo username che voglio è già stato preso?
WhatsApp propone automaticamente varianti disponibili, ad esempio aggiungendo un punto, un trattino basso o un numero al nome scelto. Come per gli handle Instagram, i nomi più corti e comuni si esauriscono per primi.

