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Cessione del quinto dello stipendio: come funziona, costi e quando conviene nel 2026

La cessione del quinto dello stipendio è una forma di prestito che si ripaga con una trattenuta automatica in busta paga, fino a un massimo di un quinto della retribuzione netta mensile. Chi ha un contratto a tempo indeterminato o una pensione può ottenerla anche con un reddito modesto, perché la banca o la finanziaria ha una garanzia molto più solida di un prestito personale normale: il datore di lavoro (o l’INPS, per i pensionati) versa direttamente la rata, senza passare dalle mani del richiedente.

📌 Articolo in breve
La cessione del quinto permette di ottenere un prestito rimborsabile con trattenuta diretta in busta paga o pensione, fino al 20% del netto. Durata massima 10 anni, tasso fisso, obbligo di assicurazione su vita e impiego incluso nel costo. Conviene soprattutto a chi ha una brutta storia creditizia o un reddito basso, meno a chi ha già un buon merito creditizio: il TAEG è quasi sempre più alto di un prestito personale classico.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Prima di sottoscrivere un finanziamento consulta un consulente finanziario indipendente o confronta più offerte con un intermediario abilitato.

Indice

  1. Cos’è la cessione del quinto e chi può richiederla
  2. Come funziona la trattenuta in busta paga
  3. Quanto costa davvero: tasso, assicurazione e TAEG
  4. Quando conviene rispetto a un prestito personale
  5. Le differenze per chi è già in pensione
  6. Come richiederla: documenti e tempi
  7. Domande frequenti

Cos’è la cessione del quinto e chi può richiederla

Il meccanismo esiste in Italia dal 1950 (DPR 180/1950) ed è pensato apposta per chi ha un reddito da lavoro dipendente o da pensione stabile. Possono accedervi i dipendenti pubblici, i dipendenti privati con contratto a tempo indeterminato e i pensionati INPS o di altri enti previdenziali. Restano fuori, salvo eccezioni molto limitate, i lavoratori autonomi, i titolari di partita IVA e chi ha un contratto a termine: senza uno stipendio fisso e prevedibile, la banca non ha la garanzia su cui si regge l’intero prodotto.

L’importo massimo ottenibile dipende dallo stipendio netto e dalla durata scelta. In pratica più lunga è la durata, più alta può essere la cifra erogata, perché la rata mensile resta comunque vincolata al tetto del 20% del netto. Un dipendente con 1.600 euro netti al mese, ad esempio, ha una rata massima teorica intorno ai 320 euro: su una durata di 10 anni questo può tradursi in un prestito di diverse decine di migliaia di euro, a seconda del tasso applicato.

Come funziona la trattenuta in busta paga

Una volta firmato il contratto, la banca comunica al datore di lavoro l’importo della rata mensile da trattenere. Da quel momento la cifra sparisce automaticamente dalla busta paga, esattamente come succede per i contributi INPS o le addizionali IRPEF — chi vuole capire nel dettaglio come si legge questa parte del cedolino può consultare la nostra guida su trattenute in busta paga: IRPEF, contributi INPS e addizionali. Il lavoratore non deve fare nulla ogni mese: non ci sono bonifici da ricordare, non ci sono scadenze da rispettare a mano, e questo è probabilmente il motivo per cui il tasso di insolvenza su questo tipo di prestito è storicamente molto basso rispetto ad altre forme di credito al consumo.

Per i pensionati il meccanismo è identico, solo che la trattenuta viene applicata direttamente sul cedolino della pensione, con un tetto massimo di età che tiene conto della durata del prestito: generalmente l’ultima rata deve cadere prima del compimento degli 85-90 anni del richiedente, a seconda della compagnia assicurativa che copre il rischio.

Quanto costa davvero: tasso, assicurazione e TAEG

Qui sta il punto che molti sottovalutano. La cessione del quinto prevede per legge due polizze assicurative obbligatorie: una sulla vita del richiedente, che copre il debito residuo in caso di decesso, e una sul rischio impiego, che copre le rate in caso di licenziamento o perdita del posto (quest’ultima non è richiesta ai pensionati, sostituita da condizioni specifiche legate al rischio di premorienza). Il costo di queste polizze viene spesso finanziato insieme al capitale richiesto, e incide parecchio sul TAEG finale — il tasso annuo effettivo globale che include davvero tutti i costi del prestito.

Non è raro vedere TAEG che superano il 10-12% su importi piccoli e durate brevi, un livello che su un prestito personale classico sarebbe considerato alto. Il tasso di interesse nominale (TAN) pubblicizzato dalle finanziarie è quasi sempre più basso e meno rappresentativo del costo reale: quando si confrontano le offerte, il numero da guardare è sempre il TAEG, mai il TAN da solo.

Quando conviene rispetto a un prestito personale

La cessione del quinto ha senso soprattutto in due scenari concreti. Il primo è quando la storia creditizia del richiedente non è pulitissima — una rata saltata in passato, una segnalazione in Centrale Rischi — e le banche rifiutano un prestito personale normale. Qui la garanzia della trattenuta diretta spesso sblocca l’accesso al credito dove altrimenti la porta resterebbe chiusa. Il secondo scenario è quello di chi vuole semplicemente non doversi preoccupare di ricordare un pagamento mensile, accettando in cambio un costo più alto.

Chi invece ha un buon merito creditizio e uno stipendio regolare quasi sempre paga meno con un prestito personale tradizionale, perché evita il costo delle polizze obbligatorie e può negoziare tassi più competitivi confrontando più istituti. La regola pratica che circola tra i consulenti del credito è semplice: prima di firmare una cessione del quinto, chiedere sempre un preventivo anche per un prestito personale equivalente e confrontare il TAEG reale, non la rata mensile pubblicizzata.

Le differenze per chi è già in pensione

Per i pensionati la cessione del quinto segue le stesse regole di base, ma con alcune particolarità che vale la pena conoscere prima di firmare. L’età anagrafica al momento della richiesta incide direttamente sulla durata massima concedibile: un pensionato di 75 anni difficilmente otterrà un piano a 10 anni, perché la compagnia assicurativa fissa un limite di età alla scadenza del prestito, tipicamente tra gli 85 e i 90 anni a seconda dell’ente. Questo significa, in pratica, rate mensili più alte a parità di importo richiesto, perché il capitale va restituito in meno tempo.

La trattenuta, in questo caso, viene applicata dall’INPS o dall’ente pensionistico di riferimento direttamente sul cedolino, con lo stesso tetto del 20% della pensione netta. Chi riceve anche un assegno di accompagnamento o altre indennità collegate all’invalidità deve verificare con l’istituto quali voci del cedolino entrano nel calcolo del quinto disponibile, perché non tutte le componenti della pensione sono pignorabili allo stesso modo — chi vuole approfondire il tema può leggere la nostra guida sulla pensione di reversibilità, che spiega come si compongono le diverse voci previdenziali.

Come richiederla: documenti e tempi

La documentazione richiesta è abbastanza standard: ultime buste paga o cedolini pensione, documento d’identità, codice fiscale e, per i dipendenti privati, spesso anche l’ultimo CUD o Certificazione Unica. La banca verifica l’anzianità di servizio — molti istituti chiedono almeno un anno di contratto in corso — e calcola l’importo massimo erogabile in base al quinto disponibile dello stipendio netto.

I tempi di erogazione variano da pochi giorni a qualche settimana, a seconda che il datore di lavoro sia già convenzionato con l’istituto finanziatore oppure debba essere contattato per la prima volta per formalizzare la trattenuta. Nel settore pubblico, dove le convenzioni sono più diffuse, i tempi tendono a essere più rapidi rispetto al settore privato.

Domande frequenti

Posso avere una cessione del quinto se ho già un altro prestito attivo?

Sì, in alcuni casi è possibile cumulare una cessione del quinto con un prestito con delega di pagamento (il cosiddetto “doppio quinto”), che occupa un secondo quinto dello stipendio, per un totale del 40% trattenuto. Va valutata con attenzione la sostenibilità del bilancio familiare prima di procedere.

Cosa succede se perdo il lavoro durante il rimborso?

Per i dipendenti privati interviene la polizza rischio impiego, obbligatoria per legge, che copre le rate residue in caso di licenziamento non per giusta causa. Le condizioni esatte di attivazione vanno sempre lette nel contratto assicurativo.

La cessione del quinto blucca il TFR?

In alcuni casi il TFR maturato viene messo a garanzia del prestito, ma questo dipende dalle clausole specifiche del contratto sottoscritto con il datore di lavoro e la finanziaria: non è un obbligo automatico previsto dalla legge.

Posso estinguere la cessione del quinto in anticipo?

Sì, è sempre possibile l’estinzione anticipata, con diritto a un rimborso parziale dei costi assicurativi non goduti, calcolato in proporzione al periodo residuo del prestito.

Cambiare lavoro fa saltare la cessione del quinto già attiva?

No, ma va comunicata tempestivamente al nuovo datore di lavoro, che dovrà subentrare nella trattenuta. Se il cambio comporta un periodo di disoccupazione, entra in gioco la polizza rischio impiego descritta sopra, che copre le rate per il periodo previsto dal contratto assicurativo.

Per un quadro normativo aggiornato sulle forme di credito al consumo in Italia, la Banca d’Italia pubblica guide e vigilanza dedicate al settore.

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