La NASpI 2026 è l’indennità di disoccupazione che l’INPS riconosce ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro involontariamente. Sostituisce dal 2015 le vecchie indennità ASpI e mini-ASpI ed è oggi il principale strumento di sostegno al reddito per chi rimane senza impiego in Italia. L’importo, la durata e le condizioni per ottenerla sono cambiate nel tempo: questa guida riepiloga tutto quello che devi sapere per il 2026.
La NASpI spetta ai dipendenti che perdono il lavoro involontariamente (licenziamento, scadenza contratto, dimissioni per giusta causa). L’importo equivale al 75% della retribuzione media mensile fino a una soglia, con un massimale 2026 di 1.584,70 euro lordi al mese. La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Indice
- Chi ha diritto alla NASpI
- I requisiti contributivi
- Come si calcola l’importo
- Quanto dura e il meccanismo del decalage
- Come fare domanda all’INPS
- Compatibilità con altri redditi e lavoro
- Obblighi del beneficiario
- Quando la NASpI non spetta
- Domande frequenti
Chi ha diritto alla NASpI
La NASpI è riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato che hanno perso il lavoro in modo involontario. Rientrano in questa categoria i licenziamenti (per qualsiasi motivazione, compresi quelli per motivi economici o al termine del periodo di prova), la scadenza di un contratto a tempo determinato e le dimissioni per giusta causa — cioè quando il lavoratore abbandona il posto a causa di un comportamento grave del datore di lavoro, come il mancato pagamento delle retribuzioni o le molestie.
Sono esclusi i lavoratori autonomi, i co.co.co. (questi ultimi hanno DIS-COLL, una forma simile ma separata), i dipendenti pubblici a tempo indeterminato e chi si dimette volontariamente senza giusta causa. Un caso particolare riguarda le dimissioni durante il periodo di maternità o entro il primo anno di vita del figlio: queste danno diritto alla NASpI anche se non è configurabile una giusta causa.
I requisiti contributivi
Per accedere alla NASpI nel 2026 serve aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro. Il vecchio requisito dei 30 giorni di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi è stato abolito dalla legge di bilancio 2022 (legge 234/2021) e non si applica più alle cessazioni dal 1° gennaio 2022.
Dal 2025 c’è però una condizione in più per chi, nei 12 mesi prima di perdere il lavoro, si è dimesso volontariamente (o ha firmato una risoluzione consensuale) da un contratto a tempo indeterminato: deve avere almeno 13 settimane di contributi maturate dopo quelle dimissioni (legge 207/2024, art. 1 comma 171, circolare INPS 98/2025). Non vale per le dimissioni per giusta causa e per quelle nel periodo tutelato di maternità e paternità.
Il conteggio tiene conto di tutti i rapporti di lavoro dipendente, anche quelli con datori di lavoro diversi. Se hai avuto più contratti a termine nell’ultimo anno, i contributi si sommano. Chi ha una carriera discontinua ma regolare nella maggior parte dei casi raggiunge le 13 settimane senza difficoltà.
Come si calcola l’importo
Il calcolo dell’importo NASpI segue una formula precisa che parte dalla retribuzione media mensile imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni. Se questa retribuzione è pari o inferiore a un valore soglia stabilito annualmente dall’INPS (per il 2026 pari a 1.456,72 euro mensili, circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026), l’indennità corrisponde al 75% di quella cifra. Se la retribuzione supera la soglia, si aggiunge il 25% della parte eccedente.
Esempio pratico: con una retribuzione media di 2.000 euro lordi imponibili al mese, il calcolo è 75% di 1.456,72 euro (= 1.092,54 euro) più 25% di 543,28 euro (= 135,82 euro), per un totale di 1.228,36 euro lordi al mese. Il massimale dell’indennità per il 2026 è di 1.584,70 euro mensili lordi, aggiornato dall’INPS ogni anno in base all’indice ISTAT: si raggiunge con una retribuzione media di circa 3.425 euro. L’importo effettivo è soggetto a ritenuta fiscale: la NASpI è reddito da lavoro dipendente ai fini IRPEF.
Quanto dura e il meccanismo del decalage
La NASpI dura un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 24 mesi. Chi ha lavorato continuativamente per 4 anni ha maturato circa 208 settimane di contributi, il che porta alla durata massima di 104 settimane (due anni). Chi ha avuto periodi di discontinuità riceve una NASpI proporzionalmente più breve. Dal conteggio si tolgono le settimane che hanno già dato diritto a una precedente disoccupazione.
Dal sesto mese di erogazione scatta il cosiddetto meccanismo del decalage: l’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda la riduzione parte invece dal primo giorno dell’ottavo mese. In pratica, i primi cinque mesi (sette per gli over 55) sono pieni e poi l’indennità si erode progressivamente. Chi percepisce 1.200 euro al quinto mese, al sesto ne percepisce 1.164, al settimo 1.129, e così via. L’obiettivo del decalage è incentivare la ricerca attiva di lavoro.
Come fare domanda all’INPS
La domanda di NASpI va presentata esclusivamente per via telematica, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se la domanda arriva entro l’ottavo giorno dalla cessazione, la NASpI decorre dall’ottavo giorno successivo alla fine del rapporto. Se arriva dopo, ma sempre entro i 68 giorni, decorre dal giorno successivo alla presentazione della domanda e il periodo intermedio resta scoperto. Oltre i 68 giorni il diritto decade.
Ci sono tre modalità principali. La prima è il sito INPS (inps.it) con accesso tramite SPID, CIE o CNS: dal portale puoi compilare e inviare direttamente la domanda nella sezione Prestazioni e Servizi. La seconda è tramite un patronato (INCA-CGIL, INAS-CISL, ITAL-UIL e altri): il servizio è gratuito e il patronato segue l’intera procedura. La terza è tramite un CAF, anche se per la NASpI i patronati sono la scelta più indicata perché hanno personale specializzato sulle prestazioni previdenziali.
Non serve procurarsi a parte la dichiarazione di immediata disponibilità (DID) al lavoro: la domanda di NASpI vale già come DID. L’ANPAL, che un tempo gestiva questa procedura, è stata soppressa, e dal 24 novembre 2024 i beneficiari vengono iscritti d’ufficio alla piattaforma SIISL del Ministero del Lavoro, dove entro 15 giorni vanno aggiornati il curriculum e firmato il Patto di attivazione digitale. Chi ha perso il lavoro a fine stagione trova i casi pratici nella guida sulla NASpI per gli stagionali a fine stagione.
Compatibilità con altri redditi e lavoro
La NASpI è compatibile con il lavoro autonomo, anche occasionale con ritenuta d’acconto, se il reddito annuo previsto non supera i 5.500 euro: l’indennità viene ridotta dell’80% del reddito dichiarato e il lavoratore deve comunicare all’INPS l’inizio dell’attività entro un mese dall’avvio. Oltre questa soglia la NASpI decade. Le prestazioni occasionali pagate con Libretto Famiglia o PrestO sono invece cumulabili senza riduzione fino a 5.000 euro di compensi l’anno.
È compatibile anche con un contratto di lavoro dipendente a tempo parziale (part-time): in questo caso l’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% dei redditi da lavoro previsti, e va comunicato all’INPS entro 30 giorni dall’inizio del rapporto. Il limite per conservare l’indennità è un reddito annuo di 8.500 euro. Se il nuovo lavoro dipendente supera questa soglia, la NASpI viene sospesa quando il contratto dura al massimo sei mesi e decade quando dura di più.
Obblighi del beneficiario
Chi percepisce la NASpI deve rispettare alcune condizioni pena la decadenza del beneficio. L’obbligo principale è la partecipazione attiva alle politiche del lavoro: rispondere alle convocazioni del Centro per l’Impiego, partecipare ai percorsi di riqualificazione professionale proposti e accettare le offerte di lavoro congrue che vengono proposte. La “congruità” dell’offerta si valuta secondo i criteri fissati dal Ministero del Lavoro: coerenza con esperienze e competenze, distanza dal domicilio e tempi di trasporto pubblico, livello della retribuzione rispetto all’indennità percepita.
Se rifiuti un’offerta di lavoro congrua o non ti presenti alle convocazioni senza giustificato motivo, la NASpI può essere sospesa o decadere definitivamente. È quindi importante mantenere aggiornato il Centro per l’Impiego su qualunque variazione della propria situazione lavorativa o reddituale.
Per capire come la NASpI interagisce con la busta paga e i contributi versati, trovi utile la guida su come si legge la busta paga. Se stai valutando di aprire la partita IVA dopo aver perso il lavoro, leggi prima la guida su cos’è la partita IVA e quando conviene aprirla. Per la normativa aggiornata, il riferimento ufficiale è il sito dell’INPS.
Quando la NASpI non spetta
Ci sono situazioni in cui, pur avendo perso il lavoro, la NASpI non viene riconosciuta. Le dimissioni volontarie senza giusta causa sono il caso più frequente: chi si dimette liberamente non ha diritto all’indennità, salvo le eccezioni già citate per maternità e paternità. Anche il raggiungimento dei requisiti per la pensione, se avvenuto prima della cessazione, può precludere l’accesso alla NASpI.
Chi viene licenziato per motivi disciplinari gravi (il cosiddetto licenziamento per giusta causa) ha invece diritto alla NASpI: la colpa del lavoratore non è un criterio di accesso, conta solo l’involontarietà della perdita del reddito, non la sua causa. Va ricordato infine che i lavoratori agricoli hanno una forma di disoccupazione separata (indennità di disoccupazione agricola) e non accedono alla NASpI ordinaria.
Domande frequenti
Posso richiedere la NASpI se mi dimetto?
Solo se le dimissioni sono per giusta causa (mancato pagamento stipendio, mobbing documentato, trasferimento unilaterale) o durante il periodo di tutela della maternità/paternità. Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI e, se riguardano un contratto a tempo indeterminato, per ottenerla con un lavoro successivo servono almeno 13 settimane di contributi maturate dopo le dimissioni.
Quanto tempo passa tra la domanda e il primo pagamento?
Di solito tra 30 e 60 giorni dalla presentazione della domanda. L’INPS paga in arretrato il mese precedente, quindi il primo accredito può richiedere qualche settimana extra rispetto all’approvazione.
La NASpI si perde se trovo lavoro?
Dipende. Con un part-time entro certi limiti si può cumulare parzialmente. Con un lavoro dipendente che supera gli 8.500 euro di reddito annuo la NASpI viene sospesa se il contratto dura fino a sei mesi, altrimenti decade. Se il reddito resta sotto la soglia bisogna comunicarlo all’INPS entro 30 giorni dall’inizio del nuovo rapporto.
Cosa succede se faccio domanda in ritardo?
Oltre i 68 giorni dalla cessazione la domanda non è più ammessa e il diritto decade. Se invece la presenti dopo l’ottavo giorno ma entro i 68, la NASpI parte dal giorno successivo alla domanda e non dall’ottavo giorno dopo la cessazione: il periodo in mezzo resta senza indennità.
La NASpI incide sulla pensione futura?
Sì, ma positivamente: durante il periodo di percezione della NASpI l’INPS versa contributi figurativi che vengono accreditati sulla posizione previdenziale del lavoratore, contribuendo al raggiungimento dei requisiti pensionistici.
Calcola quanto ti spetta
Usa il calcolatore qui sotto per stimare subito l’importo mensile e la durata della tua indennità.
Lo strumento calcola l’importo mensile lordo sulla base della tua retribuzione media e delle settimane di contributi, applicando esattamente la formula INPS 2026 — inclusa la riduzione progressiva del 3% a partire dal sesto mese. I valori usati (soglia 1.456,72 euro e massimale 1.584,70 euro, circolare INPS n. 4/2026) sono quelli aggiornati dall’INPS per l’anno in corso.

