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NASpI 2026: cos’è, requisiti, importo e come fare domanda

La NASpI 2026 è l’indennità di disoccupazione che l’INPS riconosce ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro involontariamente. Sostituisce dal 2015 le vecchie indennità ASpI e mini-ASpI ed è oggi il principale strumento di sostegno al reddito per chi rimane senza impiego in Italia. L’importo, la durata e le condizioni per ottenerla sono cambiate nel tempo: questa guida riepiloga tutto quello che devi sapere per il 2026.

📌 Articolo in breve
La NASpI spetta ai dipendenti che perdono il lavoro involontariamente (licenziamento, scadenza contratto, dimissioni per giusta causa). L’importo equivale al 75% della retribuzione media mensile fino a una soglia, con un massimale 2026 di circa 1.550 euro. La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Indice

  1. Chi ha diritto alla NASpI
  2. I requisiti contributivi
  3. Come si calcola l’importo
  4. Quanto dura e il meccanismo del decalage
  5. Come fare domanda all’INPS
  6. Compatibilità con altri redditi e lavoro
  7. Obblighi del beneficiario
  8. Quando la NASpI non spetta
  9. Domande frequenti

Chi ha diritto alla NASpI

La NASpI è riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato che hanno perso il lavoro in modo involontario. Rientrano in questa categoria i licenziamenti (per qualsiasi motivazione, compresi quelli per motivi economici o al termine del periodo di prova), la scadenza di un contratto a tempo determinato e le dimissioni per giusta causa — cioè quando il lavoratore abbandona il posto a causa di un comportamento grave del datore di lavoro, come il mancato pagamento delle retribuzioni o le molestie.

Sono esclusi i lavoratori autonomi, i co.co.co. (questi ultimi hanno DIS-COLL, una forma simile ma separata), i dipendenti pubblici a tempo indeterminato e chi si dimette volontariamente senza giusta causa. Un caso particolare riguarda le dimissioni durante il periodo di maternità o entro il primo anno di vita del figlio: queste danno diritto alla NASpI anche se non è configurabile una giusta causa.

I requisiti contributivi

Per accedere alla NASpI nel 2026 occorrono due condizioni contributive cumulative. La prima è aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro. La seconda è aver lavorato almeno 30 giorni negli ultimi 12 mesi, indipendentemente dal numero di ore settimanali lavorate.

Il conteggio tiene conto di tutti i rapporti di lavoro dipendente, anche quelli con datori di lavoro diversi. Se hai avuto più contratti a termine nell’ultimo anno, i contributi si sommano. Chi ha una carriera discontinua ma regolare nella maggior parte dei casi soddisfa entrambi i requisiti senza difficoltà.

Come si calcola l’importo

Il calcolo dell’importo NASpI segue una formula precisa che parte dalla retribuzione media mensile imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni. Se questa retribuzione è pari o inferiore a un valore soglia stabilito annualmente dall’INPS (per il 2026 pari a circa 1.425 euro mensili), l’indennità corrisponde al 75% di quella cifra. Se la retribuzione supera la soglia, si aggiunge il 25% della parte eccedente.

Esempio pratico: se guadagnavi 2.000 euro netti medi al mese, il calcolo è 75% di 1.425 euro (= 1.069 euro) più 25% di 575 euro (= 144 euro), per un totale di circa 1.213 euro. Il massimale assoluto dell’indennità per il 2026 è fissato intorno a 1.550 euro mensili lordi, aggiornato dall’INPS ogni anno in base all’indice ISTAT. L’importo effettivo è soggetto a ritenuta fiscale: la NASpI è reddito da lavoro dipendente ai fini IRPEF.

Quanto dura e il meccanismo del decalage

La NASpI dura un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi 4 anni, fino a un massimo di 24 mesi. Chi ha lavorato continuativamente per 4 anni ha maturato circa 208 settimane di contributi, il che porta alla durata massima di 104 settimane (due anni). Chi ha avuto periodi di discontinuità riceve una NASpI proporzionalmente più breve.

Dal sesto mese di erogazione scatta il cosiddetto meccanismo del decalage: l’importo si riduce del 3% ogni mese a partire dalla fine del quinto mese di godimento. In pratica, dal sesto mese in poi l’indennità si erode progressivamente. Chi percepisce 1.200 euro al quinto mese, al sesto ne percepisce 1.164, al settimo 1.129, e così via. L’obiettivo del decalage è incentivare la ricerca attiva di lavoro.

Come fare domanda all’INPS

La domanda di NASpI va presentata esclusivamente per via telematica, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se il termine è rispettato, il pagamento retroagisce al giorno successivo alla cessazione. Se la domanda viene presentata in ritardo, l’indennità decorre dalla data della domanda stessa — si perdono i giorni passati.

Ci sono tre modalità principali. La prima è il sito INPS (inps.it) con accesso tramite SPID, CIE o CNS: dal portale puoi compilare e inviare direttamente la domanda nella sezione Prestazioni e Servizi. La seconda è tramite un patronato (INCA-CGIL, INAS-CISL, ITAL-UIL e altri): il servizio è gratuito e il patronato segue l’intera procedura. La terza è tramite un CAF, anche se per la NASpI i patronati sono la scelta più indicata perché hanno personale specializzato sulle prestazioni previdenziali.

Alla domanda va allegata la dichiarazione di immediata disponibilità (DID) al lavoro, che si può ottenere sul sito ANPAL o presso il Centro per l’Impiego della propria provincia. Senza la DID la domanda non viene accettata.

Compatibilità con altri redditi e lavoro

La NASpI è compatibile con il lavoro autonomo occasionale se i compensi non superano i 5.000 euro annui lordi. Superata questa soglia, l’indennità viene sospesa per tutta la durata dell’attività autonoma. Il lavoratore deve comunicare all’INPS l’inizio dell’attività entro un mese dall’avvio.

È compatibile anche con un contratto di lavoro dipendente a tempo parziale (part-time): in questo caso l’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% dei redditi da lavoro previsti, e va comunicato all’INPS entro 30 giorni dall’inizio del rapporto. Se si trova un lavoro a tempo pieno o un lavoro dipendente con retribuzione superiore a 8.000 euro annui, la NASpI viene invece sospesa o definitivamente interrotta.

Obblighi del beneficiario

Chi percepisce la NASpI deve rispettare alcune condizioni pena la decadenza del beneficio. L’obbligo principale è la partecipazione attiva alle politiche del lavoro: rispondere alle convocazioni del Centro per l’Impiego, partecipare ai percorsi di riqualificazione professionale proposti e accettare le offerte di lavoro congrue che vengono proposte. La “congruità” dell’offerta si valuta in base al salario (almeno il minimo contrattuale di categoria), alla distanza (entro 80 km o 120 minuti di trasporto) e al tipo di lavoro (almeno nel settore di provenienza per i primi 6 mesi).

Se rifiuti un’offerta di lavoro congrua o non ti presenti alle convocazioni senza giustificato motivo, la NASpI può essere sospesa o decadere definitivamente. È quindi importante mantenere aggiornato il Centro per l’Impiego su qualunque variazione della propria situazione lavorativa o reddituale.

Per capire come la NASpI interagisce con la busta paga e i contributi versati, trovi utile la guida su come si legge la busta paga. Se stai valutando di aprire la partita IVA dopo aver perso il lavoro, leggi prima la guida su cos’è la partita IVA e quando conviene aprirla. Per la normativa aggiornata, il riferimento ufficiale è il sito dell’INPS.

Quando la NASpI non spetta

Ci sono situazioni in cui, pur avendo perso il lavoro, la NASpI non viene riconosciuta. Le dimissioni volontarie senza giusta causa sono il caso più frequente: chi si dimette liberamente non ha diritto all’indennità, salvo le eccezioni già citate per maternità e paternità. Anche il raggiungimento dei requisiti per la pensione, se avvenuto prima della cessazione, può precludere l’accesso alla NASpI.

Chi viene licenziato per motivi disciplinari gravi (il cosiddetto licenziamento per giusta causa) ha invece diritto alla NASpI: la colpa del lavoratore non è un criterio di accesso, conta solo l’involontarietà della perdita del reddito, non la sua causa. Va ricordato infine che i lavoratori agricoli hanno una forma di disoccupazione separata (indennità di disoccupazione agricola) e non accedono alla NASpI ordinaria.

Domande frequenti

Posso richiedere la NASpI se mi dimetto?

Solo se le dimissioni sono per giusta causa (mancato pagamento stipendio, mobbing documentato, trasferimento unilaterale) o durante il periodo di tutela della maternità/paternità. Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI.

Quanto tempo passa tra la domanda e il primo pagamento?

Di solito tra 30 e 60 giorni dalla presentazione della domanda. L’INPS paga in arretrato il mese precedente, quindi il primo accredito può richiedere qualche settimana extra rispetto all’approvazione.

La NASpI si perde se trovo lavoro?

Dipende. Con un part-time entro certi limiti si può cumulare parzialmente. Con un lavoro a tempo pieno con retribuzione superiore a 8.000 euro annui la NASpI si interrompe. In ogni caso bisogna comunicarlo all’INPS entro 30 giorni dall’inizio del nuovo rapporto.

Cosa succede se faccio domanda in ritardo?

Se presenti domanda oltre i 68 giorni dalla cessazione, perdi i giorni di indennità già maturati: la NASpI parte dalla data della domanda e non dalla data di cessazione del lavoro. Il numero totale di settimane spettanti rimane lo stesso.

La NASpI incide sulla pensione futura?

Sì, ma positivamente: durante il periodo di percezione della NASpI l’INPS versa contributi figurativi che vengono accreditati sulla posizione previdenziale del lavoratore, contribuendo al raggiungimento dei requisiti pensionistici.

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