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Come proteggere la privacy sul telefono: guida completa 2026

Come proteggere la privacy sul telefono è una di quelle cose che tutti rimandano finché qualcosa non va storto. Un account hackerato, un’app che si comporta in modo strano, la sensazione di essere monitorati. Gli smartphone sono diventati i contenitori più privati della nostra vita — messaggi, foto, coordinate GPS, abitudini, carte di credito — eppure quasi nessuno li configura davvero per proteggerli. Questa guida lo fa per te, passo dopo passo, senza bisogno di essere esperti di informatica.

📌 Articolo in breve
La privacy sul telefono si protegge agendo su quattro fronti: i permessi delle app (microfono, posizione, fotocamera), le impostazioni del sistema operativo, le abitudini di navigazione e la sicurezza dell’account. Sia su Android che su iOS esistono strumenti integrati potenti, quasi sempre ignorati. Bastano 30 minuti di configurazione per ridurre drasticamente l’esposizione dei tuoi dati personali.

Indice

  1. Perché il tuo telefono è il dispositivo più esposto
  2. Gestire i permessi delle app: il primo passo
  3. Impostazioni di sistema da modificare subito
  4. Navigare senza lasciare tracce
  5. Proteggere l’account Google e Apple ID
  6. Come capire se un’app ti spia
  7. Differenze tra Android e iOS sulla privacy
  8. Domande frequenti

Perché il tuo telefono è il dispositivo più esposto

Il tuo laptop lo usi qualche ora al giorno, di solito a casa o in ufficio. Il telefono lo porti sempre con te, lo sblocchi decine di volte al giorno, ci installi app gratuite senza troppo pensarci, lo connetti a qualsiasi rete Wi-Fi pubblica. È connesso alla tua posizione GPS 24 ore su 24. Conosce i tuoi contatti, le tue abitudini di sonno, dove fai la spesa, quanto cammini, a chi scrivi di notte.

Questo lo rende un target prezioso. Non soltanto per hacker e malintenzionati, ma per le aziende tech che raccolgono dati per profilare gli utenti, per le app gratuite il cui modello di business si basa esattamente sulla raccolta e vendita di questi dati. L’articolo sulle app che ti ascoltano ha spiegato come alcune applicazioni accedano al microfono anche in background. Questo è solo uno degli aspetti del problema.

La buona notizia è che sia Android che iOS, negli ultimi anni, hanno migliorato notevolmente gli strumenti di privacy a disposizione degli utenti. La cattiva notizia è che quasi nessuno li usa.

Gestire i permessi delle app: il primo passo

Il punto di partenza per proteggere la privacy è controllare quali permessi hai concesso alle app installate. Microfono, fotocamera, posizione, contatti, calendario — ogni app che ne fa richiesta può accedere a queste informazioni se glielo hai consentito, spesso distrattamente al momento dell’installazione.

Su iPhone e iPad, vai in Impostazioni → Privacy e sicurezza. Lì trovi ogni tipo di permesso elencato. Cliccando su “Posizione” vedi tutte le app che possono accedere alla tua posizione e con quale frequenza: “Mai”, “Mentre usi l’app” o “Sempre”. L’opzione “Sempre” andrebbe concessa solo ad app che ne hanno reale necessità, come mappe o navigatori. Per i social network, le app di shopping, i giochi — quasi mai giustificata.

Su Android, il percorso è Impostazioni → Privacy → Gestione permessi. Qui puoi vedere, categoria per categoria, quali app hanno accesso a cosa. Android ha anche una funzione chiamata Privacy Dashboard (da Android 12 in poi) che mostra una timeline di quando ogni app ha usato microfono, fotocamera o posizione nelle ultime 24 ore. È uno strumento molto utile per scoprire app che si attivano quando non le stai usando.

Una regola pratica: se un’app non ha bisogno di un permesso per funzionare, revocalo. Una torcia non ha bisogno dei tuoi contatti. Un’app per le ricette non ha bisogno del microfono. Se l’app smette di funzionare dopo che hai revocato un permesso che non dovrebbe servirle, c’è qualcosa che non va.

Impostazioni di sistema da modificare subito

Oltre ai permessi delle singole app, ci sono impostazioni di sistema che vale la pena rivedere. La prima è la pubblicità personalizzata. Sia Google che Apple usano un identificatore anonimo per tracciarti tra le app e mostrarti pubblicità mirata. Su iPhone (Impostazioni → Privacy → Pubblicità Apple) puoi disattivare la pubblicità personalizzata. Su Android (Impostazioni → Privacy → Annunci) puoi fare lo stesso e resettare l’ID pubblicitario.

La sincronizzazione con il cloud è pratica ma espone dati. Foto, note, messaggi, backup — tutto quello che sincronizzi con Google Drive o iCloud è accessibile anche ai rispettivi provider. Non significa che lo leggano, ma è bene essere consapevoli di cosa si sincronizza e cosa no. Se hai documenti particolarmente sensibili, valuta di tenerli offline.

Il Wi-Fi automatico può rivelare la tua posizione anche quando il GPS è spento. Il telefono ricorda le reti a cui ti sei collegato e cerca attivamente di riconnettersi quando le individua nelle vicinanze — questo processo emette segnali che tecnicamente permettono di triangolarne la posizione. Su iPhone puoi attivare “Indirizzo Wi-Fi privato” in Impostazioni → Wi-Fi per ogni rete. Su Android, cerca “randomizzazione MAC” nelle impostazioni Wi-Fi avanzate.

Infine, disabilita il Bluetooth quando non lo usi. Non solo risparmia batteria: il Bluetooth attivo emette segnali che i beacon (piccoli dispositivi fisici nei negozi, aeroporti, centri commerciali) possono usare per tracciarti fisicamente.

Il browser predefinito del tuo telefono, sia Chrome che Safari, tiene traccia della tua cronologia, dei siti visitati, delle ricerche effettuate. Tutto questo può essere sincronizzato con il tuo account Google o Apple e usato per profilazione pubblicitaria.

La navigazione in modalità privata (o “in incognito”) evita di salvare la cronologia in locale, ma non nasconde la tua navigazione al tuo provider internet o ai siti che visiti. È utile per non lasciare tracce sul dispositivo fisico, ma non è sinonimo di anonimato online.

Per una privacy più solida in navigazione, considera l’uso di Firefox Focus — browser progettato per bloccare tracker e cancellare automaticamente la cronologia — o di Brave, che blocca pubblicità e tracker per impostazione predefinita. Entrambi sono gratuiti e disponibili su Android e iOS.

Per le ricerche, DuckDuckGo è un motore di ricerca che non tiene traccia delle tue query e non costruisce un profilo su di te. La qualità dei risultati è buona per la maggior parte delle ricerche quotidiane. Se vuoi capire meglio come funziona una VPN e se vale la pena usarla anche sullo smartphone, c’è un articolo completo che spiega tutto. Se usi principalmente lo smartphone, leggi anche la guida specifica su VPN sullo smartphone: serve davvero?

Proteggere l’account Google e Apple ID

L’account Google o Apple ID è il centro di tutto sul tuo smartphone. Se qualcuno vi accede, ha accesso a email, foto, backup del telefono, metodi di pagamento. Proteggerlo bene è la singola azione con il maggiore impatto sulla tua sicurezza digitale.

Il primo passo è attivare l’autenticazione a due fattori (2FA). Significa che per accedere al tuo account non basta la password: serve anche un secondo codice, inviato via SMS o generato da un’app come Google Authenticator o Authy. Anche se qualcuno scopre la tua password, senza il secondo fattore non può entrare. Su iPhone si attiva in Impostazioni → [tuo nome] → Password e sicurezza. Su Android, vai su myaccount.google.com → Sicurezza → Verifica in due passaggi.

Usa una password forte e unica per l’account principale. Non la stessa che usi per altri siti. Un gestore di password come Bitwarden (gratuito e open source) o 1Password ti permette di generare e ricordare password complesse senza doverle memorizzare. Installarne uno è uno dei migliori investimenti di tempo che puoi fare per la tua sicurezza digitale.

Controlla periodicamente le sessioni attive sul tuo account: se vedi accessi da dispositivi o luoghi che non riconosci, cambia subito la password e revoca quelle sessioni.

Come capire se un’app ti spia

Non è sempre semplice capire se un’app si comporta in modo scorretto, ma ci sono alcuni segnali da tenere d’occhio. Una batteria che si scarica più velocemente del solito, un consumo di dati anomalo in background, il telefono che si scalda quando non lo stai usando — tutti questi segnali possono indicare app che lavorano in background.

Su Android, vai in Impostazioni → Batteria → Utilizzo batteria per vedere quali app consumano di più. Fai lo stesso con i dati mobili in Impostazioni → Rete → Utilizzo dati. Se un’app che non usi attivamente ha un consumo sproporzionato, vale la pena disinstallarla o quantomeno revocarle i permessi in background.

Su iPhone, Impostazioni → Batteria mostra il consumo per app nelle ultime 24 ore e nell’ultima settimana. La sezione “Attività in background” accanto a ogni app ti dice se ha usato risorse anche quando non era aperta.

Per approfondire il tema delle cause per cui il telefono scalda e quando preoccuparsi davvero, c’è un articolo dedicato che analizza tutte le possibili cause, incluse quelle legate ad app che lavorano in modo anomalo.

Differenze tra Android e iOS sulla privacy

La domanda su quale sia più sicuro tra Android e iPhone non ha una risposta semplice. Dipende da come si usa il dispositivo e da cosa si intende per “privacy”.

iOS è generalmente considerato più sicuro per via del suo ecosistema chiuso: le app vengono controllate da Apple prima di finire nell’App Store, i permessi sono gestiti in modo più granulare e il sistema operativo è aggiornato in modo uniforme su tutti i dispositivi compatibili per molti anni. Apple ha anche costruito la propria identità commerciale attorno alla privacy, con campagne pubblicitarie dedicate e funzioni come “Chiedi all’app di non tracciarmi” che, da iOS 14.5 in poi, impone alle app di chiedere il consenso prima di tracciare l’utente tra app diverse.

Android offre più flessibilità: puoi installare app da sorgenti esterne all’Play Store, personalizzare il sistema in modo più profondo, e alcune versioni specifiche (come GrapheneOS) sono progettate proprio per la massima privacy. Ma questa flessibilità è anche un potenziale rischio: è più facile installare app malevole, specie se si scaricano file APK da siti non ufficiali.

In entrambi i casi, la variabile principale rimane il comportamento dell’utente: un iPhone usato con poca attenzione è meno sicuro di un Android configurato bene.

Approfondimenti correlati

Una delle minacce più concrete alla privacy digitale è il phishing: capire come funziona e come riconoscerlo è il primo passo per non cadere nelle truffe online più diffuse.

Se vuoi andare oltre la configurazione base, due argomenti meritano lettura separata. Le chat crittografate spiegano come funziona la crittografia end-to-end e quali app offrono davvero privacy nelle conversazioni. La guida su come cancellare i dati personali dalle app illustra i diritti GDPR e come esercitarli concretamente.

Domande frequenti

Basta mettere il telefono in modalità aereo per bloccare tutti i tracciamenti?

La modalità aereo disabilita le connessioni di rete, quindi nessuna app può trasmettere dati in quel momento. Ma non impedisce alle app di raccogliere dati in locale (posizione GPS, attività), che poi invieranno non appena il telefono torna online. Non è una soluzione a lungo termine, ma può essere utile in situazioni specifiche.

Le app gratuite sono più pericolose per la privacy?

In generale sì, perché molte app gratuite si finanziano raccogliendo e vendendo dati degli utenti a terze parti. Non tutte lo fanno — esistono app gratuite open source con ottima reputazione sulla privacy — ma è un fattore da considerare. Prima di installare un’app gratuita, vale la pena leggere velocemente la sua privacy policy o cercare recensioni sulla sua gestione dei dati.

Le VPN proteggono la mia privacy sullo smartphone?

Una VPN crittografa il traffico di rete e nasconde il tuo indirizzo IP al sito che stai visitando, il che è utile su reti Wi-Fi pubbliche non sicure. Ma non protegge dai tracker delle app né dai permessi concessi. È uno strumento utile ma non sufficiente da solo.

Come faccio a sapere quali app hanno accesso alla mia posizione in tempo reale?

Su iPhone, Impostazioni → Privacy e sicurezza → Localizzazione mostra tutte le app con accesso alla posizione. Quelle impostate su “Sempre” sono quelle che la tracciano anche in background. Su Android, Impostazioni → Privacy → Gestione permessi → Posizione mostra lo stesso elenco con la distinzione tra accesso “Sempre”, “Solo durante l’utilizzo” e “Mai”.

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