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Riscatto laurea agevolato 2026: quanto costa davvero e quando conviene

Il riscatto laurea agevolato è la formula che permette di trasformare gli anni di università in contributi previdenziali pagando una cifra fissa, uguale per tutti, invece di una somma calcolata sullo stipendio. Nel 2026 quella cifra vale 6.206,64 euro per ogni anno di corso, ed è il numero da cui parte qualsiasi ragionamento sulla convenienza.

📌 Articolo in breve
Il riscatto agevolato costa 6.206,64 euro per anno di corso nel 2026: è il minimale annuo di artigiani e commercianti (18.808 euro, fissato dalla circolare INPS 14/2026) moltiplicato per l’aliquota del 33%. L’importo è interamente deducibile dal reddito, quindi il costo reale scende a 4.779 euro con un reddito da 28.000 euro e a 3.538 euro con un reddito da 60.000. Si paga in 120 rate mensili senza interessi. Vale solo per gli anni che ricadono nel sistema contributivo, cioè dal 1996 in poi.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, previdenziale o fiscale personalizzata. Prima di presentare una domanda di riscatto chiedi il preventivo ufficiale all’INPS e valuta la tua posizione con un patronato o un consulente previdenziale.
🗓️ Ultimo aggiornamento: settembre 2026. Gli importi sono calcolati sul minimale contributivo 2026 comunicato dall’INPS con la circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 e sugli scaglioni IRPEF in vigore.

Indice

  1. Quanto costa nel 2026: il numero esatto e da dove viene
  2. Perché in giro trovi una cifra diversa
  3. Chi può usare la formula agevolata e chi no
  4. Agevolato o ordinario: le due strade a confronto
  5. Lo sconto fiscale: tre redditi a confronto
  6. Come si paga: le 120 rate senza interessi
  7. Quando conviene davvero (e quando no)
  8. La pace contributiva non c’è più: cosa resta
  9. Come si presenta la domanda
  10. Domande frequenti

Quanto costa nel 2026: il numero esatto e da dove viene

La regola del riscatto agevolato è semplice e non ammette variabili personali: si prende il reddito minimale annuo previsto per gli iscritti alla gestione artigiani e commercianti e lo si moltiplica per l’aliquota di computo delle pensioni, che è il 33%. Il risultato è l’onere dovuto per ogni singolo anno accademico da riscattare, identico per il neolaureato disoccupato e per il dirigente con centomila euro di reddito.

Per il 2026 il minimale è stato fissato a 18.808,00 euro dalla circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026, dopo la rivalutazione automatica dell’1,4% legata all’inflazione. Il conto è quindi 18.808 × 33% = 6.206,64 euro per ogni anno di corso. Una triennale costa 18.619,92 euro, un percorso 3+2 arriva a 31.033,20 euro, una magistrale a ciclo unico da cinque anni costa esattamente la stessa cifra.

Va detto subito che si riscattano solo gli anni di durata legale del corso, e solo se il titolo è stato effettivamente conseguito. Gli anni fuori corso non entrano nel calcolo, e nemmeno i periodi in cui si è già versata contribuzione per un lavoro: se durante il terzo anno di università hai lavorato con un contratto regolare, quell’anno è già coperto e non può essere riscattato due volte.

Percorso di studi Anni riscattabili Costo lordo 2026 Rata su 120 mesi
Laurea triennale 3 18.619,92 € 155,17 €
Triennale + magistrale (3+2) 5 31.033,20 € 258,61 €
Magistrale a ciclo unico (giurisprudenza, medicina) 5 o 6 31.033,20 € / 37.239,84 € 258,61 € / 310,33 €
Dottorato di ricerca (senza contribuzione) 3 18.619,92 € 155,17 €

Perché in giro trovi una cifra diversa

Cercando online il costo del riscatto agevolato 2026 capita spesso di leggere 6.208,95 euro. La differenza con il numero corretto è di poco più di due euro all’anno, quindi in pratica non cambia una decisione, ma vale la pena capire da dove nasce l’equivoco perché è lo stesso meccanismo che produce errori più grossi su altre misure.

Quella cifra corrisponde a un minimale di 18.815 euro. Il minimale però lo fissa l’INPS ogni anno con una circolare, e per il 2026 il valore ufficiale è 18.808 euro tondi, ottenuto moltiplicando 312 per il minimale giornaliero di 58,13 euro e aggiungendo 671,39 euro, secondo il criterio della legge 415/1991. Chi scrive 6.208,95 sta usando un valore stimato prima della pubblicazione della circolare, oppure sta copiando una pagina aggiornata male.

Il consiglio pratico è banale ma funziona: quando un articolo cita un importo previdenziale al centesimo senza dire da quale circolare arriva, quel numero va verificato. L’INPS pubblica il minimale a febbraio di ogni anno, e da lì discendono decine di importi diversi.

Chi può usare la formula agevolata e chi no

Il riscatto agevolato è stato introdotto dall’articolo 20 del decreto legge 4/2019, convertito nella legge 26/2019, ed è oggi una possibilità stabile. La condizione è una sola, ma pesa: si applica esclusivamente ai periodi che vengono valutati con il sistema contributivo, cioè agli anni di corso collocati dal 1° gennaio 1996 in poi.

Chi ha frequentato l’università prima di quella data resta con il solo riscatto ordinario, e la differenza di prezzo è considerevole. Chi invece ha una carriera mista, con contributi versati sia prima sia dopo il 1996, può riscattare in forma agevolata soltanto la porzione di studi successiva al 1995.

C’è poi un effetto collaterale che quasi nessuno mette in evidenza e che invece dovrebbe pesare nella scelta. Optare per la formula agevolata significa accettare che quei periodi vengano valorizzati con il metodo contributivo anche quando il resto della carriera darebbe diritto al calcolo retributivo, storicamente più generoso. Per un lavoratore con anzianità pre-1996 e stipendio elevato, il risparmio sul costo del riscatto può essere annullato dalla perdita sull’assegno finale. È una verifica che va fatta prima, non dopo.

Agevolato o ordinario: le due strade a confronto

Il riscatto ordinario funziona in modo completamente diverso. Se il periodo ricade nel sistema contributivo, l’onere si calcola applicando l’aliquota IVS alla retribuzione percepita nei dodici mesi precedenti la domanda: guadagni 35.000 euro lordi l’anno e vuoi riscattare tre anni? Il conto parte da 35.000 × 33% × 3, cioè oltre 34.000 euro. Se invece il periodo ricade nel retributivo si usa il criterio della riserva matematica, che tiene conto di età, anzianità e retribuzione e può portare l’onere ben oltre i ventimila euro per singolo anno.

Ne discende una regola pratica che si può riassumere in una riga: più il tuo stipendio è alto, più l’agevolato conviene rispetto all’ordinario. Il paradosso è che il riscatto a prezzo fisso, nato come misura per rendere accessibile l’operazione, premia proporzionalmente di più chi guadagna bene, sia perché evita l’onere calcolato sulla retribuzione sia perché la deduzione fiscale vale di più.

  Riscatto agevolato Riscatto ordinario
Come si calcola Minimale × 33%, uguale per tutti Retribuzione × aliquota, oppure riserva matematica
Costo per anno (2026) 6.206,64 € Da circa 10.000 € a oltre 25.000 €
Periodi ammessi Solo dal 1996 in poi Tutti
Metodo di calcolo della pensione Vincola al contributivo Segue le regole ordinarie
Effetto sull’importo della pensione Contenuto, il montante versato è basso Più alto, perché si versa di più
Deducibilità fiscale Totale Totale

Lo sconto fiscale: tre redditi a confronto

Qui sta il pezzo che sposta davvero i conti. Le somme versate per il riscatto sono deducibili dal reddito complessivo senza alcun tetto, il che significa che abbassano l’imponibile IRPEF e fanno risparmiare un’imposta pari all’aliquota marginale di chi paga. Non è una detrazione con un massimale, è una sottrazione secca dal reddito su cui si calcolano le tasse.

Abbiamo calcolato quanto resta in tasca in tre situazioni diverse, riscattando un solo anno di corso e applicando gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026, cioè il 23% fino a 28.000 euro, il 35% fino a 50.000 e il 43% oltre. Il risparmio è quello ottenuto nell’anno in cui il versamento viene effettuato.

Reddito lordo annuo Aliquota marginale Costo lordo di 1 anno Risparmio IRPEF Costo reale
28.000 € 23% 6.206,64 € 1.427,53 € 4.779,11 €
40.000 € 35% 6.206,64 € 2.172,32 € 4.034,32 €
60.000 € 43% 6.206,64 € 2.668,86 € 3.537,78 €

Una precisazione tecnica che fa la differenza quando si riscattano più anni insieme: la deduzione erode il reddito partendo dall’aliquota più alta e scendendo. Con 55.000 euro di reddito e un versamento da 6.206,64 euro, i primi 5.000 euro dedotti abbattono imponibile tassato al 43% e la parte restante scende al 35%, quindi il risparmio effettivo è una media dei due scaglioni. Chi rateizza su dieci anni distribuisce anche il beneficio fiscale, deducendo ogni anno quanto ha effettivamente versato in quell’anno.

Attenzione a non confondere questo meccanismo con il tetto introdotto per le detrazioni sopra i 75.000 euro di reddito, che abbiamo spiegato nella guida sul tetto alle detrazioni fiscali 2026: quel limite riguarda le detrazioni d’imposta, non le deduzioni dal reddito, e il riscatto della laurea rientra nella seconda categoria.

C’è infine il caso di chi paga il riscatto per un figlio a carico che non ha ancora un reddito proprio. In quella situazione non si applica la deduzione ma una detrazione del 19% sull’importo versato, che su 6.206,64 euro vale 1.179,26 euro. È meno vantaggioso rispetto alla deduzione per un reddito medio-alto, ma resta l’unico modo per riscattare gli anni di università di un ragazzo che non lavora ancora.

Come si paga: le 120 rate senza interessi

L’onere può essere versato in un’unica soluzione oppure rateizzato fino a 120 rate mensili, cioè dieci anni, senza alcun interesse. È una condizione che nel panorama del credito italiano non ha praticamente eguali: un anno di corso diventa una rata da 51,72 euro al mese, una triennale da 155,17 euro, un percorso completo 3+2 da 258,61 euro.

La rateizzazione ha però una conseguenza pratica sul piano previdenziale. I contributi vengono accreditati man mano che le rate vengono pagate, quindi il periodo riscattato risulta pienamente utile solo a versamento completato. Chi punta a raggiungere un requisito entro una data precisa deve tenerne conto e, se necessario, saldare in anticipo la parte residua. Il pagamento in unica soluzione, al contrario, concentra tutta la deduzione in un solo anno d’imposta, e per un reddito alto può significare abbattere una fetta consistente di imponibile al 43%.

Quando conviene davvero (e quando no)

La domanda giusta non è “quanto costa” ma “cosa ci compro”. Il riscatto della laurea produce due effetti distinti: aumenta l’anzianità contributiva, avvicinando la data di uscita, e aumenta il montante, alzando l’importo dell’assegno. Con la formula agevolata il primo effetto è pieno, il secondo è modesto, perché il montante che si accumula è quello corrispondente ai 6.206,64 euro versati e non a un contributo calcolato sulla retribuzione reale.

Ne segue che l’agevolato è lo strumento giusto per chi ha come obiettivo l’uscita anticipata e non l’incremento dell’assegno. Un lavoratore quarantenne interamente contributivo che vuole arrivare ai 42 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata senza aspettare i 67 anni compra, con tre anni di riscatto, tre anni di lavoro in meno. Con un reddito da 40.000 euro spende poco più di dodicimila euro reali per anticipare l’uscita di trentasei mesi: il conto torna quasi sempre.

Non torna, invece, in tre situazioni. La prima è quella di chi ha una carriera con anzianità pre-1996 significativa e stipendio alto, per il vincolo al calcolo contributivo di cui abbiamo parlato sopra. La seconda riguarda chi vuole accedere alla pensione anticipata contributiva a 64 anni, dove oltre agli anni di contributi serve raggiungere una soglia minima di importo dell’assegno: il riscatto agevolato aggiunge anzianità ma pochissimo montante, quindi aiuta poco su quel fronte specifico. La terza è quella di chi ha già maturato o maturerà comunque i requisiti pieni prima dell’età di vecchiaia: in quel caso si stanno pagando anni che non servono a nulla.

Prima di decidere vale la pena mettere i numeri in fila con una simulazione della propria posizione, partendo dall’estratto conto contributivo. Il nostro calcolatore per stimare la pensione futura serve proprio a capire dove ci si trova prima di spendere qualche decina di migliaia di euro, e vale la pena confrontare l’operazione anche con l’alternativa dei contributi volontari INPS, che coprono buchi di carriera diversi da quelli universitari.

La pace contributiva non c’è più: cosa resta

Chi si informa oggi sul riscatto trova spesso pagine che citano la pace contributiva, cioè la possibilità di riscattare fino a cinque anni di periodi scoperti da contribuzione a un costo calmierato. Va chiarito senza giri di parole: quella misura, reintrodotta dalla legge di bilancio 2024 in via sperimentale per il biennio 2024-2025, si è chiusa con il termine di presentazione delle domande fissato al 31 dicembre 2025 e non è stata prorogata dalla legge di bilancio 2026.

Dal 2026, quindi, i buchi contributivi veri e propri non hanno più uno strumento dedicato a prezzo agevolato. Resta il riscatto dei periodi di studio, che è una misura stabile e non sperimentale, e restano istituti più antichi e meno pubblicizzati come il riscatto dei periodi di disoccupazione tra due rapporti di lavoro. Se qualcuno ti propone la pace contributiva nel 2026 come opzione disponibile, sta lavorando su informazioni vecchie di un anno.

Come si presenta la domanda

La domanda si presenta online sul portale INPS accedendo con SPID, CIE o CNS, in alternativa tramite patronato o contact center. Non ci sono finestre né scadenze: si può chiedere in qualunque momento della vita lavorativa, anche da disoccupati e anche a distanza di decenni dalla laurea.

L’INPS elabora un provvedimento con l’importo dovuto e le modalità di pagamento, di norma nell’arco di alcune settimane. Il punto importante è che ricevere il conteggio non obbliga a pagare: la domanda si può lasciar decadere senza conseguenze, quindi chiedere il preventivo ufficiale è il modo più sensato per avere il numero esatto riferito alla propria posizione, invece di ragionare su stime. Un consiglio operativo: prima di inoltrare la richiesta conviene scaricare l’estratto conto contributivo e verificare quali anni risultino già coperti, perché ogni anno già accreditato è un anno che non serve riscattare.

Tutti i dettagli sui titoli riscattabili e sulla procedura sono riportati nella scheda ufficiale INPS sul riscatto della laurea, mentre il testo che ha istituito la formula agevolata è l’articolo 20 del decreto legge 4/2019 su Normattiva.

Domande frequenti

Quanto costa esattamente riscattare un anno di laurea nel 2026?

6.206,64 euro con la formula agevolata, uguale per tutti. Il calcolo è il minimale annuo di artigiani e commercianti per il 2026, pari a 18.808 euro, moltiplicato per l’aliquota del 33%.

Posso riscattare gli anni fuori corso?

No. Sono riscattabili solo gli anni corrispondenti alla durata legale del corso e a condizione che il titolo sia stato conseguito. Se ti sei laureato in sette anni in un corso triennale, riscatti tre anni.

Conviene di più il riscatto agevolato o quello ordinario?

In termini di costo immediato l’agevolato vince quasi sempre, soprattutto con stipendi medio-alti. L’ordinario può però risultare preferibile per chi ha anzianità precedente al 1996 e rischia di perdere il calcolo retributivo, o per chi punta ad alzare l’importo della pensione più che ad anticiparla.

Il riscatto della laurea si può dedurre dalle tasse?

Sì, integralmente e senza tetto, dal reddito complessivo. Se invece a pagare è un familiare per un figlio fiscalmente a carico e senza redditi propri, spetta una detrazione del 19% dell’importo versato.

Posso pagare a rate?

Sì, fino a 120 rate mensili senza interessi. Ricorda però che i contributi vengono accreditati progressivamente, quindi il periodo è pienamente utile solo quando il pagamento è completato.

La pace contributiva è ancora attiva nel 2026?

No. Le domande si sono chiuse il 31 dicembre 2025 e la legge di bilancio 2026 non ha prorogato la misura. Il riscatto degli anni di studio, invece, resta sempre disponibile.

Se cambio idea dopo aver fatto domanda devo pagare comunque?

No. Il provvedimento INPS con il conteggio non è vincolante: se non versi, la domanda decade e non ci sono penalità. È il motivo per cui conviene chiedere il preventivo ufficiale anche solo per capire i numeri della propria posizione.

Riscattare la laurea aumenta l’importo della pensione?

Con la formula agevolata l’aumento c’è ma è contenuto, perché il montante accumulato corrisponde alla cifra versata sul minimale e non a un contributo calcolato sul tuo stipendio reale. L’effetto principale è sull’anzianità contributiva, quindi sulla data di uscita.

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