La polizza catastrofale obbligatoria riguarda ormai tutte le imprese con sede legale in Italia, indipendentemente da dimensione e settore. Molti titolari di partita IVA e piccole imprese scoprono l’obbligo solo quando è già scaduto il termine per adeguarsi, rischiando di perdere l’accesso a contributi pubblici e agevolazioni fiscali proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno — dopo un evento catastrofale.
Dal 2025 tutte le imprese italiane devono assicurarsi contro i rischi catastrofali (sisma, alluvione, frana, esondazione). Le scadenze sono scaglionate per dimensione: già passate per grandi e medie imprese, il 31 marzo 2026 per commercio/turismo/ristorazione, il 31 dicembre 2026 per pesca e acquacoltura. Chi non si assicura perde l’accesso a fondi pubblici, contributi e agevolazioni fiscali, anche in caso di calamità naturale.
📅 Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2026.
Indice
- Cos’è la polizza catastrofale e perché è diventata obbligatoria
- Chi deve assicurarsi
- Le scadenze aggiornate al 2026
- Cosa copre e cosa resta escluso
- Cosa rischi se non ti assichi
- Quanto costa indicativamente
- Il ruolo di SACE e la riassicurazione pubblica
- Domande frequenti
Cos’è la polizza catastrofale e perché è diventata obbligatoria
La polizza catastrofale, spesso indicata con la sigla Cat Nat (dall’inglese “catastrophic natural”), copre i danni ai beni aziendali — immobili, macchinari, impianti, attrezzature — causati da eventi naturali di grande portata: terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. L’obbligo nasce dalla Legge di Bilancio 2024 ed è stato attuato in dettaglio dal Decreto Interministeriale 30 gennaio 2025, n. 18, che ha definito perimetro, scadenze e modalità applicative.
La scelta di renderla obbligatoria risponde a un problema strutturale del sistema italiano: il nostro paese è ad altissimo rischio sismico e idrogeologico, ma la copertura assicurativa privata contro questi eventi è sempre stata marginale rispetto ad altri paesi europei. In caso di calamità, lo Stato si è storicamente fatto carico quasi per intero dei risarcimenti alle imprese danneggiate, con un costo enorme per la finanza pubblica e tempi di erogazione spesso lunghissimi. L’obbligo assicurativo punta a spostare parte di questo rischio sul mercato assicurativo privato, riducendo la dipendenza dagli interventi statali post-emergenza.
Chi deve assicurarsi
L’obbligo si applica a tutte le imprese con sede legale in Italia iscritte al Registro delle Imprese, senza distinzione di dimensione o settore di attività. Non è quindi una misura riservata alle grandi aziende: riguarda allo stesso modo una piccola bottega artigiana, uno studio professionale organizzato in forma societaria, un ristorante a conduzione familiare o una multinazionale con stabilimenti in Italia. Il criterio che cambia da caso a caso non è “se” ci si deve assicurare, ma “entro quando”, perché il legislatore ha scaglionato l’obbligo su un arco di tempo pluriennale per non sovraccaricare il mercato assicurativo con un’ondata improvvisa di richieste.
Le scadenze aggiornate al 2026
Il calendario di adeguamento è scaglionato per dimensione d’impresa e, per le realtà più piccole, anche per settore economico. Le grandi imprese dovevano già essere assicurate entro il 31 marzo 2025, mentre le medie imprese avevano tempo fino al 1° ottobre 2025. Per le piccole e micro imprese che non operano nei settori di commercio, turismo e pesca, il termine era fissato al 31 dicembre 2025.
Il Milleproroghe 2026 ha introdotto una dilazione specifica per alcuni settori più esposti a difficoltà operative nell’adeguarsi in tempo: le piccole e micro imprese di commercio, turismo e ristorazione hanno tempo fino al 31 marzo 2026, mentre per il comparto della pesca e dell’acquacoltura il termine è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2026, riconoscendo le specificità di un settore con margini spesso più contenuti e minore familiarità con questo tipo di coperture.
Chi rientra in una delle categorie con scadenza già passata e non si è ancora assicurato si trova già fuori norma, con le conseguenze descritte più avanti. Chi rientra nelle categorie con termine ancora aperto farebbe bene a non aspettare l’ultima settimana: le compagnie assicurative, in prossimità delle scadenze, tendono ad accumulare richieste e i tempi di istruttoria si allungano.
Cosa copre e cosa resta escluso
La polizza catastrofale obbligatoria copre i danni diretti materiali ai beni strumentali dell’impresa — fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, merci — causati da sisma, alluvione, frana, inondazione ed esondazione. Non copre invece, salvo estensioni facoltative aggiuntive concordate con la compagnia, i danni indiretti come l’interruzione dell’attività, la perdita di fatturato durante i lavori di ripristino, o eventi diversi da quelli catastrofali naturali elencati dalla norma, come incendi o furti, che restano oggetto di coperture assicurative separate e volontarie.
È importante che ogni impresa verifichi con il proprio broker o la propria compagnia il valore assicurato dei beni, perché una sottoassicurazione — dichiarare un valore inferiore a quello reale dei beni — può comportare una riduzione proporzionale dell’indennizzo in caso di sinistro, vanificando parte dello scopo stesso della polizza.
Cosa rischi se non ti assicuri
La conseguenza principale della mancata assicurazione non è una sanzione amministrativa diretta, ma qualcosa di potenzialmente più costoso nel lungo periodo: l’esclusione dall’accesso a fondi pubblici, contributi, sovvenzioni e agevolazioni fiscali, incluse quelle stanziate proprio per le emergenze causate da eventi catastrofali. In pratica, un’impresa non assicurata che subisce danni da un terremoto o un’alluvione rischia di restare tagliata fuori proprio dagli aiuti statali post-calamità a cui altrimenti avrebbe avuto diritto — un paradosso che rende l’obbligo, di fatto, molto più stringente di quanto sembri a prima vista.
Per le imprese che partecipano a bandi pubblici, gare d’appalto o che intendono richiedere finanziamenti agevolati, la regolarità della copertura catastrofale sta inoltre diventando un requisito sempre più frequente da dimostrare in fase di istruttoria, anche al di là dei casi di emergenza vera e propria.
Quanto costa indicativamente
Il costo della polizza catastrofale varia molto in base a diversi fattori: il valore assicurato dei beni aziendali, la zona di rischio sismico e idrogeologico in cui si trova la sede o lo stabilimento, il settore di attività e la tipologia di immobile. Le compagnie assicurative utilizzano mappe di rischio dettagliate elaborate anche con il supporto di SACE, che ha un ruolo di riassicuratore pubblico per contenere l’impatto sul mercato privato. Per questo motivo non esiste un prezzo standard valido per tutte le imprese, e la cosa più sensata è richiedere preventivi personalizzati a più compagnie o tramite un broker, confrontando non solo il premio ma anche i massimali e le eventuali franchigie applicate.
Il ruolo di SACE e la riassicurazione pubblica
Per evitare che l’obbligo generi premi insostenibili, soprattutto nelle zone a più alto rischio sismico e idrogeologico, lo Stato ha previsto un meccanismo di riassicurazione pubblica affidato a SACE, che interviene come garante di ultima istanza per una parte del rischio complessivo assunto dal mercato assicurativo privato. In pratica, le compagnie assicurative non restano da sole a sostenere l’intero rischio di un evento catastrofale su larga scala, che potrebbe altrimenti mettere in difficoltà anche operatori di grandi dimensioni in caso di sinistri simultanei su ampie porzioni di territorio.
Questo impianto, che ricorda per certi versi il sistema francese Cat Nat già consolidato da decenni, punta a rendere sostenibile nel tempo l’obbligo assicurativo anche per le imprese localizzate nelle aree più esposte, senza scaricare sui soli premi assicurativi l’intero costo del rischio catastrofale italiano, storicamente tra i più alti d’Europa per frequenza di eventi sismici e idrogeologici.
Domande frequenti
Anche i liberi professionisti con partita IVA individuale devono assicurarsi?
L’obbligo, così come definito dalla normativa, riguarda le imprese iscritte al Registro delle Imprese. I professionisti che operano come ditta individuale senza iscrizione al Registro delle Imprese in genere non rientrano nell’obbligo, ma la situazione può variare in base alla forma giuridica specifica: in caso di dubbio conviene verificare con il proprio commercialista o un broker assicurativo.
La polizza catastrofale sostituisce l’assicurazione incendio e furto?
No, sono coperture diverse e complementari. La polizza catastrofale copre specificamente sisma, alluvione, frana ed esondazione; incendio, furto e altri rischi restano oggetto di polizze distinte, spesso già in possesso delle imprese da tempo.
Cosa succede se mi assicuro dopo la scadenza prevista?
Stipulare la polizza anche dopo il termine previsto per la propria categoria resta comunque consigliabile, perché riduce l’esposizione al rischio da quel momento in avanti e può ripristinare l’accesso a fondi e agevolazioni per gli eventi successivi alla stipula. Non recupera però la copertura per il periodo in cui l’impresa è rimasta scoperta.
Per un quadro più ampio sulle coperture assicurative disponibili per privati e imprese, leggi anche la nostra guida all’assicurazione vita nel 2026. Per la normativa ufficiale e le FAQ aggiornate consulta il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

