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NASpI anticipata 2026: perché ora arriva in due rate (70% e 30%)

Dal 2026 chi chiede la NASpI anticipata per aprire una partita IVA o avviare un’impresa non riceve più tutto il denaro in un’unica soluzione: la Legge di Bilancio 2026 ha diviso il pagamento in due tranche, e questo cambia parecchio la pianificazione di chi vuole mettersi in proprio.

Riepilogo: cosa cambia davvero

In breve: dal 1° gennaio 2026 la NASpI anticipata (l’anticipo in un’unica soluzione di tutte le mensilità residue, riconosciuto a chi avvia un’attività autonoma o un’impresa individuale) non viene più erogata tutta insieme. Viene divisa in due tranche: una prima quota pari al 70% dell’importo complessivo, versata alla presentazione della domanda, e una seconda quota del 30% versata solo al termine del periodo teorico di durata della prestazione, comunque non oltre 6 mesi dalla richiesta di anticipazione.

Perché l’INPS ha cambiato le regole

Fino al 2025, chi decideva di lasciare la disoccupazione per avviare una partita IVA o una società poteva chiedere l’intero importo residuo della NASpI in un’unica soluzione, un capitale utile per coprire le spese di avvio (attrezzature, primi affitti, iscrizioni). Il meccanismo però esponeva l’INPS a un rischio concreto: se l’attività chiudeva dopo pochi mesi, l’ente aveva già versato somme che in teoria avrebbero dovuto coprire l’intero periodo residuo di disoccupazione, senza alcuna verifica intermedia sulla reale prosecuzione del progetto imprenditoriale.

La riforma introdotta con la Legge di Bilancio 2026 risponde esattamente a questo problema: dividendo il pagamento, l’INPS riduce l’esposizione a somme versate per attività che non decollano, e al tempo stesso mantiene un incentivo reale per chi effettivamente prosegue l’attività fino alla scadenza naturale del sussidio.

Come funziona nel dettaglio

La prima tranche, pari al 70% dell’importo complessivo che sarebbe spettato come anticipo unico, viene liquidata subito dopo l’accoglimento della domanda, con le stesse tempistiche amministrative di prima (in genere entro 30-40 giorni dalla presentazione). La seconda tranche, il restante 30%, segue una logica diversa: viene corrisposta al termine del periodo per cui sarebbe stata teoricamente erogata la NASpI ordinaria, quindi non prima che siano trascorsi i mesi residui di disoccupazione che il beneficiario avrebbe maturato, e in ogni caso entro un tetto massimo di 6 mesi dalla data di presentazione della domanda di anticipazione.

Questo significa in pratica che chi ha ancora, ad esempio, 8 mesi di NASpI residua al momento della domanda riceverà il saldo del 30% al termine di quegli 8 mesi teorici (sempre nel limite dei 6 mesi massimi previsti dalla norma per i casi con residuo più breve).

Tre esempi numerici per capire l’impatto reale

Situazione NASpI residua stimata 70% subito 30% a saldo
Disoccupato da 4 mesi, NASpI massima 24 mesi ~14.000€ residui ~9.800€ alla domanda ~4.200€ dopo max 6 mesi
Contratto breve, NASpI di 6 mesi totali, residuano 3 mesi ~3.000€ residui ~2.100€ alla domanda ~900€ dopo 3 mesi
Over 55, riduzione progressiva già iniziata ~9.500€ residui (già ridotti) ~6.650€ alla domanda ~2.850€ dopo max 6 mesi

Importi puramente indicativi a scopo esemplificativo, calcolati sull’importo massimo NASpI 2026 di 1.584,70€ mensili aggiornato ISTAT; l’importo reale dipende dalla storia contributiva individuale.

Cosa significa per chi vuole aprire una partita IVA

La conseguenza pratica più immediata riguarda la pianificazione finanziaria di chi avvia un’attività. Chi contava sull’intero capitale disponibile da subito per acquistare attrezzature, pagare un deposito cauzionale o coprire le prime spese di iscrizione alla Camera di Commercio deve ora ragionare su un piano in due fasi: il 70% copre la partenza, ma il restante 30% arriva solo mesi dopo, e va messo in conto in un piano di cassa che non si basi sull’ipotesi di avere tutto il capitale disponibile giorno uno.

Chi ha già presentato domanda di NASpI anticipata prima del 1° gennaio 2026 non è interessato dalla novità: la riforma si applica alle domande presentate dal 2026 in avanti, non retroattivamente alle liquidazioni già disposte con il vecchio sistema in unica soluzione.

FAQ

Chi ha diritto alla NASpI anticipata nel 2026?
La possono richiedere i beneficiari di NASpI che intendono avviare un’attività lavorativa autonoma, una micro-impresa o sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa in cui il rapporto mutualistico comporta la prestazione di attività lavorativa da parte del socio.

Posso rinunciare alla seconda tranche e chiedere tutto subito?
No, la scansione in due tranche del 70%/30% è prevista direttamente dalla norma e non è facoltativa: non è possibile scegliere di ricevere l’intero importo in un’unica soluzione con le nuove regole 2026.

Cosa succede se l’attività chiude prima che arrivi il saldo del 30%?
La seconda tranche resta comunque dovuta secondo i termini previsti dalla norma (fine del periodo teorico o tetto dei 6 mesi), perché il diritto matura al momento dell’accoglimento della domanda di anticipazione; verifica sempre la tua posizione specifica presso un patronato, perché eventuali obblighi di comunicazione all’INPS sulla cessazione dell’attività possono incidere sulle tempistiche.

⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale, previdenziale o del lavoro personalizzata. Prima di presentare la domanda di NASpI anticipata verifica la tua posizione specifica con un patronato o consulente del lavoro abilitato.

Se stai valutando di avviare un’attività, leggi anche la nostra guida su quando conviene aprire una partita IVA e il nostro calcolatore NASpI 2026 per stimare l’importo residuo. Fonte ufficiale: portale INPS.

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