Il supplemento di pensione è l’aumento dell’assegno che spetta a chi continua a lavorare dopo essere andato in pensione: i contributi versati da pensionato non vanno persi, ma l’INPS non li aggiunge da sola. Bisogna chiederlo con una domanda, e solo dopo un certo tempo: di norma 5 anni dalla decorrenza della pensione, oppure 2 anni una sola volta se si ha già l’età della pensione di vecchiaia (per i collaboratori e i professionisti in Gestione Separata bastano sempre 2 anni la prima volta). Qui sotto spieghiamo quando presentarla, come si calcola l’aumento e quanto vale davvero, con un calcolatore che fa la stima in pochi secondi.
Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto la scheda INPS “Supplemento di pensione per pensionati che continuano a contribuire” (aggiornata al 5 ottobre 2026), le circolari INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 (Gestione Separata) e n. 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti), i decreti direttoriali del Ministero del Lavoro del 20 novembre 2024 e del 16 ottobre 2026 sui coefficienti di trasformazione, la scheda INPS sul montante contributivo e l’articolo 1 della legge 335/1995.
Se lavori da pensionato e versi contributi, puoi chiedere all’INPS di trasformarli in un aumento della pensione: è il supplemento, e arriva solo su domanda.
Di regola la domanda si fa dopo 5 anni dalla pensione; una volta sola si può farla dopo 2 anni, se hai l’età della pensione di vecchiaia, mentre in Gestione Separata la prima richiesta è sempre possibile dopo 2 anni.
L’aumento si calcola con il metodo contributivo: contributi versati moltiplicati per un coefficiente che cresce con l’età, per esempio il 6,024% a 69 anni nel 2026.
Due anni di part-time da 15.000 euro lordi valgono circa 46 euro lordi in più al mese: poco, ma per tutta la vita.
Indice
- Cos’è il supplemento di pensione
- Chi può chiederlo
- Quando si può chiedere: 2 anni o 5 anni
- Come si calcola l’aumento
- Calcolatore del supplemento
- Quattro esempi con i numeri
- Se la pensione è integrata al minimo
- Come fare domanda
- Domande frequenti
Cos’è il supplemento di pensione
Molti pensionati continuano a lavorare e su quei redditi pagano i contributi come prima. Che fine fanno? La risposta sta nella scheda INPS dedicata: il supplemento è «un aumento della pensione che si può richiedere in base alla contribuzione di periodi successivi alla data di decorrenza della pensione stessa».
Il verbo che conta è “richiedere”. L’INPS non ricalcola la pensione in automatico ogni anno: finché non presenti la domanda, i contributi restano registrati nella tua posizione ma l’assegno non cambia. Dopo il primo supplemento, se continui a lavorare, maturano nuovi contributi e se ne possono chiedere altri.
Secondo la stessa scheda, in caso di morte del pensionato i contributi versati dopo il pensionamento vengono considerati in automatico per calcolare la pensione di reversibilità, anche se erano già stati usati per un supplemento. Quindi non vanno persi nemmeno se la domanda non è mai stata fatta.
Chi può chiederlo
Possono chiedere il supplemento i titolari di pensione principale, di pensione supplementare e di assegno ordinario di invalidità, oltre ai titolari di pensione di vecchiaia ottenuta con la totalizzazione o con il cumulo dei periodi assicurativi. Per chi è andato in pensione sommando contributi di gestioni diverse c’è la guida a cumulo, ricongiunzione e totalizzazione.
Le gestioni interessate sono l’Assicurazione generale obbligatoria (AGO), cioè il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) e le gestioni speciali degli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), la Gestione Separata e i fondi dello spettacolo e dello sport ex ENPALS. Chi ha la pensione nel fondo dei dipendenti può chiedere il supplemento anche per contributi versati da autonomo.
Restano fuori i pensionati dei soppressi Fondi elettrici e telefonici (salvo chi ha l’assegno ordinario di invalidità). La scheda non parla dei dipendenti pubblici (ex INPDAP): chi ha una pensione pubblica conviene che chieda a un patronato.
Quando si può chiedere: 2 anni o 5 anni
Bisogna aspettare un periodo minimo, contato dalla decorrenza della pensione o dal supplemento precedente, che cambia a seconda della gestione.
| Gestione | Prima domanda | Domande dopo |
|---|---|---|
| Dipendenti (FPLD) e artigiani/commercianti | 5 anni; 2 anni una volta sola, se hai l’età di vecchiaia | Ogni 5 anni |
| Gestione Separata | 2 anni, a qualsiasi età | Ogni 5 anni |
| Spettacolo e sport (ex ENPALS) | 5 anni; in alcuni casi 2, con l’età pensionabile | Ogni 5 anni |
Fonte: scheda INPS sul supplemento di pensione, aggiornata al 5 ottobre 2026.
Il “supplemento a termine breve”, per dipendenti e autonomi, si può usare una volta sola e solo se hai raggiunto l’età della pensione di vecchiaia: 67 anni nel 2026, che diventano 67 anni e 1 mese nel 2027, come abbiamo spiegato nell’articolo sull’età pensionabile 2027. Un caso particolare: chi ha la pensione da dipendente e chiede il primo supplemento per contributi da artigiano o commerciante deve aver raggiunto l’età pensionabile prevista dalla gestione degli autonomi.
Chi è in pensione anticipata e lavora da dipendente, quindi, deve attendere 5 anni o arrivare a 67 anni. In Gestione Separata invece, dice la scheda, «non è necessario aver raggiunto l’età pensionabile»: un collaboratore in pensione anticipata può chiedere il primo supplemento già dopo 2 anni.
Come si calcola l’aumento
Per i contributi versati dal 1° gennaio 2012 in poi il supplemento si calcola con il sistema contributivo. Il meccanismo è descritto nella scheda INPS sul montante contributivo e nell’articolo 1, comma 6, della legge 335/1995: si sommano i contributi dell’anno (il reddito moltiplicato per l’aliquota con cui vengono accreditati), si rivalutano con la media quinquennale del PIL e si ottiene il cosiddetto montante. Il montante si moltiplica poi per il coefficiente di trasformazione dell’età, e il risultato è l’aumento annuo lordo, da dividere per 13 mensilità.
Le aliquote cambiano molto a seconda del lavoro che fai. Per un dipendente i contributi accreditati sono il 33% della retribuzione lorda. Chi da pensionato lavora come collaboratore o professionista in Gestione Separata paga invece il 24%: la circolare INPS n. 8/2026 conferma questa aliquota per il 2026 per i «soggetti già pensionati», senza le aliquote più alte dei non pensionati (33,72% per i collaboratori, 26,07% per i professionisti). Artigiani e commercianti, secondo la circolare INPS n. 14/2026, hanno un’aliquota pensionistica del 24% fino a 56.224 euro di reddito e del 25% sopra, e pagano almeno sul reddito minimo di 18.808 euro. Lo 0,48% in più dei commercianti finanzia l’indennizzo per chi chiude l’attività, non la pensione.
Per artigiani e commercianti c’è anche uno sconto: chi ha più di 65 anni ed è già pensionato INPS può chiedere di pagare i contributi ridotti del 50% (articolo 59, comma 15, della legge 449/1997, richiamato dalla circolare 14/2026). Versando meno, è ragionevole aspettarsi un supplemento più basso: nel calcolatore lo trattiamo così, per prudenza.
Infine il coefficiente, che dipende dall’età che hai quando il supplemento decorre e dalla tabella in vigore in quel momento. Per le decorrenze del 2025 e del 2026 valgono i valori del decreto del 20 novembre 2024; dal 1° gennaio 2027 entrano in vigore quelli, più bassi, del decreto del 16 ottobre 2026, di cui abbiamo parlato nell’articolo sui nuovi coefficienti di trasformazione.
| Età | Decorrenza 2026 | Dal 2027 |
|---|---|---|
| 63 anni | 4,936% | 4,863% |
| 65 anni | 5,250% | 5,166% |
| 67 anni | 5,608% | 5,514% |
| 68 anni | 5,808% | 5,707% |
| 69 anni | 6,024% | 5,914% |
| 70 anni | 6,258% | 6,139% |
| 71 anni | 6,510% | 6,382% |
Fonte: decreti direttoriali Lavoro-Economia del 20/11/2024 e del 16/10/2026. Per le frazioni d’anno la legge 335/1995 prevede un aumento di un dodicesimo della differenza per ogni mese.
La tabella ufficiale si ferma a 71 anni. Non abbiamo trovato una norma che indichi un valore diverso per chi è più anziano: per questo il calcolatore, oltre i 71 anni, usa il coefficiente dei 71 e lo segnala. Sotto i 57 anni, spiega l’INPS, si applica il coefficiente dei 57.
Calcolatore del supplemento
Basta lo stipendio o il reddito lordo di un anno di lavoro dopo la pensione: il calcolatore applica l’aliquota 2026 della gestione scelta, gli anni lavorati e il coefficiente dell’età alla partenza del supplemento. È una stima lorda, senza la rivalutazione dei contributi (che di solito aggiunge qualcosa) e senza tasse.
🧮 Quanto vale il mio supplemento di pensione
Se lo stipendio è cambiato negli anni, inserisci una media; sei mesi di lavoro sono 0,5 anni. I contributi esatti accreditati dopo la pensione si leggono nell’estratto conto previdenziale INPS, e per capire quanto resta in tasca dopo l’IRPEF puoi passare il nuovo importo lordo nel nostro calcolatore della pensione netta.
Quattro esempi con i numeri
Gli esempi che seguono sono calcoli nostri, fatti con il calcolatore e senza rivalutazione dei contributi.
1. Giulia, in pensione di vecchiaia a 67 anni, part-time da dipendente. Guadagna 15.000 euro lordi l’anno: i contributi accreditati sono 4.950 euro (il 33%), in due anni 9.900. A 69 anni, avendo l’età di vecchiaia, può chiedere il supplemento a termine breve. Se decorre nel 2026 il coefficiente è il 6,024%: l’aumento vale 596,38 euro lordi l’anno, cioè 45,88 euro al mese per 13 mensilità. Con decorrenza dal 2027 (5,914%) scenderebbe a 585,49 euro l’anno, 45,04 al mese.
2. Paolo, pensione anticipata a 62 anni, poi dipendente per cinque anni. Non avendo l’età di vecchiaia non può usare il termine breve: aspetta 5 anni. Con 20.000 euro lordi l’anno accumula 6.600 euro di contributi l’anno, 33.000 in cinque anni. A 67 anni, con il coefficiente 2026 del 5,608%, il supplemento vale 1.850,64 euro l’anno, 142,36 euro al mese. Con i coefficienti 2027 sarebbero 139,97.
3. Marco, in pensione anticipata a 63 anni, collaboratore in Gestione Separata. Fattura 12.000 euro l’anno di compensi: da pensionato l’aliquota è il 24%, quindi 2.880 euro l’anno e 5.760 in due anni. Può chiedere il supplemento già a 65 anni, senza aspettare l’età di vecchiaia: con il 5,250% ottiene 302,40 euro lordi l’anno, 23,26 al mese.
4. Rosa, artigiana di 66 anni già pensionata. Dichiara 25.000 euro di reddito d’impresa e ha chiesto lo sconto del 50% sui contributi: ne versa 3.000 l’anno invece di 6.000. Dopo due anni, a 68 anni, il supplemento stimato è di 348,48 euro l’anno, 26,81 al mese. Senza lo sconto avrebbe pagato 6.000 euro in più in due anni e il supplemento sarebbe stato di 53,61 euro al mese: per recuperare la differenza con il supplemento più alto servirebbero più di 17 anni.
| Caso | Contributi | Al mese (2026) |
|---|---|---|
| Giulia, dipendente, 2 anni, 69 anni | 9.900 € | 45,88 € |
| Paolo, dipendente, 5 anni, 67 anni | 33.000 € | 142,36 € |
| Marco, Gestione Separata, 2 anni, 65 anni | 5.760 € | 23,26 € |
| Rosa, artigiana con sconto, 2 anni, 68 anni | 6.000 € | 26,81 € |
Il rapporto è sempre lo stesso: ogni 1.000 euro di contributi versati valgono fra circa 49 euro (a 63 anni) e 65 euro (a 71 anni) lordi l’anno di pensione in più. Non è molto, ma dura per tutta la vita.
Se la pensione è integrata al minimo
C’è un caso in cui il supplemento può non vedersi affatto. Se la tua pensione, calcolata sui contributi, è più bassa del trattamento minimo, l’INPS aggiunge un’integrazione per portarla a quella cifra (ne parliamo nella guida alla pensione minima 2026). Il supplemento aumenta la pensione “a calcolo”, cioè quella prima dell’integrazione: la scheda INPS spiega che l’importo «potrebbe risultare assorbito» dall’integrazione.
In pratica succede questo. Se la pensione a calcolo più il supplemento resta sotto il minimo, l’integrazione si riduce di quanto cresce il supplemento e l’importo pagato non cambia: è l’assorbimento totale. Se invece la somma supera il minimo, ricevi solo la parte che va oltre: assorbimento parziale. Se il supplemento è accolto ma il cedolino non cambia, quasi sempre è questo il motivo.
Come fare domanda
La domanda si presenta online sul sito dell’INPS con il servizio “Supplemento di pensione – Domanda”, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa si può chiamare il Contact center al numero 803 164, gratuito da rete fissa, oppure allo 06 164164 da cellulare, o rivolgersi a un patronato, che fa la pratica gratis.
Il supplemento parte dal primo giorno del mese successivo alla domanda, se a quella data i requisiti ci sono. Non ci sono arretrati per il tempo in cui hai aspettato oltre i 2 o 5 anni: chi si dimentica di fare domanda perde le mensilità, non i contributi.
Chi non è ancora in pensione e vuole farsi un’idea dell’assegno può partire dal nostro calcolatore della pensione futura.
Domande frequenti
Il supplemento di pensione arriva in automatico?
No. Va chiesto con una domanda all’INPS, online, tramite Contact center o patronato. Senza domanda i contributi restano nella tua posizione ma la pensione non aumenta; l’unica eccezione automatica è la reversibilità, che li considera comunque.
Si può chiedere il supplemento dopo 2 anni?
Sì, ma con condizioni diverse per gestione. Per dipendenti e artigiani o commercianti si può una volta sola e solo con l’età della pensione di vecchiaia; in Gestione Separata la prima richiesta è sempre possibile dopo 2 anni, a qualunque età. Altrimenti servono 5 anni.
Quanto aumenta la pensione con 2 anni di lavoro?
Dipende da reddito, gestione ed età. Con 15.000 euro lordi l’anno da dipendente, due anni di lavoro e supplemento a 69 anni nel 2026, l’aumento stimato è di circa 46 euro lordi al mese.
Perché ho avuto il supplemento ma la pensione è uguale?
Probabilmente la tua pensione è integrata al trattamento minimo: il supplemento è stato assorbito dall’integrazione. Se l’assorbimento è parziale ricevi solo la parte che supera il minimo. Puoi controllare le voci nel cedolino o chiedere al patronato.
Con i nuovi coefficienti 2027 il supplemento vale meno?
Sì, di poco: i coefficienti in vigore dal 1° gennaio 2027 sono più bassi a tutte le età, per esempio 5,914% invece di 6,024% a 69 anni. Conta la data da cui decorre il supplemento, non quella in cui hai versato i contributi.

