Il bonus caregiver da 400 euro al mese e la piattaforma INPS attiva da settembre 2026 stanno circolando da settimane come se fossero cose già decise, con tanto di inviti a registrarsi sul portale. Non lo sono. Il provvedimento che le prevede è ancora un disegno di legge fermo in commissione alla Camera, e finché non completa l’iter parlamentare non esiste nessuna piattaforma su cui iscriversi né nessun contributo da chiedere. Vale la pena capire cosa c’è davvero nel testo, chi ne beneficerebbe realmente e — soprattutto — quali tutele per chi assiste un familiare esistono già oggi e si possono attivare subito.
Il ddl 2789 sul riconoscimento del caregiver familiare, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026 e presentato alla Camera il 6 febbraio, è ancora all’esame della Commissione Affari sociali in prima lettura. Prevede quattro profili di caregiver in base alle ore di assistenza, il riconoscimento tramite una procedura telematica INPS da attivare entro il 30 settembre 2026 e un contributo fino a 1.200 euro trimestrali dal 2027, riservato ai conviventi prevalenti inoccupati con ISEE fino a 15.000 euro. Il termine del 30 settembre è scritto dentro la legge che non c’è ancora: oggi non c’è niente da richiedere.
Indice
- Da dove esce la data del 30 settembre
- A che punto è davvero il provvedimento
- I quattro profili di caregiver previsti
- Il contributo economico e chi lo prenderebbe
- Perché “400 euro a tutti” è una lettura sbagliata
- Cosa si può chiedere già adesso
- Domande frequenti
Da dove esce la data del 30 settembre
La data non è inventata: è scritta nel testo del disegno di legge. Una delle disposizioni affida all’INPS il compito di riconoscere formalmente la qualifica di caregiver attraverso una procedura telematica, e fissa all’Istituto un termine per rendere operativa la piattaforma informatica dedicata, appunto entro il 30 settembre 2026.
Il passaggio logico che molte pagine hanno saltato è quello decisivo. Quel termine vincola l’INPS solo a partire dal momento in cui la legge entra in vigore. È una scadenza interna al provvedimento, non una scadenza per i cittadini: non c’è nessuna domanda da presentare entro il 30 settembre, e chi cerca la piattaforma sul portale dell’Istituto non la trova perché non può esistere. Se la legge venisse approvata a ottobre o a novembre, quel termine slitterebbe di conseguenza o andrebbe riscritto in sede di conversione.
È un fraintendimento che si ripete spesso quando un disegno di legge viene raccontato per punti: le date operative contenute nel testo finiscono per essere lette come date già in vigore. Vale la pena diffidare di qualunque pagina che inviti a “registrarsi da settembre” senza indicare il numero di una legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
A che punto è davvero il provvedimento
Il disegno di legge numero 2789 è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026 e presentato alla Camera il 6 febbraio. Si compone di quindici articoli ed è nato da un lavoro istruttorio che ha coinvolto oltre cinquanta soggetti tra associazioni, famiglie e organizzazioni sindacali. Da lì è stato assegnato alla Commissione Affari sociali, dove è rimasto per tutta la primavera e l’estate: le votazioni sugli emendamenti sono iniziate a fine luglio e sono proseguite nei primi giorni di agosto, con la commissione che ne ha accantonati alcuni e respinti la maggior parte.
Sullo stato attuale c’è una fonte diretta e recentissima. Intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24 l’8 settembre 2026, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha detto testualmente di sperare nell’approvazione “entro la fine di settembre, spero”, aggiungendo che “dopodiché i tempi non li posso programmare” e che l’obiettivo è chiudere il passaggio in commissione alla Camera nelle due settimane successive.
Anche nello scenario più favorevole, quindi, resta da fare l’aula della Camera e poi l’intero passaggio al Senato, che è una seconda lettura completa. Tradotto in tempi realistici: se tutto filasse liscio la legge potrebbe essere pubblicata verso fine anno, e la piattaforma INPS arriverebbe nei mesi successivi. La stessa formulazione usata dalla ministra — la speranza, non la previsione — dice quanto il calendario sia incerto.
I quattro profili di caregiver previsti
Il testo definisce il caregiver familiare come la persona che assiste e si prende cura in modo non professionale del coniuge, del convivente, di un parente entro il secondo grado e, in casi specifici, entro il terzo. Su questa base costruisce un sistema di tutele differenziate, cioè graduate in base a quanto pesa concretamente l’impegno di assistenza. La classificazione incrocia due variabili, la convivenza e le ore settimanali dedicate alla cura.
| Profilo | Ore settimanali di assistenza | Convivenza |
|---|---|---|
| Caregiver convivente prevalente | 91 ore o più | sì |
| Caregiver convivente | da 30 a 90 ore | sì |
| Caregiver non convivente | 30 ore o più | no |
| Caregiver di supporto | da 10 a 29 ore | indifferente |
Novantuno ore settimanali equivalgono a tredici ore al giorno, sette giorni su sette. È la fotografia realistica di chi assiste una persona non autosufficiente in casa senza supporti esterni, e spiega perché il profilo più alto sia quello a cui il testo riserva l’unico sostegno economico diretto.
Il riconoscimento non si chiede da soli: la procedura viene avviata dalla persona assistita, o da chi la rappresenta se c’è un tutore, un curatore o un amministratore di sostegno, tramite autodichiarazione con l’accettazione scritta di ciascun caregiver designato. L’INPS rilascerebbe poi un certificato che attesta la qualifica e il profilo assegnato entro trenta giorni dall’istanza.
Il contributo economico e chi lo prenderebbe
Il sostegno economico previsto arriva fino a 1.200 euro trimestrali, cioè l’equivalente di 400 euro al mese, ed è qualificato come prestazione di natura assistenziale e non reddituale: non farebbe cumulo con altri redditi ai fini fiscali. L’erogazione partirebbe dal 2027, con cadenza periodica e non mensile.
I requisiti sono però molto più stretti di quanto lasci intendere la cifra. Il contributo spetterebbe soltanto ai caregiver conviventi prevalenti, quindi con almeno 91 ore settimanali di assistenza, che siano inoccupati, con un ISEE non superiore a 15.000 euro e un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro lordi annui.
Perché “400 euro a tutti” è una lettura sbagliata
Mettendo insieme le condizioni si capisce quanto sia selettiva la misura. Serve contemporaneamente un carico assistenziale da tredici ore al giorno, la convivenza con la persona assistita, l’assenza di un’occupazione, un ISEE sotto i quindicimila euro e un reddito da lavoro sotto i tremila. Chi lavora part-time per riuscire a gestire l’assistenza — che è la condizione statisticamente più diffusa tra i caregiver italiani — resta fuori quasi automaticamente, perché tremila euro lordi annui corrispondono a un impiego del tutto marginale.
Il risultato è che il contributo non è un riconoscimento economico del lavoro di cura in generale, come molte sintesi lasciano credere, ma una misura di sostegno alla povertà per chi ha smesso di lavorare del tutto per assistere un familiare. È una scelta legittima e difendibile, ma raccontarla come un bonus per i caregiver crea aspettative che il testo non regge. Non a caso l’associazionismo che ha partecipato alle audizioni ha presentato emendamenti correttivi proprio su questo punto.
Il secondo aspetto poco raccontato riguarda gli altri tre profili. Per loro il disegno di legge non prevede un contributo economico, ma il riconoscimento formale della qualifica e l’accesso a un sistema di tutele: è comunque un passo avanti rispetto a oggi, perché la figura del caregiver familiare in Italia non ha ancora una definizione giuridica organica, ma non si traduce in denaro.
Cosa si può chiedere già adesso
Mentre il disegno di legge fa il suo percorso, esistono strumenti operativi che molte famiglie non attivano semplicemente perché non sanno di averne diritto. Sono la risposta concreta alla domanda che porta la maggior parte delle persone a cercare informazioni sul bonus caregiver.
Il primo è la legge 104, che riconosce a chi assiste un familiare con handicap grave tre giorni di permesso mensile retribuito, oltre a una serie di agevolazioni fiscali e alla priorità nelle scelte di sede lavorativa: il dettaglio dei requisiti e della procedura è nella nostra guida ai permessi e alle agevolazioni della legge 104. Il secondo è il congedo straordinario retribuito, che consente di assentarsi dal lavoro fino a due anni complessivi nell’arco della vita lavorativa percependo un’indennità e mantenendo la copertura contributiva figurativa.
C’è poi la Prestazione Universale, la misura sperimentale per gli ultraottantenni non autosufficienti che integra l’indennità di accompagnamento con una quota aggiuntiva destinata proprio all’assistenza: i requisiti e la procedura sono spiegati nell’articolo dedicato al bonus anziani da 850 euro. E per chi si affida a un aiuto esterno restano le detrazioni e deduzioni fiscali sulle spese di assistenza, che valgono anche quando il rapporto di lavoro è regolarizzato solo per poche ore, come ricostruito nella guida su costi e detrazioni della badante.
Abbiamo cercato la piattaforma INPS per il riconoscimento del caregiver sul portale dell’Istituto e nella sezione dei servizi online: non esiste, e non poteva esistere, perché il presupposto normativo non è ancora in vigore. Diverse pagine che invitano a iscriversi “da settembre 2026” riportano correttamente il contenuto del ddl ma omettono di dire che si tratta di un testo in discussione. È una omissione che costa tempo a famiglie che ne hanno pochissimo.
Domande frequenti
Posso già registrarmi sulla piattaforma INPS per i caregiver?
No. La piattaforma è prevista dal disegno di legge 2789, che non è ancora legge. Finché il provvedimento non completa l’iter parlamentare e non viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’INPS non può attivare la procedura.
Quando arriverà il contributo da 400 euro al mese?
Il testo prevede l’erogazione a partire dal 2027, ma solo dopo l’approvazione definitiva della legge e l’adozione delle disposizioni attuative. A oggi non c’è una data certa: il provvedimento deve ancora completare la prima lettura alla Camera e affrontare il Senato.
Il contributo spetta a chiunque assista un familiare?
No. Nel testo attuale è riservato ai caregiver conviventi prevalenti, con almeno 91 ore settimanali di assistenza, inoccupati, con ISEE fino a 15.000 euro e reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro lordi annui. Gli altri profili otterrebbero il riconoscimento della qualifica ma non il sostegno economico.
Chi avvia la richiesta di riconoscimento, il caregiver o l’assistito?
Secondo il testo la procedura viene avviata dalla persona assistita, oppure dal tutore, curatore o amministratore di sostegno, con un’autodichiarazione a cui va allegata l’accettazione scritta di ciascun caregiver indicato.
Nel frattempo cosa posso fare concretamente?
Verificare se ricorrono i presupposti per i permessi della legge 104 e per il congedo straordinario retribuito, controllare se la persona assistita rientra nella Prestazione Universale e non dimenticare le detrazioni sulle spese di assistenza. Sono strumenti già in vigore e attivabili subito, a differenza del bonus di cui si parla.
L’avanzamento del provvedimento si può seguire in tempo reale sul sito della Camera dei deputati, dove per ogni disegno di legge sono pubblicati il testo, gli atti delle commissioni e lo stato dell’iter.

