Bonus trasporti 2026 non è più, come molti si aspettano ancora, un contributo unico nazionale da richiedere su un unico portale INPS. Quella misura, il famoso bonus da 60 euro una tantum, è durata solo il 2023: oggi il sostegno agli abbonamenti di bus, treni regionali e metro è un mosaico fatto di una detrazione fiscale stabile, bandi regionali a fondi limitati e la possibilità di usare la Carta Dedicata a Te anche per i mezzi pubblici in alcuni territori.
Non esiste più un bonus trasporti nazionale unico come nel 2023. Nel 2026 restano attive: la detrazione IRPEF del 19% sull’abbonamento (fino a 250 euro di spesa, per redditi fino a 20.000 euro), i bandi regionali e comunali con fondi limitati (Lombardia, Lazio, Puglia, Umbria tra le più attive), e in alcuni casi la Carta Dedicata a Te. Le domande per i bandi regionali vanno monitorate mese per mese perché si esauriscono in fretta. Ultimo aggiornamento: luglio 2026.
Indice
- Perché non esiste più un bonus unico nazionale
- La detrazione IRPEF del 19%: la misura più stabile
- I bandi regionali e comunali 2026
- Il canale Carta Dedicata a Te
- Come fare domanda passo per passo
- Tre esempi numerici concreti
- Tabella comparativa delle regioni più attive
- Gli errori più comuni
- Domande frequenti
Perché non esiste più un bonus unico nazionale
Nel 2023 il Governo aveva introdotto un bonus trasporti da 60 euro una tantum, richiedibile online tramite un buono digitale, riservato a chi aveva un reddito complessivo sotto i 20.000 euro. Quella misura è stata pensata come intervento emergenziale legato al caro energia e non è stata più rifinanziata negli anni successivi. Da allora, chi cerca “bonus trasporti 2026” sui motori di ricerca continua a imbattersi in vecchi articoli che parlano di quel bonus, generando parecchia confusione su cosa sia realmente disponibile oggi.
La sostanza è che il sostegno agli spostamenti pubblici non è sparito, si è semplicemente frammentato: è passato dalle mani dello Stato centrale a quelle delle Regioni e dei Comuni, ciascuno con requisiti, importi e finestre temporali proprie. L’unica misura rimasta stabile a livello nazionale, di cui parliamo nel prossimo paragrafo, è una detrazione fiscale che esiste ormai da diversi anni e che in pochi conoscono davvero.
La detrazione IRPEF del 19%: la misura più stabile
Dal 2018 esiste una detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 e confermata anno dopo anno. Riguarda bus urbani, tram, metropolitane, treni regionali e anche alcuni abbonamenti integrati che comprendono più mezzi. Puoi verificare i dettagli aggiornati nella guida alle agevolazioni della dichiarazione dei redditi dell’Agenzia delle Entrate.
Il meccanismo è semplice: si detrae il 19% della spesa sostenuta, fino a un tetto massimo di spesa detraibile di 250 euro, per un risparmio fiscale massimo di 47,50 euro l’anno. La detrazione spetta per redditi complessivi fino a 20.000 euro e va inserita nel Modello 730 o nel Modello Redditi Persone Fisiche dell’anno successivo, conservando lo scontrino o la ricevuta dell’abbonamento come prova della spesa.
È una misura poco conosciuta perché il risparmio in sé è modesto, ma va sommata alle detrazioni possibili anche per l’abbonamento di un figlio a carico universitario o delle superiori: in quel caso il tetto di spesa detraibile si applica separatamente per ciascun componente del nucleo familiare che possiede un proprio abbonamento, il che porta il risparmio potenziale complessivo di una famiglia con due figli pendolari anche oltre i 140 euro l’anno.
I bandi regionali e comunali 2026
Qui si gioca la partita più consistente in termini di importi, ma anche la più instabile. Diverse Regioni hanno stanziato fondi propri per il biennio 2025-2026 destinati a rimborsare in parte o del tutto l’abbonamento ai mezzi pubblici per specifiche categorie: studenti, pendolari con ISEE basso, lavoratori sotto una certa soglia di reddito. Lombardia, Lazio, Puglia e Umbria sono tra le Regioni che hanno confermato fondi dedicati anche per il 2026, ma gli importi e i requisiti cambiano da territorio a territorio, e in molti casi anche da provincia a provincia all’interno della stessa Regione.
Il problema pratico di questi bandi è che funzionano quasi sempre a sportello con fondi limitati: chi presenta domanda tardi, anche avendo tutti i requisiti, rischia di restare fuori semplicemente perché le risorse stanziate si esauriscono prima. Le finestre di apertura più frequenti sono tra gennaio e marzo, in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico-lavorativo, ma alcune Regioni aprono anche una seconda finestra in autunno per chi ha iniziato un nuovo abbonamento a settembre.
Il canale Carta Dedicata a Te
Un canale meno conosciuto ma utile per chi rientra nei requisiti economici più stringenti è la Carta Dedicata a Te, il contributo statale da 500 euro per famiglie con ISEE fino a 15.000 euro. Nelle edizioni passate, una parte del contributo poteva essere usata anche per il rinnovo dell’abbonamento ai mezzi pubblici, oltre che per l’acquisto di carburante. Per l’edizione 2026-2027, che parte da ottobre 2026, questa possibilità è stata eliminata a favore dell’uso esclusivo per beni alimentari di prima necessità: chi contava su questo canale per i trasporti deve quindi orientarsi sui bandi regionali o sulla detrazione IRPEF ordinaria.
Come fare domanda passo per passo
Per i bandi regionali, la procedura segue quasi sempre lo stesso schema. Prima di tutto serve un ISEE 2026 in corso di validità, calcolabile gratuitamente tramite un CAF o direttamente sul portale INPS con SPID. Con l’ISEE pronto, si accede al portale della propria Regione o del proprio Comune — spesso una sezione dedicata a “bonus trasporti” o “voucher mobilità” — autenticandosi con SPID, CIE o CNS, e si carica la domanda insieme alla documentazione richiesta, che di norma comprende una copia dell’abbonamento acquistato o da acquistare e un documento d’identità.
La cosa più importante da fare prima di iniziare è controllare la pagina “Scuola e Istruzione” o “Trasporti” del sito del proprio Comune, perché molti bandi non vengono pubblicizzati sui grandi media e passano quasi inosservati fino alla scadenza.
Tre esempi numerici concreti
Una studentessa universitaria di Milano con un abbonamento annuale ATM da 330 euro, e un reddito familiare sotto i 20.000 euro, può portare in detrazione 250 euro (il tetto massimo), ottenendo un risparmio fiscale di 47,50 euro sulla dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Se in Lombardia risultasse aperto anche un bando regionale specifico per studenti pendolari, potrebbe cumulare le due misure, perché riguardano canali diversi (uno fiscale, uno di contributo diretto).
Un lavoratore pendolare di Bari con ISEE di 12.000 euro che acquista un abbonamento ferroviario regionale da 480 euro l’anno, se rientra nei requisiti del bando pugliese attivo nel 2026, può ricevere un rimborso diretto di una parte significativa della spesa, spesso fino al 50-70% a seconda dei fondi disponibili quell’anno, oltre a poter comunque detrarre fiscalmente i restanti 250 euro non coperti dal contributo regionale.
Una famiglia romana con due figli, uno alle superiori con abbonamento Metrebus da 260 euro e uno all’università con abbonamento da 250 euro, entrambi sotto la soglia di reddito di 20.000 euro complessivi, può portare in detrazione separatamente i due abbonamenti, per un risparmio fiscale complessivo di circa 95 euro l’anno, sommando le due detrazioni del 19% calcolate sui rispettivi tetti massimi.
Tabella comparativa delle regioni più attive nel 2026
| Regione | Tipo di misura | Requisito principale |
|---|---|---|
| Lombardia | Voucher/rimborso abbonamento | ISEE e fascia d’età (studenti/giovani) |
| Lazio | Contributo su abbonamento Metrebus/Cotral | ISEE sotto soglia comunale |
| Puglia | Rimborso parziale abbonamento regionale | ISEE e residenza in Puglia |
| Umbria | Voucher mobilità pendolari | Lavoratori/studenti pendolari |
| Tutte le regioni | Detrazione IRPEF 19% | Reddito fino a 20.000€, tetto spesa 250€ |
Gli importi esatti dei bandi regionali cambiano ogni anno in base ai fondi effettivamente stanziati in bilancio: prima di fare affidamento su una cifra specifica, conviene sempre controllare il bando pubblicato quell’anno sul portale ufficiale della propria Regione, perché una guida generale come questa non può sostituire il testo del bando in vigore al momento della domanda.
Gli errori più comuni
Il primo errore è pensare che basti avere l’ISEE basso per ricevere automaticamente un contributo: quasi tutte le misure regionali richiedono una domanda attiva, con scadenze precise, e non c’è nessun accredito automatico come invece accade per l’assegno unico. Il secondo è confondere la detrazione fiscale con un rimborso immediato: la detrazione IRPEF si recupera solo l’anno successivo, in sede di dichiarazione dei redditi, non subito dopo l’acquisto dell’abbonamento. Il terzo, più frequente tra chi cambia spesso residenza o lavoro, è dimenticare di conservare la ricevuta dell’abbonamento: senza quella prova di spesa, in caso di controllo la detrazione può essere disconosciuta.
Domande frequenti
Esiste ancora il vecchio bonus trasporti da 60 euro del 2023?
No, quella misura non è stata rifinanziata dal 2024 in poi. Oggi il sostegno passa attraverso la detrazione fiscale stabile e i bandi regionali/comunali, che vanno richiesti separatamente da ciascun ente.
Posso cumulare la detrazione IRPEF con un bando regionale?
Nella maggior parte dei casi sì, perché sono misure di natura diversa: una è un rimborso diretto sulla spesa sostenuta, l’altra è una detrazione che riduce l’imposta dovuta l’anno successivo. Verifica comunque le regole specifiche del bando regionale, perché alcuni escludono la spesa già coperta da altri contributi.
La detrazione vale anche per gli abbonamenti dei figli a carico?
Sì, il tetto di spesa detraibile di 250 euro si applica separatamente per ciascun componente del nucleo familiare che ha un proprio abbonamento, purché il reddito complessivo familiare rientri nei limiti previsti.
Dove trovo l’elenco aggiornato dei bandi attivi nella mia Regione?
Il modo più affidabile è consultare direttamente la sezione “Trasporti” o “Mobilità” del sito ufficiale della propria Regione e del proprio Comune di residenza, perché molti bandi locali non vengono ripresi dai grandi motori di ricerca fino a quando non sono già scaduti.

