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Assicurazione auto d’epoca 2026: le nuove regole per le vetture storiche

Assicurazione auto storiche 2026 cambia volto per chi possiede una vettura ultratrentennale o ultraventennale iscritta a un registro storico riconosciuto. Le nuove regole distinguono per la prima volta in modo esplicito il rischio statico — l’auto ferma in garage per mesi — da quello dinamico, legato ai chilometri effettivamente percorsi durante raduni, esposizioni o le classiche uscite della domenica.

📌 Articolo in breve
Dal 2026 le auto storiche (ultraventennali iscritte a registro o ultratrentennali) accedono a contratti assicurativi flessibili che distinguono il rischio statico da quello dinamico legato all’uso effettivo. Cambia anche il modello di attestato di rischio, con una sezione dedicata al sistema Bonus Malus italiano.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza assicurativa personalizzata. Verifica sempre requisiti e condizioni con la propria compagnia o con il club di settore di riferimento.

Indice

  1. Quali veicoli rientrano nella categoria storica
  2. Rischio statico e rischio dinamico: la differenza
  3. Il nuovo attestato di rischio europeo
  4. Come cambiano i costi della polizza
  5. Cosa serve per assicurare un’auto storica
  6. Domande frequenti

Quali veicoli rientrano nella categoria storica

Rientrano nella categoria le vetture con più di trent’anni dalla data di prima immatricolazione, oltre a quelle con più di vent’anni che risultano iscritte a un registro storico riconosciuto — ASI, Registro Storico Lancia, Registro Storico Fiat e simili, a seconda della marca. L’iscrizione al registro non è automatica: richiede una domanda specifica, spesso con verifica fotografica dello stato del veicolo e della sua originalità rispetto alla configurazione di fabbrica.

La distinzione tra le due soglie (vent’anni con registro, trent’anni senza) esiste da tempo nella normativa sulle tasse automobilistiche, ma con le nuove regole del 2026 diventa rilevante anche ai fini assicurativi, aprendo a condizioni di polizza pensate specificamente per questi mezzi.

Rischio statico e rischio dinamico: la differenza

Il rischio statico riguarda il veicolo fermo: furto, incendio, eventi atmosferici mentre l’auto sosta in garage o in un box. Il rischio dinamico riguarda invece la circolazione vera e propria: incidenti, responsabilità civile verso terzi durante l’uso. Per un’auto storica che percorre poche centinaia di chilometri l’anno, distribuiti su qualche raduno e uscite occasionali, il rischio dinamico complessivo è oggettivamente più basso rispetto a un’auto usata quotidianamente.

Le nuove polizze permettono di calibrare la copertura su questa distinzione, offrendo premi che riflettono meglio l’uso reale del mezzo invece di applicare automaticamente le stesse tariffe pensate per la circolazione ordinaria.

Il nuovo attestato di rischio europeo

Il Regolamento IVASS ha introdotto un nuovo modello di attestato di rischio, allineato allo standard europeo, che include una sezione aggiuntiva pensata specificamente per il mercato italiano: preserva le informazioni sul sistema Bonus Malus nazionale, un elemento che le regole europee generiche non contemplavano e che rischiava di andare perso nella transizione al nuovo formato comune.

Per chi possiede un’auto storica, questo significa che la classe di merito accumulata negli anni su altre polizze resta leggibile e utilizzabile anche quando si cambia compagnia per assicurare il veicolo d’epoca, evitando di dover ripartire da una classe di rischio più sfavorevole solo per un cambio di assicuratore.

Come cambiano i costi della polizza

Il costo di una polizza per auto storica dipende da diversi fattori: valore commerciale del veicolo (spesso più alto del valore di mercato di un’auto moderna equivalente), chilometraggio annuo dichiarato, luogo di custodia (box chiuso o parcheggio condominiale) e partecipazione a eventi o raduni organizzati. Le compagnie specializzate in auto storiche tendono ad applicare tariffe più contenute rispetto alle compagnie generaliste, proprio perché modellano il rischio sulla base di questi parametri specifici invece di applicare le tabelle standard.

Va comunque considerato che l’aumento generale dell’aliquota fiscale sulle polizze RC auto, salita dal 2,5% al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati dal 2026, si applica anche alle polizze per auto storiche, incidendo sul costo finale indipendentemente dalla natura del veicolo assicurato.

Cosa serve per assicurare un’auto storica

Il primo passo è l’iscrizione al registro storico competente, che richiede la documentazione originale del veicolo (libretto, certificato di originalità se disponibile) e spesso una perizia fotografica. Una volta ottenuta l’iscrizione, si può richiedere il preventivo a compagnie generaliste con prodotti dedicati o a compagnie specializzate esclusivamente nel settore del collezionismo automobilistico, che in genere offrono condizioni più su misura per chi partecipa attivamente a raduni e manifestazioni.

Molte polizze per auto storiche richiedono anche il possesso di un garage o box chiuso come condizione per accedere alle tariffe più vantaggiose, proprio perché riduce il rischio statico di furto o danneggiamento rispetto al parcheggio su strada pubblica.

Domande frequenti

Un’auto storica può essere usata tutti i giorni?

Non è vietato per legge, ma le tariffe agevolate delle polizze dedicate presuppongono un uso limitato e occasionale: un utilizzo quotidiano intensivo può far perdere i requisiti per le condizioni di favore.

Serve comunque la revisione periodica per le auto storiche?

Sì, la revisione resta obbligatoria secondo le scadenze previste dal Codice della Strada, indipendentemente dall’iscrizione a un registro storico.

Cosa succede se l’auto storica non è iscritta a nessun registro?

Senza iscrizione al registro, il veicolo con più di trent’anni può comunque beneficiare di alcune agevolazioni fiscali di base, ma non accede automaticamente alle polizze assicurative dedicate pensate per i mezzi storici.

Per la normativa completa sull’attestato di rischio e le polizze auto puoi consultare il sito di IVASS.

Se ti interessa il tema assicurazione auto, leggi anche cosa copre davvero la RC auto obbligatoria e la nostra guida su quanto costa mantenere un’auto nel 2026.

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