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Autovelox 2026: il nuovo decreto, il 71% fuorilegge e il registro nazionale

Il nuovo decreto autovelox 2026 ha acceso i riflettori su un problema che in pochi immaginavano di queste dimensioni: secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il 71% dei dispositivi installati in Italia risultava fuorilegge sul fronte dell’omologazione prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

📌 Articolo in breve
Il decreto del 9 giugno 2026 introduce regole più severe su omologazione, taratura e distanze degli autovelox, oltre a un registro nazionale pubblico consultabile sul portale del MIT. Gli enti hanno 60 giorni per mettersi in regola con procedura semplificata. Multe raddoppiate per cellulare alla guida e per chi supera i limiti di oltre 60 km/h.

Indice

  1. Cosa prevede il nuovo decreto
  2. Perché il 71% degli autovelox era fuorilegge
  3. Il nuovo registro nazionale
  4. I 60 giorni per mettersi in regola
  5. Multe raddoppiate: cellulare e alta velocità
  6. Come si è arrivati a questo punto
  7. Cosa cambia per chi guida
  8. Domande frequenti

Cosa prevede il nuovo decreto

Il nuovo impianto normativo nasce dalla combinazione di due provvedimenti: il decreto dell’11 aprile 2024, che regola la pianificazione delle postazioni di controllo, e il più recente decreto del 9 giugno 2026, che interviene direttamente su omologazione, taratura e distanze minime di installazione. È quest’ultimo a aver acceso il dibattito pubblico, perché per la prima volta mette nero su bianco quanti dispositivi in Italia non rispettavano gli standard tecnici richiesti.

Il decreto interviene anche sulle aree urbane, introducendo restrizioni per gli autovelox installati su strade con limite sotto i 50 km/h, un contesto in cui l’uso di questi dispositivi era spesso contestato perché percepito più come strumento di cassa che di sicurezza stradale.

Perché il 71% degli autovelox era fuorilegge

Il dato del 71% ha fatto scalpore, ma va contestualizzato: non significa che sette autovelox su dieci fossero tarati male o segnalassero velocità sbagliate. Significa che la documentazione di omologazione, spesso risalente a normative precedenti o mai aggiornata formalmente, non era in regola con i nuovi standard richiesti dal Ministero. Molti enti locali avevano installato dispositivi anni fa seguendo le procedure allora vigenti, senza però aggiornare la documentazione tecnica nel tempo.

Questo vuoto burocratico ha alimentato per anni un contenzioso enorme: automobilisti che facevano ricorso contro le multe proprio sollevando dubbi sull’omologazione del dispositivo che li aveva sanzionati, spesso con esito favorevole nei tribunali. Il nuovo decreto nasce anche per chiudere questa falla, imponendo una procedura chiara e verificabile.

Il nuovo registro nazionale

Una delle novità più significative, e più utile in concreto per chi guida, è la pubblicazione per la prima volta di una lista ufficiale e nazionale degli autovelox attivi sul territorio italiano. Il registro è accessibile e aggiornato sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e permette in teoria a chiunque di verificare se un determinato dispositivo che lo ha multato risultava correttamente omologato al momento dell’infrazione.

Si tratta di un cambio di passo importante in termini di trasparenza: fino a oggi ottenere questa informazione richiedeva spesso un accesso agli atti formale, con tempi lunghi e non sempre risposte chiare da parte degli enti locali. Con il registro pubblico, la verifica diventa immediata e alla portata di tutti.

I 60 giorni per mettersi in regola

Per evitare uno stop improvviso di migliaia di dispositivi su tutto il territorio nazionale, con conseguenze pratiche enormi sulla sicurezza stradale, il decreto prevede una procedura semplificata per gli enti e i produttori già in possesso della documentazione tecnica necessaria. Questi soggetti possono inviare i documenti integrativi al Ministero, che entro 60 giorni dovrà esprimersi e dare il via libera formale all’omologazione.

Questo significa che nel breve periodo molti autovelox oggi tecnicamente irregolari potrebbero regolarizzarsi rapidamente, senza necessità di sostituzione fisica del dispositivo. Per gli enti che invece non riusciranno a completare la procedura nei tempi previsti, il rischio concreto è la disattivazione temporanea del dispositivo fino a nuova omologazione.

Multe raddoppiate: cellulare e alta velocità

Il decreto autovelox si inserisce in un contesto normativo più ampio che ha inasprito anche le sanzioni per due comportamenti considerati particolarmente pericolosi. Le multe raddoppiano per chi viene sorpreso a usare il cellulare alla guida, un’infrazione che negli ultimi anni è stata identificata come una delle principali cause di incidenti gravi, soprattutto tra i conducenti più giovani.

Raddoppiano anche le sanzioni per chi supera i limiti di velocità di oltre 60 km/h, una soglia che il legislatore considera indicativa di una condotta di guida particolarmente rischiosa, ben oltre la semplice distrazione o il piccolo eccesso di velocità. Chi si trova già a dover contestare una sanzione di questo tipo può approfondire termini e strategie nella nostra guida su come fare ricorso contro una multa da autovelox.

Come si è arrivati a questo punto

Il problema dell’omologazione degli autovelox non nasce nel 2026: è una questione che si trascina da oltre un decennio, con centinaia di sentenze contrastanti tra tribunali diversi. Alcuni giudici di pace hanno annullato migliaia di multe ritenendo insufficiente la sola “approvazione” del dispositivo, distinta tecnicamente dalla vera “omologazione” prevista dal Codice della Strada. Altri tribunali, al contrario, hanno respinto i ricorsi basati su questo cavillo, generando una situazione di incertezza diffusa sia per gli automobilisti sia per gli enti locali che gestiscono i dispositivi.

Questa disomogeneità giurisprudenziale è probabilmente la ragione principale che ha spinto il Ministero a intervenire con un provvedimento organico, capace di fissare regole uniformi su tutto il territorio nazionale invece di lasciare la questione alla giurisprudenza locale, spesso imprevedibile e diversa da provincia a provincia.

Va detto che l’introduzione del registro nazionale non elimina del tutto il contenzioso, ma lo rende sicuramente più gestibile: avere un elenco pubblico e verificabile riduce drasticamente i tempi e i costi necessari per capire se una determinata multa può essere effettivamente contestata con buone probabilità di successo.

Cosa cambia per chi guida

Per l’automobilista comune, la conseguenza più pratica del nuovo decreto è la possibilità di verificare in autonomia, tramite il registro nazionale, se un autovelox che lo ha multato era correttamente omologato al momento del rilevamento. Questo strumento rafforza sensibilmente la posizione di chi decide di fare ricorso, perché elimina buona parte dell’incertezza che prima richiedeva tempi e costi legali non indifferenti.

Allo stesso tempo, chi accumula infrazioni gravi deve fare i conti con un sistema sanzionatorio complessivamente più severo, che si somma alle regole sulla decurtazione punti spiegate nella nostra guida sulla patente a punti 2026. Per un quadro generale di tutte le novità normative dell’anno, resta utile anche la nostra panoramica sul nuovo Codice della Strada 2026.

Un aspetto pratico da tenere presente: la verifica sul registro nazionale va fatta incrociando data, luogo e codice identificativo del dispositivo riportati sul verbale di contestazione. Senza questi dati precisi diventa difficile risalire con certezza allo specifico autovelox che ha rilevato l’infrazione, quindi conviene sempre conservare con cura la documentazione ricevuta e, in caso di dubbi, farsi assistere da chi si occupa professionalmente di ricorsi stradali prima di presentare opposizione.

Per la lista aggiornata dei dispositivi omologati e per consultare direttamente il registro nazionale, il riferimento ufficiale resta il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se l’autovelox che mi ha multato era omologato?

Puoi consultare il nuovo registro nazionale pubblicato sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che elenca i dispositivi attivi e il loro stato di omologazione.

Se un autovelox non era omologato, la multa è nulla?

Non automaticamente, ma la mancata omologazione è uno dei motivi di ricorso più solidi e spesso accolti dai giudici di pace. Ogni caso va valutato singolarmente sulla base della documentazione disponibile.

Da quando sono attive le nuove regole?

Le nuove regole sono entrate in vigore con il decreto del 9 giugno 2026, ma è prevista una fase di transizione di 60 giorni per permettere agli enti di adeguare i dispositivi già installati.

È vero che le multe per il cellulare alla guida sono raddoppiate?

Sì, insieme alle sanzioni per chi supera i limiti di velocità di oltre 60 km/h, nell’ambito dell’inasprimento generale delle norme sulla sicurezza stradale.

Gli autovelox spariranno durante i 60 giorni di regolarizzazione?

Non necessariamente tutti insieme: gli enti che hanno già la documentazione tecnica possono seguire una procedura semplificata e restare operativi durante l’istruttoria. Il rischio di disattivazione riguarda soprattutto i dispositivi privi di qualsiasi documentazione aggiornabile in tempi brevi.

Il registro nazionale copre anche i dispositivi mobili degli autovelox portatili?

Il registro è pensato per coprire l’insieme dei dispositivi attivi sul territorio, comprese le postazioni mobili gestite dalle forze dell’ordine, anche se la piena implementazione su tutte le categorie di dispositivi potrebbe richiedere ulteriori aggiornamenti nei prossimi mesi.

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