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Simulatore TFR 2026: calcola quanto ti spetta alla fine del lavoro

Il simulatore TFR 2026 che trovi in questa pagina calcola quanto ti spetta alla fine del rapporto di lavoro seguendo, passo per passo, le regole che applica l’ufficio paghe: la quota annua pari alla retribuzione divisa per 13,5 meno lo 0,50% di contributo, la rivalutazione dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione, l’imposta sostitutiva del 17% trattenuta ogni anno sulla rivalutazione, l’aliquota di tassazione separata calcolata sul tuo “reddito di riferimento” e infine la riliquidazione che l’Agenzia delle Entrate fa qualche anno dopo. Inserisci RAL, anni e mesi di servizio: ottieni TFR lordo, imposte e TFR netto, con il dettaglio anno per anno.

Abbiamo rifatto il calcolatore da zero a settembre 2026. La versione precedente usava una rivalutazione fissa al 2,5% e una tassazione forfettaria del 23% su tutto: numeri plausibili, ma sbagliati in entrambe le direzioni. Su una carriera da 50.000 euro per 30 anni sottostimava il netto di oltre 7.000 euro, su una da 25.000 euro per 10 anni lo sovrastimava di circa 500. Qui sotto trovi il simulatore nuovo, la formula spiegata senza scorciatoie e quattro esempi calcolati con lo strumento.

🗓 Ultimo aggiornamento: settembre 2026. Simulatore riscritto con il contributo dello 0,50%, l’imposta sostitutiva del 17% sulle rivalutazioni, gli scaglioni IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%), i coefficienti ISTAT reali fino ad agosto 2026 e la riliquidazione dell’Agenzia delle Entrate.
📌 Articolo in breve
Ogni anno matura una quota pari alla retribuzione divisa per 13,5, da cui si toglie lo 0,50% della retribuzione (contributo aggiuntivo per la pensione previsto dalla legge 297 del 1982): in pratica il 6,91% della RAL. Il fondo accumulato si rivaluta ogni 31 dicembre dell’1,5% più il 75% dell’inflazione FOI, e sulla rivalutazione il datore trattiene subito il 17%. Alla fine il TFR si tassa a parte, con un’aliquota calcolata dividendo le quote per gli anni di servizio e moltiplicando per 12; poi l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’imposta con l’aliquota media dei tuoi ultimi cinque anni. Con 35.000 euro di RAL per 20 anni e inflazione al 2% il TFR lordo è 61.694,45 euro e il netto definitivo stimato 49.997,94 euro.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Simulatore TFR 2026
  2. Come usare il simulatore
  3. Come si calcola il TFR: la formula
  4. La rivalutazione annua: come funziona davvero
  5. Come viene tassato il TFR
  6. Quattro esempi calcolati con il simulatore
  7. TFR in azienda o fondo pensione: cosa conviene
  8. Quando puoi chiedere il TFR in anticipo
  9. Cosa il simulatore non considera
  10. Nota della redazione
  11. Domande frequenti

Simulatore TFR 2026

Il calcolo parte dalla RAL e dagli anni di servizio. Tutti gli altri campi hanno un valore predefinito ragionevole, quindi puoi premere il bottone anche dopo aver compilato solo i primi. Se hai lavorato con lo stesso datore dal 2001 in poi e il rapporto finisce adesso, spunta la casella dei coefficienti ISTAT reali: il simulatore userà l’inflazione effettiva anno per anno invece di un’ipotesi.

Simulatore TFR 2026

Compila i campi e premi “Calcola TFR”. Accetta anche numeri scritti con punto e virgola (25.000 oppure 2,5).

Retribuzione lorda annua comprese tredicesima e quattordicesima (la trovi nella CU).
Lascia vuoto o 0 se la RAL resta uguale. Se indichi una crescita, la RAL qui sopra è quella del primo anno.
2% è la media dell’inflazione FOI dicembre su dicembre 2016-2025 (2,03%, dati ISTAT). Con 2% la rivalutazione è 1,5% + 1,5% = 3% l’anno.
Serve per la riliquidazione dell’Agenzia delle Entrate. Se lo lasci vuoto la stimiamo dalla tua RAL.

ℹ️ I risultati forniti sono stime indicative basate sui dati inseriti e sui parametri vigenti alla data di pubblicazione. Per calcoli ufficiali fai riferimento all’Agenzia delle Entrate o a un professionista abilitato.

Come usare il simulatore

Il dato che conta di più è la RAL, la retribuzione annua lorda. La trovi nella Certificazione Unica che il datore consegna entro marzo, oppure moltiplicando il lordo mensile per il numero di mensilità (13 o 14). Non usare lo stipendio netto: il TFR si calcola sempre sul lordo. Se nel corso degli anni la RAL è cresciuta, hai due strade. La prima è inserire la RAL iniziale e una crescita percentuale annua: con 30.000 euro e un 2% l’anno, dopo dieci anni il simulatore arriva a una RAL di 35.852 euro e ne tiene conto quota per quota. La seconda, più rozza, è usare una RAL media.

Anni e mesi di servizio vanno indicati separatamente, perché la legge riduce la quota in proporzione per le frazioni d’anno e conta come mese intero ogni frazione di almeno 15 giorni. Il campo dell’inflazione parte dal 2%, un valore che non abbiamo scelto a caso: è la media dell’indice FOI calcolato dicembre su dicembre negli ultimi dieci anni, dal 2016 al 2025, che viene 2,03%, con dentro sia gli anni a inflazione quasi zero sia l’impennata del 2022. Se vuoi un’ipotesi prudente metti 1%, se temi una fase simile al 2021-2022 prova 3 o 4.

La casella dei coefficienti ISTAT reali cambia il modo di lavorare dello strumento. Invece di proiettare il futuro con un’inflazione costante, fa finire il rapporto ad agosto 2026 (l’ultimo mese per cui ISTAT ha pubblicato l’indice al momento dell’aggiornamento) e conta a ritroso gli anni e i mesi che hai inserito, applicando a ogni anno il coefficiente effettivo. Funziona per rapporti iniziati dal gennaio 2001 in poi, perché il TFR maturato prima segue un regime fiscale diverso. L’ultimo campo, l’aliquota media degli ultimi cinque anni, è facoltativo: se lo lasci vuoto la stimiamo, se hai le tue dichiarazioni puoi calcolarla dividendo l’IRPEF lorda per il reddito imponibile di ciascun anno e sommando.

Come si calcola il TFR: la formula

L’articolo 2120 del Codice civile dice che per ogni anno di servizio matura una quota “pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5”. Nella retribuzione entrano tutte le somme pagate in modo non occasionale, compresi tredicesima, quattordicesima e superminimi, mentre restano fuori i rimborsi spese; i contratti collettivi possono escludere altre voci. Con 30.000 euro lordi la quota teorica è 2.222,22 euro.

Da questa quota però il datore deve togliere un importo che quasi tutte le guide dimenticano. L’articolo 3 della legge 297 del 1982 ha alzato dello 0,50% i contributi per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del datore, e ha stabilito che l’azienda li recupera detraendoli dalla quota di TFR. Non è il contributo al Fondo di garanzia, come si legge spesso: quello è un’altra cosa, a carico del datore e senza effetti sul tuo TFR. Con 30.000 euro di RAL lo 0,50% vale 150 euro, quindi la quota che finisce davvero nel fondo è 2.072,22 euro, il 6,91% della retribuzione.

La formula completa di un anno pieno è quindi: quota netta = RAL ÷ 13,5 − RAL × 0,005. Per le frazioni d’anno si prendono i mesi lavorati: con un anno e sei mesi a 30.000 euro le quote nette sono 2.072,22 + 1.036,11 = 3.108,33 euro. Il TFR che ricevi alla fine è la somma delle quote nette più le rivalutazioni nette accumulate negli anni.

La rivalutazione annua: come funziona davvero

Ogni 31 dicembre il fondo accumulato fino al 31 dicembre dell’anno prima viene aumentato di un tasso composto da due parti: l’1,5% fisso e il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) rispetto a dicembre dell’anno precedente. La quota maturata nell’anno in corso non si rivaluta. Se l’indice scende, la parte variabile vale zero e resta l’1,5%, come è successo nel 2020. Quando il rapporto finisce a metà anno si usano i mesi trascorsi: l’1,5% diventa 0,125% al mese e l’inflazione è quella del mese di cessazione rispetto al dicembre precedente.

Sulla rivalutazione non paghi le tasse alla fine, come sostengono molte guide, ma subito. Il decreto legislativo 47 del 2000 ha introdotto un’imposta sostitutiva, portata dall’11% al 17% dalla legge 190 del 2014 per le rivalutazioni dal 2015 in poi, che il datore versa con acconto a dicembre e saldo a febbraio e trattiene dal fondo. Ecco perché il simulatore mostra “rivalutazioni nette”: su 100 euro di rivalutazione nel tuo TFR ne restano 83, e quegli 83 euro non vengono più tassati quando ricevi la liquidazione.

La tabella riporta i tassi effettivi degli ultimi dieci anni, ricavati dagli indici FOI senza tabacchi pubblicati sul portale ISTAT per le rivalutazioni monetarie. Il 2022 spicca: con i prezzi saliti dell’11,3% il TFR si è rivalutato del 9,97%, cioè meno dell’inflazione, e al netto del 17% dell’8,28%.

Anno Inflazione FOI dic/dic Rivalutazione TFR lorda Netta dopo il 17%
2016 0,39% 1,80% 1,49%
2017 0,80% 2,10% 1,74%
2018 0,99% 2,24% 1,86%
2019 0,39% 1,79% 1,49%
2020 −0,20% 1,50% 1,25%
2021 3,81% 4,36% 3,62%
2022 11,30% 9,97% 8,28%
2023 0,59% 1,94% 1,61%
2024 1,09% 2,32% 1,93%
2025 1,08% 2,31% 1,92%
2026 (gennaio-luglio) 3,02% 3,14% 2,60%

Il valore del 2026 riguarda sette mesi, quindi contiene solo 0,875 punti di parte fissa: se l’inflazione restasse ai livelli di luglio fino a dicembre, il tasso dell’anno supererebbe il 3,7%. È un dato che cambia ogni mese, e il simulatore va aggiornato quando ISTAT pubblica l’indice di dicembre, a metà gennaio.

Come viene tassato il TFR

Il TFR non si somma allo stipendio dell’anno in cui lo ricevi. È un reddito a tassazione separata e l’articolo 19 del TUIR descrive il calcolo in due tempi. Nel primo lavora il datore di lavoro. La base imponibile è il TFR meno le rivalutazioni già colpite dal 17%, cioè la somma delle quote nette. Si divide questa somma per gli anni e le frazioni d’anno di servizio e si moltiplica per 12: il risultato è il “reddito di riferimento”, una specie di stipendio annuo fittizio. Su quel reddito si calcola l’IRPEF con gli scaglioni dell’anno in cui matura il diritto, senza detrazioni, e il rapporto tra imposta e reddito dà l’aliquota da applicare a tutto il TFR.

Prendiamo 35.000 euro per 20 anni. Le quote nette sono 48.351,85 euro, il reddito di riferimento 48.351,85 × 12 ÷ 20 = 29.011,11 euro. L’IRPEF 2026 su quella cifra è 28.000 × 23% più 1.011,11 × 33%, cioè 6.773,67 euro, pari al 23,35%. L’imposta trattenuta è 48.351,85 × 23,35% = 11.289,44 euro. Nota che il 33% introdotto dalla legge di bilancio 2026 sulla fascia tra 28.000 e 50.000 euro vale anche qui, e riguarda chi ha un reddito di riferimento sopra i 28.000 euro, cioè in pratica una RAL oltre circa 33.800 euro.

Il secondo tempo arriva dopo qualche anno. Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate riliquidano l’imposta con l’aliquota media dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto, “iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti”. Secondo la circolare 29/E del 2001, ripresa da FiscoOggi, l’aliquota media è il rapporto tra la somma delle imposte calcolate sul reddito complessivo di quei cinque anni e la somma dei redditi, al netto degli oneri deducibili e senza considerare i crediti d’imposta. Chi negli ultimi anni guadagnava più che a inizio carriera, o aveva altri redditi, di solito si vede chiedere un’integrazione. Nel nostro esempio l’aliquota media stimata è 24,19%, l’imposta definitiva 11.696,51 euro e la differenza da pagare 407,07 euro. Se nei cinque anni non hai avuto alcun reddito imponibile si applica il 23%.

C’è infine una piccola detrazione per i contratti a termine. Se il TFR riguarda un rapporto a tempo determinato durato effettivamente non più di due anni, l’imposta scende di 61,97 euro per ogni anno, in proporzione ai mesi (articolo 19, comma 1-ter, del TUIR). Il simulatore la applica se spunti la casella.

Quattro esempi calcolati con il simulatore

I casi che seguono usano RAL costante e l’inflazione predefinita del 2%, quindi una rivalutazione del 3% lordo e del 2,49% netto. Tutti i numeri li puoi riprodurre inserendo gli stessi valori nel form.

Scenario Quote nette Rivalutazioni nette TFR lordo Aliquota Netto in busta Netto dopo riliquidazione
25.000 € per 10 anni 17.268,52 € 2.069,19 € 19.337,71 € 23,00% 15.365,95 € 15.365,95 €
35.000 € per 20 anni 48.351,85 € 13.342,60 € 61.694,45 € 23,35% 50.405,00 € 49.997,94 €
50.000 € per 30 anni 103.611,11 € 47.774,44 € 151.385,55 € 26,24% 124.193,88 € 123.583,29 €
30.000 € per 1 anno e 6 mesi 3.108,33 € 25,80 € 3.134,13 € 23,00% 2.419,22 € 2.419,22 €

Il primo caso è quello più comune. Con 25.000 euro la quota netta è 1.851,85 − 125 = 1.726,85 euro l’anno, il reddito di riferimento 20.722,22 euro resta tutto nel primo scaglione e l’aliquota è il 23% pieno. Anche l’aliquota media stimata degli ultimi cinque anni è 23%, perché il reddito imponibile (25.000 meno il 9,19% di contributi) non supera i 28.000 euro: la riliquidazione non cambia nulla. Le rivalutazioni nette pesano poco, 2.069,19 euro, perché in dieci anni il fondo resta piccolo nei primi anni.

Nel terzo caso si vede l’effetto del tempo. Dopo 30 anni le rivalutazioni nette valgono 47.774,44 euro, quasi la metà delle quote accantonate, e non vengono tassate di nuovo. Le quote nette di 103.611,11 euro danno un reddito di riferimento di 41.444,44 euro, tassato al 26,24%. L’aliquota media stimata sugli ultimi cinque anni sale al 26,83%, quindi dopo la riliquidazione il netto scende di 610,59 euro. Se la RAL fosse cresciuta nel tempo invece di restare ferma, la differenza sarebbe più ampia: con 30.000 euro iniziali per dieci anni e un 2% di crescita annua, l’aliquota applicata dal datore resta al 23% ma quella media degli ultimi anni arriva al 24,06% e l’Agenzia chiede 239,61 euro in più.

Il quarto caso è quello di chi lascia un lavoro dopo poco. In un anno e sei mesi la rivalutazione riguarda solo il secondo periodo, sei mesi all’1,5% sulla quota del primo anno, e vale 31,08 euro lordi, 25,80 netti. Se il contratto era a tempo determinato scatta la detrazione di 61,97 euro annui per 1,5 anni, cioè 92,96 euro, e il netto sale a 2.512,17 euro.

Con i coefficienti ISTAT reali i risultati cambiano in modo visibile. Un rapporto da 30.000 euro durato dieci anni e finito ad agosto 2026 (quindi iniziato a settembre 2016) ha un TFR lordo di 23.845,76 euro contro i 23.205,25 della proiezione al 2%, soprattutto per effetto del 9,97% del 2022. Il netto in busta è 19.079,65 euro. Qui l’aliquota media stimata usa gli scaglioni in vigore anno per anno, compreso il 27% del 2021 e il 25% del 2022-2023 tra 15.000 e 28.000 euro, e arriva al 23,72%: dopo la riliquidazione il netto stimato è 18.930,65 euro.

TFR in azienda o fondo pensione: cosa conviene

Il TFR lasciato in azienda, o versato al Fondo di Tesoreria INPS se il datore ha almeno 50 dipendenti, ha una rivalutazione garantita e sicura ma che non batte l’inflazione quando i prezzi corrono. Il TFR versato a un fondo pensione non ha più la rivalutazione di legge: cresce o scende con i mercati, i rendimenti sono tassati ogni anno al 20% (12,5% per la parte in titoli di Stato) e la prestazione finale sconta un’aliquota del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo fino a un minimo del 9%, come prevede l’articolo 11 del decreto legislativo 252 del 2005.

Se nel simulatore scegli “Versato al fondo pensione” vedi il confronto sui soli versamenti, senza rendimenti. Per 35.000 euro in 20 anni il fondo riceve le stesse quote nette, 48.351,85 euro, che con un’aliquota del 13,5% diventano 41.824,35 euro netti; lo stesso TFR in azienda, con la rivalutazione al 3%, porta 49.997,94 euro netti. Vuol dire che per battere l’azienda il fondo deve rendere, al netto dei costi, abbastanza da coprire oltre 8.000 euro di differenza. Il conto però cambia molto se il contratto prevede un contributo del datore che spetta solo a chi aderisce: ne abbiamo parlato nella guida Fondo pensione o TFR in azienda: cosa conviene davvero nel 2026 e in quella su come scegliere il fondo pensione integrativo.

Dal 1° luglio 2026, con la legge di bilancio 2026 (legge 199 del 2025), i neoassunti del settore privato hanno 60 giorni dalla prima assunzione per rinunciare all’adesione automatica: in caso di silenzio TFR e contributi vanno alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo, come spiega il Ministero del Lavoro. Chi rinuncia e tiene il TFR in azienda può cambiare idea più avanti. Lo stesso provvedimento ha portato da 5.164,57 a 5.300 euro il limite di deducibilità dei contributi versati al fondo, esclusa la quota di TFR, e ha introdotto per le nuove prestazioni frazionate un’aliquota del 20% che scende fino al 15%. I dettagli pratici sono nell’articolo sul TFR che va automaticamente nel fondo pensione.

Quando puoi chiedere il TFR in anticipo

Con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore puoi chiedere un’anticipazione fino al 70% del TFR che ti spetterebbe se il rapporto finisse alla data della richiesta. L’articolo 2120 ammette due motivi, le spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche e l’acquisto della prima casa per te o per i figli, a cui la legge 53 del 2000 ha aggiunto le spese durante i congedi parentali e formativi. L’anticipazione si ottiene una sola volta nel corso del rapporto, salvo condizioni migliori previste dal contratto collettivo, e l’azienda deve accogliere ogni anno le richieste entro il 10% degli aventi titolo e comunque il 4% dei dipendenti.

L’anticipo non si tassa con l’IRPEF ordinaria dello stipendio, come si legge a volte. Segue la stessa tassazione separata del TFR, con l’aliquota calcolata sul reddito di riferimento, ma non passa dalla riliquidazione dell’Agenzia delle Entrate: il conto definitivo si fa quando ricevi il saldo a fine rapporto, e l’anticipo rientra nel calcolo. Tutte le regole, compresi i casi in cui il datore può dire di no, sono nella guida TFR anticipato: quando si può chiedere e come funziona davvero.

Cosa il simulatore non considera

Lo strumento riproduce le regole generali, ma una busta paga reale ha dettagli che nessun simulatore conosce. Il primo riguarda la retribuzione utile: noi usiamo la RAL intera, mentre il contratto collettivo può escludere alcune voci, e i periodi di malattia, maternità o cassa integrazione vanno computati come se avessi lavorato normalmente. Il secondo riguarda lo 0,50%, che si calcola sulla retribuzione imponibile ai fini contributivi: in genere coincide con la RAL, ma non sempre.

La stima dell’aliquota media per la riliquidazione è la parte più incerta. L’Agenzia usa il tuo reddito complessivo reale, quindi anche affitti, redditi di un secondo lavoro e oneri deducibili; noi conosciamo solo la retribuzione del rapporto, tolti i contributi al 9,19%, senza l’esonero contributivo del 2022-2024 né l’aliquota aggiuntiva dell’1% sopra la prima fascia pensionabile. In modalità proiezione usiamo gli scaglioni 2026 anche per gli anni futuri, e se il rapporto dura meno di cinque anni la media considera solo gli anni del rapporto. Se hai le tue dichiarazioni, inserire l’aliquota media reale rende il risultato molto più affidabile.

Restano fuori anche le anticipazioni già ricevute, i trasferimenti di TFR maturato prima del 2001 (che ha una deduzione forfettaria diversa), i rendimenti del fondo pensione e la tassazione di eventuali riscatti anticipati dal fondo. Infine le regole fiscali possono cambiare: la manovra 2027 in discussione prevede ritocchi all’IRPEF, e un TFR che maturerà tra dieci anni sarà tassato con gli scaglioni di quel momento.

Nota della redazione

📝 Nota della redazione: rifacendo i conti ci siamo accorti che due errori ricorrono in molti calcolatori online, e c’erano anche nella nostra versione precedente. Il primo è dividere la RAL per 13,5 senza togliere lo 0,50% di contributo previsto dall’articolo 3 della legge 297 del 1982: su 50.000 euro per 30 anni sono 7.500 euro di quote che nel fondo non entrano mai. Il secondo è applicare l’aliquota finale anche alla rivalutazione, che invece è già stata tassata al 17% anno per anno. Il vecchio simulatore, con rivalutazione al 2,5% e 23% su tutto, per 50.000 euro e 30 anni dava 116.569 euro netti; con le regole corrette e inflazione al 2% il netto dopo la riliquidazione è 123.583,29 euro. Per 25.000 euro e 10 anni l’errore andava nel verso opposto: 15.863 euro contro 15.365,95. Occhio anche alle guide che attribuiscono lo 0,50% al Fondo di garanzia INPS: la norma parla di contributi per invalidità, vecchiaia e superstiti.

Domande frequenti

Il TFR si perde se cambio lavoro?

No. Il TFR spetta per qualsiasi causa di cessazione, dimissioni e licenziamento compresi. Il vecchio datore ti liquida quanto maturato nei tempi previsti dal contratto collettivo e con il nuovo si riparte da zero, anche per il conteggio degli otto anni utili all’anticipazione. Se il TFR era nel fondo pensione, invece, resta lì e puoi continuare a versare con il nuovo datore o trasferire la posizione. Se stai valutando di lasciare il posto, trovi le regole su preavviso e spettanze nella guida sulle dimissioni volontarie 2026.

Perché il netto in busta e quello “dopo la riliquidazione” sono diversi?

Perché la tassazione del datore è provvisoria. Il datore usa l’aliquota del reddito di riferimento, che dipende da tutta la carriera nello stesso rapporto; l’Agenzia delle Entrate ricalcola poi l’imposta con l’aliquota media dei cinque anni precedenti, che riflette gli stipendi più recenti e gli eventuali altri redditi. Se la seconda è più alta ti arriva una comunicazione con l’importo da pagare, se è più bassa un rimborso. Conviene non spendere tutto il TFR finché il ricalcolo non è arrivato.

Cosa succede al TFR se l’azienda fallisce?

Interviene il Fondo di garanzia istituito presso l’INPS dall’articolo 2 della legge 297 del 1982, finanziato con un contributo a carico dei datori di lavoro. Se il datore è insolvente puoi chiedere all’INPS il pagamento del TFR maturato, secondo la procedura prevista per il tipo di insolvenza. Il TFR versato al Fondo di Tesoreria INPS o a un fondo pensione non dipende invece dalla solidità dell’azienda.

Il TFR si calcola sulla tredicesima?

Sì. La retribuzione utile comprende tutte le somme pagate in modo non occasionale, quindi anche tredicesima e quattordicesima, salvo diversa previsione del contratto collettivo. Sono esclusi i rimborsi spese e i compensi occasionali. Per questo nel simulatore va inserita la RAL completa e non dodici mensilità.

Quando viene pagato il TFR dopo le dimissioni?

La legge non fissa un termine unico: lo stabiliscono i contratti collettivi, e in molti casi si parla di qualche settimana o di un paio di mesi dalla cessazione. Se il TFR è al Fondo di Tesoreria INPS paga comunque il datore, che poi recupera le somme, quindi i tempi possono allungarsi. Oltre il termine del contratto maturano interessi e rivalutazione sul ritardo. Controlla la busta paga di chiusura: la voce TFR indica le quote, la rivalutazione e le ritenute applicate, come spieghiamo nella guida su come leggere la busta paga.

La RAL cambia nel tempo: come calcolo il TFR reale?

Il TFR si calcola anno per anno sulla retribuzione di quell’anno, quindi gli aumenti contano solo dal momento in cui arrivano. Nel simulatore puoi inserire la RAL iniziale e una crescita annua; la tabella comprimibile “dettaglio anno per anno” mostra la retribuzione usata per ogni anno e il fondo accumulato. Per il dato esatto chiedi all’ufficio paghe il prospetto del TFR maturato: molte aziende lo riportano già nella busta paga di dicembre.

Con che aliquota si tassa il TFR se guadagno meno di 28.000 euro?

Il reddito di riferimento di una RAL fino a circa 33.800 euro con carriera stabile resta sotto i 28.000 euro, quindi l’aliquota è il 23% del primo scaglione. Il TFR non ha detrazioni per lavoro dipendente, per cui non scende sotto il 23% (salvo la piccola detrazione per i contratti a termine brevi). Per capire come funzionano scaglioni e aliquote nel 2026 puoi leggere come calcolare l’IRPEF 2026.

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