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Crypto e fisco: come dichiarare le criptovalute nel 730 2026

Dichiarare le criptovalute nel 730 2026 è diventato obbligatorio per chi ha realizzato guadagni o deteneva crypto al 31 dicembre 2025. Molti ancora ignorano come funziona e si ritrovano a presentare il modello incompleto, rischiando sanzioni o accertamenti. Questa guida spiega cosa dichiarare, dove inserirlo nel modello e come calcolare la tassazione.

📌 In breve
Dal 2023 le criptovalute in Italia sono classificate come “cripto-attività” e tassate al 26% sulle plusvalenze che superano i 2.000 euro annui. Nel 730/2026 (redditi 2025) vanno dichiarate nel Quadro RT per le plusvalenze e nel Quadro RW per il monitoraggio fiscale del patrimonio. Chi non dichiara rischia sanzioni dal 3% al 15% delle somme non segnalate.

Indice

  1. La normativa italiana sulle crypto dal 2023
  2. Cosa va dichiarato: plusvalenze, wallet e exchange
  3. Quadro RT: come inserire le plusvalenze
  4. Quadro RW: il monitoraggio fiscale
  5. Come si calcola una plusvalenza su crypto
  6. Esempio pratico: Bitcoin venduto nel 2025
  7. Quando non è necessario dichiarare
  8. Anni precedenti: come regolarizzare la posizione
  9. Domande frequenti

La normativa italiana sulle crypto dal 2023

Prima del 2023 le criptovalute in Italia vivevano in un limbo normativo: l’Agenzia delle Entrate le trattava come valuta estera, con regole parzialmente adattate da un contesto completamente diverso. La Legge di Bilancio 2023 ha sistemato tutto, introducendo per la prima volta una disciplina specifica per le “cripto-attività”, termine che include Bitcoin, Ethereum, stablecoin, NFT e token in generale.

La riforma si basa su tre pilastri. Il primo è la tassazione delle plusvalenze al 26%, applicata quando vendi crypto realizzando un guadagno superiore a 2.000 euro nel corso dell’anno. Il secondo pilastro è l’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro RW, che serve all’Agenzia delle Entrate per sapere quante cripto-attività detieni, anche se non le hai vendute. Il terzo è la cosiddetta “rideterminazione del costo” (affrancamento), che permetteva di rivalutare il valore di carico delle crypto al 1° gennaio 2023 pagando un’imposta sostitutiva del 14% — opzione rilevante per chi ha dichiarato in modo regolare negli anni scorsi.

Per la dichiarazione 2026 (redditi 2025) si applicano pienamente queste regole, senza le disposizioni transitorie del primo anno. È il terzo ciclo fiscale completo sotto questa normativa.

Cosa va dichiarato: plusvalenze, wallet e exchange

Il primo passo è capire cosa rientra nell’obbligo dichiarativo. Le plusvalenze da dichiarare nel Quadro RT sono i guadagni realizzati vendendo cripto-attività in cambio di euro o di altra valuta fiat, ma anche quelli ottenuti convertendo una crypto in un’altra (il cosiddetto crypto-to-crypto swap) e i proventi da staking o lending se trattati come redditi diversi di natura finanziaria.

Il Quadro RW riguarda invece il patrimonio: se il valore totale delle cripto-attività che detenevi al 31 dicembre 2025 superava i 15.000 euro — anche per un solo giorno dell’anno — sei tenuto a segnalarlo. Questo vale per wallet personali (hardware wallet, software wallet, paper wallet) e per i saldi su exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, nonché su piattaforme italiane come Young Platform.

Una precisazione importante: molti pensano che detenere crypto senza venderle non crei obblighi fiscali. Non è sempre vero. Il Quadro RW è obbligatorio indipendentemente dalla vendita, se si supera la soglia del patrimonio. Le plusvalenze, invece, scattano solo in caso di realizzo (vendita o conversione). L’articolo sulla guida al funzionamento delle criptovalute spiega bene la distinzione tra detenzione e realizzo.

Quadro RT: come inserire le plusvalenze

Il Quadro RT del modello 730 si usa per dichiarare i redditi diversi di natura finanziaria, categoria in cui dal 2023 rientrano ufficialmente anche le plusvalenze da cripto-attività. La sezione specifica per le crypto è la Sezione II-B del Quadro RT.

Per compilarlo correttamente hai bisogno del rendiconto delle transazioni dell’anno, che puoi scaricare direttamente dall’exchange nel formato CSV o PDF storico. Dalla lista delle operazioni devi ricavare il costo di acquisto (prezzo di carico) per ogni crypto venduta e il prezzo di vendita. La differenza positiva è la plusvalenza tassabile al 26%. Se la differenza è negativa, hai una minusvalenza che puoi compensare con future plusvalenze entro i quattro anni successivi.

Nella sezione RT vanno inseriti il totale delle plusvalenze, il totale delle minusvalenze e la base imponibile netta. L’imposta sostitutiva del 26% viene calcolata automaticamente sul saldo positivo. Se hai utilizzato un sostituto di imposta (cioè un exchange italiano che effettua la ritenuta in automatico, come Young Platform Pro con il regime dichiarativo), le trattenute già effettuate si portano in compensazione.

Quadro RW: il monitoraggio fiscale

Il Quadro RW è meno conosciuto del RT ma altrettanto importante. Serve a segnalare al fisco italiano il possesso di attività patrimoniali estere o, nel caso delle crypto, di cripto-attività ovunque detenute, poiché non hanno un territorio preciso di localizzazione. L’obbligo scatta se il valore medio o massimo delle crypto detenute ha superato i 15.000 euro durante il 2025.

Nel quadro RW si inserisce il valore delle cripto-attività al 1° gennaio 2025 (o alla data di acquisto se acquistate nel corso dell’anno) e al 31 dicembre 2025. Il valore si esprime in euro al tasso di cambio della data di riferimento. Per Bitcoin, Ethereum e le principali crypto, i tassi di riferimento sono facilmente recuperabili dai grafici storici di CoinGecko, CoinMarketCap o direttamente dall’exchange utilizzato.

Sul Quadro RW si calcola anche l’IVAFE — Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero — che dal 2023 si applica anche alle cripto-attività con un’aliquota dello 0,2% sul valore medio annuo. Attenzione: questa imposta si calcola anche se non hai venduto nulla e anche se hai realizzato perdite.

Come si calcola una plusvalenza su crypto

Il calcolo della plusvalenza segue la logica LIFO (Last In, First Out) oppure può essere fatto con il costo medio ponderato, a seconda del metodo scelto. La legge italiana per le cripto-attività prevede in genere il metodo del costo medio ponderato per exchange diversi, ma la pratica contabile è ancora in evoluzione e molti commercialisti usano il LIFO o il FIFO (First In, First Out) in base alla tracciabilità delle transazioni disponibili.

La formula base è: plusvalenza = prezzo di vendita in euro − costo di acquisto in euro − eventuali commissioni di acquisto e vendita. Le commissioni di transazione (gas fee su Ethereum, trading fee sull’exchange) sono deducibili e abbassano la plusvalenza imponibile. Tenerle traccia durante l’anno è fondamentale, specialmente per chi opera su DeFi dove le fee possono essere significative.

Un caso che crea spesso confusione è la conversione crypto-to-crypto: se hai comprato Ethereum a 2.000 euro e lo hai scambiato con un altro token quando valeva 3.500 euro, hai realizzato una plusvalenza di 1.500 euro, anche se non hai mai toccato euro. Questo scambio va dichiarato come se fosse una vendita.

Esempio pratico: Bitcoin venduto nel 2025

Immagina di aver comprato 0,5 Bitcoin in tre tranche nel 2023 e 2024, per un costo medio totale di 14.000 euro. A maggio 2025 hai venduto il tuo 0,5 BTC a 44.000 euro (prezzo ipotetico). Le commissioni dell’exchange ammontavano a 150 euro totali tra acquisto e vendita.

Il calcolo è: 44.000 − 14.000 − 150 = 29.850 euro di plusvalenza netta. Questa cifra è ben superiore alla soglia di 2.000 euro, quindi va dichiarata integralmente nel Quadro RT. L’imposta sostitutiva del 26% su 29.850 euro è pari a 7.761 euro, da versare tramite il modello F24 con le scadenze ordinarie del 730.

Se nello stesso anno hai anche perso 3.000 euro su altcoin andate a zero, quella minusvalenza si compensa: la base imponibile scende da 29.850 a 26.850 euro e l’imposta si riduce a 6.981 euro. Come compilare correttamente il 730 in questi casi è spiegato nel dettaglio nella guida alla compilazione del modello 730 online 2026.

Quando non è necessario dichiarare

Non tutte le operazioni in crypto generano obblighi dichiarativi. La soglia di esenzione per le plusvalenze è fissata a 2.000 euro annui: se il totale dei guadagni realizzati nell’anno non supera questa cifra, non è dovuta l’imposta sostitutiva e non va compilato il Quadro RT per le plusvalenze. Attenzione però: l’obbligo del Quadro RW per il monitoraggio del patrimonio rimane se si supera la soglia dei 15.000 euro di valore detenuto.

Non sono imponibili come plusvalenze i trasferimenti tra wallet personali (dal tuo Ledger al tuo Metamask), l’acquisto di crypto con euro senza vendita successiva, e i crypto ricevuti come dono o eredità (anche se in quest’ultimo caso esistono altri obblighi dichiarativi). Anche le perdite su crypto non vendute — tecnicamente “deprezzamento” — non vanno dichiarate finché non si realizza effettivamente la vendita in perdita.

Anni precedenti: come regolarizzare la posizione

Se nei 730 degli anni scorsi (2023, 2024, 2025 per redditi 2022-2024) non hai dichiarato le cripto-attività, puoi regolarizzare la tua posizione con il ravvedimento operoso, uno strumento che permette di sanare le omissioni pagando l’imposta dovuta più una sanzione ridotta e gli interessi legali. Prima intervieni, più la sanzione è bassa: va dal 3% se regolarizzi entro 90 giorni dalla scadenza originaria fino al 15% se lo fai entro due anni.

Con l’aumento dei controlli incrociati tra Agenzia delle Entrate e exchange europei (obbligati a comunicare i dati dei clienti italiani dal 2024 in forza della direttiva DAC8), il rischio di essere intercettati in caso di omissione è cresciuto sensibilmente. La consulenza di un commercialista esperto in fiscalità crypto può fare la differenza, specialmente per posizioni complesse con molte transazioni o importi significativi.

Domande frequenti

Chi deve dichiarare le crypto nel 730 2026?

Chiunque abbia detenuto cripto-attività per un valore superiore a 15.000 euro durante il 2025 (Quadro RW) o abbia realizzato plusvalenze superiori a 2.000 euro nell’anno (Quadro RT). Chi usa un CAF o un sostituto d’imposta deve comunicare queste informazioni al momento dell’appuntamento per la compilazione del 730.

Come ottengo il rendiconto delle transazioni dall’exchange?

Quasi tutti i principali exchange — Binance, Coinbase, Kraken, Young Platform — offrono la possibilità di scaricare lo storico delle transazioni in formato CSV dalla sezione “Account” o “Cronologia ordini”. Per wallet decentralizzati come MetaMask, si usa un servizio esterno come Koinly, CoinTracker o Coinledger, che leggono la blockchain e ricostruiscono automaticamente il rendiconto.

Lo staking di crypto va dichiarato?

Sì. I proventi da staking (le ricompense ricevute per validare transazioni) sono tassati come redditi diversi. Ogni ricompensa ricevuta va valorizzata al prezzo di mercato del giorno di ricezione: quel valore in euro diventa il costo di carico della crypto ricevuta e, al momento della sua eventuale vendita, si usa per calcolare la plusvalenza.

Cosa succede se non dichiaro le crypto?

Le sanzioni per omessa dichiarazione nel Quadro RW vanno dal 3% al 15% delle somme non dichiarate (raddoppiate se si tratta di paesi black list). Per le plusvalenze non dichiarate si aggiunge l’imposta evasa con sanzione dal 90% al 180% e gli interessi. L’Agenzia delle Entrate sta aumentando i controlli grazie alla cooperazione con gli exchange europei.

Posso compensare le perdite crypto con guadagni su azioni o fondi?

No. Le minusvalenze da cripto-attività non sono compensabili con plusvalenze da altri strumenti finanziari come azioni, ETF o fondi comuni. Si compensano solo con future plusvalenze sulle stesse cripto-attività, entro i quattro anni successivi. Questo è uno degli aspetti meno favorevoli della normativa italiana rispetto ad altri paesi europei.

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