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Rinuncia all’eredità: come si fa in tribunale, quanto costa e perché poi tocca ai figli

La rinuncia all’eredità si fa con una dichiarazione davanti al cancelliere del tribunale dell’ultimo domicilio del defunto oppure davanti a un notaio, e in tribunale costa poco più di 200 euro: 200 euro di imposta di registro, una marca da bollo da 16 euro sul verbale e circa 28 euro per ogni copia autentica. Serve quando chi è morto lascia più debiti che beni. Il passaggio che molte famiglie scoprono tardi: quando un figlio rinuncia, al suo posto vengono chiamati i suoi figli, anche se sono bambini, e anche loro devono rinunciare con l’autorizzazione del giudice.

Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto su Normattiva gli articoli del Codice civile citati nel testo e le schede sulla rinuncia all’eredità dei tribunali di Sondrio (febbraio 2024), Trieste e Trani.

📌 Articolo in breve
Per rinunciare all’eredità bisogna andare dal cancelliere del tribunale competente per l’ultimo domicilio del defunto, oppure da un notaio scelto liberamente in tutta Italia, e firmare una dichiarazione che viene iscritta nel registro delle successioni. In tribunale la spesa minima è di 216 euro (200 di imposta di registro e 16 di bollo), più 27,80 euro per ogni copia autentica; secondo le schede dei tribunali di Trieste e Trani l’imposta di registro si paga una volta per atto, anche se rinunciano più persone insieme. Chi rinuncia è considerato come se non fosse mai stato erede, ma al suo posto subentrano i suoi figli, che a loro volta devono rinunciare: per i minorenni serve l’autorizzazione del giudice tutelare. Chi ha già in mano beni del defunto deve muoversi entro tre mesi.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cosa vuol dire rinunciare all’eredità
  2. Come si fa: tribunale o notaio
  3. Quanto costa
  4. Entro quando si rinuncia
  5. Perché poi tocca ai figli (e ai nipoti)
  6. Tre esempi con i numeri
  7. Gli errori che fanno perdere la rinuncia
  8. Polizze vita e pensione: cosa resta a chi rinuncia
  9. Domande frequenti

Cosa vuol dire rinunciare all’eredità

Quando una persona muore, i suoi beni e i suoi debiti passano agli eredi come un pacchetto unico. Se il padre lascia un conto con 3.000 euro e un finanziamento da 25.000, il figlio che accetta “puro e semplice” deve pagare anche i 22.000 euro che mancano, con i propri soldi.

La rinuncia serve a uscire del tutto da questa situazione. L’articolo 521 del Codice civile lo dice in una riga: chi rinuncia “è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato”. Nessun creditore del defunto può chiedergli niente, ma lui non prende niente.

La rinuncia è tutto o niente. L’articolo 520 dichiara nulla la rinuncia “fatta sotto condizione o a termine o solo per parte”: non si può rinunciare ai debiti e tenersi la casa. Chi vuole provare a salvare qualcosa senza rischiare il proprio patrimonio ha un’altra strada, l’accettazione con beneficio d’inventario, che limita i debiti al valore di ciò che si eredita; ne parliamo nella guida alle tasse di successione.

Prima di decidere conviene capire quanto pesano davvero i debiti: alcuni possono essere già prescritti, come spiega la guida sulla prescrizione dei debiti.

Come si fa: tribunale o notaio

Le strade sono due, e le indica l’articolo 519 del Codice civile: la rinuncia “deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni”. Una lettera o una mail non valgono.

In tribunale. È competente il tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto, non quello dove abita chi rinuncia. Il tribunale di Sondrio, nel suo vademecum aggiornato a febbraio 2024, chiede prima una mail alla cancelleria con i dati del defunto e di chi rinuncia; poi fissa l’appuntamento e manda le istruzioni per pagare. Altri tribunali usano la prenotazione online o allo sportello: la prima cosa da fare è cercare sul sito del proprio tribunale la scheda “rinuncia all’eredità”.

I documenti richiesti sono in genere gli stessi ovunque:

  • estratto per riassunto dell’atto di morte con l’ultima residenza (Trieste chiede il certificato di morte in originale);
  • documento d’identità e codice fiscale di ogni persona che rinuncia, che deve presentarsi di persona;
  • copia conforme del verbale di pubblicazione del testamento, se c’è;
  • per i minorenni, l’autorizzazione del giudice tutelare;
  • marche da bollo e ricevute di pagamento (vedi sotto).

Il giorno fissato si firma il verbale davanti al funzionario; a Sondrio le copie autentiche si ritirano dopo circa 15 giorni.

Dal notaio. Il notaio si può scegliere in qualunque città, e questo è comodo quando il defunto viveva lontano. Si paga però l’onorario, che è libero: conviene chiedere un preventivo scritto, ricordando che imposta di registro e bolli si aggiungono.

Quanto costa

Il vademecum di Sondrio parla di 200 euro di imposta di registro pagati con modello F24 inviato dal funzionario, di una marca da 16 euro sul verbale e, per ogni copia autentica, di una marca da 16 euro più 11,80 euro di diritti di copia pagati con pagoPA. Trieste fa pagare l’imposta con modello F23 (codice tributo 109T); Trani prevede anche la copia urgente in giornata, con diritti da 35,40 euro.

Voce Importo Quando
Imposta di registro 200 € Una per atto (F24 o F23)
Bollo sul verbale 16 € Sempre
Copia autentica 16 € + 11,80 € Per ogni copia
Copia urgente 16 € + 35,40 € Se prevista
Notaio Variabile Onorario libero + imposte

Il dubbio più frequente è se i 200 euro si paghino una volta sola o una per ogni persona che rinuncia. Le schede dei tribunali rispondono così: il tribunale di Trieste scrive che “il pagamento è unico indipendentemente dal numero di persone che effettuano contestualmente la rinuncia”, e il tribunale di Trani parla di “un versamento per ciascun atto”. La parola che conta è “contestualmente”: se moglie e figli rinunciano nello stesso verbale si paga una sola imposta; se vanno in giorni diversi, ogni atto paga la sua. Conviene presentarsi tutti allo stesso appuntamento e chiedere conferma alla cancelleria quando si prenota.

Quante copie servono? Di solito una per chi deve dimostrare ai creditori di aver rinunciato, ma nessuna regola ne impone un numero.

Entro quando si rinuncia

Secondo l’articolo 480 il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dalla morte.

Ci sono però due eccezioni che accorciano molto i tempi. La prima riguarda chi è già “nel possesso di beni ereditari”, per esempio il figlio che vive nella casa del padre o che tiene in garage la sua auto. Per lui l’articolo 485 prevede di fare l’inventario entro tre mesi dalla morte (o da quando ha saputo dell’eredità), con una proroga di regola non oltre altri tre mesi chiesta al giudice di pace; finito l’inventario ha 40 giorni per decidere. Se lascia scadere questi termini diventa erede “puro e semplice”, con tutti i debiti.

La seconda eccezione è la mossa dei creditori. L’articolo 481 permette a “chiunque vi ha interesse”, quindi anche a una banca, di chiedere al giudice di fissare un termine: se il chiamato non dichiara nulla entro quella data, perde il diritto di accettare.

La rinuncia, infine, si può ritirare. L’articolo 525 consente di accettare l’eredità dopo averla rifiutata, finché il diritto non è prescritto e purché nessun altro chiamato l’abbia già acquistata.

Perché poi tocca ai figli (e ai nipoti)

È il punto che sorprende di più. L’articolo 467 regola la “rappresentazione”: i discendenti subentrano al posto del loro genitore “in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità”. Tradotto: se il figlio del defunto rinuncia, l’eredità con i suoi debiti passa ai suoi figli, cioè ai nipoti del defunto. Se anche loro rinunciano e hanno figli, scende ancora.

Quando invece chi rinuncia non ha figli, la sua parte va agli altri chiamati insieme a lui (articolo 522): se la moglie rinuncia e i figli no, la quota dei figli cresce. Se rinunciano tutti, l’eredità passa alle categorie successive previste dall’articolo 565: genitori del defunto, fratelli e sorelle, altri parenti. Solo alla fine arriva lo Stato, che per l’articolo 586 non può rinunciare ma non risponde dei debiti oltre il valore dei beni.

Con i figli minorenni il genitore non può decidere da solo. L’articolo 320 stabilisce che i genitori non possono “accettare o rinunziare ad eredità” per il figlio senza l’autorizzazione del giudice tutelare, che la concede solo “per necessità o utilità evidente del figlio”. Il percorso è doppio: prima il ricorso al giudice tutelare, poi la rinuncia in cancelleria o dal notaio con l’autorizzazione in mano. Se invece si vuole accettare per un minorenne, l’articolo 471 permette di farlo solo con beneficio d’inventario, così il bambino non risponde dei debiti con i suoi beni.

Nota della redazione. Nelle schede ufficiali che abbiamo letto, il costo della rinuncia non dipende dal numero di persone ma dal numero di atti: Trieste lo scrive in chiaro (“il pagamento è unico indipendentemente dal numero di persone che effettuano contestualmente la rinuncia”), Trani parla di “un versamento per ciascun atto”. Per una famiglia di tre persone andare separati costa 400 euro in più. Moduli, sistema di pagamento e numero di marche però non sono uguali dappertutto: leggete la scheda del vostro tribunale.

Tre esempi con i numeri

1. Un solo figlio, in tribunale. Marco rinuncia all’eredità della madre, che lasciava solo un prestito personale da 9.000 euro. In cancelleria paga 200 euro di imposta di registro e 16 euro di bollo sul verbale; chiede una copia autentica da mandare alla finanziaria, che costa 16 + 11,80 euro. Totale: 243,80 euro. Senza copia sarebbero stati 216 euro.

2. Una famiglia con nipoti piccoli. Un padre muore con 40.000 euro di debiti e nessun bene. Rinunciano la moglie e i due figli adulti, insieme, nello stesso verbale: 200 + 16 = 216 euro, più tre copie autentiche (3 × 27,80 = 83,40 euro), per un totale di 299,40 euro (calcolo nostro sulle tariffe delle schede ufficiali). Se fossero andati in tre giorni diversi, con tre atti, la spesa sarebbe salita a 3 × 243,80 = 731,40 euro. Ma non è finita: i due figli hanno in tutto tre bambini, che per rappresentazione diventano chiamati all’eredità del nonno. Per loro servono l’autorizzazione del giudice tutelare e una nuova rinuncia: con un unico atto, altri 216 euro più le copie, oltre ai costi del ricorso, da chiedere alla cancelleria.

3. La polizza vita. Una madre muore lasciando 15.000 euro di debiti con una finanziaria e una polizza vita da 20.000 euro con la figlia indicata come beneficiaria. La figlia rinuncia all’eredità (216 euro più eventuali copie) e incassa comunque i 20.000 euro della polizza, che non fanno parte dell’eredità e non vanno ai creditori della madre.

Caso Atti Spesa
1 persona, 1 copia 1 243,80 €
3 persone insieme, 3 copie 1 299,40 €
3 persone separate, 3 copie 3 731,40 €

Gli errori che fanno perdere la rinuncia

Si può perdere la possibilità di rinunciare senza accorgersene, accettando l’eredità con i fatti. L’articolo 476 parla di accettazione tacita quando il chiamato compie un atto “che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”. Ritirare i soldi dal conto del defunto per spenderli, vendere la sua auto, affittare il suo appartamento: sono gesti che un giudice può leggere come accettazione, e a quel punto la rinuncia non serve più.

Non tutto, però, è vietato. L’articolo 460 consente a chi è chiamato all’eredità di compiere “atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea”: chiudere a chiave la casa, mettere al sicuro i documenti, evitare che un bene si rovini. Se qualcosa non si può conservare, ci si fa autorizzare dal giudice a venderlo. Nel dubbio, prima di toccare un conto conviene chiedere a un notaio o a un patronato. Per le pratiche da fare comunque dopo il decesso c’è la guida alle pratiche dopo la morte di un familiare.

Attenzione anche alla rinuncia “a favore” di qualcuno. L’articolo 478 dice che la rinuncia fatta in cambio di un compenso, o solo a favore di alcuni dei chiamati, vale come accettazione. Dire “rinuncio perché la casa vada a mia sorella” significa, per la legge, avere accettato, con i debiti a proprio carico.

Ultimo errore comune: presentare la dichiarazione di successione prima di aver deciso. La procedura, per chi invece accetta, è nella guida alla dichiarazione di successione.

Polizze vita e pensione: cosa resta a chi rinuncia

Rinunciare all’eredità non significa perdere tutto ciò che arriva dopo una morte. Il caso più chiaro è la polizza vita con un beneficiario indicato: per l’articolo 1920, con la designazione il beneficiario “acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione”. La somma non passa dall’eredità, quindi si incassa anche rinunciando. Se però nel contratto il beneficiario è indicato in modo generico, per esempio “gli eredi”, conviene chiedere alla compagnia come lo interpreta prima di rinunciare.

Anche la pensione di reversibilità segue regole sue: la chiede all’INPS il familiare superstite (coniuge, figli e, in certi casi, altri parenti) in base ai requisiti previsti dalla legge per i superstiti, non in quanto erede. Gli arretrati di pensione maturati e non incassati dal defunto sono un’altra cosa: prima di rinunciare conviene chiedere al patronato come trattarli.

Domande frequenti

Entro quando si può rinunciare all’eredità?

In generale entro dieci anni dalla morte, finché non si è accettato. Chi però è nel possesso di beni del defunto deve fare l’inventario entro tre mesi e poi decidere entro 40 giorni, altrimenti diventa erede con tutti i debiti.

Quanto costa rinunciare all’eredità in tribunale?

Almeno 216 euro: 200 di imposta di registro e 16 di bollo sul verbale. Ogni copia autentica costa altri 27,80 euro (marca da 16 euro più 11,80 di diritti). Secondo le schede dei tribunali di Trieste e Trani, se più persone rinunciano insieme nello stesso atto l’imposta di registro si paga una volta sola.

Se rinuncio, i miei figli ereditano i debiti?

Diventano chiamati all’eredità al posto tuo, per rappresentazione, ma non ereditano nulla in automatico: anche loro devono rinunciare. Se sono minorenni, serve prima l’autorizzazione del giudice tutelare.

Posso rinunciare all’eredità e tenere la casa?

No. La rinuncia parziale è nulla: si rinuncia a tutto, beni e debiti. L’alternativa è l’accettazione con beneficio d’inventario.

Ritirare i soldi dal conto del defunto vale come accettazione?

Può valere. Prelevare e usare quei soldi è un atto che presuppone la volontà di essere erede, e la legge lo considera accettazione tacita. Gli atti per conservare i beni sono invece permessi.

Posso cambiare idea dopo aver rinunciato?

Sì, finché il diritto di accettare non è prescritto (dieci anni) e purché l’eredità non sia già stata acquistata da un altro chiamato.

Meglio il tribunale o il notaio?

Il tribunale costa meno, perché si pagano solo imposta, bolli e copie. Il notaio è più flessibile su luogo e tempi, ma all’onorario, che è libero, si aggiungono le stesse imposte.

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