Tasse di successione 2026: quando muore un familiare, tra il dolore e le pratiche burocratiche da sbrigare c’è anche questo — capire quanto lo Stato preleva sui beni ereditati. La risposta non è semplice come sembra, perché dipende dal grado di parentela, dal valore dell’eredità e dal tipo di beni. In molti casi si paga molto meno di quanto si teme; in altri, invece, l’imposta può essere tutt’altro che trascurabile.
In Italia l’imposta di successione si paga solo oltre determinate soglie (franchigie) e con aliquote che variano dal 4% all’8% in base al grado di parentela. Figli e coniuge hanno una franchigia di 1 milione di euro ciascuno. Sugli immobili si pagano anche imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%). La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dal decesso.
Indice
- Chi paga le tasse di successione e chi è esente
- Franchigie e aliquote: la tabella completa
- Immobili in eredità: le imposte aggiuntive
- Cosa non entra nell’asse ereditario
- La dichiarazione di successione: quando e come presentarla
- Quando conviene rinunciare all’eredità
- Domande frequenti
Chi paga le tasse di successione e chi è esente
In Italia la stragrande maggioranza delle successioni non genera alcuna imposta da pagare, perché le franchigie sono abbastanza generose da coprire la maggior parte dei patrimoni familiari medi. Il problema si pone quando l’eredità supera determinate soglie o quando i beni passano a soggetti lontani dal defunto.
I principali beneficiari — coniuge, figli, nipoti in linea retta — hanno una franchigia di 1 milione di euro ciascuno. Significa che se un genitore lascia una casa da 400.000 euro e 100.000 euro in banca a due figli, nessuno dei due paga nulla: entrambi ricevono 250.000 euro, ben sotto la soglia del milione. L’imposta scatta solo sull’eccedenza rispetto alla franchigia.
Esiste poi una franchigia specifica per i portatori di handicap grave riconosciuto (legge 104): in questo caso la franchigia sale a 1,5 milioni di euro indipendentemente dal grado di parentela con il defunto.
Franchigie e aliquote: la tabella completa
Le aliquote variano in base al grado di parentela. Ecco il quadro completo aggiornato al 2026:
| Beneficiario | Franchigia | Aliquota |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta (figli, nipoti, genitori) | €1.000.000 per erede | 4% sull’eccedenza |
| Fratelli e sorelle | €100.000 per erede | 6% sull’eccedenza |
| Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta | Nessuna | 6% sul totale |
| Tutti gli altri (estranei, conviventi non sposati) | Nessuna | 8% sul totale |
Un esempio pratico: un padre lascia al figlio unico un patrimonio complessivo di 1,4 milioni di euro. La franchigia copre il primo milione — sull’eccedenza di 400.000 euro si applica il 4%, quindi l’imposta da pagare è 16.000 euro. Non poco, ma ben lontano dall’8% sull’intero importo che molti temono.
Per un convivente non sposato che eredita lo stesso patrimonio di 1,4 milioni, invece, l’8% si applica sull’intero valore: l’imposta è di 112.000 euro. È uno dei motivi per cui molte coppie di fatto scelgono di fare donazioni in vita o di sposarsi proprio per tutelare il partner sul piano successorio.
Immobili in eredità: le imposte aggiuntive
Quando nell’eredità ci sono immobili, oltre all’imposta di successione si pagano anche l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale. La prima è pari al 2% del valore catastale dell’immobile, la seconda all’1%. Fanno eccezione i casi in cui l’erede dichiara di voler adibire l’immobile a prima casa: in quel caso entrambe le imposte si versano in misura fissa di 200 euro ciascuna.
Il valore su cui si calcola l’imposta di successione per gli immobili non è il valore di mercato, ma il valore catastale rivalutato. Per le abitazioni si prende la rendita catastale, si moltiplica per 1,05 e poi per il coefficiente 110 (126 per i fabbricati diversi dalle abitazioni). Questo sistema porta spesso a valori catastali molto inferiori al prezzo di mercato, il che riduce significativamente l’imposta effettiva.
Cosa non entra nell’asse ereditario
Diversi beni non rientrano nel calcolo dell’imposta di successione e vengono trasferiti agli eredi o ai beneficiari designati senza alcuna tassazione successoria. Le polizze vita sono il caso più comune: il capitale assicurato va direttamente al beneficiario indicato nel contratto, non passa per la successione e non è tassato ai fini dell’imposta di successione (può però essere soggetto a IRPEF in certi casi, a seconda del tipo di polizza).
Anche il TFR maturato dal lavoratore dipendente al momento del decesso è escluso dall’asse ereditario. Lo stesso vale per i titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT): sono esenti dall’imposta di successione qualunque sia il loro valore. I conti correnti bancari, i fondi comuni e le azioni quotate, invece, rientrano nell’asse e sono tassati normalmente secondo il grado di parentela.
La dichiarazione di successione: quando e come presentarla
La dichiarazione di successione va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. Si presenta telematicamente, attraverso il software SuccessioniOnline disponibile sul sito dell’Agenzia, oppure tramite un notaio o un CAF abilitato. Il ritardo nella presentazione comporta sanzioni che vanno dal 30% al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro.
Sono obbligati a presentarla tutti i chiamati all’eredità (eredi testamentari, eredi legittimi, legatari) che non abbiano rinunciato formalmente. Se l’asse ereditario è composto solo da beni mobili di valore inferiore a 100.000 euro e non ci sono immobili, la dichiarazione non è obbligatoria — ma conviene presentarla comunque per regolarizzare la situazione con le banche e gli enti presso cui erano depositati i beni.
Per sbloccare i conti correnti del defunto, le banche richiedono la copia della dichiarazione di successione protocollata dall’Agenzia delle Entrate. I tempi medi per l’elaborazione variano da 2 a 6 mesi, quindi è meglio muoversi appena possibile dopo il decesso.
Quando conviene rinunciare all’eredità
La rinuncia all’eredità ha senso in un caso preciso: quando i debiti del defunto superano i beni. In Italia gli eredi rispondono dei debiti del defunto con il proprio patrimonio personale — se accetti un’eredità con più debiti che attivi, diventi responsabile di quei debiti. La rinuncia va fatta davanti a un notaio o alla cancelleria del Tribunale entro 10 anni dal decesso (3 mesi se sei nel possesso dei beni).
Un’alternativa alla rinuncia secca è l’accettazione con beneficio di inventario: si accetta l’eredità ma si limita la responsabilità per i debiti al valore dei beni ereditati. È la soluzione più prudente quando non si ha un quadro chiaro della situazione patrimoniale del defunto — ad esempio se c’erano debiti con privati o finanziarie non ancora noti.
Domande frequenti
Se eredito la casa dei miei genitori devo pagare le tasse?
Dipende dal valore. Se il valore catastale rivalutato della casa è inferiore a 1 milione di euro, non paghi l’imposta di successione. Paghi però l’imposta ipotecaria e catastale: 200 euro ciascuna se la destini a prima casa, oppure 2% + 1% del valore catastale se non è la tua abitazione principale.
Il convivente di fatto ha diritto a ereditare?
No, non automaticamente. I conviventi di fatto (non sposati, non in unione civile) non sono eredi legittimi secondo la legge italiana. Possono ereditare solo se c’è un testamento che li nomina esplicitamente. In assenza di testamento, i beni vanno ai parenti del defunto.
Le criptovalute rientrano nell’eredità?
Sì. Le criptovalute sono considerate beni patrimoniali a tutti gli effetti e rientrano nell’asse ereditario. Il problema pratico è l’accesso: se il defunto non ha lasciato le chiavi private o le credenziali degli exchange, i beni possono essere di fatto inaccessibili. Alcune piattaforme prevedono procedure specifiche per la trasmissione agli eredi su presentazione della documentazione successoria.
Quanto costa il notaio per la successione?
Le onorari notarili per la successione variano in base alla complessità e al valore dell’asse ereditario. Per una successione semplice (un immobile, pochi eredi) si stimano in genere tra 1.500 e 4.000 euro. Per successioni complesse con più immobili o contestazioni tra eredi i costi salgono sensibilmente. Il notaio non è obbligatorio per la dichiarazione di successione (lo è per il testamento), ma è fortemente consigliato.

