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Acconto IVA 2026: scadenza di dicembre e come calcolarlo con i tre metodi

L’acconto IVA è un anticipo sull’IVA dell’ultimo mese o trimestre dell’anno e va versato entro il 27 dicembre: nel 2026 il 27 è domenica, quindi la scadenza vera è lunedì 28 dicembre 2026. Lo pagano le partite IVA con liquidazioni periodiche, mensili o trimestrali, scegliendo fra tre metodi: l’88% di quanto dovuto l’anno prima, l’88% di quanto si prevede di dovere, oppure il 100% dell’IVA maturata fino al 20 dicembre. Si versa la cifra più bassa, e sotto i 103,29 euro non si paga nulla.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026. Abbiamo letto le schede dell’Agenzia delle Entrate sull’acconto IVA (chi deve versare, come si calcola, come si versa, casi particolari), l’archivio ufficiale dei codici tributo, la risoluzione 157/E del 23 dicembre 2004 e, su Normattiva, il testo in vigore nel 2026 dell’art. 6 della legge 405/1990, dell’art. 7 del DL 70/2011, dell’art. 13 del D.Lgs. 471/1997 e dell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997.

📌 Articolo in breve
• Scadenza 2026: lunedì 28 dicembre, perché il 27 è domenica.
• Tre metodi: storico (88% dell’ultimo periodo 2025), previsionale (88% di quanto prevedi per il 2026), analitico (100% dell’IVA al 20 dicembre). Si versa il più basso.
• La base storica va presa al lordo dell’acconto dell’anno prima; per i trimestrali ordinari è saldo della dichiarazione più acconto 2025, senza gli interessi dell’1%.
• Niente acconto sotto 103,29 euro, per chi ha iniziato l’attività nel 2026, per chi l’anno scorso ha chiuso a credito e per i forfettari.
• F24 solo telematico, codice 6013 (mensili) o 6035 (trimestrali), senza maggiorazione dell’1%.
• Se salti o sbagli: sanzione del 25%, che con il ravvedimento entro 30 giorni scende all’1,25% o meno.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cos’è l’acconto IVA e chi lo paga
  2. La scadenza del 2026: lunedì 28 dicembre
  3. I tre metodi di calcolo
  4. Base storica: dove sbagliano i trimestrali
  5. Tre esempi con i numeri
  6. Calcolatore acconto IVA
  7. Chi non deve versare
  8. Come si paga: F24 e codici tributo
  9. Acconto omesso o insufficiente: sanzioni e ravvedimento
  10. Domande frequenti

Cos’è l’acconto IVA e chi lo paga

Chi ha una partita IVA in regime ordinario o semplificato versa l’imposta ogni mese o ogni trimestre. A dicembre lo Stato chiede di anticipare una parte dell’ultimo versamento dell’anno, quello che arriverebbe a gennaio per i mensili o a marzo, con la dichiarazione annuale, per i trimestrali. Non è un’imposta in più: è un pezzo dell’IVA di fine anno pagato qualche settimana prima.

La regola sta nell’articolo 6 della legge 405/1990; la misura dell’88% è quella fissata dall’articolo 15 del DL 155/1993. Secondo la scheda “Chi deve versare” dell’Agenzia delle Entrate, l’obbligo riguarda tutti i contribuenti IVA tranne chi non fa liquidazioni periodiche.

I gruppi interessati sono tre: i mensili; i trimestrali ordinari, che hanno scelto la liquidazione trimestrale stando sotto le soglie di volume d’affari e pagano l’1% di interessi sui primi tre trimestri; i trimestrali “speciali”, come autotrasportatori, distributori di carburante e fornitori di acqua, gas ed energia, che liquidano a parte anche il quarto trimestre. La differenza conta, perché cambia il dato da cui parte il calcolo.

La scadenza del 2026: lunedì 28 dicembre

L’articolo 7, comma 1, lettera h) del DL 70/2011 stabilisce che i versamenti fiscali che scadono di sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo. Il 27 dicembre 2026 è domenica, quindi il termine passa a lunedì 28. Nel 2025, con il 27 di sabato, si era pagato lunedì 29.

Non sono previste proroghe e si paga solo con F24 telematico: meglio non ridursi all’ultima sera. Per gli altri versamenti di fine anno, dagli acconti IRPEF in poi, c’è il nostro calendario delle scadenze fiscali di novembre 2026.

I tre metodi di calcolo

La scheda “Come si calcola” dell’Agenzia delle Entrate descrive tre strade e lascia la scelta “in base alla convenienza”. Non si mescolano: si calcola con un metodo e si versa quello che ne esce.

Il metodo storico è il più usato: si prende l’IVA dovuta per l’ultimo periodo dell’anno precedente e se ne versa l’88%. Due dettagli contano. La base è il versamento “effettuato o che avrebbe dovuto essere effettuato”, quindi se l’anno scorso non hai pagato vale comunque quanto dovevi. E va presa al lordo dell’acconto dell’anno prima: se a gennaio 2026 hai versato 1.000 euro perché altri 4.000 li avevi anticipati a dicembre 2025, la base è 5.000, non 1.000.

Il metodo previsionale guarda avanti: si stima l’IVA dovuta per l’ultimo periodo del 2026, al netto dell’eventuale credito riportato dal periodo precedente, e se ne paga l’88%. Conviene a chi sa che chiuderà con meno IVA del 2025, ma il rischio della stima è tutto del contribuente.

Il metodo analitico richiede una liquidazione apposita e si versa al 100%. Entrano l’IVA su fatture e corrispettivi annotati dal 1° al 20 dicembre (dal 1° ottobre per i trimestrali), quella sulle operazioni fatte dal 1° novembre al 20 dicembre ma non ancora fatturate o registrate e, in detrazione, l’IVA sugli acquisti registrati nello stesso periodo. È più laborioso, ma premia chi ha un dicembre debole o grossi acquisti a fine anno.

Metodo Su cosa si calcola Misura Quando conviene
Storico IVA dovuta per l’ultimo mese o trimestre del 2025, al lordo dell’acconto 2025 88% Fatturato stabile; nessun rischio di errore
Previsionale IVA che si prevede di dovere per l’ultimo periodo 2026 88% Anno in netto calo e stima affidabile
Analitico Liquidazione delle operazioni fino al 20 dicembre 2026 100% Dicembre debole o acquisti consistenti a fine anno

Base storica: dove sbagliano i trimestrali

Per i mensili la base storica è l’IVA della liquidazione di dicembre 2025, rimettendoci dentro l’acconto scalato. Per i trimestrali ordinari l’ultimo trimestre non si liquida a parte ma confluisce nella dichiarazione annuale IVA, ed è qui che molte guide, e parecchi fai-da-te, prendono il numero sbagliato.

La risoluzione 157/E del 23 dicembre 2004 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per i trimestrali il dato storico è la somma dell’acconto versato per l’anno precedente e dell’IVA a saldo dovuta in dichiarazione, al netto della maggiorazione dell’1% a titolo di interessi, che è un “indennizzo” per la dilazione e non imposta. Chi usa solo il saldo della dichiarazione sbaglia due volte: dimentica l’acconto, che va riaggiunto, e lascia dentro l’1%, che va tolto. Il primo errore pesa molto di più e porta a versare meno del dovuto.

Per i trimestrali speciali la base è la liquidazione del quarto trimestre 2025, sempre al lordo dell’acconto. Chi ha cambiato regime tra un anno e l’altro segue le regole della scheda “Casi particolari”, riprese nelle domande frequenti.

Regime Base storica Codice F24 Dove si scala poi l’acconto
Mensile Liquidazione di dicembre 2025, al lordo dell’acconto 2025 6013 Liquidazione di dicembre 2026
Trimestrale ordinario Saldo della dichiarazione IVA 2026 + acconto 2025, senza interessi dell’1% 6035 Dichiarazione annuale IVA
Trimestrale speciale Liquidazione del quarto trimestre 2025, al lordo dell’acconto 6035 Liquidazione del quarto trimestre 2026

Tre esempi con i numeri

Laura, studio grafico, mensile. A dicembre 2025 aveva 5.000 euro di IVA a debito: 4.000 anticipati con l’acconto, 1.000 versati a gennaio. Base storica 5.000, storico 4.400 euro. Per dicembre 2026 prevede circa 6.000 euro di debito, quindi il previsionale (5.280) non le conviene. Il commercialista fa la liquidazione al 20 dicembre, con fatture emesse dal 1° al 20, lavori consegnati da novembre e non ancora fatturati, meno l’IVA sugli acquisti dello stesso periodo: 3.700 euro. È la cifra più bassa e Laura versa 3.700 euro con codice 6013.

Marco, idraulico, trimestrale ordinario. Nella dichiarazione IVA presentata nel 2026 aveva un saldo di 1.515 euro, di cui 15 di interessi dell’1%, e a dicembre 2025 aveva versato 1.000 euro di acconto. La base corretta è 1.000 + 1.515 − 15 = 2.500 euro e lo storico vale 2.200 euro. Con il solo saldo della dichiarazione avrebbe calcolato 1.333,20 euro, quasi 870 in meno del dovuto. L’autunno è andato male e Marco stima un saldo 2026 di 2.000 euro: con il previsionale verserebbe 1.760 euro, codice 6035. Se la stima regge risparmia 440 euro di anticipo; se no, rischia una sanzione sulla differenza.

Giulia, consulente, mensile. Dicembre 2025 si era chiuso con 110 euro a debito: l’88% fa 96,80 euro, sotto i 103,29, e l’acconto non va versato. Stessa conclusione se avesse chiuso a credito: senza dato storico l’Agenzia considera il caso tra gli esoneri.

Calcolatore acconto IVA

Inserisci l’IVA a debito dell’ultimo periodo 2025 così come l’hai versata, cioè già scalata dell’acconto, e l’acconto pagato l’anno scorso: il calcolatore ricostruisce la base al lordo e, per i trimestrali ordinari, toglie gli interessi dell’1%. Previsione e liquidazione al 20 dicembre sono facoltative.

🧮 Calcolatore acconto IVA: storico, previsionale, analitico

ℹ️ I risultati forniti sono stime indicative basate sui dati inseriti e sui parametri vigenti alla data di pubblicazione. Per calcoli ufficiali fai riferimento all’Agenzia delle Entrate o a un professionista abilitato.

Chi non deve versare

Chi non fa liquidazioni periodiche non ha un acconto da anticipare. È il caso dei forfettari, che non applicano e non liquidano l’IVA: il quadro completo è nella guida al regime forfettario 2026 e, per le scadenze di fine anno, nell’articolo sulla fattura elettronica dei forfettari e il bollo di novembre.

Poi c’è chi non ha uno dei due dati, storico o previsionale. L’Agenzia elenca chi ha iniziato l’attività nell’anno, chi l’ha cessata entro il 30 novembre (mensili) o il 30 settembre (trimestrali), chi ha chiuso il periodo d’imposta precedente con un credito, anche se a dicembre o nell’ultimo trimestre aveva versato, e chi prevede di chiudere il 2026 con un’eccedenza detraibile. In quest’ultimo caso, se la previsione si rivela sbagliata, l’acconto mancante si considera non versato.

Restano gli esoneri per importo e attività. Non si versa se l’acconto non supera 103,29 euro (le vecchie 200.000 lire). Sono esonerati, tra gli altri, chi ha fatto solo operazioni non imponibili, esenti o senza pagamento dell’imposta, i produttori agricoli dell’art. 34, comma 6, del DPR 633/1972, le associazioni sportive dilettantistiche e senza fini di lucro in regime forfetario, e l’imprenditore individuale che ha affittato l’unica azienda entro il 30 settembre (trimestrali) o il 30 novembre (mensili) senza altre attività IVA.

Come si paga: F24 e codici tributo

Secondo la scheda “Come si versa”, l’F24 va presentato esclusivamente in via telematica. Nella sezione Erario si indica il codice 6013 (“versamento acconto per IVA mensile”) o 6035 (“versamento IVA acconto”) per i trimestrali, con anno di riferimento 2026 e senza compilare il campo rateazione. Se è la prima volta, la guida su come compilare l’F24 online mostra i passaggi.

I trimestrali ordinari non aggiungono l’1% di interessi sull’acconto, e l’importo si può compensare con altri crediti d’imposta o contributivi. Una volta versato, l’acconto va sottratto dalla liquidazione di dicembre (mensili), dalla dichiarazione annuale (trimestrali ordinari) o dal quarto trimestre (speciali): dimenticarlo vuol dire pagare due volte la stessa IVA.

Acconto omesso o insufficiente: sanzioni e ravvedimento

L’articolo 13 del D.Lgs. 471/1997, riscritto dal D.Lgs. 87/2024 per le violazioni dal 1° settembre 2024, punisce l’acconto non versato in tutto o in parte con il 25% dell’importo mancante. Se paghi entro 90 giorni la sanzione si dimezza al 12,5%, ed entro 15 giorni scende a un quindicesimo di questa per ogni giorno di ritardo. Il ravvedimento dell’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 la riduce ancora: a un decimo entro 30 giorni, a un nono entro 90, a un ottavo entro il termine della dichiarazione relativa all’anno della violazione, a un settimo oltre.

Insufficiente non vuol dire solo dimenticato. Chi usa il previsionale e sbaglia per difetto viene confrontato con l’88% del minore tra dato storico e IVA effettivamente dovuta. Torniamo a Marco: versa 1.760 euro stimando 2.000 di saldo, ma l’IVA 2026 risulta 3.000. L’acconto corretto era l’88% di 2.500 (lo storico, più basso dell’effettivo), cioè 2.200 euro: ne mancano 440, su cui scatta la sanzione o il ravvedimento.

Quando regolarizzi (acconto 2026) Sanzione ridotta Su 2.200 € non versati
Entro 14 giorni (es. 8 giorni di ritardo) 0,083% al giorno (0,67% per 8 giorni) 14,67 €
Dal 15° al 30° giorno 1,25% 27,50 €
Dal 31° al 90° giorno 1,39% 30,56 €
Oltre 90 giorni, entro il termine della dichiarazione IVA per il 2026 3,125% 68,75 €
Dopo quel termine 3,57% 78,57 €
Nessun ravvedimento, violazione contestata 25% 550,00 €

Calcolo nostro sulle frazioni di legge; si aggiungono l’acconto stesso e gli interessi al tasso legale per i giorni di ritardo.

Nel ravvedimento si versano nello stesso F24 l’acconto mancante (6013 o 6035), la sanzione ridotta con il codice 8904 (“sanzione pecuniaria IVA”) e gli interessi con il codice 1991 (“interessi sul ravvedimento IVA”), anno di riferimento 2026. Per i casi in cui il ravvedimento non è più possibile c’è la nostra guida al ravvedimento operoso 2026.

📝 Nota della redazione
Consultando su Normattiva le versioni datate delle norme abbiamo notato che quello del 2026 è l’ultimo acconto regolato dai testi storici. L’articolo 6 della legge 405/1990 risulta in vigore fino al 31 dicembre 2026 e abrogato dal 1° gennaio 2027 dal decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10, il nuovo “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposta sul valore aggiunto”; la stessa fine vigenza compare per gli articoli 13 dei decreti legislativi 471 e 472 del 1997 e per l’art. 7 del DL 70/2011. Per il versamento del 28 dicembre 2026 non cambia nulla; dal 2027 metodi e soglie andranno cercati con la nuova numerazione dei testi unici.

Domande frequenti

Ho aperto la partita IVA nel 2026: devo versare l’acconto?

No. Chi ha iniziato l’attività nell’anno non ha un dato storico e l’Agenzia delle Entrate lo inserisce espressamente tra gli esonerati.

Sono in regime forfettario: c’è qualcosa da pagare a dicembre?

Non l’acconto IVA, perché il forfettario non liquida l’IVA. Restano gli altri adempimenti di fine anno, come il bollo sulle fatture elettroniche e gli acconti di novembre su imposta sostitutiva e contributi.

Se pago il 29 dicembre 2026 sono in ritardo?

Sì, di un giorno. Con il ravvedimento la sanzione è circa lo 0,083% per giorno: su 2.200 euro meno di 2 euro, più gli interessi legali, con i codici 8904 e 1991.

Posso pagare l’acconto IVA compensando un credito?

Sì, l’Agenzia ammette la compensazione con altri crediti di imposte o contributi nello stesso F24, che resta telematico. Valgono i limiti ordinari sui crediti compensati.

Sono passato da trimestrale a mensile nel 2026: quale base uso?

Per il metodo storico prendi un terzo dell’imposta dell’ultimo trimestre 2025. Nel caso opposto, da mensile a trimestrale, la base sono le liquidazioni degli ultimi tre mesi del 2025. Lo prevede il comma 3 dell’articolo 6 della legge 405/1990.

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