Home Blog Pagina 59

Buoni fruttiferi postali 2026: quanto rendono e convengono ancora?

buoni fruttiferi postali – Buoni fruttiferi postali 2026

Buoni fruttiferi postali 2026: per anni sono stati considerati lo strumento di risparmio per eccellenza degli italiani — sicuri, garantiti dallo Stato, disponibili in qualsiasi ufficio postale. Poi è arrivato il lungo periodo di tassi zero e molti li hanno lasciati in un cassetto. Ora che i tassi di interesse sono tornati a livelli più significativi, la domanda è tornata d’attualità: quanto rendono oggi i buoni postali? E convengono ancora rispetto ai BTP, ai conti deposito o agli ETF?

📌 Articolo in breve
I buoni fruttiferi postali 2026 offrono rendimenti netti tra l’1,5% e il 3,5% annuo a seconda della tipologia e della durata. Sono garantiti dallo Stato italiano e da Cassa Depositi e Prestiti. Il vantaggio principale è la liquidità: si possono riscattare in qualsiasi momento senza penali. Il limite è che il rendimento massimo si ottiene solo a scadenza. In questa guida trovi tutti i tipi disponibili, i rendimenti aggiornati e un confronto con le alternative.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. I tassi indicati si riferiscono alle emissioni disponibili nel 2026 e possono cambiare in qualsiasi momento. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito ufficiale di Poste Italiane o in ufficio postale prima di sottoscrivere. Investire comporta sempre rischi.

Indice

  1. Cosa sono i buoni fruttiferi postali
  2. I tipi disponibili nel 2026
  3. Quanto rendono: tassi aggiornati
  4. Tassazione: il vantaggio del 12,5%
  5. Come acquistare i buoni postali
  6. Come funziona il riscatto anticipato
  7. Confronto con BTP, conto deposito e ETF
  8. Per chi sono adatti
  9. Domande frequenti

Cosa sono i buoni fruttiferi postali

I buoni fruttiferi postali sono titoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e distribuiti da Poste Italiane. CDP è una società per azioni partecipata al 70% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il che significa che il rimborso è garantito dallo Stato italiano. Questo li rende, in termini di rischio teorico, equivalenti ai titoli di Stato.

Funzionano in modo semplice: acquisti un buono per un certo importo, lo lasci “lavorare” per un periodo determinato, e alla fine ricevi il capitale più gli interessi maturati. Gli interessi si accumulano nel tempo secondo un sistema composto — cioè gli interessi guadagnati producono a loro volta interessi negli anni successivi — e vengono corrisposti tutti in un’unica soluzione al momento del riscatto.

Esistono dai taglio minimo di 50 euro e non hanno un massimale legale, anche se esistono limiti pratici che variano per tipologia. Non si acquistano in borsa e non hanno un prezzo di mercato variabile: il loro valore è determinato esclusivamente dal tasso di rendimento applicato all’emissione. Questo è uno dei motivi per cui molti risparmiatori li preferiscono: il valore non scende mai al di sotto di quello iniziale.

I tipi disponibili nel 2026

Poste Italiane propone diverse serie di buoni fruttiferi, ognuna con caratteristiche e scadenze diverse. Le principali disponibili nel 2026 sono quattro.

Il Buono Ordinario ha una durata massima di 20 anni con possibilità di riscatto anticipato in qualsiasi momento. Il tasso cresce nel tempo seguendo scale prefissate: nelle prime fasi il rendimento è basso, poi aumenta progressivamente avvicinandosi alla scadenza. È lo strumento più flessibile ma penalizza chi riscatta troppo presto.

Il Buono 3×4 — il nome indica tre periodi da quattro anni ciascuno — premia la permanenza: si “sbloccano” rendimenti migliori ogni quattro anni. Chi riscatta entro il primo quadriennio ottiene poco, chi arriva a otto o dodici anni ottiene progressivamente di più. È pensato per chi ha un orizzonte di medio-lungo termine ma vuole la flessibilità di uscire in caso di necessità.

Il Buono 4 Anni Plus è strutturato su una durata fissa di quattro anni con un tasso garantito dall’inizio. È la tipologia più vicina a un conto deposito vincolato: sai già dal giorno dell’acquisto quanto guadagnerai se lo tieni fino a scadenza. Il rendimento è fisso e non subisce variazioni dei tassi di mercato successivi all’acquisto.

Il Buono Dedicato ai Minori è uno strumento pensato come regalo o investimento a lungo termine per i bambini: dura fino al compimento dei 18 anni del beneficiario e offre tassi crescenti nel tempo. Non è riscattabile liberamente — è intestato al minore e può essere riscattato solo in alcune condizioni specifiche.

Quanto rendono: tassi aggiornati

I rendimenti dei buoni fruttiferi postali dipendono dall’emissione specifica e dalla durata. Poste Italiane aggiorna periodicamente le condizioni in base all’andamento dei tassi di mercato, quindi i valori seguenti sono indicativi delle emissioni disponibili nel 2026 e vanno verificati sul sito ufficiale prima dell’acquisto.

Il Buono Ordinario, tenuto per l’intera durata di 20 anni, ha storicamente offerto tassi medi annui lordi tra il 2% e il 3,5% nelle emissioni recenti — ma il tasso effettivo dipende dall’andamento dell’inflazione per alcune serie indicizzate e dalla serie specifica per quelle a tasso fisso. Per chi lo riscatta dopo pochi anni il rendimento effettivo è significativamente più basso, spesso sotto all’1% annuo nei primi 3-5 anni.

Il Buono 4 Anni Plus ha offerto nelle emissioni 2024-2025 rendimenti netti a scadenza intorno al 2,5-3% annuo complessivo. Considerando la tassazione agevolata al 12,5% (vedi sezione successiva), il rendimento netto reale è superiore a quello apparente rispetto ad altri strumenti tassati al 26%. Un esempio concreto: 1.000 euro investiti nel Buono 4 Anni Plus a un tasso lordo del 3% diventano circa 1.090 euro netti dopo quattro anni, fiscalità inclusa.

Tassazione: il vantaggio del 12,5%

Il principale vantaggio fiscale dei buoni fruttiferi postali rispetto ad altri strumenti finanziari è l’aliquota agevolata al 12,5% sugli interessi. Mentre i conti deposito bancari, le obbligazioni corporate e i dividendi azionari sono tassati al 26%, i buoni postali — come tutti i titoli di Stato e gli strumenti assimilati — beneficiano dell’aliquota dimezzata.

Questo vantaggio va calcolato correttamente quando si confrontano i rendimenti lordi. Un conto deposito che offre il 3,5% lordo diventa 2,59% netto dopo il 26% di tassa. Un buono postale al 3% lordo diventa 2,625% netto dopo il 12,5%. Il netto è quindi superiore nonostante il lordo sia più basso. Per confrontare correttamente strumenti diversi bisogna sempre ragionare sui rendimenti netti, non sui lordi.

Gli interessi maturati vengono pagati tutti al momento del riscatto e la tassazione è applicata automaticamente da Poste Italiane: non devi fare nulla in dichiarazione dei redditi. Il netto lo ricevi direttamente. Per chi ha un reddito da lavoro dipendente che usa già il modello 730 semplificato, questa automatizzazione è un vantaggio pratico significativo.

Come acquistare i buoni postali

I buoni fruttiferi postali si acquistano in tre modi. Il più comodo è online, tramite l’app BancoPosta o il sito di Poste Italiane, se hai un conto BancoPosta o Postepay Evolution attivo. L’acquisto richiede pochi minuti: scegli la tipologia, inserisci l’importo (minimo 50 euro, multipli di 50), e il buono viene emesso subito in formato dematerializzato — non esiste più la versione cartacea per le nuove emissioni.

In alternativa, puoi acquistarli allo sportello di qualsiasi ufficio postale, presentando un documento d’identità e il codice fiscale. Non è necessario avere un conto BancoPosta per acquistare i buoni, ma senza un conto Poste la gestione è meno comoda. Il buono digitale viene registrato nel tuo libretto postale o nell’app; il “libretto” fisico non viene più emesso di default.

Non c’è commissione di acquisto né di riscatto. Il rendimento dichiarato è quello che ricevi, senza costi nascosti da sottrarre. Questo è un altro elemento che li distingue dai fondi comuni di investimento, dove le commissioni di gestione annue possono erodere significativamente il rendimento reale.

Come funziona il riscatto anticipato

Una delle caratteristiche più apprezzate dei buoni fruttiferi postali è la possibilità di riscattarli in qualsiasi momento senza penali. Se hai bisogno dei soldi, puoi presentarti allo sportello (o usare l’app) e ricevere il capitale iniziale più gli interessi maturati fino a quel momento, al netto della tassazione. Non perdi nulla del capitale originale — al massimo ottieni interessi minori di quelli che avresti guadagnato a scadenza.

Il “costo” del riscatto anticipato è quindi solo il mancato guadagno degli interessi futuri, non una penale esplicita. Nei buoni come il Buono Ordinario, dove il tasso cresce nel tempo, uscire nei primi anni significa aver guadagnato pochissimo — il che è sostanzialmente una penale implicita, anche se tecnicamente non è definita tale. Per questa ragione, se sai con certezza di non aver bisogno dei soldi per 4 anni, il Buono 4 Anni Plus è più efficiente: il tasso è garantito fin dall’inizio e lo ottieni completamente a scadenza.

Confronto con BTP, conto deposito e ETF

Rispetto ai BTP, i buoni postali hanno un vantaggio in termini di semplicità e liquidità: non si comprano in borsa, non oscillano di valore, e si riscattano in qualsiasi momento senza rischio di perdita del capitale. I BTP, invece, hanno un prezzo di mercato che può salire o scendere durante la vita del titolo: se li vendi prima della scadenza puoi guadagnare o perdere rispetto al prezzo di acquisto. Il rendimento a scadenza dei BTP nel 2026, su durate comparabili, è generalmente simile o leggermente superiore ai buoni postali, ma con maggiore complessità operativa.

Rispetto ai conti deposito vincolati delle banche, i buoni postali competono sostanzialmente alla pari sulle durate brevi (1-4 anni), con il vantaggio fiscale del 12,5% che spesso compensa un eventuale tasso lordo leggermente inferiore. La differenza principale è che il conto deposito è offerto da banche private (rischio teoricamente superiore, ma protetto dal FITD fino a 100.000 euro), mentre i buoni sono garantiti dallo Stato.

Rispetto agli ETF azionari, non c’è confronto diretto possibile: sono strumenti completamente diversi per profilo di rischio e rendimento atteso. Gli ETF puntano a rendimenti più alti nel lungo periodo ma con volatilità significativa; i buoni postali offrono certezza e protezione del capitale. Puoi leggere la nostra guida su come investire in ETF per capire quando uno strumento è preferibile all’altro.

Per chi sono adatti

I buoni fruttiferi postali sono adatti soprattutto a tre categorie di risparmiatori. Chi ha una bassa tolleranza al rischio e vuole la certezza assoluta di non perdere il capitale investito — anziani, pensionati, o semplicemente persone che preferiscono dormire serene. Chi vuole un fondo di emergenza “potenziato” che rende qualcosa ma è riscattabile in qualsiasi momento senza penali. Chi vuole fare un regalo o un investimento a lungo termine per un figlio o nipote, sfruttando i buoni dedicati ai minori.

Non sono adatti a chi cerca rendimenti significativi nel medio-lungo termine e ha un orizzonte temporale di almeno cinque anni: in quel caso, un portafoglio diversificato di ETF ha storicamente sovraperformato i buoni postali in modo significativo, compensando ampiamente la volatilità. Il discrimine fondamentale è sempre il tempo: quanto puoi restare fermo senza toccare il denaro, e quanto ti pesa psicologicamente la fluttuazione del valore nel frattempo.

Domande frequenti

I buoni fruttiferi postali sono sicuri?

Sì, sono tra gli strumenti di risparmio più sicuri disponibili in Italia. Sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti, garantita dallo Stato italiano, e distribuiti da Poste Italiane. Il capitale non può scendere al di sotto dell’investimento iniziale, indipendentemente dall’andamento dei mercati. Il rischio principale è quello sovrano — cioè l’eventualità di difficoltà finanziarie dello Stato italiano — che storicamente è considerato molto basso.

Posso perdere soldi con i buoni postali?

No, non puoi perdere il capitale. In caso di riscatto anticipato ricevi sempre almeno quanto hai investito, più gli interessi maturati fino a quel momento. Il rischio è solo quello dell’inflazione: se l’inflazione supera il tasso di rendimento del tuo buono, il potere d’acquisto reale del capitale diminuisce nel tempo — ma nominalmente non perdi mai nulla.

Quanto tempo ci vuole per riscattare un buono postale?

Il riscatto è quasi immediato se fatto tramite app o sportello postale. Il versamento sul conto BancoPosta collegato avviene in giornata o al massimo il giorno lavorativo successivo. Se non hai un conto BancoPosta, i tempi possono allungarsi di qualche giorno per il pagamento in contanti o assegno.

I buoni postali vanno dichiarati nel 730?

No. La tassazione sugli interessi (12,5%) viene applicata automaticamente da Poste Italiane al momento del riscatto. Non devi inserire nulla nella dichiarazione dei redditi. È uno degli aspetti più pratici di questo strumento.

Conviene comprare buoni postali nel 2026?

Dipende dal tuo profilo. Se cerchi sicurezza assoluta, liquidità immediata e non vuoi stress da volatilità, i buoni postali sono una scelta sensata per la parte “difensiva” del tuo risparmio. Se hai un orizzonte lungo e sei disposto ad accettare oscillazioni di valore, altri strumenti come i BTP o gli ETF offrono potenzialmente di più nel lungo termine. Non esiste una risposta universale: la scelta giusta dipende sempre dalla tua situazione personale, dal tuo orizzonte temporale e dalla tua tolleranza al rischio.

Conto corrente online: quale scegliere nel 2026 (confronto pratico)

conto corrente online – Conto corrente online quale scegliere

Conto corrente online: negli ultimi anni il mercato bancario italiano si è trasformato profondamente. Banche digitali e fintech hanno costretto le banche tradizionali a ridurre le spese, mentre nuovi operatori offrono conti con canone zero e funzioni avanzate direttamente dall’app dello smartphone. Ma quale conviene davvero nel 2026? Dipende da come lo usi, da quanti bonifici fai al mese, se hai bisogno di un bancomat fisico, e se vuoi anche un conto per investire.

📌 Articolo in breve
I migliori conti correnti online nel 2026 si dividono in tre categorie: conti gratuiti puri (Hype, Buddybank), conti con canone basso ma con servizi completi (N26, Revolut), e conti bancari digitali con sportello fisico (Fineco, ING). La scelta giusta dipende dal tuo profilo d’uso. Questa guida confronta i principali conti disponibili in Italia con costi reali e funzionalità.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e comparativo. Non costituiscono consulenza finanziaria o bancaria personalizzata. Verifica sempre le condizioni aggiornate direttamente sul sito ufficiale di ciascun istituto prima di aprire un conto. Tariffe e condizioni possono cambiare nel tempo.

Indice

  1. Cosa guardare prima di scegliere
  2. I conti gratuiti: quando convengono davvero
  3. Fineco: il conto per chi investe
  4. N26 e Revolut: i conti digitali europei
  5. ING: tradizione e digitale insieme
  6. Illimity e Buddybank: le alternative meno note
  7. Confronto costi: tabella riassuntiva 2026
  8. Come aprire un conto online: quanto ci vuole
  9. Domande frequenti

Cosa guardare prima di scegliere

Il canone mensile è la prima voce che la gente guarda, ma non è necessariamente la più importante. Un conto con canone zero che addebita 2 euro per ogni prelievo al bancomat o 1 euro per ogni bonifico SEPA può costare più di un conto con canone fisso di 3 euro al mese se lo usi intensamente. Per fare un confronto serio, devi stimare il tuo profilo d’uso effettivo: quanti prelievi fai al mese, quanti bonifici in uscita, se hai accredito stipendio, se vuoi una carta di credito collegata.

L’accredito dello stipendio spesso cambia le condizioni in modo significativo. Molti conti che appaiono a pagamento diventano gratuiti con accredito stipendio attivo — Fineco, per esempio, azzera il canone mensile se si accredita lo stipendio o si mantiene una giacenza media di un certo livello. Quindi non guardare mai le condizioni “senza stipendio” se intendi usare quel conto come conto principale. Lo stesso IBAN, del resto, è spesso anche quello su cui arrivano l’assegno unico e gli altri bonus familiari INPS: da luglio 2026 il nuovo Portale Famiglia INPS permette di stimare in anticipo questi importi prima ancora di presentare domanda.

Altra voce da controllare è il costo del bancomat all’estero. Se viaggi spesso in Europa o fuori, la differenza tra un conto con prelievi gratuiti in tutta l’UE e uno che addebita 2-4% di commissione su ogni transazione può diventare rilevante nel corso dell’anno. Su questo fronte i conti digitali come Revolut e N26 sono storicamente più vantaggiosi delle banche tradizionali.

I conti gratuiti: quando convengono davvero

Hype è uno dei conti online gratuiti più diffusi in Italia, con oltre due milioni di utenti. Il piano base non ha canone, offre una carta prepagata Mastercard e permette di fare bonifici gratuiti dall’app. Il limite principale è il massimale di spesa mensile (2.500 euro sul piano base) e l’assenza di IBAN italiano sui piani gratuiti — cosa che può creare problemi per alcuni datori di lavoro o per l’addebito di alcune utenze. I piani a pagamento (Hype Next e Premium) superano questi limiti e aggiungono assicurazioni e carte fisiche migliorate.

Buddybank, del gruppo Unicredit, punta su un’esperienza mobile-first con un tocco di design coltivato. Il conto base è gratuito, offre IBAN italiano, carta di debito Mastercard e supporto via chat h24. I costi emergono sui prelievi al bancomat fuori rete Unicredit (dopo i primi gratuiti mensili) e su alcune operazioni specifiche. È un’opzione interessante per chi vuole la solidità di un grande gruppo bancario con un’interfaccia moderna.

Fineco: il conto per chi investe

Fineco è probabilmente il conto bancario online più completo disponibile in Italia nel 2026, ma anche uno dei più costosi in assenza di condizioni agevolate. Il canone standard è di 3,95 euro al mese, azzerato per il primo anno e poi con lo stipendio accreditato o con giacenza media superiore a 30.000 euro. I bonifici online sono gratuiti, il bancomat è gratuito nei circuiti abilitati, e la carta di credito Mastercard è inclusa.

Il vero punto di forza di Fineco è la piattaforma di investimento integrata: dallo stesso conto corrente puoi comprare azioni, ETF, fondi, obbligazioni e anche operare sul Forex. Le commissioni di trading sono tra le più competitive del mercato per un istituto bancario tradizionale. Se pensi di investire in futuro, avere tutto su un unico conto semplifica molto la gestione. È il conto ideale per chi vuole un unico rapporto bancario completo e non vuole separare conto corrente da conto titoli.

N26 e Revolut: i conti digitali europei

N26 è una banca tedesca con licenza bancaria europea e IBAN tedesco (DE). Funziona in Italia da anni ed è perfettamente legale e sicura — i depositi sono protetti fino a 100.000 euro dal fondo di garanzia tedesco. Il piano Standard è gratuito, include una carta Mastercard virtuale e tre prelievi gratuiti al mese in zona euro. Il limite è che alcuni datori di lavoro italiani non accettano IBAN stranieri per l’accredito stipendio, problema che N26 ha parzialmente risolto offrendo un IBAN italiano su alcuni piani superiori.

Revolut è tecnicamente un istituto di moneta elettronica britannico (ora con licenza bancaria lituana per il mercato europeo). Offre piani con cambio valuta a tasso interbancario senza commissioni fino a certi limiti mensili — un vantaggio notevole per chi acquista in valuta straniera online o viaggia fuori dall’eurozona. Il piano Standard è gratuito ma limita alcune funzioni. I piani Plus, Premium e Metal aggiungono assicurazioni viaggi, cashback e limiti più alti. Revolut non è una banca nel senso tradizionale e i depositi non sono protetti dal FITD italiano, ma dalla protezione lituana fino a 100.000 euro.

ING: tradizione e digitale insieme

ING Direct Italia è da tempo un punto di riferimento per chi cerca un conto online con un’istituzione solida alle spalle. Il Conto Corrente Arancio è gratuito per i primi dodici mesi e poi con accredito stipendio o con un certo numero di operazioni mensili. Offre IBAN italiano, carta di debito Mastercard gratuita, prelievi senza commissioni agli ATM ING e un’app ben costruita.

Il conto deposito Conto Arancio abbinabile è uno dei più noti in Italia per giacenza a breve termine, spesso con tassi promozionali interessanti per i nuovi clienti. ING è la scelta più bilanciata per chi vuole un conto online con IBAN italiano, costi controllati e la solidità di un gruppo bancario multinazionale senza rinunciare a una buona esperienza digitale.

Illimity e Buddybank: le alternative meno note

Illimity è una banca digitale italiana nata nel 2018, con sede a Milano e quotata in Borsa. Offre un conto corrente con IBAN italiano, canone zero con determinate condizioni, e un conto deposito che ha spesso figurato tra i più remunerativi del mercato italiano nei periodi di tassi alti. È meno conosciuta del N26 o di Revolut, ma è una banca italiana a tutti gli effetti con protezione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro. Per chi cerca un conto deposito collegato con buoni tassi, vale la pena confrontarla.

Buddybank, già citata in precedenza, aggiunge a tutto questo il vantaggio di essere un marchio del gruppo Unicredit — con la solidità sistemica che questo comporta. Per chi preferisce non sperimentare con operatori meno noti ma vuole comunque un’esperienza mobile moderna, è un’alternativa valida ai conti tradizionali Unicredit con commissioni classiche. Puoi approfondire come funziona un conto corrente tradizionale nella nostra guida su come funziona un conto corrente.

Confronto costi: tabella riassuntiva 2026

Conto Canone mensile Bonifici online IBAN Punti di forza
Fineco €0 con stipendio, altrimenti €3,95 Gratuiti IT Trading integrato
N26 Standard €0 Gratuiti DE (IT su piani superiori) App ottima, Europa
Revolut Standard €0 Gratuiti LT Cambio valuta gratuito
ING Arancio €0 con stipendio Gratuiti IT Solidità, conto deposito
Hype Standard €0 Gratuiti IT Semplicità, cashback
Illimity €0 con condizioni Gratuiti IT Conto deposito remunerativo

Come aprire un conto online: quanto ci vuole

Aprire un conto corrente online nel 2026 richiede mediamente tra i 5 e i 20 minuti, tutto dallo smartphone. Il processo standard prevede: scaricare l’app o andare sul sito della banca, inserire i dati personali (nome, codice fiscale, indirizzo), caricare un documento d’identità valido (carta d’identità o passaporto), completare un selfie o un breve video per il riconoscimento biometrico, e firmare digitalmente il contratto.

La verifica dell’identità avviene quasi sempre in tempo reale tramite sistemi automatizzati, raramente richiede un operatore umano. Il conto viene attivato in pochi minuti nella maggior parte dei casi; la carta fisica, se richiesta, arriva per posta entro 5-10 giorni lavorativi. La carta virtuale, invece, è disponibile subito per gli acquisti online e per l’aggiunta ai wallet digitali (Apple Pay, Google Pay). Non serve andare in filiale, non serve un appuntamento, e non servono documenti cartacei da spedire.

Domande frequenti

I conti online sono sicuri come quelli della banca tradizionale?

Sì, se la banca ha una licenza bancaria europea. I depositi sono protetti fino a 100.000 euro per correntista dal Fondo di Garanzia dei Depositi del paese di origine (FITD in Italia, fondo tedesco per N26, fondo lituano per Revolut). La sicurezza informatica dei principali operatori digitali è spesso superiore a quella delle banche tradizionali, con autenticazione a due fattori, notifiche in tempo reale e blocco istantaneo della carta dall’app.

Posso avere più di un conto online?

Assolutamente sì, non c’è alcun limite legale. Molti italiani usano un conto principale con IBAN italiano per stipendio e domiciliazioni, e un secondo conto (Revolut o N26) esclusivamente per viaggi e acquisti in valuta straniera. Avere due conti gratuiti non costa nulla e permette di ottimizzare le condizioni per ogni tipo di utilizzo.

Cosa succede se la banca online fallisce?

I depositi fino a 100.000 euro sono protetti dal fondo di garanzia del paese in cui ha sede la banca. In caso di insolvenza, il rimborso avviene entro 7 giorni lavorativi secondo la direttiva europea vigente. Per somme superiori a 100.000 euro, la protezione è parziale e vale la pena distribuire i depositi su più istituti.

Qual è il conto migliore per ricevere lo stipendio?

Per l’accredito stipendio in Italia è fondamentale avere un IBAN italiano. Fineco, ING e Hype (piani superiori) lo offrono con le migliori condizioni complessive. Se il tuo datore di lavoro accetta anche IBAN stranieri, N26 o Revolut possono essere competitive ugualmente. Verifica sempre prima con l’ufficio paghe.

Conviene aprire anche un conto deposito separato?

Per la liquidità che non ti serve a breve, un conto deposito vincolato può offrire rendimenti superiori al conto corrente. ING, Illimity e alcune banche online offrono tassi interessanti sui vincolati a 12-24 mesi. Per capire come funzionano e come confrontarli, puoi leggere la nostra guida su come aprire un conto deposito nel 2026.

Prima di scegliere, dai un’occhiata anche al nostro confronto più aggiornato: migliori conti correnti online luglio 2026.

🧮 Altri strumenti utili: Prima di aprire un conto, dai un’occhiata anche alla pagina Strumenti e Risorse: trovi il confronto aggiornato dei migliori conti correnti e conti deposito.

Prima di scegliere tra le offerte a pagamento, verifica se hai diritto al conto corrente di base gratuito: con ISEE sotto 11.600 euro o pensione fino a 18.000 euro lordi, canone e bollo sono azzerati per legge.

Un altro cambiamento che incide sul tuo reddito netto: scopri come funziona la nuova tassazione agevolata dei premi di risultato 2026.

Un’ultima attenzione: se apri un conto e poi lo lasci completamente inattivo per anni (magari un secondo conto dimenticato), verifica le regole sui conti correnti dormienti — dopo dieci anni senza movimenti rischi la confisca automatica delle somme depositate.

Leggi anche: oltre al conto corrente, confronta anche altre opzioni per i tuoi risparmi nella nostra guida su assicurazione auto a rate.

Come investire in azioni per principianti: guida pratica 2026

investire in azioni – Come investire in azioni per principianti

Investire in azioni è una delle scelte più discusse quando si parla di costruire un patrimonio nel tempo. Eppure, per molti italiani, la borsa resta un territorio sconosciuto — qualcosa che fanno i ricchi, i trader professionisti, oppure chi ha molto tempo libero davanti a grafici e schermi. La realtà è più semplice: chiunque può iniziare a investire in azioni, anche con piccole somme, purché lo faccia con metodo e senza fretta.

📌 Articolo in breve
Investire in azioni significa acquistare una piccola quota di un’azienda. Il rendimento storico di lungo periodo è positivo, ma il rischio c’è e va capito. Questa guida spiega come iniziare passo passo: scegliere un broker, aprire un conto, capire cosa comprare e come gestire il rischio. In fondo trovi le risposte alle domande più frequenti.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere qualsiasi decisione, valuta la tua situazione personale e, se necessario, consulta un consulente finanziario abilitato. Investire comporta sempre rischi, inclusa la perdita parziale o totale del capitale investito.

Indice

  1. Cosa significa comprare azioni
  2. Come iniziare: i passaggi concreti
  3. Come scegliere un broker
  4. Cosa comprare: azioni singole o ETF?
  5. I rischi da non sottovalutare
  6. Strategia per principianti: il PAC
  7. Aspetti fiscali per gli investitori italiani
  8. Gli errori più comuni da evitare
  9. Domande frequenti

Cosa significa comprare azioni

Quando acquisti un’azione, stai comprando una piccola fetta di proprietà di un’azienda. Se quella società cresce e diventa più redditizia, il valore della tua quota sale. Se distribuisce parte dei profitti agli azionisti, ricevi i cosiddetti dividendi — una sorta di rendita periodica legata agli utili aziendali.

Facciamo un esempio concreto. Enel ha circa 10 miliardi di azioni in circolazione. Se compri 100 azioni a 7 euro l’una, hai speso 700 euro e possiedi una quota minuscola ma reale dell’azienda. Hai gli stessi diritti proporzionali degli altri azionisti: puoi incassare i dividendi, partecipare all’assemblea degli azionisti, e vendere le tue azioni quando vuoi al prezzo di mercato.

Il prezzo delle azioni cambia ogni secondo durante le ore di apertura della borsa, in base alla domanda e all’offerta. Se più investitori vogliono comprare, il prezzo sale. Se prevale chi vende, scende. Questo meccanismo è quello che rende le azioni diverse da un conto deposito o da un BTP: il valore non è fisso, e può fluttuare anche del 20-30% in un anno — in positivo come in negativo.

Come iniziare: i passaggi concreti

Per investire in azioni servono tre cose: un broker (la piattaforma da cui compri e vendi), un conto di investimento collegato, e una somma di denaro da destinare all’investimento. Il processo è diventato molto più accessibile rispetto a vent’anni fa, quando bisognava passare dalla propria banca fisica con commissioni spesso alte e burocrazia lenta.

Il punto di partenza, prima ancora di scegliere il broker, è capire quanto puoi mettere da parte senza toccarlo per almeno tre anni. Questa è la somma su cui ragionare per gli investimenti azionari. Non usare mai denaro che potrebbe servirti a breve per spese ordinarie o emergenze. Una regola diffusa tra i consulenti finanziari italiani è mantenere un fondo di emergenza liquido pari a tre-sei mesi di spese correnti, prima di pensare a qualsiasi investimento.

Una volta definita la cifra, il percorso è lineare: scegli il broker, apri il conto (processo online che richiede carta d’identità e codice fiscale, di solito completabile in un giorno), fai il bonifico iniziale ed sei operativo. I passaggi pratici li vediamo nelle sezioni seguenti.

Come scegliere un broker

Il broker è l’intermediario che esegue gli ordini di acquisto e vendita per tuo conto. In Italia esistono due categorie principali: le banche tradizionali con servizio titoli (Fineco, Mediobanca, Banca Intesa) e i broker online indipendenti (DEGIRO, XTB, Trade Republic, Scalable Capital). Per un principiante, i broker online hanno quasi sempre senso: commissioni più basse, interfacce più intuitive, accesso diretto a mercati internazionali.

DEGIRO è probabilmente il più usato in Italia tra chi inizia, con commissioni intorno ai 2-3 euro per ordine su Borsa Italiana e costi molto ridotti su molti ETF. Trade Republic ha portato in Europa un modello con commissione fissa di 1 euro per ordine e un’app mobile ben costruita. XTB permette di investire in azioni e ETF senza commissioni fino a certi volumi mensili. Scalable Capital punta sul modello ad abbonamento, adatto a chi investe importi regolari ogni mese.

Prima di aprire un conto con qualsiasi broker, controlla tre cose. Primo, la regolamentazione: deve essere autorizzato da un ente europeo come BaFin (Germania), AFM (Olanda) o direttamente da Consob in Italia. Secondo, la protezione dei depositi: nell’UE i titoli azionari sono segregati rispetto al patrimonio del broker, quindi al sicuro anche in caso di fallimento della piattaforma. Terzo, le commissioni reali nel complesso — non solo la commissione per ordine, ma anche i costi di custodia annui, il cambio valuta (importante se compri azioni in dollari o sterline) e le spese di prelievo. Un conto apparentemente gratuito può nascondere spread maggiorati sugli strumenti o costi fissi che incidono su piccole somme.

Cosa comprare: azioni singole o ETF?

Questa è la domanda che blocca i principianti più di qualsiasi altra. La risposta onesta è che per chi inizia, gli ETF sono quasi sempre la scelta più razionale rispetto alle azioni singole — almeno nella fase iniziale.

Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo che replica un indice di mercato. L’ETF MSCI World, per esempio, contiene oltre 1.400 aziende di 23 paesi sviluppati: Apple, Microsoft, Nestlé, Toyota, LVMH e centinaia di altre. Comprando una quota a circa 80-100 euro, stai investendo in tutto questo contemporaneamente. La diversificazione automatica abbassa il rischio in modo drastico rispetto all’acquisto di singoli titoli.

Le azioni singole hanno senso quando hai già le basi, conosci bene il settore di riferimento, e le tieni come componente minoritaria di un portafoglio già diversificato. Puntare tutto — o anche solo il 50% — su una singola azienda, anche grande e solida, espone a rischi inutili. Quando Telecom Italia perse oltre l’80% del valore tra il 2000 e il 2010, chi aveva investito solo in quella aveva perso quasi tutto. Chi aveva un ETF diversificato aveva sofferto molto meno e recuperato in tempi relativamente brevi. Per approfondire il meccanismo degli ETF e come sceglierli, puoi leggere la nostra guida su come investire in ETF.

I rischi da non sottovalutare

Investire in azioni comporta rischi reali, e il primo errore dei principianti è ignorarli o minimizzarli dopo aver letto di rendimenti storici positivi. Il mercato azionario ha restituito in media il 7-8% annuo nel lungo periodo (dati storici S&P 500, al lordo dell’inflazione), ma questa media nasconde anni di perdite anche molto pesanti.

Nel 2008, durante la crisi finanziaria globale, i mercati azionari mondiali persero mediamente il 40-50% in dodici mesi. Chi aveva bisogno dei soldi in quel momento era costretto a vendere in perdita. Chi invece riuscì ad aspettare recuperò tutto entro il 2012 e guadagnò ampiamente nei cinque anni successivi. Questo è il concetto chiave: le perdite sulle azioni sono spesso temporanee se si ha un orizzonte temporale lungo, ma diventano permanenti se si è costretti a vendere nel momento sbagliato.

Il rischio di cambio è un’altra variabile spesso trascurata. Se investi in un ETF denominato in dollari e l’euro si rafforza del 10% in un anno, il rendimento in euro sarà dieci punti percentuali inferiore a quello in dollari — o addirittura negativo anche quando l’indice azionario è salito. Per chi investe piccole somme con orizzonte lungo è un rischio accettabile; su portafogli più grandi può valere la pena considerare ETF con copertura valutaria (cosiddetti “hedged”).

Strategia per principianti: il PAC

Il Piano di Accumulo del Capitale (PAC) è la strategia più consigliata a chi inizia con piccole somme mensili. Il meccanismo è semplice: investi una cifra fissa ogni mese, indipendentemente da cosa fa il mercato. Se hai 200 euro al mese da destinare agli investimenti, li metti nell’ETF il primo del mese, sempre, senza guardare se la borsa è salita o scesa nel frattempo.

Questo approccio sfrutta un effetto statisticamente favorevole chiamato “dollar cost averaging” (o mediazione del prezzo): quando il mercato scende, i tuoi 200 euro comprano più quote dello stesso ETF. Quando sale, ne comprano meno. Nel lungo periodo, questo livella il prezzo medio di acquisto e riduce l’impatto della volatilità. Non è una garanzia di guadagno, ma è il modo più razionale per investire senza dover fare previsioni di mercato — previsioni che anche i professionisti sbagliano con grande frequenza.

Con 200 euro al mese investiti su un ETF MSCI World per 20 anni avresti versato 48.000 euro di capitale. Applicando un rendimento storico medio del 7% annuo composto — senza alcuna garanzia che si ripeta — il valore teorico finale si avvicinerebbe ai 100.000 euro. Il tempo è il vero alleato dell’investitore a lungo termine, non la capacità di “comprare nel momento giusto”.

Aspetti fiscali per gli investitori italiani

In Italia, le plusvalenze sulle azioni (il guadagno realizzato vendendo a un prezzo superiore all’acquisto) sono tassate al 26% come imposta sostitutiva. La stessa aliquota si applica ai dividendi ricevuti. Questa tassazione scatta nel momento in cui vendi e realizzi il guadagno — finché tieni le azioni, non paghi nulla anche se il valore è aumentato significativamente.

Se usi un broker che opera in regime di risparmio amministrato — la grande maggioranza dei broker europei che operano legalmente in Italia — il broker stesso calcola e versa le imposte per tuo conto. Non devi fare nulla di speciale nella dichiarazione dei redditi e non sei tenuto a indicare il conto titoli nel 730. Se invece usi un broker estero che non applica la ritenuta italiana, dovrai dichiarare i guadagni nel modello Redditi (quadro RT per le plusvalenze, quadro RW per i depositi esteri). Per chi ha redditi da lavoro dipendente, questa distinzione è pratica: scegliere un broker con regime amministrato semplifica tutto. Puoi approfondire come funziona la dichiarazione leggendo la nostra guida su come compilare il modello 730 online.

Gli errori più comuni da evitare

Il primo errore è investire denaro che potrebbe servirti a breve. Se sai che tra un anno hai una spesa importante — un matrimonio, un trasloco, la ristrutturazione di casa — quei soldi non vanno in borsa. Vanno su un conto deposito vincolato o in titoli di stato a breve scadenza. Le azioni non sono uno strumento “liquido” nel senso psicologico del termine: puoi venderle in pochi secondi tecnicamente, ma farlo quando il mercato è giù significa trasformare una perdita temporanea in una perdita definitiva.

Il secondo errore classico è farsi prendere dalle emozioni. Quando la borsa crolla del 20% in due settimane — e succede, periodicamente — l’impulso naturale è vendere tutto per “limitare i danni”. Statisticamente, chi vende nei momenti di panico tende poi a rientrare troppo tardi, dopo la ripresa, e perde sia nella discesa che nella salita. Avere una strategia chiara scritta prima di iniziare — “investo X euro al mese, non tocco nulla per almeno cinque anni” — aiuta a resistere a questo impulso nel momento peggiore.

Il terzo errore è inseguire il titolo o il settore “caldo del momento”. Le azioni che tutti comprano dopo un rialzo spettacolare sono spesso già sopravvalutate. Chi ha acquistato molte dot-com nel 1999 seguendo l’euforia collettiva ha perso quasi tutto entro il 2002. La differenza tra un investimento sensato e una scommessa la fa l’analisi razionale, non l’hype mediatico.

Domande frequenti

Quanto si può guadagnare investendo in azioni?

Non esiste una risposta certa. Il mercato azionario globale ha reso storicamente circa il 7-8% annuo nominale nel lungo periodo, ma con anni molto negativi alternati a anni molto positivi. Non è garantito che questo rendimento si ripeta in futuro. Chi investe con un orizzonte di 10-20 anni ha storicamente ottenuto risultati positivi, ma il passato non è una garanzia per il futuro.

Da quanto si può iniziare a investire in azioni?

Con molti broker online si può iniziare anche da pochi euro grazie alle azioni frazionate. In pratica, con 50-100 euro al mese si può già costruire un portafoglio sensato su ETF diversificati. Non servono grandi capitali per cominciare, ma serve costanza e un orizzonte temporale di almeno cinque anni per attenuare l’impatto della volatilità.

Le azioni sono più rischiose dei BTP?

Sì, nel breve periodo. I BTP italiani offrono un rendimento fisso e la restituzione del capitale a scadenza (salvo default dello Stato). Le azioni non hanno un rendimento garantito e il valore oscilla ogni giorno. Nel lungo periodo, però, le azioni hanno storicamente sovraperformato le obbligazioni. La scelta giusta dipende dal tuo orizzonte temporale e dalla tua tolleranza reale alle perdite temporanee.

Devo dichiarare le azioni nel 730?

Se usi un broker che opera in regime di risparmio amministrato in Italia, no: ci pensa lui a versare le imposte dovute. Se il broker è estero e non applica la ritenuta italiana, devi dichiarare le plusvalenze nel quadro RT del modello Redditi e i depositi esteri nel quadro RW. In questo caso è consigliabile rivolgersi a un commercialista, almeno per la prima dichiarazione.

È meglio investire in azioni italiane o straniere?

Per un principiante, un ETF globale diversificato è quasi sempre preferibile rispetto a concentrarsi su un singolo mercato. Il mercato italiano è relativamente piccolo e storicamente meno dinamico rispetto agli USA o ai mercati asiatici emergenti. Gli ETF MSCI World o S&P 500 includono automaticamente le aziende migliori a livello globale, distribuendo il rischio geografico in modo automatico.

Per scegliere la piattaforma giusta, leggi anche il nostro confronto tra i migliori broker trading online 2026.

Come funziona l’algoritmo prezzi di Amazon: perché cambiano ogni minuto

algoritmo amazon – Come funziona l'algoritmo prezzi di Amazon

I prezzi su Amazon cambiano decine, a volte centinaia di volte al giorno sullo stesso prodotto. Non è un caso né un errore: è l’algoritmo di dynamic pricing di Amazon al lavoro, un sistema automatizzato che aggiusta continuamente i prezzi in base a domanda, concorrenza, stagionalità e decine di altri fattori. Capire come funziona ti permette di comprare al momento giusto e smettere di pagare più del necessario.

📌 Articolo in breve
Amazon modifica i prezzi in media ogni 10 minuti su milioni di prodotti. L’algoritmo considera: prezzi dei concorrenti, storico delle vendite, livello delle scorte, stagionalità, comportamento di ricerca degli utenti e margini di profitto. Per comprare al prezzo migliore esistono strumenti gratuiti come Keepa e CamelCamelCamel che mostrano lo storico prezzi e avvisano quando scendono.

Indice

  1. Come funziona il dynamic pricing di Amazon
  2. I fattori che fanno salire e scendere i prezzi
  3. Quando i prezzi sono più bassi
  4. Strumenti per tracciare i prezzi
  5. Come comprare sempre al prezzo migliore
  6. Domande frequenti

Come funziona il dynamic pricing di Amazon

Amazon ha introdotto il dynamic pricing nei primi anni 2000, mutuando il concetto dalle compagnie aeree che da decenni variano i prezzi dei biglietti in tempo reale. Oggi il sistema gestisce oltre 2,5 milioni di variazioni di prezzo ogni giorno, secondo i dati pubblicati dai ricercatori che hanno analizzato il comportamento dell’algoritmo negli ultimi anni.

Al centro del sistema c’è un algoritmo di machine learning che ha un unico obiettivo: massimizzare il profitto complessivo di Amazon, non necessariamente il prezzo di ogni singolo articolo. Questo significa che a volte Amazon abbassa un prezzo deliberatamente perché sa che, a quel prezzo, venderà abbastanza unità da compensare il margine ridotto. In altri momenti alza il prezzo perché la domanda è alta e c’è spazio per farlo senza perdere vendite significative.

L’algoritmo funziona in modo diverso a seconda che il venditore sia Amazon stessa o un seller terzo. Per i prodotti venduti direttamente da Amazon, l’azienda ha il controllo totale sul prezzo e lo ottimizza continuamente. Per i prodotti dei seller terzi, Amazon può consigliare prezzi ma non li impone — anche se l’algoritmo della Buy Box (il riquadro “Aggiungi al carrello”) favorisce i venditori che offrono prezzi competitivi, creando una pressione implicita a ribassare.

I fattori che fanno salire e scendere i prezzi

Il fattore più immediato è la concorrenza in tempo reale. Amazon monitora continuamente i prezzi di altri marketplace — eBay, Zalando, i siti dei produttori — e aggiusta i suoi prezzi per restare competitivo sui prodotti strategici. Se un concorrente abbassa il prezzo di un elettrodomestico, Amazon risponde spesso nel giro di ore. Per questo i prezzi tendono a scendere nei giorni in cui ci sono grandi promozioni sui siti concorrenti.

Il secondo fattore è il livello delle scorte. Quando un prodotto è agli ultimi pezzi in magazzino, l’algoritmo tende ad alzare il prezzo perché sa che chi lo vuole davvero lo comprerà comunque. Al contrario, se le scorte sono abbondanti e il prodotto non si vende abbastanza velocemente, il prezzo scende per accelerare la rotazione del magazzino. Questa logica spiega perché a volte un articolo diventa improvvisamente più caro senza motivo apparente.

La stagionalità è un altro driver potente. I prezzi di ombrelli salgono quando le previsioni meteo annunciano pioggia. Le guide turistiche costano di più nei mesi prima delle vacanze. I prodotti per il back-to-school aumentano ad agosto. L’algoritmo ha modelli stagionali consolidati su anni di dati di vendita e li applica con precisione chirurgica.

Meno ovvio ma molto reale è il fattore comportamentale: se cerchi ripetutamente uno stesso prodotto senza comprarlo, alcuni test hanno suggerito che l’algoritmo può interpretarlo come interesse elevato e alzare il prezzo. Non è confermato ufficialmente da Amazon, ma è uno dei motivi per cui molti esperti consigliano di usare la modalità anonima del browser quando si cerca un articolo costoso.

Quando i prezzi sono più bassi

Ci sono pattern ricorrenti che vale la pena conoscere. I lunedì mattina tendono ad avere prezzi più bassi su molte categorie, perché il weekend porta meno acquisti e Amazon abbassa i prezzi per riattivare la domanda. Al contrario, venerdì e sabato i prezzi tendono ad essere più alti perché la propensione all’acquisto è maggiore.

I periodi subito dopo le grandi promozioni (Prime Day, Black Friday, Natale) spesso mantengono prezzi bassi per qualche giorno, perché Amazon smaltisce le scorte residue. I prezzi più alti dell’anno si registrano invece nei giorni immediatamente prima del Black Friday — l’algoritmo gonfia i prezzi di partenza per rendere gli sconti apparenti più impressionanti.

Per i prodotti tech ed elettronica, i prezzi scendono tipicamente quando viene annunciato il modello successivo. Un iPhone dell’anno precedente cala di prezzo appena Apple annuncia il nuovo modello, anche prima che il nuovo esca effettivamente in vendita. Stesso meccanismo per laptop, TV e console videogiochi.

Strumenti gratuiti per tracciare i prezzi

Keepa è l’estensione più usata per tracciare i prezzi su Amazon. Si installa come plugin su Chrome o Firefox e mostra direttamente nella pagina prodotto di Amazon un grafico dello storico prezzi degli ultimi mesi o anni. In un colpo d’occhio capisci se il prezzo attuale è un buon affare o se il prodotto è stato venduto a meno in passato. Keepa permette anche di impostare alert: inserisci il prezzo target e ricevi una email quando il prodotto raggiunge o scende sotto quella soglia.

CamelCamelCamel è un sito web (non un’estensione) che offre funzioni simili: storico prezzi, alert via email e statistiche sulle variazioni. L’interfaccia è meno integrata rispetto a Keepa ma funziona senza installare nulla. Basta andare sul sito, incollare l’URL del prodotto Amazon e vedere immediatamente il grafico storico.

Per chi vuole qualcosa di più automatizzato, esistono anche servizi come Honey (acquisito da PayPal) che non solo traccia i prezzi ma applica automaticamente coupon disponibili al momento del checkout. Non mostra lo storico come Keepa, ma aiuta a non perdere sconti immediati disponibili.

Come comprare sempre al prezzo migliore

La strategia più efficace è la pazienza assistita dagli strumenti. Prima di comprare qualsiasi articolo sopra i 30-40 euro, controlla il grafico storico su Keepa o CamelCamelCamel. Se il prezzo attuale è vicino al minimo storico, è un buon momento. Se è al massimo o nella media alta, imposta un alert e aspetta.

Aggiungi al carrello invece di comprare subito: Amazon a volte abbassa il prezzo degli articoli che restano a lungo nel carrello senza essere acquistati. Non è garantito ma è una tattica che molti acquirenti esperti usano. Stesso discorso per la wishlist: tenere d’occhio la lista dei desideri può attivare notifiche automatiche di prezzo.

Per i grandi acquisti — elettrodomestici, televisori, laptop — il periodo migliore dell’anno in Italia è tra novembre e gennaio: Black Friday, Cyber Monday e i saldi post-natalizi portano genuini ribassi (non i prezzi gonfiati pre-Black Friday) su categorie specifiche. Gli studi sul dynamic pricing mostrano che i veri sconti esistono, ma solo per chi sa riconoscerli con lo storico alla mano.

Domande frequenti

Amazon può mostrarmi prezzi diversi da un altro utente?

In teoria no, in pratica ci sono stati casi documentati di variazioni basate sulla geolocalizzazione o sul tipo di dispositivo. Amazon ha negato di fare personalizzazione dei prezzi per singolo utente, ma la geolocalizzazione (prezzi diversi in regioni diverse dello stesso paese) è una pratica confermata. Per eliminare qualsiasi variabile, usa sempre la stessa versione del sito da browser normale o in incognito.

I prezzi di Amazon Prime Day sono davvero convenienti?

Su alcuni prodotti sì, su altri sono sconti artificiali su prezzi gonfiati. Con Keepa puoi verificarlo facilmente: guarda il prezzo delle settimane precedenti al Prime Day. Se il prodotto costava già 50€ e al Prime Day viene proposto a 45€ come “sconto del 30%” partendo da un prezzo base alzato a 64€, lo sconto non è reale. I veri affari al Prime Day si trovano soprattutto su prodotti Amazon stessa (Echo, Kindle, Fire TV) e su categorie come cancelleria e prodotti di uso quotidiano.

Perché il prezzo cambia mentre ho il prodotto nel carrello?

Amazon non garantisce il prezzo finché non completi l’acquisto. Il prezzo mostrato nel carrello viene aggiornato in tempo reale. Se trovi un ottimo prezzo, completare l’acquisto subito è l’unica garanzia. In alternativa, usa la funzione “Salva per dopo” che in alcuni casi blocca il prezzo per un breve periodo.

Un esempio concreto di come i prezzi dinamici hanno fatto notizia: leggi paga a rate Amazon sparito.

ElevenLabs: come clonare la voce con l’AI e creare audio professionale

elevenlabs – ElevenLabs: come clonare la voce con l'AI

ElevenLabs è la piattaforma AI per la sintesi e la clonazione vocale più avanzata disponibile oggi. Permette di generare audio parlato da testo con voci artificiali di qualità straordinaria, ma soprattutto consente di clonare la propria voce in pochi minuti: carichi un campione audio di 1-3 minuti e il sistema crea un modello della tua voce che può poi leggere qualsiasi testo come se fossi tu a parlare. È usata da creator, doppiatori, podcaster, aziende e sviluppatori in tutto il mondo.

📌 Articolo in breve
ElevenLabs funziona da browser su elevenlabs.io. Il piano gratuito include 10.000 caratteri al mese (circa 10 minuti di audio). La clonazione vocale istantanea è disponibile anche gratis. I piani a pagamento partono da 5$/mese. L’italiano è supportato con ottima qualità. L’audio generato si scarica in MP3 o WAV pronto all’uso.

Indice

  1. Cos’è ElevenLabs e perché è diversa
  2. Come generare audio da testo
  3. Come clonare la propria voce
  4. Piani e prezzi
  5. Casi d’uso pratici
  6. Domande frequenti

Cos’è ElevenLabs e perché è diversa dagli altri TTS

I sistemi text-to-speech esistono da decenni, ma fino a pochi anni fa il risultato era sempre riconoscibile: quella cadenza robotica, le pause nei posti sbagliati, l’assenza totale di emozione. ElevenLabs ha cambiato il punto di riferimento del settore con voci che replicano inflessioni, pause naturali, enfasi emotiva e persino esitazioni spontanee. Ascoltando il risultato a velocità normale, distinguere la voce AI da quella umana è genuinamente difficile.

La startup è nata nel 2022 da due fondatori polacchi con base negli Stati Uniti e in meno di due anni ha raggiunto il miliardo di dollari di valutazione, diventando uno dei casi di crescita più rapida nel settore AI. La qualità superiore rispetto ai concorrenti (come la voce di Google o quella di Amazon Polly) dipende dall’architettura del modello: ElevenLabs usa un approccio che modella non solo i fonemi ma anche il ritmo, l’intonazione e il contesto emotivo del testo.

Oltre alla generazione di voce, ElevenLabs offre anche la traduzione audio (prendi un file audio in inglese e lo ottieni in italiano con la stessa voce) e uno strumento per creare agenti vocali AI che rispondono in tempo reale alle telefonate o alle chat vocali.

Come generare audio da testo

Vai su elevenlabs.io e registrati con email o account Google. Dopo il login, la schermata principale è lo Speech Synthesis: una casella di testo grande e un selettore di voce sulla destra. Incolla o scrivi il testo che vuoi convertire in audio — può essere in italiano senza problemi — scegli una delle voci dalla libreria e clicca su “Generate”.

La generazione è quasi istantanea per testi brevi. Per testi lunghi qualche secondo in più. Il risultato appare nella stessa pagina con un player per ascoltarlo: se non sei soddisfatto, puoi rigenerare con impostazioni diverse prima di scaricare. Le impostazioni regolabili sono stabilità (quanto la voce rimane coerente tra le frasi), chiarezza (quanto è definita l’articolazione) e stile (quanto l’AI esagera o attenua l’espressività). Per testi informativi o aziendali, stabilità alta e stile neutro danno i risultati migliori. Per contenuti più narrativi o emotivi, un po’ più di stile migliora il risultato.

La libreria di voci predefinite conta centinaia di opzioni, filtrabili per genere, età, accento e uso consigliato. Tra le voci italiane ci sono sia voci native italiane sia voci multilingue che parlano italiano con accento leggermente straniero. Per contenuti destinati al pubblico italiano è meglio filtrare per “Italian” e scegliere una voce nativa.

Come clonare la propria voce

La clonazione vocale è la funzione che ha reso ElevenLabs famosa. Dal menu di sinistra vai su “Voices” poi “Add Voice” e scegli “Instant Voice Cloning”. Il sistema ti chiede di caricare uno o più file audio della tua voce, con un minimo di circa 1 minuto di campione.

Per ottenere un buon risultato con la clonazione, la qualità del campione audio è fondamentale. Registra in un ambiente silenzioso (nessun eco, nessun rumore di fondo), con un microfono decente — anche quello degli auricolari va bene se la qualità è buona. Leggi un testo neutro, parlando nel tuo tono normale, con velocità naturale. Evita pause lunghissime o tosse. Più campione fornisci (fino a 5-10 minuti), migliore sarà la qualità della clonazione.

Una volta caricato il campione, ElevenLabs elabora il file in pochi minuti e crea un clone vocale nella tua libreria. Da quel momento, puoi usare quella voce per generare qualsiasi testo come se lo stessi leggendo tu. Il clone vocale rimane privato nel tuo account e non è accessibile ad altri utenti.

Esiste anche la Professional Voice Cloning, disponibile nei piani superiori, che usa più dati e produce una copia ancora più fedele. Richiede almeno 30 minuti di audio campione e alcune ore di elaborazione, ma il risultato è praticamente indistinguibile dalla voce originale anche per chi ti conosce bene.

Piani e prezzi

Il piano gratuito include 10.000 caratteri al mese — circa 10 minuti di audio generato — accesso a tutte le voci predefinite, clonazione vocale istantanea e download in MP3. Per chi vuole solo fare prove o ha esigenze molto occasionali, il gratuito regge.

Il piano Starter costa 5$/mese e porta i caratteri a 30.000 (circa 30 minuti). Il piano Creator a 22$/mese include 100.000 caratteri, Professional Voice Cloning e accesso API per integrare ElevenLabs nelle proprie applicazioni. Il piano Pro a 99$/mese arriva a 500.000 caratteri ed è pensato per podcaster o aziende con produzione audio regolare.

I caratteri non includono solo il testo ma anche gli spazi, quindi un articolo di 1.000 parole corrisponde a circa 6.000-7.000 caratteri. Con il piano Creator da 100.000 caratteri si producono circa 15 articoli completi di audio ogni mese.

Casi d’uso pratici

Il caso più immediato per i creator di contenuti è la produzione di voiceover per video YouTube o Reels senza dover registrare ogni volta. Con un clone vocale, scrivi lo script, generi l’audio in un minuto e lo monti sul video. Per chi ha difficoltà con la propria voce registrata o semplicemente vuole accelerare la produzione, è una svolta.

Per i podcaster, ElevenLabs risolve il problema degli episodi che richiedono molte riprese: una volta clonata la voce, errori di lettura e cali di energia non esistono più. Alcuni creator usano la propria voce clonata per produrre contenuti in lingue che non parlano fluentemente — il risultato in termini di pronuncia è spesso migliore di una registrazione manuale in lingua straniera.

Nel e-learning e nella formazione aziendale, ElevenLabs abbatte i costi di produzione dei moduli audio. Una lezione di 20 minuti che prima richiedeva una giornata in studio di registrazione ora si produce in un pomeriggio, con la possibilità di aggiornare singole frasi senza dover riregistrare tutto.

Domande frequenti

È legale clonare la propria voce con ElevenLabs?

Sì, clonare la propria voce è legale. ElevenLabs richiede che il campione audio caricato sia della tua voce o che tu abbia il consenso esplicito della persona. Il servizio ha meccanismi anti-abuso e può verificare l’identità in alcuni casi. Clonare la voce di qualcun altro senza consenso è una violazione dei termini e potenzialmente illegale in molte giurisdizioni, inclusa l’Italia con la normativa sulla tutela dell’identità personale.

L’audio generato si può usare commercialmente?

Con i piani a pagamento (dalla Starter in su), ElevenLabs concede i diritti commerciali sull’audio generato. Puoi usarlo in video monetizzati, podcast commerciali, prodotti e-learning a pagamento. Il piano gratuito ha restrizioni sull’uso commerciale. Controlla sempre i termini aggiornati sul sito, perché le politiche di licensing possono cambiare.

Quanto è buona la qualità in italiano?

Ottima rispetto alla concorrenza. Le voci italiane native disponibili hanno un’intonazione naturale e una buona gestione dell’accento. I risultati migliori si ottengono con testi scritti in italiano corretto, con punteggiatura precisa — le virgole e i punti guidano le pause della voce. Dialetti regionali e inflessioni molto marcate non vengono replicati bene, ma per italiano standard la qualità è eccellente.

C’è differenza tra ElevenLabs e la voce AI di Google o Amazon?

Sì, notevole. Le voci di Google TTS e Amazon Polly sono funzionali ma riconoscibili come sintetiche, soprattutto su testi lunghi o emotivi. ElevenLabs produce un risultato significativamente più naturale, con variazioni di intonazione che seguono il senso del testo. Il prezzo lo rispecchia: ElevenLabs è più costosa delle API Google e Amazon per volumi alti, ma per produzione di contenuti di qualità il divario giustifica la differenza.

Se ti interessa anche la creazione di video con l’AI, leggi creare video con intelligenza artificiale gratis.

HeyGen: cos’è, come funziona e come creare video con avatar AI

heygen – HeyGen: come creare video con avatar AI

HeyGen è la piattaforma AI che permette di creare video professionali con avatar digitali parlanti senza telecamera, set o troupe. Basta scrivere un testo, scegliere un avatar — o caricare il proprio volto — e in pochi minuti il sistema genera un video in cui l’avatar recita il testo in modo realistico, con movimenti delle labbra sincronizzati e intonazione naturale. È lo strumento più usato al mondo per video aziendali, corsi online, contenuti per social e doppiaggi automatici.

📌 Articolo in breve
HeyGen funziona da browser su heygen.com. Il piano gratuito include 3 minuti di video al mese. I piani a pagamento partono da circa 24$/mese. Puoi usare uno degli avatar predefiniti oppure creare il tuo avatar personale caricando un breve video di te. Supporta oltre 40 lingue incluso l’italiano, con voci naturali e sincronizzazione labiale precisa.

Indice

  1. Cos’è HeyGen e come funziona
  2. Come creare il primo video passo per passo
  3. Avatar predefiniti e avatar personali
  4. Prezzi e piani: gratuito vs a pagamento
  5. Per cosa usarlo davvero
  6. Domande frequenti

Cos’è HeyGen e come funziona

HeyGen è nata nel 2020 come startup americana e nel giro di pochi anni è diventata uno degli strumenti AI per video più utilizzati a livello globale. La tecnologia alla base combina sintesi vocale avanzata, animazione facciale e video rendering: dato un testo e un volto di riferimento, il sistema genera un video in cui quel volto pronuncia il testo con movimenti realistici delle labbra, micro-espressioni e gestualità naturale.

Il salto di qualità rispetto ai vecchi software di animazione è la naturalezza del risultato. Fino a qualche anno fa i video con avatar AI erano riconoscibili a colpo d’occhio per i movimenti meccanici e la sincronizzazione approssimativa. HeyGen — come altri competitor come Synthesia — ha raggiunto un livello in cui, per un video parlato frontale, diventa difficile distinguerlo da una ripresa reale senza una visione molto attenta.

Oltre alla creazione di video da zero, HeyGen offre una funzione particolarmente utile: la traduzione video. Carichi un video già esistente — ad esempio una presentazione registrata in inglese — e il sistema lo traduce in italiano (o in altre 40 lingue) sostituendo la voce originale e adattando i movimenti delle labbra alla nuova lingua. Per chi crea contenuti per mercati internazionali, questo è un risparmio enorme rispetto al doppiaggio tradizionale.

Come creare il primo video passo per passo

Registrati su heygen.com con email o account Google. Con il piano gratuito hai 3 minuti di video al mese, sufficienti per fare prove. Dopo il login, clicca su “Create Video” e scegli “Avatar Video” tra i template disponibili.

Il flusso di creazione ha tre passaggi. Nel primo scegli l’avatar: HeyGen ne offre oltre 100 predefiniti, divisi per genere, età, stile (professionale, casual, giovanile). Ciascuno ha più outfit e sfondi disponibili. Nel secondo passaggio inserisci il testo che vuoi far pronunciare all’avatar: puoi scriverlo direttamente, incollarlo o anche lasciare che l’AI lo generi partendo da un prompt. Nel terzo passaggio scegli la voce: ci sono decine di voci disponibili per ogni lingua, con diversi toni e stili. Per l’italiano le voci sono convincenti, anche se le migliori restano quelle in inglese.

Una volta configurato tutto, clicca su “Submit” e attendi 2-5 minuti per la generazione. Il video viene salvato nel tuo account e puoi scaricarlo in MP4 o condividerlo direttamente. Per video più complessi — con slide, sottotitoli o branding — c’è l’editor avanzato che permette di aggiungere testi, loghi e transizioni.

Avatar predefiniti e avatar personali

HeyGen offre due categorie di avatar. Gli avatar predefiniti (Stock Avatars) sono figure umane realistiche create appositamente per la piattaforma — attori reali che hanno ceduto i diritti della propria immagine. Sono disponibili in tutti i piani e coprono una varietà ampia di aspetti fisici, età e nazionalità.

Gli avatar personali (Custom Avatar) sono la funzione più potente e la più cercata: puoi creare un avatar digitale di te stesso caricando un video di 2-5 minuti in cui parli in modo neutro verso la telecamera. HeyGen elabora il video e genera un modello del tuo volto che può poi pronunciare qualsiasi testo tu voglia, nella tua voce clonata. Il risultato è un “gemello digitale” che puoi usare per produrre contenuti senza doverti riprendere ogni volta.

La creazione dell’avatar personale è disponibile nei piani a pagamento. Richiede un video di buona qualità (buona illuminazione, sfondo neutro, niente cappelli o occhiali da sole) e circa 24 ore di elaborazione per la prima creazione. Una volta pronto, genera video illimitati con quel volto.

Prezzi e piani

Il piano gratuito include 3 minuti di video al mese, accesso agli avatar predefiniti, risoluzione massima 720p e watermark HeyGen sul video. È sufficiente per fare prove e capire se lo strumento fa al caso tuo, ma non per un uso professionale.

Il piano Creator costa circa 24$ al mese (fatturazione annuale) e include 15 minuti di video al mese, risoluzione Full HD senza watermark, accesso a tutti gli avatar predefiniti e la possibilità di creare un avatar personale. Il piano Team parte da circa 120$/mese per più utenti e include minuti aggiuntivi, priorità nella generazione e funzioni di collaborazione. Esistono anche piani Enterprise con prezzi personalizzati per grandi volumi.

Per chi ha esigenze specifiche di traduzione video, HeyGen ha un piano dedicato chiamato Video Translation da circa 29$/mese che include un numero fisso di minuti di traduzione al mese. Rispetto al doppiaggio professionale (che può costare centinaia di euro a minuto), anche il piano più costoso di HeyGen è economicamente conveniente per chi produce contenuti regolarmente.

Per cosa usarlo davvero

Il caso d’uso più diffuso tra le aziende italiane è la formazione interna: invece di organizzare sessioni di training video con un formatore in carne e ossa, si crea una volta il corso con un avatar e lo si aggiorna facilmente quando cambiano le procedure. Una video-lezione di 10 minuti che prima richiedeva una giornata di riprese si produce in un’ora.

Per i creator e i professionisti del marketing, HeyGen risolve il problema della presenza video: molte persone vogliono produrre contenuti video ma non si sentono a loro agio davanti alla telecamera, o semplicemente non hanno il tempo di registrarsi ogni volta. Con un avatar personale, il flusso di produzione si riduce a scrivere un testo e cliccare “genera”.

La traduzione automatica apre mercati internazionali a chi crea contenuti. Un corso in italiano può essere tradotto in inglese, spagnolo e tedesco mantenendo il volto originale del creator — con risultati convincenti per il 90% dei casi. L’unica cosa che non riesce sempre bene sono le consonanti labiali come “p”, “b” e “m”, dove la sincronizzazione può sembrare leggermente sfasata se guardata in dettaglio.

Domande frequenti

I video di HeyGen sembrano finti?

Dipende dalla qualità dell’avatar e dal tipo di video. Per presentazioni frontali standard — il tipo usato nei corsi online e nei video aziendali — il risultato è convincente per la maggior parte degli spettatori non tecnici. Per video con molti movimenti del corpo o espressioni molto intense, le limitazioni sono più visibili. La tecnologia migliora continuamente e ogni aggiornamento riduce il gap con i video reali.

È legale usare la propria immagine per creare un avatar AI?

Sì, se sei tu a creare il tuo avatar personale. HeyGen richiede che tu sia la persona nel video di riferimento o che tu abbia il consenso esplicito della persona. Usare l’immagine di qualcun altro senza consenso viola i termini del servizio e potrebbe avere implicazioni legali. La piattaforma ha meccanismi di verifica per ridurre l’uso abusivo.

Funziona bene in italiano?

Abbastanza bene. Le voci italiane disponibili sono naturali e la sincronizzazione labiale funziona correttamente con la pronuncia italiana. La qualità non raggiunge ancora quella delle voci inglesi, che beneficiano di più dati di addestramento, ma per un uso professionale il risultato è accettabile. Alcune vocali lunghe tipiche dell’italiano possono creare qualche imprecisione nella sincronia labiale.

Qual è la differenza con Synthesia?

Synthesia e HeyGen sono i due principali concorrenti nel mercato degli avatar video AI. Synthesia è più orientata alle aziende enterprise con interfaccia più semplice e meno opzioni creative; HeyGen ha più funzioni (traduzione, editor avanzato, avatar personali più realistici) e prezzi più accessibili per chi inizia. Per un uso individuale o di piccola impresa, HeyGen è generalmente la scelta consigliata.

NotebookLM: cos’è, come funziona e come usarlo in italiano

notebooklm – NotebookLM: cos'è, come funziona e come usarlo

NotebookLM è lo strumento di Google che permette di caricare documenti, PDF, appunti e siti web e poi fare domande su di essi come se stessi parlando con un esperto che ha letto tutto al posto tuo. Non è un chatbot generico come ChatGPT: lavora esclusivamente sui materiali che carichi tu, senza inventarsi nulla. Da quando è uscita la versione con l’Audio Overview — che trasforma i tuoi documenti in un podcast tra due voci AI — è diventato virale in tutto il mondo.

📌 Articolo in breve
NotebookLM è gratuito, si usa da browser su notebooklm.google.com e non richiede installazioni. Puoi caricare fino a 50 fonti per notebook (PDF, documenti Google, link, testo). Le sue funzioni principali sono: fare domande sui tuoi documenti, generare riassunti e mappe concettuali, e creare un podcast AI con due voci che discutono il contenuto. Ideale per studenti, ricercatori e professionisti.
Aggiornamento luglio 2026: il 16 luglio 2026 Google ha rinominato NotebookLM in Gemini Notebook. È lo stesso prodotto, stesso sito (notebooklm.google.com), stessi notebook già creati — cambiano il logo (ora con sfumatura viola-blu-celeste al posto del nero) e si aggiungono nuove funzioni: esecuzione di codice in un ambiente cloud sicuro per fare analisi dati direttamente sulle fonti caricate, ed export in nuovi formati (PDF, DOCX, XLSX, PPTX, CSV, JSON, oltre alle immagini PNG/SVG). I notebook iniziano inoltre a comparire e sincronizzarsi anche dentro l’app Gemini, e Google ha anticipato che arriveranno presto anche in AI Mode su Search. In questo articolo continuiamo a usare il nome NotebookLM per chiarezza, ma se cerchi il servizio oggi lo trovi come Gemini Notebook.

Indice

  1. Cos’è NotebookLM e a cosa serve
  2. Come iniziare: creare il primo notebook
  3. Quali fonti si possono caricare
  4. Le funzioni principali: domande, riassunti e audio
  5. Come usarlo davvero: casi pratici
  6. Domande frequenti

Cos’è NotebookLM e perché è diverso dagli altri AI

La differenza fondamentale tra NotebookLM e strumenti come ChatGPT o Gemini è semplice: quelli rispondono usando tutto quello che sanno, NotebookLM risponde usando solo quello che gli dai tu. Carica una tesi di 200 pagine, un contratto, una serie di articoli di ricerca, e da quel momento il sistema lavora esclusivamente su quei materiali. Ogni risposta viene ancorata alle fonti con citazioni precise, così puoi verificare subito da dove viene l’informazione.

Google ha lanciato NotebookLM nel 2023 come esperimento, poi lo ha trasformato in un prodotto vero nel 2024. Il motore è Gemini, ma l’interfaccia è costruita intorno al concetto di “notebook” — un contenitore dove organizzi fonti e conversazioni su un argomento specifico. Puoi avere più notebook separati: uno per la tesi, uno per un progetto di lavoro, uno per i documenti della casa.

La funzione che lo ha reso virale è l’Audio Overview: con un clic, NotebookLM genera un podcast di 10-15 minuti in cui due voci AI discutono i punti chiave dei tuoi documenti, si fanno domande a vicenda e spiegano i concetti più complessi. In inglese la qualità è notevole; in italiano funziona ma le voci sono meno naturali.

Come iniziare: creare il primo notebook

Vai su notebooklm.google.com con il tuo account Google. Non serve scaricare nulla, funziona interamente da browser. Clicca su “Nuovo notebook” e dai un nome al progetto. Si apre l’interfaccia principale: sulla sinistra trovi le fonti, al centro la chat, sulla destra il pannello “Studio” con le funzioni aggiuntive.

Il primo passo è aggiungere le fonti. Clicca su “Aggiungi fonti” e scegli il tipo di file da caricare. Puoi trascinare direttamente i PDF nell’area di caricamento oppure incollare un link. Per i documenti Google (Docs, Slides) c’è l’integrazione diretta con Drive. Una volta caricate le fonti, NotebookLM le processa in pochi secondi e sei pronto a fare domande.

L’interfaccia di chat funziona esattamente come un chatbot: scrivi la tua domanda nella casella in basso e ricevi una risposta con le citazioni delle fonti pertinenti. Cliccando su una citazione, il sistema ti porta direttamente al punto esatto del documento originale. Questa funzione di tracciabilità è uno dei motivi per cui viene usato molto in ambito accademico e legale.

Quali fonti si possono caricare

NotebookLM accetta diversi tipi di contenuto. I PDF sono il formato più usato: contratti, articoli scientifici, dispense universitarie, manuali tecnici. I documenti Google (Docs e Slides) si importano direttamente da Drive in un clic. Puoi anche incollare un URL di una pagina web e NotebookLM ne estrae il contenuto testuale — utile per articoli di giornale o documentazione tecnica online. Per chi lavora con contenuti YouTube, è possibile incollare l’URL di un video e il sistema usa i sottotitoli come fonte.

Il limite per notebook gratuito è di 50 fonti e circa 500.000 parole totali per fonte. Per la maggior parte degli usi quotidiani è più che sufficiente. La versione NotebookLM Plus, inclusa nell’abbonamento Google One AI Premium (circa 22€/mese), alza i limiti e aggiunge funzioni collaborative.

Una cosa da tenere a mente: NotebookLM non ha accesso a internet in tempo reale. Se carichi un link, legge il contenuto al momento del caricamento — non si aggiorna automaticamente se la pagina cambia. Per documenti che si aggiornano spesso, meglio caricare il PDF esportato invece del link.

Le funzioni principali: domande, riassunti e Audio Overview

La funzione base è la chat con i documenti: fai domande in linguaggio naturale e ricevi risposte con citazioni. Puoi chiedere cose specifiche (“quali sono le clausole di recesso nel contratto?”), riassunti (“riassumi i punti principali della sezione 3”), confronti (“quali differenze ci sono tra le metodologie descritte nei due articoli?”) o analisi (“quali sono i rischi identificati in questo piano di business?”).

Nel pannello Studio a destra trovi le funzioni aggiuntive. La Guida allo studio genera automaticamente domande flash, un glossario dei termini chiave e una mappa concettuale degli argomenti — molto utile per chi sta studiando per un esame. Il Documento FAQ trasforma i tuoi materiali in un formato domanda-risposta pronto all’uso. Il Briefing produce un documento riassuntivo strutturato, ideale per condividere i punti chiave con colleghi.

L’Audio Overview è la funzione più originale: clicca su “Genera” nel pannello Studio e in 2-3 minuti hai un podcast generato. Le due voci AI si comportano come conduttori di un programma: uno fa domande, l’altro spiega, entrambi commentano e danno contesto. Il risultato è sorprendentemente fluido in inglese. In italiano la qualità è accettabile ma le voci hanno ancora un’inflessione artificiale riconoscibile.

Come usarlo davvero: casi pratici

Per uno studente universitario, il caso d’uso più potente è caricare tutte le dispense di un esame e usare NotebookLM come un professore virtuale che risponde alle domande sul materiale. Invece di rileggere 300 pagine per trovare un concetto, fai una domanda e ottieni la risposta con il riferimento preciso alla pagina. La funzione “Guida allo studio” genera poi un set di domande per testare la preparazione.

Per un professionista o manager, caricare contratti, report e documenti di progetto permette di fare domande trasversali su più documenti contemporaneamente. “In quale dei tre contratti è presente una clausola di esclusiva?” è il tipo di domanda che normalmente richiederebbe ore di lettura; con NotebookLM si risponde in secondi. Per i giornalisti è utile per lavorare su grandi archivi di documenti — atti, bilanci, documenti ufficiali.

Per il podcast e la divulgazione, alcuni creator usano l’Audio Overview come bozza sonora dei loro contenuti: generano il podcast AI, lo ascoltano per capire come strutturare l’episodio umano, poi registrano la loro versione. Non è pensato per essere usato direttamente on-air, ma come strumento di brainstorming funziona.

Domande frequenti

NotebookLM è gratuito?

Sì, la versione base è completamente gratuita con account Google. Include fino a 50 fonti per notebook, la chat, tutte le funzioni Studio e l’Audio Overview. La versione Plus (inclusa in Google One AI Premium a circa 22€/mese) aumenta i limiti, aggiunge la personalizzazione delle voci nell’Audio Overview e funzioni collaborative per i team.

I documenti caricati sono privati?

Google afferma che i contenuti caricati in NotebookLM non vengono usati per addestrare i modelli AI e non sono visibili ad altri utenti. Per documenti aziendali sensibili o dati personali è comunque prudente verificare i termini aggiornati e considerare se usarlo in un contesto professionale regolamentato.

Funziona in italiano?

Sì. Puoi caricare documenti in italiano e fare domande in italiano: NotebookLM risponde nella stessa lingua della domanda. L’Audio Overview in italiano funziona ma le voci sono meno naturali rispetto all’inglese. Per documenti tecnici o accademici in italiano, la qualità delle risposte è comunque ottima.

Qual è la differenza con ChatGPT?

ChatGPT risponde basandosi sul suo addestramento generale (più eventuali file caricati nella sessione). NotebookLM risponde esclusivamente sui documenti che hai caricato nel notebook, con citazioni verificabili. Per analizzare documenti specifici NotebookLM è più affidabile e tracciabile; per domande generali o creatività ChatGPT è più versatile.

Come smettere di fumare: metodi, farmaci e supporto psicologico

fumare – Come smettere di fumare: metodi, farmaci e supporto psicologico

Smettere di fumare è una delle decisioni più difficili ma anche più efficaci che si possano prendere per la propria salute. Non perché mancano i metodi — ce ne sono diversi che funzionano — ma perché la nicotina crea una dipendenza fisica e psicologica che richiede un piano concreto, non solo la forza di volontà. In questa guida trovi i metodi con le prove scientifiche più solide, i farmaci disponibili in Italia e come scegliere l’approccio giusto per te.

⚠️ Nota importante: Questo articolo ha finalità puramente informative e divulgative. Non sostituisce il parere di un medico o professionista della salute. Se ti riconosci nei sintomi descritti, parla con il tuo medico o uno psicologo.
📌 Articolo in breve
I metodi più efficaci per smettere di fumare sono la terapia sostitutiva alla nicotina (cerotti, gomme, inalatori), i farmaci da prescrizione come vareniclina e bupropione, e il supporto psicologico. Combinarli aumenta le probabilità di successo. In Italia esiste il Telefono Verde contro il Fumo (800 554088) dell’ISS, gratuito. I primi 3-5 giorni sono i più duri fisicamente.

Indice

  1. Come funziona la dipendenza da nicotina
  2. Terapia sostitutiva alla nicotina
  3. Farmaci da prescrizione: vareniclina e bupropione
  4. Supporto psicologico e centri antifumo
  5. Come costruire la tua strategia
  6. Domande frequenti

Come funziona la dipendenza da nicotina

Per smettere di fumare in modo efficace bisogna capire con cosa si ha a che fare. La nicotina agisce sul cervello stimolando il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa. Il problema è che il cervello si adatta rapidamente: dopo settimane di fumo regolare, il sistema dopaminergico funziona “normalmente” solo in presenza di nicotina. Quando smetti, i livelli di dopamina crollano e compaiono i sintomi da astinenza: irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione, voglie intense.

La dipendenza da fumo ha due componenti che si rinforzano a vicenda. La prima è fisica: il corpo ha bisogno della nicotina per funzionare nella modalità a cui si è adattato. Questa componente dura principalmente nelle prime due settimane dopo l’ultima sigaretta — dopo, il cervello si riorganizza progressivamente. La seconda è comportamentale e psicologica: fumare è associato a routine precise (il caffè del mattino, la pausa lavoro, le situazioni di stress) e a stati emotivi consolidati. Questa componente dura molto più a lungo e spiega perché molti ricadono mesi dopo aver smesso.

Sapere questo non è solo teoria: significa che un piano efficace deve affrontare entrambe le componenti, non solo quella fisica.

Terapia sostitutiva alla nicotina (TSN)

La terapia sostitutiva alla nicotina è il metodo più diffuso e ha prove scientifiche solide alle spalle. Funziona fornendo al corpo nicotina in dosi controllate e senza le migliaia di sostanze tossiche del fumo di sigaretta, riducendo i sintomi da astinenza mentre ci si lavora su abitudini e trigger psicologici.

I cerotti alla nicotina sono la forma più pratica: si applicano una volta al giorno e rilasciano nicotina in modo costante nelle 16 o 24 ore. Esistono in tre dosi (21, 14, 7 mg) e l’idea è scalare progressivamente in 8-12 settimane. Funzionano bene per chi fuma regolarmente durante il giorno ma non appena si sveglia. Le gomme alla nicotina (2 e 4 mg) danno un effetto più rapido e si usano quando arriva la voglia: si masticano per qualche secondo poi si parcheggiano tra guancia e gengiva. Non vanno masticate continuamente come una gomma normale: quella tecnica “morsica e parcheggia” è fondamentale per fare assorbire la nicotina dalla mucosa orale. Gli inalatori replicano il gesto della sigaretta e aiutano chi trova difficile rinunciare al rituale fisico del fumo.

I cerotti e le gomme si trovano in farmacia senza ricetta. Il costo medio è di 40-60 euro per un ciclo completo di cerotti, cifra comunque inferiore a quello che si spende in sigarette nello stesso periodo. La TSN aumenta le probabilità di successo del 50-70% rispetto al tentativo senza aiuti, secondo una revisione Cochrane del 2022.

Farmaci da prescrizione: vareniclina e bupropione

Per i fumatori forti o per chi ha già tentato senza successo con la TSN, esistono due farmaci da prescrizione medica con efficacia dimostrata. La vareniclina (nome commerciale Champix, ora disponibile anche in generico) è considerata il trattamento farmacologico più efficace. Agisce sui recettori della nicotina nel cervello: da un lato riduce il piacere della sigaretta, dall’altro attenua i sintomi da astinenza. Il trattamento dura 12 settimane con possibilità di proroga. Tra gli effetti collaterali più comuni ci sono nausea e sogni vividi, che tendono a diminuire dopo le prime settimane.

Il bupropione (Zyban) è un antidepressivo che riduce i sintomi da astinenza e la voglia di fumare attraverso un meccanismo diverso, agendo su noradrenalina e dopamina. È meno efficace della vareniclina ma è un’alternativa valida, soprattutto per chi ha anche problemi d’umore. Entrambi i farmaci richiedono una visita medica e la prescrizione del medico di base, che può valutare eventuali controindicazioni.

Combinare un farmaco con la TSN (ad esempio vareniclina più cerotti) può aumentare ulteriormente le probabilità di successo, ma va sempre deciso con il medico. Anche combinare farmaci con supporto psicologico dà risultati migliori che usarli da soli.

Supporto psicologico e centri antifumo

Il supporto psicologico — che si tratti di un percorso individuale, di gruppo o anche solo di una app dedicata — raddoppia le probabilità di smettere rispetto al tentativo solitario, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Non perché “il fumo è solo nella testa”, ma perché lavorare sui trigger comportamentali e sulle strategie di coping è altrettanto importante quanto gestire l’astinenza fisica.

In Italia esistono i Centri Antifumo, presenti in molte ASL sul territorio nazionale, che offrono percorsi gratuiti o a costo ridotto con medici, psicologi e counselor specializzati. Per trovare il centro più vicino basta chiamare il Telefono Verde contro il Fumo al numero 800 554088, gratuito, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16. Forniscono anche counseling telefonico diretto per chi non riesce ad accedere fisicamente a un centro.

Per chi preferisce qualcosa di più flessibile, le app di cessazione dal fumo come Smoke Free o QuitNow hanno buone recensioni e aiutano a monitorare i progressi, calcolare i soldi risparmiati e gestire le voglie con tecniche di distrazione. Non sostituiscono un supporto professionale ma sono uno strumento utile in aggiunta.

Come costruire la tua strategia personale

Non esiste un metodo universale: quello che funziona dipende da quanto fumi, da quanti tentativi hai già fatto, dal tuo stile di vita e da come reagisci ai farmaci. Detto questo, alcune linee guida valide per quasi tutti.

Primo: scegli una data di inizio e preparati prima. I tentativi improvvisati hanno meno successo di quelli pianificati. Scegli un periodo senza stress straordinari, parla con il tuo medico, procurati in anticipo la TSN o il farmaco, e avvisa le persone vicine. Secondo: identifica i tuoi trigger specifici — le situazioni o le emozioni che ti fanno venire voglia di fumare — e pensa a come sostituirli. Terzo: non aspettarti la perfezione. Una ricaduta non significa fallimento; la maggior parte di chi smette definitivamente ci riesce dopo 2-5 tentativi. Ogni tentativo insegna qualcosa su cosa non ha funzionato e cosa provare diversamente.

I primi 3-5 giorni sono quelli fisicamente più duri: il picco dell’astinenza fisica. Pianifica in anticipo come gestirai quel periodo — avere la TSN pronta, tenere le mani occupate, cambiare le routine mattutine. Dopo la prima settimana, il corpo comincia ad adattarsi e le voglie fisiche si fanno meno intense, anche se quelle psicologiche legate alle abitudini persistono più a lungo.

Domande frequenti

La sigaretta elettronica aiuta a smettere di fumare?

Le prove scientifiche sono ancora incomplete, ma alcune ricerche recenti suggeriscono che la sigaretta elettronica può aiutare a ridurre il consumo di sigarette tradizionali. L’OMS però non la raccomanda come strumento di cessazione ufficiale, e il rischio è di sostituire una dipendenza con un’altra. Chi vuole usarla come ausilio dovrebbe farlo con un piano progressivo di riduzione e idealmente con supporto medico.

Dopo quanto tempo smettono i danni?

I benefici per la salute iniziano quasi subito. Dopo 20 minuti dalla prima sigaretta, pressione e frequenza cardiaca si normalizzano. Dopo 24 ore, il rischio di infarto inizia a scendere. Dopo 1 anno, il rischio cardiovascolare si dimezza rispetto a chi continua a fumare. Dopo 10 anni, il rischio di tumore al polmone si avvicina a quello di un non fumatore. Il recupero è reale e progressivo.

Si ingrassa smettendo di fumare?

In media chi smette di fumare prende 3-5 kg nel primo anno. Succede perché la nicotina sopprime l’appetito e accelera il metabolismo, effetti che svaniscono dopo la cessazione. Il rischio è reale ma gestibile con un po’ di attenzione all’alimentazione. Dal punto di vista della salute, anche 5 kg in più sono ampiamente compensati dai benefici della cessazione.

Esistono rimborsi SSN per i farmaci anti-fumo?

In alcune regioni italiane, la vareniclina e il bupropione possono essere rimborsati parzialmente o totalmente dal Servizio Sanitario Nazionale se prescritti nell’ambito di un percorso nei Centri Antifumo accreditati. Le condizioni cambiano da regione a regione: il medico di base o il Centro Antifumo della tua ASL possono dirti a cosa hai diritto nella tua zona.

Come investire in ETF: guida pratica per principianti 2026

etf – Come investire in ETF: guida pratica per principianti

Investire in ETF è oggi uno dei modi più accessibili per far crescere i propri risparmi nel lungo periodo, anche partendo da piccole cifre. Un ETF (Exchange Traded Fund) è uno strumento finanziario che si compra in borsa come un’azione, ma che al suo interno contiene decine o centinaia di titoli diversi. In questa guida pratica vediamo come si fa concretamente, quanto serve per iniziare e cosa evitare.

⚠️ Nota importante: Questo articolo ha finalità puramente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Prima di investire valuta la tua situazione personale e, se necessario, rivolgiti a un consulente finanziario indipendente.
📌 Articolo in breve
Per investire in ETF bastano 3 passi: aprire un conto titoli o un conto di investimento presso una banca o un broker online, scegliere uno o più ETF in base al proprio profilo di rischio, e acquistarli come si fa con un’azione. I costi sono bassi (0,07–0,50% annuo) e si può iniziare anche con 100 euro al mese tramite un piano di accumulo (PAC).

Indice

  1. Cosa sono gli ETF e perché convengono
  2. Dove aprire il conto: broker e banche
  3. Come scegliere il primo ETF
  4. Il piano di accumulo (PAC): investire ogni mese
  5. Tasse sugli ETF in Italia
  6. Domande frequenti

Cosa sono gli ETF e perché convengono rispetto ad altri strumenti

Un ETF è un fondo che replica l’andamento di un indice di mercato — ad esempio il MSCI World, che contiene le 1.500 maggiori aziende quotate del mondo, oppure l’S&P 500, che raccoglie le 500 principali società americane. Quando compri una quota di un ETF MSCI World, stai di fatto investendo un po’ in Apple, un po’ in Microsoft, un po’ in Nestlé, un po’ in Toyota e in centinaia di altre aziende, tutto con una sola operazione.

Il vantaggio principale rispetto ai fondi comuni tradizionali è il costo. Un fondo attivo gestito da un team di analisti può avere costi annui del 2-3% del capitale investito. Un ETF che replica lo stesso indice costa in media tra lo 0,07% e lo 0,30% l’anno. Nel lungo periodo questa differenza di costo si traduce in una differenza enorme sul capitale finale: su 10.000 euro investiti per 20 anni con un rendimento del 7% annuo, pagare il 2% invece dello 0,20% di commissioni significa rinunciare a circa 18.000 euro di rendimento composto.

Gli ETF si comprano e si vendono in borsa durante l’orario di mercato, come se fossero azioni normali. Il prezzo cambia in tempo reale. Non c’è un importo minimo fisso: dipende dal prezzo della singola quota, che per molti ETF è tra 20 e 100 euro.

Dove aprire il conto: broker e banche a confronto

Per comprare ETF hai bisogno di un conto titoli, che puoi aprire presso una banca tradizionale, una banca online o un broker specializzato. Le differenze riguardano principalmente i costi di transazione e la semplicità della piattaforma.

Tra i broker più usati in Italia per investire in ETF ci sono FINECO, che ha commissioni di 2,95€ per operazione e una piattaforma molto completa; Directa SIM, storica e affidabile, con costi simili; Trade Republic, che non applica commissioni sugli ETF e ha un’app mobile molto semplice; e Scalable Capital, con un piano gratuito che include un ETF al mese senza commissioni. Per chi inizia con piccole cifre e vuole fare PAC mensili, i broker senza commissioni sugli ETF come Trade Republic o Scalable sono più convenienti: su 100 euro al mese, anche una commissione di 3 euro pesa il 3%.

Le banche tradizionali tendono ad avere costi più alti e spesso cercano di vendere i fondi della casa invece degli ETF — che sono prodotti a basso margine per loro. Non è un problema insormontabile, ma conviene scegliere un intermediario che abbia un’ampia offerta di ETF e costi bassi per le operazioni.

Come scegliere il primo ETF

Con migliaia di ETF disponibili, la scelta può sembrare complicata. Per chi inizia, il consiglio più semplice e solido che esiste è partire da un ETF globale che replichi il MSCI World o l’MSCI ACWI (All Country World Index). Questi indici contengono le principali aziende di tutto il mondo e offrono una diversificazione geografica e settoriale difficile da battere con scelte più elaborate.

Quando confronti ETF simili, guarda tre numeri. Il primo è il TER (Total Expense Ratio): è il costo annuo del fondo espresso in percentuale. Più basso è, meglio è — per gli ETF azionari globali oscilla tra 0,12% e 0,20%. Il secondo è la dimensione del fondo: un ETF con almeno 500 milioni di euro di patrimonio è più stabile e liquido di uno piccolo. Il terzo è la politica di distribuzione: esistono ETF ad accumulo (reinvestono automaticamente i dividendi, utili per chi vuole far crescere il capitale a lungo termine) e ETF a distribuzione (pagano dividendi periodici, utili per chi vuole una rendita). Per la maggior parte dei risparmiatori italiani che investono a lungo termine, l’ETF ad accumulo è più efficiente fiscalmente.

Un esempio concreto: l’ETF iShares Core MSCI World UCITS ETF (IWDA) ha un TER dello 0,20%, oltre 50 miliardi di patrimonio, è ad accumulo e si compra sulla borsa di Milano. È uno degli ETF più popolari in Europa tra chi investe a lungo termine.

Il piano di accumulo (PAC): come investire ogni mese

Il PAC, piano di accumulo del capitale, è la strategia più consigliata per chi inizia a investire in ETF senza grandi capitali iniziali. Funziona semplicemente: ogni mese investi una cifra fissa — 50, 100, 200 euro, quello che riesci a mettere da parte — comprando quote dell’ETF scelto a prescindere da come va il mercato quel giorno.

Il vantaggio principale del PAC è il dollar cost averaging: comprando ogni mese, a volte compri quando il mercato è alto, a volte quando è basso. Nel tempo, il prezzo medio di acquisto si abbassa rispetto a chi investe tutto in una volta nel momento sbagliato. Psicologicamente è anche più facile: non devi preoccuparti di “quando è il momento giusto per entrare”, perché entri ogni mese.

Alcuni broker come Trade Republic e Scalable Capital permettono di impostare un PAC automatico sugli ETF direttamente dall’app, senza commissioni. Il sistema acquista ogni mese la cifra indicata in modo completamente automatico.

Tasse sugli ETF in Italia

In Italia i rendimenti degli ETF sono soggetti a una ritenuta del 26% sulle plusvalenze e sui dividendi, come per la maggior parte degli strumenti finanziari. Se hai investito 1.000 euro e l’ETF vale 1.300 euro quando lo vendi, paghi il 26% sui 300 euro di guadagno, ovvero 78 euro di tasse.

Se hai il conto titoli in regime di risparmio amministrato (la modalità standard presso banche e broker italiani), le tasse vengono calcolate e versate automaticamente dall’intermediario. Non devi fare nulla nel 730: l’intermediario provvede. Se invece usi broker esteri non abilitati come sostituti d’imposta, tocca a te dichiarare i guadagni nella dichiarazione dei redditi, che complica un po’ le cose.

Vale la pena sapere che le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze future per ridurre le tasse, ma solo se si tratta della stessa tipologia di reddito. Per chi ha già un conto familiare con ETF, è utile confrontarsi con un consulente fiscale per ottimizzare la gestione delle perdite nel tempo.

Domande frequenti

Quanto rischio si corre investendo in ETF?

Il rischio dipende dal tipo di ETF. Un ETF azionario globale oscilla in modo significativo nel breve periodo — durante le crisi può perdere il 30-40% di valore temporaneamente — ma storicamente ha sempre recuperato e superato i livelli precedenti su orizzonti di 10+ anni. Un ETF obbligazionario è più stabile ma rende meno. Il rischio è reale, ma diversificazione e orizzonte temporale lungo lo riducono molto.

Si può perdere tutto con un ETF?

Perdere tutto è praticamente impossibile con un ETF su un indice diversificato come il MSCI World, perché significherebbe il fallimento delle principali 1.500 aziende del mondo contemporaneamente. Il rischio reale è una perdita temporanea di valore, non la perdita totale del capitale.

Qual è l’importo minimo per iniziare?

Con i broker moderni si può iniziare da cifre molto basse. Trade Republic e Scalable Capital permettono PAC automatici da 1 euro al mese. Il prezzo di una singola quota ETF varia da 20 a oltre 500 euro a seconda del fondo: con 100 euro si può già comprare una quota di molti ETF popolari.

Gli ETF sono sicuri se il broker fallisce?

Sì, perché gli ETF non fanno parte del patrimonio del broker: sono strumenti finanziari registrati a tuo nome presso la banca depositaria. Se il broker fallisce, i tuoi ETF vengono trasferiti ad altro intermediario o ti vengono restituiti. Il rischio broker riguarda i soldi sul conto (non investiti), che in Italia sono tutelati fino a 100.000 euro dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Come fare il modello F24 online: guida passo passo 2026

f24 – Come fare il modello F24 online

Il modello F24 è il modulo che si usa per pagare la maggior parte delle tasse e dei contributi in Italia: IMU, IRPEF, IVA, contributi INPS, bollo auto e molto altro. Dal 2024 i pagamenti sopra i 5.000 euro possono essere fatti solo online tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate o la propria banca. In questa guida vediamo come compilarlo e pagarlo senza errori.

📌 Articolo in breve
Il modello F24 si compila e si paga online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), oppure tramite il home banking della propria banca. Serve conoscere i codici tributo del pagamento da effettuare. I pagamenti sopra 5.000 euro non si possono più fare in banca allo sportello: devono passare per i canali telematici.

Indice

  1. Cos’è e quando si usa il modello F24
  2. Dove si paga: Agenzia delle Entrate o banca
  3. Come compilare il modello F24 passo per passo
  4. I codici tributo più comuni
  5. Errori frequenti e come evitarli
  6. Domande frequenti

Cos’è e quando si usa il modello F24

Il modello F24 è il modulo unificato di pagamento delle imposte italiane, introdotto negli anni Novanta per semplificare il rapporto tra contribuenti e fisco. Con un unico modulo si possono pagare tributi diversi — ad esempio IMU e contributi INPS insieme — e si possono compensare dei crediti fiscali con i debiti da pagare, riducendo l’importo finale.

Si usa praticamente ogni volta che si deve versare qualcosa al fisco o agli enti previdenziali. Alcune situazioni tipiche in cui serve: versamento delle imposte dal modello 730 o dalla dichiarazione IVA, pagamento dell’IMU, versamento dei contributi INPS per i lavoratori autonomi, pagamento dell’IVA mensile o trimestrale, ritenute sui redditi di lavoro dipendente, bollo auto in alcune regioni. In pratica, se hai un debito con il fisco italiano, quasi certamente lo paghi con un F24.

Dove si paga: Agenzia delle Entrate o banca

Dal 1° luglio 2024 i pagamenti F24 con saldo superiore a 5.000 euro possono avvenire solo tramite canali telematici: il portale dell’Agenzia delle Entrate, i servizi di home banking o i software gestionali. I pagamenti sotto questa soglia possono ancora essere effettuati in banca o in posta, ma solo se non ci sono compensazioni di crediti fiscali.

Il canale più diretto per i privati è il portale F24 web dell’Agenzia delle Entrate, accessibile su agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS. Da lì puoi compilare il modello, verificarlo e pagare con addebito sul conto corrente. L’alternativa più comoda per chi ha già tutto pronto è usare il home banking della propria banca: quasi tutti gli istituti italiani — UniCredit, Intesa, Fineco, BancoPosta, N26, Revolut (quest’ultima solo per importi sotto 5.000€) — hanno una sezione dedicata al pagamento F24 nelle funzioni di pagamento online.

Una terza opzione è usare il software di un commercialista o di un CAF, che compila e invia il modello per tuo conto: utile se hai situazioni fiscali complesse o se non ti fidi di farlo da solo.

Come compilare il modello F24 passo per passo

Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate con le tue credenziali SPID, CIE o CNS e naviga nella sezione “Servizi” → “Versamenti” → “F24 web”. Trovi anche la funzione “F24 semplificato”, pensata per i pagamenti più comuni come IMU e TARI, che ha meno campi e risulta più immediata per chi non ha esigenze particolari.

Il modello è diviso in sezioni. La prima da compilare è sempre il contribuente: inserisci il tuo codice fiscale, cognome, nome e il comune di domicilio. Se paghi per conto di un’altra persona (ad esempio, un genitore per un figlio), compila anche la sezione “coobbligato”. Poi passi alle sezioni specifiche in base al tipo di tributo: per imposte nazionali usi la sezione “Erario”, per tributi locali come IMU usi la sezione “ICI/IMU e altri tributi locali”, per contributi INPS la sezione “INPS”.

Per ogni riga inserisci il codice tributo (quello che identifica esattamente che cosa stai pagando), il periodo di riferimento (anno o mese/anno a seconda del tributo), e l’importo a debito. Se hai crediti da compensare, inserisci l’importo a credito nella colonna corrispondente. Il sistema calcola automaticamente il totale da versare come differenza tra debiti e crediti.

Prima di confermare, controlla tutto due volte: codice fiscale, codice tributo e importo. Un errore nel codice tributo non blocca tecnicamente il pagamento, ma crea problemi da risolvere poi con l’Agenzia delle Entrate. Una volta confermato, il sistema genera la ricevuta di pagamento che puoi salvare o stampare: conservala sempre, è la prova che hai pagato.

I codici tributo più comuni

Il codice tributo è una sequenza di 4 caratteri che identifica esattamente il tipo di pagamento. Senza il codice giusto, il versamento finisce nel posto sbagliato. Alcuni dei codici più usati da privati e autonomi: il codice 3796 è per l’acconto IRPEF delle persone fisiche, il 3797 per il saldo IRPEF, il 3849 per i contributi fissi INPS degli artigiani e commercianti, e il 3918 per i contributi eccedenti il minimale INPS. Per l’IMU il codice cambia in base alla tipologia di immobile: 3912 per l’abitazione principale (quando dovuta), 3918 per altri fabbricati.

L’elenco completo dei codici tributo è pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione “Tabelle dei codici tributo”. Per pagamenti particolari — come ritenute su compensi o IVA — il codice ti viene comunicato dal software gestionale o dal commercialista. Se non sei sicuro del codice giusto, non procedere a caso: un pagamento con codice errato richiede una procedura di rimborso o storni che può richiedere mesi.

Errori frequenti e come evitarli

L’errore più comune è il codice fiscale sbagliato, specialmente quando si paga per un familiare. Un carattere errato fa sì che il pagamento venga attribuito a qualcun altro — o a nessuno. Ricopialo dall’originale sulla tessera sanitaria, non a memoria.

Il secondo errore frequente è il periodo di riferimento: per le imposte annuali va indicato l’anno di competenza (quello a cui si riferisce l’imposta, non quello in cui si paga). Per esempio, l’acconto IMU 2026 si paga a giugno 2026 ma il periodo di riferimento da inserire è “2026”.

Il terzo problema riguarda le compensazioni mal calcolate: se inserisci un credito fiscale che non hai o hai già usato in precedenza, il modello risulterà sbilanciato e il pagamento potrà essere respinto o controllato dall’Agenzia. Usa solo i crediti che risultano dal tuo cassetto fiscale su agenziaentrate.gov.it.

Se hai pagato con un errore e te ne accorgi subito, contatta il tuo istituto bancario: entro certi tempi è possibile richiamare il pagamento. Altrimenti bisogna presentare istanza di rimborso o riattribuzione all’Agenzia delle Entrate, una procedura lunga ma risolvibile.

Domande frequenti

Posso pagare il modello F24 con Postepay o carta prepagata?

No. Il modello F24 si paga esclusivamente con addebito su conto corrente bancario o postale. Le carte prepagate senza IBAN, come la Postepay standard, non sono accettate. Serve un conto corrente intestato al contribuente o, per i pagamenti tramite banca, un mandato di addebito sul conto.

Quanto tempo ho per conservare la ricevuta F24?

La ricevuta va conservata per almeno 5 anni, che è il termine ordinario di decadenza per le verifiche fiscali. Per i tributi locali come IMU il termine può arrivare a 7 anni. Salvala in formato PDF sul computer e, se possibile, anche in un backup cloud.

Posso fare un F24 a zero se ho crediti che coprono tutto il debito?

Sì, se i crediti compensano interamente il debito l’importo finale da versare è zero. In questo caso il modello va comunque presentato (non si può semplicemente non farlo), ma il versamento è di 0 euro. Questa operazione si chiama “F24 a saldo zero” e va fatta obbligatoriamente per via telematica, non in banca.

Chi può aiutarmi a compilare il modello F24?

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) offrono assistenza gratuita o a basso costo per la compilazione del modello F24, soprattutto per i casi standard come IMU e contributi. Un commercialista è necessario solo per situazioni complesse con compensazioni multiple o debiti fiscali significativi. Se hai già il SPID attivo, il portale dell’Agenzia delle Entrate ha anche guide guidate per i tributi più comuni.