Buoni fruttiferi postali 2026: per anni sono stati considerati lo strumento di risparmio per eccellenza degli italiani — sicuri, garantiti dallo Stato, disponibili in qualsiasi ufficio postale. Poi è arrivato il lungo periodo di tassi zero e molti li hanno lasciati in un cassetto. Oggi la domanda è tornata d’attualità: quanto rendono davvero i buoni postali in offerta? E convengono ancora rispetto ai BTP, ai conti deposito o agli ETF?
Ultimo aggiornamento: settembre 2026 — tassi e condizioni delle serie in offerta su buonielibretti.poste.it e nei relativi Fogli Informativi.
A fine settembre 2026 i buoni fruttiferi postali in offerta rendono tra lo 0,75% lordo (Buono Ordinario riscattato nei primi quattro anni) e il 5,00% lordo (Buono dedicato ai minori), passando per il 2,25% del Buono 4 anni Plus e il 3,25% del Buono Premium a un anno. Sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato, gli interessi sono tassati al 12,5% e sopra i 5.000 euro di buoni si paga il bollo dello 0,20% annuo. Il capitale si può sempre chiedere indietro, ma gli interessi no: diversi buoni non pagano nulla se li riscatti prima di una certa data. In questa guida trovi le serie in vendita, i tassi ufficiali e un confronto con le alternative.
Indice
- Cosa sono i buoni fruttiferi postali
- I buoni in offerta a fine settembre 2026
- Quanto rendono: tassi ufficiali ed esempi
- Tassazione: 12,5% sugli interessi e bollo
- Come acquistare i buoni postali
- Come funziona il rimborso anticipato
- Confronto con BTP, conto deposito e ETF
- Per chi sono adatti
- Domande frequenti
Cosa sono i buoni fruttiferi postali
I buoni fruttiferi postali sono titoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e distribuiti da Poste Italiane. Il rimborso è assistito dalla garanzia dello Stato italiano, prevista dall’articolo 5 del decreto legge 269/2003. CDP è una società per azioni controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne detiene l’82,77% del capitale; il restante 17,23% è in mano a fondazioni di origine bancaria.
Il meccanismo è semplice: acquisti un buono per un certo importo e, alla scadenza o al momento del rimborso, ricevi il capitale più gli interessi maturati, al netto delle tasse. Gli interessi non vengono pagati anno per anno ma tutti insieme quando il buono viene rimborsato, e per le serie a lungo termine si capitalizzano: gli interessi di un anno producono a loro volta interessi negli anni successivi.
Si comprano a partire da 50 euro e multipli. Per il Buono Ordinario e il Buono 4 anni Plus i Fogli Informativi fissano un tetto di 1.000.000 di euro sottoscrivibile da una stessa persona nella stessa giornata lavorativa; ogni serie ha comunque i suoi limiti, indicati nella Scheda di Sintesi. Non si comprano in borsa e non hanno un prezzo di mercato: il valore di rimborso dipende solo dal tempo trascorso e dai tassi fissati all’emissione, e non scende sotto il capitale versato.
I buoni in offerta a fine settembre 2026
L’offerta cambia spesso: CDP chiude alcune serie e ne apre di nuove, anche con pochi giorni di preavviso. Queste sono le tipologie presenti sul sito di Poste Italiane a fine settembre 2026.
Il Buono Ordinario dura 20 anni e riconosce tassi fissi e crescenti: più a lungo lo tieni, più alto è il rendimento annuo. Il capitale si può chiedere indietro in qualsiasi momento, ma gli interessi maturano solo dopo il primo anno: chi lo rimborsa prima di un anno riceve soltanto quanto ha versato.
Il Buono 3×4 con premio dura 12 anni divisi in quattro trienni. Gli interessi vengono riconosciuti solo a fine triennio (al 3°, 6°, 9° e 12° anno): chi lo riscatta, per esempio, dopo cinque anni riceve gli interessi del primo triennio e perde quelli maturati nel secondo. A scadenza si aggiunge un premio dell’8% lordo sul valore nominale. Ha sostituito il vecchio Buono 3×4, oggi fuori emissione.
Il Buono 4 anni Plus ha durata fissa di quattro anni e un tasso predefinito del 2,25% lordo annuo (serie in vigore dal 22 settembre 2026). Qui il tasso è noto dal primo giorno, ma c’è una condizione precisa: gli interessi vengono pagati solo a scadenza. Se lo rimborsi anche un giorno prima dei quattro anni, riprendi solo il capitale.
Il Buono Premium dura un anno e rende il 3,25% lordo, ma si può comprare solo con Nuova Liquidità, cioè con somme arrivate sul Libretto o sul conto BancoPosta dal 18 settembre 2026 tramite bonifico, assegno o accredito di stipendio o pensione, al netto dei prelievi. È solo dematerializzato e, come il 4 anni Plus, non paga interessi se rimborsato prima della scadenza. Tutti i dettagli sono nella guida dedicata al Buono Premium.
Il Buono dedicato ai minori è intestato a un minorenne e si può acquistare fino a quando il ragazzo ha 16 anni e mezzo; gli interessi maturano fino ai 18 anni. Il tasso è fisso al 5,00% lordo annuo per le sottoscrizioni con condizioni in vigore dal 22 settembre 2026. In forma cartacea può comprarlo qualsiasi maggiorenne (genitori, nonni, amici), in forma dematerializzata solo il genitore o il tutore. Il rimborso anticipato richiede l’autorizzazione del Giudice Tutelare e gli interessi sono riconosciuti solo dopo 18 mesi.
Ci sono poi buoni riservati a platee specifiche: il Buono Soluzione Eredità (4 anni, 3,00% lordo) per chi ha concluso in Poste una pratica di successione; il Buono Soluzione Futuro, per chi ha tra 40 e 54 anni e vuole una rendita in 180 rate mensili tra i 65 e gli 80 anni; il Buono Rinnova Prima 3×4 Premio (12 anni, 3,69% lordo con un premio del 20% a scadenza), prenotabile solo in ufficio postale nei 30 giorni prima della scadenza di un proprio buono dematerializzato; il Buono 4 anni risparmiosemplice (1,25% lordo, 1,50% dopo almeno 24 sottoscrizioni periodiche), acquistabile solo all’interno dell’omonimo piano di risparmio.
Quanto rendono: tassi ufficiali ed esempi
I tassi che seguono sono quelli pubblicati da Poste Italiane e nei Fogli Informativi di CDP per le serie in collocamento a fine settembre 2026. Valgono per chi sottoscrive adesso e restano fissi per tutta la vita del buono, anche se in futuro l’offerta cambierà.
| Buono | Durata | Rendimento annuo lordo a scadenza | Interessi se rimborsi prima |
|---|---|---|---|
| Premium | 1 anno | 3,25% | Nessuno prima della scadenza |
| 4 anni Plus | 4 anni | 2,25% | Nessuno prima dei 4 anni |
| 3×4 con premio | 12 anni | 2,50% (2,99% con il premio dell’8%) | Solo quelli dei trienni completati |
| Ordinario | 20 anni | 2,50% | Nessuno nel primo anno, poi tassi crescenti |
| Dedicato ai minori | Fino ai 18 anni | 5,00% | Dopo 18 mesi, con autorizzazione del Giudice Tutelare |
Buono Ordinario. Con le condizioni in vigore dal 24 giugno 2025 il rendimento effettivo annuo lordo è dello 0,75% se il buono viene rimborsato alla fine del 1°, 2°, 3° o 4° anno, sale allo 0,90% al 5° anno, all’1,47% al 10°, al 2,07% al 16° e arriva al 2,50% solo al 20° anno. In pratica, secondo i coefficienti del Foglio Informativo, 1.000 euro tenuti per vent’anni diventano 1.638,62 euro lordi e 1.558,79 euro netti, pari a circa il 2,24% netto annuo, prima dell’eventuale imposta di bollo. Chi lo riscatta dopo quattro anni riceve invece 1.030,34 euro lordi.
Buono 3×4 con premio. Con le condizioni in vigore dal 24 luglio 2026 il rendimento annuo lordo è dell’1,00% al 3° anno, dell’1,50% al 6°, del 2,00% al 9° e del 2,50% al 12°. Con il premio finale dell’8% lordo il rendimento a scadenza diventa il 2,99% lordo, il 2,67% netto secondo il Foglio Informativo.
Buono 4 anni Plus. Il 2,25% lordo corrisponde all’1,98% netto annuo. Secondo i coefficienti del Foglio Informativo, 1.000 euro diventano 1.093,08 euro lordi e 1.081,44 euro netti dopo quattro anni, sempre prima dell’eventuale bollo.
Tassazione: 12,5% sugli interessi e bollo
Il principale vantaggio fiscale dei buoni fruttiferi postali è l’aliquota agevolata del 12,5% sugli interessi, la stessa dei titoli di Stato. Conti deposito, obbligazioni societarie e dividendi azionari pagano invece il 26%. I buoni sono inoltre esenti dall’imposta di successione.
Il vantaggio va calcolato sui rendimenti netti. Un conto deposito che offrisse il 3,5% lordo renderebbe il 2,59% netto dopo il 26% di tasse; un buono al 3% lordo renderebbe il 2,625% netto dopo il 12,5%. A parità di lordo, quindi, il buono lascia in tasca di più; per confrontare strumenti diversi bisogna sempre ragionare sul netto.
C’è però un costo che spesso viene dimenticato: l’imposta di bollo. I buoni sono esenti solo se il valore di rimborso complessivo di tutti quelli che possiedi non supera i 5.000 euro; oltre questa soglia si paga lo 0,20% annuo sul capitale investito, come per conti deposito e titoli (qui come funziona il bollo sugli altri strumenti). Per i buoni viene calcolato ogni anno al 31 dicembre e trattenuto tutto insieme al momento del rimborso. Se in caso di rimborso anticipato il bollo facesse scendere il netto sotto il capitale investito, la parte erosa viene restituita.
Tasse e bollo sono applicati direttamente da Poste Italiane come sostituto d’imposta: gli interessi dei buoni non vanno indicati nella dichiarazione dei redditi, nemmeno per chi ha un reddito da lavoro dipendente e usa il 730. Infine, buoni, libretti postali e titoli di Stato sono esclusi dal patrimonio mobiliare considerato per l’ISEE fino a 50.000 euro complessivi per nucleo familiare.
Come acquistare i buoni postali
Online, sul sito poste.it o nell’App Poste Italiane, i buoni si comprano solo in forma dematerializzata e solo se sei titolare di un Libretto Smart o di un conto corrente BancoPosta abilitati alle operazioni dispositive online. L’importo minimo è di 50 euro, poi multipli di 50. Il buono dematerializzato deve avere la stessa intestazione del libretto o del conto a cui è collegato, sul quale arriva anche il rimborso automatico alla scadenza.
In ufficio postale basta presentarsi con documento d’identità e codice fiscale (si può prenotare l’appuntamento dall’app). Allo sportello i buoni si possono ancora sottoscrivere anche in forma cartacea, oltre che dematerializzata: la versione cartacea esiste ancora, tranne che per le serie emesse solo in forma dematerializzata come il Buono Premium e il Rinnova Prima 3×4 Premio. Chi ha buoni cartacei può chiederne la dematerializzazione in ufficio, se il libretto o il conto di regolamento ha la stessa intestazione del buono, fino a due mesi prima della scadenza.
Non ci sono commissioni di sottoscrizione, gestione o rimborso: si pagano solo le imposte (12,5% sugli interessi ed eventuale bollo). L’unica spesa prevista dal Foglio Informativo è di 1,55 euro per la duplicazione di un buono cartaceo. È una differenza concreta rispetto ai fondi comuni, dove le commissioni di gestione annue possono ridurre sensibilmente il rendimento.
Come funziona il rimborso anticipato
Il capitale si può chiedere indietro in qualsiasi momento, senza costi. I buoni dematerializzati si possono rimborsare anche in parte, per importi di 50 euro e multipli; quelli cartacei solo per l’intero importo. Quello che cambia da buono a buono sono gli interessi: non è vero che si ricevono sempre gli interessi maturati fino a quel giorno.
- Buono Ordinario: nessun interesse se lo rimborsi prima di un anno; dopo, ricevi gli interessi secondo la tabella dei tassi crescenti.
- Buono 3×4 con premio: gli interessi di ogni triennio arrivano solo a triennio concluso, e il premio dell’8% solo a scadenza, sulla parte non rimborsata prima.
- Buono 4 anni Plus e Buono Premium: nessun interesse prima della scadenza (quattro anni e un anno). Rimborsando prima riprendi solo il capitale.
- Buono dedicato ai minori: serve l’autorizzazione del Giudice Tutelare e gli interessi sono riconosciuti solo dopo 18 mesi.
Non esiste quindi una penale esplicita, ma il “costo” del rimborso anticipato può essere la perdita di tutti gli interessi. Prima di scegliere, conviene valutare con onestà l’orizzonte: se c’è anche solo una possibilità di dover usare i soldi entro quattro anni, il 4 anni Plus rischia di rendere zero; l’Ordinario rende poco nei primi anni ma paga interessi già dal secondo.
Il rimborso viene pagato in contanti allo sportello (nei limiti della disponibilità di cassa e della normativa antiriciclaggio), con vaglia circolare oppure con accredito su libretto postale o conto BancoPosta. I buoni dematerializzati, alla scadenza, vengono accreditati in automatico sul conto o libretto di regolamento.
Confronto con BTP, conto deposito e ETF
Rispetto ai BTP, i buoni postali hanno il vantaggio della semplicità: non si comprano in borsa e il loro valore non oscilla. I BTP hanno invece un prezzo di mercato che può salire o scendere: se li vendi prima della scadenza puoi guadagnare o perdere rispetto al prezzo di acquisto. In cambio, oggi rendono di più: all’asta del 29 settembre 2026 il BTP con scadenza febbraio 2032 è stato collocato con un rendimento lordo del 4,08%, contro il 2,25% del Buono 4 anni Plus e il 2,50% del Buono Ordinario a vent’anni. Entrambi godono dell’aliquota del 12,5%. Per chi ragiona sui titoli di Stato per risparmiatori c’è anche il BTP Valore di ottobre 2026.
Rispetto ai conti deposito vincolati delle banche, la partita si gioca sul netto: il conto deposito sconta il 26% di tasse contro il 12,5% dei buoni, ma molte banche offrono tassi lordi più alti. La differenza sta anche nella garanzia: i buoni sono garantiti dallo Stato, i conti deposito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Per un confronto puntuale conviene guardare i migliori conti deposito con i rendimenti aggiornati. E se il capitale resta parcheggiato sul conto corrente in attesa di essere investito, conviene sapere quanto costa davvero tenerlo lì.
Rispetto agli ETF azionari il confronto diretto non ha senso: sono strumenti con profili di rischio e rendimento atteso completamente diversi. Gli ETF puntano a rendimenti più alti nel lungo periodo ma con oscillazioni anche forti; i buoni postali offrono certezza e protezione del capitale. La nostra guida su come investire in ETF aiuta a capire quando uno strumento è preferibile all’altro.
Per chi sono adatti
I buoni fruttiferi postali sono adatti soprattutto a tre categorie di risparmiatori. Chi ha una bassa tolleranza al rischio e vuole la certezza di non perdere il capitale versato. Chi vuole parcheggiare una somma con un orizzonte preciso e sa di poterla lasciare ferma fino alla scadenza del buono scelto, perché è lì che arrivano gli interessi. Chi vuole fare un regalo o un investimento a lungo termine per un figlio o un nipote con il Buono dedicato ai minori, oggi il più generoso dell’offerta.
Non sono adatti a chi cerca rendimenti elevati e ha un orizzonte di almeno cinque anni: in quel caso un portafoglio diversificato di ETF ha storicamente reso di più, a fronte però di oscillazioni di valore anche ampie. E non sono un vero fondo di emergenza: il capitale è sempre disponibile, ma su molte serie un rimborso anticipato azzera gli interessi.
Domande frequenti
I buoni fruttiferi postali sono sicuri?
Sì, sono tra gli strumenti di risparmio più sicuri disponibili in Italia. Sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti, controllata all’82,77% dal Ministero dell’Economia, e il rimborso è garantito dallo Stato italiano. Il capitale non scende al di sotto dell’investimento iniziale, indipendentemente dall’andamento dei mercati. Il rischio residuo è quello sovrano, cioè l’eventualità di difficoltà finanziarie dello Stato.
Posso perdere soldi con i buoni postali?
Il capitale nominale non si perde: anche in caso di rimborso anticipato ricevi almeno quanto hai versato, e se il bollo lo intaccasse la parte erosa viene restituita. Quello che puoi perdere sono gli interessi: Buono Premium e 4 anni Plus non pagano nulla prima della scadenza, l’Ordinario nulla nel primo anno, il 3×4 con premio solo a triennio concluso. Resta poi il rischio inflazione: se i prezzi crescono più del rendimento del buono, il potere d’acquisto del capitale diminuisce.
Come si riscuote un buono postale?
I buoni dematerializzati si rimborsano allo sportello, sul sito poste.it o nell’App Poste Italiane, e alla scadenza vengono accreditati automaticamente sul libretto o sul conto BancoPosta di regolamento. I buoni cartacei si rimborsano in ufficio postale. Il pagamento può avvenire in contanti, entro i limiti di cassa e antiriciclaggio, con vaglia circolare o con accredito su libretto o conto BancoPosta. Attenzione ai cartacei scaduti: dopo dieci anni dalla scadenza capitale e interessi vanno in prescrizione.
I buoni postali vanno dichiarati nel 730?
No. L’imposta sostitutiva del 12,5% sugli interessi viene trattenuta direttamente al momento del rimborso, insieme all’eventuale imposta di bollo. Non devi inserire nulla nella dichiarazione dei redditi.
Conviene comprare buoni postali nel 2026?
Dipende dal tuo profilo e soprattutto dal tempo per cui puoi lasciare fermi i soldi. Se cerchi sicurezza e sai di poter arrivare alla scadenza, i buoni sono una scelta sensata per la parte “difensiva” del risparmio, e il Buono Premium al 3,25% è l’offerta più interessante del momento per chi ha Nuova Liquidità. Se hai un orizzonte lungo e accetti oscillazioni di valore, BTP ed ETF offrono potenzialmente di più. Non esiste una risposta universale: la scelta dipende dalla tua situazione, dall’orizzonte temporale e dalla tolleranza al rischio.

