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Bonus scuole paritarie 2026: fino a 1.500 euro a studente, domande entro il 21 settembre

Il bonus scuole paritarie è un contributo statale che rimborsa una parte della retta pagata nell’anno scolastico 2025/2026 alle famiglie con ISEE fino a 30.000 euro. Le domande si presentano online sulla Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito e si chiudono il 21 settembre 2026. La cifra che gira ovunque è 1.500 euro, ma è il tetto massimo teorico: quanto arriva davvero dipende da due variabili che quasi nessuno spiega.

📌 Articolo in breve
Contributo da 200 a 1.500 euro per studente, riservato a chi ha frequentato una scuola secondaria di primo grado paritaria o il primo biennio di una superiore paritaria nel 2025/2026, con ISEE non superiore a 30.000 euro. Il fondo vale 20 milioni di euro e viene ripartito partendo dalle fasce ISEE più basse: se le domande sono tante, gli importi scendono in proporzione. Domanda una per studente, solo online, entro il 21 settembre 2026.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Che cos’è e da dove arrivano i soldi
  2. Chi può chiederlo e chi resta fuori
  3. Quanto si prende davvero: le fasce e il riparto
  4. Come si presenta la domanda
  5. Quando arrivano i soldi
  6. Il contributo non sostituisce la detrazione del 19%
  7. Domande frequenti

Che cos’è e da dove arrivano i soldi

La misura nasce dalla legge di bilancio 2026, la legge 199 del 2025, che ha istituito un fondo destinato a sostenere le famiglie che iscrivono i figli a una scuola paritaria. A tradurla in regole operative è stato il decreto interministeriale numero 140 del 14 luglio 2026, firmato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito insieme al Ministero dell’Economia, seguito il 31 luglio dall’avviso pubblico che ha aperto la finestra per le domande.

La dotazione è di 20 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2026. È una cifra che va tenuta a mente, perché è la chiave per capire tutto il resto: non si tratta di un contributo a sportello che riconosce a ciascuno la stessa somma, ma di un fondo chiuso che va diviso tra chi presenta domanda. Per dare un ordine di grandezza, se le richieste ammesse fossero 20.000 la media disponibile sarebbe di mille euro a testa; se fossero 50.000 scenderebbe a quattrocento.

Il contributo è pensato come rimborso parziale della retta già sostenuta, non come sconto sull’iscrizione dell’anno in corso. È un dettaglio che genera parecchia confusione tra i genitori: la domanda che si presenta a settembre 2026 riguarda l’anno scolastico appena concluso, il 2025/2026, non quello che sta iniziando.

Chi può chiederlo e chi resta fuori

I requisiti sono tre e vanno soddisfatti tutti. Il primo riguarda il grado di scuola: sono ammessi gli studenti che nel 2025/2026 hanno frequentato una scuola secondaria di primo grado paritaria, cioè le medie, oppure le prime due classi di una scuola secondaria di secondo grado paritaria. Restano fuori l’infanzia, la primaria e il triennio finale delle superiori. È la limitazione che taglia fuori più famiglie di quante ci si aspetti, perché nell’immaginario comune il contributo per le paritarie riguarda soprattutto materna ed elementari.

Il secondo requisito è l’ISEE del nucleo, che non deve superare 30.000 euro. Serve un’attestazione in corso di validità: chi non l’ha ancora fatta deve muoversi subito, perché tra presentazione della DSU e rilascio dell’attestazione passano alcuni giorni lavorativi. Abbiamo spiegato la procedura passo per passo nella guida su come presentare la DSU e ottenere l’ISEE, e vale la pena ricordare che chi ha avuto un calo di reddito recente può valutare l’ISEE corrente, che fotografa la situazione attuale invece di quella di due anni fa.

Il terzo requisito è amministrativo e passa sopra la testa delle famiglie: lo studente deve risultare regolarmente censito nel SIDI, l’anagrafe nazionale degli studenti gestita dal Ministero. Se la scuola non ha aggiornato i dati, la domanda può essere scartata anche con tutti i requisiti in regola. Un controllo con la segreteria dell’istituto prima di inviare è il modo più semplice per evitarlo.

La domanda la presenta il genitore o il tutore che esercita la responsabilità genitoriale e che appartiene allo stesso nucleo ISEE dello studente. Non c’è un limite al numero di figli per famiglia, ma ogni studente richiede una domanda separata: due figli alle medie paritarie significano due domande distinte.

Quanto si prende davvero: le fasce e il riparto

Qui sta il punto che la maggior parte delle pagine trattate in fretta sbaglia, scrivendo che il contributo è “di 1.500 euro”. In realtà il decreto fissa per ogni fascia ISEE un importo minimo e uno massimo, e la forbice è larga.

Fascia ISEE Importo minimo Importo massimo
Fino a 10.000 € 600 € 1.500 €
Oltre 10.000 e fino a 20.000 € 400 € 1.300 €
Oltre 20.000 e fino a 30.000 € 200 € 1.000 €

Il meccanismo di assegnazione funziona così: si parte dalla fascia più bassa e si garantisce a tutti gli ammessi l’importo minimo del proprio scaglione, poi con le risorse che restano si sale verso i massimi in modo proporzionale. Se il fondo non basta neanche a coprire i minimi, gli importi vengono ridotti proporzionalmente per tutti.

Tradotto in pratica, una famiglia con ISEE di 8.000 euro parte da una base garantita di 600 euro e può arrivare a 1.500 se le domande complessive sono poche. Una famiglia con ISEE di 27.000 euro ha una base di 200 euro e ragionevolmente si fermerà lì o poco sopra, perché è l’ultima a essere servita nell’ordine di riparto. È il motivo per cui vale comunque la pena presentare domanda anche stando nella fascia alta: duecento euro sono garantiti, non ipotetici.

Esiste poi un tetto che riguarda chi riceve già aiuti dalla propria Regione. Il contributo statale non è cumulabile con eventuali contributi regionali quando la somma dei due supera il costo medio per studente sostenuto dallo Stato, fissato in 7.161 euro per la secondaria di primo grado e 7.852 euro per la secondaria di secondo grado. È una soglia alta, che nella pratica taglia fuori pochissimi casi, ma i contributi già percepiti vanno dichiarati nella domanda.

Come si presenta la domanda

La procedura è interamente telematica e passa dalla Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la stessa usata per le iscrizioni scolastiche. Si accede con SPID, CIE o CNS: non esiste un canale cartaceo alternativo, né la possibilità di far presentare la domanda alla scuola.

Prima di iniziare conviene avere sotto mano l’attestazione ISEE in corso di validità, i dati anagrafici dello studente e il codice meccanografico della scuola paritaria frequentata, l’IBAN del conto su cui ricevere il bonifico, che deve essere intestato o cointestato al richiedente, e l’indicazione di eventuali contributi regionali già ottenuti per lo stesso studente e lo stesso anno scolastico. L’errore più frequente è proprio l’IBAN: un conto intestato all’altro genitore, che non è il richiedente, blocca il pagamento anche a domanda accolta.

Il termine è il 21 settembre 2026 e non è un ordine di arrivo: non si tratta di un click day, quindi presentare la domanda il primo giorno o l’ultimo non cambia l’esito. Cambia però il margine per correggere un errore, ed è la ragione pratica per non ridursi alle ultime ore.

Quando arrivano i soldi

Dopo la chiusura delle domande il Ministero verifica i requisiti, incrocia i dati con l’INPS per l’ISEE e con il SIDI per la frequenza, poi determina gli importi effettivi applicando il riparto. Il pagamento viene disposto dall’Ufficio scolastico regionale competente per territorio, con bonifico sull’IBAN indicato nella domanda.

Non è stata comunicata una data precisa di accredito. Trattandosi di risorse iscritte nell’esercizio finanziario 2026, la finestra plausibile è l’ultimo trimestre dell’anno, ma su questo punto conviene essere prudenti: i tempi dipendono dall’istruttoria e dal numero di domande da lavorare. Chi ha bisogno di programmare la spesa farebbe meglio a non contarci prima di averlo visto sul conto.

Il contributo non sostituisce la detrazione del 19%

Molti genitori danno per scontato che ricevere il contributo escluda la detrazione fiscale per le spese di istruzione. Non è così: sono due strumenti diversi, uno è un trasferimento diretto, l’altro è uno sconto d’imposta in dichiarazione dei redditi.

Le spese di frequenza delle scuole del sistema nazionale di istruzione, statali e paritarie, restano detraibili al 19% entro un limite che nel 730 del 2026 è salito a 1.000 euro per alunno, contro gli 800 euro degli anni precedenti. Il risparmio massimo per figlio è quindi di 190 euro. Il limite vale per ciascuno studente e non per nucleo, quindi due figli portano il tetto complessivo a 2.000 euro di spesa. Trovi il quadro completo delle voci recuperabili nella guida alle detrazioni al 19% nel 730.

Attenzione a un punto tecnico che nella prossima dichiarazione peserà: la parte di retta coperta dal contributo statale è un rimborso, e i costi rimborsati non si detraggono. Chi riceve, per dire, 600 euro su una retta di 2.400 dovrà considerare detraibile la spesa rimasta effettivamente a proprio carico. Sui costi complessivi del rientro a scuola e su dove si risparmia davvero abbiamo raccolto i dati in caro scuola 2026, mentre le agevolazioni regionali sui testi scolastici sono nella guida al bonus libri. Il decreto e l’avviso ufficiali sono pubblicati sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Domande frequenti

Se mio figlio va alla primaria paritaria posso fare domanda?

No. Il contributo copre solo la secondaria di primo grado e il primo biennio della secondaria di secondo grado. Infanzia, primaria e triennio finale delle superiori sono esclusi da questa misura.

Vale per l’anno scolastico appena iniziato?

No, il riferimento è l’anno scolastico 2025/2026, quello concluso a giugno. È un rimborso sulle rette già pagate, non uno sconto sull’iscrizione in corso.

Serve allegare le ricevute della retta?

La domanda è dichiarativa e i dati sulla frequenza vengono verificati direttamente dal Ministero tramite l’anagrafe degli studenti. Conservare comunque le ricevute è prudente, sia per eventuali controlli sia perché servono per la detrazione in dichiarazione.

Posso presentare domanda se ho già ricevuto un contributo dalla mia Regione?

Sì, ma va dichiarato. La cumulabilità viene meno solo se la somma dei due contributi supera il costo medio per studente, pari a 7.161 euro per le medie e 7.852 euro per le superiori.

Cosa succede se le domande superano le risorse disponibili?

Gli importi vengono ridotti in proporzione. È il motivo per cui nessuno può garantire in anticipo i 1.500 euro: quella cifra è il massimo teorico della fascia più bassa, non l’importo standard.

L’ISEE deve essere per forza quello ordinario?

Va bene un’attestazione valida che riporti un indicatore non superiore a 30.000 euro. Chi ha subito una perdita di reddito può valutare l’ISEE corrente, che ricalcola l’indicatore sulla situazione attuale e in molti casi fa scendere di fascia.

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