Bonus Giorgetti pensione 2026 è l’incentivo, confermato anche quest’anno dalla Manovra 2026, pensato per chi ha già maturato i requisiti per la pensione anticipata ma decide di restare al lavoro invece di andarci subito. In pratica lo Stato ti propone uno scambio: rinunci ad accantonare i contributi previdenziali e li ricevi invece direttamente in busta paga, in più, esentasse. Un’occasione concreta di aumentare il netto mensile, ma con un risvolto sulla pensione futura che va capito bene prima di dire sì.
Il bonus Giorgetti (o Maroni-Giorgetti) permette a chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata di ricevere in busta paga il 9,19% della retribuzione lorda, esentasse, invece di versarlo come contributo previdenziale. Requisiti: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, maturati entro il 31 dicembre 2026. La domanda va fatta all’INPS rinunciando all’accredito contributivo.
Indice
- Cos’è il bonus Giorgetti e perché esiste
- Chi può richiederlo: i requisiti 2026
- Quanto vale in busta paga: esempi concreti
- Come richiederlo all’INPS
- Il rovescio della medaglia: cosa succede alla pensione futura
- Conviene aderire? I fattori da valutare prima di decidere
- Domande frequenti
Cos’è il bonus Giorgetti e perché esiste
Il bonus, introdotto nel 2023 e prorogato più volte, punta a un obiettivo preciso: convincere chi potrebbe già smettere di lavorare a restare qualche anno in più, alleggerendo la pressione sulle casse dell’INPS nel breve periodo. Per il 2026 la misura è stata confermata dal comma 194 della legge 199/2025, la Manovra 2026, e l’INPS ha fornito le istruzioni operative con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026.
Il meccanismo è semplice da spiegare ma ha conseguenze da valutare con attenzione: normalmente, ogni mese, una quota della retribuzione lorda del lavoratore (il 9,19%) viene versata come contributo previdenziale a copertura della futura pensione. Chi aderisce al bonus rinuncia a questo versamento e riceve la stessa cifra direttamente in busta paga, in aggiunta allo stipendio netto abituale, e senza pagarci sopra le tasse.
Chi può richiederlo: i requisiti 2026
Possono accedere al bonus Giorgetti nel 2026 i lavoratori dipendenti, sia del settore privato che pubblico, che entro il 31 dicembre 2026 hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria prevista dalla riforma Fornero: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Chi rientra in questi parametri può scegliere volontariamente di non andare in pensione e restare in servizio, attivando l’incentivo.
Non è invece pensato per chi accede alla pensione tramite altri canali (Quota 103, Opzione Donna, APE Sociale): il bonus riguarda specificamente chi avrebbe diritto alla pensione anticipata ordinaria e sceglie di posticipare. Se non sei sicuro di quale canale di uscita ti riguardi, la nostra guida su Pensione anticipata 2026: tutte le uscite possibili prima dei 67 anni aiuta a fare chiarezza prima di valutare il bonus.
Quanto vale in busta paga: esempi concreti
Il calcolo è una semplice percentuale sulla retribuzione lorda mensile, ma l’impatto cambia parecchio in base allo stipendio. Vediamo tre scenari reali.
Stipendio lordo 2.200 euro/mese (impiegato con anzianità media): il bonus vale 9,19% x 2.200 = circa 202 euro netti in più al mese, esentasse. Su base annua, considerando 13 mensilità, si arriva a circa 2.630 euro in più rispetto a chi non aderisce.
Stipendio lordo 3.000 euro/mese (quadro o funzionario): il bonus vale 9,19% x 3.000 = circa 276 euro netti mensili, che diventano circa 3.590 euro l’anno.
Stipendio lordo 4.200 euro/mese (dirigente o professionista senior): il bonus vale 9,19% x 4.200 = circa 386 euro netti mensili, pari a circa 5.020 euro l’anno.
Va sottolineato che si tratta di cifre completamente esentasse: a differenza dello stipendio ordinario, il bonus non è soggetto a IRPEF né a trattenute previdenziali aggiuntive, il che lo rende in proporzione più vantaggioso di un aumento lordo equivalente.
Come richiederlo all’INPS
La procedura richiede un passaggio formale preciso: il lavoratore deve presentare all’INPS una domanda di rinuncia all’accredito della contribuzione previdenziale a proprio carico, sostituita dall’erogazione del bonus in busta paga. La domanda si presenta tramite i canali telematici INPS (portale con SPID, CIE o CNS) oppure tramite patronato, seguendo le istruzioni operative della circolare n. 42/2026.
Una volta accettata la domanda, il datore di lavoro applica direttamente il bonus dalle buste paga successive, senza bisogno di ulteriori comunicazioni mensili da parte del dipendente.
Il rovescio della medaglia: cosa succede alla pensione futura
Qui sta il punto che spesso viene sottovalutato: la quota di contributi non versata perché convertita in bonus non va ad alimentare il montante contributivo individuale. In altre parole, quei mesi di lavoro extra, dal punto di vista del calcolo della pensione, contano come se il contributo non fosse mai stato versato nella misura piena.
Facciamo un esempio pratico: Paolo ha 63 anni, i requisiti per la pensione anticipata maturati, e decide di restare al lavoro altri 2 anni aderendo al bonus Giorgetti con uno stipendio lordo di 3.000 euro al mese. Nei 24 mesi extra incassa circa 7.180 euro netti in più grazie al bonus. Ma quei 24 mesi di anzianità contributiva non concorrono a far crescere l’importo della pensione futura come farebbero se venissero versati normalmente: la scelta conviene solo se Paolo preferisce liquidità immediata a un incremento (spesso modesto, nel sistema contributivo) della rata pensionistica mensile futura.
Per questo motivo la scelta va valutata caso per caso, magari con il supporto di un patronato o di un consulente previdenziale, confrontando il vantaggio immediato con la reale differenza che quei contributi avrebbero fatto sulla pensione, che dipende dall’età, dal montante già accumulato e dal sistema di calcolo (retributivo, misto o contributivo) applicabile alla propria posizione. Chi vuole farsi un’idea di importi e rivalutazioni attuali può consultare anche la nostra guida su Pensioni luglio 2026: quattordicesima, rivalutazione e importi aggiornati.
Conviene aderire? I fattori da valutare prima di decidere
Non esiste una risposta valida per tutti: la convenienza del bonus Giorgetti dipende da almeno tre fattori che vanno considerati insieme, non isolatamente. Il primo è il sistema di calcolo della propria pensione: chi rientra nel sistema retributivo o misto (in genere chi ha iniziato a lavorare prima del 1996) vede un impatto proporzionalmente maggiore sulla pensione futura per ogni anno di contributi versati regolarmente, perché la formula premia gli ultimi anni di carriera con gli stipendi più alti. Per questi lavoratori, rinunciare ai contributi tramite il bonus può costare relativamente di più in termini di pensione futura rispetto a chi è invece nel sistema contributivo puro, dove ogni anno di contributi pesa in modo più lineare e prevedibile sul montante complessivo.
Il secondo fattore è l’orizzonte temporale personale: chi pensa di andare comunque in pensione dopo pochi anni aggiuntivi (uno o due) tende a beneficiare maggiormente della liquidità immediata, perché il tempo per “recuperare” tramite una pensione più alta sarebbe comunque limitato. Chi invece prevede di lavorare ancora a lungo (cinque anni o più) potrebbe valutare con più attenzione l’alternativa di continuare a versare i contributi normalmente, lasciando che il montante cresca secondo le regole ordinarie.
Il terzo fattore, spesso il più concreto, è la situazione finanziaria attuale: per chi ha bisogno di liquidità immediata (un mutuo da chiudere, spese familiari importanti, un figlio all’università) il bonus rappresenta un aumento netto e immediato dello stipendio che può fare la differenza nel bilancio familiare di tutti i giorni, mentre chi ha già una situazione finanziaria solida potrebbe privilegiare l’incremento, per quanto spesso modesto, della pensione futura.
Domande frequenti
Il bonus Giorgetti è compatibile con altri incentivi al lavoro?
Il bonus riguarda specificamente la rinuncia all’accredito contributivo per chi ha maturato i requisiti di pensione anticipata ordinaria: non va confuso con altri incentivi legati ad assunzioni o sgravi contributivi aziendali, che seguono regole distinte.
Posso tornare indietro dopo aver aderito al bonus?
La scelta ha effetto dal momento dell’accettazione della domanda e per il periodo di servizio prestato in quella condizione: prima di aderire conviene quindi essere sicuri della decisione, anche perché riguarda contributi che non vengono più accreditati per quei mesi specifici.
Il bonus vale anche per i dipendenti pubblici?
Sì, la misura si applica sia ai lavoratori del settore privato che a quelli del pubblico impiego che rispettano i requisiti contributivi richiesti.
Cosa succede se non aderisco e vado comunque in pensione più tardi?
Se continui a lavorare senza aderire al bonus, i contributi versati normalmente continuano ad alimentare il tuo montante e a incidere sul calcolo della pensione futura, secondo le regole ordinarie: la differenza è che in busta paga non ricevi l’importo aggiuntivo esentasse previsto dal bonus.
È possibile aderire solo per alcuni mesi e poi tornare al versamento ordinario?
La domanda va presentata per il periodo in cui si intende beneficiare del bonus: è possibile, nei limiti previsti dalla circolare INPS, modulare la richiesta, ma ogni variazione richiede una nuova comunicazione formale all’INPS e non avviene automaticamente cambiando idea di mese in mese.
Il bonus incide sul TFR o sulla tredicesima?
No, il bonus riguarda esclusivamente la quota di contribuzione previdenziale a carico del lavoratore: non modifica il calcolo del TFR né quello delle mensilità aggiuntive, che continuano a essere determinati sulla retribuzione lorda ordinaria.

