Badante 2026: assumere una persona di fiducia per assistere un familiare anziano o non autosufficiente è una scelta che riguarda milioni di famiglie italiane ogni anno. Il costo è spesso il primo interrogativo — ma ci sono anche contratto, contributi, permessi di soggiorno e detrazioni fiscali da gestire. Farlo in modo regolare conviene: le detrazioni fiscali disponibili abbattono significativamente il costo netto.
Una badante assunta regolarmente con contratto di lavoro domestico (CCNL Colf e Badanti) costa tra €1.200 e €1.800 al mese complessivi (stipendio + contributi INPS), a seconda dell’orario e del livello. Le famiglie possono detrarre il 19% dei contributi INPS versati (fino a €1.549 l’anno di detrazione massima) e, se il familiare assistito ha più di 75% di invalidità, anche parte dello stipendio. Il costo netto per molte famiglie scende tra €900 e €1.400 al mese.
Indice
- Quanto costa una badante nel 2026
- Il contratto di lavoro domestico
- Contributi INPS: come si versano
- Detrazioni fiscali per le famiglie
- Badante straniera: permesso di soggiorno
- Badante convivente vs non convivente
- Alternative: voucher e agenzie
- Domande frequenti
Quanto costa una badante nel 2026
Il costo complessivo di una badante assunta regolarmente comprende lo stipendio netto in busta paga, i contributi INPS a carico del datore di lavoro domestico, la tredicesima mensilità e il TFR accantonato. Il CCNL Colf e Badanti divide le lavoratrici in livelli in base alle mansioni: livello C per l’assistenza di base (igiene, pasti, compagnia) e livello CS o D per l’assistenza a non autosufficienti con competenze più elevate.
Per una badante convivente a tempo pieno nel 2026, il costo mensile complessivo per la famiglia (stipendio + contributi + rateo tredicesima + rateo TFR) si aggira tra €1.400 e €1.800 al mese per un livello CS/D. Per una badante non convivente part-time (4-5 ore al giorno), il costo mensile scende a €700-1.000. I contributi INPS a carico del datore di lavoro (la famiglia) rappresentano circa il 30% del costo totale — una quota significativa che molte famiglie ignorano quando pianificano il budget.
Il contratto di lavoro domestico
Il rapporto di lavoro con una badante è regolato dal CCNL per i lavoratori domestici, firmato da Federcolf e dai sindacati di categoria (FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL). Il contratto va stipulato in forma scritta e registrato all’INPS entro 24 ore dall’inizio del rapporto di lavoro, tramite il portale online INPS o il Contact Center.
Il contratto deve indicare: le generalità di entrambe le parti, la data di inizio, il livello e la mansione, l’orario di lavoro, la retribuzione (non inferiore ai minimi contrattuali), il vitto e l’alloggio se previsti (con il loro valore contrattuale), il periodo di prova (non superiore a 30 giorni di lavoro effettivo per il livello CS). L’omessa comunicazione all’INPS è sanzionata e rende irregolare il rapporto — con conseguenze in termini di contributi non versati e possibili sanzioni in caso di controllo.
Contributi INPS: come si versano
I contributi INPS per i lavoratori domestici si versano trimestralmente con il bollettino MAV inviato dall’INPS, oppure online tramite il portale INPS. Le scadenze trimestrali sono: 10 aprile (per il primo trimestre), 10 luglio (secondo), 10 ottobre (terzo), 10 gennaio (quarto). Il mancato o ritardato pagamento comporta sanzioni e interessi.
L’importo dei contributi dipende dall’orario di lavoro settimanale e dalla retribuzione oraria. Per un orario superiore a 24 ore settimanali, i contributi INPS 2026 si calcolano su una base oraria contrattuale. La quota a carico del lavoratore viene trattenuta dalla busta paga; la quota a carico del datore di lavoro si aggiunge. In totale, la contribuzione INPS rappresenta circa il 28-32% della retribuzione lorda.
Detrazioni fiscali per le famiglie
Le famiglie che assumono regolarmente una badante possono beneficiare di due detrazioni fiscali. La prima è la detrazione del 19% sui contributi INPS versati per lavoro domestico, fino a un massimale di €1.549,37 annui di contributi. Il risparmio fiscale massimo è quindi del 19% × €1.549 ≈ €294 l’anno — non enorme ma reale e automatica se si assume regolarmente.
La seconda detrazione è più significativa: se l’assistito ha un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 75% (certificazione di handicap grave ai sensi della Legge 104), la famiglia può detrarre il 19% delle spese per addetti all’assistenza personale, fino a €2.100 l’anno di spesa detraibile. Questa detrazione si applica sulle spese effettivamente sostenute (stipendio netto) e può cumularsi con la prima. Il risparmio fiscale totale può arrivare a €700-800 l’anno.
Per godere delle detrazioni, il familiare assistito deve avere un reddito non superiore a €40.000 l’anno. Per le famiglie con redditi più alti, la detrazione spetta a chi effettua concretamente il pagamento. Leggi il nostro articolo sulle detrazioni IRPEF 2026 per capire come inserirle nella dichiarazione dei redditi, e il nostro approfondimento sulla Legge 104 per le agevolazioni riservate alle famiglie con disabili gravi.
Badante straniera: permesso di soggiorno
Una badante proveniente da un paese extra-UE deve avere un permesso di soggiorno valido per poter lavorare regolarmente in Italia. I permessi rilevanti sono: il permesso per lavoro subordinato (il più comune), il permesso per motivi familiari (se la lavoratrice è familiare di un cittadino UE o italiano), o il permesso di lungo soggiorno per chi è in Italia da più di 5 anni.
Le cittadine comunitarie (Romania, Bulgaria, Polonia e altri paesi UE) non hanno bisogno di permesso di soggiorno — hanno il diritto di soggiorno automatico come cittadine europee. Bastano il documento d’identità valido e la registrazione al comune di residenza. Per le non comunitarie, assumere senza permesso di soggiorno valido è un reato penale per il datore di lavoro, oltre a rendere irregolare il rapporto di lavoro.
Badante convivente vs non convivente
La badante convivente vive nell’abitazione dell’assistito, disponibile h24 per le emergenze (anche se le ore di lavoro effettivo sono regolamentate dal contratto). Ha diritto a vitto e alloggio gratuiti — il cui valore viene calcolato in modo forfettario dal CCNL e incide sulla retribuzione contrattuale minima. È la soluzione per anziani con bisogni continui di assistenza.
La badante non convivente lavora per ore determinate — di solito mattina e pomeriggio — e torna a casa propria la sera. Costa meno in termini di ore totali, ma non garantisce copertura notturna o per le emergenze fuori orario. Per anziani con autonomia residua o con familiari disponibili la sera, è spesso la soluzione più equilibrata tra costo e assistenza.
Alternative: voucher e agenzie
Il Libretto Famiglia (voucher INPS) è uno strumento per pagare prestazioni occasionali di lavoro domestico: si acquistano voucher da €10 l’ora (di cui €8 al lavoratore e €2 ai contributi) e si pagano le ore di assistenza occasionale senza aprire un rapporto di lavoro continuativo. È adatto per sostituzioni temporanee o affiancamenti occasionali, non per l’assistenza continuativa.
Le agenzie di colf e badanti offrono selezione e sostituzione del personale in caso di malattia o ferie, sollevando la famiglia dalla ricerca diretta. Il costo è superiore (il margine dell’agenzia si aggiunge al costo del lavoro), ma il servizio di backup è particolarmente prezioso per chi non ha familiari disponibili a coprire le assenze della badante.
Domande frequenti
Cosa succede se la badante si ammala?
Una badante assunta regolarmente ha diritto alla malattia pagata dall’INPS (per i periodi superiori a 3 giorni di assenza), con una quota a carico dell’INPS e un’integrazione a carico del datore di lavoro nei primi giorni. Per i periodi di malattia brevi (1-3 giorni) la retribuzione è a carico del datore di lavoro. Durante la malattia il rapporto di lavoro è sospeso ma non si può licenziare la lavoratrice.
Come si calcolano le ferie e la tredicesima?
Le ferie minime sono 26 giorni lavorativi all’anno (per il convivente il calcolo è su base giornaliera effettiva). La tredicesima corrisponde a un mese di retribuzione e viene erogata entro il 24 dicembre. Il TFR (liquidazione) si accumula ogni anno (circa il 7,4% della retribuzione lorda annua) e viene corrisposto alla cessazione del rapporto di lavoro.
Posso pagare la badante in nero?
È illegale e comporta rischi seri: sanzioni amministrative fino a €9.600, recupero di contributi evasi con interessi, e in caso di infortunio sul lavoro responsabilità personale del datore di lavoro. Oltre al rischio legale, il lavoratore domestico in nero non accumula contributi pensionistici e non ha tutele in caso di malattia o infortunio — una condizione di sfruttamento che espone entrambe le parti a conseguenze negative.

