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Badante 2026: costi, contratto, contributi INPS e detrazioni fiscali

Badante 2026: assumere una persona di fiducia per assistere un familiare anziano o non autosufficiente è una scelta che riguarda moltissime famiglie italiane. Il costo è spesso il primo interrogativo, ma ci sono anche contratto, contributi, permessi di soggiorno e agevolazioni fiscali da gestire. Qui trovi i minimi di stipendio 2026, i contributi INPS aggiornati e due esempi di costo annuo fatti con le tabelle ufficiali.

🔄 Aggiornamento ottobre 2026: abbiamo corretto diversi errori della versione di giugno. I contributi INPS versati per la badante non danno una “detrazione del 19% fino a 1.549,37 euro”: si deducono dal reddito fino a 1.549,37 euro (articolo 10 del TUIR). La detrazione del 19% sulle spese per l’assistenza, fino a 2.100 euro, non richiede un’invalidità del 75% o la legge 104 ma la non autosufficienza certificata da un medico, e il limite di 40.000 euro riguarda il reddito di chi detrae, non quello dell’assistito. I costi mensili, prima indicati con forbici senza fonte, ora vengono dalla tabella dei minimi 2026 del Ministero del Lavoro e dalla circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026. Abbiamo corretto anche quattro punti pratici: la malattia delle lavoratrici domestiche non è pagata dall’INPS ma dal datore di lavoro; l’assunzione va comunicata all’INPS entro le ore 24 del giorno precedente, non entro 24 ore dall’inizio; i contributi si pagano con avviso pagoPA e non più con il MAV; per il lavoro domestico in nero non si applica la maxi-sanzione fino a 9.000 euro e oltre, da cui la legge esclude i datori domestici.
📌 Articolo in breve
Nel 2026 la paga minima di una badante convivente è 1.193,84 euro al mese per il livello CS (assistenza a non autosufficienti) e 1.474,73 euro più 207,69 di indennità per il livello DS, per tredici mensilità; per una non convivente di livello CS il minimo è 8,30 euro l’ora. Sopra le 24 ore settimanali il contributo INPS è 1,24 euro l’ora, di cui 0,31 a carico della lavoratrice. La famiglia può dedurre dal reddito i contributi a proprio carico fino a 1.549,37 euro l’anno e, se l’assistito è non autosufficiente secondo un certificato medico, detrarre il 19% della spesa fino a 2.100 euro, con un reddito complessivo fino a 40.000 euro. Nei nostri esempi una badante convivente CS a 54 ore costa alla famiglia circa 19.673 euro l’anno tra paga minima, contributi e TFR.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza legale, fiscale o previdenziale. Per situazioni specifiche consulta un consulente del lavoro o un CAF.

Indice

  1. Quanto costa una badante nel 2026
  2. Due esempi di costo annuo
  3. Il contratto di lavoro domestico
  4. Contributi INPS: come si versano
  5. Deduzioni e detrazioni fiscali per le famiglie
  6. Badante straniera: permesso di soggiorno
  7. Badante convivente vs non convivente
  8. Alternative: Libretto Famiglia e agenzie
  9. Domande frequenti

Quanto costa una badante nel 2026

Il costo per la famiglia è fatto di quattro voci: la retribuzione, la tredicesima, i contributi INPS a carico del datore e il TFR che matura ogni anno. Il contratto collettivo del lavoro domestico divide le lavoratrici in livelli secondo le mansioni: BS per l’assistenza a persone autosufficienti, CS per l’assistenza a non autosufficienti, DS per l’assistenza a non autosufficienti con formazione specifica. Le paghe minime le fissa ogni anno una commissione presso il Ministero del Lavoro: la tabella dei minimi retributivi 2026, in vigore dal 1° gennaio, prevede questi valori.

Livello Convivente, al mese Non convivente, all’ora
B (colf) 983,16 € 7,01 €
BS (assistenza a persone autosufficienti) 1.053,39 € 7,45 €
CS (assistenza a non autosufficienti) 1.193,84 € 8,30 €
DS (non autosufficienti, con formazione) 1.474,73 € + 207,69 € di indennità 9,97 €

Fonte: Ministero del Lavoro, minimi retributivi del lavoro domestico dal 1° gennaio 2026 (tabelle A e C). Alla convivente vitto e alloggio sono dati in natura; se mancano, l’indennità sostitutiva è di 6,66 euro al giorno.

Questi sono minimi: la paga concordata può essere più alta, e i contributi si calcolano sulla paga effettiva. Sopra le 24 ore settimanali però il contributo orario è fisso, quindi per una badante a tempo pieno l’importo dipende solo dalle ore.

Due esempi di costo annuo

Sono esempi costruiti da noi, con la paga al minimo della tabella e un contratto a tempo indeterminato. Il TFR è calcolato come retribuzione annua divisa per 13,5, la regola dell’articolo 2120 del codice civile, sul minimo tabellare più, per la convivente, il valore convenzionale di vitto e alloggio, come prevede il contratto. Ogni conto è stato rifatto due volte.

Badante convivente di livello CS, 54 ore a settimana. La paga minima è 1.193,84 euro al mese. La tredicesima però si calcola includendo il valore convenzionale di vitto e alloggio (6,66 euro al giorno, cioè 199,80 euro al mese: art. 39 del CCNL), quindi vale 1.393,64 euro: in un anno la lavoratrice riceve in denaro 15.719,72 euro (1.193,84 × 12 + 1.393,64). L’orario di 54 ore è un’ipotesi: all’INPS va dichiarato quello reale. Con 1,24 euro l’ora i contributi sono 66,96 euro a settimana e 3.481,92 euro in 52 settimane; la famiglia ne paga 2.611,44 (0,93 × 54 × 52), mentre 870,48 sono trattenuti dalla busta della lavoratrice. Anche il TFR si calcola sulla retribuzione comprensiva di vitto e alloggio (art. 41 del CCNL): 1.393,64 × 13 diviso 13,5 fa 1.342,02 euro. Totale a carico della famiglia: 19.673,18 euro, in media 1.639,43 euro al mese, più vitto e alloggio forniti in natura.

Badante non convivente di livello CS, 25 ore a settimana. A 8,30 euro l’ora sono 207,50 euro a settimana e 10.790,00 euro in 52 settimane; la tredicesima, pari a una mensilità media, aggiunge 899,17 euro, per un totale di 11.689,17 euro. Anche qui si superano le 24 ore e il contributo è 1,24 euro l’ora: 1.612,00 euro l’anno, di cui 1.209,00 a carico della famiglia e 403,00 della lavoratrice. Il TFR vale 865,86 euro. Totale per la famiglia: 13.764,03 euro, in media 1.147,00 euro al mese.

Su questi costi pesano poi le agevolazioni fiscali, spiegate più avanti. Nel secondo esempio, con una persona assistita non autosufficiente e un reddito nel primo scaglione IRPEF, la famiglia deduce tutti i 1.209,00 euro di contributi (al 23% sono 278,07 euro di imposta in meno) e detrae 399,00 euro: 677,07 euro l’anno, se l’IRPEF dovuta è abbastanza alta da assorbirli.

Il contratto di lavoro domestico

Il rapporto con una badante è regolato dal contratto collettivo nazionale del lavoro domestico, firmato dalle associazioni dei datori Fidaldo e Domina e dai sindacati Federcolf, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs. Il contratto si mette per iscritto con una lettera di assunzione che indica le parti, la data di inizio, il livello e le mansioni, l’orario, la retribuzione (non inferiore ai minimi), l’eventuale vitto e alloggio e il periodo di prova previsto dal contratto collettivo.

L’assunzione va comunicata all’INPS entro le ore 24 del giorno precedente (anche se festivo) a quello di inizio del rapporto, online o tramite il Contact Center. La comunicazione vale anche per Ministero del Lavoro, INAIL e prefettura. Va fatta anche per il periodo di prova e anche se il lavoro è saltuario.

Contributi INPS: come si versano

Dopo l’iscrizione l’INPS apre una posizione e mette a disposizione gli avvisi di pagamento pagoPA per ogni trimestre. Le scadenze sono dal 1° al 10 aprile per il primo trimestre, dal 1° al 10 luglio per il secondo, dal 1° al 10 ottobre per il terzo, dal 1° al 10 gennaio per il quarto. Dal 2026 i datori con meno di 76 anni non ricevono più gli avvisi per posta: si generano dal Portale dei Pagamenti INPS, dove si paga online o si stampa l’avviso per pagarlo in banca, in posta o negli altri punti pagoPA. Il ritardo comporta sanzioni.

Gli importi 2026 sono nella circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026. Per i contratti a tempo indeterminato, con la quota CUAF:

Retribuzione oraria effettiva Contributo orario totale Di cui a carico della lavoratrice
Fino a 9,61 € 1,70 € 0,43 €
Oltre 9,61 e fino a 11,70 € 1,92 € 0,48 €
Oltre 11,70 € 2,34 € 0,59 €
Orario oltre 24 ore settimanali 1,24 € 0,31 €

Fonte: INPS, circolare n. 9/2026. Per i contratti a termine c’è un contributo addizionale: oltre le 24 ore il contributo sale a 1,32 euro l’ora.

La quota della lavoratrice viene trattenuta dalla busta paga, ma il versamento all’INPS lo fa la famiglia per intero. La retribuzione oraria da indicare comprende anche la quota di tredicesima e, per i conviventi, il valore convenzionale di vitto e alloggio. Le altre date INPS del mese sono nel nostro calendario dei pagamenti INPS di ottobre.

Deduzioni e detrazioni fiscali per le famiglie

Le agevolazioni sono due, di natura diversa, e si possono sommare. Le riassume la pagina INPS sulle agevolazioni fiscali per chi assume un lavoratore domestico.

La prima è una deduzione. L’articolo 10 del TUIR consente di sottrarre dal reddito complessivo i contributi obbligatori versati per colf e addetti all’assistenza, per la sola quota a carico del datore, fino a 1.549,37 euro l’anno. Il tetto è fisso e non dipende dal reddito. Il risparmio è pari all’aliquota IRPEF marginale: nel primo scaglione, al 23%, dedurre l’intero tetto vale 356,36 euro. Spetta per qualsiasi lavoratrice domestica, anche una colf che fa solo le pulizie.

La seconda è una detrazione del 19%, prevista dall’articolo 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR, sulle spese per gli addetti all’assistenza personale “nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana”, calcolata su un massimo di 2.100 euro: al massimo 399 euro l’anno. Il requisito non è una percentuale di invalidità né la legge 104, ma la non autosufficienza, che deve risultare da un certificato medico da esibire su richiesta insieme alle ricevute degli stipendi firmate dalla badante. Spetta solo se il reddito complessivo di chi detrae non supera 40.000 euro, e anche al familiare che paga per un parente non fiscalmente a carico. I 2.100 euro sono un tetto per contribuente: se più figli pagano per lo stesso genitore, la spesa va divisa.

Per inserirle nella dichiarazione vedi il nostro articolo su detrazioni e deduzioni IRPEF 2026. Le agevolazioni per le famiglie con disabili gravi sono nell’approfondimento sulla legge 104. Se l’assistito ha almeno 80 anni, l’indennità di accompagnamento, un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e un bisogno assistenziale gravissimo, c’è anche la Prestazione Universale, con circa 850 euro al mese da usare per pagare una badante in regola fino al 31 dicembre 2026. Il presunto “bonus colf e badanti da 1.200 euro” per le famiglie invece non esiste: lo spieghiamo in bonus colf e badanti 2026: cosa spetta davvero.

Badante straniera: permesso di soggiorno

Una badante proveniente da un paese extra-UE deve avere un permesso di soggiorno che consente di lavorare. I casi più comuni sono il permesso per lavoro subordinato, quello per motivi familiari e il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Se la lavoratrice è ancora all’estero, la famiglia deve passare dal decreto flussi: date del click day, requisiti di reddito e canale fuori quota per gli over 80 sono nella nostra guida al decreto flussi 2027 per colf e badanti.

Le cittadine dell’Unione europea, come quelle rumene, bulgare o polacche, non hanno bisogno di permesso di soggiorno: basta un documento d’identità valido. Per le non comunitarie, impiegare una lavoratrice senza un permesso valido è un reato per il datore di lavoro, oltre a rendere irregolare il rapporto.

Badante convivente vs non convivente

La badante convivente vive nell’abitazione dell’assistito, con vitto e alloggio a carico della famiglia; le ore di lavoro e i riposi restano quelli fissati dal contratto. È la soluzione per anziani che hanno bisogno di assistenza continua, e ha una paga mensile.

La badante non convivente lavora per ore stabilite ed è pagata a ore. Costa meno se le ore sono poche, ma non copre la notte né le emergenze fuori orario. Per anziani con una certa autonomia o con familiari disponibili la sera è spesso la soluzione più equilibrata. Attenzione al confine delle 24 ore: fino a 24 ore settimanali il contributo orario va da 1,70 a 2,34 euro secondo la paga, dalla venticinquesima ora diventa 1,24 euro per tutte le ore.

Alternative: Libretto Famiglia e agenzie

Il Libretto Famiglia dell’INPS, regolato dall’articolo 54-bis del decreto legge 50/2017, serve a pagare prestazioni occasionali, tra cui l’assistenza domiciliare a bambini e persone anziane, ammalate o con disabilità. Ogni titolo vale 10 euro e copre al massimo un’ora: 1,65 euro vanno alla Gestione separata, 0,25 all’INAIL e 0,10 alla gestione, quindi alla lavoratrice restano 8 euro. Ci sono limiti annui di compenso, tra cui 2.500 euro per la stessa lavoratrice con lo stesso utilizzatore: va bene per sostituzioni brevi, non per l’assistenza continuativa.

Le agenzie per il lavoro domestico offrono selezione e sostituzione in caso di malattia o ferie. Il costo è più alto, perché al costo del lavoro si aggiunge il margine dell’agenzia, ma il servizio di sostituzione è utile a chi non ha familiari che possano coprire le assenze.

Domande frequenti

Cosa succede se la badante si ammala?

Le lavoratrici domestiche non ricevono l’indennità di malattia dall’INPS: la pagina INPS sulla malattia esclude espressamente colf e badanti. La retribuzione durante la malattia è a carico del datore di lavoro, nei limiti di giorni e percentuali fissati dal contratto collettivo, che variano con l’anzianità di servizio. Entro i limiti fissati dal contratto il posto è conservato.

Come si calcolano le ferie e la tredicesima?

Il contratto collettivo prevede 26 giorni lavorativi di ferie all’anno. La tredicesima corrisponde a una mensilità (per la convivente comprende vitto e alloggio) e si paga a dicembre: i conti caso per caso, anche per chi lavora a ore, sono nella guida alla tredicesima di colf e badanti con il calcolatore. Il TFR matura ogni anno in misura pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, cioè circa il 7,4%, e si paga alla fine del rapporto.

Quanto si risparmia con deduzione e detrazione?

Dipende da reddito e contributi. Con un reddito nel primo scaglione IRPEF il massimo è 356,36 euro con la deduzione dei contributi (1.549,37 × 23%) più 399 euro con la detrazione per l’assistenza a un non autosufficiente, 755,36 euro in tutto, se l’imposta dovuta è sufficiente. Con un reddito oltre 40.000 euro resta solo la deduzione.

Cosa si rischia a pagare la badante in nero?

Il datore domestico è escluso dalla cosiddetta maxi-sanzione per il lavoro nero (articolo 3 del decreto legge 12/2002), ma i rischi restano: recupero dei contributi non versati con sanzioni civili e interessi, cause di lavoro per differenze di paga e TFR, e la perdita di deduzione e detrazione fiscale. La lavoratrice in nero non matura contributi per la pensione e non ha tutele: una condizione che espone entrambe le parti.

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