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Dichiarazione di successione 2026: chi deve presentarla e come farlo

Dichiarazione di successione 2026: quando muore una persona cara, tra i molti adempimenti burocratici da gestire c’è questo documento fiscale obbligatorio che va presentato all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. Chi non la presenta in tempo rischia sanzioni salate. Chi la presenta in modo incompleto può trovarsi con accertamenti fiscali anni dopo. Questa guida spiega cos’è, chi deve presentarla e come farlo.

📌 Articolo in breve
La dichiarazione di successione è il documento fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate il patrimonio lasciato dal defunto (immobili, conti bancari, titoli, crediti). Va presentata entro 12 mesi dalla morte. Non va confusa con l’accettazione dell’eredità (atto notarile separato) né con il testamento. In alcuni casi è esonerata — eredità interamente in denaro sotto €100.000 senza immobili — ma nella pratica è quasi sempre obbligatoria.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o legale. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista o notaio.

Indice

  1. Cos’è e a cosa serve
  2. Chi è obbligato a presentarla
  3. Quando non è obbligatoria
  4. Scadenza: i 12 mesi e le eccezioni
  5. Cosa va dichiarato
  6. Come presentarla: online e tramite CAF
  7. Imposta di successione: quanto si paga
  8. Domande frequenti

Cos’è e a cosa serve

La dichiarazione di successione è un atto fiscale — non un atto notarile — con cui gli eredi comunicano al Fisco l’esistenza e il valore del patrimonio ereditato. Serve all’Agenzia delle Entrate per calcolare l’eventuale imposta di successione dovuta e per aggiornare i registri catastali e ipotecari degli immobili trasferiti agli eredi.

Non va confusa con altri atti che si affrontano in caso di eredità. Il testamento è la volontà del defunto — esiste o non esiste, indipendentemente dalla dichiarazione. L’accettazione dell’eredità è l’atto giuridico con cui l’erede accetta formalmente (espressa o tacitamente) — va fatta con un notaio se ci sono immobili. La dichiarazione di successione è invece un adempimento fiscale, presentata agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate o telematicamente.

Chi è obbligato a presentarla

Sono obbligati alla presentazione della dichiarazione di successione: gli eredi (chiamati per legge o per testamento), i legatari (chi riceve un bene specifico per testamento, non l’intero patrimonio), i loro rappresentanti legali, i chiamati all’eredità (anche se non hanno ancora accettato), gli immessi nel possesso dei beni ereditari.

Se ci sono più eredi, basta che uno di loro presenti la dichiarazione — non devono presentarla tutti. In pratica, spesso la presenta l’erede che gestisce le pratiche burocratiche, a nome di tutti. Tutti gli eredi rimangono però solidalmente responsabili verso il Fisco per il pagamento dell’imposta di successione, anche se la dichiarazione l’ha presentata uno solo.

Quando non è obbligatoria

La dichiarazione di successione non è obbligatoria solo quando ricorrono contemporaneamente queste tre condizioni: l’eredità è devoluta al coniuge e/o ai parenti in linea retta (figli, genitori), l’asse ereditario non comprende immobili né diritti reali immobiliari, il valore dell’asse ereditario è inferiore a €100.000.

Nella pratica, questa esenzione riguarda una minoranza dei casi — basta che ci sia un appartamento, un terreno o un valore superiore a €100.000 per rendere obbligatoria la dichiarazione. Se il defunto era proprietario di casa, quasi certamente bisogna presentarla.

Scadenza: i 12 mesi e le eccezioni

Il termine standard per presentare la dichiarazione di successione è 12 mesi dalla data di apertura della successione, che coincide con la data del decesso. Se il decesso è avvenuto il 15 marzo 2025, la dichiarazione deve essere presentata entro il 15 marzo 2026.

Esistono alcuni casi particolari che modificano la decorrenza: se l’erede viene a conoscenza della propria chiamata all’eredità dopo il decesso (per esempio, viene rintracciato un testamento olografo mesi dopo), i 12 mesi decorrono dal momento in cui ha avuto notizia della chiamata. Se l’erede ha accettato con beneficio d’inventario, il termine è diverso.

In caso di ritardo, è possibile presentare una dichiarazione tardiva entro 30 giorni dalla scadenza con una sanzione ridotta del 10%. Oltre i 30 giorni di ritardo, le sanzioni aumentano progressivamente. Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare spontaneamente anche ritardi più lunghi, con sanzioni comunque inferiori a quelle che sarebbero applicate in caso di accertamento d’ufficio.

Cosa va dichiarato

Nell’asse ereditario vanno inclusi tutti i beni e i diritti che facevano parte del patrimonio del defunto al momento della morte: immobili (con i loro valori catastali), conti correnti e depositi bancari (con i saldi alla data del decesso, attestati dalla banca), titoli, fondi, azioni e obbligazioni (con il valore di mercato alla data del decesso), crediti verso terzi, veicoli (con il valore di mercato), quote societarie, diritti di proprietà intellettuale, polizze vita se con beneficiario l’erede.

Alcune poste non entrano nell’asse ereditario: le pensioni già maturate ma non ancora pagate vengono liquidate direttamente ai superstiti senza transitare dall’asse ereditario. Le polizze vita con beneficiario designato non entrano nell’asse (questo è uno dei principali strumenti di pianificazione successoria). I TFR accantonati vengono liquidati direttamente ai superstiti aventi diritto.

I debiti del defunto si sottraggono all’asse ereditario: se il defunto aveva un mutuo, il residuo del debito si deduce dall’attivo ereditario. Le spese funebri entro certi limiti sono anch’esse deducibili.

Come presentarla: online e tramite CAF

Dal 2018, la dichiarazione di successione può essere presentata telematicamente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate, con il modello “Successioni e donazioni” compilabile online. La presentazione online genera automaticamente il calcolo delle imposte dovute e permette il pagamento tramite F24. Serve lo SPID o la CIE per l’accesso.

In alternativa, si può presentare tramite un CAF, un commercialista o un notaio (obbligatorio quest’ultimo se ci sono immobili da trasferire e si vuole volturare il catasto). Il costo del servizio varia: i CAF applicano tariffe moderate (€100-300 per pratiche standard), i notai hanno costi più elevati ma gestiscono anche la parte civilistica dell’eredità.

Per il pagamento dell’imposta di successione e degli importi accessori, si usa il modello F24. Leggi la nostra guida su come compilare il modello F24 online per evitare errori. Se vuoi capire quanto potresti dover pagare di tasse sulla successione, abbiamo anche un articolo specifico sulle tasse di successione 2026.

Imposta di successione: quanto si paga

L’imposta di successione in Italia è tra le più basse d’Europa. Le aliquote variano in base al grado di parentela e al valore netto dell’asse ereditario. Per il coniuge e i figli (parenti in linea retta): 4% sul valore che supera la franchigia di €1 milione per ciascun erede. Per fratelli e sorelle: 6% sul valore che supera €100.000. Per altri parenti fino al quarto grado: 6% senza franchigia. Per tutti gli altri: 8% senza franchigia.

In pratica, la grande maggioranza delle successioni tra coniugi e tra genitori e figli non paga alcuna imposta di successione — basta che la quota spettante a ciascun erede non superi €1 milione. Solo i patrimoni di valore molto elevato generano imposta di successione significativa per i parenti stretti.

Domande frequenti

Cosa succede se non presento la dichiarazione di successione?

L’Agenzia delle Entrate può accertare d’ufficio la successione e applicare sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, oltre agli interessi di mora. In caso di omissione dolosa o fraudolenta le sanzioni sono ancora più elevate. Non presentare la dichiarazione non fa cadere l’obbligo — lo aggrava.

Devo accettare l’eredità per presentare la dichiarazione?

No. La dichiarazione di successione può essere presentata anche da chi non ha ancora formalmente accettato l’eredità (“chiamato all’eredità”). Presentare la dichiarazione non equivale ad accettare l’eredità. L’accettazione è un atto separato — e si può sempre rinunciare all’eredità se i debiti superano i beni.

Gli immobili si trasferiscono automaticamente con la dichiarazione di successione?

No. La dichiarazione aggiorna le banche dati fiscali, ma per la voltura catastale (trasferimento formale della proprietà immobiliare agli eredi) serve un procedimento separato. Si fa contestualmente alla dichiarazione di successione o successivamente, ma va fatto — altrimenti gli immobili risultano ancora a nome del defunto, creando problemi quando si vorrà venderli o ipotecarli.

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