Con bonus mamme 2026 si indicano due misure diverse, e confonderle costa soldi. La prima è l’esonero contributivo in busta paga, che quest’anno vale solo per le madri di tre o più figli con contratto a tempo indeterminato. La seconda è il bonus da 60 euro al mese pagato dall’INPS a dicembre, che riguarda soprattutto le madri di due figli e le madri di tre figli con contratto a termine o lavoro autonomo. In questa guida spieghiamo la prima, quella che si vede nel cedolino.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
Una versione precedente di questa pagina descriveva per il 2026 un esonero in busta paga anche per le madri di due figli, con importi che non sono in vigore. La situazione corretta, confermata dalla circolare INPS n. 106 del 16 ottobre 2026, è questa: l’esonero del 100% dei contributi a carico della lavoratrice spetta fino al 31 dicembre 2026 solo alle madri di tre o più figli (il più piccolo sotto i 18 anni) con contratto a tempo indeterminato. Per le madri di due figli nel 2026 non c’è alcun esonero in busta paga: c’è il bonus mamme da 60 euro al mese, fino a 720 euro, che si chiede all’INPS e arriva a dicembre. L’esonero parziale previsto per le madri di due figli dalla legge di Bilancio 2025 è stato rinviato al 2027.
Indice
- Le due misure del 2026 a confronto
- Chi ha diritto all’esonero in busta paga
- Quanto vale e come si calcola
- Come si ottiene
- Effetti sulla pensione
- Cosa succede dal 2027
- Domande frequenti
Le due misure del 2026 a confronto
La legge di Bilancio 2024 (legge 213/2023) aveva introdotto due esoneri: uno strutturale, al comma 180, per le madri di tre o più figli dal 2024 al 2026, e uno sperimentale, al comma 181, per le madri di due figli limitato al 2024. Il secondo non è stato rinnovato: l’INPS, con il messaggio n. 401 del 31 gennaio 2025, ha chiarito che per le madri di due figli l’esonero non spetta per i periodi successivi al 2024. Al suo posto, dal 2025, è arrivato un contributo in denaro, salito a 60 euro al mese nel 2026.
| Situazione nel 2026 | Cosa spetta | Come arriva |
|---|---|---|
| Tre o più figli (il più piccolo sotto i 18 anni), dipendente a tempo indeterminato | Esonero del 100% dei contributi IVS a carico della lavoratrice, fino a 3.000 euro l’anno | In busta paga, ogni mese |
| Tre o più figli, contratto a termine o lavoro autonomo, redditi da lavoro fino a 40.000 euro | Bonus mamme, 60 euro al mese, massimo 720 euro | Domanda all’INPS, pagamento a dicembre 2026 |
| Due figli (il più piccolo sotto i 10 anni), qualsiasi contratto o lavoro autonomo, redditi da lavoro fino a 40.000 euro | Bonus mamme, 60 euro al mese, massimo 720 euro | Domanda all’INPS, pagamento a dicembre 2026 |
Le due misure non si sommano. La circolare INPS 106/2026 lo dice esplicitamente: per le madri di tre o più figli il bonus da 60 euro non spetta nei mesi in cui c’è, anche solo in parte, un rapporto a tempo indeterminato, proprio perché in quei mesi c’è l’esonero.
Chi ha diritto all’esonero in busta paga
L’esonero del comma 180 riguarda le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, sia del settore privato sia di quello pubblico, compreso l’agricolo, con l’unica esclusione del lavoro domestico. Vale anche per il part-time, per l’apprendistato (che la legge considera un contratto a tempo indeterminato) e per i rapporti a tempo indeterminato in somministrazione. Lo ha chiarito l’INPS nella circolare n. 27 del 31 gennaio 2024, che resta il riferimento operativo.
Servono tre o più figli, compresi quelli adottati o in affidamento, con il più piccolo che non ha ancora compiuto 18 anni. L’esonero vale fino al mese in cui il più piccolo diventa maggiorenne, e comunque non oltre il 31 dicembre 2026. Se il terzo figlio nasce durante l’anno, l’esonero parte dal mese della nascita; se il contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato, parte dal mese della trasformazione. Non ci sono limiti di reddito.
Le lavoratrici autonome e quelle con contratto a termine restano fuori dall’esonero, ma possono chiedere il bonus da 60 euro al mese, anche con tre o più figli, se i redditi da lavoro 2026 non superano 40.000 euro. Tutti i requisiti del bonus, con gli esempi INPS, sono nella nostra guida al bonus mamme 2026.
Quanto vale e come si calcola
L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice, entro un tetto di 3.000 euro l’anno. La circolare 27/2024 lo riparametra su base mensile: al massimo 250 euro al mese, e per i rapporti iniziati o finiti a metà mese 8,06 euro per ogni giorno. Il tetto è lo stesso anche per il part-time, e chi ha più rapporti a tempo indeterminato può applicarlo a ciascuno.
Quanto si guadagna davvero dipende dallo stipendio. Per la generalità delle dipendenti private la quota IVS a carico della lavoratrice è del 9,19% della retribuzione imponibile: con 1.500 euro lordi al mese fanno circa 138 euro di contributi in meno trattenuti, con 2.000 euro circa 184 euro. Il tetto di 250 euro si raggiunge intorno ai 2.720 euro lordi mensili. Il netto in busta paga sale un po’ meno di questi importi, perché i contributi non trattenuti fanno crescere l’imponibile IRPEF e quindi le tasse.
Per capire se l’esonero viene applicato basta guardare la sezione contributi del cedolino: la voce della contribuzione IVS a carico della dipendente deve essere azzerata o ridotta, spesso con una riga dedicata all’esonero. Se non sai dove cercarla, la nostra guida su come leggere la busta paga spiega le voci una per una.
Come si ottiene
Non c’è una domanda all’INPS da presentare per l’esonero. La lavoratrice comunica al datore di lavoro di volerne usufruire, indicando il numero dei figli e i codici fiscali (ne bastano tre, compreso quello del più piccolo). Il datore di lavoro applica lo sgravio e lo espone nelle denunce contributive, e l’INPS controlla i dati. In alternativa, la lavoratrice può inserire direttamente i codici fiscali dei figli nell’applicativo che l’INPS ha messo a disposizione sul proprio sito.
La comunicazione dei codici fiscali è il passaggio da non saltare: la circolare 27/2024 avverte che senza questi dati, inviati dal datore o dalla lavoratrice, il beneficio viene revocato. Se l’esonero non è stato applicato nei mesi in cui spettava, conviene parlarne subito con l’ufficio del personale o con il consulente del lavoro, che può regolarizzare i periodi arretrati secondo le istruzioni INPS.
Effetti sulla pensione
È il dubbio più frequente: se non verso i contributi, prenderò meno pensione? No. La legge e la circolare 27/2024 stabiliscono che resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche: i mesi coperti dall’esonero vengono calcolati ai fini della pensione come se i contributi fossero stati pagati per intero. La differenza la paga lo Stato.
Il bonus da 60 euro al mese, invece, non tocca la contribuzione: è una somma in più, esente da tasse e contributi, che non cambia nulla nell’estratto conto previdenziale.
Cosa succede dal 2027
L’esonero per le madri di tre o più figli, nella forma attuale, scade il 31 dicembre 2026. La legge di Bilancio 2025 (legge 207/2024, comma 219) aveva previsto un nuovo esonero contributivo parziale per le madri lavoratrici, anche con due figli; la legge di Bilancio 2026, al comma 206, ne ha rinviato la partenza al 2027. Le regole operative non sono ancora state pubblicate: aggiorneremo questa pagina quando l’INPS le diffonderà.
Fino ad allora il quadro resta quello della tabella iniziale: esonero in busta paga solo per chi ha tre o più figli e un contratto a tempo indeterminato, bonus da 60 euro per tutte le altre lavoratrici madri che rispettano i requisiti.
Domande frequenti
Ho due figli e un contratto a tempo indeterminato: ho l’esonero nel 2026?
No. L’esonero per le madri di due figli è esistito solo nel 2024. Nel 2026 puoi chiedere il bonus mamme da 60 euro al mese, fino a 720 euro, se i tuoi redditi da lavoro non superano 40.000 euro.
L’esonero spetta anche alle dipendenti pubbliche?
Sì. La circolare INPS 27/2024 include i rapporti a tempo indeterminato dei settori pubblico e privato, compreso quello agricolo. È escluso solo il lavoro domestico.
Ho tre figli e un contratto a termine: cosa mi spetta?
Non l’esonero, che richiede il tempo indeterminato, ma il bonus da 60 euro al mese per i mesi di lavoro, se il figlio più piccolo ha meno di 18 anni e i redditi da lavoro 2026 sono entro 40.000 euro. Se il contratto viene trasformato a tempo indeterminato, dal mese della trasformazione passi all’esonero.
Se sono in maternità perdo l’esonero?
L’esonero si applica sulla contribuzione dovuta dalla lavoratrice. Nei mesi in cui il datore di lavoro integra l’indennità di maternità c’è contribuzione a carico della lavoratrice e quindi l’esonero può operare; quando non c’è retribuzione non c’è nemmeno una quota da esonerare. Per il caso concreto conviene chiedere all’ufficio del personale.

