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Come disdire gli abbonamenti su iPhone e Android: dove trovarli tutti e come annullarli

Per sapere come disdire gli abbonamenti su iPhone e su Android basta conoscere due percorsi: su iPhone si apre Impostazioni, si tocca il proprio nome, poi Abbonamenti e infine Annulla abbonamento; su Android si va nella pagina Abbonamenti di Google Play, si sceglie Gestisci e poi Annulla abbonamento. Il problema è che quelle due liste non contengono tutto: gli abbonamenti pagati con la carta direttamente sul sito del servizio e quelli addebitati sul credito telefonico non compaiono negli store, e vanno cercati altrove. Qui trovi entrambi i percorsi, come scovare gli altri, cosa succede con le prove gratuite e quando si può chiedere il rimborso.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026. Abbiamo letto le pagine di supporto Apple sull’annullamento degli abbonamenti e sui rimborsi, i Termini e condizioni dei Servizi multimediali Apple per l’Italia, le guide di Google Play su annullamento, abbonamenti, addebiti e rimborsi nello Spazio economico europeo, gli articoli 52 e 59 del Codice del consumo su Normattiva e le delibere AGCOM 10/21/CONS e 104/21/CONS sui servizi premium.

📌 Articolo in breve
• iPhone: Impostazioni › [il tuo nome] › Abbonamenti › scegli il servizio › Annulla abbonamento. Se vedi una scritta rossa con la data di scadenza, è già annullato.
• Android: Google Play › Abbonamenti › Gestisci › Annulla abbonamento. Disinstallare l’app non annulla nulla.
• Dopo la disdetta il servizio resta attivo fino alla fine del periodo già pagato.
• Le prove gratuite su Apple vanno annullate almeno 24 ore prima della fine; su Google prima della scadenza.
• Gli abbonamenti pagati con la carta sul sito (streaming, musica, cloud) si disdicono dal sito del servizio: per trovarli serve l’estratto conto.
• I servizi premium sul credito telefonico si bloccano dall’app o dall’area clienti dell’operatore (delibera AGCOM 10/21/CONS).
• Rimborso: su Google Play la richiesta diretta vale entro 48 ore; su Apple si passa da reportaproblem.apple.com.

Indice

  1. Come disdire un abbonamento su iPhone
  2. Come disdire un abbonamento su Android
  3. Tabella: dove si trova ogni tipo di abbonamento
  4. Gli abbonamenti pagati con la carta, fuori dagli store
  5. Gli abbonamenti sul credito telefonico
  6. Prove gratuite e rinnovi: tre esempi
  7. Rimborso e diritto di recesso: cosa dice la legge
  8. Domande frequenti

Come disdire un abbonamento su iPhone

Su iPhone e iPad tutti gli abbonamenti fatturati da Apple stanno in un unico elenco, che include sia i servizi Apple (iCloud+, Apple Music, Apple TV, Apple One, Arcade) sia le app di altre aziende pagate tramite App Store. La procedura indicata nella pagina di supporto Apple è in quattro passaggi: apri Impostazioni, tocca il tuo nome in cima, tocca Abbonamenti, scegli il servizio e tocca Annulla abbonamento. A volte il pulsante sta in fondo alla schermata e bisogna scorrere.

Se il pulsante non c’è, oppure sotto il nome del servizio compare un messaggio di scadenza scritto in rosso, l’abbonamento è già stato annullato e resterà attivo solo fino a quella data. Non serve fare altro.

Dal Mac si parte dall’App Store (clic sul tuo nome in basso, poi Abbonamenti); da Windows dalle app Apple Music o Apple TV. Senza un dispositivo Apple a portata di mano c’è il sito account.apple.com per annullare gli abbonamenti fatturati da Apple.

Quando l’abbonamento che vedi sull’estratto conto non compare nell’elenco, le cause sono tre. La prima è un altro Apple Account: Apple suggerisce di cercare nella posta le frasi “ricevuta da Apple” o “fattura da Apple” e controllare sulla ricevuta quale account è stato usato. La seconda è la condivisione In famiglia: se l’abbonamento l’ha sottoscritto un familiare, solo lui può annullarlo, perché non è possibile annullare l’abbonamento di un altro membro della famiglia. La terza è che il servizio non sia fatturato da Apple ma da un’altra azienda, e allora bisogna risalire a chi addebita il costo leggendo l’estratto conto della banca o della carta.

Come disdire un abbonamento su Android

Sugli smartphone Android l’elenco da controllare è quello di Google Play. La guida ufficiale di Google indica di aprire la pagina play.google.com/store/account/subscriptions (dal telefono si apre direttamente nell’app Play Store), selezionare l’abbonamento, toccare Annulla abbonamento e seguire le istruzioni; dal computer il pulsante intermedio si chiama Gestisci, poi viene chiesto un motivo e si conferma con Continua.

Google lo scrive in grassetto e vale la pena ripeterlo: se disinstalli l’app, l’abbonamento non viene annullato. È l’errore più comune con le app provate per qualche giorno e poi cancellate.

Anche qui conta l’account: chi ha più indirizzi Gmail sullo stesso telefono deve controllare la pagina Abbonamenti per ciascuno, passando da un account all’altro. Alcune app offrono anche Sospendi i pagamenti, da una settimana a tre mesi: utile, ma non è una disdetta.

Gli abbonamenti Google Play hanno durata indeterminata e si rinnovano all’inizio di ogni ciclo di fatturazione finché non li annulli. Google avverte che sulla carta può comparire una preautorizzazione fino a 48 ore prima del rinnovo: annullando prima dell’inizio del ciclo successivo, anche quella viene rimossa. Sull’estratto conto gli addebiti appaiono come GOOGLE*Nome del venditore, come spiega la pagina di Google Payments su addebiti e autorizzazioni.

Tabella: dove si trova ogni tipo di abbonamento

Si disdice sempre presso chi ti addebita il costo. Ecco i percorsi.

Come l’hai pagato Dove lo trovi Come si disdice
App Store (iPhone, iPad, Mac) Impostazioni › [nome] › Abbonamenti; oppure account.apple.com Annulla abbonamento. Scritta rossa con data = già annullato
Google Play (Android) play.google.com/store/account/subscriptions, per ogni account Google Gestisci › Annulla abbonamento. Disinstallare l’app non basta
Apple Music o Apple TV su Android Google Play, se l’addebito arriva da Google; account.apple.com se fatturato da Apple Dall’elenco di chi incassa
Carta di credito o debito sul sito del servizio Estratto conto: voce con il nome del servizio, importo ricorrente Area account del sito (non dallo store)
PayPal Nel profilo PayPal, tra i pagamenti automatici autorizzati Disdetta sul sito del servizio; da PayPal puoi revocare l’autorizzazione
Credito telefonico o bolletta dell’operatore App o area clienti dell’operatore, dettaglio traffico e addebiti Disattivazione e blocco dei servizi premium dall’operatore
Familiare con In famiglia (Apple) o gruppo Famiglia (Google) Sul dispositivo di chi l’ha sottoscritto Solo il titolare può annullarlo

Gli abbonamenti pagati con la carta, fuori dagli store

Streaming, musica, giornali e software si pagano spesso con la carta direttamente sul sito del servizio. In quel caso né Apple né Google sanno nulla del contratto, e nell’elenco Abbonamenti del telefono non comparirà niente, anche se usi il servizio solo dall’app. La disdetta va fatta dall’area account del sito, di solito in una voce come “Account”, “Piano” o “Gestisci abbonamento”.

Per trovarli tutti il metodo più affidabile è un controllo dell’estratto conto degli ultimi tre mesi, che copre sia i mensili sia la maggior parte dei trimestrali. Si cercano gli importi che si ripetono con la stessa cifra e più o meno lo stesso giorno, poi si confronta il nome dell’esercente con i servizi che si usano davvero. Per gli annuali si allarga a dodici mesi o si cerca “rinnovo” nella posta.

Se trovi un addebito che non riconosci e che non corrisponde a nessun servizio che hai sottoscritto, il discorso cambia: non è più una disdetta ma un possibile pagamento non autorizzato, e la strada è quella della contestazione con la banca. L’abbiamo spiegata nella guida su carta clonata o pagamento non autorizzato e come farsi rimborsare dalla banca. Per Prime trovi i passaggi nella guida rapida su come disdire Amazon Prime.

Sui contratti conclusi online dal 19 giugno 2026 c’è poi una novità di legge: l’articolo 54-bis del Codice del consumo impone a chi vende tramite interfaccia online una funzione di recesso ben visibile, con conferma e ricevuta su supporto durevole. Riguarda il diritto di ripensamento nei primi 14 giorni, non la disdetta in qualsiasi momento, e la sua portata esatta è ancora discussa; ne abbiamo parlato nell’articolo sul tasto per disdire del Codice del consumo 2026.

Gli abbonamenti sul credito telefonico

Esiste una terza categoria che non passa né dagli store né dalla carta: i servizi premium in abbonamento (in passato chiamati anche VAS, servizi a valore aggiunto) addebitati direttamente sul credito della SIM o sulla fattura dell’operatore. Spesso si attivano con un tocco su un banner mentre si usa la rete mobile, e non compaiono in nessun elenco del telefono.

Le regole le ha fissate l’AGCOM con la delibera 10/21/CONS. Prevede un blocco predefinito all’attivazione dei servizi premium in abbonamento, sia via SMS sia via connessione dati, attivato di default sulle nuove SIM e, sulle SIM già in uso, dopo 30 giorni dall’SMS informativo se il cliente non chiedeva altrimenti. Gli operatori devono offrire nell’app e nell’area clienti funzioni gratuite e in tempo reale per bloccare o sbloccare le categorie di servizi, e ogni richiesta di blocco o sblocco va confermata con un SMS. Per attivare un abbonamento premium, inoltre, serve inserire a mano il numero di cellulare e un codice OTP di almeno cinque cifre ricevuto via SMS. Restano fuori dal blocco alcuni servizi via SMS, come donazioni, servizi bancari, biglietti dei mezzi e parcheggi.

In pratica: se il credito cala senza motivo, apri l’app del tuo operatore, cerca la sezione dei servizi a pagamento o dei contenuti digitali, controlla cosa è attivo, disattivalo e verifica che il blocco sia acceso. Se in passato hai chiesto lo sblocco, potrebbe essere rimasto aperto. Per riavere gli importi si fa reclamo all’operatore; se non risponde o non soddisfa, si passa alla conciliazione AGCOM su ConciliaWeb. Per i rincari dell’operatore valgono altre regole, spiegate nell’articolo su come recedere gratis quando aumentano le tariffe telefoniche.

Prove gratuite e rinnovi: tre esempi

Molti abbonamenti dimenticati nascono da una prova gratuita: inserisci un metodo di pagamento, usi il servizio gratis per qualche giorno e, se non annulli, alla scadenza parte il primo addebito. Si può annullare subito dopo l’attivazione: di norma la prova resta usabile fino alla fine.

Esempio 1, iPhone, prova di 7 giorni. Lunedì alle 20 attivi una prova gratuita di 7 giorni di un’app di fotoritocco che poi costa 9,99 euro al mese. La prova termina il lunedì successivo alle 20. I termini Apple chiedono di annullare almeno 24 ore prima della fine, quindi entro domenica alle 20. Se te ne ricordi lunedì mattina, sei già fuori tempo e rischi il primo addebito da 9,99 euro. Dimenticandola, costa 119,88 euro l’anno (12 × 9,99, calcolo nostro). Attenzione anche a un’altra regola scritta nei termini: chi annulla una prova di un abbonamento Apple prima della scadenza non può riattivare la stessa prova.

Esempio 2, Android, rinnovo annuale. Un’app meteo con abbonamento annuale da 29,99 euro si rinnova il 10 novembre. Annullando l’8 novembre l’app resta sbloccata fino al 9 e il rinnovo non parte. Se invece il rinnovo è già passato e te ne accorgi il 15 novembre, sono trascorsi più di due giorni: la richiesta di rimborso diretta a Google non è più la strada principale e bisogna contattare lo sviluppatore dell’app.

Esempio 3, credito telefonico. Un servizio premium da 4,99 euro a settimana attivato per errore da un banner costa circa 20 euro al mese (4 × 4,99 = 19,96 euro) e 259,48 euro in un anno (52 × 4,99, calcolo nostro). Qui non c’è nessun elenco negli store: si disattiva dall’operatore e si verifica il blocco.

📝 Nota della redazione
Leggendo i termini dei due store abbiamo notato che trattano in modo diverso il recesso di 14 giorni. Nei Termini dei Servizi multimediali Apple per l’Italia il recesso si esercita entro 14 giorni dalla ricezione della ricevuta, da Apple Account › Cronologia acquisti, ma con una precisazione: per i servizi in abbonamento è possibile solo sull’abbonamento iniziale, non su ogni rinnovo. Google invece distingue tra contenuti digitali (app, giochi, abbonamenti a contenuti dentro un’app), per i quali chi acquista accetta di rinunciare al recesso perché i contenuti sono disponibili subito, e servizi digitali, per i quali i 14 giorni restano e c’è un modulo di recesso apposito. In pratica, un rinnovo dimenticato mesi fa non si recupera con il recesso.

Rimborso e diritto di recesso: cosa dice la legge

Annullare non significa riavere i soldi: Apple e Google lasciano attivo il servizio fino alla fine del periodo pagato, senza rimborsare la parte non usata.

Sul piano della legge, l’articolo 52 del Codice del consumo dà 14 giorni per recedere da un contratto a distanza senza motivazione; per il contenuto digitale non fornito su supporto materiale i 14 giorni decorrono dalla conclusione del contratto. L’articolo 59, lettera o) però esclude il recesso per il contenuto digitale quando l’esecuzione è iniziata, se il consumatore ha dato il consenso espresso a iniziare subito, ha riconosciuto di perdere così il diritto di recesso e ha ricevuto la conferma. È il meccanismo che usano gli store quando sblocchi subito un contenuto.

Detto questo, le strade pratiche ci sono. Su iPhone si va su reportaproblem.apple.com, si sceglie “Vorrei” › “Richiedere un rimborso”, si indica il motivo e l’abbonamento, come descrive la pagina Apple sui rimborsi. Finché l’addebito è in sospeso la richiesta non è possibile: bisogna aspettare la ricevuta via email. Il responsabile di In famiglia può chiederlo anche per gli acquisti dei familiari sul metodo condiviso.

Su Android le norme di Google Play per il SEE distinguono per tempo: entro 48 ore dall’acquisto si può chiedere direttamente il rimborso a Google, che lo concede a seconda dei dettagli; dopo 48 ore bisogna contattare lo sviluppatore, che decide secondo le proprie regole e la legge. Il rimborso spetta comunque se il contenuto è difettoso o non funziona come descritto. Per gli addebiti Google Play fatti a tua insaputa da sconosciuti c’è invece la segnalazione di addebito non autorizzato, entro 120 giorni dalla transazione.

Domande frequenti

Se disinstallo l’app l’abbonamento si annulla?

No. Google lo scrive esplicitamente nella sua guida, e lo stesso vale su iPhone: l’abbonamento è legato all’account, non all’app installata. Bisogna annullarlo dall’elenco Abbonamenti dello store o dal sito del servizio, a seconda di come è stato pagato.

Non trovo nell’elenco un abbonamento che pago: dov’è?

Le possibilità sono tre: è su un altro account (Apple o Google), l’ha sottoscritto un familiare con la condivisione in famiglia, oppure lo paghi con la carta sul sito del servizio o sul credito telefonico. La ricevuta via email e l’estratto conto dicono chi incassa, e quindi dove disdire.

Posso annullare una prova gratuita appena attivata senza perderla?

Sì, nella maggior parte dei casi il periodo di prova resta utilizzabile fino alla scadenza anche dopo l’annullamento. Su Apple ricorda però che una prova annullata non si può riattivare, e che la disdetta va fatta almeno 24 ore prima della fine.

Ho dimenticato di disdire e mi è arrivato il rinnovo: posso riavere i soldi?

Non è automatico. Su Google Play la richiesta diretta funziona meglio entro 48 ore dall’addebito, poi si passa dallo sviluppatore. Su Apple si prova da reportaproblem.apple.com. In entrambi i casi conviene annullare subito per evitare il rinnovo successivo, che è l’unica cosa sempre garantita.

Come blocco gli abbonamenti che scalano il credito della SIM?

Dall’app o dall’area clienti dell’operatore, nella sezione dei servizi premium o dei contenuti a pagamento: la delibera AGCOM 10/21/CONS obbliga gli operatori a offrire il blocco gratuito e in tempo reale, con conferma via SMS. Se il blocco era stato tolto, va riattivato.

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