Prestito personale è uno degli strumenti di credito più usati in Italia, eppure pochissimi lo capiscono davvero prima di firmarlo. Tasso fisso o variabile, TAN e TAEG, durata del piano, penali di estinzione anticipata: sono tutti elementi che incidono concretamente su quanto paghi alla fine. Questa guida ti spiega come funziona, quanto costa davvero e quando ha senso richiederlo.
Un prestito personale è un finanziamento non finalizzato: ricevi una somma di denaro e la restituisci a rate mensili con gli interessi. Non devi giustificare come spendi i soldi. Il costo reale si misura con il TAEG, non con il TAN. Le banche online offrono spesso condizioni migliori di quelle tradizionali. Prima di firmare, confronta almeno tre preventivi.
Indice
- Cos’è un prestito personale
- TAN e TAEG: la differenza che conta
- Come funziona la richiesta
- Requisiti e documenti necessari
- Quanto costa davvero
- Quando conviene richiederlo
- Le alternative al prestito personale
- Come scegliere quello giusto
- Domande frequenti
Cos’è un prestito personale
Un prestito personale è un contratto di credito al consumo con cui una banca o una finanziaria ti eroga una somma di denaro, che tu restituisci in rate mensili per un periodo prestabilito. Si chiama “personale” perché non è vincolato all’acquisto di un bene specifico: puoi usare quei soldi come vuoi, senza dover giustificare la spesa al creditore.
Questo lo distingue dal credito finalizzato, dove il finanziamento è legato a un acquisto preciso — un’auto, un elettrodomestico, un viaggio. Con il prestito personale ricevi i soldi direttamente sul conto, poi sei tu a decidere come allocarli. C’è chi lo usa per ristrutturare casa, chi per pagare le spese mediche, chi per consolidare altri debiti preesistenti.
In Italia, secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti personali rappresentano una quota significativa del credito al consumo delle famiglie. Gli importi più richiesti oscillano tra 5.000 e 20.000 euro, con durate che vanno da 24 a 84 mesi. Il mercato si è molto ampliato negli ultimi anni grazie alle banche digitali e alle fintech, che hanno abbassato le soglie d’accesso e accelerato i tempi di erogazione.
TAN e TAEG: la differenza che conta
Quando guardi un’offerta di prestito, ti troverai davanti due percentuali: TAN e TAEG. Capire la differenza tra le due è fondamentale per confrontare le offerte in modo corretto.
Il TAN (Tasso Annuo Nominale) è il tasso d’interesse puro applicato al capitale prestato. Rappresenta il costo degli interessi ma non include tutti gli altri costi accessori del finanziamento. Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), invece, include tutto: interessi, spese di istruttoria, spese di gestione del conto, assicurazioni eventualmente obbligatorie, e ogni altro costo fisso o variabile che devi sostenere. È il numero che riflette il costo reale del prestito.
Facciamo un esempio concreto. Un prestito di 10.000 euro con TAN al 6% e durata 48 mesi genera una rata di circa 235 euro al mese e un costo degli interessi di circa 1.260 euro. Ma se il TAEG è all’8,5% (perché ci sono spese di istruttoria da 200 euro e un’assicurazione mensile da 5 euro), il costo totale effettivo è più alto. Confrontare solo il TAN senza guardare il TAEG è uno degli errori più comuni che portano a scegliere un prestito apparentemente conveniente che in realtà non lo è.
Come funziona la richiesta
La procedura per richiedere un prestito personale è diventata molto più semplice rispetto al passato. Con le banche tradizionali ci si reca in filiale, si compila una domanda, si consegnano i documenti e si aspetta la valutazione — un processo che può richiedere da pochi giorni a due settimane. Con le banche online e le fintech, tutto avviene via app o sito web, con risposte che in alcuni casi arrivano in pochi minuti e l’erogazione entro 24-48 ore.
Dopo aver inviato la domanda, la banca o la finanziaria effettua una valutazione del merito creditizio. Consulta la Centrale Rischi della Banca d’Italia e le banche dati private come CRIF per verificare il tuo storico creditizio: se hai avuto ritardi nei pagamenti o insolvenze in passato, potrebbero chiederti garanzie aggiuntive o rifiutare la richiesta. Se invece sei un “primo accesso” al credito — cioè non hai mai avuto finanziamenti — alcune banche possono essere più caute proprio perché non hanno dati su di te.
Una volta approvato il prestito, firmi il contratto (oggi spesso con firma elettronica) e i soldi arrivano sul tuo conto corrente. Da quel momento partono le rate mensili, di solito addebitate con RID bancario alla stessa data ogni mese.
Requisiti e documenti necessari
I requisiti base sono abbastanza standardizzati nel settore. Devi essere maggiorenne, residente in Italia, avere un reddito dimostrabile e non avere segnalazioni negative nelle banche dati creditizie. Il reddito può provenire da un lavoro dipendente, da una partita IVA, da una pensione o da altre fonti documentabili.
I documenti richiesti di solito sono: documento d’identità valido, codice fiscale, ultima busta paga o CUD per i lavoratori dipendenti, dichiarazione dei redditi o estratto conto bancario degli ultimi 3-6 mesi per i lavoratori autonomi. Alcune banche richiedono anche le ultime bollette o il contratto di affitto/mutuo per valutare il carico di spese fisso mensile.
Un parametro importante è il debt-to-income ratio, cioè il rapporto tra le rate mensili totali che stai già pagando (mutuo, altri prestiti) e il tuo reddito netto. In genere le banche preferiscono che l’impegno mensile totale non superi il 30-35% del reddito. Se sei già vicino a quella soglia, ottenere un nuovo prestito diventa più difficile.
Quanto costa davvero
Per capire quanto costa un prestito personale, il modo più chiaro è guardare il “costo totale del credito”, cioè la differenza tra quanto restituisci complessivamente e quanto hai ricevuto. Su un prestito di 10.000 euro a 48 mesi con TAEG al 7%, restituirai circa 11.450 euro: il costo del credito è 1.450 euro.
I tassi medi di mercato in Italia per i prestiti personali si collocano, nel 2026, tra il 7% e il 12% di TAEG per importi standard tra 5.000 e 30.000 euro. Le banche tradizionali tendono a stare nella fascia alta, le banche online e le fintech in quella bassa. Per importi molto piccoli (sotto i 3.000 euro) i tassi salgono significativamente, anche al 15-20%, perché i costi fissi di istruttoria pesano di più.
L’estinzione anticipata — cioè restituire il prestito prima della scadenza — è sempre possibile per legge, e la penale massima applicabile è dell’1% del capitale residuo (0,5% se mancano meno di 12 mesi alla scadenza). Molte banche online la offrono senza penale alcuna. Se hai improvvisamente liquidità disponibile, estinguere anticipatamente un prestito a tasso elevato è quasi sempre conveniente.
Quando conviene richiederlo
Un prestito personale conviene quando hai una spesa necessaria e imprevista che non puoi coprire con i risparmi, e quando hai la certezza di poter sostenere la rata mensile senza mettere a rischio l’equilibrio del tuo bilancio familiare. Spese mediche urgenti, riparazioni straordinarie della casa, spese per la formazione professionale: sono tutte voci dove il prestito può essere uno strumento sensato.
Conviene anche per il consolidamento del debito: se hai più piccoli prestiti o carte di credito revolving con tassi alti, unificarli in un unico prestito personale a tasso più basso riduce la rata mensile totale e ti fa risparmiare sugli interessi. È una strategia usata da chi si ritrova con troppi impegni finanziari frammentati.
Non conviene invece per spese voluttuarie che puoi rimandare o per investimenti rischiosi. Indebitarsi per comprare criptovalute o strumenti finanziari speculativi è una delle scelte peggiori che si possano fare. Così come usare un prestito personale per pagare le vacanze quando la propria situazione finanziaria è già tesa — è il modo più veloce per creare un circolo vizioso di debiti. Se hai bisogno di una guida per gestire meglio i tuoi risparmi, leggi il nostro articolo su come funziona un conto corrente e su come ottimizzarlo.
Le alternative al prestito personale
Prima di richiedere un prestito personale, vale la pena considerare alcune alternative. La cessione del quinto è un’opzione riservata a lavoratori dipendenti e pensionati: la rata viene trattenuta direttamente dallo stipendio o dalla pensione (fino a un quinto, appunto) e la banca ha una garanzia molto forte, per cui spesso offre tassi più bassi e accetta anche chi ha avuto problemi di credito in passato.
Il fido bancario, se già disponibile sul tuo conto, può coprire esigenze di breve periodo a un costo inferiore rispetto a un prestito formale. Il prestito tra privati (social lending o P2P lending) attraverso piattaforme come Younited Credit permette in alcuni casi di ottenere tassi competitivi. Infine, se sei proprietario di casa, una linea di credito garantita dall’immobile offre tassi molto bassi, ma espone la proprietà a rischio in caso di insolvenza.
Come scegliere quello giusto
Il consiglio più importante è comparare almeno tre offerte diverse prima di decidere. Usa i siti di comparazione online oppure rivolgiti a un mediatore creditizio, che può accedere a offerte non pubblicizzate. Guarda sempre il TAEG totale, non solo il TAN, e calcola il costo complessivo del credito nella simulazione finale.
Verifica le condizioni di estinzione anticipata, la presenza o assenza di assicurazioni obbligatorie (spesso queste polizze sono facoltative anche se vengono presentate come incluse), e leggi con attenzione le clausole in caso di morosità. Un ritardo nel pagamento di una rata non è una tragedia se gestito tempestivamente con la banca, ma ignorarlo porta a segnalazioni in CRIF che restano per anni e compromettono la capacità di ottenere credito in futuro.
Domande frequenti
Posso ottenere un prestito personale con una busta paga a tempo determinato?
Sì, molte banche lo concedono anche con contratto a tempo determinato, ma le condizioni potrebbero essere meno favorevoli. Alcune richiedono che la durata del contratto di lavoro copra almeno parte del periodo di rimborso, o chiedono garanzie aggiuntive come un co-intestatario.
Quanto tempo ci vuole per ricevere i soldi?
Con le banche digitali e le fintech, l’erogazione può avvenire in 24-48 ore dall’approvazione. Con le banche tradizionali i tempi sono più lunghi: da 5 a 15 giorni lavorativi in media, tra valutazione della pratica e istruttoria.
Un prestito personale incide sul mutuo?
Sì, in modo indiretto. Se hai già un prestito in corso, il debt-to-income ratio è più alto, il che può rendere più difficile ottenere un mutuo o ridurre l’importo che la banca ti concede. In genere è consigliabile estinguere i prestiti esistenti prima di richiedere un mutuo, se possibile.
Cosa succede se non riesco a pagare una rata?
La banca di solito applica interessi di mora sulle rate scadute e, dopo un certo numero di mancati pagamenti (in genere 2-3 rate consecutive), può segnalarti come “cattivo pagatore” nelle banche dati creditizie. Dopo 7-9 rate non pagate può avviare azioni legali di recupero. Se prevedi difficoltà, contatta subito la banca per trovare un accordo: molte offrono la possibilità di sospendere temporaneamente le rate.
Posso richiedere un prestito personale se sono già segnalato in CRIF?
Dipende dal tipo di segnalazione. Se si tratta di ritardi lievi già sanati, alcune banche concedono comunque il prestito. Se la segnalazione è per insolvenza grave o è recente, le banche tradizionali quasi certamente rifiuteranno. Le finanziarie specializzate in “crediti deteriorati” concedono prestiti anche in questi casi, ma con tassi molto più alti.

