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iPhone in partita IVA: quanto si deduce e si detrae davvero

Comprare l’iPhone in partita IVA è una di quelle frasi che si sentono dire con leggerezza — “tanto me lo scarico” — e che nella maggior parte dei casi è semplicemente falsa. Non perché la deduzione non esista, ma perché il regime fiscale in cui si trova chi la pronuncia, nella metà dei casi, non prevede alcuna deduzione analitica. E anche quando la prevede, il beneficio reale è circa un terzo del prezzo, spalmato su sei anni.

📌 Articolo in breve
Chi è in regime forfettario non deduce nulla e non detrae l’IVA: il costo del telefono è già dentro il coefficiente di redditività, quindi comprarlo con la partita IVA non produce alcun risparmio fiscale. Chi è in contabilità ordinaria o semplificata detrae il 50 per cento dell’IVA per uso promiscuo e deduce l’80 per cento del costo, ma se il valore supera 516,46 euro va ammortizzato al 20 per cento l’anno, con il primo anno dimezzato. Su un telefono da 1.339 euro il beneficio complessivo è di circa 462 euro, distribuiti su sei esercizi.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.
🗓️ Ultimo aggiornamento: settembre 2026. I riferimenti normativi sono all’articolo 102 del TUIR e all’articolo 19-bis1 del decreto IVA, consultabili su Normattiva. Gli esempi numerici usano i listini reali di settembre 2026.

Indice

  1. Il forfettario non deduce niente
  2. Le due regole che governano tutto
  3. La soglia dei 516,46 euro
  4. Il conto su un telefono da 1.339 euro
  5. Il conto su un telefono sotto la soglia
  6. L’uso esclusivamente aziendale
  7. Domande frequenti

Il forfettario non deduce niente

Partiamo dal caso più diffuso, perché il forfettario è il regime della grande maggioranza delle partite IVA aperte negli ultimi anni. In questo regime il reddito imponibile si calcola applicando ai compensi incassati un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice attività: i costi effettivi non entrano nel calcolo, né quelli del telefono né nessun altro.

La conseguenza è netta e va detta senza giri di parole: un forfettario che compra un iPhone con la partita IVA non ottiene nessun risparmio fiscale. Non deduce il costo, perché non esiste una deduzione analitica, e non detrae l’IVA, perché nel forfettario l’IVA non si addebita in fattura e specularmente non si porta in detrazione. Il telefono costa esattamente quello che costa a un privato.

Intestare la fattura alla partita IVA resta comunque corretto e ha un senso amministrativo — tenere separati gli acquisti professionali, avere una documentazione ordinata — ma non produce alcun effetto sulle imposte. Chi sta ancora valutando quale regime scegliere trova il confronto completo nell’articolo su forfettario o SRL: quale conviene.

Le due regole che governano tutto

Per chi invece è in contabilità semplificata o ordinaria, il trattamento del telefono è regolato da due norme distinte che agiscono su due imposte diverse, e confonderle è l’errore più comune.

La prima riguarda l’IVA. Per la telefonia mobile la detrazione è ammessa in misura proporzionale all’uso nell’attività, e nella prassi consolidata dell’uso promiscuo — il telefono che serve per lavoro ma che si usa anche per la vita privata — si applica il 50 per cento. Su un telefono che costa 1.339 euro con IVA al 22 per cento, questo significa recuperare poco più di 120 euro.

La seconda riguarda le imposte sul reddito ed è contenuta nell’articolo 102 del TUIR, che al comma 9 fissa la deducibilità delle spese di telefonia all’80 per cento. Attenzione a un equivoco frequente: quell’80 per cento non è una stima dell’uso professionale che si può discutere o alzare dimostrando qualcosa. È un tetto fisso stabilito dalla legge, che resta l’80 per cento anche per chi usa il telefono esclusivamente per lavoro.

Le due percentuali si applicano insieme e in sequenza: prima si scorpora l’IVA e se ne recupera la metà, poi la parte di IVA non recuperata si somma al costo del bene, e su quel totale si applica la deducibilità dell’80 per cento.

La soglia dei 516,46 euro

C’è un terzo elemento che non cambia quanto si deduce ma cambia radicalmente quando. Se il costo fiscalmente rilevante del bene — cioè il prezzo al netto dell’IVA detraibile — non supera 516,46 euro, la deduzione può essere fatta interamente nell’anno dell’acquisto. Se lo supera, il bene va ammortizzato: si deduce una quota per esercizio, applicando un coefficiente che per le apparecchiature telefoniche è del 20 per cento annuo.

A questo si aggiunge una regola generale dell’ammortamento: nel primo anno di entrata in funzione del bene il coefficiente è ridotto alla metà. Quindi un telefono sopra soglia non si deduce in cinque anni ma di fatto in sei esercizi, con la prima e l’ultima quota dimezzate.

La cifra di 516,46 euro non è arbitraria né aggiornata di recente: è la conversione in euro del vecchio milione di lire, ed è rimasta ferma nel tempo. Il risultato è che oggi praticamente qualsiasi telefono di fascia alta la supera, mentre venti anni fa quella soglia copriva quasi tutto.

Il conto su un telefono da 1.339 euro

Prendiamo il listino reale di un modello Pro da 256 GB, 1.339 euro IVA compresa, comprato da un professionista in contabilità semplificata con uso promiscuo e un’aliquota marginale IRPEF del 35 per cento.

Passaggio Importo
Prezzo pagato 1.339,00 €
Imponibile 1.097,54 €
IVA al 22% 241,46 €
IVA detraibile (50%) 120,73 €
Costo fiscale del bene (imponibile + IVA indetraibile) 1.218,27 €
Quota di ammortamento annua lorda (20%) 243,65 €
Quota deducibile annua (80% della precedente) 194,92 €
Quota deducibile nel primo anno (coefficiente dimezzato) 97,46 €
Totale deducibile sull’intero ammortamento 974,62 €
Risparmio IRPEF al 35% + IVA recuperata 461,85 €

Il numero da guardare è l’ultimo: su 1.339 euro spesi il vantaggio fiscale complessivo è di circa 462 euro, poco meno del 35 per cento del prezzo. Non è poco, ma è molto lontano dall’idea di “gratis” che circola nei discorsi da bar. E soprattutto quel vantaggio non arriva tutto insieme: i 120 euro di IVA rientrano subito nella liquidazione periodica, mentre i 341 euro di minori imposte sul reddito si distribuiscono lungo sei dichiarazioni, cominciando con 34 euro scarsi il primo anno.

Questo è il motivo per cui l’acquisto del telefono non è quasi mai una buona ragione da sola per fare qualcosa di finanziariamente rilevante: il beneficio è reale ma lento. Chi sta valutando come pagarlo trova il confronto tra le formule nell’articolo su quanto costa davvero un iPhone comprato a rate, dove il costo del finanziamento può tranquillamente superare il risparmio fiscale.

Il conto su un telefono sotto la soglia

Cambiamo dispositivo e prendiamo un telefono da 499 euro IVA compresa. L’imponibile è 409,02 euro, l’IVA 89,98, di cui 44,99 detraibili. Il costo fiscale del bene diventa 454,01 euro: sotto i 516,46, quindi niente ammortamento.

La deduzione si fa tutta nell’anno dell’acquisto: l’80 per cento di 454,01 fa 363,21 euro, che alla stessa aliquota del 35 per cento valgono 127,12 euro di minori imposte. Sommando l’IVA recuperata si arriva a 172,11 euro su 499 spesi, che è ancora una volta il 34,5 per cento.

Il confronto tra i due esempi dice una cosa precisa e controintuitiva: la percentuale di risparmio è identica, cambia solo il tempo. La soglia dei 516,46 euro non incide sul quanto ma sul quando, e sposta il beneficio da un anno a sei. Per chi ha un flusso di cassa stretto la differenza è tutt’altro che teorica: sul telefono economico i soldi tornano nell’anno, su quello costoso arrivano diluiti fino al 2031.

L’uso esclusivamente aziendale

Resta il caso del telefono usato solo per lavoro, senza alcun impiego personale. Qui la detrazione IVA può salire al 100 per cento, ma l’onere di dimostrarlo è di chi la applica, e va sostenuto con elementi oggettivi: un dispositivo intestato all’azienda, assegnato a un dipendente con un regolamento interno, tracciato, e soprattutto affiancato da un secondo telefono personale. Un professionista con un solo telefono che sostiene di non averlo mai usato per una telefonata privata ha una posizione fragile in caso di controllo.

Attenzione però al punto già anticipato: anche con IVA interamente detraibile, la deducibilità del costo resta all’80 per cento, perché quel limite non dipende dall’uso ma è scritto nella norma. Le uniche eccezioni riguardano imprese la cui attività consiste nella prestazione di servizi di telecomunicazione, che seguono regole proprie.

Situazione IVA detraibile Costo deducibile
Regime forfettario Nessuna Nessuno
Semplificata/ordinaria, uso promiscuo 50% 80%
Semplificata/ordinaria, uso esclusivo dimostrabile 100% 80%

Un’ultima nota sui canoni e sul traffico. Tutto quello che riguarda l’abbonamento telefonico mensile segue le stesse due percentuali del dispositivo, ma senza il problema dell’ammortamento: sono costi di esercizio, deducibili all’80 per cento nell’anno in cui si sostengono. Chi tiene separata la contabilità professionale con un conto dedicato trova più semplice documentarli, e ne abbiamo scritto nell’articolo sui conti correnti business per partita IVA. Per chi invece la partita IVA deve ancora aprirla, i passaggi sono nella guida su come aprire la partita IVA.

Domande frequenti

Sono in forfettario: conviene comprare il telefono con la partita IVA?

Dal punto di vista fiscale è indifferente, perché nel forfettario i costi non si deducono analiticamente e l’IVA non si detrae. Intestare la fattura all’attività è corretto ma non produce risparmio.

Perché la deducibilità è l’80 per cento e non il 100?

È un tetto fissato dall’articolo 102 del TUIR per le spese di telefonia. Non è una stima dell’uso privato e non si può alzare dimostrando un impiego esclusivamente lavorativo.

Cosa cambia se il telefono costa meno di 516,46 euro?

Cambia il momento della deduzione, non l’importo complessivo. Sotto quella soglia il costo si deduce interamente nell’anno dell’acquisto, sopra si ammortizza al 20 per cento l’anno, con il primo esercizio dimezzato.

Posso detrarre il 100 per cento dell’IVA?

Solo dimostrando l’uso esclusivo nell’attività, con elementi oggettivi a supporto. Nella pratica dell’uso promiscuo si applica il 50 per cento, che è la misura comunemente accettata.

Le rate del telefono comprato a rate come si trattano?

Il bene si iscrive per il suo costo, indipendentemente da come viene pagato. Gli eventuali interessi del finanziamento seguono invece le regole degli oneri finanziari e vanno tenuti distinti dal costo del dispositivo.

E l’abbonamento mensile?

Canone e traffico sono costi di esercizio: si deducono all’80 per cento nell’anno in cui si sostengono, con l’IVA detraibile al 50 per cento in caso di uso promiscuo. Non c’è ammortamento.

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