La BCE alza i tassi di un quarto di punto: dal 16 settembre 2026 il tasso sui depositi passa dal 2,25 al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. Per chi ha un mutuo variabile la domanda è una sola, cioè quanto costerà in più la rata. La risposta onesta è: meno di quanto facciano pensare i titoli, perché una parte del rialzo è già dentro le rate di questi mesi. Il conto vero riguarda la direzione dei prossimi mesi, non la data di metà settembre.
Il Consiglio direttivo della BCE ha alzato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, con effetto dal 16 settembre 2026, per l’inflazione spinta dai prezzi dell’energia legati al conflitto in Medio Oriente. L’Euribor a 3 mesi, a cui è agganciata la maggior parte dei mutui variabili, era già intorno al 2,66% a inizio settembre: aveva anticipato la decisione. Se salisse al 3,10% che i future indicano per giugno 2027, un mutuo con 150.000 euro residui su 20 anni pagherebbe circa 34 euro al mese in più di oggi.
Indice
- Cosa ha deciso la BCE e perché
- Perché la rata non sale il 16 settembre
- Quanto aumenta la rata: tre esempi
- Mutuo fisso: cosa succede ai nuovi contratti
- Conti deposito e risparmi
- Cosa può fare chi ha già un variabile
- Domande frequenti
Cosa ha deciso la BCE e perché
Il comunicato è breve e senza giri di parole: il conflitto in Medio Oriente “continua a generare pressioni inflazionistiche” e l’inflazione è destinata a restare ben sopra l’obiettivo per un periodo prolungato. Le nuove proiezioni degli economisti della BCE vedono l’inflazione dell’area euro al 3,0% in media nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, contro un obiettivo del 2%. La crescita resta debole: 0,9% quest’anno, 1,4% il prossimo e 1,5% nel 2028.
In Italia il quadro è lo stesso. Secondo la stima preliminare dell’ISTAT, ad agosto l’inflazione è salita al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio, trainata dall’energia: i prodotti energetici non regolamentati sono passati da +11,4% a +16,9%, quelli regolamentati da +14,8% a +18,8%. È il contesto in cui Francoforte sceglie di stringere, anche a costo di frenare un’economia che già non corre.
Sulle prossime mosse la BCE non si impegna: le decisioni verranno prese “riunione per riunione”, in base ai dati. Le prossime riunioni di politica monetaria sono in calendario il 29 ottobre e il 17 dicembre 2026. Il testo integrale della decisione è sul sito della Banca centrale europea.
| Tasso di riferimento | Fino al 15 settembre | Dal 16 settembre 2026 |
|---|---|---|
| Depositi presso la banca centrale | 2,25% | 2,50% |
| Operazioni di rifinanziamento principali | 2,40% | 2,65% |
| Operazioni di rifinanziamento marginale | 2,65% | 2,90% |
Perché la rata non sale il 16 settembre
I mutui variabili italiani non sono agganciati direttamente ai tassi della BCE ma all’Euribor, quasi sempre a 1 o 3 mesi, a cui si somma lo spread fissato nel contratto. L’Euribor è il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro e si muove sulle aspettative: quando il mercato dà per scontato un rialzo, lo incorpora settimane prima che venga annunciato.
È esattamente quello che è successo. Con il tasso sui depositi ancora al 2,25%, l’Euribor a 3 mesi era a 2,655% il 3 settembre secondo l’osservatorio di MutuiOnline, e intorno al 2,67% il giorno della decisione nelle elaborazioni di Facile.it: circa 40 centesimi di punto sopra il tasso ufficiale, cioè il rialzo annunciato più una parte del prossimo. Chi ha visto la rata salire nelle ultime revisioni ha già pagato una fetta di questa decisione.
Il punto che conta, quindi, non è il 16 settembre ma la tendenza. I contratti future sull’Euribor, citati da Facile.it, indicano un Euribor a 3 mesi al 3,10% entro giugno 2027: il mercato si aspetta almeno un altro rialzo. La rata si adegua alla data di revisione prevista dal contratto, che può essere mensile, trimestrale o semestrale, sulla base del valore dell’indice indicato nel documento di sintesi.
Quanto aumenta la rata: tre esempi
Per capire l’ordine di grandezza abbiamo calcolato la rata con il piano di ammortamento alla francese, lo standard dei mutui italiani, su tre debiti residui tipici e con uno spread dell’1%. Il primo tasso, 3,67%, è l’Euribor attuale più lo spread; il secondo aggiunge un quarto di punto, come se l’indice replicasse la decisione; il terzo usa l’Euribor al 3,10% atteso per giugno 2027.
| Debito residuo e durata | Rata al 3,67% | Rata al 3,92% | Rata al 4,10% | Differenza annua (4,10%) |
|---|---|---|---|---|
| 100.000 € su 15 anni | 723,26 € | 735,69 € | 744,71 € | +257 € |
| 150.000 € su 20 anni | 883,10 € | 902,66 € | 916,89 € | +406 € |
| 200.000 € su 25 anni | 1.019,57 € | 1.046,86 € | 1.066,75 € | +566 € |
Il dato che pesa di più non è l’aumento mensile, tra 21 e 47 euro nello scenario peggiore, ma quello su dodici mesi: su un debito di 200.000 euro sono quasi 570 euro l’anno. Per una famiglia con un reddito medio non è una stangata, però si somma ai rincari di luce e gas che abbiamo analizzato nell’articolo sulle bollette d’autunno 2026.
I dati di mercato confermano l’ordine di grandezza. Secondo le simulazioni di Facile.it riportate da Tgcom24, un variabile da 126.000 euro in 25 anni che a gennaio 2026 costava 578 euro al mese era già salito a 614 euro prima della decisione e passa a circa 631 euro: 17 euro in più per questo rialzo, 53 da inizio anno. Idealista stima invece, per un mutuo da 200.000 euro in 30 anni, un passaggio da 785 euro di gennaio a 829 euro di oggi.
Per rifare il calcolo con i propri numeri, cioè capitale residuo, anni mancanti e tasso, si può usare il nostro simulatore della rata del mutuo.
Mutuo fisso: cosa succede ai nuovi contratti
Chi deve ancora firmare guarda un altro indice, l’IRS (o Eurirs), che fa da base ai mutui a tasso fisso. L’IRS a 25 anni era al 3,50% il 4 settembre, sempre secondo MutuiOnline. Anche l’IRS si muove sulle attese, ma sulle scadenze lunghe pesa di più la previsione di un’inflazione che rientra verso il 2% entro il 2028: per questo, in questa fase, il fisso sta salendo meno del variabile.
Le migliori offerte online rilevate da Facile.it il giorno della decisione davano un TAN variabile del 2,65% contro un fisso del 3,15%. Su 126.000 euro in 25 anni fanno 575 euro contro 607 euro al mese: mezzo punto di differenza, 32 euro. È lo “sconto” che si ottiene accettando il rischio del variabile, e con i future che prevedono un Euribor al 3,10% entro l’estate prossima quel margine si può consumare in pochi mesi.
| Tipo di tasso | TAN migliori offerte | Rata su 126.000 € / 25 anni | Rischio |
|---|---|---|---|
| Variabile | 2,65% | 575 € | Segue l’Euribor a ogni revisione |
| Fisso | 3,15% | 607 € | Nessuno per tutta la durata |
C’è un segnale curioso nei dati della Banca d’Italia sulle nuove erogazioni: a luglio la quota di mutui a tasso variabile è salita al 29%, dal 19,9% di giugno, mentre il TAEG medio scendeva al 3,81% dal 3,95%. In piena fase di rialzi, una parte delle famiglie ha scelto il tasso d’ingresso più basso. I criteri per decidere, al di là del momento, sono nella nostra guida mutuo fisso o variabile.
Conti deposito e risparmi
Il rialzo ha anche un lato favorevole per chi ha liquidità da parte. I conti deposito vincolati tendono ad adeguare le offerte con qualche settimana di ritardo, e i rendimenti dei titoli di Stato a breve seguono il tasso sui depositi della BCE. Non ci si deve però aspettare un salto: le principali banche italiane pagano già sui vincoli tassi lordi tra il 2 e il 3%, e al netto della ritenuta del 26% e dell’imposta di bollo dello 0,20% il guadagno reale è più basso di quanto dica il tasso in vetrina.
La classifica ricalcolata al netto di tasse e bollo è nella nostra rassegna dei migliori conti deposito di settembre 2026. Chi ha un prestito personale a tasso fisso già in corso non vede cambiamenti; per i nuovi finanziamenti, da novembre cambiano anche le regole del credito al consumo, come spiegato nell’articolo sul paga a rate e i prestiti.
Cosa può fare chi ha già un variabile
Chi ha già un mutuo variabile ha tre strade, e nessuna va scelta a occhio. La prima è la surroga, cioè portare il mutuo in un’altra banca senza costi per legge, magari passando a un fisso. Ha senso se il fisso proposto è vicino al variabile attuale e se mancano ancora molti anni. Passaggi e tempi sono nella nostra guida alla surroga del mutuo.
La seconda è la rinegoziazione con la propria banca: passaggio al fisso, allungamento della durata o introduzione di un tetto massimo al tasso. Allungare riduce la rata ma aumenta gli interessi pagati in totale, quindi è un’uscita d’emergenza più che un risparmio. La terza è non fare nulla, scelta legittima quando il debito residuo è basso o mancano pochi anni: con 50.000 euro da restituire in 5 anni, anche un punto intero di Euribor in più vale poco più di 22 euro al mese.
Qualunque strada si scelga, conviene rileggere il contratto per sapere a quale Euribor è agganciato, ogni quanto si ricalcola la rata e se esiste un tasso minimo o massimo. Sono tre informazioni che stanno nel documento di sintesi e che decidono quando, e di quanto, arriverà il prossimo aumento.
Domande frequenti
La rata del mio mutuo variabile aumenta già a settembre?
Dipende dalla data di revisione prevista dal contratto e dall’Euribor di riferimento. Se l’indice viene rilevato mensilmente, l’effetto arriva alla prima revisione utile; se è trimestrale o semestrale, più tardi. In ogni caso buona parte del rialzo era già nell’Euribor di agosto e inizio settembre.
A quanto è l’Euribor oggi?
L’Euribor a 3 mesi era a 2,655% il 3 settembre 2026 e intorno al 2,67% il giorno della decisione della BCE. I future indicano un 3,10% entro giugno 2027.
Conviene passare al fisso adesso?
Con le migliori offerte al 3,15% contro il 2,65% del variabile, la differenza è di mezzo punto. Conviene soprattutto a chi ha molti anni davanti e non potrebbe sostenere rate più alte. Chi ha un debito residuo basso può anche restare dov’è.
La BCE alzerà ancora i tassi?
La BCE non si impegna e decide riunione per riunione. Le prossime sono il 29 ottobre e il 17 dicembre 2026. I mercati prevedono almeno un altro rialzo entro metà 2027.
Il rialzo riguarda anche i prestiti personali già in corso?
No, se sono a tasso fisso, come quasi tutti i prestiti personali. Può invece rendere più cari i nuovi finanziamenti e le linee di credito a tasso variabile, come alcune carte revolving.
