Passare alla eSIM iPhone è diventato quasi obbligatorio per chi cambia telefono, perché ormai tutti gli operatori italiani la supportano e Apple spinge da anni in quella direzione. La procedura richiede pochi minuti, ma ci sono tre conseguenze pratiche che nessuno spiega in negozio e che si scoprono nel momento peggiore: quando il telefono si rompe, quando si va all’estero, o quando si vende il vecchio dispositivo con la linea ancora dentro.
Tutti i principali operatori italiani supportano la eSIM e la migrazione dalla SIM fisica costa in genere tra 10 e 15 euro, con qualche eccezione quasi gratuita tra gli operatori virtuali. La eSIM funziona su iPhone dal modello XS in poi. La differenza che conta rispetto alla scheda di plastica è che non si sfila: se il telefono muore, la linea non si sposta in trenta secondi su un altro apparecchio, serve passare dall’operatore. E prima di vendere o permutare il vecchio iPhone la eSIM va rimossa, altrimenti si regala insieme al telefono.
Indice
- Quali iPhone supportano la eSIM
- Quanto costa passare, operatore per operatore
- Come si fa il passaggio
- Spostare la eSIM su un iPhone nuovo
- I tre svantaggi reali della eSIM
- Prima di vendere il vecchio telefono
- Domande frequenti
Quali iPhone supportano la eSIM
Il supporto è arrivato con iPhone XS, XS Max e XR e da lì in avanti c’è su tutti i modelli, fino alle generazioni più recenti. La documentazione Apple sulla eSIM la descrive come una SIM digitale standard di settore che attiva un piano cellulare senza bisogno di alcuna scheda di plastica. Sui modelli venduti in Italia la eSIM convive con il carrellino della SIM fisica, quindi si possono tenere due numeri attivi contemporaneamente: uno sulla scheda di plastica e uno digitale, oppure due eSIM su alcuni modelli.
Vale la pena sapere che negli Stati Uniti Apple ha eliminato del tutto il carrellino a partire da iPhone 14, vendendo dispositivi solo eSIM. In Europa non è ancora successo, ma la direzione è quella, ed è il motivo per cui conviene familiarizzare con la procedura adesso invece di trovarsi costretti a impararla di corsa il giorno del cambio telefono.
Un controllo veloce prima di iniziare: in Impostazioni, alla voce Generali e poi Info, la presenza della riga “EID” indica che il dispositivo ha il chip eSIM. Se quella riga non c’è, il telefono non la supporta e non c’è nulla da fare via software.
Quanto costa passare, operatore per operatore
Il passaggio non è quasi mai gratuito, e la differenza tra attivare una linea nuova in eSIM e convertire una linea che si ha già è la voce su cui gli operatori applicano i prezzi più diversi. La conversione da SIM fisica a digitale viene trattata come una sostituzione di scheda, quindi con il relativo costo.
| Operatore | Nuova attivazione | Migrazione da SIM fisica |
|---|---|---|
| TIM | 10 € | 15 € |
| WindTre | 10 € | 15 € |
| Vodafone | da 10 € | da 10 € |
| Iliad | 9,99 € una tantum | gratuita per i già clienti con offerta dai 10 € in su |
| ho.Mobile | 0,05 € | 0,05 € |
| Kena | gratuita | gratuita |
La lettura interessante di questa tabella non è tanto la cifra, che è comunque contenuta, quanto il fatto che i virtuali abbiano azzerato il costo mentre i tre grandi operatori tradizionali continuano a farlo pagare, e a far pagare di più proprio la conversione di una linea già loro. Se si sta comunque valutando un cambio di gestore, il momento della migrazione a eSIM è quello giusto per farlo: con la portabilità del numero la nuova linea nasce già digitale e il costo di conversione non si paga due volte.
Come si fa il passaggio
La procedura standard prevede che l’operatore invii un codice QR, via email o dall’area riservata dell’app, e che lo si inquadri con il telefono. Su iPhone si va in Impostazioni, poi Cellulare, poi “Aggiungi eSIM” e si sceglie di usare un codice QR. Alcuni operatori hanno integrato l’attivazione direttamente nella propria app, e in quel caso il codice non serve nemmeno.
Due accortezze fanno la differenza tra un passaggio liscio e mezza giornata senza linea. La prima è farlo con una connessione wi-fi stabile e con il telefono carico: l’attivazione richiede un dialogo con i server dell’operatore e interromperla a metà è il modo più rapido per restare in mezzo al guado. La seconda è non buttare la SIM fisica appena la eSIM risulta attiva: finché non si è verificato che chiamate, SMS e dati funzionano davvero, la vecchia scheda va tenuta da parte.
Se si sta configurando un telefono appena comprato, il momento migliore per attivare la eSIM è durante la procedura iniziale, quando iOS chiede esplicitamente di aggiungere un piano dati. Farlo dopo funziona lo stesso, ma significa passare due volte dalle stesse schermate.
Spostare la eSIM su un iPhone nuovo
Questo è il caso più frequente nelle settimane successive a un lancio, ed è anche quello dove le cose funzionano meglio. Tra due iPhone recenti esiste un trasferimento diretto: appoggiando i due dispositivi vicini durante la configurazione del nuovo, iOS propone di spostare la linea senza passare dall’operatore e senza codici QR. È rapido e non costa nulla.
Il limite è che funziona solo tra iPhone e solo se l’operatore lo supporta. Se si passa da Android a iPhone, o se il gestore non ha attivato la funzione, si torna alla procedura con il codice QR e, in qualche caso, al costo di sostituzione. Conviene verificarlo prima di consegnare il vecchio telefono in permuta, non dopo: sui tempi e sulla meccanica della permuta abbiamo scritto una guida dedicata a quanto vale davvero il tuo vecchio telefono.
I tre svantaggi reali della eSIM
Il primo, e il più sottovalutato, è che la eSIM non si sfila. Con una scheda di plastica, se il telefono cade in acqua la mattina di un giorno di lavoro, si apre il carrellino, si infila la SIM in un vecchio telefono trovato nel cassetto e si continua a ricevere chiamate. Con la eSIM quel piano B non esiste: bisogna contattare l’operatore, farsi rigenerare il profilo e attivarlo sul nuovo dispositivo, che nel frattempo deve essere compatibile.
Il secondo discende dal primo: il telefono di riserva nel cassetto, quasi sempre un modello di qualche anno fa, spesso non supporta la eSIM. Chi tiene un vecchio iPhone o un Android datato come scorta d’emergenza deve sapere che dopo il passaggio quella scorta è inutilizzabile per la linea principale. È un aspetto che conta soprattutto per chi il telefono lo usa per lavoro.
Accanto ai tre svantaggi va però messo un vantaggio che discende dallo stesso identico meccanismo, e che Apple sottolinea nella propria documentazione: proprio perché non si sfila, la eSIM non può essere estratta e gettata via da chi ruba il telefono. Con una scheda di plastica il primo gesto di un ladro è liberarsene per interrompere ogni possibilità di rintraccio; con la eSIM quella mossa non esiste. È un dettaglio che pesa nella sequenza di azioni descritta nella guida su cosa fare se l’iPhone viene rubato o smarrito.
Il terzo riguarda i viaggi, ed è in realtà un vantaggio che si trasforma in trappola solo se non lo si conosce. La eSIM permette di aggiungere una linea dati locale all’estero senza togliere quella italiana, il che è comodissimo; ma se si esaurisce lo spazio dei profili disponibili sul dispositivo bisogna eliminarne uno, e un profilo eliminato non si recupera reinserendolo, va richiesto di nuovo all’operatore.
Prima di vendere il vecchio telefono
Qui c’è l’errore che costa più tempo. Quando si inizializza un iPhone per venderlo, iOS chiede se si vuole conservare o eliminare il piano cellulare. Rispondere in fretta e conservarlo significa lasciare il profilo eSIM dentro un telefono che sta per finire nelle mani di un’altra persona, e recuperarlo poi richiede un giro dall’operatore.
La regola è semplice: la eSIM va rimossa dal vecchio dispositivo dopo aver verificato che la linea funzioni sul nuovo, e comunque prima di consegnare il telefono. Fa parte della sequenza di operazioni che abbiamo messo in ordine nella guida su come cancellare i dati dall’iPhone prima di venderlo, dove l’ordine dei passaggi conta più della singola operazione.
Lo stesso vale in senso inverso quando si compra un telefono di seconda mano: un dispositivo che arriva con un profilo eSIM di qualcun altro ancora installato è un dispositivo che non è stato preparato bene, e di solito è il segnale che non è stato fatto correttamente nemmeno il resto. Ne parliamo tra i controlli da fare all’arrivo nell’articolo sull’iPhone ricondizionato e su cosa verificare prima di tenerlo.
Un’ultima nota per chi sta valutando se cambiare telefono in questa finestra: la compatibilità con la eSIM non è un motivo sufficiente da solo, visto che c’è su tutti i modelli dal 2018 in poi. Le ragioni serie per sostituire un iPhone restano altre, prima fra tutte l’uscita dalla lista di compatibilità del software, che abbiamo elencato modello per modello nell’articolo su quali iPhone ricevono iOS 27.
Domande frequenti
La eSIM funziona su tutti gli iPhone?
Su tutti quelli usciti da iPhone XS, XS Max e XR in poi. Sui modelli precedenti non c’è il chip necessario e non è aggiungibile via aggiornamento software.
Posso tenere due numeri sullo stesso iPhone?
Sì. Sui modelli venduti in Italia si possono usare contemporaneamente una SIM fisica e una eSIM, e su diversi modelli anche due profili eSIM attivi insieme, scegliendo di volta in volta quale linea usare per chiamate e dati.
Se il telefono si rompe perdo la linea?
Non la perdi, ma non la sposti da solo. Devi chiedere all’operatore di rigenerare il profilo e attivarlo su un altro dispositivo compatibile: è la differenza pratica più importante rispetto alla SIM di plastica, che basta sfilare.
Posso tornare indietro alla SIM fisica?
Sì, gli operatori lo consentono, ma in genere applicano di nuovo il costo di sostituzione della scheda. È un passaggio che ha senso solo in casi specifici, per esempio se si passa a un dispositivo che la eSIM non la supporta.
La eSIM consuma più batteria?
No, il consumo è sostanzialmente identico a quello di una SIM tradizionale. Quello che incide davvero sull’autonomia è avere due linee attive contemporaneamente, perché il telefono resta agganciato a due reti.

