Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi 2026 è entrato in applicazione il 12 agosto e riguarda praticamente ogni confezione che finisce nel carrello della spesa. Il cambiamento più immediato non è quello di cui si è parlato di più: non sono le scatole più piccole, che arriveranno tra qualche anno, ma il divieto dei PFAS negli imballaggi alimentari, che tocca cartoni della pizza, carta da forno, contenitori d’asporto e sacchetti per il popcorn da microonde.
Il regolamento UE 2025/40, noto come PPWR, si applica dal 12 agosto 2026 in tutti e 27 gli Stati membri senza bisogno di recepimento nazionale. Da quella data non si possono più immettere sul mercato imballaggi alimentari con PFAS oltre le soglie fissate, e valgono limiti stringenti anche per piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente. Le confezioni già sugli scaffali prima di quella data possono essere vendute fino a esaurimento, quindi il cambiamento sarà graduale. Le regole su asporto, etichette e riduzione del packaging arriveranno tra il 2027 e il 2030.
Indice
- Cos’è il PPWR e perché vale subito
- Lo stop ai PFAS: dove si nascondevano
- Metalli pesanti e documentazione
- Perché sullo scaffale non cambia nulla domani
- Cosa arriva nel 2027, 2028 e 2030
- Cosa può fare chi fa la spesa
- Domande frequenti
Cos’è il PPWR e perché vale subito
PPWR sta per Packaging and Packaging Waste Regulation, il regolamento 2025/40 approvato a inizio 2025 ed entrato in vigore l’11 febbraio dello stesso anno, con applicazione generale dal 12 agosto 2026. Sostituisce una direttiva del 1994 che ogni Paese aveva recepito a modo suo, generando ventisette sistemi diversi di regole su cosa fosse riciclabile, come andasse etichettato e quanto materiale si potesse usare.
La differenza tra direttiva e regolamento non è un dettaglio da giuristi ed è la ragione per cui questa volta le cose si muovono davvero. Una direttiva fissa un obiettivo e lascia agli Stati il compito di scriverne l’attuazione, con tempi che in Italia si misurano spesso in anni — è esattamente quello che sta succedendo con la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, dove il decreto di recepimento manca ancora e le regole sulle case green restano sospese. Un regolamento invece si applica direttamente, uguale ovunque, senza margini nazionali e senza periodi di tolleranza per smaltire scorte non conformi.
Lo stop ai PFAS: dove si nascondevano
I PFAS sono una famiglia di composti fluorurati usati da decenni per rendere carta e cartone resistenti a grassi e umidità. Sono la ragione per cui un cartone della pizza non si sfalda sotto l’olio e per cui un sacchetto di popcorn da microonde regge il calore senza inzupparsi. Vengono chiamati forever chemicals perché non si degradano nell’ambiente e tendono ad accumularsi negli organismi.
Dal 12 agosto il regolamento vieta di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che superino soglie molto basse: 25 parti per miliardo per ogni singolo PFAS preso in considerazione, 250 parti per miliardo come somma dei PFAS considerati e 50 milligrammi per chilo di fluoro totale. Quest’ultimo parametro è quello che rende la norma difficile da aggirare, perché misura il fluoro complessivo invece di rincorrere una molecola alla volta.
Il motivo per cui l’imballaggio è finito nel mirino sta in un dato dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare: nel 2020 l’EFSA ha fissato una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo per la somma di quattro PFAS, un valore molto più basso di quelli stimati in precedenza. Con una soglia così stretta, anche una migrazione minima dal contenitore al cibo diventa una quota rilevante dell’esposizione complessiva, soprattutto per chi mangia spesso fuori casa o consuma abitualmente prodotti d’asporto. Da qui la scelta di intervenire sul contenitore invece che sul solo alimento.
Le categorie più toccate sono quelle dell’asporto e del monouso alimentare: contenitori per cibo da portare via, involucri dei fast food, sacchetti per popcorn, carta da forno, cartoni per pizza. In molti casi l’industria era già in transizione, perché diversi Paesi europei avevano anticipato il divieto a livello nazionale, ma il regolamento chiude la porta anche ai prodotti importati.
Metalli pesanti e documentazione
Insieme ai PFAS scattano i limiti sui metalli pesanti presenti nell’imballaggio: piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente non possono superare complessivamente 100 milligrammi per chilo. È una soglia già nota agli operatori, perché ereditata dalla normativa precedente, ma ora è direttamente applicabile e sanzionabile in modo uniforme.
La parte meno visibile al pubblico e più onerosa per le aziende riguarda la documentazione. Ogni imballaggio deve essere accompagnato da una dichiarazione di conformità e da una documentazione tecnica a disposizione delle autorità di controllo, da conservare cinque anni per il monouso e dieci per il riutilizzabile. Devono inoltre comparire sull’imballaggio le informazioni che permettono di identificare e contattare il produttore o l’importatore: è il presupposto perché un controllo possa risalire a chi ha immesso il prodotto sul mercato, cosa che oggi con le filiere lunghe non è sempre semplice.
Perché sullo scaffale non cambia nulla domani
Questa è la parte che genera più delusione quando la si scopre, e vale la pena dirla chiaramente. Il divieto riguarda l’immissione sul mercato: gli imballaggi già collocati prima del 12 agosto 2026 possono essere venduti fino a esaurimento. Considerando la durata dei magazzini nella grande distribuzione e la vita commerciale di molti prodotti confezionati, ci vorranno mesi prima che il ricambio sia completo.
C’è anche un motivo per cui il cambiamento resterà poco percepibile: sull’involucro non comparirà nessun bollino “senza PFAS” che segnali la differenza. La conformità si dimostra con la documentazione tecnica, non con una comunicazione al consumatore. Chi si aspetta un’etichetta nuova sulla scatola resterà a mani vuote, almeno fino al 2028, quando entreranno in vigore le regole armonizzate sull’etichettatura.
Nel leggere la copertura italiana di questo regolamento abbiamo trovato ricorrente un errore di calendario: diversi articoli attribuiscono al 12 agosto 2026 anche il divieto dei doppi fondi e delle confezioni sovradimensionate. Quelle norme esistono nel regolamento, ma il loro calendario di applicazione è successivo. Confonderle significa aspettarsi a settembre un cambiamento che arriverà anni dopo.
Cosa arriva nel 2027, 2028 e 2030
Il PPWR è costruito come un calendario lungo, e la parte che modificherà davvero l’aspetto delle confezioni è tutta più avanti.
| Quando | Cosa cambia |
|---|---|
| Dal 12 agosto 2026 | Divieto PFAS negli imballaggi alimentari, limiti sui metalli pesanti, dichiarazione di conformità e tracciabilità del produttore |
| Dal 2027 | Nuove regole per il settore dell’asporto |
| Dal 2028 | Etichettatura armonizzata su composizione e conferimento del rifiuto |
| Dal 2030 | Riciclabilità obbligatoria, riduzione dello spazio vuoto, stop ad alcuni formati monouso, quote di riutilizzo |
La voce del 2030 sulla riduzione dello spazio vuoto è quella destinata a farsi notare di più: mette fuori legge doppie pareti, falsi fondi e riempimenti pensati per far sembrare il contenuto più abbondante di quanto sia. È una pratica che il consumatore percepisce da sempre come un piccolo imbroglio e che finora non aveva un divieto esplicito.
Cosa può fare chi fa la spesa
Nel breve periodo, poco: la conformità è un obbligo di chi produce e distribuisce, non un comportamento richiesto a chi acquista. Ci sono però due cose che vale la pena tenere presenti.
La prima riguarda la lettura dei claim ambientali sulle confezioni, che cambia rotta proprio in queste settimane per un motivo diverso e complementare. Dal 27 settembre 2026, con l’entrata in applicazione delle nuove norme sul Codice del consumo e i claim ambientali, scritte come “eco” o “amico dell’ambiente” senza prove diventano pratiche commerciali scorrette sanzionabili. Le due normative viaggiano su binari separati — una regola il materiale, l’altra il messaggio — ma insieme colpiscono i due lati dello stesso fenomeno.
C’è poi un aspetto in cui l’Italia parte avvantaggiata e che nella copertura europea passa inosservato. L’etichettatura ambientale degli imballaggi, con la codifica del materiale e l’indicazione di dove conferire ogni componente, è già obbligatoria da noi dal 1° gennaio 2023 in base al decreto legislativo 116 del 2020. L’armonizzazione europea prevista per il 2028 troverà quindi un mercato in cui produttori e consumatori hanno già preso l’abitudine di leggere quelle sigle sulla confezione, mentre in altri Paesi sarà una novità assoluta.
La seconda è più prosaica e riguarda il conto della spesa: il costo dei nuovi materiali conformi tende a scaricarsi sul prezzo finale, in una fase in cui i bilanci familiari sono già sotto pressione. Chi vuole compensare la differenza troverà più utile ragionare sui comportamenti d’acquisto che sull’etichetta, come abbiamo raccontato nella guida ai metodi che funzionano davvero per risparmiare al supermercato. Il testo integrale del regolamento, per chi vuole verificare le soglie, è consultabile sul portale EUR-Lex.
Domande frequenti
Devo buttare i contenitori che ho già in casa?
No. Il regolamento riguarda l’immissione sul mercato di nuovi imballaggi, non il possesso o l’uso di quelli acquistati in precedenza. Non c’è nessun obbligo di smaltimento a carico dei consumatori.
Come faccio a sapere se una confezione contiene PFAS?
Dall’imballaggio non si capisce, perché non è prevista un’indicazione specifica. In generale il rischio si concentra nei prodotti a contatto con alimenti grassi o caldi in carta e cartone trattati. Dopo l’esaurimento delle scorte precedenti la questione perderà rilevanza pratica sui prodotti venduti nell’Unione europea.
L’Italia deve approvare una legge per applicarlo?
No, ed è la caratteristica principale di questo intervento. Trattandosi di un regolamento e non di una direttiva, si applica direttamente in tutti gli Stati membri dalla stessa data, senza recepimento nazionale e senza possibilità di deroghe.
Riguarda anche i pacchi dell’e-commerce?
Sì, il perimetro comprende gli imballaggi da trasporto, non solo quelli alimentari. Le regole su riduzione dello spazio vuoto e riciclabilità che scattano nel 2030 avranno un impatto notevole proprio sulle spedizioni online, dove il rapporto tra volume della scatola e volume del prodotto è spesso sproporzionato.
I PFAS erano già vietati negli alimenti?
Esistono limiti sui residui in alcuni prodotti alimentari e un valore di riferimento dell’EFSA sull’esposizione settimanale tollerabile, ma il contenitore era rimasto fuori da una disciplina uniforme a livello europeo. Il regolamento colma proprio questo passaggio, agendo sul materiale a contatto invece che sul cibo.
Le confezioni diventeranno più piccole?
Con il tempo sì, ma non ora. L’obbligo di ridurre peso e volume al minimo necessario, con il divieto di doppi fondi e pareti finte, appartiene alla fase che parte nel 2030.
