Il bonus rifiuti è lo sconto del 25% sulla TARI riservato alle famiglie con ISEE basso, ed è il primo bonus sociale italiano che non si chiede: arriva da solo, applicato direttamente sull’avviso di pagamento. Il 2026 è l’anno del debutto e riguarda circa quattro milioni di nuclei. Il problema è che, essendo automatico, nessuno avvisa chi resta fuori per un errore nei dati.
Sconto del 25% sulla tassa rifiuti per i nuclei con ISEE sotto soglia, riconosciuto automaticamente a chi ha presentato la DSU all’INPS, senza domanda. Il Comune doveva applicarlo entro il 30 giugno 2026 per la maggior parte dei beneficiari, entro il 30 settembre per chi rientra nel flusso dati aggiuntivo. Vale sulla sola abitazione di residenza e si calcola al netto del tributo provinciale. A finanziarlo è una componente da 6 euro l’anno che pagano tutte le utenze.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Indice
- Come funziona lo sconto automatico
- Le soglie ISEE, e perché ne circolano due diverse
- Quanto vale in euro
- I tempi: perché a molti non è ancora arrivato
- Chi paga il bonus: la componente UR3
- Cosa fare se lo sconto non compare
- Domande frequenti
Come funziona lo sconto automatico
La misura nasce dalla delibera ARERA 355 del 2025, che ha definito le procedure operative dopo che la delibera 133 dello stesso anno aveva istituito il meccanismo. L’impianto ricalca quello già collaudato per luce, gas e acqua: chi presenta la dichiarazione sostitutiva unica all’INPS e ottiene un’attestazione ISEE sotto soglia entra in un flusso di dati che viaggia dall’INPS all’Autorità, poi ad ANCI e infine al soggetto che emette l’avviso TARI nel proprio Comune.
Il cittadino non deve compilare moduli, non deve presentarsi allo sportello e non deve allegare l’ISEE al Comune. Le uniche due condizioni sono avere una DSU valida con indicatore sotto soglia e avere un’utenza rifiuti di tipo domestico intestata a un componente del nucleo familiare. Se l’utenza è intestata a qualcun altro, per esempio al proprietario di casa in un affitto in cui la TARI la paga materialmente l’inquilino, il collegamento salta e lo sconto non parte.
Il bonus si applica una sola volta l’anno, sulla sola abitazione di residenza. Chi possiede una seconda casa continua a pagare per intero la TARI di quell’immobile: la riduzione segue la residenza anagrafica, non il numero di utenze.
Le soglie ISEE, e perché ne circolano due diverse
Cercando in rete si trovano due numeri, 9.530 e 9.796 euro, e diverse pagine li usano indifferentemente come se fossero la stessa cosa. Non lo sono, e la confusione ha una spiegazione precisa: la soglia dei bonus sociali viene aggiornata ogni anno, e il bonus rifiuti si calcola sull’anno di competenza della DSU, non sull’anno in cui lo sconto compare in bolletta.
Per lo sconto che si vede negli avvisi del 2026 conta l’attestazione ISEE ottenuta nel 2025, quando la soglia era 9.530 euro. Per lo sconto che arriverà nel 2027 conterà l’ISEE del 2026, con la soglia salita a 9.796 euro. In entrambi i casi il limite sale a 20.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico.
| Anno della DSU | Soglia ISEE ordinaria | Soglia con 4+ figli | Sconto applicato |
|---|---|---|---|
| 2025 | 9.530 € | 20.000 € | Sulla TARI del 2026 |
| 2026 | 9.796 € | 20.000 € | Sulla TARI del 2027 |
C’è un dettaglio di calendario che vale la pena conoscere: chi presenta la DSU dopo il 20 dicembre non rientra nel flusso di quell’anno, e il bonus slitta all’anno successivo. Per chi è vicino alla soglia e non ha ancora un ISEE aggiornato, muoversi in autunno è più sicuro che aspettare le feste. La procedura per ottenere l’attestazione è quella ordinaria che abbiamo descritto nella guida su come presentare la DSU.
Quanto vale in euro
Lo sconto è pari al 25% dell’importo dovuto per l’anno di competenza, calcolato al netto del TEFA, il tributo provinciale per l’ambiente che vale in genere il 5% della tassa e che nella maggior parte dei Comuni compare come voce separata sull’avviso. È una precisazione tecnica che cambia poco nel portafoglio ma spiega perché lo sconto effettivo risulta sempre leggermente inferiore a un quarto secco del totale stampato in fondo al bollettino.
Sui numeri veri: per un appartamento di 80 metri quadri con tre occupanti la TARI annua si colloca tipicamente tra 250 e 320 euro, con differenze anche del doppio tra un Comune e l’altro. Su questa base la riduzione vale grosso modo tra 60 e 80 euro l’anno. In un Comune caro, con una tassa da 450 euro per una famiglia di quattro persone, si arriva a superare i 100 euro.
| TARI annua al netto del TEFA | Sconto del 25% | Resta da pagare |
|---|---|---|
| 180 € | 45 € | 135 € |
| 280 € | 70 € | 210 € |
| 450 € | 112,50 € | 337,50 € |
Il bonus si somma alle riduzioni che il singolo Comune già prevede nel proprio regolamento, per esempio quelle per il compostaggio domestico o per le abitazioni tenute a disposizione. Su come si compone la tassa e perché varia tanto da un territorio all’altro abbiamo scritto una guida dedicata al calcolo della TARI.
I tempi: perché a molti non è ancora arrivato
Sul calendario della prima applicazione si è creato un equivoco diffuso. La regola generale è che il bonus vada riconosciuto entro il 30 giugno 2026, ma esiste una seconda finestra che scade il 30 settembre 2026 e riguarda una platea specifica: i nuclei le cui DSU del 2025 presentavano omissioni o difformità.
Quei dati l’INPS li ha trasmessi all’Autorità dopo febbraio 2026 e sono stati messi a disposizione dei Comuni solo con un flusso aggiuntivo. Chi rientra in questo secondo gruppo non ha visto nulla a giugno e non era un errore: lo sconto doveva arrivare più tardi, con la scadenza spostata a fine settembre. È la ragione per cui in queste settimane conviene ricontrollare l’avviso o l’area riservata del gestore prima di dare per scontato di essere stati esclusi.
Un altro elemento che pochi conoscono: se sull’utenza risultano importi non pagati degli anni precedenti, il gestore può compensare il bonus con la morosità pregressa, a condizione di averlo comunicato. In quel caso lo sconto esiste ma non si vede come riduzione dell’importo da pagare, perché è già stato usato per abbattere il debito.
Chi paga il bonus: la componente UR3
Il bonus rifiuti non è finanziato dalla fiscalità generale né dai bilanci comunali. ARERA ha istituito una componente perequativa dedicata, chiamata UR3, applicata dal 1° gennaio 2025 a tutte le utenze del servizio rifiuti, domestiche e non domestiche, in aggiunta a quanto dovuto per la TARI. Il valore iniziale è di 6 euro per utenza all’anno, aggiornabile dall’Autorità in base al fabbisogno effettivo.
Detto in modo diretto: la riduzione del 25% per i nuclei in difficoltà la pagano tutti gli altri contribuenti, sei euro alla volta, attraverso una voce che compare sull’avviso e che in molti scambiano per un aumento generico della tassa. È lo stesso schema dei bonus energia, dove gli oneri di sistema in bolletta finanziano le agevolazioni sociali, ed è utile saperlo per due motivi: spiega una voce altrimenti incomprensibile del proprio avviso e chiarisce che ai Comuni la misura non costa nulla, punto su cui ANCI aveva chiesto garanzie in fase di consultazione. Le regole complete sono pubblicate sul portale ARERA nella sezione dedicata al bonus sociale rifiuti.
Cosa fare se lo sconto non compare
Il primo controllo è sull’avviso di pagamento: la riduzione deve essere indicata in modo esplicito come bonus sociale rifiuti, non semplicemente sottratta dal totale. Se non c’è traccia, conviene procedere in ordine.
Verificare che l’attestazione ISEE dell’anno di riferimento fosse effettivamente sotto soglia e priva di omissioni o difformità è il passo che risolve la maggior parte dei casi: una DSU con anomalie non blocca l’ISEE ma lo fa uscire dal flusso ordinario. Il secondo controllo riguarda l’intestazione dell’utenza, che deve essere in capo a un componente del nucleo e riferita all’abitazione di residenza. Il terzo è il trasloco: chi ha cambiato casa deve aver comunicato la cessazione al vecchio gestore, altrimenti il bonus resta agganciato a un’utenza che non esiste più.
Se tutto risulta in regola, l’interlocutore è il gestore delle tariffe e del rapporto con gli utenti indicato sull’avviso, che ogni Comune ha dovuto designare. Non è l’INPS: l’istituto si limita a trasmettere i dati ISEE e non ha alcun ruolo nell’applicazione dello sconto. Chi ha ISEE basso farebbe bene a controllare in parallelo anche le agevolazioni su luce, gas e acqua, che seguono lo stesso meccanismo automatico e che abbiamo riepilogato nella guida ai bonus bollette; sugli aumenti attesi nei prossimi mesi il quadro è in bollette autunno 2026.
Domande frequenti
Devo presentare una domanda al Comune?
No, e questo è il punto centrale della misura. Basta avere una DSU valida con ISEE sotto soglia: il resto avviene tramite scambio di dati tra INPS, ARERA, ANCI e il gestore locale. Non esiste un modulo da compilare.
Vale anche per gli affittuari?
Sì, purché l’utenza TARI sia intestata a un componente del nucleo familiare e riferita all’abitazione di residenza. Se il contratto TARI è rimasto intestato al proprietario, il collegamento con l’ISEE non funziona e va sistemata l’intestazione presso il Comune.
Il bonus rifiuti si somma agli altri bonus sociali?
Sì. È indipendente dai bonus per elettricità, gas e acqua, che hanno un proprio canale, e si somma anche alle riduzioni previste dal regolamento comunale sulla TARI.
Ho ISEE basso ma vivo in una seconda casa: mi spetta?
No. La riduzione si applica esclusivamente all’utenza dell’abitazione di residenza. Le seconde case restano soggette alla tassa piena.
Se ho superato la soglia di poco posso fare qualcosa?
Vale la pena verificare se ricorrono le condizioni per l’ISEE corrente, che ricalcola l’indicatore sulla situazione reddituale attuale in caso di perdita del lavoro o riduzione significativa del reddito. In diversi casi fa scendere sotto soglia un nucleo che con l’ISEE ordinario resterebbe fuori.
Cosa succede se cambio gestore o Comune durante l’anno?
Il bonus segue l’utenza di residenza. In caso di trasferimento va comunicata la cessazione al vecchio gestore e l’attivazione al nuovo: senza queste comunicazioni la riduzione può perdersi o essere applicata sull’utenza sbagliata.

