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Accensione riscaldamenti 2026/2027: date e ore per ogni zona climatica

L’accensione dei riscaldamenti non dipende dal freddo che senti in casa, ma dal comune in cui vivi. L’Italia è divisa in sei zone climatiche e ognuna ha una data di avvio, una di spegnimento e un numero massimo di ore al giorno: a Milano si può accendere dal 15 ottobre per quattordici ore, a Palermo bisogna aspettare metà novembre e ci si ferma a dieci. Sforare non è una questione di galateo condominiale: le sanzioni vanno da 500 a 3.000 euro.

📌 Articolo in breve
Le regole sono fissate dal DPR 412/93 e confermate per la stagione 2026/2027. Sei zone climatiche dalla A alla F, con date e ore diverse: la zona E, che comprende gran parte del Nord, parte dal 15 ottobre; la zona F, dei comuni più freddi, non ha limiti. La temperatura massima negli ambienti domestici è di 20 °C con due gradi di tolleranza. I sindaci possono derogare in caso di ondate di freddo anomale, e nei condomini possono valere regole più restrittive decise dall’assemblea.

Indice

  1. Le sei zone climatiche: date e ore
  2. In quale zona è la tua città
  3. Quanti gradi si possono tenere in casa
  4. Deroghe dei sindaci e regole condominiali
  5. Cosa si rischia davvero
  6. Come spendere meno restando nelle regole
  7. Domande frequenti

Le sei zone climatiche: date e ore

La suddivisione risale al DPR 412 del 1993 e si basa sui gradi giorno, un indicatore che misura quanto e per quanto tempo la temperatura esterna di una località resta sotto una soglia di riferimento. Più gradi giorno accumula un comune, più a lungo e più a lungo nella giornata può scaldare. La logica è che a Bolzano serve più riscaldamento che a Catania, e la norma lo traduce in numeri invece di lasciarlo al buon senso.

Zona Periodo consentito Ore massime al giorno
A 1 dicembre – 15 marzo 6 ore
B 1 dicembre – 31 marzo 8 ore
C 15 novembre – 31 marzo 10 ore
D 1 novembre – 15 aprile 12 ore
E 15 ottobre – 15 aprile 14 ore
F Nessun limite di periodo Nessun limite

La zona E è quella che riguarda il maggior numero di italiani, perché comprende buona parte della pianura padana e delle aree collinari del Centro-Nord. È anche la ragione per cui a metà ottobre, ogni anno, la domanda di gas in Italia fa un salto visibile: milioni di impianti si accendono nello stesso periodo.

Un chiarimento sulle ore: il limite riguarda il funzionamento effettivo dell’impianto nell’arco della giornata, non una fascia oraria fissa imposta dall’alto. Le quattordici ore della zona E si possono distribuire come si preferisce, tipicamente spezzandole tra mattina e sera. Nei condomini con impianto centralizzato è l’amministratore a impostare i cicli, e lì la scelta è collettiva.

In quale zona è la tua città

La classificazione è comunale, non provinciale né regionale: due paesi confinanti possono stare in zone diverse se hanno altitudini molto differenti. Questa tabella copre i capoluoghi principali e serve a farsi un’idea rapida, ma per il proprio comune specifico il riferimento è la classificazione ufficiale allegata al DPR.

Zona Città principali Si accende dal
A e B Lampedusa, Porto Empedocle, Catania, Messina, Reggio Calabria, Trapani 1 dicembre
C Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, Salerno, Taranto, Imperia 15 novembre
D Roma, Firenze, Genova, Ancona, Pescara, Foggia, Livorno 1 novembre
E Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Padova, Perugia, Aosta 15 ottobre
F Cuneo, Belluno, Trento, Bolzano e i comuni di alta montagna Nessun vincolo

Il caso di Bolzano e Trento merita una nota, perché genera confusione: essere in zona F non significa avere il riscaldamento acceso da settembre ad agosto, ma semplicemente che la norma nazionale non impone limiti di calendario. Restano in vigore i limiti di temperatura e, soprattutto, resta il costo: nessuno tiene i termosifoni accesi per il gusto di poterlo fare.

Quanti gradi si possono tenere in casa

Il limite per gli edifici residenziali è di 20 °C, con una tolleranza di 2 gradi che porta il massimo consentito a 22 °C. Per gli edifici industriali e artigianali il limite scende a 18 °C, sempre con due gradi di tolleranza.

Vale la pena ricordare perché questo limite ha un senso economico prima ancora che normativo. Ogni grado in più sul termostato aumenta il consumo di energia termica di una percentuale che si colloca comunemente tra il 6% e il 7%. Passare da 22 a 20 gradi, su una spesa stagionale per il riscaldamento di 1.200 euro, significa risparmiarne intorno ai 150. È probabilmente l’intervento con il miglior rapporto tra sforzo richiesto e risultato ottenuto di tutta la casa: si tratta di girare una manopola.

I controlli sulla temperatura interna sono rari nelle abitazioni private, per ovvie ragioni di inviolabilità del domicilio, e riguardano soprattutto edifici pubblici, uffici e condomini con impianto centralizzato. Ma il limite resta formalmente in vigore per tutti.

Deroghe dei sindaci e regole condominiali

Le date della tabella non sono immutabili. I sindaci possono disporre deroghe con propria ordinanza in caso di condizioni meteorologiche eccezionali, tipicamente un’ondata di freddo anticipata rispetto alla data di avvio prevista. Succede quasi ogni anno in qualche comune del Centro-Sud, dove un ottobre insolitamente rigido rende la data del 15 novembre poco sostenibile.

La deroga funziona in genere concedendo un numero ridotto di ore giornaliere prima della data ordinaria, non l’accensione piena. Le ordinanze vengono pubblicate sull’albo pretorio del comune e riprese dalla stampa locale: se avverti che tutto il palazzo ha acceso e tu pensavi mancasse un mese, quasi sempre la spiegazione è un’ordinanza.

Nei condomini con riscaldamento centralizzato c’è un ulteriore livello di regole. L’assemblea può decidere orari più restrittivi rispetto al massimo consentito dalla norma, tipicamente per contenere la spesa comune, e quella decisione è vincolante per tutti i condomini. Non può invece decidere orari più ampi del limite di legge: la delibera sarebbe illegittima.

Cosa si rischia davvero

Le sanzioni amministrative per il mancato rispetto dei limiti vanno da 500 a 3.000 euro. Sono importi che colpiscono nella pratica soprattutto gli amministratori di condominio e i responsabili di impianti centralizzati, che sono i soggetti formalmente tenuti al rispetto dei parametri e più facilmente verificabili.

Per l’impianto autonomo di un singolo appartamento il rischio concreto di una sanzione è basso, ma non è il motivo principale per rispettare le regole. Il vero costo di accendere prima e più a lungo lo si vede in bolletta, in una stagione in cui — come abbiamo visto analizzando i rincari attesi su luce e gas per l’autunno 2026 — il gas viaggia su valori raddoppiati rispetto all’anno precedente.

Come spendere meno restando nelle regole

Al di là del termostato, che resta la leva più efficace, ci sono tre interventi che incidono in modo misurabile senza richiedere lavori.

Il primo è lo sfiato dei termosifoni prima dell’avvio della stagione. L’aria accumulata nei radiatori impedisce all’acqua calda di riempirli completamente: un termosifone tiepido nella parte alta e caldo in basso è il sintomo classico, e significa che stai pagando per scaldare un elemento che rende a metà. È un’operazione di cinque minuti con una chiavetta da pochi euro.

Il secondo è schermare le dispersioni più banali: le tapparelle abbassate al calare del sole trattengono una quota non trascurabile del calore, e i pannelli riflettenti dietro i radiatori addossati a pareti esterne evitano che una parte del calore finisca a scaldare il muro verso l’esterno. Sono interventi da poche decine di euro.

Il terzo riguarda la programmazione oraria. Spegnere completamente e riaccendere da freddo costa più che mantenere una temperatura ridotta durante le ore di assenza, perché portare l’ambiente da 14 a 20 gradi richiede più energia di quanta ne serva a tenerlo su 17. Un cronotermostato che abbassa invece di spegnere è quasi sempre la configurazione più efficiente. Chi sta valutando un impianto diverso può leggere il confronto tra pompa di calore e condizionatore tradizionale, che a parità di comfort hanno costi di esercizio molto diversi.

Per chi ha un contratto elettrico con fasce orarie e usa apparecchi elettrici per integrare il riscaldamento, vale infine la pena rileggere come funzionano le fasce F1, F2 e F3: spostare i consumi fuori dalle ore di punta è gratis e incide da subito. Il testo integrale delle regole è consultabile su Normattiva, il portale ufficiale della normativa italiana.

Domande frequenti

Posso accendere prima se in casa ho un neonato o una persona malata?

La norma nazionale non prevede eccezioni personali automatiche. In queste situazioni la strada è la richiesta di deroga al comune, che può disporla con ordinanza, oppure — nei condomini centralizzati — la richiesta all’amministratore di anticipare l’avvio nei limiti consentiti. Nella pratica, quando le temperature esterne lo giustificano, le ordinanze arrivano.

Le regole valgono anche per stufe elettriche e climatizzatori in pompa di calore?

I limiti di periodo e di orario del DPR riguardano gli impianti di riscaldamento dell’edificio. Un apparecchio mobile usato per scaldare una singola stanza non rientra nella stessa disciplina, ma resta soggetto al limite di temperatura degli ambienti. È comunque la soluzione più cara per scaldare: l’energia elettrica costa molto di più del gas a parità di calore prodotto.

Chi paga la sanzione in un condominio, l’amministratore o i condomini?

La responsabilità formale del rispetto dei parametri è del terzo responsabile dell’impianto, che nella maggior parte dei casi è l’amministratore o la ditta di manutenzione a cui è affidata la gestione. Le conseguenze economiche possono poi ricadere sul condominio a seconda del contratto in essere.

Se la mia zona parte il 15 ottobre, devo accendere per forza?

No, la data indica il primo giorno in cui è consentito, non un obbligo. In un ottobre mite ha senso rimandare: ogni settimana di impianto spento in una stagione da sei mesi vale circa il 4% della spesa stagionale per il riscaldamento.

Come faccio a sapere con certezza la zona climatica del mio comune?

La classificazione completa comune per comune è contenuta nell’allegato A del DPR 412/93 e successivi aggiornamenti. Molti comuni la riportano nella sezione ambiente o edilizia del proprio sito. In caso di dubbio tra due zone, l’ufficio tecnico comunale è la fonte da interpellare: la differenza può valere due settimane di riscaldamento.

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