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Pensione di reversibilità 2026: a chi spetta, importi e come fare domanda

Pensione di reversibilità 2026: è una delle prestazioni INPS più diffuse eppure più fraintese. Quando un pensionato o un lavoratore assicurato muore, il coniuge superstite (e in certi casi i figli) ha diritto a ricevere una quota della pensione del defunto. Ma chi ne ha davvero diritto, quanto spetta e come funziona il calcolo sono domande a cui molti non sanno rispondere.

📌 Articolo in breve
La pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite (anche separato, se riceveva assegni alimentari), ai figli minorenni o disabili e, in mancanza di questi, ai genitori o fratelli a carico. L’importo è una percentuale della pensione del defunto: 60% al coniuge, 20% a ogni figlio orfano di uno dei genitori, 40% a ogni figlio orfano di entrambi. L’importo si riduce se il superstite ha altri redditi propri.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza previdenziale. Per situazioni specifiche rivolgiti a un patronato o a un consulente INPS.

Indice

  1. Chi ha diritto alla reversibilità
  2. Importi e percentuali 2026
  3. La riduzione per reddito: come funziona
  4. Coniuge divorziato: ha diritto alla reversibilità?
  5. Unioni civili e convivenze di fatto
  6. Se il defunto non era ancora in pensione
  7. Come fare domanda
  8. Domande frequenti

Chi ha diritto alla reversibilità

La pensione di reversibilità spetta, in ordine di priorità, alle seguenti categorie di superstiti: il coniuge superstite, i figli (minorenni, studenti fino a 26 anni se a carico, o inabili al lavoro indipendentemente dall’età), i genitori del defunto se a carico e ultrasessantenni o inabili, i fratelli e sorelle del defunto se celibi o nubili, a carico e inabili al lavoro.

La presenza di una categoria esclude la successiva: se il defunto lascia un coniuge e due figli, tutti e tre hanno diritto a una quota. Se lascia solo i genitori ma nessun coniuge né figli, spetta ai genitori. La legge garantisce che il reddito del defunto non vada completamente perduto per chi dipendeva da lui economicamente.

Un aspetto importante spesso trascurato: il coniuge separato ha diritto alla reversibilità se al momento del decesso percepiva un assegno alimentare dal defunto, stabilito dal tribunale. Non importa se la separazione era consensuale o giudiziale: basta che esistesse un assegno di mantenimento. Chi è separato ma non riceveva alcun assegno alimentare non ha invece diritto alla reversibilità.

Importi e percentuali 2026

La pensione di reversibilità è calcolata come percentuale della pensione che percepiva (o avrebbe percepito) il defunto. Le percentuali di legge sono: 60% al coniuge solo, 70% al coniuge con un figlio, 80% al coniuge con due o più figli, 20% a ogni figlio orfano di uno dei genitori (fino a concorrenza del 100%), 40% a ogni figlio orfano di entrambi i genitori.

Se la somma delle quote supera il 100% della pensione originaria, le singole quote vengono ridotte proporzionalmente fino a ricondurre il totale al 100%. Questo accade, per esempio, quando ci sono molti figli o quando si sommano coniuge e più figli.

Nel 2026, l’importo minimo della reversibilità non può scendere sotto la pensione minima INPS, che si aggira intorno a €600 mensili. Se la pensione del defunto era molto bassa, il superstite riceve comunque un importo garantito per legge — integrato fino al trattamento minimo, a condizione che il proprio reddito non superi certi limiti.

La riduzione per reddito: come funziona

Uno degli aspetti più controversi della pensione di reversibilità è la riduzione in base al reddito del superstite. Se il coniuge superstite ha un reddito personale (esclusa la reversibilità stessa) che supera certi limiti, la quota di reversibilità viene ridotta.

Le soglie di riduzione per il 2026 sono: nessuna riduzione se il reddito annuo personale è inferiore a tre volte il trattamento minimo INPS (circa €21.000); riduzione del 25% se il reddito è compreso tra 3 e 4 volte il minimo (€21.000-€28.000); riduzione del 40% tra 4 e 5 volte il minimo (€28.000-€35.000); riduzione del 50% oltre 5 volte il minimo (oltre €35.000).

La riduzione si applica solo alla quota del coniuge, non a quella dei figli. E si calcolano solo i redditi del superstite — non quelli dei figli o di altri conviventi. Molti pensionati che ricevono già una propria pensione trovano che la reversibilità viene tagliata in modo significativo proprio per questo meccanismo.

Coniuge divorziato: ha diritto alla reversibilità?

L’ex coniuge divorziato ha diritto a una quota della pensione di reversibilità a condizione che: al momento del decesso percepisse un assegno divorzile, non si sia risposato, e risulti titolare di assegno divorzile stabilito dal tribunale (non un accordo stragiudiziale).

Se convivono l’ex coniuge divorziato e il coniuge superstite (o altri aventi diritto), la quota si divide tra tutti. Il tribunale di riferimento stabilisce come suddividere la reversibilità tenendo conto della durata del matrimonio, dell’entità dell’assegno divorzile e delle condizioni economiche di ciascun avente diritto. È una delle situazioni in cui vale la pena consultare un legale oltre al patronato.

Unioni civili e convivenze di fatto

Dal 2016 (Legge Cirinnà), le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono equiparate al matrimonio ai fini previdenziali. Il partner superstite di un’unione civile ha quindi gli stessi diritti del coniuge superstite in termini di reversibilità, con le stesse percentuali e gli stessi limiti di reddito.

Diversa la situazione per le convivenze di fatto (coppie non sposate e non unite civilmente): i conviventi di fatto non hanno diritto alla pensione di reversibilità INPS. Non importa da quanti anni si convive o quanti figli si hanno insieme: senza matrimonio o unione civile, il diritto alla reversibilità non esiste. I figli nati fuori dal matrimonio hanno però sempre diritto alla quota loro spettante come orfani.

Se il defunto non era ancora in pensione

La pensione di reversibilità riguarda chi percepiva già una pensione al momento della morte. Se il defunto era ancora un lavoratore attivo (o disoccupato), i superstiti hanno diritto non alla reversibilità ma alla pensione indiretta — che funziona con le stesse percentuali ma si calcola sulla pensione che il defunto avrebbe maturato al momento del decesso, considerando i contributi versati fino a quel momento.

Per avere diritto alla pensione indiretta, il defunto deve aver versato almeno 15 anni di contributi (o 5 anni di contributi, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente il decesso). Se i contributi sono insufficienti, i superstiti non hanno diritto a nessuna prestazione pensionistica INPS — una ragione in più per non interrompere mai il versamento dei contributi previdenziali anche nei periodi di carriera discontinua. Per una panoramica più ampia sulle prestazioni previdenziali, leggi anche il nostro articolo sulla pensione di invalidità e sulle pensioni anticipate 2026.

Come fare domanda

La domanda di pensione di reversibilità va presentata all’INPS entro un anno dal decesso, pena la perdita degli arretrati per i mesi precedenti la domanda. Si presenta telematicamente tramite il portale MyINPS, tramite un patronato (INCA, ACLI, INAS) o tramite il Contact Center INPS (numero verde 803 164).

I documenti necessari sono: certificato di morte, stato di famiglia aggiornato, codice fiscale del defunto e del richiedente, estremi della pensione del defunto (se era già pensionato), documentazione sul reddito del superstite (per il calcolo dell’eventuale riduzione). I patronati assistono gratuitamente e conoscono tutti i dettagli tecnici per presentare la domanda in modo corretto.

Domande frequenti

La pensione di reversibilità è tassata?

Sì, è soggetta a tassazione IRPEF come reddito da pensione. Confluisce nel reddito complessivo dell’anno e viene dichiarata nel 730 o nel modello Redditi. L’INPS effettua direttamente la ritenuta alla fonte tramite il sostituto d’imposta.

Posso perdere il diritto alla reversibilità se mi risposo?

Sì. Il coniuge superstite che contrae un nuovo matrimonio perde il diritto alla pensione di reversibilità. Riceve però un’indennità una tantum pari a due annualità della reversibilità stessa, come liquidazione del diritto. Questa norma vale anche per le nuove unioni civili.

Quanto tempo ci vuole per ricevere la reversibilità dopo la domanda?

In media 60-90 giorni dalla presentazione della domanda completa. Una volta liquidata, l’INPS paga anche gli arretrati dal mese successivo al decesso (se la domanda è presentata entro l’anno). La prima erogazione può richiedere più tempo, ma i ratei arretrati vengono corrisposti tutti insieme.

La reversibilità si cumula con la mia pensione personale?

Sì, si cumula — ma la quota può essere ridotta se il proprio reddito (inclusa la pensione personale) supera i limiti descritti. Chi percepisce già una pensione personale alta potrebbe ricevere la reversibilità ridotta del 25%, 40% o 50% a seconda del proprio livello di reddito.

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