Il voucher cloud e cybersecurity apre all’invio delle domande alle 12 del 10 novembre 2026: è un contributo a fondo perduto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), gestito con Invitalia, che copre il 50% della spesa per sicurezza informatica e servizi cloud, fino a 20.000 euro, per piccole e medie imprese (PMI) e lavoratori autonomi con partita IVA di tutta Italia. Le pratiche si esaminano in ordine di arrivo, finché ci sono fondi.
Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto il decreto direttoriale MIMIT del 4 agosto 2026 (articoli 2-7) e la scheda della misura sul sito di Invitalia.
Lo Stato rimborsa metà del costo di firewall, antivirus, backup in cloud e programmi gestionali in abbonamento, con un tetto di 20.000 euro a testa. Possono chiederlo PMI e professionisti che hanno una connessione internet da almeno 30 Mbps in download. Le domande si inviano dalle 12 del 10 novembre 2026 alle 12 del 20 gennaio 2027, ma lo sportello chiude prima se finiscono i 150 milioni stanziati. Si compra solo dopo la domanda e solo da fornitori dell’elenco ministeriale.
Cosa copre il voucher
Il decreto direttoriale del 4 agosto 2026 ammette apparecchi per la sicurezza della rete (firewall, router, sistemi anti-intrusione), programmi di sicurezza (antivirus, cifratura dei dati, controllo delle vulnerabilità), servizi cloud come server virtuali, backup e VPN, e i programmi usati via internet in abbonamento: contabilità, gestione del personale, gestionali anche con intelligenza artificiale, e-commerce, gestione clienti, centralino virtuale.
Configurazione e assistenza sono ammesse fino al 30% del piano; la formazione è esclusa. Il voucher non paga il semplice rinnovo: niente prodotti uguali a quelli già in uso, aggiornamenti di versione senza miglioramenti concreti o licenze in più dello stesso programma.
Quanto vale: gli esempi con i numeri
Il piano di spesa deve valere almeno 4.000 euro. Il contributo è sempre la metà della spesa ammessa, ma non supera mai i 20.000 euro: oltre i 40.000 euro di spesa il rimborso resta fermo. Calcoli nostri sulle regole del decreto:
| Spesa ammessa | Contributo | Nota |
|---|---|---|
| 4.000 € | 2.000 € | Spesa minima |
| 8.000 € | 4.000 € | 50% pieno |
| 40.000 € | 20.000 € | Si tocca il tetto |
| 50.000 € | 20.000 € | Non 25.000 |
Uno studio che spende 8.000 euro tra firewall, antivirus e backup in cloud riceve 4.000 euro. Con un piano da 50.000 euro ci si ferma a 20.000: il 50% sarebbe 25.000, ma scatta il tetto.
Gli abbonamenti hanno una regola in più. Devono durare almeno 24 mesi e il voucher conta solo i canoni dei primi 24. Un gestionale da 300 euro al mese firmato per 36 mesi costa in tutto 10.800 euro, ma la spesa ammessa è 24 × 300 = 7.200 euro, quindi il contributo è 3.600 euro.
Chi può chiederlo e cosa serve
Possono partecipare tutte le PMI, qualunque sia la forma giuridica, e tutti i lavoratori autonomi, con o senza albo professionale. Il requisito tecnico è uno: al momento della domanda bisogna avere un contratto internet con almeno 30 Mbps in download.
Per la domanda la scheda di Invitalia chiede tre cose: un’identità digitale (SPID, carta nazionale dei servizi o carta d’identità elettronica), la firma digitale e un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Si allegano i preventivi dei fornitori e si può presentare una sola domanda. Il contributo rientra nel regime “de minimis”, il tetto europeo agli aiuti pubblici che una stessa impresa può ricevere in tre anni.
L’articolo 5 del decreto contiene un requisito che le schede riassuntive non citano: nella domanda si dichiara di aver stipulato l’assicurazione contro le catastrofi naturali (alluvioni, terremoti, frane) prevista per le imprese dalla legge di bilancio 2024, all’articolo 1, comma 101, della legge 213/2023. Il controllo si ripete prima del pagamento, insieme alla regolarità dei contributi (DURC). Chi non ha la polizza conviene che la sistemi prima di inviare.
Tempi e cosa succede ora
Al 4 novembre lo sportello è aperto solo per compilare: dal 20 ottobre si inseriscono i dati, si firma il modulo e si ottiene un “codice di predisposizione”. L’invio, con quel codice, si fa dalle 12 del 10 novembre 2026 alle 12 del 20 gennaio 2027. Le domande vengono esaminate in ordine cronologico entro 60 giorni; se i fondi finiscono lo sportello chiude in anticipo e le domande senza copertura restano sospese, poi decadono. Dei 150 milioni, 71.065.813,34 euro sono riservati ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Dopo il via libera, gli acquisti diretti vanno fatti e pagati entro 12 mesi; gli abbonamenti vanno firmati entro 30 giorni. Il contributo si chiede a rimborso, in una o due rate, non prima di tre mesi dalla concessione. Per i macchinari c’è invece la Nuova Sabatini.
Domande frequenti
Posso usare il voucher per spese già fatte?
No. Il decreto ammette solo spese sostenute e abbonamenti firmati dopo l’invio della domanda. Anche le fatture di acconto devono essere successive.
Posso comprare da qualunque negozio o fornitore?
No. Prodotti e fornitori devono comparire nell’elenco pubblicato dal Ministero, e i codici dei prodotti vanno riportati nei preventivi e nelle fatture.
È un click day?
No, è uno sportello aperto per oltre due mesi con esame in ordine di arrivo. Però conta l’ordine: se i fondi si esauriscono, chi ha inviato tardi resta fuori. Per l’antivirus di casa, senza partita IVA, restano le soluzioni gratuite.

