Il calcolatore acconto IRPEF 2026 ti dice in pochi secondi quanto devi versare e quale metodo ti conviene scegliere: storico o previsionale. Inserisci l’IRPEF pagata nel 2025 e quella che stimi di pagare nel 2026, e il calcolatore confronta i due importi, ti indica il metodo più conveniente e divide l’acconto nelle rate con le relative scadenze. Sotto i 52 euro l’acconto non è dovuto, fino a 257,51 euro si paga tutto a novembre in un’unica rata, da 257,52 euro in su si divide in due rate.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
L’acconto IRPEF 2026 si calcola o sull’IRPEF pagata nel 2025 (metodo storico, 100%) o sull’IRPEF stimata per il 2026 (metodo previsionale, 100%). Non è dovuto sotto i 52 euro (la norma dice 51,65, arrotondati all’unità di euro in dichiarazione). Da 52 a 257,51 euro si paga in un’unica rata entro il 30 novembre 2026; da 257,52 euro in su in due rate: il 40% entro il 30 giugno 2026 (o il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40%) e il 60% entro il 30 novembre 2026. Per i soggetti ISA la ripartizione è 50 e 50 e quest’anno la prima rata scadeva il 20 luglio 2026 (il 20 agosto con la maggiorazione dello 0,80%).
Indice
- Calcolatore acconto IRPEF 2026
- Metodo storico: come funziona
- Metodo previsionale: quando conviene
- Scadenze e rate 2026
- Chi non è obbligato a versare l’acconto
- Come si paga: codici tributo F24
- Domande frequenti
Calcolatore acconto IRPEF 2026
🧮 Calcola il tuo acconto IRPEF
Metodo storico: come funziona
Il metodo storico è quello più semplice e usato dalla maggioranza dei contribuenti. Si prende la differenza IRPEF risultante dalla dichiarazione presentata nel 2026 sui redditi 2025 — nel modello Redditi PF è il rigo RN34 “Differenza”, cioè l’imposta netta al netto di crediti, ritenute e altre voci — e si versa il 100% di quell’importo come acconto per il 2026. Chi fa il 730 trova gli acconti già calcolati nel prospetto di liquidazione 730-3. Non serve fare alcuna stima sul reddito futuro: il numero è già lì, scritto nero su bianco nella dichiarazione che hai già presentato.
Il vantaggio principale è la certezza. Con il metodo storico sai esattamente quanto pagare prima ancora di aprire il calcolatore, e chi versa il 100% del dato storico è in regola anche se poi il 2026 va meglio del 2025: non rischi sanzioni sull’acconto. Lo svantaggio è che se nel 2026 il tuo reddito è significativamente inferiore al 2025 — perché hai lavorato meno, hai avuto spese straordinarie deducibili, o hai cambiato regime fiscale — stai pagando in anticipo più di quello che dovresti.
Metodo previsionale: quando conviene
Il metodo previsionale ti permette di versare il 100% dell’IRPEF che stimi di dover pagare per il 2026, anziché quella del 2025. Se pensi che il tuo reddito imponibile sarà più basso quest’anno — perché hai meno clienti, hai avuto una malattia, hai fatto una donazione deducibile consistente, o per qualsiasi altra ragione il tuo 2026 fiscale sarà meno “pesante” del 2025 — il metodo previsionale ti permette di versare di meno subito.
Il rischio è tutto dalla parte del contribuente: se sbagli la stima e l’imposta 2026 risulta più alta di quanto hai versato, l’acconto è stato insufficiente. Sulla parte non versata si applica la sanzione per insufficiente versamento, che per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 è del 25% (decreto legislativo 87 del 2024), più gli interessi al tasso legale. La buona fede non la esclude. La sanzione si riduce molto con il ravvedimento operoso, cioè pagando spontaneamente il dovuto prima di un controllo: per esempio entro 30 giorni dalla scadenza si versa l’1,25%. Per questo il metodo previsionale va usato solo quando il calo dell’imposta è concreto e documentabile, come un affitto finito o spese detraibili già sostenute, e non su una semplice speranza di guadagnare meno.
Scadenze e rate 2026
Le regole stanno nelle istruzioni del modello Redditi Persone fisiche 2026 (righi RN61 e RN62) e valgono anche per il 730. L’acconto non è dovuto se la differenza è inferiore a 52 euro: la norma parla di 51,65 euro, ma in dichiarazione gli importi si scrivono in unità di euro. Le rate sono due, salvo che la prima non superi 103 euro: in quel caso si paga tutto insieme. In pratica:
- sotto 52 euro: nessun acconto;
- da 52 a 257,51 euro: rata unica entro il 30 novembre 2026 (257,52 euro è la cifra il cui 40% supera 103 euro);
- da 257,52 euro in su: due rate, il 40% entro il 30 giugno 2026 — la stessa data del saldo IRPEF 2025 — e il 60% entro il 30 novembre 2026.
Chi non paga entro giugno può versare saldo e prima rata entro il 30 luglio 2026, cioè il trentesimo giorno successivo, con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (articolo 17 del d.P.R. 435 del 2001). Per i soggetti ISA, cioè molte partite IVA, la ripartizione è diversa: 50% alla scadenza della prima rata e 50% alla seconda. Anche la data della prima rata, quest’anno, era diversa: l’articolo 6 del decreto-legge 89 del 2026 ha spostato saldo e primo acconto al 20 luglio 2026 senza maggiorazione, oppure al 20 agosto con una maggiorazione dello 0,80%, il doppio di quella ordinaria. Il rinvio valeva per i soggetti ISA e per chi ne è escluso, compresi i forfettari, e per i soci delle società e associazioni trasparenti. Il decreto è stato poi abrogato dalla legge 113 del 2026, che ne ha fatto salvi gli effetti. Per tutti la seconda rata resta al 30 novembre.
La seconda rata, pari al 60% dell’acconto, scade il 30 novembre 2026, che quest’anno cade di lunedì: nessuno slittamento. È la rata più pesante in termini assoluti ed è quella su cui conviene pianificare per tempo, soprattutto se sei un lavoratore autonomo con entrate non costanti. Chi a novembre si accorge che l’imposta 2026 sarà più bassa può versare meno con il metodo previsionale, con i rischi visti sopra.
Per tenere traccia di tutte le scadenze fiscali del 2026, leggi il nostro calendario completo delle scadenze fiscali 2026.
Chi non è obbligato a versare l’acconto
Non tutti devono pagare l’acconto IRPEF. L’obbligo non scatta se la differenza della dichiarazione presentata nel 2026 è inferiore a 52 euro (51,65 euro arrotondati): in pratica sono esclusi solo i redditi minimi e chi, come molti dipendenti e pensionati con un solo sostituto, ha già coperto tutta l’IRPEF con le ritenute. Chi prevede che la propria IRPEF 2026 sarà zero o molto più bassa, per esempio perché ha chiuso l’attività o sono venuti meno altri redditi, non è esonerato in automatico: può usare il metodo previsionale e versare meno o nulla, sotto la propria responsabilità.
Dipendenti e pensionati che hanno fatto il 730 con il sostituto d’imposta non devono versare nulla con F24: l’acconto risultante dal 730-3 viene trattenuto dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico, la prima rata da luglio (per i pensionati da agosto o settembre) e la seconda o unica rata a novembre. Se però prevedono di dovere meno IRPEF per il 2026, possono chiedere per iscritto al sostituto di ridurre o annullare la seconda rata entro il 10 ottobre, come scrivono le istruzioni del 730/2026. Per i pensionati il sostituto è l’INPS, che nel messaggio n. 2035 del 18 giugno 2026 indica il servizio online «Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino». Quest’anno il 10 ottobre cade di sabato e la paga di novembre si chiude prima: conviene muoversi nei primi giorni del mese. Regole, esempi e rischi sono nella nostra guida su come ridurre o annullare il secondo acconto IRPEF 2026. Il calcolatore è pensato soprattutto per i lavoratori autonomi, i titolari di partita IVA e chi versa da sé con il modello F24.
Come si paga: codici tributo F24
Il versamento avviene tramite modello F24, che puoi compilare e pagare online dal sito dell’Agenzia delle Entrate, tramite home banking o presso qualsiasi sportello bancario e postale. I codici tributo da inserire sono due: 4033 per la prima rata dell’acconto IRPEF persone fisiche e 4034 per la seconda rata. L’anno d’imposta da indicare è 2026 in entrambi i casi — non 2025, anche se stai usando il metodo storico basato sui dati del 2025.
Se hai crediti fiscali — rimborso IRPEF 2025, bonus edilizi, crediti per imposte estere — puoi compensarli direttamente nel modello F24, riducendo l’importo da versare in contanti. Per capire se hai diritto a un rimborso IRPEF e come controllarne lo stato, leggi la nostra guida al rimborso IRPEF 2026. Per il calcolo dell’IRPEF netta su cui si basa l’acconto, il nostro simulatore IRPEF ti dà il numero preciso partendo dal reddito lordo.
Domande frequenti
Posso cambiare metodo da un anno all’altro?
Sì, puoi scegliere liberamente il metodo storico o previsionale ogni anno, indipendentemente da quello usato l’anno prima. Non devi comunicare nulla all’Agenzia delle Entrate — basta versare l’importo calcolato con il metodo che hai scelto.
Cosa succede se pago meno del dovuto con il metodo previsionale?
Se con la dichiarazione del 2027 risulta che l’acconto versato era inferiore a quello dovuto, la differenza si paga con il saldo e sulla parte di acconto non versata si applica la sanzione per insufficiente versamento: il 25% per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, più gli interessi al tasso legale. Non c’è una soglia di tolleranza. Con il ravvedimento operoso, cioè pagando spontaneamente prima di un controllo, la sanzione scende a una frazione: per esempio l’1,25% entro 30 giorni dalla scadenza.
I dipendenti devono fare qualcosa per l’acconto IRPEF?
Non devono versare nulla con F24: se hanno fatto il 730 con il sostituto d’imposta, l’acconto viene trattenuto in busta paga, la prima rata da luglio e la seconda o unica a novembre. Chi prevede un’IRPEF 2026 più bassa può chiedere per iscritto al datore di lavoro, o all’INPS per i pensionati, di ridurre o annullare la rata di novembre entro il 10 ottobre: lo spieghiamo nella guida al secondo acconto IRPEF 2026.
Posso pagare tutto in un’unica soluzione a novembre?
Sì, se l’acconto è di almeno 52 euro ma inferiore a 257,52 euro: in quel caso si paga tutto in un’unica rata entro il 30 novembre 2026. Sotto i 52 euro l’acconto non è dovuto. Da 257,52 euro in su si divide in due rate: 40% entro il 30 giugno (o il 30 luglio con lo 0,40% in più) e 60% entro il 30 novembre, oppure 50 e 50 per i soggetti ISA, che quest’anno avevano la prima rata al 20 luglio (o al 20 agosto con lo 0,80%).

